É^iMMihk^U^;m^/iJ'[ -é^ HARVARD UNIVERSITY li V: m/ LIBRARY OF THE Museum of Comparative Zoology ANlimi mU VERTEBRE © WM M&WM 1% «n^ k/^r^ v«^w«. I. ©aa^aii^aii'sàSìa e m^j^^'^^mm /kEM/AU DiWii^TEi^MQ ©ILLII Sl^lOa t[Tll^(]@^( OSSERVATI VIVI NEGLI AMI 1822-1830 da S, 3)]SX!£)S (SSEIikllSa b" ^ TOMO PRIMO STABILIMEMO TIPOGRAFICO DI C. BATEllI E COMP. larjo S. Giovanoi Maggiore H 30. Adde mans prospsaum omnem, ei lelliiris amoenum Et momes sacros, et utroque ab litote colles. Atque theatrali fabncata palatia circo Pausiljpi piopier litus. clivosque sequentes. Adds uibsm laelam popalis, cpibasque patentem, Et darò augustatn sceptro. ingeouisque vigemem Anibus, et studio floreatem nobilis oti, Cut Regma suo fecit d; nomine nomen Paithenope, miiesque dedit blandissima ntus An vmdes memorem scopulos, piscosaque saia, Et tot muscosa eicisa m rup'b'js antra? GllNNEITASU EalilJt. I S6. [PM!?liail(Dil3 5oN ragione Plinio affermò , che la Natura mostra- Ivasi assai straordinaria nelle picciole ed abbiette Isue produzioni ; e che non vedovasi mai tanto po- tente ed attiva, quanto ne' di lei menomi elementi. Co- sicché egli sostenne non doversi dalle masse giudicare e della sovra-umana potenza del Creatore, e della impor- tanza loro nelle scientifiche discipline. Conviensi di fatto, che la contemplazione delle cose naturali principalmente patrie in ogni istante presenti all' uomo di lettere mara- vigliosi spettacoli da suscitargli per esse passione vivis- sima. Dal fervido amore di quelle sospinti corrono gli scienziati fino alla estremità del globo terraqueo, dimen- ticando parenti ed amici più cari, intrepidamente affron- tando la morte in mezzo a' mari, nelle viscere della ter- ra, tra inaccessibili dirupi, sulle infocate vette de' vulcani. E vaga , non che istruttiva la considerazione della lunga catena degli esseri animati , se dalla impercettibile VI molecola progressivamente vogliasi salire fino al Capo- d'-opera della Creazione. Simiglianti ricerche da taluni credute d'inutile curiosità , in progresso di tempo si rin- verranno feconde d' importanti conseguenze notoniico-fi- siologiche : attesoché nulla v' ha in Natura perfettamente isolato ; non evvi notizia senza uso , né fatto scevro di applicazioni e rapporti. Le cose e le conoscenze, scris- sero Serao e Aliherl, con altre anche eterogenee hanno talora occulte aflìnìtà , sviluppate poi dalla industria o dal caso. Eppure infiniti ostacoli , che tedioso sarehhe di espor- re , hanno sempre arrestato i lodevoli passi degli zoo- logi consacrati allo studio degli animali invcrtehrati ma- rini; imperocché esseri siflatti forniti di vivi e hrillanti colori , ed ammirevoli di forme , sol per pochi minuti fuori il proprio elemento mostransi nella massima espan- sione vitale; anzi un istante dopo corrugansi in manie- ra , che se ne rende quasi impossihile la ricognizione. Quali inconvenienti vieppiù crescono su individui con- servali entro lo spirito di vino, che tosto ne altera le fat- tezze, il colorilo, il portamento. Quindi vedesi hene, che quantunque simile ramo di zoologia prometta messe uher- tosa a' suoi cultori , e che pe' diligenti lavori dì sommi uomini faccia giornalieri avanzamenti, cosicché l' epoche di Aristotile e Plinio semhriuo aurora nascente rìmpelto al XIX." secolo ; pure esso , a cagione degl' impedimenti enumerati , lentamente arriverà alla perfezione , e senza l'esattezza delle restanti sue parti. Vantaggiosi in verità sono riusciti i viaggi intra- presi dagli zooioghi nelle Sicilie ed in altri marittimi paesi , onde descrivere , delineare , notomizzarc; vivi i suddetti animali. Imperciocché gli Zoofiti, li Vermi ed i Molluschi , essendo privi di consistenza , conservare VII integri non possonsi ne' musei e nelle convenevoli collezio- ni ; e sono rare in modo le circostanze di riosservarne la stessa specie, che si debbono riguardare siccome avven- turose combinazioni. Ecco la ragione delle doglianze di Pallas, Born, Ferussac contra i dotti italiani per la negligenza de' naturali prodotti di una regione, cui tutl' i suoi doni profuse la Provvidenza divina , dallo studio dei quali la zoologia patria, la notomia comparata di pro- fìcue scoverte si sarebbero arricchite. Frattanto dopo i lavori di Imperato, Colonna, Bocco- ne, Scilla toccanti pochi articoli della storia naturale delle due Sicilie , e di quelli di Severino intorno alla zooto- mia , la scienza per due secoli circa non ebbe tra noi fervidi col tori. Se non che Cirillo e Petagna coi loro di- scepoli Nicodemi e Candida si addissero alla ricerca de- gF Insetti, e Macri a quella di qualche Acalefo. Però la meravigliosa fabbrica de' Polipi marini , la generazione de'Pesci e de' Granchi indagata dal Cavolini, la compiuta storia e notomia de' Molluschi testacei splendidamente pubblicata dal Poli, sono eterni monumenti della scien- tifica gloria napolitana. Nel 1822 fui invitato da costui ad eseguirgli la se- zione de' Molluschi univalvi, e con testamentaria dispo- sizione avendomi poscia affidato il compimento e la stam- pa della cennata di lui opera, per avverso destino rimasta interrotta ; vidi che molto poteva farsi pe' rimanenti ani- mali invertebrati di tratto in tratto descritti da vari pro- fessori stranieri espressamente accorsi alle rive del Se- beto , taluno (*) de' quali si arrogò pure molte osserva- zioni, che io candidamente gli partecipai. La passione inol- (*) lUr. Mecfiel rig-à'Via tìe S. Va fio, t>*tt'eetiue jusQU' à pt'ésent il lui a élé ilésit'e beuucotijt tlff voir Ifft', Mtelle absolutneul iutttossible tle Irouver lu Vhitije pouf tii'ofìlef ile aes vonaeila , niointlfe ussisleiiee ttouf ge« traraujp. YIII tre che le naturali discipline eccitano nel cuore dei gio- vani fu in me vieppiù accesa dalle verbali insinuazioni di Humboldt , il quale come Cuvier (*) invidiava la opportuna posizione del paese nostro , e la prodigiosa fe- condità del mare, che lo bagna. Sursero cosi dal 1822-29 men per obbligo di ca- rica, che di patria , senza incoraggiamento ed a mie pro- prie spese , le Memorie su la storia e notomia degli animali invertebrati del Regno di Napoli ; le quali fu- rono onorate dello spontaneo compatimento di uno dei primi Consessi accademici (**) oltramontani. Nelle mede- sime ho sempre atteso all' utile della scienza o nello smentirvi qualche errore, oppure nel descrivere quanto siasi da me imparzialmente veduto , schivando le fisiolo- giche discettazioni ; attesoché maggior pregio acquistano i fatti , ove espongansi privi di abbellimento qualunque. Quindi Fattuale lavoro sotto forma e titolo diverso , ac- cresciuto di moltiplici osservazioni novelle non ha di comune con quelle, che la sola scienza , di cui amendue trattano. E , se io avessi avuto occasione di rivedere tutti gli oggetti, de'quali in esse mi occupai , e qualora non fossi costretto di citarle , onde fermare qualche data , formalmente dichiarerei come non detto quanto vi di- vulgai, e che non venisse ora riprodotto. (•) %ì'ai vous à remercier au uotn tie (**) Ouvrugc c/apitat, awvruge tl'ttne l'Acatletnieeljtout'Mtoitnt'ntetìucottt^ rare votiscience , enris;hi tfe figttrea ttlétnettt «fé vótre troisiètne volume Uélaillées , tgui attnoncent tic la pari dea JtMétn. , tgue nota» venons «fé refe- «fé l'attteur une tBerseverance à toule voir.V'estuMottvragelrès-interessant èjtreuve et ttn amour biett actif Uè la elune belleguìteà velisi ae M'oli. Vótre scienee. Qnviev Proe. verb. ae tu Sé- tner e«f ai riclte et* itrotlueliona ew une. «fu i9 aie. MS3t «ie l'Acati, aea «e. rieuaea ytgue aana aoulevouaenrichim ae fari» pour la nontinatioM a' ug» rea envore long-lentpalea *oototÈtiatea lUembre eorreattonelanl.— Reg, anin%. a' obaervationa «*e ce genre. Kell. n*a. ».* e«f. Paris tsaogi. VM. M*ariaZJanv. «898. TX A fronte della soiiiiiia difficoltà in questa estrema parte d' Italia di mettersi a corrente delle scientificlie no- vità, mi sono non pertanto provveduto delle principali opere, che stampansi in Germania, Francia , Inghilterra, affin di non dare come nviovo quello da altri già detto: ma , caso che per gli esposti motivi , e non per malizia v'inciampassi talvolta, ahhiansi le mie indagini quale perentoria conferma delle ricerche altrui. Nel contemplare dal 1822-50 , e dal 1859-41 si ammirevoli esseri , mi sono continuamente avvaluto di una lente di mediocre foco , e con riservatezza del micro- scopio semplice di Dolloud. Nelle diagnostiche note zoo- logiche io ho piuttosto amato il laconismo, senza nep- pure annoiare con minute e spesso intrigate descrizioni notomiche: molte di queste sono immediato risultamento de' fatti indagati mercè penose pratiche circa gli apparati sangviigno e nerveo , poco o niente tracciati dagli zoo- tomi ; e soltanto colui , che pazientemente vi attende , trovasi in grado di valutarne la realtà. Per meglio avvicinare i generi e le specie affini tenni presente il sistema di Cuvier, come il più naturale e concorde fra le forme esteriori e la interna organizza- zione degli animali. Sehhene proficuo riesca alla scienza che l'osservatore sappia delineare , onde colla esattezza e vivacità dovuta sieno rappresentate le cose ; pur tuttavia ahhastanza curai la conformità de' disegni ricavati da- gli oggetti in natura e , tranne qualche rara fiata , sempre viventi. Tjc finanze di un privato non sono ap- pieno sufficienti per la richiesta splendidezza nella in- cisione de' rami, epperciò credo più lodevole averli di mediocre esecuzione, che ommetterli affatto ; che anzi una sohrielà di lusso iconografico parmi omai desiderevole in simiglianti puhhlicazioni. X Sette volumi compongono 1' opera attuale , vale a dire cinque di testo , e due di figure. Diniodoclic io tratto dei Molluschi Cefalopedi e Pteropedi nel primo tomo, de' Gastropedi nel secondo, degli Acefali ed Articolati ( esclusi gì' Insetti ) nel terzo , degli Zoofiti nel quarto ed in porzione del quinto insieme colle frasi tecniche latine^ riunendo le centosettantatre tavole nel sesto , e settimo volume. Ecco il sommario shozzo del mio lavoro, essendo ad altri riserbato di apportarvi maggiore svi- luppo , e '1 necessario perfezionamento. Iia costiera na- politana meglio squittinata si troverà certamente popo- lata da nuove specie di animali in vertebra ti , ed ulte- riori particolari vi svelerà il coltello notomico inesau- sta sorgente di novelli trovati. Laonde anche dopo mez- zo secolo , e d' infinite scoverte quivi avvenute , puossi ripetere con Cirillo : Historiam naturaleni regni nea- politani a nemine iisque adirne illustrafam , tanquam thesaurum profundis terrae visceribus cibsconditum , densisque tenebris involutum , huius scientiae cultores contemplantur. i^/a©a[i©[M^ [Bfliy©©[^^[FO©^ (i). Abild., Abildgaard. - - Ada e Nova acta Academiae Leopoldo-Carolinae. Norimb. 1727-54., voi. I-X; et Uratisl. 181 8-34-, voi. I-XVI in 4. fig. --Acta Academiae Stockolmi 1 779-80 in 8. fig. - - Acta e Nova acta Academiae Caesa- reae scientianim Petropolitanae. Petrop. 1777-1802, voi. I-XXI in 4-- %• - - Acta Academiae physico-criticae Sen. 1767 in 8. fig. - - Adans., Adanson Hi- stoire naturelle du Senegal. Par. 1 787 in 4- fig. - - Alb. , Albinus Annotalionum Academicarura libri octo. Leycl. 1761 , voi. I-II in 4. fig- - - Aldr. , Al- drovandus Historia naturalis. Bon. 1 1599-1640, voi. I-XIV in fog. fig.-- Agas., Agassiz Prodromo d' une MonograpLie des Kadiaires. Par. i837.--Annales du Museum dhistoire naturelle par les profT. de cet Etablissement. Par. i8o2-i8i3 voi. I-XX in 4- fig. :Nouvelles Annales du Bluseum dhistoire naturelle de Paris 1 832-35, voi. I-IV : Annales des sciences naturelles publiées par Auuoum Bro- GNiART et Dumas. Par. 1 824-33, voi. I-XXX in 8. fig. ; e seconde serie par Au- DOUiN et Edwards. Par. 1 834-4 1, voi. I-XX in 8. mas. fig. - - Archiv fur die physiologie vouReil et Autenrieth. Halle 1796-181 5 ; Deutescbes Archiv fuer physiologie von Meckel. //a/. i8i5-23; e Arcbiv fur Anatomie, und physiologie. Leipz- 1826-82 in 8 fig. : Archivio di medicina pratica compilato da Schina. Tor. i836, voi. I-II, in 8. - - Arg. , d'Argenville Histoire naturelle éclarcie dans deux de ces parties principales, augmentée de la Zoomorphose par Favanne. Par. 1780, voi I-II in 4- fig.-- Arist.,Aristoteles Historia animali um. ^«^^wv%-«>%i ^'v««/«'^%/\/v «^,^^^«/% ^. anat. conip. (i i) Develop. de l'embr. des Cep/ialop. {Ann. ìllttsir. Lips. i83i fog. fig., p. 9, 11 16-02. desse, nal. Paris 1S37, Vili 107). {^) Moìiofjr. des Ccphalop. cryplod. ^&v\s {12) Exerc zootom. lirun. iSSg, 4''- fase. 1834., f<>g- fig. Per la noloraia di tali esseri vi so- I fig. I a vier, sarebbe stata per me trascuratezza gravissima se qui non rendessi tributo eli lode, cbe jjer obbietlo silFalto liansi giustamente meritato l'immortale M.-A. Se- verino (i), che il primo Là figurato i visceri del polpo^ del calamaro e della seppia-, non che Cavolini (2) per aver tracciatola embriogenià e le prime linee del circolo sanguigno di questa ultima. Quindi in tale florido stato di conoscenze non avrei tentato di trattarne , qualora nel piano della mia opericciuola avessi potuto ommettere l'attuale articolo; e por non renderlo perfettamente inutile presenterò ulteriori illustrazioni zoologiche, ed un quadro anatomico comparativo di tutte le specie indigene di sì graziosa famigha di esseri. I- BESGIiiaiOISi: EOOLOGIGA. § I. Polpo ( Octopus ) Esso è provveduto di sacco muscolare , quasiché globoso , ottuso inferior- mente, privo di appendici natatorie al mantello e di scudo dorsale , con apertura stretta; ha otto braccia cirri nella base, per Io piìi uniti da membrana, e ne' lati spesso prolungata fino al loro apice. i) P. comune ( 0. vulgaris Lam. ). Ha il corpo ovato verrucoso con quattro cirri situali in croce sul dorso , tre altri di questi col mediano piìi allungato e più costanti son posti sopra il bulbo degli occhi con palpebre gialle ed apertura pupillare traverso-lineare ; le braccia ad un di presso eguali , riunite nella base mediante membranosa espansione ; e gli acetaboli son disposti in duplice ed alterna serie. Il colorito del suo corpo è biancastro in tutta la faccia interna della membrana delle braccia nelle perti- nenze delle ventose, e nel resto è giallo sbiadato con macchie verderame non solo nelle separazioni di cadauno follicolo, ma benanche sul dorso delle stesse braccia. Nello stato di morte siffatto colore cangiasi in bigio, i cirri descritti dorsali, ed oculari vieppiù si allungano, e talora scompariscono polla flaccidezza cutanea. È comune nella nostra costiera , somministrando un cibo migliore di quello delle altre specie di polpi. (1) De respir. pisc. Neap. iGjg, fog. p. la clécouverte et la descriplion du sysléme des Si-Oy. Ferussac critica Cuvier di non averne cono- conduùs acquiferes dans V inlerieur des Ceplialo- scintola Zoolom. Democr. Norib. 1G4.!}, p- 352-56 pods (Op. cit. 55 j. fìg., all' uopo soggiungendo: Noics fairons surtout (2) Mevi. stdla gener. de' pesci. Nap. 1787, connaìCre les traveaux de M. Delle Chiaie, quia ^. fig., p. 62, i43. beaucoup ajoulé à ce qu on savail, enlre autre à 3 2) P. rossastro ( o. niacropus Risso ). Sul conto di questa specie è d'uopo confessare, cho Rafinesque ne sia stato il primo descrittore (i). In seguito Risso Iha benanche contraddistinto dal precedente polpo col nome di o. macropus ; e forsi lo avrà osservato morto in riguardo al suo colore. A questa medesima specie sembrami appartenere \o. macropodus di Sangiovanni ; giacché quello di Rang (2) ha i cirri di minore lunghezza e crassezza. Il suo corpo è ovato-globoso con forame pupillare circolare ; la membrana, che in giù unisce le braccia, cinque in otto volte pii!i lunghe del corpo, continuasi pe'loro lati fino all'apice, e le ventose sono in duplice ed alterna fdiera. Ha il co- lorito rosso-fosco con follicoli cromofori ovali, che nella sola faccia interna de'cirri e della suddetta membrana è più sbiadato. Quando sia prossimo a morire diventa bianchiccio con grosse macchie circolari giallo-rossastre, che svaniscono colla morte. 3) Poljìo tubercolato ( 0. tubcrculatus Delle Cwaie ). Esso fui dal 1822 fissò la mia attenzione in riguardo a'tnbercoli (3) che so- lamente presenta nella faccia ventrale, come puossi rilevare dalla mia Memoria sulle aplisie. Non debbo tacere , che allora mi parvo F ocythoe tuberculata di Rafinesque (4-), ma vidi poi esserne diverso, anche riflettendo che costui sia stato un naturalista dedito più a creare nuovi generi e specie con bizzarri nomi, che a ben determinare i caratteri degli oggetti che ha voluto descrivere. Intanto Ferussac (5) nel 1827 fu da me avvisato di questo ^;o/^jo , che gli scrissi chiamare 0. Ferussacii in preferenza della voce quincuncialis per la di- sposizione de tubercoli del suo ventre. Risso (6) l'aveva pure conosciuto col no- me di 0. tuberculatus ; Petagna come nuovo lo presentò alla nostra R. Accade- mia delle scienze e fu da lui detto /j. reticolato (7). Quindi è forza conchiudere (i) Oefopus ruber: antènopes égaux, cnviron (5) Jc voiis remevcìe infìniment de lajìmre le doublé du corps, sucoirs allernes , corps én- colorièede / Argonaute, elle m a fedi le plus grand tieremenl rouge. - plaìsiv: cpianl mi poulpe, tjue voiis aviez la Ijontè (2) Kous avons renconlré mi milieu de IO- de nomine r de mon nom.je le connaissais dcià et céan une espècede\iov\\^e biendistincle desaiUres, jen avais deux helles planelies. Je l' ai reni de d une couleur rouge Irés-foncée. Niee et je l'ainommé catenulatus/wa/",j /e mentio- (3) Essi poco differiscono da' tubercoli car- neraivos observalions et votre envais, et je dirai lilagineiinramilaliel acuminali, che posti fra un i/ttil vous était connu depuis trés-longtems . Ciò reticolojibroso simmelricamenle alornano la infe- non ostanleslainpò cos'i: Cetle belle espece a été noni- riore ed esterna parte del còrpo di un polpo singo- mie o. calcnulatus depuis longtems. M. Delle Cliia- lare, che di slate spesso abitar vcdesi il nostro era- je Va aussi connue (Bull, des se. nal. XIX 388^. tere (Meni, su glianim. s. veri. Niip. 1822 I CS). (6) Prod- de l'eur. mer. Paris 1826, IV 3. (4) Précis des decouv- sèmèiolog. Pai. 1814., (7) J\Ionticelli Happ. de lav. della R. Accad. p. 29. delle scienze pel 182G. cbe la sua primiera conoscenza sia di mia assoluta spetlanza, ri lenendone ora la denominazione Rissoana. Ha la grandezza e per conseguente il peso quadruplo del p. volgare. Il colore ne è argentino con riflessi rosei , iridei e finamente punteggiato di rosso : colorito variante a tenore del moto del reticolato muscoloso , de' follicoli cromo- fori. È a dolersi, che le tinte e le esteriori fattezze non solo di questo, ma di tut- t'i Cefalopedi nostrali effigiati nella classica Monografia di Fcrussac e Dorbigny, sieno state desunte da individui nello slato di morte, o serbali dentro lo spirito di vino. Il sacco del suo corpo quasi rotondo è fornito di tubercoli rilevati, aderenti ad una rete di 5-6 maglie, posti nella sola di lui faccia inferiore. Il margine del predetto sacco è molto assottigliato. Gli occhi sono protuberanti, cerulei con foro pupillare rotondo. Fra questi e Tinfondibolo trovansi due forami maggiori, e poco discosto egual numero di minori, il cui uso sarà in seguito deciferato. Circondano l'apertura della sua bocca otto cirri quasicbò eguali con ala membranosa conti- nuata dalla base all'apice , posta in opposizione della duplice serie di acetaboli alterni e con sei lobetti nel fondo. Pescasi di raro dalla primavera all'autunno fuori la nostra rada. La sua carne è meno ricercata di quella degli altri Cefalopedi, per- chè ha bisogno di molta bollitura, ed è diffìcile a digerirsi. 4) P- tetracirro (o. tetracirrhus Delle Chiaie). La muscolare sua borsa è abbastanza grossa , la cavità contenente ciascun buUjo oculare apparisce molto ampia con apertura circolaro, situata nei lati , al- quanto avvicinata verso il dorso e fornita di due cirretti. Gli otto cirri sono ine- guali lateralmente cinti da striscia membranosa, però i quattro mediani sono maggiori dell'eguale numero dei minori, l'ultima coppia dei quali è vieppiìi pic- cola. Il colorito di [sXe polpo è giallastro con distinti gruppi di follicoli cromofori. La sua carne è flaccida, ed i marinari Io chiamano joo/!^o incamiciato ofimnale. A rado incontrasi nella nostra costiera. Io n'ebbi nel 1828 parecchi individui, porzione dei quali fu da me spedila al Ferussac ( i ) pel Museo di storia naturale di Parigi. Egli li riconobbe per distinta specie , da riprodurne la figura nella sua Monografia dei Cefalopedi. § II. Eledona ( Eledone ). L'attuale genere di polpi era conosciuto dagli antichi , soprattutto da Ari- stotile sotto il titolo di ozaena, e da' moderni zooioghi elevata a nuovo genere. [^ (1) leu. cit. de 2% gingno iS34.. Fòtre o. tetracirrhus nìétoit inconnu. 'j Il suo distintivo carattere consiste nella unica filiera di ventose per ciascuno cirro. Del resto conviene co' polpi, da' quali è stato smembrato. i) E. moscata ( e. moscbata Lam. ). Ha il sacco del corpo ovaio-rotondo, l'apertura pupillare ovale bislunga tra- versale, gli otto cirri sono riuniti mercè una membrana abbastanza ampliata, cbe si prolunga a dritta e sinistra fino al loro apice; gli acetaboli sono disposti in serie unica, retta e mediana nella faccia inferiore dei cirri, ed ognuno ba un orlo rilevato, partendone de' raggi convergenti verso il centro. Il colorilo di iutto il suo corpo, non escluso quello dei cirri, è giallo-fosco o doralo con maccbiet'.e giallastre qua e là con riflessi di azzurro. Di tale colore è la linea, cbe guarnisce non solo il margine della membrana, ma quella che fìancbeggia i cirri. La superficie ventrale di Aeìio polpo è sbiadata, punteggiata di colore cilestro e di rossastro. Esso è perfettamente bianco ne' dintorni della bocca e propriamente nella faccia superiore di detta membrana, ed in qualche tratto delle braccia, le quali soltanto nella loro metà offrono rarissimi punti rossi , che rendonsi più ampli ed affollati nel resto fino alla loro estremità. 2) E. Aldrovando ( e. Aldrovandi Delle Ciii.ue ). Chiunque ha l" opportunità di osservarlo nello slato di vita non esiterà un momento a riconoscervi quanto ne scrisse Aldrovando (i). Corrisponde esso al- l' oscena Aldrovandi di Montfort e Rafincsque, ed ^n^^octojìus leucoderma di Ban- gio vanni. Farmi piuttosto analogo ?i}Xoctopus cirrhosus di Lamarck, che alla di costui e. moschata^ come erasi già sospettato (2). Morto diventa quasi tutto bian- chiccio , escluso il dorso. Io lo descrivo in pochi detti , i quali decisamente ne determinano il carattere. Ha tutte le fattezze esteriori della specie antecedente, tranne la grandezza del corpo, l'odore muschioso, la linea marginale cerulea sì nella membrana che riunisce gli otto cirri, che nel suo prolungamento pe' margini di questi, il colorito meno fosco ; il quale, anche essendo tal polpo prossimo a morte, diventa biancastro e scomparisce la linea cerulea visibile nel margine del- la borsa muscolosa. Non è raro presso di noi soprattutto di primavera. I marinari napolitani lo denominano polpo asim'sco, per la difficile cottura della di lui carne, con sapore meno gradevole degli altri polpi. § III. Tremottopo (Tremoctopus). Genere distinto dai polpi pe' due forami dorsali , a' quali ne corrisponde eguale coppia presso 1" infondibolo, e sei altri decrescenti sottoposti agli occhi col- (i) Polypits in quo una tanliim acetalulo- (2) l'^erussac^w/Ze/. des ne. nat. Paris. i83o, rum serie cxprimilur. XX SSy. locali nella superficie ventrale, parlicolarilà }>crfoUamente nuora e singolare nei Cefalopodi. Le braucbie pure ne difloriscono, essendo fornite di altra porzione di esse prolungala in giù, da giustificare il passaggio deCefalopcdi dibranclù ate- trabrauclii di Oweu. i) T. violaceo ( t. violacous Delle Ciii.ue). Ha il corjx) alquanto depresso, abbastanza allungato, protuberante nelati, nel quale silo gli altri joo/^j/ tengono gli ocelli, colorito in bleu-sbiadato nella sua parte superiore, tranne i quattro cirri posteriori ed il contorno del medesimo col- po, dove i follicoli sono giallastri; in sotto poi è argentino. I due grandi forami dorsali mediani offrono una specie di orlo valevole a cbiuderli. Lo slesso devesi dire tanto per gli altri due grandi fori analoghi, e polla serie di que' sottoposti a ciascheduno occhio. Il quale è piccolo in proporzione della mole del corpo di ìsAc polpo, e de- gli individui di altri generi di detta classe. La cute assottigliasi e fa 1" officio di cornea, la pupilla è circolare. L" infondibolo vedesi piccolo, e poco sollevalo dal corpo. Gli otto cirri sono tutti fra loro disuguali e congiunti da membrana, che dair origine li accompagna fino ali" apice. I quattro anteriori dei quali sono più lunghi de" posteriori. Vale a dire la coppia mediana de" primi cirri è più corla de" laterali ed unita da membrana, che ne oltrepassa la punta e rientra a guisa di seno fino alla metà di tale espansione. L islesso succede per la membrana, che congiui^ie i cirri collaterali. La coppia posteriore de" secondi è cortissima in paragone dell'altra, amendue sono costeggiati da tunica, che è pian piano ristretta. Gli acetaboli sono abbastanza limghi. poco slargati ncU" apice, alterni. I follicoli cromofori compariscono non mollo grandi , afloUali poco nel venire , che appare argentino, vieppiù sul dorso e per macchie nella membrana de cirri ai] feri ori. In aprile 1828 fuori il nostro porto fu rinvenuto dentro la rete insieme col pesce. Xè se ne è potuto più pescare altro individuo, che da" nostri vecchi marinari non erasi mai visto. In quell" epoca io lo mostrai a San gio vanni, Scacchi, a molti zoologisti esteri qui venuti ( Schultz, Rrohnn. Philippi. Hoffinann . Vanbeneden ec. ), e ne divolgai apposita tavola nel i8"3o (i). De Ferussac, che me ne di- mandò U disegno colorito ed a cui rimisi la spiegazione della figura della citala mia tavola. Io confuse dapprima col suo octopiis velifer. che non è stalo più pub- blicato (2) e quindi a me spellerebbe la priorità. Quegli però, avendone studialo {i')3!em.iuglia::im.s.veri^'Sap.iSSoiar. (2) LeU. ms. da Parigi de i^ seti. iS34- LXX eseg. Lett. 2S gìujno iS3-i — Vólrejùjure du tremo- 7 i caratteri, solo mi oppose che il;;, tubercolato icncwa. pure qualche forame, come io vi aveva notato sin dal 1822. Infine Dorbigny (3) ha elevato a nuovo genere il polpo violaceo col titolo di Plnjsonexis. Né il suo abito esterno ha molli traili di analogia co polpi sia in riguardo al corpo, e sia intorno a' cirri, vivendo poi dis- secato l'unico individuo di Iremottopo, che per dodici anni io aveva conservato in- tatto nello spirito di vino, vi ho rilevato molliplici parlicolarità nolomiche, le quali lo fanno diversincare non solo dall' indicata specie Cix polpo, ma dai generi a que- sto affini, spettanti alla intera classe de" Cefalopedi. § IV. AnGONACTA ( AuGONACTA ) (4-). § V. Calajiaro ( LOUGO ). Questo genere distinguesi dal precedente pel corpo a sacco allungato, acumi- nato in avanti, il cui margine dorsale e distinto dal collo e spesso puntuto, pei notatoi romboidali, per le braccia corte sessili eguali, essendone due prolungate, un po' espase e nel solo apice corredale di ventose, peli' abbozzo conchiglifero interno corneo trasparente , allargato sotto e stretto sopra , spesso emulante la piuma da scrivere a cannello spaccato. i) C. comune ( 1. vulgaris Lam. ). Ha l'apertura della bocca circondata da un atrio ottagono della larghezza di mezzo poUice, essendone ogni angolo terminato da cirro, alternato colle otto brac- cia corte, esternamente circondanti la bocca. Alcune di esse, ossia le dorsali so- no più corte delle ventrali, ed in mezzo a queste ultime nascono lo due braccia allungate, che nell'origine offrono esile ala continuata sino al loro terzo inferio- re; essendo presso il fine inferiormente slargate per T attacco delle ventose, indi finiscono assottigliate e simili ad una spada. Le braccia corte hanno la figura trigona , essendo fornite di ventose nella faccia inferiore disposte in quadruplice serie : le lunghe nella supcriore sino al- clopns violaceus a surloul excì'lé man vilerèl. fai ainst, cesi le mr'me cjenre que celai quo fai elahli cru dahord y reconnoilre mon oclopns volifer, sous le novi de pliysoiiexis. /!/. de Fenissac ne mais cela est impossible . Les ovijives roncìs si- m'avoitjaìnais parie de vólrenouveau geni'e,sans iiU'S sur la lète onl ttn bourrelel (jiti lì esiste pas fjtioije me serai empressé dadopler rólre deno- dans mon velifer. Enfia la forme generale liest minalion. pas la méme. (4) La sua descrizione generica fi specifica si (^') Leu. ms. da Parigi de ^d marzo iS3S — è da la nel ferzo tomo &e Tesine, vtr. sicil. Par- Je ne trouve rien dans les noles de Ferussac, qui ma 1826 P. J, e nel successivo articolo di embrio- ailrapport ù vótre genre kcmoclopus, mais jc sup- genia ne esporrò ulteriori nozioni. pose que ce doit étre /'octopus violaceus j sii est ^ 8 r estremità sono roloudc e carenate. Le ventose ìianno presso a poco lo slesso nu- mero di filiere nel principio e termine, ne' lati sono piccole, e quelle di mezzo veggonsi assai più grandi. Un gambo conico sostiene ogni ventosa ombilicata nel fondo, coli apertura munita di orlo cartilagineo dentalo nelle piccole, semplice nelle grandi^ di facile distacco in morte. L'estremità superiore del sacco muscoloso fìnisce'^ccn tre angoli equidistanti, il maggiore de" quali corrisponde alla linea mediana dorsale, ed i rimanenti minori sono laterali: la inferiore è corredata di due ale natatorie semiromboidee, prolungale fino all'apice. L'infondibolo, poco esteso in paragone della dimensione di questo animale, termina con apertura esteriore bilabbrata. L'intero di luì corpo è argentino macchiato di follicoli cromofori ovali , abbastanza affollati. Gli occhi sono argentei con palpebre circolari, ed in lempo di notte ne sono fos- forescenti i bulbi più degli altri siti del corpo. 2) C. subbia ( 1. subulala Lam. ). Non so quanto sia ben fondala la diversità sua dalla precedente e seguente specie, da cui è alquanto distinta, essendo però intermedio ad amendue. Trasando i particolari, che possonsi desumere dalla gTandezza, che non sempre costituisce fondati caratteri, e sulla quale considerazione sarebbe esso di media dimensione tra il e. comune e "1 saettato , onde è che Linneo giustamente chiamollo sep- piamedia. Ha la singolarità di presentare il natatoio cuoreforme allungato, colla punta ben distinta e separata da quella del sacco, che veramente emula uno sti- letto , oppure la subbia dipendente dall' estremo inferiore della lamina dorsale più prolungato; pel rimanente identico alla slessa cartilaginea produzione del ca- lamaro. Tiene pure le ventose quasi orbieolari con orlo cartilaginoso sfornito di denti. In riguardo a tutto il resto, che per brevità taccio, nulla di particolare vi rimarco; e son persuaso , che simile vivente meriterebbe distinguersi quale semplice varietà della specie già della, di cui ha più grato sapore. 3) C. saetta ( 1. sagiltata Lam. ). Differisce dal e. comune pel quintuplo e più di grandezza ; per le ventose con orlo cartilagineo a denti relusi, uno de' quali è maggiore triangolare, essendo pure obliquamente pedicellale ed ombilicale; pel sacco addominale con angolo in su non molto allungato; e per la figura del corpo abbastanza assottigliala nel- r estremo inferiore provveduto di ala notatoria romboidale aderente al dorso, for- nita di seno semilunare, essendo libera ne' lati. Il forame palpebrale è circolaro con incisione triangolare superiore; gli occhi sono bleu, avendo il foro pupillare rotondo. I follicoli cromofori rossicci hanno riflessi dorati, argentei e bleu prin- cipalmente sul bulbo oculare , ed i grandi non solo ne tengono una corona di 9 altri piccoli , e tutti risultano da otreUi a perimetro crenato, quando sono mori- bondi. Il dorso di detto animale gli presenta più affollati del ventre e dei cirri. La sua carne, abbastanza dura, ò poco ricercata. 4) C. Maro ( 1, todarus Delle Ghiaie ). Ho lungamente esitato a considerare questa specie diversa dal e. saettato^ col quale io stesso l'aveva confuso ; ma i differenti paragoni de' suoi esterni ca- ratteri da me stabiliti non mi avrebbero certamente determinato a siffatta decisio- ne, se la disamina de' visceri non me l'avesse vieppiìi imposto. La notomia mi ha pienamente convinto intorno alla disparità delle interne sue parti, diverse da quelle del e. saettato. Ad onta di ciò i marinari nostri e di Sicilia lo distinguono col nome di tataro: voce che Rafinesque aveva già adottato. Cuvier (i) d'altronde ha avuto il medesimo pensiero ; ma Wagner (2) confonde con questa specie l'an- tecedente , che è da lui considerata come nuova. Forsi la /. Brogliarti (3) pure vi si approssima. Due particolarità trovo ne'suoi cirri: la prima ne riguarda i due lunghi, che non possono rientrare nello proprie cavità, i di cui acetaboli sono situati per la intera loro lunghezza, e le cupole maggiori offrono i denti uncinati alternati- vamente disposti con altri smussati ; la seconda concerne il quarto cirro corto che nel margine concavo presenta un'aletta, dalla quale nascono triangolari rialti carnosi diretti nel perimetro del dorso, ove stanno gli acetaboli. Dippiù la figura del natatoio è puranche differente da quella del e. saetta , essendo romboidea saettata, (4) e la disposizione de' follicoli cromofori mostrasi in areole circolari, ognuna delle quali ha poi nel centro un follicoletto più grande e scuro. La sua grandezza finalmente è talora decupla del e. saetta e suole pesare sino a dieci rotoli. Pescasi fuori il nostro porto nelle stagioni temperate, soprattutto di autun- no. La sua carne è insipida, dura, difficile a digerirsi. V (i)J'aivu des individus semblables en tout io denominai e. todariltero {Mem- cit. tao. XCV) aux gratids calmars sagiltés, mais où les pieds, e che poi non ho più visto. sur-tout lesdeuxpostéiieurs,sontbordèssurleiir (2) Fernssac Bull, des se. nal. XIX 38g. longuew dune large membrane marquée de fai- (3) Ferussac et Dorbigny Cephal. cit.pl. IV. sceaux transivrses dejióres, qui doit les aider (4) Tiitt'i ea/awza/z' qui descritti possono esse- puissamment dans la nalaiion,je ne la trotivepas re distinti co' seguenti caratteri essenziah', desunti dal dans les gramls individus. Est-elle un earactere loro nolatoio. 11 quale è romboidale nel e. comune, spècifique? Je rignore (Mém. cit. S2 ). Forsi co- ovato nel e. subolato, cordato-roraboideo nel e. sael- slui ebbe sott' occhio l'iadividaG di questa specie, che ta, rombeo-saellato nel e. lolaro. 20 IO § VI. Seppietta (sepiola). Risulta dalle nolomicbo mie osservazioni , che le specie di questo genere non appartengano a quello àe calamari secondo Laraarck, cui rassomigliano per la lamina cartilaginea, e neppure debbansi arrolare fra quelle delle seppie avuto riguardo alle sue alette giusta Linneo. Per alcuni loro propri caratteri conven- gono co polpi-, per altri approssimansi a! calamari: con ragione si è ora eretto in nuovo genere. i) i^. Rondeletiana ( s. Rondeleti Fer. ). Il suo corpo è rotondo con due ale circolari ne' lati ; la testa con occhi pro- minenti ha la palpebra superiore a margine convesso, che si adatta alla concavità della inferiore da chiuderne interamente l' apertura ; le braccia allungate espan- donsi nell'apice, in cui offrono le ventose globose lungamente pedicellate, e fornite di orlo terminale ; gli otto cirri piii corti hanno la stessa foggia e disposizione di ventose. Il colorito suo è ceruleo argentino, macchiato di roseo a' riflessi bleu, che interamente tinge il globo degli occhi , cangiante spesso nel colore di mala- chite, e le palpebre sono gialle. Vi ho rinvenuto lineare stiletto corneo , di cui parlano gli scrittori ; ed ho verificato la giusta asserzione di Cuvier per Tilesius, che confuse le piccole seppie comuni colla seppietta. 2) S. macrosoma ( s. macrosoma Delle Chl\ie ). È questa la piìi grande specie fra quante ne sieno state finora descritte, e riunite da Vanbenedcn. Oltre la dimensione e T abito esterno del corpo, che co- stituisce l'anello di passaggio dal genere seppia a quello di seppietta., evvi nel dorso di essa un carattere distintiA o circa il compiuto distacco della borsa musco- lare con angolo acuto dal sottoposto corpo. I cirri con ventose grandi alternate colle piccole sono munite di orlo cartilagineo sdentato , i notatoi non disconven- gono da que' della antecedente seppietta. Il suo corpo è argenteo con follicoli cromofori rosso-violacei, poco affollati; ed ha grandezza quadrupla dell' individuo, che ne feci incidere e divolgai nel i83o (i). La lamina cartilaginea poi è spa- tolata, ossia slargata nell'estremità posteriore, ristretta nella anteriore. In marzo 1827 n'ebbi parecchi individui, fra quali contansi que' da me spediti a Ferus- sac pel Museo di Storia naturale di Parigi, come rilevasi da Vanbeneden (2). (i) JUem. su g^lùamm. s. veri. lai'. LXXl 1 1 . parages de Naples. Elle été dccouverte dans cel- (2) Nous ajouterons quii existc encore une te localitè par Delle C/naie ( Note sur le gerire nutre sépiole medilerranéenne, plus grande eneo- Sepiola, /». 3 )' re que la sópiole de Rondelet, et qui prooient des I r. La medesima non rara, ò detta capo di chiodo da' marinai; avendo gratissimo sapore e tenera carne. § VII. Seppia (sepu). Ha il corpo ovaio-depresso cinto da margine alato e continuato colla tu- nica dorsale , clie veste l' osso ovale, spugiioso-laraellare , convesso in ambe le faccie, terminato innanzi da porzione alquanto scavata e puntuto nel mezzo ; le appendici sono come wq calamari \ le ventose hanno il margine corneo sdentato. i) S. officinale (s. officinàlis Lm. ). Offre l'ala natatoria incisa nella metà anteriore, ed abbastanza allargata pei lati ; la cute del dorso e corredata di triangolari eminenze disposte senza alcun or- dine, ma quelle del perimetro, ossia nelle pertinenze dell'ala, stanno in serie cir- colare, tutte poi essendo capaci di restrizione e di allungamento. Gli occhi sono protuberanti colle ripiegature delle palpebre divise in modo, che il prolungamento triangolare della superiore si adatta così bene nel seno della inferiore da chiu- derle perfettamente. Anche il dintorno del bulbo oculare è tubercoloso. Degli otto cirri o braccia, le quattro mediane sono più corte delle esteriori, due delle quali osservansi curve e fra esse congiunte. Ogni cirro ha in su vari tubercoletti e giù quadruplicato ordine di ventose , le quali estendonsi mercè particolare gambo, e Torlo loro è interamente cartilagineo. In mezzo alla radice de' quattro cirri più lunghi vedesi un forame, che guida entro peculiare cavità, e n' esce un lungo cirro cilindrico , alquanto slargato nella estremità , ove da una parte sola tiene le ventose più grandi di quelle de' suddetti cirri. La sua bocca è collocata nel loro centro, circondata da corona di verruche e chiusa da due denti abbastanza connessi, uno superiore e l'altro inferiore, ch'e- mulano il becco di pappagallo. Linfondibolo giace nella faccia ventrale colla parte stretta aperta su, e nella base comunicante col sacco muscolare. Appena che tale seppia si tocchi in qualche punto per 1 infondibolo e con bastante impeto imme- diatamente lancia l' acqua , eh' eravi trattenuta ; e , tormentandola di vantaggio, principia ad ejacolare l'umore nero. Uscirei dal mio scopo, se colessi esporre 1 artcfizio, con cui essa intorbida l'acqua, per difendersi dalle insidie di altri ani- mali dalla mano dell'uomo, che ne tentano la distruzione. Pescasi colle reti o pure è lanciata. Nella corsa ha la testa ed i cirri sempre rivolti verso dietro ; per la ragione, che questi le servono di punto di appoggio , affin di spingersi innanzi. L'aletta fa l'offizio di notatolo, e colf estremità anterio- re fende le onde. Se alcuno bramasse descrivere il colorito di siffatto Cefalopedo 12 troverebbesi a bastanza confuso; giacché infinite istantanee e svariate sono le tinte, che presenta in gi-azia del moto de' follicoli cromofori. In generale si può dire, che il dorso sia fosco con qualche macchia verdiccia , che i tubercoli appariscano giallo-argentini, che le ale violette abbiano punti foschi , biancastri ed a margine bianco-argenteo. L'orlo delle palpebre è giallastro, ed i cirri sono rosini. Quando essa sia prossima a morte i detti tubercoli e coloriti convertonsi in bianco come la faccia inferiore del corpo, tranne il dorso che diventa gial- lo-fosco. / Molti odierni scrittori, fra quali è da citarsi Ferussac (i), ravvisano una di- versità di questa seppia dalla specie Linneana. Tale differenza si giustifica, per- chè eglino l hanno osservata morta, e non mai vivente; attesoché essa, ove sia moribonda o morta, acquista i veri caratteri di quella descritta dal Plinio del Nord, figurata sempre in tale stato in tutte le opere dei moderni zoologi , non esclusa quella dello stesso Ferussac. Il quale vorrebbe assolutamente farne una specie nuova , oppure riferirla alla seppia Rupellaria , di cui si conosce il solo osso. Ho visto inoltre in certe epoche invernali una quantità di seppie assai grandi, anzi il quintuplo della grandezza della s. officinale^ che pescansi in allo mare, per cui sempre estinte portansi a vendere ne' nostri mercati. Elleno hanno molta simi- glianza colla s. aculeata di Van-Hasselt (2), e vieppiù colla s. mamillata di Leach (3). 1') S. Dorbignyana ( s. Dorbigny? Fer. ). Ha il corpo molto piìi lungo che largo, i cirri o braccia corte ineguali con quadruplice serie di piccole ventose, essendovene qualcheduna più grande fra quelle de' cirri lunghi, i notatoi poche linee larghi, l'osso stretto provveduto di lunga punta. Per non azzardare un nuovo nome la ho riportata a questa specie di seppia, cui a prima giunta sembra convenire; ma ne è disparatissima per gli due claveformi prolungamenti esistenti ne' lati della palmetta pupillare, pelle ventose mancanti di denti nell'orlo esterno della cartilaginea loro cupola, per la lunghezza dello stiletto osseo, la ristrettezza del corpo e de'notatoi laterali. Viva e morta galleggia a fior di acqua, tenendo la pancia sotto e rivoltata immanfineutc riacqui- sta la perduta posizione. Pescasi tra noi rarissime volte; la sua carne è molto tenera. (i) Leu. ms. da Parigi a l'I o'le/i835. Fò- aveva fatto disegnare: anzi appena morto fu da me tre sepia olficinalis esi cerlainemenl ime nouvclle posto entro una bottiglia piena di spirito di vino, e et curieiise espece . . . Taidu reste recti de vous subito speditogli in Parigi. la veritable s. officinalis et je suis etonné com- (2) Ferussac Cephal. cit.pl. Vbis meni vous f avez cotifondu. Or questa era un in- (3) l'Vussac Cephal. cit.pl. IV. dividao medesimo della seppia officinale, che io i3 Da ultimo egli è da sapersi qualmente la naturale posizione de" Celiviopedi si riduce a presentare la bocca rivolta in dietro e la estremità della borsa mu- scolare in avanti. In simile maniera essi muovonsi in mare, sia suU arena e sia galleggianti conotatoi ed i cirri allargati {calamari, seppiette ). Allorché vo- gliano far preda di qualche piccolo testaceo o crostaceo vi distendono intorno i cirri, onde non possa fuggire. \ polpi a^nchc fuori acqua mercè le ventose tena- cemente attaccansi agli scogli, potendo più degli altri Cefalopedi vivere all'aria. II- DE3CRIEIOWE jNOTOMICA. I ) Forme esteriori. II corpo de' Cefalopedi rappresenta una borsa ovale piti o meno allungata , essendo nei calamari terminata da ala natatoria, e nel ventre è quella traversal- raente aperta a guisa di bisaccia. Sul dorso continuasi col collo, quindi con la testa in tutt' i polpi e nella seppietta Rondeletiana, essendone separata nei calamari e nella seppia , e finisce puntuta ne" due estremi a causa degli scudi cartilaginosi od osseo. Cosicché in questi due ultimi generi di viventi la testa può essere in parte occultata a volontà dell'animale polla contrazione del collo, che nei calamari Q molto lungo e viemaggiormente nel e. subolato. Gli occhi sono sem- pre collocati a' lati della testa ; prominenti abbastanza, eccetto nelle eledone mo- scata ed Aldrovando che gli hanno verso il dorso, e'I tremoltopo che li tiene in giù. Da essi principiano gli otto cirri o piedi atlornianti la bocca, con unica o du- phce serie di ventose, e nei /J0^2 riuniti mediante membrana nella base. Soltanto hq calamari e nelle seppie veggonsenc altri due più lunghi, nascosti in partico- lari antri , forniti di ventose nel solo apice. La bocca è situata nel centro del bulbo muscolare, chiusa da due mascelle a foggia di becco di pappagallo. Si aggiunga inoltre, che nei calamari saettato.^ subolato e volgare è cinta da pallio ottagono. Sorge poi dair^inlerno del sacco descrittolo imbuto carnoso con la base rivolta in giù e l'apice libero su, essendo aderente al collo di detti Cefalopedi ; affinchè il BIollusco possa servirsene per aspirare o cacciare l'acqua , che introduce nel sacco , oppure spruzzare insieme con essa gli escrementi^ e talora l'uQior nero. L" infoudibolo ha ne'pol/M\ nell'^r- gonauta e nella seppia massima lunghezza, essendo noi calamari corto, e bre- vissimo nel tremo ttopo. 2) Cuticola. È la stessa costituita da una membrana sottilissima, elastica^ diafana, per a conseguente riceve il colore dallo strato sottoposto , valida e per nulla dissimile dalle tuniche sierose de \'ertebrati. Essa a guisa di sacco fodera tutta T esterio- re parte del corpo de" Cefalopedi, internandosi nelf infondibolo , nella borsa ad- dominale ove no calamari e nella seppia è argentea, negli antri acquosi, negli acetaboli, avendone eziandio dimensione maggiore. Riesce facilissima la separa- zione sua dalla cute, cui lascamente aderisce ; ed in mezzo ad amendue esistono i follicoli cromofori. Nell'abitatore àeW argonauta ^ specialmente ne'veliferi suoi cirri , se ne osservano altri ovali bianchi contenenti gessacea sostanza , siccome rilevasi facendone seccare un pezzetto del comune integumento già serbato in acquavite, cui piuttosto gli attribuisco ; oltre de' quali appare immensa folla di glo- betti cruorici diffusi tra lo spazio intermedio. La cpiderme del prefato Argonauta^ pelle istantanee svariate contrazioni del sottoposto strato cutaneo, cangia il pre- dominante colore argenteo in ondose macchie dorate . che sono giallastre nell'e. ìnoscala. 3) Sistema cromoforo- La proprietà, che hanno gf integumenti dei Cefalopedi nel mutare i coloriti per macchie, e con rapidità superiore a quella della cute del Camaleonte (i), era già conosciuta da Aristotile, Plutarco, Ateneo. Né mancarono fdosofi antichi, i quali proposero doversi talora imitare il cangiante colore del corpo dei polpi^ ed è quindi pur troppo noto ciocché Alceo e Clearco all'uopo suggerirono (2). Al- tri esempì di simd fatta possonsi riscontrare in Aldrovando (3). A Poli (4-) non fu ignoto tale fenomeno , che egli osservò nel solene strigliato. Giovine (!5) in lu- glio 1807 anche vi rivolse lo sguardo, e ne considerò l'essenza glandulare: cosa accennala poscia da Cuvier (6) nel parlare della cute Ae polpi. Sangiovanni (7) e Carus (8) ne han formato l'obbielto di particolari ricerche. Però l'Archiatro sas- sone non ha mancato d" ingiugnere alla sua citata Memoria , che il nostro concit- tadino r abbia preceduto su tale particolare. Detto sistema é rappresentato da alcuni otricelli per lo più ovali , che rac- chiudono un umore espansile color rosso-fosco , inclinante a quello dell' ioide. (i) VanJerlIoeven Icon. ad illustr. col. mut. sere ovoidali ed opache, cosicché potrebbero es- iti chumucl. Lugd.-Batav. iS3i,4-°Cg' sere tante tjlandolelle ( ISotiz. sull'Argon. Meni. (2) /i pud homi lì e s eum eiis, libi in mentem della Socict. ital. Verona 1809, XIV 23 ). veniat polypi corporis, ad saxa variari nativum (6) Une liqueur rousse epanchée dessous, y eolorem. prodiiil des taches de mème couleur, qui chan- (3) De Moli. Lib. t 3i. fieni de silualion à cliaque inslanl. ( Mèm. sur (4.) Test, iitrinsq. Sicil. Parmae 1790, 1 aS. les Moli. Ceplial. c/l. ). ' (t)) Tali macchie di colore rosso di sangue (7) Giorn. elicici. ISap. 18 19. molto cupo oedute al microscopio osseroansi es- (8) Nov. act. Acad. nat. cur., toni. cit. i5 Quando laaimale è prossimo a morire si vede, die la tunica del follicolo non ne sia interamente riempiuta ; e che, seguita la sua morte, rappiglisi. A me è sem- brato col fatto , che a tenore del corrugamento dogi integumenti esterni , della contrazione di ogni bulbetto, e quindi dalla infrazione de' raggi luminosi , dai quali sono colpiti, veggonsi i differenti colori del prisma nello stesso follicolo ; anziché ammetlcre il bulbetto giallo, roseo, cilestre, verde, e malachite {seppietta macrosomd) . Chiunque vede le macchie bleu de cirri vcliferi isA polpo Arspnauta crederebbe che vi dovessero esistere foUicoletli di tale tinta, ma rimane deluso nella sua aspettativa colfosservare il contrario, ossia rinvenendoveli solamente giallastri. W polpo macropo , quando sia moribondo, mostra i cirri bianchi, e qua e là delle macchie rossastre , le quali colla morte totalmente scompariscono, l\ p. volgare nel sollevare le verruche del suo corpo colme di follicoli gialli pre- senta le separazioni loro color verde , che scomparisce tostochè quelle si abbassi- no, vedendosi in tutto giallastro. Le eledone Aldrovando e moscata li tengono sul dorso giallo-foschi. La s. officinale gli ha fior di malva ne cirri, ne' ca/omar/ mostrano dorati riflessi. È d'avvertirsi che questo colorito e l'argentino sia insito alla epidermide di detti Cefalopedi, siccome osservasi nelle branchie della ^e/j^m, e sulla borsa dell" umor nero àc calamari. La disposizione di colali follicoli è anomala in tutti Cefalope- di, solo eccettuato l'abitante àeW Argonauta. Però ne" due suoi cirri velati, che abbracciano ed occultano la conchiglia, ravvisasi, ch'essi ne abbiano molti più grandi degli altri, e collocati in modo da circoscrivere infinite aie romboidali, che ne sono prive ; mentre nel contiguo spazio esistono essi affollatissimi e piccoli. Dippiù la tunica sierosa , che veste le cavità interne del sacco muscolare di que- sti esseri, non manca di avere alcuni punti rosso-foschi ovali analoghi a prefati bulbetti, e soprattutto i sacchi cutanei dorsali del tremottopo., non che le pareti deir ovario suo e àaW Argonauta. Ho altrove esposto le ragioni , onde plausibilmente interpetrarne i varii e diversificanti coloriti, il continuato sistolico e diastolico movimento, la facoltà di detti otrelli a sommamente espandersi, indi a poco a poco restringersi sino a di- venire impercettibili. Affermai che racchiudevano espansile umore ( ematosiaa?), rosso fosco come l'ioide, che forsi potevano avere rapporto co" vasi sanguigni e colla refe malpighiana. Finora dunque erasi trattato de" fenomani prodotti da questo sistema senza sapersene la fabbrica, l'uso, la importanza. Nel rintracciare le svariale ramificazioni dell'apparato sanguigno arterioso e venoso della seppia., rilevai che, spingendo il mercurio introdotto ne' ramoscelli venosi esilissimi presso il margine del suo sacco muscolare, appariva una reticel- i6 la, invisibile senza il soccorso della injezione di argenlo vivo, il quale violentalo dippiù passava dentro i follicoli cromatogeni. Lo stesso accadeva, ma con mag- giore difficoltà, quando esso sciringavasi dentro le arterie soprattutto laterali. Gli ostacoli son cresciuti, volendo praticare altrettanto nelle lolligini^ che sonosi pre- state meno dei polpi ^ a cagione del difficile passaggio del succennato metallo pe vasi provenienti dalla borsa muscolare del corpo, donde escono e per bastan- te lunghezza rimangono isolati, pria d'internarsi ne' comuni integumenti, quindi ne' follicoli cromofori. Contemplati questi nel calamaro appariscono orbicolari bislunghi trigoni pentagoni e poligoni, forme tutte derivanti dall'intrinseco ed istantaneo loro molo di espansione e contrazione, come quello del cardiaco ventricolo, eseguendovisi 3o pulsazioni per minuto primo nc\ polpo Argonauta. Dippiù coll'ajutodi acuta lente nel contrarsi chiaramente facevano vedere i ramicelli vascolosi efferenti ed afferenti; quindi il commercio diretto col sistema capellare sanguigno dermoideo. Con simigliante accortezza si può anclie osservare, qualmente ogni follicolo abbia la medesima struttura dei vasi, de quali pare immediata dilatazione; e che con- tenga una sostanza centrale a guisa di grumo, fatta da' globelli cruorici, ed un liquido sieroso espansile. Il quale nella diastole follicolare forsi stempra i globicini menzionati, o meglio ve ne accorre maggior copia, apparendo entrambi di colore roseo, più sbiadato nel perimetro che nel centro de follicoli. Epperciò, a seconda della più o meno valida contrazione di questi e della quantità di globetti cruorici sciolti dal siero, debbansi ripetere le cangianti loro tinte. Nel mentre, che nella si- stole il liquido anzidetto è spinto ne'vasi, i globetti aggruppansi, il follicolo contraesi ed offre le accennate conformazioni. Quando poi l'animale sia prossimo a morire, e le pareti follicolari , sfiancate polla diastole prodotta dal siero, non potendo esser- ne più frenato, crepansi in vari punti, spesso ogni follicolo apparendone muricato. Queste poche osservazioni mi autorizzano a conchiudere, che l'apparato in esame non figuri soltanto da cromalogena officina, ma da organo respiratorio cu- taneo, quindi strettamente collegato col più importante sistema addetto alla respi- razione branchiale , ove non ne mancano ulteriori tracce , i follicoli però sono sforniti^ di colore. Non pare che ad essi sia d'attribuirsi il lavorio dell'umore moschioso (i) della eledona moscata. Il che è pure confermato da un'osservazione nota agli stessi marinai, i quali,] per torre a siffatto animale il nominato odore, pria di cucinarlo distaccano i comuni integumenti, onde impiegarlo per cibo. (i) Cos'i ne scrisse Carus; Vivurn animai lari- sentir elur. Ncque post mortem odor piane cessii topere moschum redolebat^ ut totum ctidtcìilum (Tabb. citi-). 17 4- ) Cute. Sollevata la ciilicola osservasi nella sua faccia interna non solo il sistema cromoforo, ma un reticolalo fibroso, difficile a ravvisarsi ad occhio nudo in lutti i polpi. Hansi però da accettuare tanto l'abitatore àe\Y Argonauta^ il quale fa cliia- ramente conoscere la disposizione denaslri fibrosi cutanei a lungo, per traverso ed obliqui; quanto i\p. macropo^ in cui è desso abbastanza manifesto sotto sem- bianza di esile rete muscolare , alla contrazione od al rilasciamento della quale è in gran parte dovuto il cangiante colore, e le ovali prominenze della epidermica superfìcie de'Ccfalopedi. L'esposto però a chiare note rimarcasi nel/j. tuberco- lato^ che l'ha mollo manifesta sul ventre, dove notansi vari tubercoli sollevati e coperti dalla cuticola. Ognuno di questi conico, e quasi tendineo, rappresenta il centro, che distribuisce alla periferia sei validi lacerti muscolosi , collo stesso ordine disposti nel resto del corpo, dove insensibilmente veggonsi meno validi ed acuminati; cosicché sul dorso i descritti tubercoli onninamente mancano. Siffatto strato ha qualche analogia col muscolo platismamioideo de Mammali. Le fibre, che compongono la cute de'Ccfalopedi sono lascamente intrecciate in tutte le parti del corpo, ma in modo piìi stretto ravvisansi sul sacco addomi- nale. \ polpi le hanno assai più valide Aq calamari e delle seppie. La cute appena ha la spessezza di mezza linea, essendo aderente alle pareli dell' addomine ed al resto del corpo mercè fievole tessuto cellulare. Che anzi tutte e tre le prefate tu- niche, vale a dire la cuticola, lo strato celluioso sottepidermico co' follicoli cromo- fori, e la cute a prima giunta, precipuamente nQ calamari .^ sembrano formale da unico inviluppo : dal movimento loro favorito da' bulbelti cromofori dipende il variabile colorilo di si bella famiglia di esseri. 5 ) Pareti addominali. La compattezza, che offrono le pareli addominali, rende invisibili i due strali di fibre, da cui sono composte. Però nello stato di freschezza Ac polpi colla lente discernesi, ch'esse sieno costrutte da fibre longitudinali, nella faccia esterna ed interna coperte dalle traversali. Chiara dimostrazione di ciò è somministrata dalla divisione longitudinale, ch'esiste nella parte ventrale del sacco dell' addomine, il quale specialmente quivi sarebbe separatoin due cavità, se nel mezzo di essa non esistesse un naturale forame. Il margme dell'apertura del prefato sacco addominale è sempre assottigliato e vieppiù nel jo. tubercolato: vedendosi poi ne polpi e nella seppietta aderente al dorso, ma nel ventre libero e dritto. È desso terminato con angolo dorsale nella seppia e ne calamari^ in cui è più prolungalo e fornito di altri due angoletti la- teraU. La metà inferiore ed esterna dell'addome ha varie appendici muscolari, che I e i8 meritano di essere descritte. Consistono esse nelle ale notatorie per Io innanzi esa- minate. Non formano affatto continuazione coli' addome e nel calamaro comune principalmente sono fatte da due pezzi, i quali dalla metà inferiore del dorso sono a questo e fra loro riunite mediante lacerti fibrosi longitudinali obliqui e divergenti, che non solo aderiscono alla linea dorsale mediana inferiore , ma disperdonsi eziandio verso il Iato interno di cadauno pezzo dell'ala in esame. Validi sono i lacerti traversali paralleli ed approssimati, che da dritta diriggonsi a sinistra. Sono le medesime perfettamente divise nelle seppiette. Sezionata la parte dorsale dell'addome de ca/amar?, e della seppia,non esclu- se le seppiette., trovasi un cavo longitudinale assolutamente chiuso, stretto sopra e largo sotto in proporzione della forma della penna cartilaginea de'primi, dell'osso della seconda e della lineare cartilagine delle ultime. Il fatto dimostra che le fibre longitudinali interne dell'addome siensi sollevate per formare la nominata cavità, che nella faccia opposta offre mediano canaletto, in cui adattasi l'angolo o la care- na della penna cartilaginea de calamari^ mancando assolutamente nella seppia. A me sembra che l'accrescimento di tali scudi, soprattutto quello della seppia, dipenda dalla trasudazione delle molecole calcari, che operasi da gran copia di esili follicoli bianchicci irrorati da infinite ramificazioni vascolari, esistenti su le pareti di detta cavità vestite da sottile membrana peritoneale ; essendo detto cavo esternamente coperto da fibre muscolari piìi crasse su, che giìi. Quivi però vi è immediatamente sottoposto il fegato in dietro, e'I seno venoso in avanti. 6 ) Produzioni cartilaginose ed ossee. Il cranio è rappresentato da cartilagineo pezzo, bucato nel mezzo per alber- gare l'anello cerebrale, e ne" lati offre due lamine espase ed alquanto concave nell'origine, ove in parte ricetlansi i bulbi oculari, ed in dietro poi sia il labirinto acustico. Io vi scorgo qualche somiglianza con una vertebra degli animali supe- riori, pure con gli ossi occipitale, temporale ed orbitale insieme riuniti. Alati del gran forame esistono due legamenti d'avanti diretti in dietro. Non sono stato troppo felice a vedere gli altri pezzi cartilaginosi , che qualche scrittore vi ha rinvenuto. Nel e. totaro il cranio non solo acquista massima grandezza, ma la sua sostanza è ricca di ramificazioni bifurcate. Le mascelle o mandibole somi- gliano molto bene al becco di pappagallo , e costituiscono due pezzi brmio-gial- licci insieme abbracciati e connessi. Il superiore è più triangolare acuminato curvo deir inferiore , che è da quello sorpassato. La prima mascella, ossea egualmente che l'altra, continuasi con una specie di conica espansione cartilaginea, la quale si innesta ed accavalca ad altra anteriormente aperta, molto assottigliata in sotto, diafana , quasi trilobata. La seconda poi triangolare e minore , negli angoli alla 19 base offre due ale prolungate , sottili ed orbicolari, che nel principio del margine interno hanno una coppia di lamine cartilaginee triangolari, che sono in perfetta e perpendicolare continuazione del corpo di questa mandibola. Dal fondo dello spazio, rimasto dalle punte delle mascelle descritte , sporge in fuori la teca dentaria , stando attaccala a centrale lobo muscolare conico e ta- gliato a becco di flauto, la quale è sempre la stessa in tutt'i Cefalopcdi, ossia ha essa due alette cartilaginose semilunari aderenti a' lati di una laminctta fìbro-car- tilaginea molto piìi stretta che larga, internata nel centro de lobi esofagei per aderire sopra particolare colonnetta. La medesima è armata da sette serie di denti conici uncinati ; ognuno de' quali, e soprattutto gli esterni hanno nella base uno strato fibroso. Essi nella seppia sono piìi triangolari nelle tre filiere mediane ; rilevandosi altre particolarità specifiche pe' diversi gruppi di Cefalopedi dalle op- portune figure. Lamarck dice che nel luogo della lamina cartilaginea àe calamari ^ e del- l'osso della seppia^ esistono iìq\ polpo due piccioli corpi allungati. Neil' e. Al- drovando^ più degli siivi polpi^ cioè Argonauta e tremottopo^ ho scorto a' lati del sacco muscolare addominale due lineari pezzi cartilaginei un pò'curvi assottigliali. Appo la seppietta Rondeletiana vedesi la lamina cartilaginea mediana lineare e spatolata nella s. macrosoma. Quella dei calamari è flessibile nello stato di freschezza , fragilissima quando sia secca. Nel e. comune emula la piuma da scrivere a cannello longitudinalmente spaccato per metà, avendo la figura lancio- lato-bislunga. Colla parte stretta ed acuminata corrisponde al principio del sacco, dopo un pollice e più s'incomincia ad ampliare per restringersi di nuovo verso il suo termine adattato nell'estremità inferiore di detto sacco, ove nel calamaro subolato è più prolungata ristretta ed acuta. Nota visi inoltre un canale nella faccia ventrale, che la percorre dall' uno all' altro estremo, in corrispondenza della convessità nella faccia opposta; e da' lati di questa partono rilevate linee parallele fra loro, che vanno a finire ne' margini, o pure verso la punta. Nel e. saettato veramente somiglia ad una freccia, essendo molto assottigliata, con tre rialti lon- gitudinali e nella punta finisce ovale, che anzi accartoccias' in cihndro. Vedutone un pezzo ìvl microscopio apparisce di sostanza omogenea diafana, forse poco differente da una laminetta di mica. E da sapersi che sul dorso àe ca- lamari in particolare borsa sia allogato altro piccolo pezzo cartilagineo grande quanto il mezzo cannello descritto, piano giù e convesso su", onde adattarsi alla incavatura di detta lamina, mantenersi vicendevolmente avvicinate, e non troppo slargare il sacco addominale. Ye ne esistono altre due laterali piccole. Più gli acetaboli de cirri loro, delle seppie e delle seppiette hanno cartilaginea cupoletfa 20 a margine intero o dentalo, ^e calamari e nella s. officinale i denti maggiori sono allernati co' minori nelle cupole de' cirri lunghi , essendo grandi ellittici con uno medio triangolare nel e. tolaro. L'osso della s. officinale è ellittico allungato quasi simile ad una barchetta, terminato avanti da stiletto , e dietro alquanto rotondo, superiormente convesso, scabroso , scanalalo nella parte laterale , perfettamente osseo e piìi largo della superficie inferiore , la quale è vieppiù gibba , meno ampliata e spongiosa. Esaminandolo attentamente vi si scorgono tre diversi strati. Vale a dire offre la lamina superiore , che è la più lai-ga , formando ne lati un margine rovesciato tutto cartilagineo, trasparente, rinvenendovisi massima analogia colla penna del calamaro. Ne incrosta la faccia media altra lamina fatta di sostanza perlacea a due o più sfogli, fragilissima, molto compatta, alla quale appartiene lo stiletto descritto, donde partono varie fibre ellittiche in avanti ed altre divergenti laterali. Più occupa gran parte della faccia inferiore la terza specie , fornita di linee arcuato-flessuose , affatto spongiosa , polverolenta , bianca , disseminata di punti lucidi, bruciante con odore analogo a quello sparso dalle penne de Volatili. È assai difficile di farsi esatta idea dello sviluppo e dell' accrescimento di questo osso. A me pare che sulla faccia esterna inferiore della seconda sua la- mina aderisca nella primordiale evoluzione un pezzo semiellitlico della sostanza, che ne forma la base: indi vi si applica un secondo sfoglio, per conscguente più largo, cui sovrasta il terzo, il quarto ec. Cosicché i descritti mezzi ellissi colla par- te ampia riguardano innanzi e colla stretta in dietro, essendo disposti in maniera che r uno a guisa di embrice occulti porzione dell' altro. Cadauno di essi risulta da una lamina distinta dalle compagne, e nell'interstiziale loro spazio, più largo su che giù, esiste una ben ordinata serie di cellette, le cui flessuose separazioni corrispondono tanto con quelle delle celle superiori, che colle altre inferiori. Cu- vier a torto nega la dovuta aderenza colla sua cassula membranosa, ove trovereb- besi qual corpo estraneo ; mentre io ve la ho rinvenuta in massimo grado in tutto il perimetro della lamina cartilaginosa, che incastrasi entro un solco esistente neir ingrossato contorno del sacco muscolare. Oltre di che noto in detto osso due processi di ossificazione, uno dapprima corneo indi osseo nella faccia dorsale, e l'altro spugnoso nella ventrale. In amendue le superficie evvi aderenza colla pareti della indicata cavità ; opcrandovisi quelli con opposte direzioni cioè nella prima da sopra in sotto , e nella seconda da giù in su : però i semiellissi sono uniformi alla figura del fegato. Questo è quanto io abbia potuto rilevare dall'os- servazione de pezzi delineali sotto vari aspetti, che debbono suppUre alla mancanza ed alla vivacità delle parole. 21 Dallesposlo deriva che i Cefalopcdi offrano graduato passaggio da' Mollusclii nudi a' testacei ; somigliando a que' con opercolo cartilaginoso i calamari^ agli altri collo scudo osseo le seppie^ e finalmente ai concliiglifcri \ Argonauta^ il cui guscio è stato descritto nella mia continuazione all'opera di Poli. 7 ) Injondibolo. Si è detto, ch'esso rassomigli ad un imbuto rovesciato, ossia tiene il tubo libero su, e'I lembo curvo e sottile rivolto nel cavo addominale, avendo la me- desima disposizione di libre, che sì è descritta. È però verso dietro a dritta sini- stra continuato a guisa di fascia arcuata e con margine attenuato , essendo nel dorso immedesimato col tessuto addominale, distinzione che manca affatto nel tre- moltojìo\ soltanto nei e. volgare^ subolato, saettato^ toiaro ne e separato. In questi e nella seppietta macrosoma ha una lacuna esistente presso 1" apertura superiore quasi bilabbrata, la quale ha l'orifizio diretto verso l'apice; allargan- dosi la sua anteriore parete, come da valvula, rimane chiusa l'apertura superiore dell' infondibolo. La cui tunica interiore appo il ii^emottopo sollevasi in molte pieghe arcuate parallele , che erette ne angustano Io spazio mediano. Avvertasi inoltre, che altra piccola fovea o lacuna osservisi dietro l'infondibolo dogli anzidetti calamari^ e propriamente nel sito di unione al corpo. Il suo officio è di aspirare o lanciare l'acqua marina. 8 ) Sistema muscolare. a ) Corrugatori laterali. Nella base dell' infondibolo a destra e sinistra le fibte longitudinaU si conformano a lacerti, che in direzione divaricata discendo- no verso il fondo del sacco, dove Uniscono nel rialto ivi esistente. In tal guisa sono essi disposti hq polpi, ma nella seppia e ne calamari sono piìi validi trigoni ; posteriormente avendone altri due più corti {corrugatori laterali posteriori)^ che in giìi appariscono quasi continuazione di questi, indi ripiegati verso su ter- minano dietro i primi, co' quali cospirano nell' abbreviare il diametro longitudi- nale del sacco ed il resto del corpo, non che deprimendo l'infondibolo, facendo in parte rientrare la testa nel prefato sacco. Per l'abbassamento di questa nella seppia osservasi altra coppia di lacerti fibrosi longitudinah, ossia i terzi corruga- tori^ che principiano sotto il bulbo degli occhi, e terminano dietro i primi, ed i secondi corrugatori. I citati tre muscoli no calamari finiscono nella fascia dell' in- fondibolo posta alla base degli occhi ; ed ì terzi corrugatori sono quelli , che po- steriormente congiungono il corpo col sacco, e da' medesimi partono gli esili cor- rugatori traversali. Si noti, che no polpi s;canàì i muscoli corrugatori laterali inferiormente finiscano verso il fondo del sacco addominale , in cui esiste una cavità alquanto curva lineare, ove allogasi Io stiletto cartilagineo del /jo-^jo comune e della eledona Aldrovando, 22 b ) Corrugatore medio. Si è parlato della divisione del sacco addominale, la quale deriva da altre fibre longitudinali anteriori che, nel discendere e fra esse incrociandosi , rimangono una fovea per l'apertura dell'ano e della borsa dell'umor nero. Le medesime espandousi a foggia di membrana longitudinale, e dal decussamento loro nasce il forame già detto ; poiché talune fibre, ossia le posteriori aderiscono al peritoneo, e le anteriori all'addome fin presso il suo fondo. Non ingiustamente fu da Poli chiamato mediastino ncXpolpo Argonauta; essendo triangolare nelle eledone ., sottilissimo nella seppietta e nei calamari., mancando affatto nella seppia. Per l'azione aiuta i muscoli precedenti. e ) Corrugatori obliqui. Dalla attenta contemplazione della lacuna dell' ano apparisce, che vi esistano delle fibre con direzione traversale, le quali si dirigono verso la parte posteriore del peritoneo, che su onninamente cingono, emulando i muscoli obliqui esterno ed interno degli esseri vertebrati. Nella contrazione rac- corciano il sacco addominale e l'avvicinano al peritoneo, comprimendone i visceri racchiusivi. d ) Corrugatori traversali. Principiano da' lati interni dell'infondibolo a fog- gia di aponeurosi , onde è che Poli gli disse fasciali nel polpo j4rgonauta ., e finiscono alati del sacco addominale sopra il ganglio; essendo nell'origine e termine allargati, nel mezzo ristretti : ne calamari sono piii esili e posteriori. Procurano l'avvicinamento scambievole dell'addome coi visceri in tutti Cefalopedi, e ) Costrittorilaterali. L'infondibolo dei calamari comune., subolato e delle seppiette macrosoma e Rondeletiana offre negli angoli alla base due prominen- ze muscolari, molto più lunghe che larghe, incrostate da lamina quasi cartila- ginea e con solco mediano longitudinale, cui adattasi una somigliante elevazione del sacco. Nel e. saettato siffatto muscolo giù finisce uncinato per internarsi nella fessura corrispondente alla fascia dell'infondibolo. Il polpo tubercolato., \ Argonauta, il tremottopo., la seppia lo hanno mam- mellare, ed in questa è appena allungato per chiudere l'analoga fovea posta nei Iati dell'infondibolo, sembrando segnare il passaggio a quello dei calamari. Nella posteriore parte della fascia delle tre specie di siffatti esseri , trovasi altro musco- lare e semicilindrico rialto coi due estremi assottigliati, troncati, liberi, con la lamina cartilaginea ed un solchetto mediano, che è ricevuto dal canale longitudi- nale della penna cartilaginosa, allogata dentro speciale borsa del sacco addominale. Si è accennato il lacerto muscolare piano, esistente fra' muscoli elevatori del- l'infondibolo, che ne costituisce il depressore; avendo esso origine ne calamari da.1 corrugatore laterale sinistro, ed ascendendo fino presso l'apertura supcriore del- l'infondibolo. Appo la eledona Jldrovando lo strato muscolare sottocutaneo ha 23 muscoli longitudinali finiti a linguetta biforcata, una di questa è attaccata all'in- terno della base di un cirro, l'altra a quello del compagno. Nella seppia manca tutto ciò, esistendovi solo un piccolo rafe o linea longitudinale, situata nella faccia dal sacco, che copre il dorso dell'osso, internato entro analoga ralletta scolpita nello spazio ellittico membranoso dorsale. La seppietta e iwMCìjMÌpi offrono quivi longitudinali fibre, clic riuniscono il dorso o testa al sacco. I costrittori sì laterali, che dorsali a piacimento dell'animale chiudono, od allargano l'apertura del men- tovato sacco. f ) Elevatori dell' infondibolo. Dai cirri foresi Ae calamari G?,si continuansi giù a guisa di due nastri muscolari e finiscono alla posteriore parte dell' infondi- bolo, rimanendo lo spazio per la lacuna già esaminata, la quale ha nel fondo un altro lacerto muscolare, mediano fra'i due primi. Nel e. tataro^ avente la dimen- sione di tre piedi parigini, e nel e. saettato si è da me veduto il rialto muscola- re posteriormente quasi tutto cartilagineo , nella cui fine verso giìi prolungansi due muscoletli, che fanno l'ofGcio di depressori della fascia dell' infondibolo, la quale nei lati ha un infossamento con tre alette muscoloso per cadauna banda. g ) Estensore dell'ala natatoria. Sul dorso del sacco addominale dei cala- mari sotto i comuni integumenti appariscono due nastri fibrosi , che poco sopra la origine dell'ala discendono per attaccarsi al suo margine interno fino ali" an- golo di ciascuno lato. Le loro fibre sono cosi gracili, che soltanto vivi ed appena morti possonsi ravvisare. Allargano le ale, ne regolano i movimenti, quindi ne facihtano la natazione. h ) Elevatori e depressori branchiali. Le branchie àepolpi hanno una piega laterale che deriva dal peritoneo del sacco muscoloso, la quale è destinata a soste- nerle insito, affinchè col muoversi non potessero distrarsi da'cuori. Essa è più larga nei calamari Q nella seppia.^ ed è superiormente situata, facendo in questi l' officio di elevatore delle branchie, avendone poi il depressore in 'giù attaccato a' lati del sacco, e finito all'inferiore parte della loro origine. i ) Cirri. Sollevato lo strato cutaneo , osservansi i loro pilastri carnosi, i quali circondano la cavità cartilaginea della testa, indi a forma di fascetto conico allungato finiscono neU" estremità de' cirri, che ne polpi sono tulli cihndrico-bis- lunghi eguali, essendo talora i due cirri maggiori espasi in vela orbicolare nel- \j4rgonauta. Questa particolarità forma l'anello di passaggio alla seppia ed ai calamari., ne' quali costantemente gli otto cirri sono più corti, quasi sempre pris- matici, nella faccia superiore con membranuccia lobata, spesso disuguali; vale a dire più crassi degli altri sei, e con ovale prominenza nella seppietta. Fra essi, ed i rimanenti piedi un poco ne' lati , vedesi un forame allargato , nel cui fondo 24 sorge il cirro bracciuto rotondo molto lungo,' che nelF estremo ha una specie d" imperfetta ala o paletta con margine a piccoli lobi e colla faccia piana , ove offre le ventose, nascendone cadauna da un promontorio ed alternativamente disposte ; ravvisandosi poi nel suo dorso un agolo rilevalo mediano , presso a poco prismatico-compresso. Nel calamaro comune i muscoli corrugatori anteriori finiscono a' lati della base deirinfondibolo, i posteriori terminano sotto il pavimento delle orbite, e dal fondo di questi elevansi due brevi cirri pii!i torosi degli altri , avanti assottigliati e riuniti ad angolo acutissimo. I restanti quattro cirri posteriori formano coi de- scritti un masso comune, che ha origine dalla parte dorsale della teca cartilagi- nea e fra 1" intervallo degli occhi. Nella contrazione le denominate radici de' cirri non solo raccorciano loro stessi , e tirano fuori del sacco addominale la testa dei calamari] ma sono gli antagonisti de' corrugatori laterali anteriori e posteriori, che abbassano l'infondibolo, e fanno per l'opposto entrare la testa dentro di quello. Dall'angolo di unione alzasi muscolare pilastro bentosto ingrandito, ed a dritta e sinistra divaricasi come un V maiuscolo, le cui aste ne formano le brac- cia allungate, che si accavalcano a'due piccoli cirri anteriori, i quali son co- stituiti da un solo pezzo piìi crasso , piegato nel mezzo ed internato fra le dette braccia. La struttura de' cirri risulta da un cilindro muscolare esterno, che in se ne racchiude altri piìi piccoli fatti da tanti coni fibrosi bislunghi circolarmente disposti, i quali non solo fanno conoscere il cavo centrale formato dalla loro riunione; ma le separazioni raggianti de' medesimi dipendenti dalle fasce di fibre traverse, che somigliano alle zone concentriche degli strati legnosi de' vegetali dicotiledoni. Tutto ciò rimarcasi facendone la sezione traversale , oppure longi- tudinale. La tessitura di siffatti muscoli vedesi meglio colla bollitm'a, la quale dissipa l'umore contenuto nelle minutissime màglie del tessuto cellulare inter- medio a' prismi, che è inzuppato dèlio stesso umore esistente nel cavo mediano. Inoltre il colorito rosso, che acquistano i muscoli de' Cefalopedi, qualora ne sia già principiata la corruzione, o pure colla bollitura, è forse da attribuirsi a' follicoli cromofori. h ) Acetaboli. Alla superficie del cono fibroso esteriore de cirri sono ade- renti alcuni pedicelli muscolari cilindrici , senza penetrare nella loro sostanza , i quali in su espandono a guisa di imbuto o coppa le fibre a lungo, cinte da altre traverse, formando una cavità con apertura retta od obliqua, ed in amendue munita di anello cartilagineo. Il fondo del cavo di detti acetaboli ne polpi ha centrale ombilico, che non prolungasi affatto nell'interno del gambo; ma in tutti 25 i calamari Q nella seppia è questo obbliquo, divenendo per conseguente anche un po'Iaterale. Ne' soli cirri allungati degli uni e dell'altra con molta chiarezza scorgesi come i loro fascctti fibrosi longitudinali si sparpaglino per costituire i promontori, quindi i gambi degli acetaboli, fie polpi sono essi fatti da imbuto fibroso compatto ad orlo esterno assottigliato, donde partono molte vallette rag- gianfi, le quali circoscrivono i coni muscolari, che con gli apici ne cingono T ori- fizio centrale, penetrante nel eavo degli acetaboli. Mer;cè le figure megfio delle parole se ne vedrà la disposizione. Quesfi ne cirri delle eledone offrono una sola filiera mediana, che è negli altri jooi^/ duplice ed alterna, egualmente che ne' cirri corti delle seppie e de calamari ; ma nella inferiore faccia delle estremità delle braccia lunghe stanno essi situali in quattro serie. La diversa contrazione, non che la espansione somma delle parli descritte , fanno si che la mole e la configurazione loro debba per infinite guise variare. Chi ha veduto nello slato di vita i suddetti animali, conosce molto bene la lunghezza, che i loro cirri possono acquistare, e quanto potere attaccaticcio abbiano i rispettivi acetaboli principalmente ne' polpi; essendo più tenaci que" della seppia e dei ca- lamari ia grazia dell'orlo cartilagineo dentato. In tutti Ccfalopcdi pare, che si produca un voto dentro le ventose nell' attaccarsi alle nostre membra, cui nell'a- derirvi imprimono molestissima sensazione. Dippiù le fibre longitudinali degli stessi le appianano, indi ne proccurano il distacco , nel mentre che le traversali produconvi l'adesione, llp. macropo e tubercolato^ il e. saetta danno mollo da fare a' marinari, che si profondano sott'acqua, per disbrigarsene; perchè le ventose aderiscono con indicibile strettezza alle coscio e gambe loro. Sotto questo rapporto non bassi da mettere tanto in discredenza ciò, che raccontasi intorno al potere, che vi ha il polpo gigantesco. 1) Bocca. Le fibre circolari, che riuniscono la base de' piedi circondante la bocca , sono quelle , che ne costituiscono lo sfintere eslerno ; la quale ne polpi e calamari manca delle papille , che ivi osservansi nella seppia. Nelle specie di questi due ultkni generi l'orifizio boccale ha un atrio muscoloso ottangolare, essen- done terminato ogni angolo da cirro, avendo nello spazio intermedio e posteriormen- te il muscolo, che lo congiunge agli otto cirri per lo innanzi descritti. Or mentre il sopraddetto sfintere chiude la bocca, i muscoli posteriori di questo atrio contri- buiscono alla sua dilatazione , che è favorita piìi da vicino dal rilasciamento di quello, e della contrazione degli strati muscolosi formanti la cavità, che ricetta il bulbo esofageo. Le cui fibre incominciano parallele ed approssimate dal centro dei cirri, ed ascendono fino al d'intorno del forame boccale sotto lo sfintere nominato, e ne sarebbero i dilatatori. id 26 m ) Bulbo esofageo. Ha muscoli estrinseci ed intrinseci. Quelli formano non solo un imbuto muscoloso, risultante da quattro nastri longitudinali, che in sopra cingono il corpo del bulbo, e sotto aderiscono al foro della teca cerebrale, e ne sono i depressori ; ma è benancbe provveduto di una corona di altri lacerti piatti, che attaccansi al perimetro del bulbo e terminano con varie separazioni intorno al cavo esofageo, essendone i dilatatori e gli elevatori. Oltre dei quali muscoli ravvisansi due nastri carnosi traversali, che partono d'avanti il bulbo e finiscono verso i Iati del cavo che lo alberga : ne sono i rotatori destro e sinistro. Segue la disamina del masso ovato di detto bulbo composto da vari strati muscolosi concentrici od embriciati, che nella base sono uniti e talmente intrec- ciati, da riuscirne difficoltosissima la indagine. La prima serie de' lobi muscolari, che lo compongono, risulta da due pezzi semilunati; l'inferiore, trilobato nel termine, abbraccia il superiore a margine scmphce^ adattandosi sul primola mandibola minore, e sul secondo la maggiore. In quello la direzione delle fibre a più plessi va da dritta e sinistra verso avanti con chiara apparenza di fascetti tendinei: ed in questo la disposizione fibrosa a vari piani ò semicircolare, I de- scritti lobi muscolosi sono i costrittori delle mandibole, che vi si applicano. II terzo lobo sorge da mezzo a' due esaminati, anteriormente aperto^ ove nel e. totaro trovasi una valletta continuata nell'esofago, nel cardia, indi fino all'apice della spira del budello cieco. Esso abbraccia il quarto lobicino, sopra cui adattasi la linguetta de'denti^ componendosi da due ellittici strati muscolari. Non solo l'appa- ralo muscoloso, ma l'intera superficie cutanea de' ca/awzar/ e di tutti Cefalopedi morti sono fosforescenti all'oscuro. n ) Occhio. In detti Molluschi, mentre il fondo dell'orbita sia cartilagineo, il resto anteriore con fibre longitudinali parallele ò continuazione dello strato muscolare sottocutaneo. Esso ne compie la cavità, e finisce per dare origine al muscolo orbicolare delle palpebre, che risulta da esile piano carnoso circolare ; nel e. totaro e saettato, ncW Argonauta essendo incaricato di chiuderne l'orifizio. Egli è da rimarcarsi che xìe polpi., nelle seppie e seppiette., nel calamaro comune la cuUcola e la cute, assottigliate abbastanza e IrasparenU, perfettamente chiudano il foro palpebrale, e s'infossano in giù. Nel e. saettato e totaro è cir- colare con incisione supcriore, priva di cornea o di delti integumenti. Inoltre è mosso il bulbo dell' occhio nel e. saettato e tataro., che per grandezza ha le parti più rilevate dogli altri calamari., dai muscoli retti: i) interno che prin- cipia con strello plesso Icndineo dal fondo dell'orbita, poi anasloraizzalo al compagno, indi più ampio aderisce presso la base del bulbo oculare ; 2) superiore che nasce poco sopra il precedente, e termina sul bulbo; 3) inferiore che ha 27 origine e fine in opposizione dell'antecedente; e 4-) esterno che principia tutto carnoso e valido dal pavimento dcUorbita sul nervo ottico ed attaccasi nel bulbo. Finalmente tra questo ci muscolo retto inferiore esiste il rotatore od obliquo, che viene dall'orbita e finisce nel bulbo. I muscoli descritti veggonsi meno pronunziati negli altri Cefalopedi, ed in alcuni sono appena visibili o pure mancano. 9 ) Cavità viscerale. a ) Esofàgèa. Nella centrale nnione de' cirri esiste imbutiforme antro, largo sopra é stretto sotto, in cui giace ed è attaccato il bulbo esofageo. È desso formato dalla divaricazione de' fibrosi lacerti de" prefati cirri, i quali espandonsi a guisa di ventaglio e poscia riunisconsi; essendo superiornienlc congiunti all'orlo del bulbo dell'esofago, ed in giù fissati al perimetro del foro esistente nel centro del cefalico cavo cartilagineo. b ) Addome-jìeritoneale. È dessa formata da ovale sacco trasparente, nella maggior parte occupando il cavo addominale , cui è attaccato avanti mercè il muscolo corrugatore medio, dietro vi è più o meno aderente ad opera dei muscoli corrugatori posteriori, ed in sopra è fissato alla teca cartilaginosa mediante un piano muscolare bucato pel passaggio dell" esofago, de' vasi e de' nervi, onde è che da Cuvier fu giustamente detto diaframma. Quale borsa ne'/;o/^j/ e nella seppietta è posteriormente corredata di macchiette cromofore. Di queste nel calamaro tataro vedesi cosperso tutto il cavo addominale, la lacuna dell' infondibolo. Il pe- ritoneo racchiude i vìsceri enterici , il fegato , gli organi genitali , sembrando continuazione delle stesse interne fibre oblique e rette del sacco. Ma nella inte- riore sua parte , soprattutto su ha nel j)oIpo comune uno strato muscolare fibroso non molto compatto. 1 ) Canale degli alimenti. Dal fondo del bulbo descritto continuasi il tubo esofàgèo, che attraversa il grande forame della teca cartilaginosa, passa tra Io spazio de' due globi dell'oc- chio, tragitta per l'anello cerebrale, penetra nel cavo addominale, percorre la faccia concava del fegato, ampliasi per dare origine all'ingluvie o pre-stomaco molto lungo, inferiormente ristretto nel polpo macropo e comune.) mancando nei calamari e nella seppia. Il pre-stomaco ha la figura di cornamusa allungata, fiancheggiato dall'arteria aorta, e pria di continuarsi nell'intesfino verso innanzi produce il ventriglio o stomaco bastantemente toroso orbicolare-bislungo ne polpi e calamari^ nelle seppie].) con apice incurvato nel tremottopo e nelY /argonauta. Esso dà origine nel medesimo punto agl'intestini si duodeno o pure cieco conformato a spira, donde nell'interno a dritta e sinistra partono laminelte appena triangolari fornite 28 di follicoli; quindi impatinate da glutine; come a" budelli tenue e crasso più o meno ripiegati flessuosi. Quello sbuca il seno venoso, essendo sostenuto nelle sue tortuo- sità da esile membrana , e questo, costeggiando il muscolo corrugatore medio, termina coli' ano. L'intestino àoìpolpi^ àeW Argonauta^ del tremottopo offre due ripiegature, quello Ac calamari ne manca affatto, ed è quasi retto. L'ano di questi, della seppia.^ delle seppiette ha l' orifizio bilabbrato con due cirri laterali, come nel tremottopo^ in cui finisce dentro linfondibolo. Si ravvisa pure nel calamaro tataro un canaluccio formato da due alette della membrana mocciosa, che hanno origine dalla base del lobo medio del bulbo muscolare, e traghettano per l'esofago, pel cardia sino all'apice della spira ciccale. Da quello partono i plessi lacertosi raggianti, che si dirigono verso il margine libero di quest'ultimo. Ecco tracciata la conformazione dell' intero canale de' cibi nei polpi t tranne il macropo, in cui l'esofago è assai lungo, per conseguente lo stomaco piìi corto. Nel e. comune la spira del cieco sta naturalmente svolta, il quale prolungasi fino all'estremità anteriore dell'addome, essendo pieno di umore gialliccio, non che fornito di pareti esili trasparenti. Ma nel e. saettato e totaro il ventriglio molto ampio ha pareti lacertose meno compatte, dal cui fondo estcndesi il muscolo prolungato sino alla guaina che racchiude la pcnnettà cartila- ginea, cui aderisce : il loro budello cieco appena descrive una spira e mezza. La struttura delle parti accennate è semplicissima; attesoché, oltre la tunica sierosa esterna , e la mocciosa interna fornita di rughe longitudinali ed attaccata alle radici delle mandibole, esiste intermedio strato di fibre muscolose a lungo e di altre appena traversali, che rendonsi abbastanza pronunziate nel pre-stomaco, molto più nel ventriglio, ove la tunica mocciosa è più valida , facile a separarsi dopo la morte con le superstiti impronte delle sue rughe , assai rilevate nel tre- mottopo. La disposizione delle fibre del ventriglio in forma spirale e traversale all'esterno, a lungo nell'interno, non che la loro validità, giustamente ricordano la fabbrica del ventriglio de' gallinacci. 1 1 ) Glandule salivari. Io le distinguo in boccali^ esofagee^ enteriche ed addominali. Sono le prime visibilissime nel calamaro totaro^ ovali, di sostanza glandulosa compatta, e situate a dritta e sinistra nella faccia interna del lobo medio del bulbo muscoloso. Oltre le stesse, tutta la superficie estorna della cavità di questo ultimo mostra molti forametti occupati da tenui follicoli esistenti nella maglie de suoi lacerti fibrosi. Dippiù dietro il lobo medio si osserva un rialto totalmente pieno dei succennati acinetli, i quali trasudano glutinoso umore, che invischia i cibi nel- l'essere quivi sfrantumali. Ma indeciso rimango dulia loro natura conglomerata. 29 La quale è chiara nelle seconde, o salivari minori al numero di due, occupando la parie anteriore e laterale del cavo, in cui alberga il bulbo dell'esofago. Hanno esse la forma allargata compressa, e risultano da vari grappoletli, i cui propri canali escretori finiscono neldutto primario, che separato da quello della compagna sbocca dentro la bocca. Nei e. saettalo e tataro sono esili abbastanza. Le terze glandulc si riducono a' piccoli follicoli aperti nella tunica mocciosa gastro-enterica. Finalmente le quarte o scialivari maggiori, che somiglio al pan- crea, albergano nella superior parte delFaddome sotto il diaframma Cuvieriano, ognuna di fabbrica analoga alle esofagee ; ma sono piccole ed a cuore nei polpi argonauta.^ comune., nelle eledone moscata e Jldrovando ; ovali e molto grandi nel polpo macropo\ piccolissime globose o reniformi ne' calamari\ nelle seppie e seppiette. I canali escretori di dette glandule sotto la teca cartilaginosa si riuni- scono in uno, che costeggia il Iato sinistro dell esofago, aprendosi dentro il bulbo. Non debbo per altro tacere, che nella unione marginale del sacco addominale al dorso evvi a dritta e sinistra un gruppo allungato di follicoli; ed indarno ho cercato di vedere, se avesse avuto l'apertura del comune canale neirareola bianca circo- lare ivi esistente. 1 2 ) Fegato. "^e polpi e nelle seppiette è desso di forma ovale, convesso nella faccia ventrale, ove ha una fovea per la borsa dell'umor nero, più o meno scanalato nella dorsale. Ha il colore rosso-fosco, ed è racchiuso dalla sua cassula, indi nel peritoneo. ^q\ polpo macropo è di figura cordate-bislunga, nella seppia biforcato nel principio e termine, ne' calamari vedesi giallo, non troppo grande, ristretto ai due estremi, sbucato nel mezzo pel tragitto dell'esofago. Nella seppia soprattutto alla faccia inferiore è facile di separarlo in due lobi , vale a dire longitudinale destro e sinistro. La sua granosa sostanza è riunita in grappoli ne calamari ., disposti in lobicini ne' polpi ^ ma di sollecita dissoluzione. Di fatto , quando sia esso recente, ne apparisce una porzione quasi sciolta, e chiaramente scorgonsene gli acini. Da' quali principiano i primi dutti assai larghi, quindi gli altri, finché giungasi alla cavità destra e sinistra sommamente ampia, ove nei joo//;/ mettono foce immense lacune. Da queste hanno origine i condotti epatici, che sbucano la cassula propria e la peritoneale, e dopo mezzo pollice costituiscono il dotto coledoco, aperto presso l'ultima spira del duodeno per versarvi liquida e giallastra bile. Avendo fatto conoscere la forma e tessitura del fegato, rimane ora che io più diffusamente vada esponendo la disposizione delle vie epatiche. Appo i polpi il canale biliario è rappresentato dal maggiore ed unico tronco mediano, che da dietro, ov'è appena furcuto, procede con tragitto quasiché flessuoso, in cui vansi 3o alternativamente ad imboccare numerose ramificazioni primarie, dando origine alle secondarie provenienti da altre csilissimc, colle quali comunicano i follicoli epatici. Riesce agevole la dimostrazione di que'del calamaro comune^ soffiando l'aria pel tubo-gastro enterico, la quale giugno fino a suoi grappoli con ovati follicoletti. Il grazioso si è, che allo spesso vcggasi anastomosi fra i loro troncbicelli. Nella base del canale epatico maggiore osservasi un àlveo o rigonfiamento , dove sboccano i canaletti pancreatici , ed in cui superiormente termina il tronco mag- giore, finendo in giù ed alquanto di lato i tronchetti secondari dei lobi epatici infe- riori. Dal mezzo principia la coppia de' condotti escretori, che tragittano paralleli e distinti fra lo due facce degli organi gastrici per riunirsi in comune vaso a foggia d'Y, meglio come il coledoco umano dentro l'intestino duodeno. Siccome nella seppia il fegato ò duplice, ossia costituito da due eguali e se-r parati lobi; così un paio di distinti canali biliari vi si rinviene, incominciando con due grandi rami, oltre il laterale esterno ed i secondari di primo secondo e terzo ordine, componendo inestrigabile reticella (parenchima). Nel tutt' insieme imitano ima foglia sinuosa, ed il cui tronco comune mediano, nell' uscire dal fegato, pian piano s impiccolisce sempreppiìi fino alla distinta sua apertura entro il duodeno, ad onta che vi si unissero i dutti pancreatici. Poco per altro differenzia il medesimo apparato nelle seppiette. I calamari d'altronde posseggono la stessa ramificazione ed andamento biliare descritto ne polpi: vai dire essere unico il tronco interno, forcuto ed assottigliato nell" esterno, tranne nel e. comune^ in cui i canali escono ristretti, indi si gonfiano e riuniscono molto prima di toccare il duodeno. La fabbrica dell' intero apparecchio biliare de" Cefalopedi è semplicissima, ossia risulta dalla tunica esterna con fibre traversali , e dalla interna mocciosa. Fenomeno interessante si è, che l' estremità di siffatto apparato si gonfi negli acini iecorari ; e che il mercurio, introdotto nelle ramificazioni della vena epatica, age- volmente passi a riempierli, ed in conseguenza, dopo di avere serpeggiato su" ca- dauno di essi, apronsene i ramicellì nel loro interno, per farvi da vasi assorbenti. i3 ) Atramentario . È conto abbastanza, che i Ccfalopcdi tengano noli interno del corpo, e sulla faccia inferiore epatica una borsa ovale, più o meno allungata, erroneamente reputata da A. Monro (i) cistifellea, e da Blainville (2) organo orinario; dalla cui esteriore apertura, collocata fra l intestino retto e'I fegato, esce nero umore. Fu pensamento dello zootomista francese (3), che essa non abbia alcun rapporto (i) The sinici, and P/ijs. of Fàhes Cìt. (5) Lintevieur de la bourse du noir n'est (2) Journ. de Phjjsiq. 1820. f>as wìe shiple cavile, mais un tissu cellulaire 3r col fegato, e possegga il tessuto segretorio. Parve nel polpo volgare e più chia- ramente nel macropo , cLe cìla ricevesse dal fegato l'umore nero, che lavorato nella sua sostanza mediante infiniti e diramali vasellioi fosse trasportato nel di lei cavo, onde trattcnervisi ed acquistare ulteriori cambiamenti (i). Nella seppia e nei cfi/ff?;?fl;7" ratramentario è separato dal fegato. Siffatto serbatoio per la forma e"l sito varia molto; ma la struttura ne ò sempre la stessa. È il medesimo fatto dalla tunica esterna cerulea polposa argen- tea disseminata da minuti cristalU acicolari bislunghi, che facilmente sono sciolti da una goccia di acqua, essendo nelle seppie e ne calamari verde-argentina; e da un'altra interna mocciosa, reticolata. Il menzionato sacco ovale è inferiormente rigonfiato, vedendosi bilobato nel polpo macropo^ con due borsette nella seppietta Eondeletiana^ termina su con canaletto ristretto flessuoso, lungo ^ che nella sep- pietta macrosoma è cortissimo. Ne'/?o/^j/ specialmente la borsa dell'inchiostro ha particolare albero, il cui breve tronco tosto bifurcasi e costantemente conserva la medesima duplice ramifi- cazione neir estremità espase a guisa di rami carichi di foglie. La s. officinale ha tale organo diviso in due distinti alberi , spartili il primo maggiore in quattro rami grandi eguali, e"l secondo in tredisuguali, lutti circondati da tenui fiocchetti. FrsL cala?na7Ìho esaminato quello del tataro^ in cui risulta da fusto mediano, nel principio e termine assottigliato, ampliato nel mezzo e lungo il suo tragitto corredato di ramificazioni variamente suddivise, terminate e disperse nelle inte- riori pareti del succennato sacco. La tunica, che copre detto albero, vuoisi cospersa di glandidctte pimracntiche, da me non osservate eoa chiarezza, dalle quali si secrega e trasuda la materia nera. L'umore in esame nelle seppie è più nero ed in maggior copia di quello àépolpi^ fra quali lo è anche meno ncU' abitante àcl\ Argonauta^ del tremottopo^ essendo ne calamari verdiccio soprattutto nel «fl-e^fe/o, e scarsissimo. Ha un grumo centrale pastoso attaccaticcio, e'I resto è liquido, che no riempie in gran parte il sacco, e sospetto che vi sia sciolto dall'acqua marina. Neil" e/e. no. che le branchie sieno le sue appeiulices, e T organo genitale maschile il procesms penula. 38 Le seppiette Rondeletiana e macrosoma offrono soltanto due corpi triangolari , compressi e composti dalla medesima duplice sostanza testé indicata, tranne che i canali puranche rossi sono piìi approssimati in vari punti. Fra le lolligini il solo calamaro comune gli mostra ellittici, assai più grandi di que' della seppia offi- cinale^ e senza il terzo suo lobo. La sostanza adiposa è in eguale proporzione colla tubolosa, che appare sotto forma di tanti organi segrelori di figura palmata corredati di tubo comune, avendo l'apertura alla faccia esterna di tali corpi ; nel- l'atto che alla superficie interna appariscono aggruppate le loro lacinie. Interessante egli è di far conoscere, qualmente nel corso della vita di tali animali, e forsi quando siasi assoluto l'ingrossamento delle uova, io abbia visto marcata relazione tra queste ed i sottoposti corpi adiposi : sebbene ciò non siasi avverato per gli altri calamari forniti de' soli corpi in disamina. Anzi aggiungo, che in ima seppia officinale grandissima io abbia ravvisato il modo del loro novello sviluppo insieme a quello de'corpi suddjBtti, che erano quanto un fagiuolo e gli organi in esame vi soprastavano a guisa di due analoghe massicine gelatinose con tenui e serpentini filetti non rossi. Que' del calamaro comune in maggio sono di forma ellittica, alquanto distanti fra loro, collocati a destra e sinistra dell'intestino retto e del sacco dell'umor nero. I medesimi ne' successivi mesi estivi divengono assai voluminosi, d'inverno ritornano ad impicciolirsi, sono di colore bianco-giallastro; nelle 5ejojo?e offrono presso a poco lo stesso andamento e colorito. L'escrezione dell'umore, che separano forsi è necessario alle uova nell' uscire dagli ovari prima o dopo che siano slate fecondate dagl'individui maschili, od indi cosperse dalla materia viscosa de'corpi accennati. Pare che sufficiente analogia serbino colle glandule anaU di certi Mammiferi. 17 ) Embriogenià. Wagner (i) ha esaminalo solamente l'uovo del/?, macropo raggrinzato dallo spirito di vino, per cui nulla di certo ne dice. Io vi ho ben distinto il cerio, l'amnio, il vitello spartito in vari grossi globelti granosi, affini alle molecole Bro- wniane, nelle seppie e seppiette .^ nei calamari, l'albume traslucido, ed il bla- stoderma senza marcata vescichetta prolifera nel solo polpo Argonauta. La uscita delle uova con gambo è successiva ed a grappoli. Nel jo. tubercolato il pedicello comune è lunghissimo, il quale avviticchiasi a' corpi marini adiacenti, verso la fine ha l'uovo più prossimo al completo sviluppo, da cui inferiormente ne pende altro piccolo gruppo. Cadauno embrione ingrossato è ovale ne' polpi ^ a pareti il) Prodr. hì'al.gener. hom. et anim. Lips. i^Z& fog.Jìg. 7. 39 levigate nel;», tubercolato ^ solcalo xìqVl eledona moscata^ e piegate con corona inferiore nella e. Aldrovando^ periformi incurvate nel iremottopo. I calamari ( i ) offrono le uova piccole globose riunite in grappoli maggior- mente composti, e la seppia officinale le ha ovali, cui somigliano quelle della seppietta Rondeletiana e nella macrosoma n'esistono alcune piccole frammiste alle grandi. Varia ne è la dimensione, attesoché esse hanno il diametro di mediocre acino di uva o di ohvaslro nella s. officinale^ e di miglio nel p. Argonauta^ passando per questa successiva gradazione quelle de' restanti Cefalopedi. Ogni uovo con cicatrice esteriore nel e. tataro ha la tunica coriacea trasparente piena di grani globosi e di umore latticinoso , che nella seppia e seppietta osservasi glutinoso, niente dissimile da gruppi di gragnuola. Le laminette che per lungo dividono la buccia ovifera àelY eledona Aldrovando^ nelle seppie e seppiette forsi diventano separazioni di ulteriori uovicini rinchiusi da tunica comune. Il cerio, quando l'embrione ne debba uscire, viene pian piano ad assottigliarsi, quindi resta spontaneamente squarciato. Ecco quello che ho veduto in una fdzà di uova del e. saettato. I feti vi avevano quasi totalmente consumato il vitello , e di continuo giravano polla propria niccliia. Gli occhi comparvero i primi, poi il ventricolo del cuore, scor- gendosi tutti e tre come due globi neri laterali superiori el terzo mediano infe- riore, continuamente pulsante. I cirri presentavano i soli tronchicelli attorno la bocca col gambo del sacco vitellario, che vi terminava ; entro il cavo addominale apparivano le primiere tracce del tubo enterico, e l' abbozzo di fegato. Le osserva- zioni fattevi da Carus (2) Cuvier (3) Dugès (4-) vieppiù illustrano le mie, senza che siano di maggiore estensione : uè quelle di Ehrenberg (5) sono di gran momento per la scienza. Però nulla resta a desiderare il lavoro di Vanbcneden (6) su la embriogenià della seppietta Rondeletiana^ il di cui uovo ha la stessa composizione di quello de' Molluschi gasteropodi. La vescichetta ombilicale s' inserisce su l'esofa- go ; il cuore e le branchie sono situate all'esterno, e'I sacco addominale formasi più tardi da una ripiegatura della pelle, che si sviluppa da dietro in avanti, ricoprendo l'apparato respiratorio. Questo ed il circolante sviluppasi ad anse, che si moltipli- cano e distendono : dapprima vedesene una sola per cadauna branchia, il vaso che (i) Fernssac et Dorùigny Monogr. cil. pi. Moli, cepfialop. fJnn. des se. nal. Paris iSSj, X. Ne trovo i particolari iconografici abbaslaaza Vili ii^Jig.) esalti. (5) Syinb. phys. cephalop. 6. (2) Tab. cit. p. 9, t. II 24--27. (6) Elud. embri/ogenù/. sur la%e\niAc. Bruì. (3) Annal. des. se. nal. i832. i84i 4-°i /*• i-ilh pi- I i-i6. (4) Sur le developp. de V embryon chez les 4.0 lo forma si allunga e ne produce la seconda terza ec. sino al compimento della intera branchia, la quale è la prima ansa moltiplicata. Le uova di seppia officinale da' nostri marinai diconsi uva di mare ^ le quali perle più a guisa di grappoli aderiscono a fuchi, oppure alle foglie di zostera. Esse sono ovali vescicolose trasparenti. Lo elastico gambo di ognuno è continuazione delle membrane componenti la loro buccia : vale a dire l' esterna divisa in due fogUetti abbastanza crassi fibrosi che chiamo cerio, e la interna esile rassomi- gliante all'amnio. Quali inviluppi rincliiudono una sostanza gelatinosa, nel cui centro è scolpita ovale nicchia pregna di albume trasparente , talora contenente qualche bollicina di aria prossima ad una linea oscura estesa dalla punta libera di ogni uovo fino alla cavità centrale, ove giace l'embrione. Il periforrae sacco vitellario di dupfice mole vedesi dritto, ed altre fiate pie- gato sulla ventrale sua faccia, ma col gambo sempre attaccato alla bocca, I cirri corti gittanvisi sopra, gli occhi sono gialli prominenti con rotondo foro pupillare, nel dorso vi trasparisce l'osso, e nel ventre appare l' infondibolo. L'embrione di tratto in tratto vi si gira. È osservazione interessante che l'esposto segni il penultimo stadio embrionico (12 maggio ), giacché il finale vien costituito dal totale offu- scamento degli anzidetti inviluppi fetali, da Carus a torto attribuito alla diffusione dell'umor nero della seppia officinale. Convengo che il sacco vitellario sia in sfretta continuazione col tubo intestinale, da cui derivano i principi nutrilizii, ma Aristo- tile, Cavolini (i) e Dugès (2) lo avevano osservato sotto l'esofago; mentreCarus (3) sostiene il contrario. L'ossctto già presenta duplici strati, cioè il membranaceo, ed il calcareo. Le branchie sono ben formate come il resto de' visceri, l' infondi- bolo; il sacco branchie-cardiaco dà 4o pulsazioni per minuto. I follicoli cromoferi appaiono già sviluppati. (i) Tagliando la buccia esterna deUuoKo di libero nuota il feto ., e mentre che il tuorlo è aneo- seppia si vede che sia fatta a sfoglie, e venendo al- ra al muso attaccato pendolo e libero, il feto re- i ultima membrana sottile, si osserva come, pre- spira eolle sue branchie che ha dentro il sacco, mcìidosì lutto Ihiovo, trasuda trasparente umore ; e fosso già comparisce opaco e per l imbuto il edaperta aticor questamembrana schizza qtiest'u- riero lifjuore già si erutta: il piccolo feto ha allora more bianco , mollo fluido che intornia il feto . Dal gli occhi ben grandi e per V acqua nella quale è centro de cirri si vede un cannello che è la conti- rinchiuso si libra non ostante l'impaccio deltuor- nuazione del faringe, il quale cannello si dilata e lo al muso attaccalo e ciondolante- (Op. cil. 63.). continuacullamembranaesterrMdeltuorloflqua- {z) Ann- desse, nat. Paria iSSy, Vili 107, le èun globo bianchissimo, pieno di umore vischio- t. V i-6. so: e siccome cresce il feto; così decresce il tuorlo, (3) Tab. illusi, anal. camp. Lips. i83i ,/). 9, macresceperò in volume il biancoitmore nelquale II 29-30. 4i i8) Inforno al non parasùtsmo c?e/ polpo Argonauta (i). In Malacologia è problema gravissimo quello concernenle l'abitatore dcl- ¥ Argonauta Argo di Linneo. La cui soluzione, surla in mano a PoU (2) nella nostra R. Accademia delle scienze, dibattuta in seno dell'Istituto di Francia da Blàinville (3), con frivoli ragionamenti confutata da Smitb e Gray nella Società R. Britanica (4), sviata dal suo retto sentiero presso l'Accademia Gioenia da Power (5), e con argomenti indiretti ricondottavi da Vanbeneden (6) in quella delle scienze di Bruxelles; dopo tre lustri, corredata di fatti perentori ed incon- cussi, ritorna sotto la censura dedotti (7). E vi si presenta sciolta merce quattro incontrastabili argomenti, desunti cioè dallo sviluppo embrionico, dal raaccbinale andamento, dalla organizzazione di detto animale inseparabile da quella della sua concbiglia, dall'analisi cbimica de' pezzi cbe questo ne ba rigenerato. a) Sunto storico della quistione. Già corre il vigesimosocondo secolo intorno alla sistematica conoscenza del Nautilo, NaupUo, Nautico, Cirabio de'Grecie dei Romani. Aristotile (8), Eliano^ Oppiano, Plinio (9) banno encomiato la sagace industria di siffatto Mollusco, ed i Poeti loro coetanei , non esclusi i nostri Gian- nettasio e D'Aquino, ne banno decantato le meraviglie della navigazione colle piloticbe norme trasmesse insino a tempi attuali. La forma e leggerezza di tale concbiglia fu eziandio imitata nella costruzione della prima nave, sulla quale Giasone ( 1 0) con 54 compagni Argonauti imbarcossi polla famosa conquista del vello toson d'oro. Intanto lo Stagirita ben si avvide, cb'eranvi due specie di naiitili^ uno aderente al proprio guscio detto Pompilio^ e quello in esame per- fettamente staccatone. Ecco l'origine di una quistione capitale, cercandosi di sapere se il 2ìolpo Argonauta^ cbe frequentemente rinviensi libero entro fuori il rispettivo guscio , ne sia il vero costruttore come quello del Pompilio^ cbe vi ba strettissimi legami organici. Fu osservazione della recondita anticbità, die la concbiglia àe\Y Argonauta avesse un ospite parassito; il quale, come ì paguri e le dromìe^ ne uccida il vero proprietario, onde intrudervisi ; ed in modo niente (i) Mem. letta alla R. Acead. delle se. nel- (6) Exerc- zootom. Brnx. iSSc^j^àiC I 1-24., la tornata de' i3 luglio i84.J, ed inserita da Scacchi pi, 1-6. neW Antoloff. di se. natur. liKjUo 1S4.1, da Ni- (7) Dopo la lettura delle presenti ricerche alla colucci nel Giom. enc. napol. sett. i84i. nostra R. Accademia delle scienze, ho avuto il pia- {p^^ De Argonauta Argo fahrica, nov. 1S24.. ceredimoslrare a Vanbeneden, di passaggio per que- (3) Jìapp.fail à tAcad. àes se. '{Ann. des sta Capitale, gli embrioni tenuti in acquavite e vari se. nat. Paris 1837, ^" 722^- gasci di Argonauta colle particolarità descritte. (4) Zoolog. soc. ofhoni. 1837. (8) Hist. anim. IV, IX 37. (5) Blàinville liapp- cil. (Soc. Gioenia sett. (9) Ilisf. nat. IX 29. i835/. (lo)PozzoliZ?/;:. d'ognìMitol.'WA.iSorj, I 9? . 1/ 4-2 diverso dal loro procedimento muti alloggio, secondo che cresca il suo corpo. Tanto maggiormente che ì\ polpo Argonauta non sia attaccato all'indicato guscio, che lo abbandoni qualora sia costretto di mettersi al sicuro. E Plinio ( i ) sulla fede degli scrittori greci giugne a credere, qualmente detto Mollusco lasci la con- chiglia per venire a pascolare in terra. Blainville (2)^ tenace all'opinione emessa sono ormai quattro lustri e piìi, che \\ polpo palmifero da parassito abiti detta conchiglia, manifesta che la esten- sione della coppia di braccia inferiori, riuscendo eccezionale per siffatto essere, debba corrispondere a' costumi diversi di simigliantejoo/^o. E siccome ì paguri e le dromie hanno il corpo corredato di uncini per atlrapparsi alla columella dell'improntato abituro conchiglifero ; così '\\p. Argonauta colle braccia palmate, stringendosi al suddetto guscio, in cui si annida (3), somministra ulteriore argo- mento pel suo parassitismo. In settembre i83!5 Smith, pronunziando sentimento analogo i^cl polpo Argonauta, affermò che ne' nostri mercati sia questo abbon- dantissimo ed a discreto prezzo. È da riflettersi eh' egli abbia confuso il polpo costruttore della conchiglia Argonauta col p. volgare e mangereccio, avendo quindi preso il quid prò quo; come spesse volte succede pe' viaggiatori che, fuga- cemente visitando le nostre contrade, ne propalino poi erronei giudizi dal fondo dei loro gabinetti. Fra quattro lustri circa non ne sono stati pescati nella nostra rada pili di trenta in cinquanta, né di tutte le stagioni ed in ogni anno, de" quali il più grande non ha oltrepassato il peso di mezza libra, e venduto pel prezzo non meno di carlini sei a dodici. Né meritano positivo ascolto le induzioni , meglio gli arzigogoli di Graj in favore del succennato parassitismo. Costui scrive, che la conchiglietta de" Mol- luschi nell'uovo differisca moltissimo da quella, che ne forma il nocciolo nello stato adulto; ch'essa ncWArgonauta di 4 lin. di diametro, secondo Poli, sia maggioro del piii grosso uovo di tale polpo ; che negli animali testacei il guscio preceda lo svilujìpo degli altri organi ; e che la mentovata conchiglia, mancando d'impressioni palleari come vcggonsi nella c«mcna , non abbia aderenza col suo costruttore. Or tutte queste asserzioni, in forza de' fatti che mi appartengono, specialmente che negli embrioni delle nerite e de murici il guscio sia l'ultimo ad apparire ed in forma di pellicola diafana, divenendo trenta volte piìi compatto e doppio delY Argonauta., sono affatto gratuite, e non meritano di essere confutate. (i) Ferussac Dici, dhisl. nat. Paris 1822, (3) llapp. sur te poni pe de l Argon. (Anìi. I 55o. des se. nat. Paris iSSy, VII 172/ (2) Janni, de phys. Paris i8i8, I 87. 4.3 Dall'altra parte Rumphio (i), secondo Bruguicre (2), quale testimonio oculare sostenne, che ì\p. Argonauta fosse l'esclusivo autore di siffatta conchiglia ; che esso perisca appena che ne sia staccato , ciocche non succederebbe se tale domi- cilio fosse pel medesimo accidentale ; e che, espulsone , immantinente muora. Intanto Rumphio, attentissimo osservatore di cose naturali nelle Indie, e che ne fu replicate volle spettatore , tranne Poli alla cui opinione io mi ascrissi (3) e vi annuì Rang (4-), non ebbe alcuno seguace. b) Sviluppo embrionico. Quantunque da' primi anni di questo secolo (i8o3) Poli avesse scorta la piccola conchiglia nelle uova della sua seppia velifera ospi- tante àQ\y Argonauta Argo ; pure la data di questa interessante osservazione , cospirante a dirimere ogni litigio, non rimonta che al 1824-; epoca della pubbli- cazione del sunto, che Monticelli diede della di lui memoria letta alla R. Acca- demia delle scienze, e nel 1826 da me resa di pubblica ragione in Parma (5). Dalla descrizione e dalle figure, che ne rimase il nostro compatriota sul primordiale sviluppo della conchiglia nell'uovo AaX polpo Argonauta ., ed alle quali allusero Deshayes (6) e Carus (7), chiaro apparisce qualmente debbasi questo considerare non solo abitatore , ma suo esclusivo costruttore. Avviso oggidì seguito da tutl'i Malacologisti. Nel 1 83 Ì5 Madama Power, ripetendo, nel porto di Messina le osservazioni Pollane^ promulgò che non mai Y embrione AcW Argonauta in qualsiasi periodo entro l'uovo abbia il guscio, venendone fuori nudo. Il segretario della Società Gioenia (sono le parole di Blainville) vide uno tra'/jo^j/am inviatigli nell'alto, che usciva dall'uovo totalmente sprovveduto di concliiglia, che ne era in seguilo fabbricata. Quale embrione non somigliava affatto a quello che poscia diveniva, essendo un vermicello (8) fornito di duplice e lunga serie di ventose , con appen- dice fìUforme in un estremo, e corredato di piccolo rigonfiamento nell' altro , ove sembravano esistere gli organi digerenti: e, secondo lui, sarebbe un'appendice brachiale, da cui poi deriverebbero le parti necessarie. E quegli aggiugne, che lo sviluppo degli organi àdV Argonauta facciasi per via di gemma animale o (i) Thes. conch. Lngd.-Batav. 171 1, p. 3, {']) Sectmdum Delle Citiate (Test. utr. sic. tav. XVf. lllJdalaeJlffì/i'aeArgomLulaeaTgoovaex/iiljent... (2) Enc. mefli. Vers I 1 1 7. testam Argonautae in ipso ovo oririet animali non (3) Kota sul Moli. ettanlc ad altro individuo della sua specie, in cui per causa di urto a qualche corpo marino, tal casuale riparazione, non rara a succedere, era già accaduta in allo mare ; sic- come Io contestano detti testacei conservati ne Musei. Raug nel porlo di Algieri tolse de'pezzi alla conchiglia à^é.p. palmato^ senza indicarne il sito, e fra sei giorni furonvi riparati. Aggiugne però^ che si fievole e trasparente lamiuelta manchi della struttura, solidità, bianchezza del resto di detto guscio -, come se non fosse stata riprodotta da' medesimi organi, e niente diversamente da quello che avviene nelle elici : il palleare margine delle stesse , che ne lavora la chiocciola , riesce poi insufficiente ad operare identica riparazione. Argomento che indirettamente conferma Io sviluppo di questa inseparabile da quello dell' embrione. Vanbeneden per corrispondere a' desideri di Blainville ne informa , che in un lato della conchiglia di Argonauta^ di otto pollici e mezzo di diametro, vide una grande apertura fabbricata da sostanza calcare, e che maggiore dimensione presenta vasi in altra più piccola. Fa egli osservare, che non vi si notarono le coste traversali, nò le strie di accrescimento, sembrando di essere stata a poco a poco solidificata, e con sempre eguale andamento dall'esterna verso 1" interna sopraffac- cia. La tessitura non differiva dalle laminette micacee. La composizione chimica fu identica sì nella nuova, come nella vecchia conchiglia : però la superficie di quella offri minor copia di carbonato calcare delle lamine successive, che ingialli- ronsi colf acido nitrico pili della sostanza della conchiglia. A me non appartiensi alcuna ossservazione di simigliante natura ; ma tali fatti somministrano ulteriore conferma alle presenti ricerche. 1 9 ) Sistema respiratorio. I. Apparato branchiale. I Cefalopedi hanno le branchie , troppo note al Severino, poste a' Iati della borsa muscolosa, colla punta rivolte in su: vi aderiscono mercè parziali pieghe cutanee di ogni loro foglietta collocata a dritta e sinistra della vena branchiale. Le prefate fogliette sono coperte da' comuni integumenti , e veggonsi inoltre a mezzaluna od appena embriciate n€ calamari e nelle seppie; ma ne' polpi e neW Argonauta scorgonsi piìi arcuate , numerose , traversalmente incise. Nel tremottopo rilevo graduato passaggio dalle due alle quattro braucliie del nautilo Pompilio^ giacché in giù ne pendono varie altre laminette col rispettivo vaso comune. I corpi spugnosi Cuvieriani, già conosciuti da Swammerdam (i) nella seppia (0 CuTÌer se n'era fatto autore né polpo, e da non confonderli col paucrea, come apparisce da ^2 officinale^ senza ragione da Meckcl paragonali alla rena delle porte, risultano da molte vescichette temiiuate dentro comune canale aperto ne seni venosi. Ne varia inoltre la conformazione, qualora si osservino nello stato di freschezza e d'integrità; giacche mercè la iniezione di mercurio compariscono semplici fiocchi lìQjìolpi volgare , quadricirro , a guisa di clava nelle eledone Aldrovando e moscata^ hifidi grappolosi rxQWjérgonauta^ nel calamaro saettato^ nelle seppiette, ovali disposti in due serie nel e. totaro^ ramificati pennatifidi negli altri cala- mari e nelle seppie. La cavità interna de' medesimi è cellulare spugnosa senza comunicare con quella dell' addomine, siccome scrissero Cuvier (i), Owen e Duvernoj (2) ; essendo essi a contatto solamente colf acqua , che nepolpie calamari^ nelle eledone e nelle seppie vi può pervenire. Pare che risultino dalle assottigliate pareti della vena cava , intorniati però da spongioso tessuto. Duvernoy (3) non dissente di paragonarli a corpi analoghi, che yid'npuvc ne\Y asteria aranciata. Dippiù lavorano particolare umore giallognolo denso granoso, di cui sono impre- gnati, che se ne può facilmente spremere, e si unisce al torrente del sangue. Da questo differisce per consistenza e qualità. Mayer li volle addetti alla segrezicn3 urica. Sono frequentemente cospersi di spigoU litoidi rossi nella seppia officinale-^ ovali bianco-giallastri nelle seppiette ec. Ne' calamari^ nelle seppie e seppiette .^ ncìY Argonauta, nel tremottopo io descrissi l'appendice a cadauna orecchietta cuore venoso, la quale vi pende mercè particolare canale diviso in moltiplici tronchicclli ramificati , come i corpi spugnosi, tutti fittamente aggruppati da emulare un globetto inferiormente inca- vato. Struttura non sviluppata da Swammerdara, Cuvier (4-), Home, Meckel (15). Le branchie occulte esistono nd polpi ^ nelle eledone, nelY Argonauta, nel tremot- topo, nel e. totaro, nella seppietta macrosoma, giacendo alla interna superiore parte delle branchie, cui sono unite; mentre nel lato opposto aderiscono alla piega della borsa muscolare. Esse sono racchiuse entro un sacco ovato-bislungo, somi- gliano ad una distinta filiera di corpi spugnosi comunicanti col tronco venoso, che quanto segae;.- Porro inter descriptas partes silum (2) Anat. camp, de Cuvier 2." edil., VI 38g. cernitur corpus glandulosum, in lo!>os divisum ce (3) Anat. comp. de Ctiviev ed. 'z.", VI 4-65. ce et tenerartmi aÌìiat. comp. Nap. iS36, (ii)Anat.comp.deCuvier,-2.^ed.VaTìs iS3g, IU2. VI 537; VII 386. (4.) Dict. des se. tiat. Paris i83o, LX 4.8. (12) Viaggio fatto a Napoli nel 1839-4.0. (5) M. Belle Ghiaie , sij'e ne in abuse , est H al riferire di Wagner (i) e Duvernoy (2) della irrigazione acquosa tra le aie muscolari, e le interne cavità de' Molluschi gasteropedi ed in altri loro ordini, come rerificò pure Cuvier (3), la quale penetrazione aquea ne costituisce il fenomeno fondamentale notato da me per la prima volta, e generalmente ammesso; Carus vi riconobbe le prime orme del sistema linfatico ; e Vanbeneden azzardò di confon- derlo colle vene. Ne' volumi successivi darò particolari descrizioni di detto apparato, che ha sufficiente importanza ne' Cefalopedi , come più prossimi a' Vertebrati, soprattutto a' Pesci condrotterigi, avendo caratteri comuni con questi e co' Mollu- schi. Al presente io fo estesamente conoscere tali antri, che altravolta vi tracciai in parte; nò posso non reclamarne l'anteriorità da Wagner, perchè asserì di essersi rinvenuti nel suo polpo Ferany corrispondente al mìo p. tubercolato -, avendo tentato di reputare Baer anche autore di siffatto trovato (4). a) Polpi. Neljo. tubercolato tra l'infondibolo ed i lati interiori dell" occhio esistono due forami orbicolari , i quali conducono nelle respetlive cavità , che occupano lo spazio intermedio fra ciascheduno bulbo oculare, e continuansi pure nel vano, formato dall'ala annessa a cadauno degli otto cirri. Particolarità ignota al Wagner , che non vide gli altri due fori minori situati nelle pertinenze degli occhi, ma nella banda opposta. È poi troppo vero, che i descritti cavi sieno vestili dalla stessa tunica esterna del corpo, e mollo piìi che vi si osservino i follicoli cro- mofori ; la quale nelpolpo Argonauta fodera le medesime parti, ed i cui fori sono collocati sopra il bulbo oculare. Nei rimanenti polpi niuna traccia di tutto ciò ho potuto sinora rinvenire. A" lati dell' infondibolo AqW Argonauta esiste il foro ovale, che guida in un sacchetto forsi acquifero. b ) Tremottopo. Tale sistema vi acquista massimo sviluppo, giacché osser- vansi due grandi fori dorsali in linea del terzo paio di cirri, identico numero mi- nore sottopostovi a' lati dell' infondibolo e sopra gli occhi, egualmente che altri sei piccoli a fianco e poco lungi dall'ano. Tutti sono forniU de' rispettivi sacchi sot- (i) Ce qùily a de plus remarquahle, ce soni véces orificea dans aucune mitre espèce soil indi- les orifìces dune forme ovale, assez considera- gène, soit exolii/ite (Sur les eephal. de la medùer. òles, placés sur les cótès de tèntonnoir ; lapeau Ferussac5?. i-ii,pl. I 14.-54, li 3.i5. Paris iSSy, VI iio. ^9 col tronco dèlia cava antero-laterale, e piccolo abbastanza immettesi presso la base di oliveforme cuore venoso finito nell'arteria branchiale. Le vene branchiali alquanto rivolte dalla posteriore verso l'anteriore regione del pallio, formato prima un seno ovale, con opposta direzione sboccano a' lati di orbicolare cuore mediano. Ne provengono a sinistra un'arteriuccia bifurcata verso la posteriore parte del corpo, e del fegato; a destra l'aorta, che appena ristretta, con rettilineo andamento principia a cacciare due opposti tronchi, danlino rami alla regione anteriore laterale e posteriore del pallio, oltre l'arteria ovaria che esce dal tronco destro e giugno fino al termine dell'ovaia ; e due innestate arterie per ogni lato dirette verso il fegato e le intestine. Dall' arteria in esame poco ap- presso proviene l'unico tronco della epatica, che manda in sopra la stomachica in sotto altro ramo, poscia le solite sue ramificazioni unilaterali e sfioccate. Lo stesso tronco aortico nella estremità del pallio ne somministra uno bifurcato, altro presso la divisione semicircolare, da cui partono le otto arterie pe' cirri, le due esofagee, le ottalmiche ed alcune dirette alla addominale sommità, ^eìpolpo qua- dricirro sono da notarsi la massima lunghezza delle ramificazioni interne di ogni biforcatura delle vene de' cirri; la ottalmica che, mentre con forcuto ramo cir- conda l'occhio, scende poi pel margme e pe'lati del pallio, quali ramificazioni appo ì\p. volgare finiscono nella cava laterale; da ultimo le branchie occulte. Il calamaro saettato dimostra, che tanto le ramificazioni delle vene del no- tatolo, che quelle delle successive tre vene addominali, sboccano entro l'arcuato bislungo seno anteriore nella origine congiunto al compagno. Egli è vero, che vi manchi il seno posteriore, ma è da riflettersi qualmente il ramo anteriore e'I po- steriore, cui appartiene la vena delle branchie, nel riunirsi al tronco della cava^ laterale apparisca abbastanza ingrossato. È inutile ripetere la origine de' rami venosi de' cirri delle pertinenze della bocca e degli occhi, essendo necessario a sapersi che nel suo allargamento comunica co' seni esofageo, epatico e duodenale cui poc' oltre torna ad aprirvisi ; nello spazio intermedio ricevendo l'unico poi tri- partito tronco venoso epatico, e presso la sua anastomosi altra vena. Quello della cava posteriore, alquanto flessuoso, riceve pel sinistro lato il sangue prove- gnente dallo stomaco, dalle intestine, dalle partinenze del fegato e dall' atramen- tario ; attesoché nel destro vi termina una bifida vena. Più, dalla sua biforcatura alla unione delle altre due cave, non solo osservansi le appendici branchiali ma- nifeste, ma la grossa vena ovaria direttavisi dalla punta de'notatoi. Tutte e tra le cave producono un tronco assai piìi piccolo di esse, il quale sbocca nel rispet- tivo cuore munito di appendice anteriore, ed in direzione contraria sorge l'arteria branchiale. 6o Le rene branchiali dello slesso calamaro sboccano nel ventricolo del cuore ovale drillo mediano, dal cui apice esce Tarleria coronaria rivolta in dietro, ed altra dalla sua sinistra metà. Indi l'arteria aorta, cbe ramificasi a dritta e man- cina pe' corpi adiposi, rimane spartita in tre rami; il medio rivolto alle pareti addominali, gli altri due descrivono un'ellisi per anastomizzarsi in direzione dei notaloi, pe' quali spedisce un'arteria ramificata avanti, dietro e ne'loro lati. Cu- riosa è la distribuzione de' rami dell'aorta posteriore, cbe ristretta nella origine e fine, ampliata in mezzo, fornisce a destra la stomacbica, altra cbe bifurcala non solo dà immense ramificazioni all'addome, ma ne nasce a' lati della penna carti- laginea un'arteriuccia anteriore, cbe via facendo fino all'apice spicca tre rami laterali e l'altra piìi breve indivisa sino alla estremità del pallio, cbe deriva dal torcimento del tronco dell' arteria in esame e rivolge i suoi rami al drillo lato del pallio. L'arteria epatica ne sorge poco più sotto, il cui unico tronco ramificato a fioccbetli internasi nella iecoraria sostanza. Inoltre l'aorta caccia a destra e sini- stra le due arterie superiori del pallio, onde bifurcarsi e fornire le ottalmicbe, le esofagee, quella pe' cirri lungbi e corti. Negli ovato-bislungbi seni delle vene cave anteriori àQ calamari volgare e siibolato confluiscono due tronchi, il primo risultante da una vena senza rami de- rivata dalla punta dell' addomine, al cui tronco congiugnesi la notatoria da unica Landa diramata ; e '1 secondo costa dalla vena laterale inferiore, cbe nella sua con- fluenza rivolge un ramo a' lati superiori dell'addome. È da notarsi, qualmente gli accennati seni tornansi ad estenuare pria di finire nel proprio cuore venoso; ove in direzione opposta termina il tronco della cava laterale ramificata in tutto il sacco addominale, ricevendo la vena branchiale ed a sinistra ha pur fine la vena ovaria spermatica, che dritta vi cala dalla punta del corpo avanti, che essa si approssimi al suddetto cuore. Le vene de' cirri maggiori e minori, le esofagee nelle perti- nenze della bocca apronsi dentro la cava posteriore, in cui finiscono quelle degli ovali seni ottalmici, e dell' infondibolo ; ma pria di entrare ncU'addomine ammette il sàngue del seno esofageo, dell'epatico e duodenale, cbe sopra di essa a guisa di otre ovale-bislungo estendonsi assottigliati fino alla punta del sacco addominale. Verso la metà della cava posteriore finiscono la epatica curvata a sinistra , le vene dell'intestino retto e dell' atramentario, a destra la gastro-enterica diramata su e giìi. La cava quindi forcuta e munita delle consuete appendici branchiali insieme alle due cave anteriori e laterali con tronco unico sbocca nel suo cuore venoso corredato di appendice, provenendone poi l'arteria branchiale. A' seni venosi bislunghi del e. tataro concorre il solo sangue della punta dell'addome, e dei notaloi: que'della cava laterale quasiché mancano, tranne 6i uua maggiore ampiezza di delta vena. Le orcccliiette sono quasi coniche collap- pendice laterale, e la vena branchiale ncU' apice di valido obliquo ventricolo del cuore ha significante orlo fibroso, ed è fiancheggiata dalle branchie occulte. Il bi- furcamento della cava posteriore allungasi piìi di quello de" Cefalopedi esaminati, i cuori laterali hanno l'appendice in su, il ventricolo ne è alquanto traversale approssimantesi a quello della seppia officinale^ la vena branchiale costeggia la branchia occulta. In detta «ey;/;^ il sangue è portalo a' due cuori venosi dalle corrispondenti cave, due anteriori piccole ed una posteriore grande. Le prime simmetriche late- rali incominciano con duplici lunghi Ironchicelli superiori ed egual numero infe- riori, tulli e quattro successivamente ramificali, che prendono il sangue dalla punta e dalle parli medie dell' addomine , onde versarlo nel seno anteriore superiore ovaio-bislungo, che sbocca nel tronco comune all'altro seno laterale inferiore. Il quale riceve la vena branchiale, l'altra de' due grossi tronchi ulteriormente divisi derivanti dalle parti posteriori dell' addomine, cui eziandio appartengono tanto la coppia posteriore di tronchi, attesoché le tre piii lontane, ossia due anteriori ed una posteriore, derivano da' nolaloi; quanto la continuazione di tale tronco, che su la membrana dell'osso fa, siccome accade alle vene antecedenti, anasto- mosi colla compagna. La vena cava posteriore è dapprima formata dà otto tronchi trifurcati per ogni cirro minore, da altri due dantino curvo ramo per l'occhio spettanti a'cii'ri mag- giori: tulli equidistanti ed aperti nel cerchio venoso, che attornia il bulbo esofageo. In linea retta n'esce la vena cava, mostrando poco appresso un rigonfiamento, nel quale sito comunica co' seni esofageo, epatico e duodenale. Essa inoltre acco- glie due opposti rami venosi in su ed altrettante coppie in giù , provegnenti dall' infondibolo , dal peritoneo, dal capo del fegato, le cui doppie vene con ra- mi unilaterali finisconvi dopo la ovaria ingrandita da'ramicelli delle inlesfine, e dell' alramcntario. Inoltre la vena in disamina presenta molte affollale appendici branchiali , ognuna biparfita e mollifida. Indi biforcala ed insieme ai due laterali seni venosi mercè unico tronco, assai piìi piccolo di questi , apresi nel rispettivo cuore venoso ; il quale in giù possiede semilunare appendice , ed in opposizione alla uscita dell'arteria branchiale dalla base all'apice delle branchie, dando rami sempre opposti tanto primari, che secondari. Dalle estremità de'testè cilafi vasellini con identico andamento prendono a sinistra origine le ramificazioni delle vene branchiali, che mediante comune tronco Io immettono in un seno ovale, donde passa nel ventricolo di detta banda traver- salmente situalo, che in sotto caccia l'arteria ovaria o spermatica; la quale cur- 62 vata dirigesi verso sopra, affin di spargere gli alterni suoi rami fra i grappoli di uova ed i vasi seminali. Quasi in opposizione ad essa nasce il bulbo dell'aorta anteriore, e spiccasene l'arteria entero-cistica incaricata di fornire in giù vasi al- l'intestino retto, non che all'anteriore parte dell' atramentar io. Poscia il tronco aortico manda un ramo alla posteriore faccia del budello retto, de' corpi adiposi, e de' gialli; ma, attraversati questi, dà due tronchi laterali, che scorrono sull'atra- mentario, ed inviano giù un ramo abbastanza grande sparpagliato sulla esteriore faccia de' corpi adiposi con rametti corrispondenti alle loro pieghe, ed in su altro ramo che ascende pel margine dell' atramentario, dove disperdesi e fa unione col compagno. Indi pervenuti ai lati dell'addome mandano due opposti rami, uno discendente e l'altro ascendente, i quali via facendo si ramificano ulteriormente, ed anaslomizzano quello coli' aorta posteriore, questo col compagno. Infine l'aorta vieppiù estenuata e curva spartiscesi in due o tre rami ; uno de'quali scende , l'altro serba direzione mediana, e'I terzo di essi sale per congiugnersi alla coppia di arterie laterali ascendenti. Mercè analogo artefizio il sangue è dall'estremità della branchia destra in- canalato al ventricolo di questo lato. Il quale nel mezzo comunica col ventricolo sinistro, e verso dietro caccia il bulbo dell'aorta posteriore, da cui a manca parte l'arteria stomachica divisa nella prima che dritta giugne sempre alternativamente ramificata fino al fondo dello stomaco , e nella seconda che dirigesi al ventriglio verso la uscita dell'intestino; ove su invia un ramo allo stomaco, indi presso i dutti epalici profondasi nel fegato, man mano dando molti ramicelli, alcuni dei quali intrecciati e fioccosi aderiscono agli sfrangiati vasi iecorari. L'aorta intanto con rettilineo corso, a poco a poco estenuata, somministra due opposte arterie, ognuna a destra e sinistra divisa nella epatica anteriore ed inferiore, poscia in altrettante che seguono la stessa loro direzione in avanti e dietro anastomizzan- tesi col tronco aortico , ed i rimanenfi tre rami disperdonsi fra le viscere e le addominali pareti. L'aorta dippiù forma un quadrato circoscritto da essa nell'an- golo anteriore, uscendo da' due suoi lati l'arteria diretta per le parefi dell' addo- mine ed anastomizzasi colle arterie riflesse dell'aorta anteriore, altra con molU- plici ramificazioni profondasi nel bulbo esofageo, dal destro e sinistro angolo nasce la ottalmica bifurcata , il cui ramo esterno più lungo circonda il globo dell' occhio, e l' interno più corto vien distribuito all'organo della vista. Dall'angolo posteriore per mezzo pollice il di lei tronco raddrizzato spartiscesi in due tron- chicelli, che vansi ad impicciolire; uscendone per ogni banda sì le quattro arterie pe' cirri minori, che quella pel maggiore. 63 20 ) Sistema nervoso. a ) Cervello. È questo il menomo tra gli organi de Cefalopedi, che presen- ti mercati tratti di ravvicinamento con quello de Pesci. Oltre la teca cartilaginea, che innanzi per gran parte lo ricetta , sta poi interamente coverto da particolare tunica fibrosa. Ha figura di anello, pel quale traghetta l'esofago, e l'arteria aorta. Può distinguersi in quattro lobi essenziali, i primi appaiono piìi marcati de secon- di. Cuvier lo divise in parte anteriore quadrata bianca o cervello, e nella poste- riore bigia, quasi globosa oppure cervelletto; ma simiglianti particolari non sono confermati dal fatto. La porzione sopresofagea del polpo macropo è convessa nel margine anteriore, e nel resto finisce di eguale dimensione si giù, che ne' lati : lo stesso dicasi pel p. argonauta. La massa cefalica del calamaro comune supe- riormente somiglia ad un nastro , ed in giiì più slargata offre due lobi laterali con mediano incavo posteriore, II cervello della seppia officinale soltanto dietro è fornito di lobo acuminato sopra e sotto. La seppietta macrosoma vi offre quat- tro ganglii disposti ad anello. Nel e. tataro acquista massimo sviluppo come ne' vertebrati; attesoché vi si nota il lobo sopresofageo convesso ed ellittico in avanti , il sottesofageo simile ma meno lungo, e due distinti lobi laterali convessi e più stretti de' precedenti . Tutti e quattro sono strettamente innestati da renderne la sostanza omogenea. Potrebbero paragonarsi a' quattro gangli cerebrali, ossia a' talami ottici i laterali, ed a' corpi striati il superiore ed inferiore, od a' tubercoli quadrigemelli. Però amo attenermi alla nuda esposizione di detti siti, e consegnar qui i soli fatti. Da' lati della prefata massa partono molti nastri nervosi spesso decussati , che vanno a comporre il talamo ottico degli autori , come or ora si dirà. Spaccato vi si di- scernono la sostanza interna reticolato-lacunosa, nientediversa dalla rete midollare de' gangli cerebrali de' Vertebrati, e la esterna fibrosa. Dippiù evvi un nastro bian- co fibroso arcuato e ramificato nella cennata polpa, dalla di cui convessità partono quattro tronchi, ognuno con quadruplice dicotomia, e finiti nel margine esteriore. Suir indicato emisfero cerebrale descrissi e delineai ( i ) nei polpi e nelle eledone un tubercolo gialliccio analogo al pisiforme, il quale è stato poi detto da Owen (2) corpicino sferico nella seppia officinale, e tubercolo ganglico da Vanbeneden (3) nel p. Argonauta, in cui è bigio. Hanvene sopra i nastri nervosi ottico-cerebrali del e. tataro uno ovale grande, l'altro sottoposto rotondo piccolo, e ne pende il terzo a clava da ciascuno emisfero : tutti giallo-ranciati come i due piccini del e. saettato. (i) Mem. suglianim. s. veri. Nap. 1829, IV [i)Descr.of.som.new. andrar.cppa.Lona.iSd6. 154., tao. LVI u. (3) Exercil. zoolom. Bruì. ISSg, I i5. 64- La massa encefalica è di uniforme colore grigio , percui non convengo con Cuvier e neppure con Vanben eden intorno alla porzione bigia sottesofagea àeW^r- fjonauta, essendone biancastra la rimanente. La medesima negl'individui giovani e vivi della seppia officinale risulta da distinti globetti, i quali sono invischiati da un umore gialliccio tegnente, che compresso fra due pezzi piani di cristallo pel microscopio vedesi composto da altri globetti circa un sesto minori de' precedenti. E vi notai eziandio qualche raro e trasparente vasellino, a differenza de'capellari sanguigni, come se fosse stato originato da successiva filiera di globettini maggiori. Allo stesso modo sono organizzali i tubercoli pisi formi Aq polpi, àQ\\./lrgonauta,(ÌG\ calamari. Nello stato di morte ho rilevato una certa alterazione tanto ne' prefati globetti, che apparvero più grandi, depressi; quanto nelf umore indicato. Le sep- pie, le eledone, le seppiette, i polpi ^ le loliggini troppo grandi si prestano meno a tali ricerche, perchè la massa cefalica ne è più consistente. b ) Gangli e nervi. La fabbrica de gangli sopra e sotlesofagei, stellato, ga- strico, brancbio-cardiaco, coperti da membrana dante origine a problematico neu- rilema , è affatto analoga a quella del cervello ; se non che la catena ganglica cirrosa del Iremottopo ha i globi neurinici gialli, e quella dc'yjo^/ e dell'^ryonoM- /a somiglia a nervi di tratto in tratto ingrossati e nodosi. Questi sono formati da fascetti di nastri paralleli, talora traversali, intrecciati, ed al microscopio vi si veg- gono dei fdi frammischiati a globetti come i cefalici, ma la metà de'cruorici. I n, de' cirri derivano dalla parte posteriore e laterale dell'anello cerebrale, e pelle pareti della imbutiforme fossa esofagea dirigonsi ai medesimi. Prima di uscirne hanno circolare commessura, depressa nelle sole seppie, e ne calamari. Quella del polpo macropo uniscesi a due filetti comunicanti col nervo ganglionare , e che insieme ai vasi percorre la centrale cavità di ogni cirro. Detti nervi sono cilin- drici ne polpi, nel tremottopo , neW Argonauta, nelle seppiette ; compressi nelle seppie, e \\c calamari. Le sole specie di questi due ultimi generi mancano della catena ganglica cirrosa ; da cadauno ganglio a guisa di stella sorgendone nervic- ciuoli internati nella sostanza muscolare de' cirri. (^i\q' àaW Argonauta , e molto più del tremottopo, sono unilaterali. In quello gì' indicati nervi ganglionici sono costeggiati da un filo nervoso surto presso la commessura , e che dopo qualche tratto vi si unisce, poi n'esce, onde tornare a congiugnersi alla successiva filiera. Osservazione occorsa a Vanbeneden, ma differentemente interpretata. ì^q' cala- mari, nelle seppie e nelle seppiette dalla prima coppia dei cirri corti lateral- mente esce il nervicciuolo pe" lunghi. Il n. ottico nasce da ciascuno lobo cefalico laterale, e le sue fibre sono stret- tamente riunite in cilindro ne polpi, nel tremottopo, nd\ Argonauta, ne calamari, 65 nelle seppie, nelle seppiette. Però nel e. tataro i fibrosi suoi nastri avvicinati ir- raggiansi in nervea rete a grosse maglie presso il rispettivo talamo, che somiglia alla lettera C maiuscola. Dalle due punte di questa continuasi una lamina di so- stanza fibrosa pian piano più crassa nel mezzo, ove leggero infossamento rilevasi fra amendue gli estremi. Talché ne risulta interstiziale spazio analogo al cavo dei ventricoli cerebrali de' Vertebrati. Molti de' citati nastri fibrosi, non penetrando en- tro il corrispondente talamo, ne coprono la superficie, si decussano con altri pro- vegnenti dalla banda opposta; indi, bucatasi da oguuno la sclerotica, intessono la retina. Il talamo ottico del e. comune è molto infossato nel centro, ed i nastri, che lo coprono, hanno piccole commessure laterafi. Nel/?. Argonauta io (i) vi notai una granitura, che quivi riconosco pure nel tremottopo. I due nervi acustici alquan- to corti derivano dal Iato inferiore del cervello', attraversano la teca cartilaginea sua e quella della cavità uditoria, onde sfioccarsi sul sacco contenente rotolile. Distinguo i nervi destinati all'infondibo in posteriori, ed anteriori. I primi di- rettamente vengono dal cervello, ramificansi nella superiore metà dell' infondibolo, giusta quanto ho osservato nel polpo macropo e nella seppia officinale. I secondi derivano da' nervi spinali, e disperdonsi nella base di detto infondibolo. Inoltre 1 nervi genito-branchiali sorgono dal lobo medio anteriore del cervello. Sono du- plici nel jo. macropo, ed ognuno di essi uscito dalla cartilagine cefalica si bifurca e congiugne di nuovo : paralleli superficialmente scorrono tra il peritoneo, e la guaina epatica, cui danno ramicelli. Poi spartisconsi in due rami, uno di conti- nuazione, che va a raggiugnere il canale gastro-enterico, e l'altro divarica verso le branchie; ma tripartiscesi , e tosto diventa unico pria d'incontrare il ganglio cardiaco, paragonato allo pneuraogastrico de' Vertebrati. Da questo vengono in giìi vari nervicciuoli genitali , e lateralmente prolungasene il branchiale , dante semplici ramicelli alle corrispondenti pennette , eziandio i\e\Y Argonauta e nel tremottopo., in cui ho rinvenuto quelli meno numerosi. I nervi in esame proven- gono divaricati dal cervello del calamaro coìnune , appena usciti dal cranio si uniscono, e per due fiate si allontanano di nuovo, affin di approssimarsi. Dal quale silo nascono i nervi del ganglio indicato fusiforme in esso, nel tremottopo, nel- V Argonauta, destinati agli organi genitali, ed alle branchie. Quelli durante simi- le tragitto sottocutaneo cacciano laterali ramicelli successivi. Rettilinei e semplici sono nel e. saettato, avendo traversale commessura pria di bifurcarsi pe'rami di- retti al ganglio cardiaco, ed alla specie di triangolo , che descrivono pel distacco de' nervi inviaU al ganglio solare. (i) jVem. su gli anim. a. tert. cu. Nap. iSaS II aaS. I t 66 Da unico tronco essi hanno origine nel e. totaro, subito si bifurcano e cur- Tano, onde circoscrivere una ellissi, indi paralleli e superficiali oltre la metà deì- l'addomine presentano triangolare commessura, poi bifurcansi; il ramo genitale bipartiscesi, e lo brancbico caccia tre nervicciuoU pe' cuori venosi avanti T ovale ganglio cardiaco, da cui proviene il nervo branchiale. Mercè duplici radici i men- tovati nervi attraversano la teca cartilaginea della seppia officinale, li quali im- mantinente si congiungono, poi bipartiscono e restano paralleli per tutta la guaina epatica, fornendo frequenti uervicciuoli laterali, onde riuniti dare uscita al suc- cennato ganglietto ovale co' nervi genitali, branchiali, ed alla nervea coppia pel ganglio solare. Dall'anteriore, non che laterale parte del cervello escono i nervi spinali, o del mantello secondo Owen , tanto destro che sinistro ; attraversando la cartilaginea teca cefalica. Essi sono cilindrici \xq polpi comune , macropo, tetracirro, nel^ \ Argonauta (i), nel tremoitopo, nelle eledone \ in mezzo al corso danno due nervicciuoli pel sacco addominale, ed a' lati della borsa muscolosa finiscono nel ganglio stellato rassomigliato alla zampa di oca de' Vertebrati, da cui tra il sacco muscolare irraggiansene più di venti bipartiti, o tripartiti nel tremottopo. Siffatti nervi nel calamaro iotaro appaiono piatti corti, e prima del suddetto ganglio di^ yidonsi nella porzione esterna, ch'entra in questo, dante nel perimetro nove ner- vi dicotomi, oltre la commessura traversale fra'i due gangli, e nella interna più larga congiunta alla porzione interiore surta dal ganglio. Ambidue formano unica listerella nervosa, piatta parallela alla compagna, molte linee larga, esternamente iralto tratto cacciando nove nervi equidistanti, immersi nel sacco muscoloso. Indi slargasi in palmata figura o plesso, che chiamo pterigoideo, per la siraiglianza allo sciatico degli animali vertebrati, provenendone pel notatoio cinque nervi re- plicate fiate divisi in due. • Dalla succennata commessura anteriormente deriva una coppia di nervi nei soli lati esterni ramificati entro il sacco muscoloso presso la cavità contenente la penna cartilaginea. I n. spinali del e. comune^ via facendo ampliati, sono piìi lunghi e divisi assai prima del ganglio stellato, che dà nervi sino alla quarta di- visione; ne caccia altro pel sacco muscolare avanti il plesso pterigoideo, che suc- cede nel terzo anteriore di quello con quindici lunghi e dicotomi nervi. La tra- versale commessura priva di nervi esiste, anziché tra' gangli, fra le due interiori porzioni de' nervi spinali. I quali nella seppietta macrosoma hanno molta analogia (i) La lora origine è alquanto sbagliata, co- slac. utr. sicil. Paraiae 1826, III) e copiata da rac giustamente nota Owen (Cephal. cit. p. ii8) Grani (Oull. of comparai, anat. London iS36, in the splendide Jìgure l>y Delle C/daie (Te- p. 219). 67 con que'de";3o^?, però presso 11 ganglio stellato, dante nèrvi semplici, divides'in due rami; uno ch'entra in questo, e l'allro va a costituire il plesso pterigoideo. I depressi n. spinali della seppia officinale sorgono ben larghi, eguali dall'origine sino alla bifurcatura, avvenuta prima del ganglio stellato, che dal contorno spicca n. dicotomi, osservandosi qualche obliqua commessura tra la loro porzione ester- na ed interna, da cui deriva un n. costeggiante il peritoneo riunite poi compon- gono i dieci nervi dicotomi del plesso pterigoideo con frequenti anastomosi traver- sali pel notatolo. I nervi stomato-gastrici furono da me (i) già indicali neW argonauta ed in lutt'i Cefalopédi nostrali, da Blainviile nella seppia (2), poi da Mayranx (3) e Brandt (4.). Prima di costui da Muller erano stati paragonati al sistema del gran simpatico degli animali superiori. 'Essxneì polpo macropo sorgono dal ganglio eso- fageo. Que' destinati al bulbo di questo nome nascono dalla sua parte posteriore : cioè due laterali ramificati a plesso, e vari altri intermedi semplici ; le loro estre- mità internansi ne' muscoli intrinseci del cennato bulbo, ed arrivano fino al con- torno della bocca. Provengono poi dai due lobi di detto ganglio i corrispondenti nervi, che dall'esofago, pe'lati del prestomaco scorrono inslno al ventriglio, dove unlsconsi al ganglio gastrico o solare. Il quale rimarcasi sferico nel j». comune, Ar- gonauta, e e. todaro, ovale nella seppia, conico nel e. volgare, a cono inverso nel e. saettato, semiovato nel tremottopo. Da questo irraggians'i nervi gastrici più meno ramificati sul ventriglio, tre in quattro altri duodenali quasiché paralleli se- guono il margine interno di siffatto budello, dando ancora ramicelli per lo esterno, e l'enterico mediano ascende verso l'ano. È unico e biparUto il nervo gastrico del tre- mottopo, e triplice ne è il duodenale, surfi da trigono ganglio solare, cui ne è so- vrapposto altro piccino globoso. I due cordoni nervei, che terminano nel ganglio solaro del calamaro totaro, donde sorgono si la eoppia de' gastrici appena ramificati , che il duodenale, l'enterico. I nervi genito-cardiaci del e. saettato spiccano un filo mediano diramato sino al fondo dello stomaco, e tre nervi finiti nel gànglio in discorso; uscendone il gastrico poco ramificato, il duodenale sparpagliato su la por- zione spirale e laltra prolungata in giù, l'enterico esleso fino all'ano. I nervi ga- strici del e. coOTMne sono quattro abbastanza ramificati, essendone trifurcalo e corto il duodenale. Il ganglio solare della seppia officinale riceve due rametfi da' nervi addominali, somministrando inestrigabile rete al venlrigUo, al duodeno, e'I filetto (i) Test. utr. Sicil. Parmae 1826, III P. II, (3) Syst. cerehro-spin. et gangl. (Llnstit. tai. XL III I ; Mem. cit. Nap. i83o, tav. XCV Paris, oct. i833;. m, XCVII 2 /e 3 1,0, x, CI m, CU QR. (4.) lìem. sur les nerfs stomato-gastr. (Ann. (2) Dici, dei se. mlur. ari. seiche. p. 273. des se. ìial. Paris i83G, V H^^-' 68 enterico. Noto nelle seppiette macrosoma eà./iidrovando identico andamento pei nervi in esame, e pel rispettivo plesso solare. In esse, nelle seppie e hq' calamari W dislacco de' nervi pe cirri dal cervel- lo, a guisa di ganglio , realmente emula la zampa di oca. Particolarità che di- versamente rimarcasi in que'del polpo macropo, dove cadauno nervo destinato al conveniente cirro ha il proprio ingrossamento ganglico, indi osservasi ciUndrico fino alla citata commessura trigona, da cui incomincia la catena ganglionica senza i fili accessori notativi da Vanbeneden ( i ) , essendo assai difficili ad essere distrigali da'ramicelli arteriosi. Nel cirro palmato AdX Argonauta esiste un grosso nervo mediano, fornendo a dritta e sinistra molliplici filetti nervei più volte bipartiti. 2 1 ) Organi sensori. a ) Gusto. Nulla conoscesi intorno all'apparato olfattorio de' Cefalopedi, e manca di pruove ciò, che ne scrissero gli antichi zootomisti. b ) Tatto. Quantunque la intera superficie cutanea sia sensibilissima al toc- camento de' corpi estranei ; pure i cirri , le braccia palmate AaXX Argonauta in qualche modo ne adempiono lo incarico. Le cupolette cartilaginee, ad orlo sem- plice dentato, servono loro per attrapparsi a' corpi adiacenti. e ) Udito. Sebbene Hunter (2) avesse opinato esistere n e' j»o^? l'organo udi- torio, purtuttavia la sua asserzione non fu mai provala, perchè non ne determinò la sede e l'apparato. Scarpa al declinare del secolo passato lo descrisse e delineò con quella esattezza ed eleganza, che non avranno piìi pari. Égli (3) nel polpo comune, e nella seppia officinale vi ravvisò presso a poco le medesime parti. È molto esagerato quello, che riferisce qualche scrittore oltramontano, che il lavoro di Comparetti (4) poca fiducia spiri nell'animo de' veri osservatori. In seguito Cuvier, Meckel, Blainville, Weber (5) ne hanno fatto eziandio parola; cosicché oggi non si mette piìi in dubbio, e dalle mie ricerche se ne rileveranno le diverse forme specifiche in tutt' i Cefalopedi nostrali. Nella superiore, posteriore e laterale parte della teca cartilaginosa, dietro il gran forame cerebrale , esistono due eminenze a pareti trasparenti. Tagliate lo {i)Jene connais le travati de Delle Chia- Jle en ganglions de dislance en dùtance (Fase. ie que d^après unejlg. que Grani a copiée de cil. i4)- r auteur ilalien (Outl. of camp. anat. ) Depuis (2) Observ. on cerlatn parts oj ihe anim. jfai vu à Naplcs le cel. conliauateur de Poli, oeconom-^p. 70. // ne connaissail celle disposilion remarqua- (3) De aud. eloffacl. Mei. i"]^^, p. Q, lai. ble. Dans son ouvrage que je possedè main- IV 7 vv. tenant, et dans le quel il traile d' une maniere {i) De aure int. campar. Palav. 1789, in speciale des systèines nerceux et circulatoire des i-Hg-. p- 3i i. Cèphalopodes , les nerfs des pieds ne sontji- (5) De aure et audil. hom. et anim. aquat.^ gwés que camme une seule branche, qui se ren- Lips. 1820, p. 10-12, lab. U 6-8. 69 iroYansi due cellette, appellate dallo Scarpa labirinto o vestibolo, mediante sepa- razione cartilaginea 1' una distinta dall'altra, mancando però di comunicazione esterna diretta col liquido adiacente. Nella cavità di cadauno laberinto ho rinve- nuto sieroso umore. L'ossicino, cbe per officio e figura rassomiglio nei polpi all'orbicolare de' Vertebrati, ne' calamari^ nelle seppie^ seppiette q neWAì^go- nauta alla incudine, sta rinchiuso in particolare borsa (vestibolo Blainv.), allun- gala, piena di siero. Nel tremottopo havvene altra piccolissima interiore, che occupa porzione dello spazio labirintico. Sul sacco medesimo termina la sfioccatu- ra del nervo acustico, la cui mercè mantiensi sospeso nel cavo vestibolare, man- candovi affatto i fili di sostegno notati da Cuvier e Pohl. Non dimenticherò mai i salti, che facevano alcune seppie da me ser- bate viventi entro un cato pieno di acqua tenuto sopra una barchetta, tutte le volte che dal prossimo Castello dell'uovo tiravansi colpi di cannone. Nel polpo comune il vestibolo cartilagineo è ovale, concavo, ed ha il canale uditorio inter- no meglio semicircolare, che principia dal foro orbitale, curvasi alquanto in su, e finisce poco lungi dall'osso cretaceo orbicolare, bianco, emulante la patel- la ungherese, nel mezzo deUa base lenendo due leggieri incavi semilunari, e da Carus paragonato ad un geodico a prismi conici. Lo stesso nelle eledone mo- scata ed Aldrovandiana è ovato a cuore, rossastro, convesso su, concavo ed ombilicato giìi. In questa il vestibolo è trigono con piccole eminenze e colla incu- dine ellittica dura, avente sì la faccia convessa, che la piana munita di orlo; ma nella seppia ojjìcinale è rettangolare, vedendosi diviso dal compagno mer- cè separazione comune , le cui pareti qua e là presentano alcune piccole clave cartilaginee. Le quali furono travedute da Scarpa (i), reputate da Com- parati (2) vescicolari, da Cuvier e Pohl (3) conoidee, e dopo di me ben figurate da Owen (4). Esse mancano nel polpo, nel tremottopo, neW Argonauta (5). La incudine presso a poco trigona è fornita di gambo attaccato all'interiore sinistro lato del vestibolo, propriamente in corrispondenza della parete divisoria di ca- dauno cavo, avendo una faccia piana, e l'altra con qualche prominenza. Ne' ca- lamari il vestibolo rimarcasi pure rettangolare, prolungato in tre seni , linterno avendo le clave cartilaginose più rare e piccine. (i) Crebris carli'lagineìs iuberculìs. prope seplum collocanlur ( Obs. LXVIII 3i ). (2) Seplo ac par ielì medio injerioriinhaerent (3) Expos. org. audil. Vindob. 1818, ;?. 2. tuherculaovalia.pelìucida^quaetamenvaldemo- {Ji^Bescr. of som. Ceph. Lond. i836,». bilia sunl, et prò vesiculis aeslimari possunt. Tu- ido, pi. XXI 17. bercula membranacea plura sunl, sed singula (5) Delle Ghiaie Anat. camp. II 45. i * 70 La incudino del calamaro subolato offre una faccia concava, che nei e. cO' mune^ saettato e todaro è piana con uno de'margini lobato-dentali; è trigona ad un lato e incavato-dentata nciraltro appo la seppiettamacrosoma,o^T^'axQ^xìsxìisXi- co-puntuta nc\ polpo Argonauta; risultante da vari globcttini nel tremottopo vio- laceo: ha dessa massima durezza, e niente diversa dall" otolite de'Pesci spinosi. Daircsposto vedesi bene, che per mancanza del foro uditorio esteriore le foniche molecole percuotano la testa di questi esseri^ e'I tremolio comunicato alla teca cartilaginea passa nel cavo labirintico, in conseguenza alle clave cartilaginose, alla incudine, ed in quell'istante tutte le parti ne rimangono scambievolmente percosse. d ) Vista. L'occhio de' Molluschi ccfalopodi per bellezza e complicata strut- tura somiglia a quello degli animali vertebrati superiori : sta infossalo sul dorso nelle eledone; protubera a' Iati della testa sxq polpi . ncW Argonauta., ne' ca- lamari.^ nelle seppie e seppiette; od è collocato nella inferiore parte cefalica nel tremottopo. Esso è ricevuto in apposita nicchia cartilagineo-muscolosa, metà libero e nel resto aderente al pavimento orbitale ; presso la sua base ha una so- stanza adiposa, che posleriormenle lo umetta, e mantiene in uno stato di morbi- dezza. Mentisce questa l'apparenza della gianduia lagrimale, più o meno lobata appo ì polpi., i calamari e lo seppie, facile a disfarsi, essendo composta di glo- bctti niAV Argonauta. I cociuui integumenti nel perimetro inferiore dell'occhio s'infossano a guisa di sacco; indi pian piano infievoliti soprattutto nel centro, af- fatto diafani, interamente coprono l'occhio de'ccfalopodi in discorso con indizio di palpebrale abbozzo muscoloso sottopostovi, tranne ile. /o/cro, in cui rimangono in- terrotti nel margine dell'orbita cartilagineo-membranosa, e"l bulbo oculare rimar- casi allo scoverto e prominente al di fuori. Vi adempiono quelli le veci della cornea trasparente de' Vertebrati, ed il cavo che ne deriva, contenente acquoso umore, rassomiglia alla carjera anteriore; essendo ne)'J0t^/, nella seppiettama- crosoma.1 nel e. 'comune., nella seppia esteso in giìi e pe'lati a guisa di sacco ellittico. Il bulbo oculare isolato vedcsi ovaio nei polpi., globoso nell' Argonauta e nelle eledone., a cono rovesciato nella seppia e ne' calamari; grande in questi, mediocre na' jìolpi, piccolo nel tremottopo. Le suo tuniche hanno marcato li- mite distintivo, qualora si esaminino dall'esteriore verso l'interiore. Io paragonai la prima membrana alla congiuntiva, essendo esile, levigata esternamente, tomen- tosa nella faccia opposta, facile a spappolarsi, e pel colore da Rrohn (i) fu detta argentea esterna, onde diccornerla dalla sottoposta, od a. interna più fievole. La terza membrana, detta coroide o meglio sclerotica, cerulea, cartilaginea più omeno (i) Nov. ad. Acad, nat. cut. Bon. iS35, XYIII fi, b- 7^ consìstente, è molto assottigliata in dietro, ed alquanto crassa ne'lati : ne'quali siti è piena di forami ovali con obbliqua direzione, noti a Coraparelti (i) nella seppia-, ma piii di settantadue, e destinati al pa -saggio de' fili nervosi (2). È assai doppia avanti, ove in preferenza degli altri Cefalopedi ne' calamari tataro e saettato attaccansi brevi lacerti fibrosi congiunti ad analogo pezzo laterale, che ne sembra interrotto e finito al perimetro della lente cristallina, ed all'altro iden- tico, che forma lo scheletro interno dell'iride de' citati calamari. Questa risulta olire la duplicatura della tunica argentea, quasiché erettile, da molti vasi che vi penetrano, e da infiniti follicoli cromofori sparsi sulla faccia anteriore, che la rendono capace di svariati colori iriJci. Diversifica oltremcdo la curiosa figura del foro pupillare ; giacche è desso traversalo nG' polpi, e disposto in modo che il margine superiore si adatti suU' inferiore, spesso poco si accostano, restando due pupille rotonde, una nclF angolo interno e l'altra all'esterno. Quella del calamaro comune e delle seppiette Aldrovandiana o macrosoma., della seppia officinale è semilunare ; por la ragione che dai contorno irideo superiore, ove nel testé citalo e. comune osservasi una incisione, a margini scostati nel e. tataro, a guisa di velo continuasi giìi un pezzo di delta tunica, capace di corrugarsi e stendersi, combaciando il margine convesso suo col sottoposto semilunato. Assai più ammirevole è siffatta disposizione nell' Argonauta., il di cui velo palpebrale scende rettilineo, onde chiudere il circolare foro pupillare, ed appo la s. dorbi- gnyana escono laterali prolungamenti claveformi. Il movimento dell'iride è pa- tenlissimo. La retina costituisce il quarto inviluppo oculare, e formata dal successivo in- treccio, non che dalla espansione de' nervi, che vi pervengono dal lobo ottico. Es- sa è giallastra, e diviJesi in due lamine, meno doppie in fondo che a'Iali del bul- bo oculare^ e più ampia della sclerotica: la esterna reticolato-filamentosa, e la in- terna globolare-collosa, assai più sottile, levigala ed a taglio netto congiunta al margine della zona cigliare senza progredire oltre, siccome pretesero Knox (3) e Rrohn. Quali retinici foglietti sono difficili a separarsi, e linteriore ha i fili nervei notativi daDugès(4') e Jones, che furono erroneamente credati prolungarsi , fino alla superficie del pigmento. I suddetti fili paralleli, simili ad una felpa, ap- prossimati in modo da costituire particolare tunica giallo-fosca, ne'margini recisi (i) Z^e aiir. int. camp. 3i3 (3) Sur Ics lim. de la rei. dans l' oeil du (2) Les nombreuxjìtets dunerfoptiijue scn- sep. loligo. Ferussac ZJw//. desse. nal.,m&\ 1827. trecroisent de Aaul en basavant d'y atleindre, (4) Pkys. eomp. Paris i83S, fait ciirieux., signalé dejà par Delle Ghiaie. Duges Phìjs. comp. 3 16. 72 accartocciantesi, appena surti dalla intcriore lamina retinica attraversano Io strato di globoli pimmcnlici alcuni ovali ed altri rotondi, e che somiglio alla membrana Jacobiana. Nel e. tataro fa chiaramente conoscere la sua natura^ ed i globetti accennati riuniti da vasellini, e come se costituissero un tessuto a lasca trama non ignota a Coniparetti (i), che si continua su' processi cigliari ed intonica puro la camera media. La lente cristallina sferoideo-allungata tra il segmento anteriore ed il po- steriore tiene un profondo solco circolare , che naturalmente la divide in due disuguali emisferi piano-convessi, l'anteriore piccolo, ne'/)o//j/ convesso- convesso ed un poco schiacciato; e'I posteriore grande. Amendue sono traspa- rentissimi e facilmente da loro distaccasi crasso e concavo sfoglio, che col sec- camento acquista la tinta gialliccia, quasi da formarvi cassula, e nello spirito di vino diventa opaco. La sostanza interna trasparente ed omogenea, risolvesi in gran quantità di sottili fogli fJ)rosi concentrici. Or le due faccio piane dei cri- stallini sono vestite da esile membranuccia ialoidea continuazione de' processi cigliari, formandosi Io spazio trigono Petitiano. Il cristallino risolvesi in un glo- bettino centrale incastrato parte nell'emisfero posteriore, e l'altra nell' anteriore. Dal centro convesso e dal piano degli eraiferi partono vari raggi, che sembrano dividerlo in tanti coni, come pure frangendosi ne appariscono le lamine o toni- che concentriche. Lamembranaialoide è fibro-coUosa, resistente, diafana, e ravvisasi o sezionando a mano sospesa le esterne tuniche oculari, dallaferita dellequali quella viene spinta dall'umore semivitreo; oppure cavandola fuori, e veduta sott'acqua, ove spandesi in forma di bianco-roseo velame con orlo nericcio. È questo congiun- to al margine sinuoso della zona^ che presta attacco a'foglietti dei processi ciglia- ti, che nesono triangolari pieghe. L'umore racchiuso nella gialloidea è interamente aqueo ne' Cefalopedi vivi, o semivitreo nel e. tataro. (i) Ubi oeulum bisecuì'per plamtm ad ver- Per haec foraminula transibat gelatinosa et ner- licem, /tumore vitreo limpido, instar aquae ertim- rea substantia., cuius pars in lunicam crassam et pente, apparuit tunica lìwjschiana nigricans, album, pars in mucosam atram,vesicularem sese quasi ex vesiculis pellucidis obtecta conjlata. expandebal. Op. cit. 3i3. 75 III- DESCRiaiOKC IGOMGA- Tavola i e 2. I polpo comune di naturale dimensione, suo acetabolo spaccato 2, intero 3. — 26 jo. rnacropo meno della grandezza naturale disegnato pella faccia inferiore, essendone recisi i quattro cirri superiori. Tavola 3. I polpo tubercolato per osservarne il margine attenuato a del sacco addo- minale, i tubercoli b del suo corpo, l'ala de cirri e, i forami maggiori dd degli antri acquosi. Suo acetabolo 3 : pezzo de comuni integumenti ingranditi 2, onde esporne la cuticola co' follicoli croraofori e, la rete muscolosa/, cbe produce i tubercoli del corpo ^, e la cute sottoposta h. Uova di AqUo polpo i3 col rispet- tivo filo di sostegno, cbe ne ba il grappolo a minore], l'uovicino già sviluppato d, e ingrandito 12. Racimolo ovifero 4 della eledona moscata, ed uno di questo i5 ampliato spettante alla e. Aldrovando. Cristalli spigolari rossi esistenti nel seno venoso della seppia officinale. Tavola 4- I polpo quadricirro delincato di grandezza naturale , e vi si notano i cirri soproculari, ampliati 5, il braccio cirro posteriore a collo acetabo ed uno in- grandito 2, il fegato 3 coi dutii epatici b, il pancrea e, il canale dell' atramenta- rio d, il quale si è disegnato in 4- per dinotarne la piccolezza. Tavola 5. I eledona m,oscata vivente, 2 pezzo di suo cirro con acetabolo e linea cerulea a. Tavola 6. Polpo comune: i strato epidermico a, cutaneo b, muscoli e mediastino del sacco, d brancbiale, e della vescica respiratoria fornita di foro/ brancbia occulta g, infondibolo //, fegato i, alramcnlario j col rispettivo dutto, pancrea m, k fovea con apertura, / cervello spaccato come l'organo uditorio n provveduto di ololite e della borsa labirintica, seni venosi 00 esofageo,/)/? epatico, qq duodenale: raccbiu- dendosi dal primo il bulbo esofagico r, le glandule salivari minori s; dal secondo, cbe comunica t colla cava, l'esofago « e lo stomaco, le glandule scialivari maggiori V, l'aorta x; dal terzo il ventriglio z, il duodeno y. Vena cava tagliata i, cbe mediante 2 anastomizzasi con questo ultimo seno, 3 oreccbiette, e 4 ventricolo del cuore ; troncbi della cava co' corpi spugnosi Cuvierani 7 , testicolo 8, dutto defe- rente 9 , budello retto io, — 2 apparato genitale maschile del medesimo /;o//;o; ossia vasi semiferi a, ed uno ampliato 4, deferente bb, sboccante nel sacco e, prostata d, sue glandulette e, aperte in/, ed una ingrandita 3 col dutlolino r. 7^ — 3 eledona Jklrovando vira. 6 grappolo di uova di seppia officinale pel filo a attortigliato ad una foglia b di zostera: ognuno fa trasparire l'embrione conte- nutovi ce, ma essendone prossimo lo sviluppo quello diventa opaco e. 7 apertone uno fino al gambo l, osservansi il corio n, la lamina interna/;, la sostanza gelati- nosa 0, dove è incavata l'aia q contenente l'embrione: cioè sacco vitellario r, oper- colo s, ingrandito 8 colle molecole calcari. 9 osso di detta seppia, del quale sono la faccia interna a, la parte dura b, le lamine spugnose e, e io la disposizione stratosa e della s. Dorbignyana. — 1 1 canali pcnnatifidi bianco a e rosso b, osservati in luglio ne' corpi adiposi della seppietta macrosoma; cupoletta carti- laginosa 1 2 dell'acetabolo, corpi litoidi del seno venoso e de' corpi spugnosi Cuvie- riani suoi i3, non che del/?, comune 14" — i5 tubercolo ranciato cefalico del calamaro todaro. Tavola 7. I Argonauta Argo os,?,m polpo palmifero : orifizio del sifone od imbuto a, della bocca e; coppia de' cirri palmati cioè posteriore e, anteriore ^(/approssi- mati insieme da occultare la carena della conchiglia e quest' ultimo fissato al margine della sua apertura : in siffatto stato appariscono le aie romboidali circo- scritte da otto follicoli cromofori, maggiori degli adiacenti. Il mentovalo />o^o 2, disegnato nella posizione opposta alla precedente prossimo ad abbandonare il gu- scio a col distacco de' cirri palmati anteriore e, e posteriore d] bocca e, occhio i con palpebra nittitante, cirri /^ mercè le ventose fissati alla interna parete della conchiglia, da cui incominciano a staccarsi; pezzo di detto guscio per dimostrar- vi la membranacea lamina a, che pian piano diventa ossea , come la sottoposta carena e. 4- « area ovale, ove aderiscono i fili, che sostengono le filze di uova, uscite dagli ovidotti, e fissate alla spira della conchiglia, la cui superficie ester- na presenta la pellicola sollevata e cospersa di atomi calcari /. (2) Péron ot Lesacur Ann. dii Mus. de Paris XVII 3. 8!5 scio; quanto dalla forma de'loro abilatori. Il primo di essi, impcrfettamenlc conosciuto da Forskald, era molto noto a Cavoliui, in onor di cui Abildgaardt (i) fondò il genere Cavolina gran tempo prima diPéron(2) in parecchi errori corretto da Blainvillc (3) ; quello de' due ultimi fu illustrato da Quoy e Gaimard (4), e da Rang (5). La notomia della talea, abbozzata da Cuvier (6), in certi punti miglio- rata da Blainville , fu riprodotta da me (7), da Wagner, da Duvernoy, da Meckel, e da Grani. Insieme a quella delle cleodore e delle cleseidi fu essa ampiamente eseguita da Vanbeneden (8) , il quale arruolar vorrebbe , se non tutti , almeno parte de Molluschi anzidetti tra' gasteropodi ; avendovi ammesso duplice qualità di nervi, addetti cioè alla vita conservativa, e d'individuale relazione. I. DESDRIEIOISE gOOLOGICA- § I. Sale A (Hyalaea Lam.). Corpo quasi sferoideo, distinto in porzione cefalica dilatala con due laterali notatoi, fornita di bocca mediana e di altrettanti appendici labiali, ed in addomi- nale depressa ; ano nella posteriore regione destra ; branchia pennata -, organo genitale avanti il tentacolo sinistro. Conchiglia sottile, trasparente;, convessa sopra, quasi piana sotto, apertura anteriore prolungata pe'lati. J. tridentata (h. tridentata Lam.). Corpo con bocca imbutiforme , costeggiata da notatoi depressi giallastri, con tenui Hnee parallele , più crassi in mezzo che nel margine , slargati nell'e- stremità bilobata, orlati di larga fascia cerulea come i due lobetti posteriori rovesciati su lantero-superiore faccia del guscio ; rima o solco boccale a margine violetto esteso in linea retta dalla bocca verso questi, indi continuato po' suoi lati fino all'estremità del secondo lobo di ciascuno notatolo; appendici pallio-laterali con lungo nastro giallo, talora spirale, traversalmente striato. Conchiglia vitrea,fragilis- sima,di colore e trasparenza dell'ambra, rinchiusa da fievole prolungamento del pallio , a bizzarre macchie fiammeggianti con tenui flessuose strie arcuale pa- (i) MontieoUi Ph. Caoìinivila. Nap. iSio; (6) Menu cono. /'Hjale. Paris 1817,/». 1-12, Delle Cliiaje Necr. de Socord. ddR.hlilulo d'In- pi. A i-g-, Anat. conip. 2." ed., VI 867. coragg. Nap. 1822, III 3 1 5-328. (7) Test. ulr. Sicil. Parraae 1826 IIJ, 38 ; (2) Jn7i. duMus. c'U. XV, pi. Ili i3. Nolom. comp. l\ap. i832, 1 96,238. (3) Dict. des. se. nat. Hyale. (S) J'i^nore complelement jusqu'ou l'ana- li^) Foyage de V/hlrol. H 328 , pi. XXVII, tomiste napolilain a pmssé ses observalions , et 16. je ne me Jais atieune senipitk de publier les (3) Ann. des. se. nat. XII 820. miennes, persuade f/uelles serotit encore bien ac- Conosco il solo anDunzio del Foyage dam lA- cimllics,sifaflc bonheur de me rencontrer avec mer. merìd. di D'Orbigny. Im.Extrc. zootoni.^T[ì%.iS'òcj,p.ÌQ-^i,pl.\\l-\y ■ I / 86 rallele traversali nella sua gibbosità, ove ne trasparisce la massa epatica ; aper- tura anteriore con dente latero-margiuale ricevuto in apposita fovea del pezzo inferiore cimboideo; due laterali, e strette fessure; finite nella estremità; tubetto mediano bucato in cima, più lungo della coppia di punte laterali. Essa di tanto in tanto apparisce a scbiere nel nostro golfo verso la fine dell' inverno, e dopo un temporale accaduto a' 17 ottobre i84o ne vennero mol- tissime, ma piccine in paragone di quelle da me viste in marzo 1829, 38 e 4-0. La ialea naviga con la parte piana del guscio giìi, a raro invertisce tale posi- zione, esclusiva poi allorcbè, mediante continui moti di altalena favoriti da' no- tatoi , rimanga a fondo di qualche recipiente. Celcramente agita e contrae i natatoi , che allunga , e dimena or qua or là , raccorciando a spira le appendici remiformi ; progredisce come un battello moventesi d'avanti in dietro , ed al contrario da sopra in sotto, ossia co'notatoi addossali sulla convessità della con- chiglia ; a perpendicolo elevasi alla superfìcie dell'acqua ; e, ritiratisi nel guscio questi e le cennate appendici, rapidamente precipita a fondo. Non ne ho veduto finora alcuna figura , che vi fosse simigliante , senza eccettuarne quella della nuova edizione del Begno animale di Cuvier. Ignoro l'altra fattane da Cavolini, esibita a Gioeni (i) nel 1780 circa col nome di elione volante^ rimessa poi ad Abilgaardl (2) con dissertazione, che fu stampala negli atti dell'Accademia di Danimarca sotto il titolo di Cavolina natante. § il. Cleodora (Cleodora Péron ). Corpo bislungo ; gelatìnóso, conh'attile; testa con bocca centrale; laterale coppia di notatoi slargati alla base del collo, ed altra di nastri remiformi poco giìi. Conchiglia fragile, vitrea, a piramide rovesciata, attenuata dietro con ante- riore apertura troncata. i) C. cuspidata (e. cuspidata Quov e Gaim.). Corpo con notatoi lingueformi, orlati di bianco, interi. Conchigha roseo- cerulescente, romhoidea, bislunga, fornita di tre spine rilevale dritte, terminali, essendone le laterali curve, e l'anteriore retta prolungata verso la posteriore più corta, donde esse partono, e si confondono. (i) Giunto ì'n Napoli ho avuto il piacere dì brano, quasi due piccole ale, che r/H servono pro- trovar conosciuto recentemente questo genere di labilmente di remi; non ho voluto defraudare il testacei da mi diligente osservatore il sirjnor Dot- pitbblico di questa xdleriore notizia, e lo scoprilo- ter F. Caldini, il quale, avendolo acquistato col re della gloria che gli appartiene. Disserlaz. ci- suo animale, moslrommeno ildisegno, da cui scor- tata 28. gesi., che abitando il testaceo entro quella specie (2) Delle Ghiaie Testacea, utr. Sicil. Parmae di barchetta, mette fuori per muoversi due mem- i826, III 38. 87 2) C. lanciolala (e. lanceolata Rang). Corpo a nolaloi quasi spalolalo-biloLati , piani con nastrino remiforme. Conchiglia cerulea, romboidea, fragile, corredata di equidistanti strie paraboliche, avendo gli angoli antero-superiori , mancandone T inferiore per la apertura tri- gona, ed i laterali meno prolungati del posteriore. § III. Creseide ( CnESEis Rang ). Corpo assottigliato con piccoli notatoi laterali, senza nastri remiformi. Conchi- glia sfilala a guisa di cornetto dritto oappena curvo,csile^fragile;alarga apcrtiura. i) C. striata (e. striata Rang). Conchiglia cerulea, conico-allungata, cilindracea, dritta, sottile, con aper- tura circolare attenuta, e perturgiata dietro, fornita di minute strie traversali, approssimate. 2) C. fasciata (e, zonata Delle Cbiaie). Conchiglia bianco-cilestrina, diafana, conoideo-bislunga , cilindracea, con apertura più àmpia della precedente, a fasce circolari bianche, successive, paral- lele, diafane, quasiché rilevate da intermedi anelli cerulei. 3) C ago (e. acicula Rang). Corpo provveduto di notatoi prolungati, diafani. Conchiglia cerulea, bis- lunga, traslucida, esile, cihndrica, fragilissima; apertura anteriore circolare, e posteriore piccina. È più gracile della e. dava di Rang , e realmente emula una spilla , poco discernendosi entro l'acqua. Le sopraddette specie di cleodore , ec- cetto la e. lanciolata che vidi qui, e di creseidi sono frequentissime nel littorale della Calabria e di Messina, e furonmi recate in acquavite da Cantraine. I ) Comuni integumenti e muscoli. Essendosi distinta nellabitatore della ialea la lesta lateralmente fornita di notatoi, e '1 corpo globoso contenente i visceri e di laterali prolungamenti poste- riori; è ben facile il comprendere, qualmente il pallio, detto periosteo da Gioeni, tappezzi tanto la volta del guscio emulante una eolipila, quanto la di lui porzione inferiore quasi come barchetta. Quale inviluppo tiene l'apertura anteriore cor- rispondente dietro il lobo traverso mediano de' notatoi, che guida nella cavità branchiale, circoscritta in sotto dal sacco addominale, esteso entro il tubo medio della conchiglia, e slargato a" lati per uscire dalle sue fessure, ove diviene trian- golare. Una curiosa particolarità, sinora sfuggita, offre il pallio, che a' margini dellapertura anteriore e laterale, ingracilito abbastanza, copre tulta la esterna su- 88 perfide del guscio, che vi rcsla perfetlameule rinchiuso; trasparendone i più fie- voli solchi e strio, l'ovaia, le hranchie ec. La natura muscolare de'notatoi è stata poco indagata. Osservatone cadauno durante la vita della ialea^ più crasso nel mezzo che nel perimetro assottigliato, vi comparisce l'aia gialla mediana da destra verso sinistra fornita di inclinati nastri muscolari paralleli , surti presso il margine anteriore , e terminati nel posteriore. N'esiste uno strato superiore ed altro inferiore con spazio interstiziale, essendo amendue coperti da fievolissimo velame epidermico, travedendovi ezian- dio problematico reticino. La palliare tunica presso le laterali fessure del guscia ha laccrtelli muscolari traversali , e quella porzione sportaac fuori è alquanto crassa, muscolosa; notandovisi longitudinali e flessuosi lacerti. Valido è il mu- scolo mediano, che dapprima bifido, indi unico ciliudraceo, dritto, estendesi da sotto la bocca sino al tubo conchifero. Niuna organica diflerenza ho rimarcato ne'nolatoi sì delle cleodore ^ che delle creseidi, in ambedue congiunti al collo più o meno prolungato. Il loro pallio segue le forme de'rispctfivi gusci, che in- ternamente veste, aderendo a margini dell'aperture di siffatte conchigliucce , e forse restandone esternamente coverte. 2 ) Apparato gastro-epatico^ e sessuale. L'orificio boccale della ialea e delle deodare manca di denti. L'esofago di quella principia tuboloso, e retUlineo termina nell'ovale ventriglio , corroborala da mediana zona muscolosa esteriore, essendo internamente munite di quattro denti cartilaginei , triquetri , per la prima volta indicati da Blainville e da me, colla faccia inferiore attaccati alla parete gastrica, e circolarmente dispostivi. Il canale enterico, divaricato a sinistra, imtnergesi nella massa epatica, ove descrive una curva incrociala come la cifra 8; e raddrizzatosi ascende a fianco del ven- triglio, per aprirsi in fondo del cavo respiratorio. Trasparisce il fegato blu nella suprema e media regione del guscio, risultando da vari lobi derivafi da' soliti grappoletti follicolosi , e "1 comune dutto escretorio, pocoltre lo stomaco , sbocca entro f intestino. Quali parfi differenziano nelle cleodore .^ e creseidi si intorno alla forma dentaria , che sono stato il primo a rinvenire nella e. piramidata; come pella disposizione della sostanza epatica, affatto conoidea nelle seconde. I naslrini gialli, che pendono da' posteriori angoli palliari, offrono granosa strut- tura, essendomene sconosciuto lo incarico. A sinistra, non molto lungi dalla bocca della /«/(?«, giace il membro genitale conico, muricato, surto da imbutiforme guaina a margine ingrossato; alla quale alquanto ampliata termina il filiforme, e serpentino canaluccio, che sospetto essere il vaso spermìfero. Farmi, a preferenza della fabbrica e dell'analogia, 89 inesatta norma il determinarne la natura dalla comparsa degli zoospermi; i quali per pochi di dcllanno mostransi dotati di possente forza vitale e motrice; e la loro presenza entro gli organi femminei tiilvolta bassi da reputare figlia dell'atto idi fecondazione. Nella inferiore parte della conchiglia rimarcasi l'ovaia follicolosa, e giallo-dorata come la matrice sigmoidea, cilindraceo-depressa, compo- sta da gelatinose lamine traversali, curva in una estremità, e con solco nel margine concavo. L'ovidotto sorge da orhicolare ovaia, accollata alla fine della matrice, e termina nella corta vagina aperta a destra nel cavo respiratorio. Rosea , coni- co-spirale è l'ovaia delle cleodore ^ e più allungata nelle creseidi, non che for- nita di ovidotto. Pel resto si consulti la citata memoria di Vanbencden , che ha eziandio osservato la ellittica forma delle uova della ci. lanciolata. 3) Apparato nerveo, respiratorio .^ circolante. Il nervoso collare esofagico della m/e« risulla dal ganglio cefalico superiore, quadrato, mercè laterale comraissura unito alla contigua coppia ganglica inferiore. In amendue rimarcansi grossi globetti neufinici evalive giallastri. Vari nervi ne partono, oltre i ganglietti destinati pe'nervicciuoli stomato-gaslrici , diretti alle pertinenze della bocca^ a'notatoi, ed alla massa viscerale. Le secondarie loro ra- mificazioni nelle indicate parti seguono un andamento uniforme a que' della cimbiilia e della Tiedemanna. Sollevato il superiore lobo de' notatoi , ravvisasi l'apertura del cavo addetto al respiramento per la introduzione dell'acqua , e dell'aria necessaria al suo galleggiamento. Le branchie^bipennato-uuilaterali coU'estremità rivolta su, esten- donsi dal destro al sinistro suo lato. Una esile tunica veste cosi la vena, che ne costeggia il margine esteriore convesso; come l'arteria più lunga, che ne occupa l'interiore concavo. Attento vieppiù alla illustrazione dell'acquoso apparato nei Molluschi gasteropodi marini, dopo di me osservato da Baer, Wagner, Blainville, Krobu, Carus, Vanbeneden, Burdach (i) , sono pervenuto a farmi precisa idea del sistema Arenoso pcrifcrico-branchiale, sinora sconosciuto agli zootomisti, me- ritevole di tutta la loro considerazione, non avendo immediato rapporto col bran- chio-cardiaco. Esso è rappresentato da esilissima rete vascolare superficiale, che facilmente contrae anastomosi coU'analoga arteriosa, e colle aie cutanee adiacenti piene di acqua marina , e da altra profonda a maglie più grosse, che da lutt'i punti versano un liquido sieroso non ancora elaborato dentro ampio sacco o seno, costrutto da valide pareti , che non ne è totalmente riempiuto", e collocato so- pra la cavità addominale, con cui non ha commercio alcuno. Indi detto umore (i) P/iysiolog.trai parJourdoìi.Vans 184.1, IX /tyS. 90 invade l'apparato branchiale sovrapposto al venoso cardiaco, seguendone tutte le divisioni , e forme vascolari ; sempre giacendovi nella faccia superiore ed esterna. Talché introdotto il beccuccio di vitreo tubo pieno di mercurio dentro qualsiasi punto di siffatto sistema, essendo l'animale tuttavia in vita e pregno di acqua , immantinente tale metallo con somma sollecitudine ne percorre tutte le Tie , senza che ne abbia veruna immediala colla orecchietta del cuore. Mag- giore persuasione se ne acquista pel tubo indicato soffiandovi aria atmosferica, la quale con più facilità vi gonfia i vasellini diafani, tortuoso-varicosi e tendenti ovunque a disporsi in rete. Per quanto io abbia potuto scrufinare è questo vascolare apparecchio im- merso nelle areole cutanee, le quali oltremodo trovansi turgide di acqua marina. Dimanierachè , quando i vasi sieno penetrati dal mercurio, le indicate aie der- miche ne vengono smunte , l'acqua tosto esce , ed è piìi scarsa qualora sieno distesi dallaria. La deficienza del sistema linfatico negli animali invertebrati, il singolare andamento dell'attuale , la facoltà delle sue capellari estremità di assorbire il liquido acquoso pregno di molecole organiche esistenti nelle cutanee aree o nel cavo addominale, e di trasportarne grande porzione nelle arterie bran- chiali; mi fanno decidere di considerarlo come intermedio tra' vasi linfatici dei vertebrati, specialmente de" Pesci, ed il venoso afferente. Io ben volentieri ho fatto passare il mercurio o l'aria dalle cappellari estremità di questa arteria nelle simili della vena branchiale. Quindi parmi , che esso reputar debbasi apparato linfatico-venoso, quale tipo primitivo, ed anello di passaggio al sistema linfatico, al venoso, ed all'arterioso de' Vertebrati, appo i quali ciascuno di delti apparecchi offre l'ultimo grado di perfezionamenlo (i). Quale rete dal contorno di araendue i nolaloi vassi ampliando verso il seno venoso addominale ; da cui è introdotto il sangue neU'arteria branchiale. Il tronco della vena branchica , giusta quello che pure vide Vanbeneden , comunica con globosa orecchietta ; e questa poi termina nel conico ventricolo del cuore, oltre la sua base essendo cinti dal pe- ricardio. L'arteria aorta anteriore, e posteriore non è stata da me accompagnala nelle successive loro distribuzioni ramee. (i) Quclijues atiafomisles, gpeci'a/emcni Ca- retrouvé deptii's dans qìielijues bivalces. Mais rus, ont crii voir Ics premiérs nidimenls du sy&lè- leur analogie semhle les considerer plutól coni- vie lymphalique dans un appareil partkulìer de me traehées «cy«i/è>es. Dreschel Sysième Itjmpft. luhcs acfjuifères, que delle Chiaje a dccouvcrts Paris iS36,/>. iS8. c/iez les Mollusfjnes gasterojìodes, et quo Baer a »I III. DESCR13I0TSE IGOISICA- Tavola 34.. Jalea tridentata col suo abitatore 6 di consueto diametro , delineata viva dalla superiore faccia del guscio, nel cui centro trasparisce il fegato e, la valletta antero-laterale e, i nastri muscolosi . qiics frcs-e'tèndiis sur presqne loiis Ics animaux Sy^j 282, 52 (con figura snaturata). 93 eie spesso poco visibili, altra mediana, due lalcrali, tranne una quarta esterna più corta. Dopo i temporali di marzo ne' di asciutti viene al nostro liltoralc, come fu quando la vidi per la prima volta nel iSSg-^i- Galleggia supina, ossia tenendo il sandalo a fior di acqua, su cui spande i nolatoi ; apre la bocca, ne slarga i ten- tacoli, ritira ed allunga il canalino codale. Cangia sito o alternativamente agi- tando i notatoi che ora addossa sullo zoccolo, ora sul sacco viscerale, ora quasi rotolansi intorno a loro stessi, ora combaciano insieme; anteriormente solcando le onde col rostro, a perpendicolo od in direzione alquanto obliqua sollevasi con questo SU; oppure corrugati i notatoi precipita giìi. Quando sia prossima a morire, distaccasi il Mollusco dalla propria barchicella, e tosto finisce di vivere : fenome- no che succede pure tuffatala in acquavite, che diventa latticinosa. II. DESCaiEIOME KTOTOMIGA. I ) Vìsceri digestivi, e genitali. L'apertura della bocca rimarcasi imbutiforme, internamente gialla, e vio- lacea allesternO; sporgendone a dritta, e mancina due esili tentacoli neri, as- sottigliati, curvi. L'esofago slargato, tuboloso, termina nel Acntriglio quasi ova- le con diverticolo conico in giù, forsi destinato pel dutto iecorario, abbastanza lacertoso ; nel di cui interno giace la filiera di cinque denti cartilaginei acinaci- formi, forniti di speciale orlo membranoso alla base, nel resto liberile da me (i) indicati prima di Vanbeneden. Il budello di sempre eguale diametro, fatta la solita girata tra la sostanza del fegato giallo-verdiccio granoso , sbocca nel sacco respiratorio come una borsa allungata. Il membro genitale assottigliato , indi assai ampio sta dappresso l'esofago. Nel medesimo lato destro poco sotto le bran- chie apparisce il forame dell'atrio degli organi generatori, distinti nella ma- trice otreforme depressa, nelf ovidotto da Vabencdcn creduto testicolo, indi più stretto verso l'ovario giallastro, a guisa di placenta collocato sulla esterna parte , o sotto il fegato coverto da tunica iridea. 2) Muscoli ., e nervi Il comune integumento cutaneo, che veste l' animale non mi è sembrato così preciso sulla corrispondente barchetta, in cui ò problematica la esterna pelli- cola. Offre quello chiare traccio di fibrosa natura, polla contrattilità somma del canaletto del cavo respiratorio. Anzi in amendue le faccio de' notatoi, quando essi siano agitati, o appena contratti, ravvisansi coniche papillucce disposte in serie (i) Meni. cil. Nap. iS3o,?ffi.'. LXXVI3-4; Notom. eomp. IVap. i832, I 258. I m 9^ oblique, cquidistanli, ognuna fornita di raggianti fibre, fra le quali ho scorto ir- regolari globctti solidi, Vanbeneden nella cimbuUa posta entro lalcoole ha svolti cinque distinti strali muscolosi ne' suoi notatoi. In verilcà, esaminati questi nello stato di vita, agevolmente notansi due nastri muscolari curvi, paralelli, interrotti da costante fascia che né priva^ surti nella loro faccia superiore dalla parte la- terale posteriore del corpo, e finiti a linguette ristrette nel margine di cadauno notatoio ; derivando essi poi nella inferiore dalla parte anteriore , onde finire al modo istesso nel medesimo margine, e decussati coprecedenti. Nella barchetta ho visto lievi traccie di fibre traversali, un poco flessuose. Il cervello risulla da una coppia di orbicolari globetli cerulei, che in giù mandano la solita commissura, e collocati avanti il collo. Da' suoi lati escono i due nervi notatori triforcuti,ranteriore più grande del posteriore. Intorno agli or- gani sensori , incaricati cioè del tallo, e della vista nella cimbidia. come in tutti gliPlcropcdi di cui trailo, mi appartengono osservazioni meno positive di quello, che reputasi addetto all' udito • sebbene io possedessi fatti negativi intorno alla presunta funzione di questo ultimo. Sporgono i due giallastri globetli otelitici da mezzo di cadauno lobo cefalico, e sembrano un follicoletlo indurilo. 4) A'pparato respiratorio, e sanguigno. La cavila destinata al respiramento vien rappresentata da ovale sacco, entro di cui sta collocalo quello de' visceri. Vi nolo massima analogia colla simile del gastroilero ., specialmente pel canaletto codale, e per altri caratteri da rendere poco distinta, e vacillante la classe de' Molluschi pleropedi. Dal perimetro de' nota- toi incominciano tenui ramificazioni venose, componenti una rete a maglie per Io più esagone, finita in tre principali tronchi: il medio cioè, e l'anteriore maggio- ri, il posteriore minore. I quali riunisconsi in un vaso comune, essendone simile la distribuzione nell'altro notatoio, onde finire nel seno addominale, quivi pure sboccando i due canali provegnenti dalla estremità della coda. I menzionati vasi, tanto nelMoUusco in esame, quanto nella ialea tridentata, àGhhon%\ riempire di aria dalla periferia verso il centro, anziché al contrario, a causa delle rughe valvulifor- mi, che tratto tratto presentano. Il pericardio ovato, ampio, sta in linea retta del sito, dove la scarpa della cimbulia separasi dal suo abitatore. Contiene il cuore più piccolo della orecchietta, osservandosi le oscillazioni di amendue a traverso del pericardio, come de' comuni integumenti, e del sandalo. III. BESGRIglOME IG0I9IGA. Tavola 32. Cimbulia Peroniana: i supina e di naturale ampiezza, essendone o/gli an- goli dentali del suo sandalo, e il pericardio che a prima giunta sembrava una 9^ vescicLctla idrostatica, y il canaletto della cavità idro-prcumatica,/ la bocca, eia massa viscerale, 2 li nastri muscolosi retti ed h traversali ; 2 si è disognata detta cimbulia sei volte maggiore dell'ordinario suo diametro, col guscio a in sito, cui ci attaccasi il Mollusco, che presenta i tentacoli e, il notatolo sinistro intatto con il margine 0, le papille à fibre raggianti reticolate 7z, ed una ingrandita 3 coglo- betti interstiziali, le arterie forsi notatorie //, l'otelite destro i posto sul cervello, dal quale partono a sinistra i nervi k pel rispettivo notatolo , quello col ganglietto sottesofagico b^ i nastri muscolosi superiori r, inferiori 5 ed i tronchi della vena pq del notatolo destro, della codale y, del cavo idro-preumatico/col canaletto corrispondente y, il seno venoso /«, la massa epatica tj. Tavola 33. Cimbulia Peroniana vista da sopra 4 e da sotto 3, in amendue le posizioni delineata di grandezza naturale. Tavola 34- 5 esofago a col cervello e j ventriglio (^/ed intestino e della CimbuliaPeroniana. Tavola 43 . Cimbulia Peroniana, di cui si rappresenta un pezzo dello stomaco co' denti in sito 23, ed uno di essi ingrandito con orlo sfinterico 24. '*''*"*^ ^-^ *^'^'*^^ ^^'V X^ V^^^i */^*^*^ V^^^^^-VV^ ^.^^-V^-W V^^ ^/V-V %^/V X**^ **^^;V% V*/^ */V» ■V'fc^ %^/fc *^/V X/V* ^*/*i ^/i/^.'VVX VX^ IX^^ x**^ V*^ V IV. PTEROPEDI TIEDEMAIVKICI. Io dava fine alla pubblicazione delle tavole appartenenti alle mie Memorie, quando in un sereno mattino di aprile i83o mi furono recati vari individui vi- venti di un Mollusco nudo, di cui feci subito dipingere a naturali colori le este- riori forme, siccome rilevasi dalla figura che ora pubblico, e lo serbai in acqua- vite. Scorso un lustro, e più (i) vi rivolsi T attenzione; lo intitolai al celebre fi- siologo Tiedemann; gli assegnai il dovuto posto fra gli Pteropedi; ne distrigai alla migliore maniera possibile la fabbrica. De' tre esemplari, che me ne rimasero, due furono dati a Vanbeneden (2) in settembre i838^ e l'altro, che tuttavia con- servo, è passato sotto l'occhio di Eschricht, Rrobn, Otto, Miiller nel loro viaggio, per questa capitale. Somma lode merita il prefato professore di Lovanio, ma non saprei se più per la rara lealtà con cui appagò i miei voti, che per le sue accu- rate ricerche, e figure notomiche. (i) DclleChiaie/^wc;. coOT^.3, «?a^.!Xap.i83G, (2) Nous devons ce MoUusque à M. Delh \p. LIX, lav. V i4' Chiaie. Cet illustre anatomiste n a pus voulaque 96 TiEDEMANNA ( TiEDEMANNiA DeLLE CuIAIE). Corpo papiglionaceo privo di testa, occhi, tentacoli ; invece di concbiglia provveduto di produzione gelatinosa consistente, anteriore, ovale, convessa su, concava incavata giù, dal cui centro sorge la massa viscerale, che può rinchiu- dervisi ; da quella continuasi verso dietro libera appendice^ lunga, trigona, e giù reniforme disco notatorio muscolo-membranoso, con T orifizio orale mediano poco lungi dal suo arco minore. T. cristallina^ o napoletana (T. neapolitana Delle Cuiaie). Corpo traslucido , bianco-ceruleo, con linea rosea nell'orlo deirappendice codale trigono-bifida, e delle due faccio del notatoio, ove convergono raggianti serie di puntini d'identico colore provegnenti dal minore suo arco o boccale, tra ognuna havvene altra prolungata più oltre il detto margine; massa viscerale ova- le, ceruleo-iridea^ provveduta di ano nel termine. Rare volte la Tiedemanna ri- maneva in fondo del bacino destinato a contenerla. Perloppiù restava galleggiante sull'acqua, tenendo la inferiore superficie del notatoio coli' orifizio orale rivolto al cielo, e la superiore a livello del liquido marino, in giù pendendone il corpo viscerale tra lacoda^el disco clraoideo; cbe^ove stia spiegato, è valevole di bar- chetta, ed a proteggerlo quando il pezzo supcriore si addossi all'inferiore. Ella spesso vi si muoveva a guisa di parpagfione svolazzante nell'acre. II. DESGRIglONE KOTOMICA- I ) Muscoli , e nervi Tolta la esile tunica cutanea de'notatoi, appariscono tre serie di nastri o linguette muscolari, diversamente disposte. Evvene una serie mediana parallela, arcuala , traversale ed estesa dalla destra verso la sinistra banda del reniforme disco notatorio ; vale a dire ne incomincia il primo nastro dall'arco minore , pri- ma della bocca , e vi segue il secondo, sempre equidistanti , pian piano più lun- ghi fino all'ottavo prossimo al perimetro esteriore- Como raggi surti dall'arco minore di detto disco , e finiti ristretti nel maggiore , intersecansi con i prece- denti traversali nella superiore ed inferiore faccia del succennato disco. Esili muscoletfi longitudinali e paralelli ha pure la codale appendice. ce curieux anitnal restai plus long-temps ignoré server le nom de ce savant- Notts lui avoiis vn- des zoologisles, et ti tious a engagé de lapuhlier pose le nom specìfujue dulieti ou ilaélé decouvert, dans ces memoires. Delle Ckìaie avait dejà de- ci noiis le desigiions par consequc7ìt sous le nom signé dans ces notes cet animai sous le nom da EDI. 1 . DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Prefazione v, Bibliografia ix. Polpi comum 2, rossa- stro, tulercoìato 3, (etracirro 4 ; Eledo- ne moscata, Aìdrovandiana 5; Tremot- topo violaceo 6 ; Calamari comune 7 , subbia, saetlato 8, tataro 9 ; Seppiette 98 Rondeleliana , macrosoma 10; Seppie of- ficinale 11, Dorhignyamx 12. II. DESCRIZIONE AOTOMiCA — Forme este- riori , cuticola 13 , sistema cromoforo 14 , pareti addominali 17 , produzioni cartilaginee ed ossee 18 , infondibolo, sistema muscolare 21 , cavità viscerale, canale degli alimenti 27 , glandule sa- livari 28 , fegato 29, atramentario 30, pancrea 32 , apparecchio generatore 34, embriogenià 38 , sistema respiratorio 51 , sanguigno 55 , ne rvoso 63 , organi sensori 68. III. DESCRIZIONE ICONICA. — Tavole l.=-6." 73, 7.^-9.^74, 10.^ U.-^ 75, 12.-^ 76, 13.% 14.= 77. 15.^ 78, l6.\ 17.= 79, 18.% 19.= 80, 20.=- 23.= Si, 24.=-26.'> 82, 27.=-29.= 83, 30.=, 31.= 84. Bl. PTEROPEDl JALEICI. I. Descrizione zoologica — Mea triden- tata 85; deodare cuspidata 86, lancio- lata ; Creseidi striata , fasciata, ago 87. II. descrizione notomica — Comuni inte- gumenti e muscoli , apparato gastro-e- patico e sessuale 88 , nerveo , respira- torio , circolante 89. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavolc 34.% 35.=, 43.=, 98.=, 155.= 91. IH. PTEROPEDI ClMBDIilCI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Cimbulia Pe- roniana 92. II. DESCRIZIONE NOTOMICA — Visceri dige- stivi e genitali, muscoli, e nervi 93, ap- parato respiratorio e sanguigno 94. HI. DESCRIZIONE ICONICA — Tavolc 32.=- 34.=, 43.= 95. IV. PTEBOPEDI TII:DI:iiìi^ E ^(ù'^^^^d^^ m^m/AU DiWE[fSTii^^ira OSSERVATI VIVI BEGLI ANHl 1822-1830 da TOMO SECONDO STABIllMEMO TIPOGRAFICO DI C. BATEILI E COUP. Largo S. Giovanni Maggiore H^ 30. i: in saia raant Zphjn muscosa Annuii et placido Tethjs blandita susnrra. GlAKHETTASU Halitut. Vtl t09. I, GASTEROPEDI LIMACI. *%\%*V*%\**\%\V*%V*\\%%\**\*%V**V*%V**V\%\**V%*V%*%**\%*\**V*VV**V»V%*»V**V»»V%%V%^W*V** Sebbene Aristotile e Plinio avessero fatta menzione dè'lìmaci, per le ricerche di Lister e Miiller aumentati nel numero delle specie ; pure non ebbesi esatta co- noscenza sistematica e specifica de' medesimi , che a' tempi di Bruguière , Drapar- naud, Lamarck, Roissy, Ferussac, Blainville (1), Pfeiffer. Convengo con Desha- yes intorno alla difficile loro determinazione stabilita su' colori, che possono differen- ziare per le condizioni di luogo e di clima. Novale la minuta comparazione notomica, difficile ad intraprendersi da chiunque. A parer mio si dovrebbe attendere alle pa- pille del corpo, alle rughe della corazza, alla posizione del foro respiratorio, spe- cialmente alla forma dello scudo conchiglifero , al colore ec. M. A. Severino (2) (1) Dici, class, d' hist. nat. Paris 1826 , K 404. (2) Zoolom. Democr. p. 330. Per brevità a- vrei dovuto qui ommettere il Comm. alla noloniia del Moli. dcH" elice pomazia eseguita circa t anno 46W da M.-A. Severino (Mem. cit. II 204-258), ma non riuscirà discaro a' miei compatrioti , ed inutile all'onore nazionale. I. Limax, serpensnuda: Limaci, mirum, paulo infra caput cuculia in orbem inducta, quam testa seu lapillus latus planus ovi peripheria, sub quam caruncula candida (cere- brum mifii) et ad hoc excipiendum conchula lalior; sub carunculam meinbranula similiter rotunda et alba e qua exurgit ad inferiora nervulus. Severino ebbe chiara conoscenza del man- tello, dello scudo conchiglifcro , del diaframma, del cuore che lo equivoca col cervello, dell'aor- ta del limace. II. Cochleae terrestris oesophagus ac venlri- culus supremam dòrsi parlein perreptanles ad extre- mam volutam discurrunt : est autem voluta testa huius reptilis ad anteriora recurrens. L' autore con queste poche aforistiche paro- le ha già tracciato il cammioo dell'inlcro tubo in- testinale della elice. Questa caccia un cono mem- branoso sfrangialo , circondante l' orificio della bocca , situata sotto i tentacoli minori, poco lon- tani dai superiori, e nell'apice forniti di occhi. L' esofago incomincia dal bulbo muscoloso , e fi- nisce nello stomaco superiormente cinto dalla cop- pia di glandule salivari , i cui canali esecrclori, ascesi verso la bocca , apronsi a' lati del pedicello membranoso, che sostiene la lingua coriacea, tra- versalmente rugosa, aspra al tatto. Risulta quel- lo da cartilagineo pezzo disposto a ferro di cavallo, posteriormente attaccato a due esili muscoli, poco a poco assottigliati , e legati al pedicello su cui adattasi l'accennata lingua. Colla contrazione lo- ro, non che di altro paio di muscoletti legati alla mentovata cartilagine, la lingua agisce con mag_ giore forza a sminuzzare i cibi. Al ventricolo se- guono gl'intestini, che per internarsi entro la mas- sa del fegato percorrono parte della girata del cor- po di siffatto animale rinchiuso nella chiocciola. Uinc revertilur eadem fere via in anlicam ca- pitis partem, ut ex hoc fecum fiat excreiio. Sono troppo esatte queste espressioni; poiché il canale de' cibi dopo di avere attraversato il fe- gato , onde i suoi condotti biliari potessero sboc- 2a hassi da considerare qual fondatore della loro notomia , men di lui estesa da care nel duodeno , è d'uopo che il rimanente trat- to delle budella , secondo la stessa direzione inol- tralo verso r anteriore parte del corpo , finisse neir intestino retto , la cui apertura giace poco lontana dal forame della cavità respiratoria igno- rato dal nostro concittadino. Dentes duo conspicui, obliqui, nigricantes , membrana colligali. Siffatto Mollusco nel masticare le erbe due soli denti rosso-nericci fa scorgere, quasi a par- ticolare membrana aderenti. Ma distaccati da' propri inviluppi apparisce l' osso mascellare se- mirotondo , convesso su , ove ravvisansi alcune prominenze parallele, regolari e simmetriche: due delle quali soltanto n'esistono nel margine gibbo, esternamente prolungate in modo da rendere tale mascella all'intutto dentata. Essa aderisce al co- no membranoso esofageo; cosicché quando il Mol- lusco co' tentacoli superiori abbia adocchiato il cibo, che tasta con gl'inferiori, ve lo espande su, e colla mascella principia pian piano a roderlo. Musculi obscuri, qui commovent os ad mandu- catum , infimi pedamenll mucronis dextram ac si- nistram custodientes. Non v'ha dubbio alcuno, ch'egli abbia cono- sciuto i muscoli necessari alla masticazione, ed alla contrazione del piede : ossia gli adduttori e com- pressori del bulbo esofàgèo , il corrugatore del piede, de' tentacoli, di tutto il corpo, da lui chia- mato alligalor cohimellae. Est autem pedamentum basìs membranea, la- ta, corpori subtensa, figura ad oviformem acceden- te, sic lamen , ut sit in extremis ferme acuta. 11 pedamentum è l' intero masso carnoso del piede , posteriormente acuminato, su Ja cui base poggia il resto del corpo. Ha inoltre accennato il pallio, che nell'interno fodera la prima girata della scorza calcarea, il cui uso analogo a'polmonil'ha già manifestato ; mancando della conoscenza del sacco urico o della viscosità, che in tal cavo esisto presso il cuore, da lui osservato. Dippiù il panno carnoso traversalmcnle situato, o diaframma che divide la cavità respiratoria dall'addomine ; è sta- to appieno determinato nella forma colle parole figura ad oviformem accedente. Ilepar in fibras tres dissectum ; atrum non o- deo, ut non sit subviride. La massa del fegato è divisa ne'rispettivi lo- bi, al numero di tre o pure di cinque, verde-ne- riccia. Ne ha però onninamente ignorato la strut- tura, e r ovaia che vi esiste. Caecum insigne in extrema voluta. E desso r ampliazione duodenale manifesta in opposizione alle aperture de' condotti epatici , allogate presso il termine della spira del suo corpo , e per verità affatto simile ad un sacco cieco. Lapilli oblongi ac perpusilli duo, obelisci figu- ra 4 litlerulae minoris magnitudinem aeqiiantes, can- didissimi atque asperi in torulo uno, qui est e non' nullis, inventi. Il sacco calcareo del Jacobson [borsa del dardo di Cuvier) contiene una specie di corpo, al dire di Severino geminato, a quattro faccie acu- te come una guglia , giace su particolare ricetta- colo in torulo uno. Siffatto corpo calcareo è stato sempre da me trovato unico , e gli odierni autori asseriscono essere facile cosa di vederne la rige- nerazione, ove fosse distrutto. A ciò forse il Se- verino avrà voluto alludere. Jacobson lo crede composto di acido urico. Torulus inler oesophagum et omentum alius. Non saprei adattare il torulus , che al lungo e sottile canale dalla borsa porporifcra di Swam- merdam; dappoiché essa giace tra l'esofago e l'o- mento , il quale non è da riferirsi alle glandule salivari , siccome dapprima credei , ma alla ma- trice. Il nostro esimio chirurgo non portò esa- me alle restanti parti ; quali sono le vescichette moltifide del Redi, ed il lungo e flagelliforme mem- bro genitale, che indispensabilmente dovettero es- sere da lui sparate, onde acquistare chiara cono- scenza di quelle parti , che ci hanno finora occu- palo. Sospetto che fossero state omesse dal Volcka- merio; giacché il nostro sapiente non fu nel caso di rivedere la stampa dei fogli di tale opera pub- Ray, Murali (1), Barderò; alquanto più ampliata da Lister (2), Redi (3), Swammerdam (4') e giunta a perfezione fra le mani di Cuvier (5) , che a torto dichiara, qualmente le idee notomiche del Severino (6) furono oscure ed imperfette; blicata in Norinberga , che sarebbe stato il pre- zioso momento, in cui l'autore arrecar poteva ulteriori giunte al suo originale lavoro ; essendo stato in Napoli deriso e poco apprezzato da una ciurma d'invidiosi chirurgastri. Dopo di aver egli discorso degli occhi ( pertentatores ocuìi ) , cui servono anche di organo del tatto, poco appresso dice uterus , monophtalmitm , che io inter- petro monothalamum; facendo conoscere, che det- to vivente offriva gli organi genitali maschili e femminei, riuniti in unico talamo nuziale. Imperciocché l'autore parla della esistenza del- l'utero di forma analoga all'omento, sembrando a primo colpo di occhio una massa adiposa. Vi biso- gna molta delicatezza per distrigarne la strut- tura e r andamento , la quale forse è stata in se- guito meglio conosciuta, a cagione di altre prepa- ratorie risorse. La milza , eh' egli nomina è l' o- vaia giacente nella spira epatica a vari lobetti grap- polosi , da' quali ha incominciamento l' ovidotto. Egli aveva già preso in considerazione le parti sessuali femminee per la particolare condizione del grascio. Siccata huius adeps etiam in pulvereni minui- tur. Quo fit , ut de humano circa cor adipe , qui non liquescil, mirandum non sii ; proprietales siint hae adipum. Huiuselsimiliumreptiliumadmimstratio.Post- quam din passa fuerint inediam, testa eximuntur et in aquam conjecta dednentur, usque dum morian- tur ; diducta porro camper ienlur. Quod si, dance dissoluta fuerint, expectes , nervosum omne genus mundum spectare licehit. Itera modice ignem vel ca- ìidam aquam passas dissecahis commode, per infer- num pedamentum recta via. L'autor nostro espone il modo, onde con fa- cilità riuscir pbssasi nella preparazione notomica. Colla leggera bollitura le sue parti si raggrinzano, ed alcune si trasformano in maniera , che ardua cosa riesca di conoscerne la vera struttura. Vale meglio romperne il guscio , ed indi tuffare tale Mollusco nello spirito di vino ed acqua. Di pas- saggio ne accenna il sistema nervoso , di cui non estesa menzione rilevasi dal nervorum muUiplex plexus. È troppo vero che il collare nervoso circondante l' esofago ed ì nervicciuoli , che ne nascono sì pel piede che pei visceri , sieno inestrigabili, ove si abbia poco esercizio nelle anatomiche preparazioni. La migliore sezione è quella che può farsene dalla parte superiore del corpo , incominciando dalla cavità respiratoria e poi dal diaframma , a fin di metterne sott' occhio i visceri. Hepatis caro saporis tam acris est, ut piperi non cedat. Mihi autem gustanti, et nulla re diluì poluit, et tota die perdurami. Pascitur quippe genus quadpiam istius reptilis herbis sylvestribus acutis. Pare che non abbia egli gustato se non ilfega- to di quello di tai Molluschi che si è pasciuto di erbe piccanti, come la persicaria.Ma è troppo giu- sto conchiudere: Prostremo cochleam terrestrem si impexcris, ligneus profeclo lapideusque sis, ni ex- clames summa Dei providenlia in efformando hoc bestialae miraculo, cui sunt pertentatores oculi, den- tei, oesapkagus, venter, intestina, manaphtaìmum, lien, hcpar,cor, pulma, uterus, nervorum muUiplex plexus, lapilli duo, sub his obelisci forma, pedum nova forma, sed de his nos lib. IV latitcs in historia. (1) Aìiat. Km. terr. mai. [ Valentini Amph. soolam. Francf. 1720, p. 179]. (2) Exercit. anatom. tab. Ili 1-s. (3) Opere. Mil. 1810, III 238, tav. Ili 11-12. (4) Bibl. nat. tee. VOI. (5) Mem. sur ks moli. Paris 1817, p. 1-45, pi. 1-11. (6) Limax et cochlea parum natitra , id est slructura distantes. 8 senza avvedersi che la filosofica interpretazione toccante la organica simiglianzà e'I passaggio di struttura dal litnace aìY elice, non fu affatto ignota al sommo zooto- raista napolitano. I. SESeBJZZONS ZOOLOGICA. LlMACE ( LlMAX LlN. ). _^ Corpo ovale-bislungo con quattro tentacoli, due lunghi oculiferi, ed altrettanti corti ovali; corazza coriacea nell'anteriore e dorsale sua parte, contenente conchigli- fero scudo sovrapposto alla cavità respiratoria, a destra fornita di foro antero-late- rale, nel cui margine termina Fano; apertura genitale a destra tra la radice del ten^ tacolo lungo. 1) L. nerognolo (1. ater Lin. ). Corpo su giallo-fosco, a papille ovali, rughe arcuato-angolose nei lati orlale da linea rosea , altra coppia sulla estremità codale con angolo rilevato ; piede tra- \'ersalmente rugoso, rosso e nel mezzo biancastro; corazza con rughe arcuate con- centriche; scudo conchiglifero ovato fragile. Ewene una varietà a colore bleu, che insieme al seguente abita fra le crcpacce de' castagni della selva di s. Rocco. 2) L. agreste ( 1. agrestis Lin. ). Corpo levigato, giallo, punteggiato di nero con linee talora flessuose ed in- terrotte di simile tinta, quasi parallele, dal dorso obliquamente dirette verso il mar- gine del piede, ed una mediana sulla testa costeggiata da striscia gialla ; corazza macchiata di nero, con mediana incisione quasiché romboidale; scudo conchiglifero ellittico, crasso, appena spirale dietro. 3) L. screziato (1. variegatus Lin. ). Corpo giallo-cedrino, a papille ovali embriciate, più sbiadate con angolo rile- vato sull'estremità della coda; corazza con rughe circolari concentriche, tempestate di macchiette sulfuree, ovali, rare, come nell'orifizio respiratorio; scudo conchiglifero ovale. Insieme al succennato limace rinviensi ne' giardini, di cui a prima giunta sem- bra varietà. 4-) L. selvatico (1. sylvaticus Lin. ). Corpo violetto screziato di macchie nere irregolari piìi o meno allungate e talora continue, levigato ed appena rugoso sulla cute della corazza; scudo conchi- glifero semi-ovale, crasso. Rinviensi ne' boschi, ed è la più grande specie di luma- cone, che io abbia osservato. 1) Comuni integumenti. La rugosa cute de' limaci è cospersa di moccio glutinoso, giallognolo nel Latro, che impedisce la genesi epidermica , separato da' sottoposti follicoli , facile a smun- gersi appena irritata, e che seccato lascia di sé bianca traccia spumosa ne' siti per- corsi da detti Molluschi. Ogni aia papillare ha grani bigi afibllati, e nell'essere con- tinuamente agitata da moto vermicolare offre istantaneo cangiamento di punti colo- rati : fenomeno che non manca nella superGcie del piede e con moto ondoso sì nel . margine, che nella sua striscia mediana. Il su giacente strato o muscolo-cutaneo, sul piede pili crasso del dorso, è composto da vari nastrini slargati e riuniti in lacerto co- mune, a guisa di sacco lungitudinale perfettamente chiuso, tranne ne'fori orale anale genitale, alberga i visceri naturali e riproduttori, sembrandone mero prolungamento i quattro tentacoli; mentre a guisa di ernia, secondo la bizzarra espressione di Cu- vier, si presenta ta cavità respiratoria contenente il cuore ed il sacco urico, avendo essa esteriore forame. Sovrapposta alla quale giace il particolare cavo dello scudo conchifero composto da due lamine, la superiore cioè coriacea, e la inferiore testacea. Il pavimento dell'addomine ha il tessuto muscolare a fibre più crasse ed in- trecciate, specialmente verso il termine della coda; essendone longitudinali le ester- ne, e traversali le interne. Mediante la loro contrazione la intera cavità addominale si restringe ed abbrevia, I quattro tentacoli e l'organo genitale maschile hanno i ri- spettivi muscoli corrugatori come nastrino surti da' lati del piede, poi slargati e di- visi in linguette , una pel tentacolo superiore e l'altra per l'inferiore: lutti allun- gansi per la distensione del muscolo -cutaneo. Anzi nel bulbo esofageo li distinguo in intrinseci, ed estrinseci; i primi ne compongono la totalità, ossia i due lobi ellittici laterali, che nel centro ne contengono altri piccini addossati alla coppia di ovali lobi cartilaginosi; ed i secondi, mercè linguette carnose piane dall'orlo orale dirette a detto bulbo, vi rappresentano gli adduttori e gli abduttori. Il forame re- spiratorio offre una specie di sfintere atto a sostenerne l'allargamento, e la chiusura. La cavità addominale si estende dalla anteriore fino alla posteriore parte del , piede, nella cui sostanza sembra incavata. I visceri, che vi si racchiudono, non la occupano interamente; rimangono ivi inviluppati da fievolissima tunica peritoneale. All'orifizio della bocca appartiene un osso mascellare semilunare con prominenza me- diana, emulante il becco di pappagallo; ed una lingua coriacea provveduta di affollate filiere di curvi denti cartilaginei. Segue l'esofago tuboloso continuato nello stomaco ovale, e questo nel canale enterico, che descrive tre girate e più, verso il fine ade- rendo alla dorsale parete, onde finire presso il foro respiratorio. L'intero tubo esofago^- 10 enterico gialliccio, internamente rugoso a lungo, avviticchiasi alla massa iecoraria. Nel largo orifizio esteriore del vestibolare cavo degli organi genitali , capace di sufficiente allargamento e restrizione , sta in su 1' apertura del membro geni- tale racchiuso entro particolare borsa fibrosa , che contratta sguaina fuori a fog- gia spirale : nel /. afro forma una specie di canale a margine membranoso-sfran- giato,ed esternamente muricato .Poco più sotto evvi il foro della matrice, tuboloso-la- cunosa, increspata come Tintestino colon, estesa fin quasi all'estremità del fegato, ove è situata l'ovaia ovale, a grappoli vescicolari col flessuoso ovidotto, che vi sboc- ca, nel quale sito la matrice offre un prolungamento gelatino-glanduloso. Il quale, compresso fra due pezzi di cristallo, si scorge formato dalla sua medesima sostanza slargata in successive serie di laterali cavità, e della stessa granosa natura mi è sembrata la lista mediana che vi risale fino al collo suo, dove apresi il lungo canale della vescica porporifera di Swammerdam, prima di cui era troppo nota a Redi. Laurent (1) ha scoverto i cirri vibratili nell'embrione dei Latro e bigio, avendone rinvenuto gli zoospermi nell'albume del loro uovo. Soggiugne che l'organo a grap- poli contenga zoospermi ed uova, e'I liquido fecondato trasferiscasi nella matrice, ove formasi il cocco. Vanbeneden e Windischmann (2) ne hanno indagato lo svi- luppo diviso in tre periodi, cioè il primo sino al momento delle pulsazioni della ve- scichetta cedale , il secondo riguarda la formazione del tubo enterico e del cuore , e "1 terzo concerne la scomparsa del sacco vitellario. 3) Apparecchio segretario . È la epatica massa spartita in tre lobi ineguali , ognuno composto da grappoli foUicolosi, il parziale dutto iecorario de' quali imbocca nel primario mediano aperto entro il duodeno. Ne' lati interiori della bocca osservansi i dutti delle glandule sali- vari biancastre quadrilobate, depresse, a follicoli conglomerati. L'organo della visco- sità giace in fondo della cavità respiratoria presso il pericardio , composto di la- mine grappolose, ognuna fornita del proprio dutto, che imbocca nel comune canale aperto vicino il forame respiratorio. Yi si contengono immensi corpiccini litici sva- riati di forma e di colore. Io (3) prima di Klaeberg (4) aveva notato un corpo glan- duloso nella mediana parte del piede delle elici aspersa , aperta , nemorale , e che costui ha rinvenuto ne' limaci, essendo quelli patentissimi ovali con prolungamento , nel /. atro. 4-) Apparecchio circolatorio e nervoso. Le due vene cave posteriori del limace atro lungo il loro tragitto pei superiori (1) Compt. rend. Paris 20 fevr. 1837. (3) Sutìto delle mem. su gli anim. s. vert. Nap. (2) Note sur k develop. de la limace ( Bull. 1824, fg. 20. dt Brux. V5 fg. ) (A) Surles conduit.ìnuq.fBull.des sc.nat.p.589). 11 Iati del piede, da cui ricevono alterne ramificazioni, offrono rotonde aperture, ad opera delle quali il sangue venoso può uscirne ed entrare nel cavo peritoneo, rica- mato da vascolosa reticella, e tappezzante l'addoraine. Il loro sangue sbocca nella cava che riceve il sangue da'lati del sacco respiratorio ed è preso dalla estremità delle due vene polmonari componenti mirabile intreccio, esistente nella superiore ed inferiore superficie polmonica e con tronco unico versato dentro orbicolare orecchiet- ta, che tosto lo passa nel conico ventricolo del cuore; essendo amendue coverti dal pericardio, e forniti di valvule. L'arteria aorta che n'esce, crescendo sempre di dia- metro, subito bifurcasi in anteriore e posteriore. La prima in mezzo al corso spar- tiscesi in gastrica ed esofagea, indi ripiegata su offre due strangolamenti, cacciando rami in avanti, ossia orale tentacolare ottalmico, o per la bocca i tentacoli gli occhi, altro a destra pel membro genitale abbastanza sparpagliato, ed il terzo o pedidio in dietro che fornisce tre parallele arterie diramate fino al termine del piede; la se- conda poi somiglia alla celiaca, giacché somministra ramicelli tanto all'intestino te- nue, quanto al piloro che ascendono verso lo stomaco, e tre ai lobi iecorarì. L' anello cefalico è abbastanza crasso e poco lobato, pel quale passa 1' eso- fago. N' escono innanzi due nervicciuoli , che sotto il bulbo esofageo formano due ganglietti uniti da traversale listarella, e ne partono i nervi stomato-gastrici ; ne' lati i nervi ottici finiti nell'eccentrico bulbo oculare, i genitali, e pei siti conti- gui; ed in dietro quattro nervi , ossia due corti interni ed altrettanti lunghi, che danno rami sul piede. Z22. DMSi^ZlONm 3eO?3I r , ed inferiore s. II. GASTEROPEDI ONCHIDICI. Cuvier (1) sulla credenza di riferirsi al Mollusco di Buchanan (2) quello simile recatogli da Peron, stabili il genere onchidio, che secondo Blainville riuni- rebbe specie polmonali e branchifere. Or costui, avendone inoltre scorto marcata disparità nell' apparato sessuale , separato nell' onchidio di Buchanan e riunito in quello di Peron , rimase nel genere onchidio le specie respiranti aria con gli organi genitali distinti, e nell'altro chiamato Peron/a, oppure onchis di Ferussac, quelle biso- gnevoli di acqua con detti organi uniti, e prossime alle doridi. S'ignora se le Peronie venissero a respirare aria alla superficie dell'acqua ; e scriveva Deshayes (3) essere diflìcile per non dire impossibile cosa di farsi esatta idea intorno ai costumi, ed all'ac- coppiamento loro, bisognando tutto rimettersi al tempo ed all'osservazione. Quoy e Gaymard (4) , che ne esaminarono viventi sei grandi e novelle , non hanno arre- cato alcuno rischiarimento all'uopo. La specie, che ne descrivo è pigmea paragonata alle altre, nuova nella scienza e nei mari d'Europa, essendomi nota fin dal 1829. (1) Meni, sur les Moli. cit. (3) Dict. class, ihist. nal. Paris 1827, XII 207. (2) Transact. de la Soc. Limi. Y 132. (4) Voy. de Listrol. U 210-261, pi. XV 17-29. 13 Peroni À ( Peronia Blainv ). Corpo ellittico, mantello gibbo, occultante il piede; due tentacoli, poco con- trattili a'iati della proboscide; organo respiratorio retiforme in una cavità posta alla regione posteriore dorsale col forame aperto nel margine inferiore del mantello e so- pra Fano; foro dell'organo genitale maschile nella radice del tentacolo dritto con solco esteso a quello della vulva giacente nella parte posteriore dello stesso lato. P. Partenopea (P. Parthenopeia Belle Cbiàie). Corpo ovale , patelleforme ; mantello convesso , angoloso , nel mezzo verde- fosco, più sbiadato o giallo-verdiccio nel contorno ; tubercoli globosi, i maggiori misti a' minori; due tentacoli cilindrici, nerognoli, con occhio mediano e terminale, allungati oltre il mantello con proboscide e laterali appendici; piede giallo, stretto, acuminato dietro , troncato innanzi ; doccia o canale tra questo e '1 margine infe- riore del mantello. Rinviensi sotto le pietre maritliine presso il castello Lucullano. A prima giunta sembra embrione de' chitoni cinereo o fascicolato, e non eccede la lun- ghezza di poche linee. Si attacca alle pareti de' vasi, e allo stesso modo delle doridi, ama di restare poco o nulla immerso nell'acqua, allargando e stringendo l'apertura del cavo respiratorio. Preso in mano immantinente si aggomitola come Yonisco asello, facendo insieme combaciare le due metà del piede ed il margine del mantello. Lo spi- rito di vino pochissimo ne corruga il corpo, senza alterarsene il colorito; moderata- mente compresso fra due pezzi piani di cristallo, e fattovi seccare eziandio conser- vasene la forma e' 1 colore. n. SXSCBJZIOKT^ NOT02V3!€A. Trattandosi di sì piccolo Mollusco , conviene praticare un taglio rasente il si- nistro margine del piede dall'orifizio della bocca a quello dell'ano, ed allontanare i margini tagliati, onde vederne sott'acqua i visceri, da distrigarsi mediante un ago. E messi questi fra due pezzi piani di cristallo conviene praticarvisi leggera pressione, affinchè possano essere esplorati con una lente, o pel microscopio. Il bulbo muscolo- so orale è abbastanza grande in paragone della mole del suo corpo; avendo la lingua ellittica con successiva filiera di cartilaginei denti ricurvi, i muscolelti adduttori ed abduttori: due grosse e bianche glandulc salivari pennatifide vi stanno ne lati, ed i loro rispettivi dulti apronsi entro la bocca. L'esofago tuboloso lunghetto si dilata in 14 otreformc stomaco, nelìa centrale sua parte armato di cartilaginosi pezzi ovali qua- drangolari orbicolari e ialini rossi gialli, che stritolano sotto la pressione, e che io sul principio reputai grani di arena. Allo stomaco segue altra simile dilatazione duode- nale, ove sboccano i dutti depennati lobetti epatici e se ne continua il tubo enterico. L'apparato genitale maschile risulta dal vaso spermatico appena tortuoso p semplice, che finisce nel pene conico e provveduto di muscoletto adduttore, essendo sfoderato dietro la contrazione della sua guaina; il femmineo è rappresentato da glo- bolosa ovaia gialla col proprio ovidotto provegnente dal fegato, dalla matrice finita nella vagina, cui imbocca la borsa urica contenente granosa materia giallastra. G lo- betti rotondi ho visto nella matrice. Il sistema nervoso si approssima più a quello delle trilonie che delle doridi, e componesi di due grossi gangli cefalici posteriori, e di altrettanti laterali bilobati, da' quali si spicca la striscia sopresofagea. Da ca- dauno ganglio partono nervi pei siti adiacenti, essendovene due mediani lunghissimi pedidì , altro paio che forma i ganglielti sotto il bulbo esofageo, che danno origine allo stomato-gastrico. Nulla dico intorno alla cavità respiratoria; vasellini ho visto su le appendici orali, altri ne' lati inferiori del mantello, e talora mi è sembrato tra- vedervi gruppetti branchiali. Quindi rilevasi marcata differenza notomica tra la Peronia Cuvterana e 1' attuale. Tavola 46. 6 Peronia (onchidio) Partenopea di naturale grandezza, ed ampliata 9 ; guar- data pella inferiore di lui faccia 7, per la quale 16 si è sezionata affin di vederne il bulbo muscoloso a, la gianduia salivare destra e, lo stomaco d, il duodeno e col resto del tubo enterico fra la massa epatica , il membro genitale r col rispettivo mu- scolo s, la matrice t, le ovaie m e la borsa urica intermedia i: lingua 1 1 , e suoi denti 17. III. GASTEROPEDI DORICI. Le prime notizie di questo genere di animali spettano a Colonna , che ne de- lineò una specie da lui appellata lepre marina, indi copiata da Aldrovando e Jon- bton. Linneo nel Sistema naturale, tacendo quello, che ne avevano detto i suoi pre- decessori, descrisse la sola doride verrucosa riportata dal Seba. Anzi nella ultima edi- zione vi aggiunse la d.Argo di Bohadsch, e corresse i caratteri del suddetto genere circa l'errore, in cui egli era caduto, prendendone l'ano per la bocca. Il suo comen- 15 latore Gmelin, facendo tesoro dell'opera di Miiller, ne accrebbe le specie, non tra- scurando quelle del Cavolini. Dobbiamo però a Cuvier la scoverta di molte di esse, e la giusta riforma apportatavi, abbracciata poi da tutti i naturalisti odierni. Co- stui le divise in doride, poUcera, tritonia, eolide, Cavolina, glauco, e tergipe. Savi- gny ne ha splendidamente figurato varie; Blainville, Ferussac, Dorbigny, llapp, ne estesero il numero. Spesse fiate molte erronee specie Rappiane con caratteri, difficili a ritenersi da coloro, che conoscono i moltiplici cambiamenti di forme e colori offerti da' Molluschi nello stato di vita , sono state eziandio ammesse da Schultz e Phi- lippi, oltre qualcheduna da costoro osservata in Sicilia. Tale gruppo di Molluschi è stato arricchito di molte specie africane e di America sì da Ruppel (1), che da Quoy e Gaymard (2). Le prime ricerche notomiche toccanti le doridi e le trilonie furono intraprese da Cuvier (3). Ulteriore disamina io (4-) ne feci prima di Meckel (5) e Wagner (6), che ora maggiormente estendo, e vi aggiungo la notoraia delle eolidi fin qui nemmeno tentata. Le doridi hanno adunque il corpo convesso con una membrana superiore allar- gata, detta mantello o pallio, parallela al piede, piano giìi, assottigliato in dietro, anteriormente con solco; la bocca in cima della proboscide a guisa di tromba, or più ora meno estesa da sotto il mantello, e fornita di due assottigliali tentacoli laterali, uscendo tra questo e quello; l'ano collocato nella parte posteriore, cinto da branchie lamellose-pennate, come esso corredate di serie o di macchiette mediane, amendue racchiusi in ispeciale cavità o calice branchiale , situato verso la parte posteriore del pallio , nella cui anteriore regione stanno le fovee pe' tentacoli superiori , che n'escono forniti di gambo cilindrico ovale o conico in cim* con bifarie pieghe larael- lose; ed al lato dritto giace il foro degli organi della generazione. Le eolidi ed in conseguenza \qC moline, c\ìq Bruguière separò dalle doridi, ne differiscono per quat- tro tentacoli superiori privi di particolari calici , per la deficienza delle branchie pennate surrogate da lamine laterali, restando il dorso scoverto, e per l'apertura dell'ano poco lungi da quella degli organi genitali. Attesoché le trilonie si differenzia- no da amendue a cagione della serie di branchie collocate ne'lati del mantello. Buoni caratteri specifici possonsi desumere dagli indicati organi, dalla figura e numero dei tentacoli dorsali e orali coi rispettivi calici , mancanti nelle eolidi, dal sito e dalla ramificazione delle branchie anali o marginali nelle doridi e trilonie, semplici o com- [\] Ali. der Reise im nordlich. Afr. Trand. [ì] Memorie su gli anim. s.vert. "^^1^0111828, 1828 p. 15-35 , tah. VIII-X. IH 120-133, tav. XXXVUI. (2)Voy.de TAstrolahe cit.II25i, pl.XVI-XX. (5) Anatotn. campar, cit. (3) Memor.sur ìes genr. trilonia, doris, eolis (6) Lelu-b. der vcrgleich. anatom. cit. Paris 1817 , fig. 16 poste , non esclusa la forma del corpo , la eguale o disparata dimensione tra il mantello ci piede. § I. Bolide ( Eolis Lam. ). Corpo bislungo, avanti troncato, posteriormente estenuato, convesso su; quattro tentacoli dorsali, privi di calice; branchie dorso-laterali cirrose; fori anale e genitale a destra. \) E. pellegrina (e. peregrina Cav.), Corpo ovale, posteriormente acuminato, carneo; proboscide conica; due ten- tacoli lunghi ed altra coppia corti, assottigliati; dieci serie di cirri dorsali, ognuna con base comune depressa fornita di sei cirri rosso-foschi, bianchi in cima, granosi, essendo inclinati ora innanzi ed ora indietro, spesso dritti; piede slargato; a destra del terzo e quarto ordine di cirri apparisce un'elevazione rosso-violacea , sito del cuore e degli organi genitali. Travasi intanata ne'nicchi tufacei di Cuma e somiglia ad un istrice, 2) E. afine ( e. affinis Cay. ). Corpo bislungo, rosso-ceruleo; due tentacoli anteriori lunghi, altrettanti po- steriori corti moniliformi; occhi alla radice anteriore di questi; dorso con cirri conici in cima assottigliati, irregolari, di facile caduta; piede avanti tentacoliforrae, este- nuato in dietro. Credo la stessa specie tanto la e. anellicorno di Chamisso e Eisenhardt, quanto ìa e . cerulescente di Laurillard, che l'hanno designata colla medesima precisione del Cavolini e del Blainville. 3) E. Cuvierana ( e, Cu v ieri Lau. ). Corpo allungato , giallo; due tentacoli anteriori lunghi, ed altrettanti poste- riori corti; due occhi alla radice posteriore di questi; dorso stretto con ano me- diano , e con laterali serie di laminette piane semilunari , gialle punteggiate di bianco; piede giallo-fosco, slargato ne' lati, puntuto dietro, avanti prolungato in ten- tacoli. Trovo esatta più la descrizione, che la figura datane da Cuvier; rozze e di maggiore mole approssimanvisi eziandio quelle di Baster e Bruguière. Confusione tuttavia vi regna tra la sua sinonimia: Blainville semJira di essere abbastanza esatto. Sorrentino mi ha mostrato il disegno da lui fatto della e. istrice, che io non ho mal ■visto. § II. TsiTONIA ( TRITONIA. Cuv. ). Corpo bislungo, strisciante; mantello avanti espaso in velo, con due tentacoli 17 semplici divisi, rientranti nel rispettivo calice; branchie ramose in serie laterali; proboscide anteriore; fori anale e sessuale nel lato destro. T. Telidea ( t. Thcthydea Delle Cbiaie). Corpo limaciforme, cpiasichè quadrilatero, levigato, rosso-vinato con poligo- ne macchie solfuree punteggiate di bianco ; mantello men largo del piede giallo-ros- sastro sotto, anteriormente prolungato in velo semicircolare dentellato, provveduto sì di due tentacoli cilindrici spartiti in tre branchiche lacinie pennate, la superiore più grande, all'esterno e nel margine pure screziate, rientranti in apposita cavità ad orlo rilevato, che di dodici a quattordici branchie dendroidee; proboscide conica. Nella primavera del 1821 ne ebbi un piccolo individuo morto, che entro lo spirito di vino mostrai a Meckel (1), da cui fu creduto il limace tetraquelro di Pal- las doride tetraquetra di Gmelin, che Cuvier approssima alla tr. Homhergio. Da Morell poi nel verno del 1827 me ne fu dato uno grandissimo in acquavite, di che divulgai (2) descrizione e figura per grandezza e forma del corpo somigliante alla fetide, essendone lobato-cirroso il margine del calice tentacolare e del mantello. Da quell'anno seguente, in cui ne pubblicai (3) la notomia, fuori il nostro porto i marinai colle tartanelle ne hanno continuamente pescato infiniti individui, pochi pollici lunghi, ma non mai di gigantesca dimensione, come la prima. Quale trilo- nia è diversissima dalla t. rossa di Leuckart (i), e lo stesso anatomico di Halla (5) meco convenne di essere nuova specie; ma al suo solito non curante o dimentico dell'accaduto tra noi, la denominò (.quadrilatera (6), voce ritenuta pure da Schultz secondo Philippi (7), § III. Boni DE ( Doris Lixn. ) Corpo allungato strisciante o notante, piano-convesso o prismatico, orlato da membrana; bocca proboscidea, antero-inferiore ; tentacoli quattro, due dorsali rien- tranti in apposita cavità, ed altrettanti proboscidei ; ano postero-dorsale attorniato da branchie semplici o pennatifide, contrattili nel cavo respiratorio; apertura ses- suale situata al destro suo Iato. 1) D. Argo ( d. Argo Lin. ) Corpo ovato-bislungo , scarlatto , convesso su , piano giù ; mantello slargato , (1) Viag. per Napoli 1824. (5) Viaggio fatto per Napoli in giugno 1829. (2) Memorie su gli anim. s. vert. Nap. 1829, (0) Une espcce vraisembkmcnt noiivelle quo IV 204 , iav. LXJr 20. j'ai trourée à Naples, etqueje nommerai provisoi- (3) Memorie cìV. Nap. 1830, tav. LXXXVI remerai t. quadrilatera (^nafom. cowipar.Parisl836 14, 20, 21 , 2S.—Isiit. di ìiolom. e fsiolog. YII299). campar. Nap. 1832 , 1 257. (7) E7mm. Moli. Siàl. Berol. 1636, p. 103. (4) Ruppel Voy. en Afriq. p. 15 , pi. IV 1. 18 a margine assottigliato, ondeggiante, papilloso, scabro, fosco, tempestato di mac- chie bianche rotonde piccine, o nerognole nella inferiore faccia del margine li- bero come nel fiore del giglio bulbifero ; piede slargato ne' lati , non oltrepas- sante la larghezza del mantello; cavità respiratoria a contorno lobato, contenente l'intestino retto crespo orlato di bianco, curvo su, e le branchie dicolomo- tripartite, la superiore ed inferiore bipartita, la media semplice, tutte bipennati- fide, fosche screziate di bianco; tentacoli dorsali quasi claveformi cospersi di glo- bettini, con calice a margine intero, appena ingrossato; proboscide allungata con sottili tentacoli. È comunissima nel littorale di Napoli e Pozzuoli, ma piìi di està, che d'inverno. La d. pseudo-Argo di Rapp, Schultz, Philippi ne è un individuo mor- to, alterato ne' colori divelluti più sbiadati, e forse dall' essersi fatta delincare già serbata in acquavite. 2) D. verrucosa ( d. verrucosa Lirf. ). Corpo ovale, convesso su, spianato giù; mantello giallo-fosco, attenuato nel niargine, provveduto giù di varie ramificazioni, e di papille globose, cioè le grandi in maggior numero delle piccole, sparse o postevi intorno, unite da rugosa rete cu- tanea; piede attenuato in dietro, non molto largo, gialliccio; cavo branchiale orlato da papille claveformi, oppure ovali, pedicellate, la maggiore alternata colla mino- re , con sedici branchie triangolari , allungate , pennato-lamellose , quasi trifide in punta, attornianti l'intestino retto; tentacoli dorsali ovali bislunghi giallastri nei lati, muniti di traversali pieghe e col calice quadritubercolato, gli orali costeggianti conica proboscide lateralmente estenuata in pieghe tentacoliformi.In abbondanza pe- scasi nelle vicinanze del castello Lucullano. È dessa la specie di doride per la prima volta figurata da Colonna, di cui almeno per approssimazione ha trattato Linneo. 3) 2>. lembata ( d. limbata Cur. ). Corpo ovale, molto convesso su, spianato giù; mantello attenuato, largo, on- deggiante , levigato , anzi lubrico , spesso sinuoso , variante dal verde-scuro al bleu- nero marmorato con ranciata fascia marginale, estesa al piede ellittico largo quanto il mantello , ed al cavo respiratorio con otto branchie intornianti l' ano , ramoso- bipcnnate: tentacoli dorsali lamellosi con punto giallo; proboscide fornita di trigono forame orale. Poche volte l'ho vista, ed in tempo d'inverno. La d. verdeggiante diRisso ne è un piccolo individuo; la d. nereggiante di Otto eziandio vi appartiene; e la d. seiigera di Rapp è questa medesima specie alterata ne' colori e con spine di afrodite conficcate nel suo corpo , siccome spesso succede quando da' marinai tengansi in- sieme entro vasi pieni acqua. 4^) D. tubercolata ( d. tuberculata Cuv. ). Corpo allungato, coriaceo, poco convesso su e talvolta carenato, spianato giù; 19 mantello slargato a margine quasi retto, con tubercoli elevati scabrosi, ì piccoli ro- tondi, irregolarmente sparsi, i grandi ovali qualche fiata disposti in tre serie, giallo screziato di macchie fosche; piede stretto, giallo egualmente che il margine inferio- re del mantello, ed ambidue tigrati di macchiette nere; cavo respiratorio ad orlo inciso con sei ad otto branchie bipennate; tentacoli dorsali a lamine parallele oblique col ca- vo ad orlo moltifido, orali attenuati costeggiando la solita proboscide, h tra noi co- mune. Grande confusione ha finora regnato appo gli zoologisti fra questa e la se- guente specie. La d. testugginaria di Risso e Rapp ha troppo contribuito a tale sba- glio, neppure schivato da Schultz e Philippi , essendone la medesima un individuo poco sviluppato. Quivi è da riferirsi la d. tubercolata di Audouin,Rapp, Edwards,che Ehrenberg (1) ha elevato a nuova specie col nome di dendrodoride leptopo; quella fi- gurata da Savigny,ovcLeuckart aveva arrolato la sua d.flanipeda,e\ai d.seiigera (2). 5) D. Leuckartiana (d. Leuckarti Delle Cbiaie). Corpo orbicolare, alquanto depresso; mantello scabroso, muricato, con disu- guali tubercoli globosi, giallastro screziato d'irregolari macchie bianche e fosche; piede crasso, quasi eguale al mantello, giallo come la inferiore faccia di questo; cavo respiratorio a lembo irregolare con olto grandissime branchie tripennate, aven- tino l'ano nel centro; tentacoli dorsali conici; proboscide poco allungata, depressa con fessura ovale, tenendo, in vece di tentacoli, due laterali espansioni semilunari. È di gigantesca dimensione fra le doridi, che pescansi nella nostra rada. Io (3) sulla falsa guida di Risso la riportai alla d. testugginaria. Leuckart (4) poi la rinvenne nel mare di Cette, ed è stato il primo a distinguerla dalla d. tubercolata di Cuvier col nome di d. flavipeda; ma tosto ancor egli cadde nella confusione, rassomiglian- dola alla doride figurata dal Savigny, che tutti hanno riconosciuto pella d. tubercola- ta (5). La descrizione del Leuckart sarebbe stata compiuta e definitiva, qualora costui avesse atteso alla quasi mancanza o singolare forma de' tentacoli orali, che insieme all'enorme e turgido pene realmente ne costituiscono perentorio carattere diagnostico. 6) D. grandiflora ( d. grandiflora Rapp ). Corpo ovale, allungato; mantello convesso, giallo-fosco con larghe macchie nerognole irregolari , e marginali linee nere forcute ; piede stretto roseo sotto , (1) Symb. phys. add. in quo de rebus aegyptiacis disseriliir, opere, cujus (2) Anat. camp. I 145, tav. V 9. descriptionem miteni iisque ad hoc iempus frustra (3) Mem. cil. ìli p. 130 tav. XXXYIII 8. uMque quaeski. Braev. anim. quor. descr. Heid. - (4) Maxime, ut credo, cum doride tubercu- 1828 , p. 14. lata Cuv. et cum Uh congruit specie, cujus iconem (5) Audouin. MoUusq. d/Egypt. Paris 1827, egregius Savignyus exhibiiit in eximio ilio opere , XXII 127. 20 macchialo di fosco su ; tentacoli clavcformi forniti di ellittiche rughe parallele con arcola bianca terminale; cinque branchie, le due inferiori forcute, tutte bipennate. Una sola volta l'ho osservata viva. Poco somigliante ne trovo la figura di Rapp; forse la d. reticolata di Schultz e Philippi vi conviene abbastanza. 8) D. gracile ( d. gracilis Bapp). Corpo prismatico, lineare, bleu, piano su e giù; mantello stretto con tre linee bianche gialle mediane parallele continuate, oltre la marginale, le altre due simili sul piede assai prolungato in dietro e ne' la ti ; cavo respiratorio orlato di giallo con dieci branchie lineari pennatifide; tentacoli dorsali pedicellati, conici col rispettivo cavo. È alquanto rara tra noi. 9) D. Schultztana ( d. Schultzii Delie Cbiaie ). Corpo ceruleo, prismatico, piano sopra e sotto; mantello avanti rotondato, as- sai corto , dietro insensibilmente confuso col piede assottigliato , stretto , anterior- mente fesso ; dieci lamine branchiali triangolari , pennatifide attorniami l'ano ; ten- tacoli dorsali ovali, e due piccini a lato della proboscide conica; linee gialle , una maggiore intorniante il pallio fino alla punta della coda e '1 calice branchiale , co- municando con la coppia laterale e colle quattro dorsali , cioè due latero-tentacolari ed altrettanti o tre mediane , oltre la serie di lineari macchiette simili intermedie e nelle laminette tentacolari e pel mezzo delle lacinie branchiali. Galleggia essa col dorso rovesciato, agitando i tentacoli e le branchie; e, raccorciatosene il cor- po, precipita al fondo. È più comune e grande della specie precedente , avendone avuto individui da poche linee fino a qualche pollice , ma sempre colla indicata di- sposizione di colori. Io la conosco fin dal 1830, e da Sorrentino ne feci modella- re in cera vari esemplari, che nel 1834 furono depositati nel Museo zoologico della R. Università: la denominai d. oculata per la forma della linea gialla, che a guisa di occhiali orla i calici de' tentacoli dorsali e ne divulgai (l) tal pezzo. Fu poscia chiamata d. pietà da Philippi, già nota a Schultz, di cui amo che risvegli il nome; sebbene a me sembra essere dessa molto affine all'antecedente , tantoppiù che la figura datane da Rapp, soprattutto pelle macchie, indichi più questa, che quella. 10) D. Scacchiana (d. Scacchi Delle Ghiaie'). Corpo quasi tetragono, depresso; mantello in dietro libero, trilobato con linea sulfurea marginale prominente egualmente che le tre serie di areole ovali, oltre i puntini simili intermedi; piede posteriormente attenuato con triplici filiere di areole grandi, alternate a due piccine; cavo respiratorio intero con dieci lamine bran- chiali triangolari, pennatifide, disposte a mezzaluna intorno l'ano e come questo (1) Àmiom. comp., 2. cdiz. Nap. 183G, II. lav. XLV 13. 21 provvedute di linea gialla, che orla il calice tentacolare, anzi estesa avanti e die- tro; proboscide conica con due corti tentacoli. Nel 1830 mi fu data da Scacchi en- tro lo spirito di vino e cosi la feci disegnare, non avendovi per quattordici anni perduto fattezze e colorito. W) D. Partenopea ( d. Parthenopeia Delle Chi me ). Corpo ellittico, convesso, giallo-rossiccio; mantello papilloso, tranne nel mar- gine libero ondeggiante giallo, papille generali grandette affollatissime, altre orbi- colari od ovali punteggiate, pochissime intermedie colore di rubino corredate di pun- tino bianco centrale; otto branchie bipcnnate, rosee, surte dal cavo respiratorio; tentacoli dorsali, piegato-lamellosi con globetto terminale, ovali, assottigliati. Pel solo piede più stretto del mantello potrebbesi riferire alla d. laleo-rosea , che vide Schultz in Palermo , e Rapp qui ; ma la ispezione della figura datane da costui ne è tanto diversa, che rimane il dubbio di non sapersi affatto rassomigliare ne a que- sta, né ad altre specie di doridi nostrali. Una sola volta la ho vista viva nell'inver- no dell'anno 1829. 12) Z>. lutea ( d. lutescens Delle Cai ai e ). Corpo allungato , su poco convesso , levigato , giallo-cedrino con piccole mac- chiette biancastre; mantello circolarmente ondoso, assai pili corto del piede, poste- riormente allungato, puntuto, spesso ricurvo in sopra; dieci branchie trigone, bis- lunghe , pennatifide , cinte da sollevato margine del cavo respiratorio , egualmente che succede pe' tentacoli dorsali puntuti, violetti, essendone smussati que' della pro- boscide conica cerulescente. Nel 1834 Sorrentino la raccolse al granafello, ne trasse sull'individuo vivente il modello in cera, da cui la ho fatto delineare, e me la diede conservata in acquavite. 13) D. sfrangiata ( d. fimbriata Delle Cbiàie ). Corpo ovale-bislungo, giallo screziato di macchiette biancastre; mantello men largo del piede, abbastanza assottigliato in dietro, spartito in otto laterali lacinie, ramoso-sfrangiate, ed in varie altre semplici anteriori; tentacoli dorsali conici, tra- versalmente rugosi; quattro branchie bipennate intornianti l'ano, prive di calice, la media superiore inegualmente bipartita; proboscide senza tentacoli orali. È rara.Phi- lippi la chiama etiplocamo croceo, soggiugnendo,che la d. clavigera di Muller sia altra specie del nuovo suo genere; però i quattro gruppi di branchiette dorsali di questa da Cuvier giustamente erano stati attribuiti a sbaglio del disegnatore. La ispezione dell'unico euplocamo, che io tenni vivente per molte ore, mi convinse, che desso appartenga alle rfon'c//, anziché alle/nVome.Tantoppiù che il margine del suo mantello videsi perfettamente sfrangiato, come eziandio appare nella figura di Philippi, ossia sfornito di qualsiasi rassomiglianza non solo colle branchie delle Irilonie, ma con 22 quelle intorniatiti l' intestino retto di lei o delle doridi; e che la notomia, sebbene in oggetto piccolissimo e corrugato dallo spirito di vino, me ne abbia poi dimostrato l'apparato branchio-cardiaco affatto analogo a queste ultime. Il che è consentaneo a quanto all'uopo ne scrisse lo stesso Philippi (1), ed intorno alla essenza della voce usata da lui ; attesoché Leuckart denominò plocamofero un nuovo Mollusco dori- diforme nell' anteriore margine palleare corredato di lacinie cirrose e non mai branchiali. Le eolidi, le tritonie e le doridi d' inverno abitano fra le crepacele de' nostri scogli, o sotto le pietre: di està trattengonsi su' cespugli dei talassiofiti , de' quali si nutriscono. La d. lemhala , la trilonia telidea nel verno incappano entro le reti peschereccie. I succennati Molluschi strisciansi su' corpi marini, a'quali tenacemente attaccansi col piede , e serbati entro un bacino con acqua amano di starsene anche fuori questa, tenendovi immerse le sole branchie; supini nuotano a fior di acqua, av- vicinando le due estremità del corpo, contorcendosi ne'lati, ed offrendo un moto ver- micolare dall'una all'altra estremità del piede; da ultimo non si mangiano affatto. 1) Comuni integumenti, muscoli, denti, mascelle. Le doridi Argo e tubercolata, più delle altre loro specie nostrali , a prima giunta sembrano coverte da epiderme ; ma appena morte agevolmente rilevasi , che tal effimero velame sia una patina di denso moccio, che poco a poco se ne distacca, e nudo rimane il sottoposto derme. Di està avanzata su la cutanea e branchiale super- ficie della d. Argo appaiono varie macchiette bianche. Le dermiche papille della d. verrucosa offrono men chiaramente il centro sollevato, ove intrecciansi agli spigoli cristallini , che di unita alle fibre cutanee in svariate guise ne infossano il mantello, appalesandosi pure nella superficie del piede. Quali spigoli (2) ialini, setacei, per lo più disposti a stella, rimangono infinite areole fra le maglie fibrose; siccome si può vedere nel margine inferiore del mantello delle d. tubercolata, verrucosa, Leu- ckartiana, dove ne trasparisce eziandio la filiera di lacerti. Sono quelli cilindrici, as- sottigliati a'due estremi nella, d. partenopea e con altri litoidi corpicini; molti ne appa- iono lunghi e pochi corti, anche intrecciati a stella o sovrapposti a' grandi nellarf. ver- rwcosa; dando ragione della cutanea rigidezza, che osservasi nelle d.Argo e tubercola- ta, soprattutto prossime a morte , e dopo che siasene smunta l'acqua interstiziale. Mancano nelle d. sfrangiata, Scacchiana, gracile, Schultziana,lutescente, grandiflora, (1) Sex ultimas mcdiatias potitis leiitacula , (21 Di.'Ilc Oiisi.ic Nolom.comp.Supp. lì. >'ap. quambranchiasesse crederem [Enum.MoU.p.lQi). 1840, p. 2. 23 lembata, nelle eoltdi, nella trilonia, T integumento cutaneo di queste ultime resta flaccido, e non rigido come le succennate. In tale rincontri è curioso vedere nelle do- ridi moribonde subito spappolarsi sifl'atto tessuto e colare a guisa di materia, quasi- ché fosse da lunga pezza corrotta. Lo spazio, in cui il mantello attaccasi al piede, è occupato dalla cavità addo- minale. Le sue pareti sono fibrose, avendo i lacerti per lo piìi paralleli intersecati da altri traversali: quale tessitura è poco pronunciata nella d. lembata. Appo la trilonia telidea rimarcansi lacerti muscolosi piatti longitudinali piìi larghi degli obli- qui e de' trasversali intersecativisi. La proboscide conica, fibrosa a lungo e per traverso, termina nel bulbo musco- lare, composto da lacerti compatti intrinsici, che internamente restano uno spazio vóto, dal cui centro sorge un corpo bilobato per l'attacco della lamina cartilaginea, o lingua, espasa su ed accortocciata giti, rannicchiatasi nella di lui base. Vedesi quella corredata di varie serie di denti puntuti curvi, attaccati per la base al sotto- posto strato fibroso nelle rfonc??'^ muscolare ne\lad .sfrangiata, delle eolidie trilonia con denti conici mediani, sembrando quelli duplici nella d.Argo. Se non che la d.Scac- ckiana, la e. affine e la trilonia sopraddetta offrono due semicircolari e bislunghe la- mine cornee mascellari, convesse su, taglienti nel margine interno; le quali occul- tano la lingua, nell'anteriore loro parte unite da trasversale membranuccia fibrosa, libere in dietro, essendo slargate da triangolare muscoletto anteriore, chiuse da proprio circolare sfintere adattato alla concava faccia di esse, mentre nella supe- riore espandonsi le fibre intornianti la bocca. Egli è da notarsi, che la base della proboscide presti attacco a'due suoi mu- scoli depressori laterali finiti a' lati del corpo, come dalk suprema parte di questo provengono ambedue i superiori terminati alla indicata base; che il bulbo esofa- geo della d.Argo in cadauno fianco sia provveduto di altro muscoletto depresso, nato da esso e finito a lato del corpo, oltre circolare serie di lacertelli esistenti tra il medesimo e la base della proboscide ; che i tentacoli sieno interamente muscolo- si; e che il calice branchiale venga tirato nell'interno dell'addomine da molte fibre raggianti, che vi si distribuiscono, o pure da sei distinte laminette muscolari, e chiu- so da speciale sfintere. 2) Apparato della digestione. L'esofago della doride Argo è tuboloso eguale, dritto rugoso a lungo, e pres- so il dutto epatico aperto nello stomaco membranoso, ovale, o quasiché a corna- musa, risalendo per indi dare origine all'intestino, che dritto pel di mezzo del ca- vo addominale , sostenuto da lamina peritoneale , appena incurvato , finisce nel- l'ano. Retto e strettissimo osservasi l'esofageo canale della d. Leuckartiana ; lo 24 storaaco ol'.iforme sta immerso tra' lobi epatici, onde uscirne 1 intestino alquanto flessuoso. La d.lcmhata ha l'orifizio boccale trigono, ed il ventricolo con rughe longitudinali e (ravcrsali; essendo questo crasso muscoloso nella d. sfrangiata, il di cui lu]>o enterico esile e lungo sale fino alla metà dell'esofago, per discendere a sinistra e terminare nell'ano sporto in fuori nel mezzo del cavo branchiale. La eo- lide affine, cui approssimasi la e. Cuvierana ha grande e toroso stomaco, quasiché imbutiforme, e'I budello flessuoso finisce nell'ano laterale, od appena dorsale in questa ultima specie. Alla mentovata tritonia appartiene un corto esofago, lo sto- maco allungato poco gonfio, l'intestino duodeno globoso armato da corona di ven- tisette denti cornei trigoni, quivi aderenti per la faccia più stretta, da me delinea- ti (1) prima di Meckel (2), uscendone poi sigmoideo e breve budello. 3) Organi segrelorì. Le glandule salivari, poste a dritta e sinistra dell'esofago, principiano dal fega- to, cui sono attaccate nelle doridi, con rotondo corpicino nella d. Argo, claveformi e grandi nella d. sfrangiala, indi assottigliate e poi man mano ampliate, a foggia di conico corpo terminano nel bulbo esofageo. Gli escretori loro dutti, ossia il prima- rio mediano è provveduto de' secondari, che l'intorniano finché esso non sbocchi ai lati del cono linguale. Evvi inoltre la gianduia salivare accessoria o pancreatica, col- locata nelle doridi tra il cervello e'I bulbo esofageo. La quale risulta da grosso lungo e tortuoso dotto escretorio, ignoto a Cuvier, aperto sulla linea mediana inte- riore della bocca sopra la teca dentaria; nell'estremo opposto libero, offrendo molti ramicelli grappolosi, che quadripartiti acquistano massimo sviluppo nelle d. lemha- ta e Leuckarliana .Bssa. mi sarà forsi sfuggita nella d.s frangiata, ncìln tritonia telidea, nelle eolidi citate. La massa epatica, giallo-fosca, verde nella d. verrucosa, quasi di figura ovata, o bislunga nella d. lembata, emulante un cono inverso, occupa gran parte del cavo addominale, la cui base offre una fessura, ove internasi lo stomaco e'I duodeno. Essa risulta da molti lobetti grappolosi, e ciascuno bislungo follicolo corredato del pro- prio duttolino apresi in quello di secondo ordine o de' lobetti. Il comune canale epa- lieo esteso dall'estremità posteriore del fegato, rettilineo, pian piano ampliato, in- ternamente lacunoso, sbocca nel duodeno poco lungi dal cardia: appo la d. sfran- giala sembra coprire la gastrica superficie. Nella t. telidea noto un lobetto,che dap- prima appare analogo al cono epatico, essendo peraltro simile a quello delle doridi; (1) Mem.cil. Nap.l829,(ov.XLIII 19,20,28 a. 85j, da Duycrnoj (Anat. camp. Paris 1837, V (2) Anal. comp. Paris 1836, VII 259: e ripe- 53); mentre Voig('Z>as Thier.geord.nach fein org. tutosi da Wagner ( Lehrb. anat. Leips. 1834 , I v. Cuvier. Lcips. 1834,VI 119) nonne fa motto. 25 ma esso vi costituisce il pancrca, il cui speciale dulto apresi ucl duodeno. Le colidi menzionate imecc di massa iecoraria hanno, come in ogni laniinclta della e. Cuvie- rana ed in cadauno cirro delle c.pcììegrina ed affine, tubolini epatici, de quali non ho indagato lo sbocco entro il rispettivo canale gastro-enterico. L'apparato urico delle doridi fu traveduto da Cuvier (l),e creduto analogo al- l'atramentario de' Cefalopedi. Meckel (2) neppure riuscì a conoscerne il netto, si per la pretesa esistenza sua esclusiva nelle d. tubercolata e verrucosa, che per situa- zione, e sbocco del canale escretorio dentro lo stomaco, avendolo creduto vescichetta biliare, oppure presso 1' ano e quindi fuori del corpo. Esso varia non solo di forma e colore nelle diverse specie di doridi, ma benanche a tenore delle dilfcrenti epoche dell'anno; essendo cioè prima giallo, poi carneo, indi rosso nelle d.Leuckartiana, verrucosa, nella trilonia tetidea , siccome tutt'i visceri naturali della d. Argo, cui fileckel alluse e forse riportò la sua d. coccinea (3) , apparendo giallastro e poco visibile nelle altre doridi. Sovrasta il medesimo alla esteriore faccia dell'ovaia, che tappezza il fegato loro e della tritonia tetidea, non avendolo finora rinvenuto nella d. sfrangiala, e nelle eolidi del nostro mare. Siffatto apparecchio appo la d. Argo per cadauna faccia epatica è spartito in quattro primari tronchi con alterne dendroi- dee ramificazioni, depresse; le superficiali osservandosi maggiori delle interstiziali, e con ovale dutto escretorio sboccante nel calice branchiale, ma in su e alquanto a sinistra dell'intestino retto. La t. tetidea poi, cui in parte somiglia quello delle d. Leuckartiana e lemhata, l'ha diviso in due sacchi piatti, sinuosi, rossi, estesi dalla punta alla base del fegato , ed a sinistra riuniti , onde aprirsi nel budello retto. Vi si lavora e contiene insieme a litici granelli un liquido giallastro nelle doridi, rossoneWà d. Leuckartiana e tritonia già nominata, trasparendo più dal piede, che pel dorso; non avendone mai visto eiacolare l'umore rosso dall'ano, tranne quando io abbia soffiato l'aria nell'addominale di lei cavo. Altra ovata glandulctta conglome- rata rimarcasi tanto presso l'indicato budello delle d. Argo, Leuckartiana, verru- cosa, essendo grande in questa e nella d. Argo; quanto nella prima curva enterica della eolide affine. 4^) Organi genitali. L'ovaia interamente copre il fegato a causa delle sue ramificazioni grappolose, e l'ovidotto flessuoso si apre nel principio della matrice, risultante da laminette ge- latino-sinuose ; le quali, tostochè sia quella indurata dallo spirito di vino, possonsi facilmente svolgere. Vi sbocca, egualmente che il condotto di una borsa ovata ver- (I) Dnvernoy Anat. comp. 2. e ed. V 90, YIJ (2) Anal. comp. VII 303. 165; Reg. anim. 2." ed-, III 51. (3) Anat. comp. VII 301 26 diccia contenente granosa polta. Se ne continua a destra la vagina gelatinosa, al- quanto lunga, rugosa, cui apresi il canaletto della borsa di Swanimerdara pria che essa immettasi nel comune atrio genitale con orifizio inferiore a quello del contiguo e lungo canale fatto da fibre traversali esteriori , ed internamente con rughe e due serie di tubercoli cartilaginei conici, stratosi, uncinati in cima ed assai compatti, di spatica natura. Muscolare rilevasi la guaina del membro genitale, lungo, assotti- gliato ncir estremità , rugoso , crasso nella radice , corredato del respettivo mu- scoletto aderente alle pareti addominali , ad opra di cui quello rientra nel proprio astuccio, e n'esce per la contrazione delle sue fibre. Finalmente mette foce nella unione di amendue i descritti sacchi il duttolino del corpo grappoloso ovale, o prostatico, e chi sa che non gema 1' umore necessario ad umettarlo, e nell'apice del primo finisce il dutto deferente di globoso testicolo , lateralmente attaccato a quello del secondo. Questa descrizione appartiene alla d. Argo, e conviene non solo alle altre specie enumerate ; ma benanche alla d. sfrangiata ed alla eolide affine , che hanno l' ovidotto , la matrice colla vagina fornita della borsa di Swam- raerdam, ed il testicolo col dutto deferente. In questa ultima specie noto una gran- dissima ovaia con ovidotto mediano lungo , corredato di alterna serie di grappo- letti. Il membro genitale conico della e. pellegrina sguainasi tra il terzo e quarto ordine di cirri, e quello della d. Leuckarliana è grande gelatinoso cilindrico. Dip- piìi parmi mancare della borsa Svvammerdamiana, e nella d. lembata evvi lobata ovaia e la prostata. Meno complicato è siffatto sistema nella tritonia teiidea, che ha lobato-gelatinosa matrice, cilindrica vagina con ovale e grossa borsa di Swammer- damm, globoso testicolo, da cui esce lunghissimo e flessuoso dutto deferente, che, attraversata la valida guaina del pène, finisce nella sua punta. Due individui della d. Argo avevano sfoderato il rispettivo membro genitale, e per introdurlo nelle corrispondenti vagine presentavano la testa di uno rivolta verso la coda del compagno e viceversa. Le uova sue e delle altre specie, delle eolidi, della triloìiia, globose ed alquanto compresse, vengono dall'ovidotto traspor- tate nella matrice, ed invischiate di sostanza granosa trasparente gelatinosa. Do- po che vi sieno restate per qualche tempo ne prendono la forma , e cosperse ancora dall' umore filamentoso della borsa di Swammerdam , ne spicciano in pla- centari cilindrici, tremoli, di marzo contenenti uova gialle ovali appo la d. Leuckar- liana, che depositansi sopra gli scogli, non avendo trascurato di farne delineare un pezzo(l)spettante alla d. Argo. Osseryaiioni che ora sono state confermate da Bou- chard, il quale ne informa della prodigiosa fecondità delle doridi; e che, accoppian- (1) Meni, dl.ììl iSap.1828, iav. XXXYIII /2. (2) Catal. des Moli, clu Botti, p. 40. 27 dosi due fiate all'anno, produce ognuna 80000 uoviccini! Tegnente umore notò Cavolini fra le uova delle sue eolidi; e Lcurillard vide in ciascuno uovo il corio crasso e Ferahrione giallo. 5) Apparalo respiratorio Le branchie giacciono alla parte posteriore del corpo nelle doridi, spartite in due laterali alberi respiratori variamente ramificati ; e ne' lati di esso in succes- siva serie di tronchicelli ramosi, non esclusi i tentacoli appo le iritonie, di lamine o tubolini nelle eolidi. Libero commercio esiste tra le loro estremità arteriose, e le ve- nose: consistendo esse in lamine laciniate, che sono prolungamenti de' comuni inte- gumenti abbastanza assottigliali. I quali coprono tanto le ramificazioni delle arterie, quanto delle vene che vi stanno quasiché incavate; occupandone queste la faccia po- steriore anale, e quelle la anteriore o dorsale delle doridi, oppure essendo supe- riori ed inferiori nelle irilonie.lJìi secondario respiramento interno disimpegnasi dal- l'acqua combinata forse all'aria: quella, mercè esili aperture opori cutanei ammessi daCarus(l)eMeckel (2), penetra fra le maglie del tessuto muscolare e nel cavo addo- minale di tutte le doridi. Fenomeno che io sono stato il primo a notare, e che riesce d'interessante spettacolo a coloro, che l'osservano in qualunque t/on'rfe vivente pria entro l'acqua marina e poi tenuta dentro apposito vase, in cui questa raccogliesi a norma, che il Mollusco se ne smunga fino alla sua morte, occorrendogli per la re- spirazione, pella locomozione secondo Duvernoy (3) e pel galleggiamento. Benvero i canali laterali altra volta notativi da me spettano al sistema linfatico-venoso. 6) Apparato circolante. Desso fu sommariamente distrigato da Cuvier,ma piiì per le arterie, che per le vene delle doridi; essendone rimasto finora inosservato il verace suo andamento sì in queste , come nella tritonia , restando le mie ricerche incerte pelle eolidi. La e. Cuvierana, meglio delle e. a/fine e pellegrina, offre la vena branchiale arcuato- pennata , che da cadauna laminelta immettesi nella contigua orecchietta al cuore ovale pulsante, visibile nella mediana anteriore parte dorsale. Le superiori lacinie dicotomo-pennate delle dodici branchie laterali , come le triplici di ciascuno tentacolo destro e sinistro, non che i vasi del pallio delia tritonia tetidea mediante i rispettivi tronchicelli raccolgono il sangue nel gran seno addomi- nale , dal bulbo esofageo prolungato fino alla coda, ed ove anche finiscono le reti sottocutanee dorsale , ventrale , laterale. Le suddette ramificazioni , specialmente (1) Ih absorhent l'eau, et la condiiisent dans les in- de rcspiration aqueiise infernefAnat.comp.il 165/. terstices de la masse musculaire, ainsi que dans l'in- (2) Anal. camp. cil. X ■f05. Urieur du corps, de sorte quii en resulle une secon- (3) Cuvier Ànat. camp. 2. ('(/. A'il. 378. 28 le branchiche, siccome puossi con faciltà dimostrare mediante la iniezione ad aria, comunicano con quelle più fiate forcute delle sottoposte branchie , i tronchicelli delle quali e de' tentacoli trifidi , ossia di questi e di tre branchie, lo versano nel tronco anteriore della vena branchiale; mentre lo stesso praticasi dal poste- riore, che ne accoglie nove. Il quale riunisce pure quello della rete dermica su- periore e laterale, e delle due vene pedidie; onde sboccare nel rispettivo lato della orbicolare orecchietta del cuore , reticolato-lacertosa , mediana , collocata sulla fine dello stomaco ; dicendosi lo stesso per l'opposto lato. N'esce in dietro a sini- stra il conico ventricolo cardiaco , che caccia Y arteria aorta , spartita in anteriore costcggiante lo stomaco , Y esofogo e '1 suo bulbo , la pedidia , la pancreatica ; ed in posteriore , divisa nella duodenale , nell'epatica. L'ampio ovale seno venoso delle doridi verrucosa ed Argo, e così dicasi delle rimanenti specie, prolungasi dall'anteriore verso la posteriore parte del corpo, a- derendo in su al mantello e giù copre i visceri, che vi si sollevano dalla mediana ed inferiore sua regione. Le pareli ne sono fitte e crasse abbastanza, avendo intorno intorno una valletta, ove immettonsi i vasi della rete linfatico-venosa; la quale tanto a dritta che a sinistra termina ne' due arteriosi tronchi branchici triparti- to-pennati nelle doridi in esame, con simile o diversa maniera spartiti nelle altre, giusta quanto io ne abbia precedentemente esposto. Il sangue venoso reduce dalle estremità branchiali immeltesi nelle ramificazioni arteriose alquanto più complicate, ma finite in analoghi tronchi principali, due de' quali sboccano nella piramidale orecchietta , finamente reticolata e grande appo la d. Argo, o amplissima nella d. verrucosa; da cui mercè traversale e rilevato orlo vahiiloso passasi nel ventricolo del cuore, conico nella d. Argo o romboideo appo la d. verrucosa, fatto da valida rete muscolare. N'esce l'arteria aorta rettilinea mediana , che arriva fino al bulbo esofageo. Essa somministra a mancina la gastro-epatica con tronchetto innanzi bifurcato su lo stomaco, altro ricurvo sul fegato e presso la orecchietta cardiaca, indi la esofagea; a destra dà la genitale bifurcata, curva su e dritta giù, onde disperdersi pella massi- ma parte alla matrice; avanti dà la boccale bifida internata nel bulbo esofagico, dal- la quale a dritta volgesi indietro un grosso ramo o genitale superiore ; da ultimo l'aortico tronco ricurvato indietro forma la pedidia , collocata quasiché in mezzo al piede , dante a manca e dritta alterni ramicelli laterali uniti .^a esilissima rete. Il sangue delle doridi è ceruleo con molto siero e pochi globetti cruorici orbicolari, i quali mi apparvero grandi nel venoso della d. verrucosa. Però il liquido sangui- gno della eolide Cuvicrana lallicinoso e con scarso siero ha detti globettini affolla- tissimi. 29 7) Apparecchio sensi fero. a) Cervello e nervi. Tolta la tunica del seno venoso della doride Argo osser- vasi l'encefalo quadrilatero granoso gialliccio, da cui partono nervi sì in avanti che da' lati, ove continuasi in giù un nastro nervoso da completarsi l'anello cefalico, che abbraccia le glandule salivari e l'esofago. Il cervello fornisce anteriormente due paralleli nervi orali finiti presso l'apice della proboscide. Tra que', che ne sorgono lateralmente al numero di cinque in sei bifurcati e dispersi nell' anteriore sostanza palliare , è da notarsi il grosso nervo tentacolare. Inoltre altra nervea coppia sorge dal suo angolo posteriore: uno diventa posteriore e scorre sopra la viscerale massa e r altro tosto bifurcato traghetta ne' lati delle addominali pareti , ove ester- namente invia successivi rametti bifidi. Da ultimo alla base del bulbo esofa- geo rivolgesi analoga coppia di nervicciuoli, che, formati due globctti irraggianti nervei fili , costeggia l'esofago , onde pervenire al ventricolo ed intesservi la rete stoma to-gastrica. Avverto , qualmente il cervello della d. sfrangiata sia bilobato compatto, e quello della tritonia lelidea costa di sei ineguali globetti; mentre la usci- ta , il numero , e '1 destino de'loro nervi presso a poco osservasi come nella doride anzidetta. b) Vista. I tentacoli superiori della doride Argo e delle altre specie non sempre osservansi allungati da' propri calici , muniti di pedicello rotondo nel mezzo con molti globetti , sostenuto da un cono traversalmente striato , e con puntino nero centrale. Essi raccorciati, il che accade per le loro fibre longitudinali, offrono detti globettini abbastanza rilevati e prominenti; percui Bohadsch li credette occhi, dei quali essa esternamente manca. Sono sensibilissimi ad ogni menomo toccamentò, ma non raccorciansi, qualora vi si pari innanzi qualsiasi corpo. La descrizione loro fatta da Bohadsch è esattissima , tuttoché lo specifico nome di sifi'atta doride non esprima la idea de' cento occhi di Argo. Ne'lati superiori del cervello osservansi due punti neri globosi , ognuno corredato di gambetto, grandissimi nelle d. lembata e sfrangiata, i quali ne costituiscono gli occhi, prima delle mie ricerche ignoti, poi a torto negati da Wagner (1) e confermati da Krohn (2). I medesimi allungandosi, perchè internati tra le maglie del tessuto cutaneo , adempiono a debole ed imper- fetta funzione visiva. Que' delle eolidi pellegrina, affine, Cuvierana sono più ester- ni ; e nella tritonia tetidea giacciono a lati della bocca aderenti al sottoposto tes- suto muscoloso del velo palliare. e) Udito. GVi esposti follicoli cefalici, che io conobbi fin dal 1828, nel 18-iOpei (1) Lehr. rerg. anat. cit. 7 424. doris, thethis, bulla, Imllaea ( MuUcr Àrch. de (2) Exist. ci pesti, des ijeux dans le genre physiol. an. iSòO. ) 2d 30 cristalli, che contengono, da Krohn sono stati reputati l'organo uditorio così delle doridi e delle telidi, come de'Molluschi gasteropedi. Supposizione, cui io non mi so- scrivo per deficienza di fatti positivi ; giacché i limaci, le doridi, le tctidi non si sono mossi a qualunque scroscio o colpo. » HI. SP3£6^ZI0N£ l^ONtCh, Tavola 38. Doride Scacchiana 14- di naturale diametro e morta, sue brànchie 13, una di queste ingrandita, onde vedervi la linea bianca mediana 15; d. graa/e contem- plata 22 da sopra, e di lato 23. Tavola 39. Doride tubercolata delmeata pel dorso 1 5 , dalla parte inferiore 1 1 , disposi-^ zione delle branchie 9 , tentacolo ingrandito 16. D. grandiflora 18 di grandezza naturale, suo tentacolo 17, osservata dalla parte inferiore 2, ossia piede «, mar- gine del mantello h, calice branchiale e. . . Tavola 40. Doride Schullziana 1 di accresciuto diametro ; d. Partenopea 2 di naturale ampiezza colle branchie da sopra 6 e da sotto «, non che 7 e corpi litici disse- minati tra gli spigoli cristallini; d. Leuckarliana 3 di giusta dimensione, essendone a i nastri muscolosi esistenti sotto il mantello, e il piede, 5 ac gli spigoli cristalli- ni che ne traspariscono, 8 la porzione di ovaia , 9 il membro genitale , 10 a la bocca , e le lamine tentacolari ; d. Argo 4 , ossia a porzione inferiore del mantel- lo , e rete venosa del piede , f de' margini di questo , e b laterale , 6 disposizione degli spigoli cristallini. Tavola 41. Doride lutescente 1 ; d. verrucosa viva 2 di naturale grandezza , e faccia infe- riore del mantello, 3 branchia colla vena corrispondente; A d. lembata, ossia arte- rie branchiali e, d e aorta e suoi rami , 10 a bocca e bulbo dell'esofago d, e sto- maco aperto, e pancrea; 5 estremità dell' arteria branchiale della d. tubercolata e 1 1 embrioni nel placentario ; 6 a teca dentaria della d. Scacchiana in sito , disposi- zione de' denti suoi 7 e di quelli della d. sfrangiata 8. — 9 d. tubercolata: a bulico dell'esofago e, d stomaco, e intestino, /"ovaia coll'ovidotto h, g ramificazione del- l'apparato ovario, i matrice, l canale deferente aperto nel pène n. — Doride Argo: 12 sezionata e delineata supina, essendone il cono proboscideo co'due muscoli cor- rugatori laterali 1 e 2 e '1 superiore 3 , « il bulbo dell'esofago b, i suoi muscoletti adduttori 4- e abduttori 5 , /" lo stomaco , g il dutto epatico , /* l' intestino fini- 31 to nell' ano i aperto entro il calice branchiale co' muscoli adduttori // e sfintere m, n tronco dell'apparato urico terminato in y, o gianduia e/ salivare, p ovaia, q ovidotto, r membro genitale, e dissecato 13 veggonsene i tubercoli interiori e , ed uno ampliato \^, s testicolo, z dutto spermatico, prostata 7, l vescica di Swammer- dam, u matrice con vagina, 15 denti , 16 andamento del dutto epatico o; 17 cer- vello ed uscita dei nervi con gli occhi ; 1 9 apertura dell' urico canale a , disposi- zione delle arterie branchiali e loro anastomosi colle venuzze; 20 pène della eolide pellegrina. Tavola 42. Doride Argo: a calice, dove rannicchiansi i due tronchi branchiali h col sotto- posto ano e delineati in modo da vederne i rami venosi spiegati , e orecchietta , d sua valvula, e ventricolo del cuore, /"arteria aorta, Hi stomachica dante i ramiy, h esofagea, / epatica, n genitale, oo pedidia co' rami laterali disposti in rete pp , g bulbo-esofagica, r ovaria; 2 an sacco venoso che occulta i visceri e fa le doccio la- terali d, ove sbocca la rete venosa f, e tronco delle vene branchiali spiegate; 3 ed rami primari dell' apparato urico aperti nel tronco a ; 4- a nervi stomato-gastrici e loro ramificazione e gastrica. — Tritonia ^etóea; 1 delineata vivente, essendone a il tulbo esofageo, b lo stomaco, e la corona dentaria duodenale, fY intestino retto, i il pancrea ed ingrandito 7, gj l'apparato urico, l l'ovaia ed ampliata 8 tappezzante il fegato e col dutto iecorario r, m le laminette peritoneali , n la matrice colla va- gina ed ovidotto, r il testicolo col dutto deferente internato nel pene pp , q la ve- scica di Swammerdamm, * i gangli cefalici, t la orecchietta col ventricolo del cuore, M l'aorta descendente ramificata sul fegato e pancrea, v l'ascendente, x la esofagea, y la pedidia, 6 a ad il seno venoso, b la rete bulbo-palleare, le arterie e tentaco- lare non che ee branchiali, le vene /"tentacolare, gg branchiche, loro tronco anterio- re j, posteriore { colla rispettiva rete dorsale /, ventrale nn, orecchietta o col ven- tricolo r del cuore. I suoi due pezzi mascellari a, ove notasi la striscia di tunica fibrosa e, che li unisce. Tavola 43. Tritonia Telidea 28 bulbo muscolare n, teca dentaria o ed ingrandita 21; 14 rf mascelle cornee, ove adattasi il muscolo orbicolare a, e denti, /"gianduia salivare sinistra , s stomaco, a piloro colla corona dentaria , ampliata 20 /"con un dente guardato dalla faccia anteriore 1 9 e posteriore 22 , u pancrea , z intestino , v ap- parato urico , X ramificazione de' dulti epatici secondari , yr nastri muscolari , m cervello co' nervi laterali anteriori pq e posteriori r. Tavola 44. Eolide ajjine di natui'ale grandezza 1 , suo tentacolo posteriore , 3 a hoc- 32 ca , e stomaco , d intestino retto co'cirri dorsali ed ampliati, dutto epatico a , d f ovidotto con grappoli ovari , h matrice, i borsa di Swammerdam, l testicolo. E. Cuvierana 2 , e sito del cuore , s ano , 6 suo tentacolo dorsale , in cui notasi il dutto epatico e , la vena tirancliica « e '1 ramo e, 1' arteria corrispondente d.- Doride sfrangiata 7 ingrandita , suo tentacolo 9; 8 a bulbo dell'esofago h, stoma- co coverto dal fegato d , intestino e , gianduia salivare e , orecchietta f e ventrico- lo q del cuore , t ramo grandetto della branchia superiore , i ovidotto , / matrice, M borsa di Swammerdam , o vagina , r testicolo ; 10 lobi cefalici con i nervi e gli occhi e. Tavola m. Trilonia Telidea 20 disegnata da un individuo serbato in acquavite. IV. GASTEROPEDI TETICI. La Telide da Colonna (1) e Bohad.sch (2) osservata quasiché vivente, ed alla miglior maniera da loro descritta e delineata , giustamente meritò le illustrazioni di Cuvier (3), che fece conoscere la confusione sparsavi da Gmelin (l). Quantunque lo zootomista francese non l'avesse veduta viva; pure la figura, che ne ha dato su gli individui morti di T. leprina ricevuti da Delaroche , è abbastanza esatta : ne quel grande uomo ha potuto fare a meno d'invitare i naturalisti, che abbiano la fortuna di osservarla in vita, ad esaminare se la T. leprina sia la stessa o diversa dalla T. fimbria, onde stabilirne distintive note; attesoché egli è stato di opinione, che amendue costituissero unica specie. Macri (5) ha benanche trattato delle Teiidi se non prima, almeno contemporaneamente a Cuvier; ma cadde nella medesima ine- sattezza dei caratteri stabiliti da Gmelin, descrivendo le T. cornigera , poli fila, partenopea , che corredò di opportuni disegni ; le quali non sono , che la T. le- prina osservata morta e piìi o meno prossima a corrompersi. Le prime ricerche notomiche fattevi debbonsi a Rondelet (6) Colonna Cuvier , ed io (7) non mancai (1) Aquat. oliscrv. p. et lab. 24-26. (5) Osserv. intorno alle Tetidi (Atli della R. (2) De quib.antm.mnr.HTcsdac 1761,;). 128. AccaJ. Nap. 1825 , II 158 /?£SCB3£30I?1 Z00Z062C&- 1) J. fimhrìa (T. fimbria Gm. ). Questo ammirabile Mollusco nella parte anteriore del corpo offre ampio pal- lio a semicircolare contorno e provveduto di ben ordinata serie di cirri , che si raggrinzano oltremodo sotto l'azione dello spirito di vino e spesso in gran parte se ne distaccano. Poche linee lungi dall'orlo superiore palliare ve ne sono alcuni so- litari; essendo quello bianchiccio sopra e sotto, ove spesso presenta una macchia nerastra grande a sinistra, e piìi piccola a dritta. Nella sua parte superiore compari- scono due espansioni semilunari ricurvate, avendo la base alquanto crassa, con ovato tentacolo marginale. Il dorso di questo Mollusco restringesi di diametro verso l'e- stremità posteriore ed anche la sua doppiezza diminuisce, essendo sul principio di un dito per finire di una linea. A destra presso il terzo cirro dorsale esiste il forame del membro genitale, ed un paio di linee dopo evvi quello della vulva. Ambidue hanno membranacea laminetta a contorno increspato, ed alquanto prominente. L'ano è po- sto sul dorso, poco distante dal foro della vulva, e da quello dell'organo urico. Il piede ovale è rotondato e largo anteriormente, attenuato dietro. Quella porzione, che se ne osserva a'iati del dorso, pian piano assottigliasi nei margini; avendo nella superficie esterna superiore infiniti follicoli ovali, abbastanza affollati. La sua faccia inferiore è onninamente piana, avanti prolungasi un mezzo pollice, aderendo col dorso, e nella parte posteriore mediana ha una striscia biancastra indicata da Colonna. Il colorito generale del corpo di questa Telide è bianco , eccettuata la posteriore porzione del pallio e'I perimetro del piede, che sono bianco -rossicci. Ad essa pare, che corri- sponda la terza specie di lepre marina di Rondelet. 2) T. leprina (T. leporina Già. ). La corporea sua forma è presso a poco simile a quella della specie preceden- te , da cui differisce pe' seguenti caratteri. L'orlo del pallio ha su una fascia gialla dorata con qualche linea e macchia bleu , dal di cui contorno simmetricamente pendono i cirri conici corti gialli; e giìi dett'orlo è dapprima giallo dorato, di tratto in tratto ne ha piìi serie di altri nella sola base punteggiati di giallo, ed i supe- riori men lunghi degl'inferiori. Ravvisasi sulla espansione palliare una linea gial- lastra continuata anche nella fovea de' tentacoli ovati giallo-rossastri, traversalmente (1) Trait. d' Anai. comp. cu. (3) Lehr. vergi, anal. Leips. 1830,185,197; [2] Ami. comp. cit. U 307, 375, 565. 34. piegati. I cirri branchiali grossi cilindrici nella base, ed assottigliati in cima, sono di- ciotto per ogni lato , alternando i maggiori co' minori , dal margine concavo dei quali escono le pennelte alterne , biforcate , gialle. Essi a piacere dell'animale veg- gonsi ora allungati ed altre fiate spirali. Nello intermedio loro spazio esistono le fovee ovali con papilla centrale prominente bucata per l'attacco del feuicaro vario. Il re- sto del corpo è giallo con rossicci follicoli dorsali, giallicci ne lati, a' quali attri- buisco il particolare odore dispiacevole viroso, che spargono simile a quello emanato dalle opfoie, già noto a Rondelet e Colonna. Il membro genitale apparisce ensiforme, rugoso, con due denti trigoni nel margine convesso, rotondo e violetto. È comunis- sima quasi in tutte le stagioni, presenta per lo piìi il dorso giù, il piede espaso sulla superficie dell'acqua. Dimena in mille guise i cirri branchiali, il margine del piede, il velo palliare , i fenicuri suoi esclusivi epizoi. Somiglia molto alla lepre marina di Dioscoride e del Colonna. Molti naturalisti hanno dubitato della diversità di queste due specie, le quali realmente non offrono marcati caratteri differenziali , tranne que' che io ne ho tracciato, a' quali Deshayes (1) si è uniformato. Però la sola con- siderazione della diversità di sviluppo può metterli in dubbio , qualora reputare non vogliasi la prima specie quale giovine individuo della seconda. 12. DESCBIZIONE NOTOMICa. 1) Visceri naturali. La cavità addominale della Tetide trigona principia dalla parte anteriore del corpo e termina poco prima della estremità del piede. È vestita da sottile membra- na, dalla quale escono le peritoneali laminette allargate tanto nel punto di attacco a' lati dell'ovaia, quanto a que' del suddetto cavo. Il piede e l'addomine sono for- mati da muscoloso reticolo, risultante da lacerti fibrosi longitudinali, traversi ed obliqui, intrecciati fra loro in modo inestrigabile , continuati ne' tentacoli, nel pal- lio, lasciando libero accesso all'acqua, che vi si raccoglie , e compongonsi da fi- brelline granose parallele. L' intero apparato digestivo e '1 fegato furono conosciuti da Rondelet (2) e con pili esattezza dal Colonna, specialmente il bulbo della bocca. Questa è bilo- bata con proboscide carnosa, internamente provveduta di papille qua?i pirami- dali, indi penetra nell'addome, ove costituisce l'esofago, nel principio alquanto lar- go e corto. Esso termina nello stomaco otreforme carnoso, o ventriglio, il quale re- stringesi nel duodeno con pieghe pennatifide, onde ampliarsi di nuovo a culo di sac- (1) Lamarck Ilist. des anm. s. veri. VII 460. preolornm vilis convohitum. In medio substnnlia [2] Jntus cerehri nigri parum est, gulam exci- quaedam est fungosa, succttm fuscum conlinens. pit ventriculus , ex quo orilur inlestinum instar ca- Op. e p. cit. V 35 co verso la destra banda dell'addome. Vi segue il tubo intestinale assai breve, che, curvo ed alquanto flessuoso , finisce neir ano. Le Tetkli mancano di denti , che sono appena rimpiazzati dalle papille de- scritte, ed aiutate dal valido tessuto muscoloso esofageo. I cibi come neritine e pic- coli Crostacei, essendo stritolati in parte, debbono attraversare un anello carnoso ben rilevato e stretto, che ne impedisce il regresso. Indi si fanno strada nel ventriglio con molte rughe lamellose, dove mediante fortissimi lacerti carnei a lungo e traverso, e favorita da membrana coriacea, che lo tappezza , compiesi la digestione. Il secondo stomaco internamente ha le rughe longitudinali derivanti dalla tunica mocciosa, e continuate con quelle dell'intestino, la cui struttura osservasi come negli altri Molluschi. 3) Organi escretori. Il fegato ovale, esternamente coverto dall'ovaia, diviso in lobicini composti da globetti giallastri, occupa la metà inferiore del cavo dell' addomine, ed i particolari condotti epatici alterni di ciascuno suo grappoletto riunisconsi in uno grandissimo, che per la fessura epatica termina ampliato in fondo dello stomaco. Nel quale con- dotto apronsi alcuni analoghi duttolini , nell'estremità vescicolosa alquanto ramifi- cati, ossia uno bipartito cedale , altra coppia simile alterna laterale, e due grandis- simi partito-pennatifidi direttamente sboccanti a destra e sinistra dello stomaco, che Cuvier ed io erroneamente tenemmo per glandule salivari ; da tutti lavorandosi gra- noso umore. Costui aveva notato, che un canale surto dalla massa epatica aprivasi vicino l'ano. Dapprima io non ne ebbi idea chiara; ma ora estendo e completo detta os- servazione. Su la esteriore faccia dell'ovaia vedesi l'apparato urico, composto da vari tronchetti pennatifidi, riuniti in canali di secondo e di primo ordine, lutti finiti al comune dutto escretore aperto nell' indicato sito. Pria del suo termine, ossia poco lungi dal cuore, incontra un corpo orbicolare a perimetro increspato e rosso, risul- tante da vari follicoli raggianti, ad ineguali e sovrapposte serie. Nel succennato ap- parecchio lavorasi giallo-verdastro umore pieno di litici granelli. I quali, forse d'im- pasto chimico diverso, neppure mancano sparsi nella polta iccoraria, fra i lacerti muscolari , ed in filiere sui margini del piede. 'i) Apparato respiratorio e circolante. I cirri per lo innanzi accennati costituiscono le branchie della Tetide. Queste compongonsi dall'arteria e vena branchica coverte da' comuni integumenti, talché r aria soffiata in una di esse, p. e. daU' estremità arteriosa passa nella venosa, ed al contrario. Siffatte branchie unilaterali si distinguono in anteriori maggiori bi- partito-pennate, e posteriori minori ed ineguali , ossia le piccole alternate alle 36 grandi. Evvi inoltre la respirazione interiore o interstiziale dell'acqua pei cutanei pori penetrata entro le aie del tessuto lacertoso, e che altra volta io feci derivare dalle fovee destinate all'adesione dei fenicuri. L'enorme sua quantità vi giustifica gl'importanti usi come mezzo accessorio di respirazione e di movimento , dopo di me giustamente ammesso da Duvernoy (1). Tanto la rete laterale del piede, che quella del pallio, originata da cadauno cirro, sbocca dentro ampio seno mediano, esteso anteriormente per mezzo al pallio con due grossi tronchi , ne' lati ricevendo la bifurcata ramificazione di cadauna aletta tentacolare ; ed in dietro prolungato fino alla terminale e media regione del piede. Esso è molto ampio in corrispondenza della bocca, ed in su occupa gran parte della cavità addominale, con cui non ha alcuno commercio, essendo la massa viscerale tappezzata da particolare tonica. Vi riconosco il centro del sistema linfa- tico-venoso, composto da maglie allungate di vasi tenuissimi, quasiché moniliformi, ossia non cilindrici, ma con successive restrizioni e gonfiamenti ; dal quale seno il liquido contenutovi mercè le corrispondenti arteriucce fassi strada nelle branchie. La vena branchiale anteriore piccola, biforcata, ne riceve altra quadripartita, provegnente dalle branchie anteriori maggiori; e la jiosteriorc ampia principia dalla punta del piede sottocutanea, lateralmente accogliendo le vene branchiche posteriori maggiori e minori, ed alquanto ristretta in opposizione alla prima sbocca nella orbi- colare e raggiante orecchietta del cuore. Questo più piccolo, sferico, lacerto-rugoso ne parte in su, dando origine alle arterie aorta anteriore maggiore, e posteriore mino- re. La prima fornisce a sinistra la epatica abbastanza ramificata, poc'oltre la genitale bipartita, la bulbo-esofagea, le palliari destra e sinistra, che dapprima si allonta- nano e curvano verso il margine mediano del pallio , indi nel loro lembo esterno cacciano vari tronchicelli replicate volte bifurcati e finiti nelle arteriuccie cirrose , e neir interno altre con eguale andamento e destino: tutte poi sono anastomizzate ad opra della rete secondaria. La seconda o pedidia piccina scorre per mezzo al piede e con alterni tronchetti diramavisi tanto a destra, quanto a sinistra. I glo- betti cruorici sono grandi e nuotano in gran copia di siero ceruleo, e dal loro affol- lamento derivano le macchie bleu indicate nel pallio della T. leprina. 6) Apparalo sessuale. Il membro generatore delle Telidi esce fuori della propria borsa per la con- trazione di tessuto, e vi rientra pel raccorciamento del particolare muscoletto dal fondo dell'addome attaccato all'estremità di quella. Nella stessa cavità, che gli dà uscita, apresi lungo e serpentino canaletto derivante da globoso testicolo, che pas- (1) Cuvier Anatomie comparse 2. edil. VII 378. 37 sa dal roseo al cinereo. Osservato con lente apparisce costrutto da raggianti cana- lucci, ognuno diviso in cinque successive bifurcature sboccanti nel dutto spermatico, che finisce nell'apice del membro genitale. Gli zoospermi globoso-coduti in aprile rimarcansi affollatissimi, piccini, irrequieti. Poco più sotto esiste lorifizio della vul- va, ove imboccasi il canale della borsa di Swammerdam. La vagina intanto più o meno rugosa ha flne nella matrice gelatinosa, disposta a fascie spirali come l'interna sua cavità, e contigua ad altro percforme corpo granoso. L'ovaia risulta da molti gruppi di follicoletti giallicci, corredati del rispettivo tubolino, aperti nel lunghissimo tortuoso ovidotto: le uova sono sferiche e notanti in latticinoso umore. La simmetrica e costante adesione del fenicuro alle citate fovee, esistenti tra le branchie della Tetide, mi conferma di non esserne l'epizoo; e, per qualche carattere di ravvicinamento ad essa, sarei tentato di reputamelo il feto. Tantoppiù che le mie ricerche notomiche, sebbene non definitive, sieno più numerose delle disamine di Ot- to (1) e di Meckel (2); il quale ha scritto, che quello mancava di rete vascolare ve- nosa ed arteriosa derivante dal corpo della Tetide, essendo a suo luogo da me ampiamente descritte. Variano i fenicuri per colore forma e divisione della estremità del corpo. Appaiono per lo più d'inverno: in aprile sono ovali, cioè i primi grandi tricoduti, e gli ultimi semplici, avendovi quelli minore aderenza di questi. Viventi offrono tripla dimensione: le Tehcine \eggonsi sempre in gran copia durante l'està. I/"(??i/cMn, finché la Tetide sia viva,restanvi aderenti, econ tenacità nella ragione inversa della mole del loro corpo, ossia a tenore dell'individuale sviluppo; avendo continuo moto di ondulazione, essendo eziandio partecipi delle contrazioni e del rila- hciamento del di lei piede, oltre di esservi essi ancora atti. Ma, tostochè la Tetide muoia , detti epizoi a poco a poco distaccansene, o sia pria i maggiori e poi i mi- nori, continuando a muoversi per qualche tempo entro 1' acqua marina. Anche quando a mare per altre cagioni se ne separino, neppure possono proseguirvi indi- pendente esistenza. Ne ho rinvenuti taluni picciolissimi rimasti attaccati verso il termine del piede di una Tetide, che dalungo tempo io teneva in acquavite. Le pre- fate particolarità hanno fortificato nel mio animo l'emesso sospetto, che almeno in questa epoca, con innesto analogo a quello dei feti di kanguroo, ne potessero rap- presentare gli embrioni.il certo si è, che essi non siensi mai rinvenuti senza la Te- tide. Anzi Meckel, che prima li credeva parti da questa separate, attribuisce a'no- stri marinai e forsi a Cavolini (3) la idea di crederli di lei progenitura, ad onta che nemmeno in abbozzo ne posseggano la viscerale forma. (1) Nov. Ad. Acad. nai. curiosor. Bon. 1823, (2) Anat. camp. cit. VII 39. • XI 294. (3) Uhm. supoHpi mar. p. 190. 2e 38 5) Apparecchio sensi fero. 11 rettangolare cervello della Tetide è situato sul principio dell'esofago e risulta tanto da un sacco Gbroso contenente varie vescichette periformi gialle, le quali rac- chiudono i globetti neurinici notanti in sufSciente copia di siero; quanto da tubolini nervei appena moniliformi. Nascono dall' angolo anteriore cefalico tre nervi gialli nella metà del pallio, spartiti in moltiplici successive biforcature, ognuna con areola ganglica trigona gialla , componenti intermedio reticolato di secondo ordine con gangli orbicolari , osservandosene quelle di terzo ordine a maglie romboidali nel perimetro del pallio, da cui parte il nervicciuolo di ciascheduno cirro. Dal medesi- mo angolo cerebrale provengono nervi pel collare sotto-esofageo, i quali danno ori- gine alla rete ganglica stomato-gastrica in mirabile modo sparpagliata sulla esteriore superficie del ventriglio, filetti inviando al gran dutto epatico: attesoché niente dissi- mile mirasi la esofagea, provegnente dell'anteriore lato cefalico. Anche bifurcati appaiono i nervi, che derivano si da'lati, che dall'angolo posteriore del cervello; i quali, compartendo qualche nervicciuolo all'apparato genitale, si estenuano a rara rete ganglica fra' muscolosi lacerti del piede. Ha la Tetide due occhi globosi , neri , surti da' lati del cervello , e pare che nell'interno del loro gambetto se ne continui la sostanza granosa. Cadauno mostra il bulbo coperto di pimmento coroideo, la lente cristallina , la pupilla ; parti visi- bilissime allorché quello pian piano premasi fra due pezzi di terso cristallo. in. DISCHSZIONE ICONICA. Tavola 46. Tetide leprina: 1 di grandezza naturale e delineata vivente, in cui appariscono l'aletta a coi tentacoli b, uno de' quali si è ingrandito 5, l'ano e col prossimo foro dell'organo urico, il membro genitale d e sua aletta e, le branchie maggiori fé minori g, le fovee hh per l'attacco del fenicuro, il quale vi aderisce soltanto in ii. — 2 7. fimbria disegnata per la fticcia inferiore, dove osservasi il bulbo esofageo /, il piede m e la striscia glandulosa n. 3 macchie del margine superiore del piede a, e del pallio b; vedendosi quelle ingrandite in \. — 8 borsa del membro genitale a, suo muscolo h, testicolo e, il quale rappresentasi ingrandito 10, per dimostrare i giri i del canale spermatico terminato nell'apice dello stesso. 19 é il suo apparato urico f col corpo e prossimo al budello retto a reciso , onde farne conoscere le quadruplici ramificazioni primarie sino a quelle di quarto ordine. Tavola 47. Tetide leprina 1 alquanto ampliata e supina: strati muscolari esterno a, ed in- terno e esofageo, palliari anteriore Z, laterale A, posteriore N, del piede /, de' cirri 39 B, non che 4 disposizione de'Ioro lacerti longitudinali a, traversali 6 colla rete nervea ganglica e, e vieppiù ingrandita 3 co'grani organici; angolo cefalico anteriore sinistro b, da cui sorgono tre nervi componenti la rete ganglica palliare nel centro R, mar- gine G, cirro D, posteriore angolo d con i nervi i^ dantino la rete pedidia, laterali E, ganglico reticolato esofageo L, del ventriglio F, duodeno /", intestino g, ovidotto h, ove è sottoposto il grosso condotto epatico coi duttolini grappolosi suoi, oltre gli accessori cioè terminale o, laterali di sinistra mn, gastrici ee e dell'ovidotto t, ve- scica di Swaramerdam s, matrice x, borsa m, vagina y, pènej, testicolo u, dutto deferente t nella propria borsa, esterno orificio Pgenitario, comune dotto escretorio dell'apparato urico q e contiguo corpo vescicoloso r, entozoo suo H. 5 canale deferente a, vasellini spermiferi h; 2 pieghe di un suo tentacolo. Tavola 48. Tetide leprina: 1 a dorso, ff seno venoso aperto, da cui partono le arterie branchiali- Z^e, e vi sboccano la vena genitale g, le pedidie r, le palliari os, colle cirrose/);), nella destra delle quali apresi la tentacolare n, de fovea per l'attacco de' fenicuri, uno di questi e in sito colla propria rete venosa. — 2 ramificazione finale di un' areola dell'apparato urico. — 3 ac forma e disposizione delle vene al- quanto ampliate di detta Telide. — 4 sua rete arteriosa palliare, affin di vederne la dicotomia d e'I termine ne' cirri e. Tavola 49. Tetide leprina: 1 a margine del piede e b del pallio, d fovea senza fenicuro, esistente e tricoduto e, e branchia cirrosa maggiore, i tronco della vena branchica posteriore colle branchiali minore j9 e maggiore f, e dell'anteriore h colla branchiale g, orecchiata k e ventricolo / del cuore, arteria epatica u e genitale a surta dall'aorta n anteriore, palliare sinistra t e destra che fornisce s la bulbosa esofagea , e le cir- rose p q r, non che posteriore o pedidia x x dante i rametti y y ec. — 2 bran- chia ingrandita, per vederne il tronchetto arterioso primario / e secondario de, la Vena corrispondente a e sue ramificazioni f e. 3 porzione dell'apparato urico am- pliato di diametro. — 5 organo foUicoloso-raggiante aperto presso il fine dell'appa- recchio urico. 6 a follicoli neurinici cefalici e nervei.7 forma de' lacerti cardiaci. 8 a gambetto ottico, e foro pupillare, l coroidea aperta e ialoide. 40 V, GASTEROPEDI FILLIDICI. Meckel (1) debbesi considerare come primo descrittore del genere pleura- filli- dia; sebbene Cavolini, a relazione del suo erudito biografo (2) e di Macrì, col no- me di rombo ne avesse già avuto qualche conoscenza. Rafinesque (3) la indicò col nome di armina, Otto (4) pochi anni di seguito la denominò difillidia, avendone sot- t'occhio lui e Meckel la specie del nostro mare, e da Blainville (5) fu detta linyuella. Io (6) la vidi nel 1823 e tracciai le prime linee della sua notomia, ommessa da 'pre- lodati dotti alemanni. Né le ricerche al 1826 fattevi dalfanatomico (7) di Halla, ove mi onora di citazione, il quale n'ebbe diciannove individui, sono superiori alle mie riconosciute dal Wagner (8), tranne pel sistema nerveo; essendo imperfette intorno al resto (9), e circa la parte iconografica. Attesoché la figura di Otto, riprodotta finora dagli zoologisti , è slata desunta dalla difdlidta serbata in acquavite, ad onta che i coloriti poco vi si alterassero, quindi priva del naturale suo portamento. I. SXSGBIZDNi; 2:00£06ICA- Corpo bislungo, fornito su di mantello con due anteriori protuberanze tenta- coliformi e giù di piede , tra quali esiste trigono velo sovrastante la proboscide; branchie nella inferiore anteriore parte destra e sinistra del mantello lamelloso- embriciate, seguendovi fino alla punta del piede consimili pieghe abranchiche; ori- ficio genitale e dell'ano a destra. 1) PI. napolùana (pi. neapolitana Delle Chiaie^ Il suo corpo gialliccio è anteriormente rotondo , alquanto assottigliato verso dietro, piano sopra e sotto, un pò scanalato nel contorno. Nel dorso vi si notano vari longitudinali linee parallele, bianchiccie. Dalla bocca caccia la proboscide, alla quale sta sovrapposto un cappuccio carnoso r jstretto nel destro e sinistro (1) Arch. furÀnat. Bd.Xlll I90,taf. 11; Slam- (6) Arch. fur Anat. uni phys. Leip. 1826 , n. mer Obser. ex anni. comp. Halae 1826, p. 22. I 13-19, lab. I 11-14. (2) Monticelli Phil. Caolini Vita. Neap. 1812; ("1 Mem. cil. TV'ap. 1823, I 128. Delle Ghiaie Necr. de'Soc. dell' Istit. Nap. 1822. (8) Lehrb. anat. I 84. (3) Prec. des decouv. sem. Palerme 1814, p. 30. (9) Dans le pleurophyllidia j'e n'aipus decouvrir [i) Nov. Act.Acad. imi. cur. Boti. 1S22,\ 121, aucun Ironc tasculaire vohimineux , malgré ks lab. VII 1. recherches les plus minutieuses et les plus assidues (5) Man. de Malac. Paris 1824, I.. (Anat. comp. IX 171 ;. lato , convesso avanti e dietro. Gli occhi risultano da un paio di globetti neri posti alla base di amcndue i tentacoli. Il mantello o dorso è più largo del piede, avendo nella faccia inferiore successiva filiera di embriciati foglietti, i primi simmetrici branchiali, ed i rimanenti abranchici. A dritta esistono le aperture degli organi ge- nitali e dell'ano, ha pleurofillidia cammina su gli scogli, poi con il corpo supino ed il mantello spiegato galleggia sul liquido natio. E questa la testuale descrizione della specie, che viva me ne pervenne in maggio 1823^ la quale non si è da me piìi osservata , rimanendo indeciso se sia piccolo individuo o diversa dalla seguente- 2) PI. lineata (pi. lineata Otto). Corpo ovale a lancia, violetto; mantello con rialti longitudinali paralleli frap- posti a lineette simili carnicine interrotte, allungandosi a foggia di curvo sifone con area trigona violetto-scura e una coppia di semiglobetti forniti di linee periferiche forcute, e di puntini centrali, ne' lati piìi stretto del piede anteriormente troncato con solco, in dietro corredato di mediana striscia glandulosa, gialliccia; velo semilunato falciforme sopra conica proboscide; lamine branchiali semicircolari, le prime e le ultime minori, tutte prive della ramificazione epatica delle successive, semi-ovali ed abranchiche. Nel golfo di Napoli, ove appare nella primavera, non è così fre- quente come in Capri , Palermo, e vieppiù a Messina. In Maggio 1839 e 1840 io ne ho visto due soli individui viventi. ^ 1) Apparato muscolare, digestivo, segretorio. Il bulbo esofageo rimarcasi obliquamente situato , ossia tiene la longitudinale fessura orale rivolta giù. Esso presenta la istessa intrinseca composizione come quello della Irilonia Telidea, avendo due coppie di linguette muscolari adduttrici la- terali ed una dorsale di abduttori. Dilata poi li due pezzi mandibolari altra massa fibrosa collocata sopra le medesime; mentre alla loro concavità adattasene una analoga sottoposta, provegnente dal suddetto bulbo. Inoltre corruga l'orifizio boc- cale altro strato fibroso membranaceo esterno. Evvi dippiù il forcuto e crasso mu- scolo corrugatore delle pertinenze delle branchie e del velo sopra -proboscideo , alle quali parti si attacca con particolare lacerto, ed amendue uniti e resi più gracili s'in- nestano al consimile dell'opposto lato. Lacerti validi più traversali, che longitudi- nali intessono le pareti dell'addome, e del velo sopra-proboscideo. Ogni mandibola è cornea, a margine esteriore semicircolare ed interno rettilineo tagliente, concava giù, convessa su, con prolungamento in dietro e libera dalla compagna, essendovi innanzi articolata e congiunta da particolare striscetta membranacea. La lamina 12 linguale adattasi su' lobetti interni del citato bulbo; i denti cartilaginei, gialli, pun- tuti, lunghetti vi si dispongono in filiere. L'esofago incomincia stretto e rettilineo termina nello stomaco, prolungato fino alla punta del piede, pian piano allargato e poi ristretto. La sua tonica moc- ciosa offre moltiplici serie di pieghe interiori a lungo, e tenue fibrelline appaionvi nella faccia esteriore. Nel principio di siffatto ventricolo a destra se ne distacca l'intestino d'identica fabbrica, prima larghetto e curvo, poscia impiccolito e dritto, indi conico finisce nell'ano. Le glandule salivari giallicce sono oltremodo sviluppate. Cadauna risulta da due distinti pezzi, l'interno semplice stretto e più piccolo del- l'esterno slargato e triforcato. Una serie di grappolosi follicoletti ovali, muniti del rispettivo duttolino , terminano nel comune canale salivare, aperto ad uno de' lati della cavità boccale. Il fegato giallo-fosco occupa lo inferiore margine del mantello e disposto in successive laminette semi-embriciate. I suoi acinetti comunicano colle ramificazioni de' cinque a sette canali iecorarì, aperti ne' due lati dello stomaco. Chiare tracce di apparato urico ho scorto , che a foggia di sacco a margine dentato bianco , con- tenente latticinosa materia, tappezza a destra e sinistra la superficie ovaria, senza che mi fosse riuscito seguirne il canale escretorio presso l'intestino. L'ovaia, che io altra volta presi per fegato, errore in cui era eziandio caduto Meckel, siccome egli stesso ha confessato, occupa grande porzione della metà ad- dominale. Emula quasi il pancrea di certi Mammiferi, allungato, piìi o meno loboloso, rossastro. I duttolini ovari, provegnenti da' relativi grappoli, alternativa- mente finiscono nel canale primario mediano, rotondo; il quale dentro l'addome si ingrossa, ripiega e congiugne alla matrice. Questa gialla, sferoidea, fatta da lamine flessuose, giace a destra ed apresi nella vagina, dove sbocca il canaletto della vescica di Swammerdam.il testicolo sferoideo è attaccato alla matrice, ed il dutto spermatico termina nel pène lingueforme, salvo migliore esame, esistente dentro il comune atrio degli organi genitali. 2) Apparecchio branchiale, circolante, sensifero. Le trenta branchie lamcllose, semi-orbicolari con dentello nella parte infe- riore, le prime ed ultime minori delle medie, tutte embriciate, giacciono a' lati del corpo, e propriamente sotto l'antero-laterale regione del mantello. Risultano da due esili foglietti membranacei entro i quali esiste la rete arteriosa e venosa. Nel seno linfatico-venoso circoscritto in gran parte dal cavo addominale comunica la rete pedidia, la laterale e la dorsale. Il loro liquido è immesso nei vasellini di ca- dauna branchia, corredata dell'arteria marginale e nell'aia intermedia comunicante con mirabile reticino. 43 Anastomizzasi questo con le capellari estremità della contigua rete, ezian- dio fornita di marginale vena branchiale, che porta il sangue nella ampia orecchietta cardiaca orbicolare, anteriore, mediana, posta tra il mantello e l'esofago, composta di tenui fibreliinc in vari modi intrecciate. Le quali sono valide nel ventricolo car- diaco, conico, munito di valvule sì nel foro della orecchietta che nello aortico, surto dalla media regione superiore, ed alquanto inclinato verso dritta. L'arteria aorta appare divisa in posteriore ed anteriore, che appena curvata fornisce la ute- rina con graziosa e costante bifurcatura, e pria di giungere al bulbo esofageo, ove finisce bifida, manda indietro un tronchetto mediano antero-dorsale alternativa- mente ramificato, men lungo e crasso di altro superiore o pedidia, che per la intera estensione del piede dà equidistanti ramicelli laterali. L'aorta posteriore scorre per mezzo l'ovaia, somministrandovi alterni rami vieppiìi sparpagliati, che a destra e sinistra ne rimane scambievolmente abbracciata , ossia que' di dritta estendonsi sino alla uscita degli altri a mancina. De' tre tronchicclli il primo maggiore o destro cur- vasi verso l'anteriore regione del corpo, provvedendolo di alternativi ramicelli; il me- dio dritto dorsale posteriore va alla sua estremità, fornendo di successivi ed opposti rami il fegato; e'I sinistro piccolo ripiegasi, onde costeggiare il tronco aortico poste- riore e l'organo urico. Laonde s'ingannò Meckel col supporvi l'andamento del sistema circolatorio analogo alle doridi o Tetide, confessando peraltro , che in diciannove individui di difillidia non potè rinvenire il sistema vascolare sanguigno , tranne il ventricolo e la orecchietta del cuore. Trovo dall'altra parte esattissima la sua descrizione intorno all'apparecchio nerveo. Vi noto due globi encefalici interni maggiori ed altrettanti esterni minori, lutti contigui, inviando quattro forcuti filetti alla anteriore e due alla laterale e posteriore regione del corpo, sì per le lamine branchiali che pe' vi- sceri. Da' gangli piccoli parte la fascia cefalica, che dà passaggio all'esofago, sotto il di cui bulbo osservasi il nervicciuolo che, surto da' gangli grandi, termina nella coppia di ovali ganglietti, uniti da gracile commessura, che ne compie altro piccolo anello, dando un filetto alla bocca, e per lo stomato-gastrico. Punti oculari, an- ziché occhi, ho scorto in mezzo de' suoi tubercoli tentacoliformi. in. SFis&iziONs leoNisA. Tavola 44. Pìeurofillidia lineala viva di ordinaria dimensione 11 e supina 12, essendone la bocca a, le branchie e, l'orifizio genitale /", il margine destro d del piede ac- cavallato sul sinistro, le ramificazioni de' dutti biliari e immerse fra le pieghe epa- tiche; 13 s bocca, ac foglietti branchiali, n ventricolo cardiaco, o valvule aorti- u che, arteria ovaria m, aorta anteriore p, dorsale anteriore q, pedidia z e suoi rami X, esofagea r, aorta posteriore od o\aria d e suoi rami f, dorsale posteriore i coi rispettivi rametti epatici /, circontlessa ovaria h, viscerale e organo urico o; tuber- colo tentacoliforme ampliato li; mascelle 15; denti 16 a. Tavola 43. Pleura fillidia napolilana vivente 1 2 e supina 1 3 , essendo così sezionata la pi. lineata 14 per dimostrarne la bocca a, i muscoli abduttori e del bulbo esofageo, i dilatatori delle mandibole d, i corrugatori branchiali e, i lacerti delle pareti ad- dominali f, l'esofago b, lo stomaco g, l'intestino i, li dutti l del fegato m, quello della gianduia salivare n e l'altra sua metà separata 15, ovaia aperta o, ovidotto pp, testicolo 3, vagina r, borsa di Swammerdam s, orecchietta cardiaca t, bran- chie M, 16 una loro lamina ingrandita, ove appare l'arteria z colla rete corrispon- dente, cervello x, suoi nervi z, ganglictto sottesofageo y col nervo stomato-gastrico. Tavola S4. Rete linfatico-venosa della pleurofdlidia lineata piena di mercurio, essendone la pedidia f, la laterale e, l'epatica d, la bocca a, il pène b, le branchie e. VI. GASTEIIOPEDI PLEUROBRAiVCIIICI. Ne' primi anni di questo secolo furono conosciuti i due generi , che vi si riu- niscono. Il primo , o pteurobranco , fu descritto da Cuvier (1) , quantunque non fosse ignoto a Forskhal (2); essendone stato accresciuto il numero delle specie da Risso (3), Leuckart in Ruppel (5), Quoy e Gaymard (6), da me (7). Il secondo, oppure pleurobranchidio di Blainville (8), già detto pleurobranchea da Meckel (9), cianogastro da Rudolphi (10), che ne fecero ricerca nel nostro golfo, e pleurobran- chea da Ferussac (11) a prima giunta sembra specie del genere precedente. La noto- mia loro abbozzata da Cuvier e rimasta incompleta da Meckel soprattutto intorno al pleurobranchidio abbisognava di ulteriori indagini , che io neppure credo di avere per ora esaurite. (1) Mem. cit. Paris 1817, p. 4, (8) Malie, cit. p. I 471. (2) Icon. rer. nat. lab. XXVIII- (9) Fraj. d'Anat. comp. I; Leve De «or. moli. (3) Prod.de l'Europe mer. Paris 1826. gen. Hai. 1813. - (5) Voy. en Afr. inv. p. 18-20. (10) Deshayes Diction. class. d'Iiislor. natur. (6) Yoy. de l' Astrai. Paris 1833, // fg. XIV 57. (7) Mem. cit. Nap. 1828, HI 149-159. (11) Deshayes Dict. class, tom. cit. 45 I. DS3CBIZ:0N£ ZOOLOGICA. § I. Plevrobrasco ( Pleurobrancous Cw. ). Corpo ovato depresso, fornito su di mantello più o meno slargato, contenente conchifero scudetto piano orecchiforme , composto di lamina superiore membranosa più larga della inferiore testaceo-perlacea , e giù di piede piano assai ampliato, avanti con leggero solco ; esistendo fra amendue circolare canale , a destra con le branchie pennate abbastanza lunghe; orifizio genitale innanzi, e ano dietro; dueoc- chi nella radice de' tentacoli scanalati , e da essi estendesi triangolare velo occul- tante la sottoposta proboscide. 1) P. Meckeliano (p. Meckelii Delle C ni aie). Corpo ovato-depresso, colorato in rosso-scuro, talora interrotto; mantello el- littico con semilunare incisione anteriore slargata e maggiore della posteriore più sinuosa , pieno di elevate areole tubercolate circolari grandi e piccole , rosee , fo- sco o bianco-punteggiate , intorniate di giallo come nel piede assai più allargato , alto e sollevato quanto quello dell' aliotide o della ombrella , innanzi fesso , dietro acuto con ovale rialto o striscia , giallo macchiato di rosso-scuro o con puntini bianchi nella superficie inferiore ; tentacoli lateralmente scanalati congiunti nella base , ove ne trasparisce la coppia di oculari punti neri , gialli come il sottoposto velo provveduto di sfilati prolungamenti laterali ; proboscide capace di sfodararsi oltre un pollice , cilindrica , gialla puntinata di bianco ; branchie bipennatc non oltrepassanti il mantello, gialliccie con rialti sulfurei; margine trilaciniato del foro genitale con pene lineare , lungo , cilindrico ; scudo conchifero composto di due la- mine, perlaceo-scuro, ellittico, con strie longitudinali divergenti intersecate da altre curve parallele. Nuota col corpo supino, spandendo e contraendo il piede disteso a fiore di acqua, oppure strisciantesi su' corpi marini. L'ebbi in marzo 1828, 1830 e 1840. Rapp aflerma, che il p. Peronio sia il p. tubercolato di Meckel ; Phi- lippi a nome di Schultz vieppiù tende a confermarlo; io indarno ho cercato di con- sultarne la descrizione e la figura divulgate dall'anatomico di Halla. Però quella del p. Peroniano non ha guari fatta conoscere dall'Edwards suscita fondato sospetto, qualmente l'attuale specie per forma corporea, pel colorito giallo cedrino, e pella deficienza de' quattro stomaci, ne sia diversissima. Al contrario la frase tecnica del p. tubercolato di Meckel riportata da Philippi esattamente lo definisce. Eppcrciò meritava di essere elevata a specie distinta in onore del suo scrutatore. 2) P. aranciaco ( p, aurantiacus Risso ). Corpo ovale , appianato , rosso più carico del dorso e delle branchie ; man- 2/ tello convesso, liscio; scudo conchifero orecchiforme , piccino , ellittico , striato a lungo e per traverso, grande piìi di quello delle due specie seguenti, e moltissimo proporzionato alla mole del corpo nep. tubercolato o Forskhaliano; piede alquanto allargato, avanti espaso, dietro terminalo ad incisione arcuata ; tentacoli con oc- chi alla loro radice ; velo slargato, angoloso ; proboscide conica; branchia bipen- nata. Cammina come le doridi: una volta l'ho visto nel 1829. 3) P. ad occhietti (p. ocellatus Delle Cbiaie ). Corpo ellittico , depresso, giallo ; mantello screziato di puntini rosso-foschi , provveduto di macchiette orbicolari rosee orlate di bianco , maggiori nel centro ; scudo conchifero bislungo con strisce longitudinali e traversali ; piede poco slarga- to; tentacoli superiormente punteggiati di rosso; velo tentacolare allungato ne'lati; proboscide conica, bianchiccia; branchia bipennata. L'ebbi in maggio 1829, appena cavato dall'acqua spande grave odore di zafferano. 4-) P. stellato ( p. stellatus Risso ). Corpo orbicolare, depresso, giallo; mantello giallo-scuro nel centro con mac- chiette stellate bianche granose, eduna costantemente arrovesciata, ampliato ed on- deggiante nel perimetro; scudo conchifero ovale; piede allungato, lingueforme po- steriormente. Somiglia alla specie precedente, tranne la deficienza delle macchie occhiute del mantello , e pel minore diametro del corpo. Due fiate lo vidi in mag- gio 1829. 5) P. tubercolato ( p. tuberculatus Delle Cbiaie). Corpo ovato , giallo ; mantello scabroso , con incisione semilunare anteriore, provveduto di tubercoli mammellari, i maggiori in filiera mediana a base pentagona orlata di tinta giallo-scura anche nelle divisioni de' minori ; scudo conchifero ellit- tico, striato; piede molto largo, attenuato verso il margine; due occhi traspa- renti sulla uscita de' tentacoli scanalati; velo semilunare a rughe curve, parallele; branchia bipennata, lunghissima; pene carrubeforme puntinato, con espansioni mem- branose all'orlo della guaina. 6) P. Forskhaliano (p. Forskhali Delle Cbiaie). Corpo ovale, allargato, rosso-fosco o vinoso; mantello orlato da linea alquan- to sbiadata, con mediana incisione semilunare, più grande innanzi che dietro, tuber- coli esagoni sollevati come poppa, granosi, aspri, i maggiori in^^erie ed i minori marginali sparsi; scudo conchiglifero compatto, rosso-vinoso, piccino, allungato, con laterali incavi mediani, convesso su, concavo giù; piede più largo in dietro, abbastanza attenuato; tentacoli lunghi, traversalmente rugosi con occhi nella loro origine; velo triangolare sovrastante conica proboscide; branchie lunghe e larghe, alternativamente bipennate; membro genitale a carubba con guaina adorlo trifiUo. • 47 È la vera lepre marina degli antichi, o il pleurobranco figurato da Forskhal, e di- menticato da' moderni zooioghi. Io sono stato il primo a farlo conoscere; mentre erasi riportato da Cuvier e Lamarck aìp.Peronio ossia p .tubercolato di Meckel. Anzi Ruppel (1) in epoca contemporanea, o poco posteriore alla mia ne divulgava altra figura. La quale, ove sia esatta, di che ha pure mosso dubbio Voigt (2), ne diver- sifica molto ed appartiene al p. cedrino, siccome riflettono Deshayes ed Edwards(3). Philippi (4) dippiìi fornisce ampia conferma diflierenziale della testé citata prima specie dal p . tubercolato di Meckel, e della seconda dal P.Forskhaliano di Ruppel. A torto quegli registra ambiduecome sinonimi del p.mammellalo, che nove anni dopo annunzia in nome di Schultz, senza conoscere qualmente Quoy e Gaymard qual- che lustro innanzi ne avevano in simile modo denominata altra specie americana. Amendue questi ultimi /j/euroòranc^t radamente, o dalla primavera all'autun- no , incappano entro panieri tessuti di vinchi , detti nasse, subito alterandosi nei colori e nella tessitura, soprattutto nella massa viscerale, che corrompe la inferiore superficie del piede, indi se ne spappolano i tubercoli mammellari. Ecco la ragione, che riesce difficile di trovarsi sempre pronto un pittore per farli immantinente de- lineare. Osservai, che un individuo vivo del primo, appena tolto dall'acqua, era lungo un paio di piedi, e del peso di libbre due; prossimo a morte divenne la quarta parte della indicata dimensione, e misura; tuflJato in acquavite si ridusse a due oncie, e ad altrettanti pollici. § li. Plevrobraschidio (Plecrobkanchidium Blainv.). Corpo ovato-bislungo ; mantello meno largo del piede , solo innanzi alquanto prolungato , producendo a dritta e sinistra due tentacoli scanalati anteriori ; esi- stendone altra simile coppia dorsale con gli occhi nella loro radice, ed a dritta le branchie pennate col forame genitale avanti, e l'ano. P. Meckcliano (p.Meckelii Blaiiw. ). Corpo ovato , rugoso , bigio-reticolato , posteriormente allungato ed acuto ; mantello con orlo anteriore ornato di cirri, ne' lati e dietro semicircolare, quasi con- fuso al piede assottigliato e pon tubercolo conico terminale, piano, ceruleo-violetto (l)Voy. di. p. 18 pi. V 2. ks yeux ni la figure ni l'animai de la mèdilerra- (2) Op. e tom. cit. 130. «c'è. E soggiungono: il nous parait evident queRup- (3) M. Ruppel dans son otivrage rapporti le pi. pel, en rapportant à son p. citrin le p. Forskhali de Forskhal de M. delle Ghiaie dans la synonymie de Delle Ghiaie navali vu ni l'animai ni la figure de son p. citrin. // suffit de comparer les figures des qui le rapprésente, sans cela il etait impossible, quii deux auleurspour se convincre,que les deux espèces les confondit (Lamarck Anim.s. veri. 2. ed- Paris n'ont pas la moindre rasiemblance, el il est à presti- 1836 , VII 567 , 468. ) mer que Ruppel a cité de memoire, n'ayanl p'us sous (4) Enum. Mollusc. Sicil. Ber. 1836, p. 113. 4-8 con striscia marginale gialla e la posteriore mediana rugosa; tentacoli internamente giallicci orlati di nero; branchia oppostamente bipennata. È comunissimo nella no- stra rada dall'autunno alla primavera avanzata, e di tanto in tanto neppure vi manca di està. Nuota col mantello sotto, e'I piede ampliato sta rivolto alla superficie del- l'acqua; ad opra di alterni moti contòrce in svariate maniere i tcnlacoli, il piede, la porzione palliare anteriore. Ma è ben facile, che induca in errore i naturalisti, che vivo soltanto lo veggono o in mare, oppure entro appositi vasi pieni di acqua. In amendue i rincontri ne varia la corporea forma da me fatta delineare, figlia della quantità di acqua interstiziale e nell'addomine, nonché delle svariate contrazioni del suo sistema muscolare. Nel primo caso osservasi supino, avendo il velo palliare se- micircolare allargato colla proboscide che vi sta in mezzo , il piede nella metà an- teriore strettissimo, a sinistra il pallio ne copre le branchie, in dietro diviene ellittico col tubercolo dorsale prolungato. Nel secondo poi esso comparisce col man- tello su, avendo il velo palliare poco allargato, le branchie molto spiegate, e'I piede assai allungato con ricurvo tubercolo. Le figure pubblicatene dagli autori, non esclusa quella di Edwards, poco o niente esprimono il verace suo portamento, so- prattutto allorché impregnisi di acqua, capace di quadruplicarne la mole e'I peso, e sguainarne il membro genitale. II. DESGB3ZIONS jrgoTO^viac^. 1) Comuni mviluppi. La cute dei pleurobranchidio manca de' grani litici de pleurohranchi, special- mente Forskahliano, delle acicole stellate di questo, non che de'p. siellato e tuber- colato; le quali sono le une incrociate colle altre da renderne la superficie cutanea del mantello, ove esclusivamente esistono, aspra al toccamento. Però nei p.Mecke- liano, tubercolato appaiono chiare traccio di follicoli, che separano l'umore gialliccio o rosso-fosco in essi visibile. La cute del pleurobranchidio è cospersa di rari gruppi di follicoletti. Le pareli addominali o meglio viscerali sì de' pleurobranchi, che del pleurobranchidio, risultano da nastri muscolosi a lungo, traverso ed obliqui, fra loro variamente intessuti da risultarne fibroso reticolato, assai valido ne' lati. Le di cui maglie vengono sommamente diradate dall'acqua marina, che ne inturgidisce e sguaina il membro genitale fornito di solco. Più a' lati dell' addome , ossia dalla coda del/), tubercolato se ne prolungano taluni, che allargati avanti il piede, cin- gono a foggia di plessi spiegati l'apertura della proboscide. I visceri sono circon- dati dal peritoneo, che a guisa di sacco li contiene: per la ragione che l'acqua, gonfiando il cavo addominale, non possa alterarne il sito, e disturbarne gli offizi; 49 ed affinchè, nella contrazione de' lacerti muscolosi a varie direzioni, non venissero troppo compressi, 2) Apparato muscolare. Sollevato il velo sovrastante alla proboscide del p. tubercolato compariscono due traversali squamette giallo-dorate, poche linee lunghe e larghe , le quali ve- dute al microscopio sono attaccate ad una membrana fibrosa, essendo cadauna esa- gona allungata , simmetricamente connessa alle compagne e rilevata in mezzo a punta di diamante con sei faccio finite a' rispettivi lati dell' esagono descritto. Os- servansi nel bulbo muscoloso i due lobi coperti dalla lingua, simile a quella delle doridi, a molte filiere di denti cartilaginei, piramidali, uncinati, giallo-dorati, sem- plici, o rosei bifurcati nel pleurobranchidio. Il di cui bulbo esofagico ha muscoli necessari pel movimento suo e di questa, notandosene in esso i seguenti. Il dilatatore superiore, nato dai lati dell' addomine presso la proboscide, fini- sce nel bulbo indicato poco più sopra del termine del dilatatore inferiore , che è più lungo e provegnente dal principio del cavo addominale: amendue ampliano l'orifizio boccale. Gli adduttori al numero di tre nastri carnosi, surti dall'orlo della proboscide e slargati diriggonsi alla parte anteriore del bulbo, che è tirato in dentro. Gli ab- duttori: cioè il primo con molte laminette reticolate deriva dalla base del bulbo, terminando nell'orifizio orale; il secondo nasce dalla metà del suddetto bulbo, finendo sul precedente; il terzo come linguetta, avendo origine dalla base e parte superiore del bulbo, aderisce alle pertinenze della bocca: entrambi lo fanno uscire in fuori. Ha esso pure i costrittori : ossia il superiore con fibre traversali posto nel principio del bulbo ; il secondo a lacerti longitudinali giace sotto il precedente e forma por- zione dello strato inferiore del bulbo; alla cui base osservasene il terzo, che a guisa di piccola fascia lo cinge. Alla lingua appartengono due muscoli dilatatori, che formano i lobi del prefato bulbo con fibre quasi ellittiche parallele, e nel loro interno sono allogati i lobi ossei descritti né'pleurobranchi. Quelli esaminati con lente veggonsi due linee crassi, levi- gati, fatti da fibre a strati traversalmente sovrapposti, facili dallo spirito di vino ad essere separati. Anche da validi lacerti curvi e paralleli risultano i costrittori. In fine i due elevatori nascono dalla metà superiore del bulbo e terminano presso la sua base, costeggiando il principio dell' esofago , e da questa il terzo riceve fibre, che vansi a riunire sulla lamina linguale. Il membro genitale dei pleurobranchi e del pleurobranchidio ha il muscolo corrugatore ; essendo quelli corredati di tre mu- scoletti, cioè due laterali ed uno mediano, attaccati sì al bulbo oculare, che alle pareti addominali. 50 3) Apparalo digestivo, segretorio e sessuale. L' imbutiforme esofago del pleurobranco tubercolato ha molte rughe longitudi- nali parallele, continuate nell' ampio stomaco e per l' intero tubo intestinale, for- nito d'interiori laminette, prodotte dalla membrana mocciosa; attesoché la fibrosa del ventricolo ha le fibre interne a lungo e l'esterne valide traversali quasi tendinee disposte a rete. Nel duodeno otriforme imbocca il grosso canale epatico : dalla massa del fegato verde-fosco quasi reniforme ne partono i minori, essendo in unione dello stomaco e dell'ovaia, fra' quali giace, mercè varie lamine tendinose triangolari legato alle pareti addominali. Il delicato reticolo tuboloso salivare covre la massa viscerale , e'I suo comune canale mediano , asceso fino alla bocca, apresi avanti e sopra le già indicate squamette. L'esofago del pleurobranchidio Meckeliano è nerastro , abbastanza ampliato e ristretto nel giro, in cui principia lo stomaco ovale, otriforme, rosso, lascamente lacertoso, rettilineo. Il duodeno prima piccolo, poi alquanto allargato, indi stretto, poco dopo slargasi a mezzaluna, ove riceve il dutto epatico: il resto del budello ru- goso a lungo curvasi da sinistra a destra, nel quale punto ampliasi di nuovo, ed ap- pena flessuoso termina nell'ano. Sosprende la vista dell'osservatore la complicata diramazione salivare, sostenuta da peritoneale laminetta quasiché aracnoidea, tap- pezzante i visceri, spezialmente lo stomaco , partendo da essa il comune canale escretorio, nella origine di maggiore perimetro del termine, alquanto angustato, me- diano e finito nella interna superiore parte della bocca. Quivi lateralmente sboccano i due duttolini pancreatici, presso il fine dell'esofago, che costeggiano, forniti di ovale rigonfiamento e di muscoletto depressore fissato alle pareti addominali : i quali partono dalle rispettive massicine glandulose, gialle, orbicolari, residenti nel- l'arco minore duodenale. Intorno alla iecoraria sostanza e suoi canali escretori nulla ho da aggiugnere a quello detto sul conto ììqX pleurobranco tubercolato. Nel sezionare il mantello di questo apparisce una cavità ovale, fatta da sacco fibroso aderente alla inferiore sua faccia , ed alla parte superiore della cavità ad- dominale, essendo internamente vestita dalla tunica sierosa, e contiene un umore rosso di lacca, di cui non conosco la uscita, analogo a quello cacciato dalla tritonia tetidea, e forsi destinato per intorbidare l'acqua marina. La base dei tubercoli del pallio è cinta da reticolo glanduloso, pieno di molti acinetti rossicci, avendo ognuno di quelli esagona figura. Dippiìi escono dal perimetro interiore di cadauno, oltre pa- recchi vasi quasi paralleli o pure raggianti, varie glandulette. Una sostanza calcare a globetti isolati ed uniti a foggia di denso strato giallastro copre l' intero margine epatico. Sappiasi che verso la parte anteriore dritta dell'accennata cavità, tappez- zata da particolare tunica, esiste una gianduia conglomerata rosso-gialliccia, della 51 quale non ho accompagnato il canale escretorio, avendo qualche somiglianza di strut- tura e sito con quella delle aplisie. Io lo reputo apparato urico come nel pleuro- 6rancA?"f//o,laciniato-ramosa, verdiccia e col proprio condotto aperto dappresso quella del budello retto. "■- L'ovaia del pleurobranco tubercolato, che giii occulta in parte il fegato, sembra divisa in due lobi variamente coloriti, o sia uno giallo dorato, e 1' altro carnicino. Amendue compongonsi di molti acinetti, angoloso-compressi, risultanti da infiniti granelli: le uova sono globose gialliccie. L'ovidotto flessuoso finisce nella matri- ce. Nel forame esteriore degli organi della generazione del pleurobranchidio Me- ckeliano comunica il membro genitale vóto nell' interno e capace di rovesciarsi fuori , avendo una papilla forata , che è la boccuccia del canale deferente lunghis- simo, cilindrico, attaccato al fondo della propria borsa fibrosa, essendo da sottile membranuccia ravvolto a spira. Questa al microscopio , egualmente che quella dei pleurobrancht , risulta da' vasi longitudinali grandi comunicanti con tubolini traver- sali reticolati, ai lati dei primi esistendo glandulosi globetti. Da essi separasi un umore proprio, che da' canali grandi sgorga entro il vaso deferente, la cui cavità ne rimane umettata, concorrendo forse all'opera della feeondazione. Dall' esposto chiaro emerge , che il membro genitale , per la contrattilità di tessuto e della sua guaina, esca dal proprio ricettacolo, prolungando il canale de- ferente ; essendo poi amendue ritirati nella respettiva guaina, quindi nell'addomì- ne dal muscoletto , che quella offre attaccato alle pareti di questa cavità. La va- gina è fibrosa all' esterno , e rugosa nell' interno ; avendo presso il suo termine a dritta il corto canale della borsa di Swammei'dam contenente granosa sostanza, ed esternamente tappezzata da patina glauca, ed il vase deferente del testicolo globoso diviso in molti trifurcati canali lunghetti, a sinistra la matrice ed un piccolo corpo orbicolare accessorio , che non parmi avere comunicazione coli' ovidotto , in essa separatamente sboccando. 3) Apparato respiratorio , circolante, e sensi fero. Le branchie de pleurobranchi sono più lunghe di quelle del pleurobranchidio, ed in ambidue , sia per la contrattilità del loro tessuto e sia per la piega muscolosa dalle addominali pareti fissata ad esse, sono capaci di affettare forme disparate. Risultano però da vene ed arteriucce anastomizzate pe' rispettivi estremi, ed i loro tronchi primari stanno addossati gli uni su gli altri, comunicando il venoso colla orecchietta cardiaca e l'arterioso col seno addominale. La cute alquanto più assot- tigliata veste le indicate parti. Per mancanza di sufficiente numero dì pleurobranchi non ho potuto completare la descrizione del loro circolo sanguigno , che offre poca differenza da quello del pleurobranchidio Meckeliano. In questo il sangue ceruleo a 52 rari globetti raccolto dalla rete linfatico-venosa palliare, pedidia e dorsale si versa nel seno addominale, da cui a destra passa entro l'arteria branchiale, indi nelle sue capellari estremità. La di lui vena branchiale, risultante da opposte vene pennate, sbocca nella or- bicolare orecchietta, che tosto comunica col ventricolo del cuore. È questo conico lacertoso, dante origine all'arteria aorta, subito spartita in anteriore od epatica, che, raggiunto il fegato, si ramifica in avanti dietro e verso sinistra; ed inferiore, la quale dapprima caccia un'arteriuccia pel tubo intestinale, indi la pterigoidea o me- glio notatorie destra e sinistra, ognuna tripartita, cioè nel ramo anteriore, non che ne' posteriori interno ed esterno , poscia la tentacolare divisa in quattro rami per cadauno lato : vale a dire due per lo tentacolo anteriore e la bocca , ed altrettanti per lo posteriore, e'I margine del corpo. Da ultimo l'aorta, avanti che bifurcata termini nel bulbo esofageo , somministra la pedidia con parabolico andamento di- ramata a' lati del piede. Il cervello rettangolare , giallo , granoso del pleiirohranco in esame caccia su due nervi pel ganglio esofageo, altri a' lati per gli organi genitali, tentacoli, occhi, parti adiacenti; e due di essi giù, i quali, uniti al nervo traversale, costitui- scono uno spazio trigono pel tragitto dell'esofago e dell'apparecchio salivare, avendo negli angoli alla base un ganglio, da cui nascono tre nervi, oltre il simpatico. Tale sistema appo il pleurobranchidio non diversifica dal precedente. Dai suoi gan- glietti esofagei nascono due nervicciuoli serpeggianti su l'esofago fino allo stomaco; come altresì vi esistono altrettanti nervi simpatici uno a dritta e l'altro a sinistra, più i ganglielti uterino e'I penile. Il nervo ottico dà ramicello al contiguo tenta- colo, e finisce nel bulbo oculare, che vedcsi composto dalla tunica coroidea, for- nita di foro pupillare rotondo, e di lente cristallina alquanto grande. Tavola 26. 1 pleurobranco ( Peroniano? ) Meckeliano , e 10 suo opercolo, amendue di na- turale diametro; 2 metà della rete linfatico-venosa palliare del p. tubercolato, es- sendone il tronco a, le ramificazioni primarie hbc e le secondarie d. Tavola SO. 1 pleurobranco tubercolato vicino a morte , di cui sono a gli occhi posti alla radice de' tentacoli , b pezzo sopraproboscideo esistente tra il mantello tubercolato e ed il piede d avanti solcato, il membro genitale e con due alette ff, alle quali segue l'apertura dell'apparato urico g presso le branchie A, i fori degli antri acquosi i e l'ano ji , che per vedersi è stalo necessario sollevare porzione marginale di pai- 53 lio k , un tubercolo del quale aspro al tatto è 8 , dipendente da spinuccie stellale 4 attaccatevi. 2 seno addominale aa e fori bb della rete venosa, nel centro superiore presen- tando la cavità giacente sotto il pallio e piena di umore rosso , ed ove trovasi la gianduia d. Pezzo della lamina cartilaginea delia bocca accresciuto di diametro 5, e della lingua 7, i cui denti ingranditi esistono in 12. Reticolo muscoloso delle pareti addominali 3 a, dalla cui parte anteriore nascono i muscoletti corrugatori ccc dei bulbi oculari 10, dalle laterali que' del piede b, cervello d co' nervi che ne derivano pe'lati e pel bulbo; attesoché in giìi appariscono quei, che formano lo spa- zio trigono per Fanello esofageo co' due gangli ee, donde provengono i nervi pe' vi- sceri, il ganglietto simpatico f. Sue uova ingrandite 16, e porzione del testicolo 17. 1 1 pleurobranchidio Meckeliano conservato in acquavite con i tentacoli supe- riori te gli inferiori j, uno degli occhi s vieppiù ingrandito 15, guaina del membro genitale k uscitone fuori t, branchie /, orifizio dell'ano n, non che solco anteriore del piede o e tubercolo posteriore p , che si è ampliato 1 3 y , colla sottoposta stri- scia glandulosa piegata r, margine del mantello alzato m. 6 lamine calcari del suo bulbo esofageo, denti 9 aumentati di diametro. Tavola SI. Pleurobranco tubercolato : 6,7, 16 muscoli dilatatori AD , abduttori B b e, adduttori aa, costrittori d e f del bulbo esofageo , non che dilatatori gg, in mezzo a' quali esiste la cavità h, ove stanno i lobi calcari, k costrittori ed elevatori iil della lingua. 8 pleurobranchidio Meckeliano: membro genitale e, sua laminetta e guaina a col rispettivo muscolo b , sacco dove quello termina d aperto nel forame comune della generazione , vagina g' e di lei fibre f , matrice h e suo corpo accessorio /, ovidotto reciso « , vescica di Swammerdam n, vase spermatico k e testicolo m, cer- vello o che su dà due nervi pei ganglietti sottesofagei jj, n'escono altri per l'esofago q, pe'lati tt del corpo, rr terminati nel muscolo corrugatore de' tentacoli s superiori, in giù pei gangli simpatici maggiori vv col nervo trasversale x, e pe'minori yy, con- dotto Z del reticolo delle glandule salivari, e delle pancreatiche z con rigonfiamento r presso la bocca, apparato urico B e proprio canale aperto avanti le branchie J. 9 esagono d vascolo-glandulare del p. tubercolato, dove appariscono le spinucce a stellate, gl'intrecci de' vasi b, le glandulclte disperse nella sua aia d.ll p.Forskah- liano disegnato qualche ora dopo la morte, suo scudo conchifero 12 di grandezza naturale visto da sotto, 4 corpi litici centrali e marginali di ogni di lui aia dorsale. Tavola S2. Pleurobranchidio Meckeliano disegnato vivente: 6 sezione trasversale nel bulbo muscoloso, onde vederne gli strati, ossia acd; 15 pezzo di cute ingrandita; 12 so- 2gr 54 stanza granosa fra l'osso linguale ; 1 3 lobi del bulbo esofageo a, suo orlo sGnterico e, occhio d, foro genitale e, ano h, gran dulto scialivare 9 e sua rete h, vieppiìi am- pliata 16, gianduia pancreatica destra / , dutto escretorio della sinistra h, intestino duodeno m aderente al sottoposto fegato , retto q, ovaia 0, ovidotto^, apparato urico /"e suo pezzo 20, di aumentata dimensione 19; 14 a tronco della vena bran- chiale, 6 orecchietta, e uscita dell'aorta dal ventricolo del cuore, ossia posteriore od epatica (//", sua rete e, ed anteriore colla bulbo-esofagea x, laterale destra n co' ra- mi tentacolare anteriore f, posteriore r, laterale «/, mediana m5, notatoria g , cioè destra /, sinistra M?", pedidia destra ramificata t; 17 a canale deferente, ed vasi spermiferi; 22 areole de'suoi lobi ossei esofagei; 18 vasi superficiali della borsa di Swammerdam. Tavola S4. Pleurohranchidio Meckeliano: 1 supino ed in straordinaria posizione, essen- done a la proboscide, la rete linfatico-venosa palliare b, pedidia ci immessa nel seno venoso addominale r che traspariscono in g, lacerti muscolosi h, striscia sot- topedidia j ed ingrandita 7 , ovidotto e, intestino retto /, foro genitale z, branchia d coperta dal pallio; 2 porzione di rete venosa pedidia a comunicante colla cavità ove sta il bulbo esofageo h spinto fuori come la lingua e, nel siringarsi 1' aria en- tro le vene. Tavola 64. 1 a esofago, e stomaco, d dutto epatico, e duodeno, f pieghe enteriche del pleurobranco tubercolato. Vlf. GASTEROPEDI APLISICI. La repubblica letteraria non prima del 1761 ebbe alquanto esatta conoscenza della lepre marina descritta e notomizzata da Bohadsch (1). Le di cui fatiche, avuto riguardo allo stato della zoologia di que' tempi, neppure oggi meritano disprezzo. Di fatto dopo la pubblicazione della sua opera, ed in proseguimento delle disamine anatomiche di Cuvier (2) su Yaplisia fasciata pareva, che avesse dovuto reputarsene inutile qualunque altro lavoro. Ma qualora attendasi alle osservazioni, che io(3) eb- bi opportunità di farvi, e nel 1822 lette al nostro Reale Istituto d'Incoraggiamento in (1) De quib. anim. mar. Dresd. 1767. (3) Mem. su la stor. e not. degli anim. s. rert. (2) Mém. surlegen. Apl.Var.l81'l,p.l-28f;g. Nnp. 1823, I 25. 55 quella epoca preseduto dal celebre Poli, sì rileverà che molte lagune restavano ad essere ripianate, giusta le lusinghiere contestazioni pubblicamente emessene dal sommo osservatore Cuvier (l)e da Rang (2). Né le posteriori indagini diMeckel (3) come quelle di Blainville (4), Risso (5), Ferussac e Rang (G), Quoy e Gaymard (7) per le aplisie de' mari stranieri, sono state senza nuovo acquisto per la scienza. Le mie ricerche adunque tendono a confermare la esistenza delle aplisie , che mcttevansi in dubbio , ad aumentarne il catalogo, a svilupparne la intima organiz- zazione. Non entro a discutere , se i Molluschi conosciuti da Apuleio , Dioscori- de, Eliano, Galeno, Egineta, Colonna, Redi ec. avessero o no avuto somiglianza colia lepre marina de' sistematici moderni : attesoché è da riflettersi, che in mezzo a tanti dispareri circa la sua ricognizione , questi uomini illustri o non la videro , oppure non la esaminarono colla dovuta scrupolosità ed esattezza. Aggiungasi che Cuvier abbia avuto in mira simile indagine , conchiudendo che tutte le aplisie per forma , colore , e liquore che spargono , ne presentino il conveniente distintivo. Intanto dopo sì generale asserzione faceva mestieri, che si fosse decisivamente stabilito a quale di esse avesse dovuto riferirsi la lepre maritlima, di cui que'vene- randi padri delia medicina e della storia naturale tennero lunghissimi ragionamenti. Mi pare che Bohadsch abbia tolta ogni quistione, riportandola alla sua lernea, che corrisponde all' a. depelante. La proprietà di spelare attribuitale da Bohadsch , e confermata da Linneo , non 1' ho ravvisata , ad onta che mi abbia replicate volte (1) Rapp. sur ks Aplys. fait à l' Academ. Roy. faìt le plus d'honneur à ce sarant; ses\recherches des scien. (Ann. des se. nat. Paris 1829, XVI eonfìrmenl Ics heaux travaux de Bohadsch et de 300 ). il/. Cuvier, etajoulent (lux decouveìiesdecessai'ans (2) Alt moment où non s lerminons «iWre Mon. des ohservations toutes nomelles, et qui ne peuvent des Apljs. wot(S reoecons la cotnnmnication des Me- élre qiie d'un grand prix pour la science. Bullet. moires de Delle Ghiaie. Ce Iravail est d'un intcret des se. nat. Paris 1828, XIII 142. d'autant plus (jrand pour nous, que, fait avec une (3) Anat. camp. VII, IX, X. connoissance approfondie du sujet, et par un ha- (4) Journ. de phys. janv. 1823; Dici, des se. bile anatomiste , il nous fournit les moyens, non natur. Paris 1824. seulcment d'enrichirnótre ouvrage de faits nou- (5) Prod. de l'Eur. merid. Paris 1826, IV fig. veaux et des espèces jusqii'ici inconnues,mais en- (C) Monogr. des Aplys. Paris 1828; ove citasi core de confirmer une parile des observations que la detta mia Memoria /j.l, 9-12,41,44,45,53, nous faisons à peib prts en nume temps que lui. 54, 60-65, 82. Aggiugnè: Ses rècherches ann- M. Delle Ghiaie ne connaU que les espèces d'Ita- tomiques soni delicales et diriytes aree lout le (a- lie, et cependant , aree ce peu de ressources , ils leni, qui etail necessaire pour glaner dans un est parvenu à [aire un Iravail qui rendrait le nò- champ si bien moissonné par deux habiles anato- tre tout à fait inutile. La seconde partie du tra- misles. On pourrail presque dire de ce Iravail , vail de M. Delle Ghiaie, qui traile de l'anatomie, quii est le complement de celai de il/. Cuvier. et que nous arons <-'ludi''e avec soin, eU celle qui (7) Voy. de l'Aslrol. Paris 1832. 56 toccalo il mento coli' umore , che emana , senza esserne seguila la caduta de' peli. Per non derogare al merito di rispettabili osservatori, è d'uopo convenire, che qualche circostanza da loro ignorata, dovette concorrere nella genesi di tale feno- meno. Ecco la ragione, che mi ha indotto a chiamarla a. leprina. Denominazione che le sta adattata pel portamento , per lo colorito simile alla lepre terrestre , ed è coerente a ciò che scrisse Plinio, qualmente essa per l'abito esteriore vi somigli moltissimo. Bohadsch soggiugne, che nel nostro mare sianfene certe nere, ed altre rosso-bruniccie, le quali cacciavano un liquido porporino. Queste sono \a. fasciala di Poiret , e Ya. Camello di Cuvier, che ne è la medesima specie, e forsi anche Va. Lessoniana di Rang nello stato di morte. Oltre le aplisie sinora conosciute io ne ho osservalo altre due, chiamando a. Poliana una, napolitana l'altra. I caratteri finora assegnali alle specie di aplisie sono abbastanza erronei. Cu- vier , che vi ha recato infinite illustrazioni, non è riuscito a determinarli con fon- datezza. Egli di fatto, mentre descrive le a. Camello ed alba, ne mette aperta- mente in dubbio la esistenza. E nella memoria citata colla moderazione degli uomini di sommo genio invita coloro , che trovansi in posizioni più opportune di quella, eh' ei occupa , a bene assodare tale punto : giacche le aplisie da lui descritte sono distinte dal colorito, o pure dalia grandezza corporea. Dippiù quegli ripete le diffi- coltà esposte; rinunzia alla scoperta delle a. Camello, e alba; ammettendo con qualche titubazione le a. depelante , fasciata, e puntata. Ne oggi possonsi ritenere i contrassegni riportati da Gmelin su le a. leprina e fasciata, stante ho per lo innanzi riferito, che l'umore cacciato dalla prima non ar- rechi la caduta de' peli , e che dienlo pure le a. puntata e Poliana. Più la linea coccinea , che guernisce il contorno delle esterne parti dell' a. fasciata osservasi ancora nell'rt. napolitana. Anzi Va. puntata facilmente confondesi colla leprina, es- sendo amendue di colore, fosco macchiato di bianco : quindi ad evitare ogni confu- sione la chiamai a. Cuvierana in onore del suo scovritore. L'a. Camello poi offre il collo poco più lungo della fasciata; tutte due conservate nello spirito di vino non discernonsi più. Siffatto liquido le toglie il nerognolo colore cutaneo, e' 1 rosine del margine de'notaloi e tentacoli. Ed opino, qualmente l'a. a/6a sia picciolo individuo della a. Camello da lunga pezza serbata in acquavite, la quale ne ha sciolto il moccio rosso-brunastro del corpo (1). Quindi, avuto riguardo all'aumento di numero delle specie arruolate nel genere aplisia, ed avendo verificato senza difficoltà l'esteriori fattezze di tali animali nello slato di vita; sono di ferma opinione doversi recare necessaria riforma a' caratteri assegnati a ciascuna lepre marittima. Bohadsch ha (1) Mon aplysia alba (Libere du Camelus par la brievelé de son coti. 57 dimostrato nell'a. leprina un largo forame posto nel mezzo del mantello o corazza. Cu vier l'ha designato noli' a. ;)wn/o/a , io molto piìi largo 1' ho ravvisato nell' a. Poliana. Dalle mentovale osservazioni mi venne in pensiero, che lo stesso esistesse pure nella, fasciata. Né posi troppa importanza a quello, che a conto di questa e dell'a. alba scrisse il naturalista francese (1). Subito mi diressi al fatto, e confesso che le mie investigazioni non furono co- ronate da felice successo. Introdussi ad uno de' lati della cavità del mantello il becco di un sottilissimo cannello di vetro pieno di mercurio , a fine di deporre con animo tranquillo il conceputo sospetto. L'argento vivo riempiuto un angolo del sopraddetto cavo , sotto leggiera pressione delle sue pareti cominciò a zampillare dalla superiore media parte del mentovato inviluppo , ove ravvisai un corto cana- letto. Si noti, che la. napolilana nel sito additato era fornita di mediocre canalino, che rinvenni vieppiìi grande e prolungato nell'a. Camello. Conchiusi quindi , che questo il foro disaminati constituissero costantissimo carattere, contestato poscia da Rang (2). Né perdei di mira la tessitura dell'opercolo ; vai quanto dire di averlo ritro- vato osseo compatto nelle a. leprina, Cuvierana e Poliana j membranoso o cartila- gineo nelle o. fasciata, Camello, napolitana. Le aplisie coli' opercolo testaceo in- fallibilmente cacciano un umore bianco alitoso, ed hanno il gruppo delle glan- dulette poste sotto il forame della vulva , delle quali appresso si tratterà, privo di apertura. Quelle poi, che posseggonlo membranaceo o cartilagineo, spargono un li- quido porporino, e le accennate glandule ne sono sprovvedute. Infine osservai, che le branchie, ed i notatoi delle lepri marine dalle une alle altre erano svariati. Co- sicché sulle poche considerazioni annunziate ne stabilii le marche differenziali, che aggiransi al foro o canalino del mantello, all'opercolo osseo o cartilaginoso, alla mancanza od esistenza del forame delle glandule, all'umore bianco o porporino che spargono, alla lunghezza o brevità delle branchie, alla grandezza unione o libertà de' notatoi, alla varia estensione del sifone; alla diversità de' colori del corpo per le varietà. Rifonne seguite poi da Rang, e menzionate da Deshayes. (1) Ni l une, ni l'aulre de ces deux dernières (2) M. Delle Ghiaie à fail une découverte assez n'a de trou à la membrane supérieure de son cou- importante dans les caractères des aplysies. Nous verde des hranchies. Les a. Caraelus et alba pour- n'avons donc pas le mérite de la priorité; mais nous raient (tre la mime, mais dijfèrenl à coup sur des avons cehii d'avoir confirmé son observation sur un axdres par V absence du trou sur Topercule. La très-grand nombre d^espèces, et par consi'quent de membrane supérieure de la cuirasse n est pas percée lui donner plus de poids. Ferussac Bullet. cit. dans ces deux espèces. 144. 58 Affini alle aplisie sono le dolahelle ed i nolarcki, distinguendosene quelle per la piccolezza de'notaloi e la rotondità della posteriore parte del corpo, e questi per la assenza del conchifero scudo, lo sacco contenente i visceri quasi libero verso dietroj e la strettezza del piede: in amendue poi manca il foro o canalino del mantello , e le branchie sono occulte. Tra le specie di questi ultimi due generi appena qualche loro specie è del mare mediterraneo. La organizzazione della dolabella fu abbozzata da Cuyier, che non dissecò mai il nolano (1): io spero di non essermene occupato senza scientifico profitto. 5 I. ÀPLisiA ( Aplysia Gm. ). Corpo bislungo , superiormente convesso , giii con piede piano ; due tentacoli orali, ed altrettanti cervicali orecchiformi con due occhi infossati alla loro radice anteriore; una coppia di notatoi semicircolari, posteriormente uniti; mantello con foro tubolino mediani, occultante lo scudo conchifero membranaceo sopra, ed os- siforme sotto; sifone laterale; branchie pennate, semilunari; ano posto dopo il foro vulvario mercè solco esteso sino al penile, esistente presso il tentacolo boccale destro. 1) À. leprina ( a. leporina Delle Ghiaie ). La sua bocca ha le grandi labbra trasversalmente rugose, cai seguono li pic- cioli labbri forniti di violacea striscia nel perimetro , e di altra bianca nel centro. In mezzo al maggiore di essi incomincia il tentacolo anteriore , che nello stato di morte puossi paragonare ad una cresta di gallo ; poiché in quello di vita molto si espande , offrendo il lembo sinuoso. 11 globo dell'occhio, bianchiccio nel perimetro e nero nel centro, mirasi alquanto prominente alla base di cadauno tentacolo dorsale simile all'orecchio della lepre terrestre. I notatoi , essendo avanti separati e dietro uniti , ove finiscono a culo di sac- co , restano attaccati ai fianchi del corpo. Il destro è della stessa larghezza del compagno, semi-circolare, e con due incisioni , una che abbraccia il sifone, e l'altra che circonda il forame raggiato del mantello. Ambidue in mille guise sono agitati dall' animale , che li ravvicina e spiega , onde disimpegnare le funzioni ne- cessarie pel retto mantenimento della vita ; ed a suo arbitrio poi chiude, ed am- plia il foro mentovato. Il sifone è lungo un pollice circa , avendo inferiormente a sinistra l'orifizio dell'ano. Quello sotto la contrazione de' notatoi, che stretta- li) // senili dsouhuiter qiìon Irotivdl des notar- là ìc moyen de [aire cesser tonte espèce de douic à ches en assez grande qtiantité pour que l'onpulles leur éyard. Deshayes Anim. s. vert. de Lamarck soumeltrc facilement à la dissecdon ; oic aurait par YII C86i 59 mente lo circondano, è obbligato a cacciar 1' acqua raccolta dagli stessi; o pure contenuta nella cavità , ove sta lo scudo testaceo molto compatto , corrispon- dente alla dolahella fragile di Lamarck. Le branchie descrivono una curva da destra verso sinistra del corpo sino al di là del sifone, essendo bianchiccie, graziosamente frastagliate. La faccia inferiore del piede è rugosa, a margine in certi siti lobato, in altri sinuosi. Essa ha il colorito castagno con macchie rotonde bianco-fosche, e visse fuori l'acqua marina per quattro in cinque giorni, a poco a poco smungendose- ne. La figura colorita riportatane daFerussac non la rappresenta affatto alnaturale e neppure quella pubblicata nella nuova edizione del Regno animale di Cuvier. 2) A. Cuvierana (a. Cuvieri Delle Cbiaie). Corpo giallastro con macchiette bianche, grandette, spesso provvedute di altre rosso-scure orbicolari a puntino biancastro centrale; tentacoli orali sottili; piede posteriormente molto assottigliato; notatoi mediocri, nella faccia interna privi di macchiette; sifone come canale lunghetto; foro del mantello orbicolare, grande; branchie brevi. È Va. puntata di Cuvier. 3) A. Poliana (a. Poli Belle Ghiaie). Presenta i tentacoli anteriori non troppo lunghi , privi di crespe con solco bianco ; i notatoi poco larghi , posteriormente uniti , appena coprendo porzione della lamina cartilagianca dello scudo conchifero; il mantello con larghissima aper- tura, di cui nelle specie soprannotate non ho veduto esempio; il sifone grandetto , avente l'ano nel suo principio , rivolto su ; le branchie sorpassanti la estremità del piede assai largo avanti, molt^ più sporto in fuori della bocca, giii violetto-falbo. La superficie del corpo in grazia dell'umore, che trasuda, videsi tinta giallo-scura ed essa morì poche ore dopo eh' era stata presa dal mare. A) A. fasciata (a. fasciata Ljn. ). Corpo a collo lungo con larghi notatoi semicircolari , nerognolo , avendo nel margine di questi e de' tentacoli un nastrino coccinco; canaletto sul mantello al- quanto elevato; branchie giallo-fosche e come il sifone assai prolungate. Esattissi- ma ne trovo la figura di Rang. 5) A. ìiapolilana (a. neapolitana Delle C ni aie). Corpo e collo lungo; piede stretto, posteriormente attenuato; canalino del mantello abbastanza sollevato; notatoi estesi, semicircolari-lobati; sifone assai pro- lungato ; branchie brevi; colore verde-fosco con linea resina marginale del corpo, del mantello , de' notatoi , de' tentacoli , oltre varie circolari macchiette biancastre sparse, aggruppate od a filiere. Questa e Va. Poliana sono state riconosciute da Cuvier, Deshayes, Schultz, Philipp! e Rang, che ne ha riprodotto le mie descri- zioni e figure. ♦• 60 Le a. leprina, fasciata, e Camello sono frequentissime appo noi. L'«. Cuvie- rana vi è rara, però meno delle a. Poliana e napoUlana, che furono rinvenute in Pa- lermo da Schultz ePhilippi.Esse non mangiansi da veruno ceto di persone, essendo in massimo schifo. La gente di mare somiglia una insoifribile puzza a quella emanata dalle medesime per la faciltà e sollecitudine, con cui marciscono. Anzi ne' primor- diali periodi della putrefazione olezzano come il chenopodio vulvaria, o pure di pesci corrotti al dire di Nicander. Da primavera sino all'autunno compariscono a schiere tra i sassi o le cripte di questa Metropoli, spezialmente del Castello LucuUano. Ap- pena che la stagione diventi fresca o tempestosa escono fuori la nostra rada. Lì profondansi molto sott'acqua, affinchè restino guarentite dalle continue burrasche marittime. Cangiano sito, strisciandosi su' macigni, oppure col corpo supino dime- nando fortemente i notatoi su la superficie delle acque. 5 n. DOLABELLA ( DoLABELLA CvV. ) Corpo bislungo, ristretto innanzi con proboscide, ampliato e semicircolare dietro ; piede piano ; tentacoli due anteriori, ed altrettanti posteriori orecchiformi; notatoi piccini occultanti il mantello, internamente provveduto di scudo conchifero slargato piano, composto da lamina superiore coriacea, e da inferiore testacea; ano prossimo alle branchie. D. napoUlana (d. neapolitana Belle Ghiaie^. Corpo ovato bislungo, posteriormente slargato e rotondo, verde chiaro; due occhi alla radice della coppia de' tentacoli dorsali ; notatolo destro men largo del sinistro; piede piano capace di molta ampliazione a margine assottigliato e come larga ventosa aderente a' corpi marini; scudo conchifero osseo, quadrangolare, am- pliato avanti, ristretto dietro, striato; foro genitale maschile nel margine sinistro del piede con solco continuato nel lato destro fino alla vulva sita presso le branchie pic- cole. E la prima volta apparsa nel nostro porlo; essendo diversissima dall'aereo verde diOcken, dalla aplisia marmorata di Blainville o sorcio e dalla d. petali fera di Rang, siccome rilevasi dalle rispettive figure colorite riportate da Ferussac (1). 5 in. NOTARCO ( NOTARCHDS CvF' ). Corpo allungato, piede strettissimo, proboscide conica, due tentacoli orali ed egual numero cervicale orecchiforme, fessura branchiale con lobetti notatori, bran- chie occulte, assoluta mancanza di opercolo. (1) Monogr. des aplys pi. XXIII 9,X1I 6-9, X 4-8, V 1-3. 61 l) N. napolitano ( n. neapolitanus Delle Cbiàie). Corpo ovale, giallo-fosco; piede lanciolato strettissimo, piegato per lungo, bilo- bato con solco innanzi , attenuato dietro ; due occhi alla base de' tentacoli orecchi- formi; notatolo destro piccino; mantello occultante parte di lunghissima branchia, alternativamente pennata ; solco del foro genitale maschile proseguito Gno a quello della vulva; apertura orbicolare presso l'ano quadrilobato nella destra parete del corpo, dante uscita all'acqua marina immessa nello speco branchiale: carattere, oltre vari altri, mancante ai 71. gelatinoso di Cuvier (2) e puntato di Philippi (3). N'ebbi un individuo in agosto 1840, ed un altro fu recato a Krohn. È rarissimo tra noi, e Io specifico suo nome è soltanto destinato a risvegliarne la comparsa anziché la esclusiva permanenza nella rada di Napoli. 1) Inviluppi esteriori. Qualsivoglia lepre di mare là per là cacciata dall'acqua è coverta da moccio , che col toccamento e colla scalfitura va via. Alla medesima debbonsi attribuire i vari colori delle diverse specie di aplisie, e'I loro epidermico velame è poco niente visibile. Non mi appartiene alcuna osservazione da dimostrarne il rinnovellaraento. La cute è formata da fievoli fibre variamente intrecciate, essendo capace di notabi- lissima dilatazione per l'acqua, che vi si trattiene. Ne' notatoi è più compatta del mantello e del collo, però meno del piede. Poca diversità vi rimarco nella dolabella, e nel notarco del nostro mare. 2) Mantello, scudo conchifero, grani litici. Nella superiore media parte del corpo delle aplisie esiste un forame o cana- lino, secondo le differenti loro specie piìi meno largo e lungo. Da esso pene- trasi in particolare cavità , ove a piacimento dell'animale l'acqua ha liberamente ingresso uscita, molto piìi l'aria necessaria pel suo galleggiamento, favorito dai notatoi spiegati. La superiore sua parete, e la inferiore fatta da perfetto diafram- ma , non che le due laterali risultano dalla duplicazione della cute. Vi si trova una valva di conchiglia simile alla cama cuore. Ne è dessa lo scudo conchifero od oper- colo , ovato , convesso-concavo , riguardante il setto trasverso colla faccia cava , e con la gibba copre il mantello. Tiene rivolto il lembo anteriore avanti la cavità branchiale, col margine laterale destro ne circoscrive il principio, e coli' altro lato (2) Reg. anim. 2. ed. Ili 62, pi XIVl ; Blain- pi. XXIII 1-3; Edwards Rcg. anim. pi. XXXIV 2. ville MalacoUlS, pi. XLIII 7. ; Ferussac Api. cu. (2) Enum. Moli. Sicil. 255, tah. VII 9. 2h 62 ne guarda le pareti sinistre. E patentissima la unione dell'angolo posteriore dello scudo menzionato colla interna faccia del succennato cavo. Io la stimo affatto indispensabile, ad onta che sia stata negata da Bohadsch nell'a. leprina e da Cuvier nell'a. fasciata. Basta togliere da tale sito il suddetto opercolo , onde conoscere la parte , e la sostanza , che ne forma il mezzo di ade- sione. Anzi, osservandone l'angolo posteriore, si scorgerà, che il medesimo sia ivi molto doppio, appalesandovisi chiare traccie di attacco. Poiché dal medesimo co- mincia la membrana cartilaginea, che superiormente lo copre, diventando assai com- patto nelle a. leprina, Cuvierana, Poliana; essendo anche più larga del di lui peri- metro, e di aumentata crassezza. Vi si ravvisa pure la direzione delle fibre longitu- dinali , che principiano dal suo angolo posteriore , e divergenti finiscono nel lembo anteriore. L'altra serie di fibre incrocicchiata colle precedenti è a semicerchio. Allo stesso modo è costrutto l'osso sottoposto, che è gracile nelle a. fasciata, Camello, e napolitano, offrendo cerulee squame. Esso è più compatto dietro, che avanti. Osser- vatone un pezzetto al microscopio vi appariscono i cristallucci irregolari globosi trigoni e bislunghi, disposti a zone parallele, aderenti alla inferiore faccia della la- mina cartilaginea, che risulta da tenui fibrelline intrecciate. L'osseo scudo della do- labella napolilana ne diversifica per la sola forma. Granelli litici giallastri piccolis- simi isolati ho rinvenuto su la esterna tunica della vena branchiale, sotto gli strati cutanei e nel fegato (coleliti); o disposti a squamette attaccate alla membrana peri- toneale e dello speco branchiale , essendo quasi analoghi a' cristallucci dello scudo conchifero. Quale granitura chiaramente scorgesi nelle aplisie tenute in acquavite, e nella pleurofillidia. 3) Canale de' cibi. La bocca è corrugata, e nelle diverse specie di aplisie variamente colorita. A destra, e sinistra offre due semi-lunari pezzi cartilaginei, trasversalmente rugosi. Nel principio dell'esofago, faringe, essendo in questo sito molto dilatato, evvi un bulbo muscolare. Sul medesimo giace cartilaginoso pezzo gialliccio quasi ovato, riguar- dante coU'apice l'orifizio della bocca, e con la base legato ad un asse centrale. Dessa ne costituisce la lingua, che comparisce armata di varie serie di denti. Questi né ad occhio nudo, e neppure mercé l'aiuto di una lente di massimo ingrandimento, possonsi discernere, onde stabilirne la figura e'I numero. Ma col microscopio e spo- gliata della duplice membrana, da cui nella inferiore faccia é vestita, immantinente vedrassi che ognuno degli stessi sia piramidale, nell'apice sottile ed uncinato. Que' della dolahella sono alquanto puntuti curvi, e con base orizzontale prolungata, di che mancano que' del notarco forniti nella sola concavità di dentelli smussati. L'esofago delle aplisie quasi cilindrico, ed alquanto piegato nell'interno, ha pa- 63 recchie rughe longitudinali nella membrana mocciosa. Gli segue lo stomaco, che non diventa così ampio come quello della, fasciata, essendo ne' due estrerai appena ri- stretto. Il ventriglio ha figura di cono inverso: uno strato di fibre orbicolari, dotate di evidente contrazione anche quando le aplisie siano state da qualche tempo uccise, ne forma la faccia esteriore. Interessante fenomeno presenta il suo colorito rosso appo animali, che hanno la materia colorante cruorica cerulea e non coccinea. Quelle, che vi restano sotto, rettilinee, attaccansi alla tunica mocciosa. A questa in vece di grinze appartengono le impronte de' denti , nella base de' quali rialzasi un poco , onde viemeglio abbracciarli. Essi sono in tre o piìi serie disposti. I grandi al nu- mero di diciassette, e di venti i piccioli sono fatti da stratosa sostanza cartilaginea. Le loro faccie laterali appariscono scabre, e nella base liscie. I denti maggiori toc- cansi colle rispettive punte semplici, o forcute; ma taluni de' medesimi, essendo abbastanza lunghi , adattansi negli spazi intermedi. Per cui il passaggio degli ali- menti deve aver luogo dopo, che sieno perfettamente stritolati. Il duodeno principia largo, indi man mano restringesi, essendo nella massima parte della faccia interiore munito di trenta denti cartilaginei, che, distaccati dalla succennata tunica, riman- gonvi le corrispondenti fossette. Due creste semicircolari rilevate fanno 1" officio di valvule ad amendue i dulti epatici. Quivi apresi eziandio il budello cieco giallo, che rettilineo va verso dietro, ed accavallato in parte dal fegato. Finisce ricurvo ed in- ternamente racchiude una sostanza gelatinosa tegnente tremola, meno identica allo stilo cristallino, che alla sostanza da me scoverta nella borsetta esofagea del buccino galea, confermata poscia in quella del murice cicoria da Quoy e Gaymard. ' Il canale degli alimenti, quasi eguale in tutta la sua dimensione, in linea retta continua verso giìi. A destra poi ripiegasi in sopra, quivi con flessuosa direzione risale fino all'incominciamento del primo stomaco; passando tra'lobi epatici e sotto il duodeno, onde girare nella sinistra banda del corpo. Di nuovo tortuoso scende fra la iecoraria sostanza; passa altra fiata a destra, ove cala; e, descrivendo una curva simile alla lettera romana S, finisce nell'orificio dell'ano. L'intero tubo enterico è composto dalla membrana sierosa esterna, dalla mocciosa interna, e da esilissime fibre longitudinali, non che da varie ad elica. La totale sua lunghezza non oltrepassa il doppio di quella dell' individuo, cui spetta. Le aplisie cibansi di fuchi, di alghe, di piccoli trochi, di mitili, di buccini ec. ec. Le loro feccie sono sempre verdognole, filamentose, avvolte da moccio. L'esofago della dolabella napolilana osservasi imbuti- forme, rettilineo: è lo stomaco egualmente rugoso , membranaceo, conoideo, fra la metà superiore ed inferiore tenendo il ventriglio anelloso con valide fibre orbicolari rossic- cie. Simile ho rinvenuto il giro gastro-enterico del notarco napolitano, tranne l'eso- fago che incomincia tuboloso, divenendo otreforme pria di finire nello stomaco. Ap- 64 parato dentario gastro-duodenale , analogo alle apHsie , tranne per numero e per qualche leggera diversità di figura , posseggono il notarco e la dolabella, che ha quadruplici valvule nel foro iecorario. L'intestino, che n'esce, dopo di essersi cur- Tato da sinistra verso destra scende dritto, onde terminare nell'ano. 4) Organi segrelori. Le glandule scialivari delle aplisie risultano da un aggregato di acinetti, col proprio dutto escretore intornianti il gran canale salivare. Hanno origine dallo sto- maco, cui sono legate senza comunicarvi. Mettono foce a' lati della faringe poco lungi dal bulbo muscoloso, ove scaricano la saliva. In simigliante modo costrutte ma lineari osservansi dette glandule neHji dolabella e nel notarco. Il fegato costituisce la più grande viscera delle aplisie, essendo verde-fosco ed amaro. Avanti tocca lo stomaco, e'I ventriglio, a destra confina cogli organi della generazione, a sinistra guarda le pareti dell' addomine e parte del canale degli ali- menti, in dietro mediante un pezzo della sua sostanza comunica coU'ovaia, su la cui superficie veggonscne ramificazioni ad arboscello , superiormente ha il cuore e le branchie, inferiormente poggia su l'interno del piede. Una congerie di glandule col proprio canaletto compone il fegato, risultante da grappoli o lobetti secondari, che mercè vasellini escretori uniti ne formano uno più grande , da cui esce il respettivo condotto biliario. Cinque o dieci di questi, avvicinati insieme, e con dilatate aper- ture mettono capo in un lungo canale epatico, avendo in tutta la sua estensione una lamina rilevata , provegnente del raddoppiamento della membrana mocciosa, che all'interno lo fodera .Presso le indicate valvule a sinistra del fegato ©siste un secondo canale epatico, meno lungo, più largo, e col medesimo andamento del precedente. Il fegato della dolabella e del notarco ha identica fabbrica , se non che la figura ne è ovata appena estesa verso l'ovaia, e' 1 dutto epatico primario in linea retta l'at- traversa dalla punta fino al piloro. La membrana, su cui giace l'opercolo, corrispondente allo speco delle bran- chie, è piena di glandulette miliari. Esse per semplice trasudamento or in maggio- re, ed ora in minore abbondanza gemono un liquido bianco alquanto viscoso nelle a. leprina, Cuvierana, Poliana e dolabella; oppure porpureo quasi colore di iode, nelle a. fasciata, Camello, napolitana, essendo loro necessario per colorirne l'acqua marina, onde schivare qualche imminente pericolo. Quale umore, forse non inutile nell'arte tintoria, secondo Huschke contiene il bromo, e prima di lui io ne aveva già commesso l'esame ad un nostro chimico. Più ogni apfcm dentro l' addomine tiene una gianduia triangolare, grande, rosea. Essa col lato anteriore guarda il pericardio, toccando coll'angolo superiore la orecchietta del cuore, e con la inferiore le pareti dell'addome, dove tiene rivolto 65 l'intero margine sinistro; mentre col destro circoscrive il fondo dello speco branchia- le. In su vi poggia il diaframma, per la inferiore faccia sta a contatto col tubo intesti- nale. È opinione di Cuvier, ch'essa ne\Y a. fasciala travagli l'umore porporino, a mio avviso dovuto alle glandulette esposte: le medesime sono violacee , nell'atto che detta gianduia è bianco-rossiccia anche nella dolabella, e sotto la pressione o colla recisione non caccia stilla di umore colorato come l'iode. Ha la medesima tessitura, e tinta nelle a. leprina, Cuvierana, e Poliana, dalle quali geme un umore bianco vi- scoso segregato dalle accennate glandulette. Forse separano le ossee molecole dello scudo citato, tantoppiii che il solo notarco manchi di amendue. Resta a farsi menzione di un gruppo di corpi trasparenti, allungati, giallicci, posti nella profondità del notatolo destro, e poco sotto il termine della vagina. Essi nelle a. fasciata, Camello, napolitana, nella dolabella hanno comune apertura ester- na poco lungi dalla vulva. Gli stessi corpicciuoli sono rotondi e verdicci nelle a. le- prina, Cuvierana, Poliana, privi di forame esteriore; quantevolte non vogliasi pen- sare, che la uscita del suddetto umore accada per trasudamento. L'accennato pro- dotto è sfornito della proprietà velenata od acrimoniosa che, senza l'appoggio dei fatti, eragli stata finora attribuita da autori di non ordinario merito. 5) Apparecchio genitale. La indagine del sistema generatore de' Molluschi, particolarmente delle aplisìe, è della massima importanza. Dappoiché varie sono state le opinioni emesse dagli squittinatori delle cose naturali circa la struttura de' medesimi. Io mi allontanerò dalle idee , che Cuvier intorno a tale assunto rese di pubblica ragione. Impercioc- ché Redi e Swammerdam diedero alle parti, che ora descrivo le denominazioni, che esclusivamente le spettano. Le moltiplici sezioni, che ne ho intrapreso, mi hanno posto nella circostanza di rivindicare il disimpegno ad esse assegnato sì dal primo, che dal secondo autore : che anzi le recenti ricerche di Brandt MuUer Jacquemin vi hanno posto la chiosa. Debbo confessare, che neppure seguirò le interpretazioni, che Swammerdam e Prevót hanno dato agli organi in esame. Mi si permetterà es- porre anche il mio avviso : nella prevenzione , che non abbiasi mai da reputare come l'interpetre fedele degli astrusi misteri della Natura. E ciò per la possente ra- gione, omai conosciuta a bastanza, che la deciferazione di cosiffatti fenomeni è per noi imperscrutabile. II membro genitale sguainasi da uno speciale astuccio, allogato sotto il tenta- colo anteriore destro delle aplisìe o del notarco, e da quello prolungato verso il margine sinistro del piede. È fatto da parecchie fibre carnose a lungo, ed a traverso; le quali lasciano delle caverne, ove nell'estro venereo penetra l'acqua dell' addo- mine. Una borsa , di cui appresso si ragionerà , è quella che lo ricetta, avendo in- 66 ternamente longitudinali rughe nella sua prima metà , e parecchie altre a papille, tra le quali veggonsi grappoli acinosi, che sequestrano il moccio analogo al prosta- tico. Il solco della vulva, altrove descritto, arriva sino alla di lui punta; essendone la membranosa piega superiore piìi larga della inferiore da costituirvi un canaletto chiuso. Le a. leprina, fasciata, Poliana, non che il notarco negli ultimi periodi della vita spesso sfoderano il pene. Esso per un certo tempo sì dopo la morte, che quante volte sia reciso dall'animale vivente, conserva la contrazione. Sarebbe da determi- narsi nel tempo degli amori delle aplisie, se la borsa ovata, giallastra, contigua alla matrice, con apposito tubolino aperta nella vagina, ne sia il testicolo, da confer- marsi colla esistenza degli zoospermi. Altrimenti il loro androginisrao muove sem- pre fondate dubbiezze: anzi l'ovaia potrebbe essere in alcune testicolo, ed in altre ovario; ma soltanto i fatti possono ciò chiarire. In proseguimento del foro esterno della vulva delle aplisie, dolabelle e del no- tarco segue la vagina , nella inferiore posteriore parte cospersa di glandulette vio- lacee separanti l'umore viscoso, che dentro vi si trova. Fattane sezione, offre tre divisioni : la prima rugosa termina nella matrice, e direttamente comunica col foro indicato; la seconda piìi stretta è fornita di due increspature laterali, e di pie- ghe trasversali; la terza ha molte grinze longitudinali, aprendosi nella matrice e nel forame esteriore della vulva; presentando vicino a quest'apertura l'oriGzio di un canaletto, che guida nella borsa sferica di Swammerdam contenente granosa polla violetta. Anzi costui e Cuvier hanno opinato essere la porpora, e che altri fisiolo- ghi forsi con più ragionevolezza credono analoga alla vescica orinarla degli animali vertebrati. I granelli, che nuotano in detto liquido, sono ovali o globosi, diafani. A torto dunque Vanbeneden (1) scrive, che io l'abbia reputata testicolo. Con quest'organo dallo zootomista francese è stata scambiata la matrice di colo- rito gialliccio, che somiglia ad uno sferoide allungato nelle aplisie, spirale e ristretta nella dolabella, o bilobata nel notarco. Sotto poggia sul piede, d'incontro ha parte del canale de' cibi che a sinistra tocca, dietro è in corrispondenza coU'ovidotto, sta a destra legata alla vagina. Anche a traverso della membrana sierosa, che esternamente la copre, miransi varie zone, che da capo a fondo ne rendono la superficie in certo modo fasciata, oppure rugosa nella dolabella e nel notarco. Poiché tale viscera, in luogo di considerarsi corpo omogeneo, risulta da due lamine di tessitura Obro-gelati- nosa,e strisciate dalla periferia al centro. Le sopraddette lamine dal principio sino al (1) Àprès des nomhreuses recherches sur ks ani- testiat'e. — Notice sur un org. part. dans la par- maux infcrieures Delle Chiaic cnU pouvoir assigner niacelle (Bull, de l'Academ. des se. de Brux., an. à eet oryane la verilablc fonction, en le considerant 48ò6 ). 67 termine della comune estensione rivoltansi attorno ad un asse , onde descrivere una spira, che puossi agevolmente sviluppare. È più stretta nell'apice, che nella base, ove tiene due analoghi pezzetti. Per la totale sua forma non differisce dalla frutti- ficazione delle medicagini. Il cavo ne è vestito da tenuissima tunica, essendo ba- gnato da denso moccio, forsi prodotto da' tubolini delle sue lamine. L'ovidotto apresi nell'incominciamento della matrice ed esternamente aggo- mitolavisi in non pochi giri, venendo con flessuosa direzione dall'ovaia, ove hanno origine i secondari suoi canaletti. La massa ovaria risulta da acinetti rotondi, che occupa la inferiore parte della cavità addominale , essendo di colorito incarnatino nelle a. leprina, Cuvierana ec, nel notarco, nella dolabella, o gialliccio nella a. fasciata. L'ovario è rotondo, e nella superficie macchiato da qualche ramificazione epatica appo le succennate aplisie e nel notarco, appena spirale nella dolabella. Resto indeciso se le uova dall'ovidotto passino nella matrice, da cui viene loro sommini- strato un denso moccio pel placentario, indicato da Cavolini col nome di vermicelli di mare, a matasse tremole depositato su gli scogli. Di che farò ampia menzione in speciale articolo consecrato alla disamina delle diverse forme placentarie de'Mollu- schi gasteropedi, e delle fasi che i rispettivi embrioni vi percorrono. 6) Apparecchio motore. Il movimento del bulbo esofageo delle aplisie, dolabelle e del notarco fassi da muscoli esterni, ed interni. I medesimi, egualmente che le fibre del secondo stomaco, e della tunica media della vagina, hanno la particolarità di essere rossi come que' degli animali vertebrati; mentre il sangue, e le altre parti degl'invertebrati, tran- ne vari Anellidi, siano perfettamente bianchi. I muscoli del bulbo esofageo sono gli elevatori superiori attaccati sopra la bocca, e paralleli terminano presso la di lui base; gl'inferiori, che incominciano dalla parte inferiore orale, per finire alla base del suddetto bulbo; i dilatatori surti dalle pertinenze del collo, ed attaccati a prin- cipio e metà del bulbo mentovato. I dilatatori della bocca con varie ramificazioni cominciano dal collo, e termi- nano nelle vicinanze della bocca; ed il suo corrugatore con tenui fibre ne abbraccia l'orifizio. La faringe ha i dilatatori con fasci fibrosi a ventaglio, poi ristretti presso la metà esterna del bulbo; ed il costrittore dilicatissimo, provegnente dal lato inferiore dell'anello cartilagineo, e man mano più stretto finito nella fessura posta poche li- nee lungi dal bulbetto della lingua. A questa appartengono i dilatatori derivati dal- la succennata fessura, e finiti a'margini esteriori del sopraddetto bulbo; ed i com- pressori fatti da due lobi carnosi a mezza luna, le cui fibre s'incrocicchiano fra lo- ro nell'anteriore e posteriore parte; donde ripiegate in su terminano all'esterno del bulbo esofagico. Verso la banda posteriore, ed interna di siffatti cotiledoni fibrosi, 68 exMÌ un pedicello cilindrico, a becco di flauto, intorno al quale adattasi la base della lingua. È mantenuto in sito da tre in quattro nastri carnei, derivanti dai lobi dei muscoli citati. Sul lembo de' medesimi compressori adattasi la membrana fibrosa , che ripiegata alquanto in dentro è di opposizione a' dilatatori, e di appoggio per la lingua. Esistonvi di piìi due strisce muscolari, che ne percorrono la faccia inferiore dalla base all'apice. Il muscoletto linguale offre un piano carnoso della lunghezza , e larghezza della lingua. Il membro genitale tiene lo sfintere dell'orifizio esterno della sua guaina; il cremastere formato da parecchie fibre, le quali occupano la faccia esteriore della prefata guaina, e nella contrazione lo spingono fuori; e gli adduttori surti, cioè il primo sotto il tentacolo posteriore, il secondo dal muscolo laterale del piede. En- trambi attaccansi alla radice del membro genitale: anzi le fibre di quest'ultimo per- donsi nella guaina menzionata. Il corrugatore medio del piede risulta da un masso carnoso a fibre variamente intrecciate; ed i suoi muscoli laterali come un nastro fibroso a destra e sinistra del corpo estendonsi dalla coda sino al collo. Que' della dolahella osservansi a guisa di equidistanti lacerti piatti longitudinali intersecati da fibre traversali, i quali nel nolano sono più approssimati. 7) Apparecchio sensi fero. Il cervello delle aplisie presso la base del bulbo è formato da grosso ganglio sopraesofageo quasi quadrato. Nel centro principalmente è rosso-rancio, siccome ravvisasi pure nei gangli. É circondato da solida membrana, contenente una con- gerie di follicoli, che stropicciati ingialliscono la carta bianca. Tanto la ncurileraatica guaina cefalica, che la nervosa contiene pochi grani neurinici, e mi è stato facile d'iniettarle di mercurio. Dagli angoli inferiori del cervello escono due strisele ner- vose finite in altrettanti gangli lenticolari, situali uno a destra, e l'altro a sinistra, che appello Bohadschiani; perchè furono la prima volta descritti da Bohadsch, es- sendosene poi trascurata la conoscenza. Poco giù veggonsene altri due rilevati nel mezzo, legati a" precedenti, e mercè nastro traversale anastomizzati. N'esiste altresì un secondo filetto, che passa sotto le ramificazioni aortiche, cui somministra un nervicciuolo. Dalla unione di tutt'i descritti gangli nasce l'anello, pel quale tragit- tano l'esofago, le glandule scialivari, ed alcune arteriucce. Il primo paio di nervi esce dalla banda anteriore del cervello , e si dirige sotto il bulbo muscoloso. Ivi trova un ganglio miliare poggiato ad una striscia nervosa, da cui partono parecchi sottilissimi nervi diretti ai muscoli. Il primo di essi separasi in due dopo di avere dato fili al contiguo masso carnoso; il secondo avviato pella parte anteriore del bulbo costeggia l'esofago, che gli è sovrapposto, e termina nei suoi muscoli ; il terzo finalmente manda un ramo fino alla metà del glandule sa- 69 livari; e due altri alla superiore ed inferiore regione esofago. Il secondo paio di nervi schiacciato e lunghetto viene dall'angolo superiore del cervello; e, pria di sparpagliarsi in treo più ramoscelli, diretti sopra la bocca e'I collo, dà un picciolo nervo al musco- Io, che tira il bulbo esofageo alati, ed indi penetra nella sostanza del collo. Il terzo paio di nervi piìi grande dell'antecedente va al labbro superiore , al tentacolo infe- riore destro, ed all'organo genitale. La quarta loro coppia picciolissima si dirige alle medesime adiacenze, ove è andata la precedente; attesoché la quinta e finale di nervi cerebrali a mezzo corso divides'in tre, e talora anche in quattro filamenti. Uno di questi s'incammina pel tentacolo posteriore ove si sfiocca, l'altro finisce nell'occhio e nelle parti vicine, spandendosi l'ultimo sotto la cute. Da' due gangli cervicali inferiori partono circa dieci nervi, e tranne uno dis- perso su la guaina del membro genitale , i rimanenti più o meno ramificati intrec- ciansi co'lacerti del piede, da cui provengono i nervi delle viscere. Dalla parte po- steriore del ganglio Bohadschiano destro, e dall'anteriore del sinistro hanno inco- minciamento due nervi, che con tortuosa direzione s'innoltrano verso l'apparecchio degli organi genitali femminei. Quivi incontrano un ganglio presso a poco romboi- dale, biancastro nella metà superiore e rancio nel rimanente, che puossi dire sim- patico, al cui angolo superiore attaccasi il primo di essi, ed all'interno uniscesi il secondo. Dal medesimo partono ulteriori nervi per le branchie, o luoghi contigui; per la vagina matrice ed ovaia, donde prende origine un ganglio piccolissimo; per lo fegato, fra di cui lobi penetrano bifidi filetti, lo stomaco, l'intestino, ec. Una ricerca molto prolissa sul sistema sensitivo non mi è sembrata necessaria: tantoppiù che lo stesso poco o nulla varia da quello dell'a. fasciata, e le secondarie sue divisioni sono abbastanza complicate. Però ogni nervo ha sempre bifurcato an- damento e termina a foggia di minutissima rete sì nel mantello, ne' notatoi, che sul piede, siccome scrissi a conto della Tetide. Dalla coppia di sferici ganglietti esofagei delle apltsie nascono due nervi stomato-gastrici, i quali serpeggiano pe'lati dell'eso- fago ; ma è infinitamente intrigata la rete nerveo-ganglionare che ne proviene , la quale riesce meravigliosa, allorché sottacqua se ne esplorino l'esofago, lo stomaco e'I duodeno. Benvero, oltre il reticolato primario, ewene nelle sue aie altro seconda- rio. I ganglietti sono globosi giallastri, spesso deficienti di fili laterali, e verso il pi- loro disposti in serie oppure a grappoletto. Fanno chiaramente conoscere, che ri- sultino dall' afibllamento de'globoli neurini entro il neurilema, ivi gonfiato, e nel re- sto contenente un liquido ceruleo. Il cervello si nel notano, come nella dolahella componesi dalla solita fascia sopra e sotto esofagea, lateralmente congiunte da tre ineguali gangli, cioè il medio quasi orbicolare piccolo, e l'ovato anteriore e posteriore. Nel notano evvi dippiù un pic- 2i 70 colo nastro contiguo alla fascia sopresofagica,ed i nervi che si uniscono a'ganglietti, qui sopresofagei laterali ed a sinistra; mentre nella dolabella giacciono sotto l'esofago. Il ganglio ovato superiore dà due nervi alle parti anteriori, ed il simile posteriore ne caccia quattro, i quali bifurcansi due fiate, onde sparpagliarsi tra i lacerti del piede e del corpo. A sinistra un loro ramo fa un ganglietto lenticolare, dante il ner- vicciuolo cardiaco. I ganglietti esofagici forniscono in dietro i nervi pella rete sto- ma to-gastrica, ed avanti i boccali. I globo dell'occhio delle aplisie, della dolahella e del notarco è infossato tra gli strati muscolosi cutanei, essendo rotondo, a contorno esterno roseo ed interno ci- lestre, con puntino bianco centrale, che ne rappresenta la pupilla. Esso compo- nesi dalla tunica esterna fibrosa, con interiore patina pimmentica, e da sferica lente cristallina. 8) Apparecchio respiratorio. Sezionato l'addomine di qualunque aplisia comparisce un ampio cavo, che ha per incominciamento le adiacenze della bocca, e per fine la estremità del piede. L'e- sofago, il bulbo muscoloso, lo stomaco, la vagina, la matrice ec. non restano nella cavità generale, giacché sono inviluppati da sottilissima membrana sierosa, spesso spesso bucherata. Anzi tali viscere debbonsi considerare racchiuse nella sua dupli- cazione; essendone molto forte la porzione, che a guisa di peritoneo lascamente le tappezza e vi forma particolare sacco, aderente all'esofago ed all'arteria branchiale, libero nel resto del cavo. Sembrami che mantenga in posizione siffatti organi, in caso contrario sarebbero rimasti ondeggianti entro l'addome. Né ho potuto scoprire la stra- da per la quale l'acqua penetra dapprima in questo , e poscia nel seno venoso mediante gl'indicati pertugi sì piccoli, che grandi ed ovali: singolarità esclusiva per le aplisie. Egli è certo, che queste vi diventino prodigiosamente turgide, e cacciatene fuori per qualche tempo la ritengono; ma in seguito poco a poco afQoscisconsi, evacuandone sufficiente quantità, cheBohadsch conghiettura provenire da pori cutanei. Sezionate se re trova sempre pieno il cavo addominale, e le areole muscolo-cutanee da duplica- ne la corporea loro mole. Ho di vantaggio rilevato che le stesse, a norma dell'acqua, che son capaci di contenere, possano vivere a secco un'epoca più o meno lunga. Laonde il suddetto liquido è necessario all'esercizio delle loro funzioni vitali ed ani- mali; poiché, per poco, che esso manchi, la vita immantinente si estingue. Erano queste le idee, che ne divulgai sono ormai quattro lustri. Per cui non desisterò, laddove mi riesca, d'istituire ulteriori esperienze sul presente obbiettp; onde recare alla scienza que' rischiarimenti, dei quali oggi abbisogna. Né tali disamine ebbero risultamento migliore in mano di Meckel, il quale confessa il fatto da me indagato e qui dimostratogli su le aplisie vive in maggio 1829 71 per conferma delle mie antecedenti investigazioni , ma egli nulla seppe deciferarne di pili. Anzi Duvernoy (1) , mentre con esso ammette l'assorbimento acquoso cu- taneo confermato da Cuvier e Laurillard, non ne sostiene la uscita; la quale è in- contrastabile nelle aplisie, che appena cavate da mare facciansene naturalmente smungere, essendo in grande quantità, quasiché in relazione dupla del peso del loro corpo e mista a scarsa dose di aria. L'addominale cavo della dolahella poco difie- renzia da quanto si è riferito. Al contrario quello del notano napolitano dal collo sino al foro descritto rimarcasi aperto, ed in commercio colio speco branchiale, es- sendone i visceri rinchiusi da particolare tunica fibrosa, che a guisa di borsa ovata vi pende, entro la quale osservasi la solita membrana peritoneale. A parer mio è questo l'apparato respiratorio interiore di siflatti Molluschi; i quali, escluso il no- larco, possono introdurre l'aria atmosferica nel cavo del mantello, onde aiutarsi nel galleggiamento a fior d'acqua. Le branchie, o polmoni di Bohadsch, sono gli organi respiratori esterni delle aplisie, e come quelle della dolahella e del notarco giacciono a dritta del corpo, pro- priamente sotto lo speco branchiale. Nella parte inferiore sono libere, ondeggianti; mentre con la superiore direttamente comunicano colla orecchietta del cuore. Al- quanto estese nelle a. Camello, fasciata, leprina, Cuvierana, Poliana, brevissime nella citata dolahella, lunghissime e ripiegate nel notarco, descrivono una curva, che tiene rivolta la concavità al sifone, e la convessità al notatolo destro, vedendo- sene il margine esterno tutto sfrangiato. Dalla convessità del tronco primario arte- rioso partono le due serie di tronchicelli secondari distribuiti in filiera, ossia otto su- periori ed inferiori, i quali a ramicelli di quintupla divisione verso le estremità si congiungono agli analoghi tronchetti della corrispondente vena , traghettante per mezzo di essi. Talché l'arteria costituisce l'arco minore, e la vena il maggiore delle branchie. Lungo il divisato sentiero di tratto in tratto sì da sopra, che da sotto ri- ceve una fila di quattordici alterne venucce ulteriormente triforcate. Ognuna delle quali a guisa di foglia pennatifida ne riunisce altre piccine, che vengono dal supe- riore ed inferiore lembo delle branchie , ed anastomizzate con i vasi capellari arte- riosi. Tale vena offre parecchie fibre spirali e longitudinali reticolate, assai patenti nell'a. leprina, che Bohadsch ha detto muscolo delle branchie. Oltre gli strati fibrosi descritti, la vena in disamina ha valida membrana esteriore, la sierosa interiore, dal cui raddoppiamento nascono le valvule, che vi si scorgono. 9) Apparecchio circolante. La circolazione venosa delle aplisie è stata finora un problema, ed ancora per ■ — — * (1) C'est dono encore une question indecise, que nélre l'eau dans le corps de ces animaux. Anatom- ìa determination de voies pn'cises par ìesquelles pé- camp. cit. VII 379. 72 me d'impossibile soluzione. Parve cheCuvier (1) sotto gli occhi diTrevirano ne aves- se voluto prendere il capofdo; ed io (2) stesso vi spinsi le ricerche anche più oltre. Meckel (3), che giustamente ha fatto epoca nella scienza, non solo non le ha pro- seguito , ma ha cercato di darne una confutazione , che indirettamente conferma in parte le precedenti osservazioni di Cuvier e le mie , cui compartisce soddisfacente indulgenza. Secondo Carus (4) lo zootomista francese ammetteva due muscolose vene cave comunicanti coli' arteria branchiale. Particolarità, al dire di MuUer presso Burdach (5), che ove si fosse verificata, sarebbe veramente ammirevole. Laonde ecco quello che le mie indagini vi hanno contestato. (1) L'estremile anténeiire de ces deiix gros vais- tière. Anat. comp. Paris 1805 IV 401 ; 2. ed. VI seaux ou de ces deux veines-caves se confond me- 374,389. me absolument avec la grande cavile generale ; (2) Mem. su gli anim. s. vert.cit. I 63. quelques rubans musculaires, éloignés les uns des [S) La description de Delle Ghiaie, bienque moiri aulres, qui n inlerrompènt nulìemenl la libre com- esplicite que celle de Cuvier, en confirme pour- munication, soni les seiiles limiles apparentes qui tant, jusqu'à un certain poinl, les résullats. Sélon distinguent ces veines de la grande cavile ahdo- lui, la branchie, par ìextremité de son bord con- minale Or, camme kur communication avec cave, donne naissance à t arlere pulmonaire , qui la caritè abdominale est cvidenl et palpable, qu'on s'elargii, pour s'ouvrir dans la cavile viscerale, les appelle veines-caves, oucavités analogues auven- Ce canal communique avec les branchies par une tricule droit, ou enfin arteres branchiales. Mem. multitude de ramifications.'Plus tard il indique les sur Taplysia 14. rapports qui assocìent le canal en questìon à la De chaque coté, dans l'enveloppe charnue, est cavile viscérale et au coeur. Pour ma pari, fa- creusé un grand vaisseau enveloppé de rubans mu- voue que, fonde sur des recherches mullipliées , sculeux qui se croìsent en toutes sorles de sens; ces je ne puis me ranger en aucune manière de To- vaisseaux relevoienl, par des veines ordinaires , le vis de Cuvier. Eneffel, en y regardani de près, song de cerlaines parties.J'en ai très-bienvu deux, fai constamment trouvé les interstices des fai- qui leur arrivenl de la glande qui entoure la coquil- sceaux musculaires obturés par une membrane, qui le; mais il m'a pani tout aussi clairement qu'il co- n'esl autre chose que la séreuse du sysième va- muniqiient immédiatement aree la cavile de l'ahdo- sculaire. Quant aux faisceaux musculaires, ils men, par benucoup de grandtrous. Ces trous se fer- scmblent moins apparlenir au vaisseau, qua In ment-ils dansl'état de vie par la contraclion des mu- substance musculaire du corps, avec laquelle d'ail- scles, ou une membrane fine quiformail le corps du leurs il se confondent. TI est donc fiicile iexpli- vaisseau m'a-t-ellc échappé'l cesi ce que fignore. quer les vues erronées, qui ont élé élevées à ce Quoi quii en soit, ces deux gros vaisseaux se réu- sujet. Anat. comp. IX 174. -nissent et en nait l'arlere pulmonaire. (4) Anat. comp. II 309. Farmi Ics Gasleropodes, /'aplysie montre ime (5) Si Fanomalie que Cuvier signale che z les a-^ communication non moins ouverle de ses veines pljsies se confirme, elle est très-remarquable ; de aree les grandes caviiés de son corps. Si l'on souf- grosses veines, qu'on peut regarder comme veines (le du colè des branchies dans les veines caves qui caves, comuniqueraicnt par de grandes ouvertu- dans ces animaux, ne fontqu'une avec l'artère pul- res avec la cavile abdominale. Physiol. med, trad. monaire, la cavile de Vabdomen se gonfie tout en- par Jourdan. Paris 1837, VI 175. 73 Nel gran seno venoso, sottoposto allo speco branchiale, a pareti più o meno bucherate nelle aplisie, quindi comunicanti col cavo addominale, imboccano tanto le due ramificate vene dello speco, vieppiù divise nel notarco e nella dolalella; quanto la rete linfatico-venosa, che sorprende lo sguardo degli osservatori, distinta in maglie vascolari di massima media e minima dimensione, derivate dalla intera superficie del corpo, le une sovrapposte alle altre. Ben vero,affin di conoscersi detto sistema, con- viene mercè apposito tubolino di vetro soffiarvi l'aria; onde riempirne le meravigliose sue ramificazioni nell'origine affatto chiuse, che scaricansi nel seno, essendo quindi in commercio colle contigue areole addominali piene di acqua. Nel notarco il seno venoso chiaramente vedesi pure confuso ed aperto nel cavo dell'addome , e presso il margine del mantello havvi quello ovale quasiché abbozzato , comunicando colla sua grossa vena, ricurvata d'avanti in dietro; innanzi esternamente riceve varie ramificazioni, ed altre analoghe nella concavità, provegnenti dalle vie gastriche, le epatiche , e verso il termine le genitali, che comunicano con una specie di sac- co diverticolo, che alberga e tiene imbrigliato l'intestino retto. Siffatto liquido sieroso dal menzionato alveo incanalasi entro il tronco, indi nelle triplici o quin- tuple successive bifurcature dell'arteria branchiale. Dalle capellari estremità di questa, unico segno di anastomosi branchiale, niente sapendosi della periferica, principia la vena di tal nome , che aumentata di diametro sbocca nella orecchietta del cuore. Il pericardio è un sacco ovale, orizzontale , posto dinanzi al termine dell' o- percolo , ed a sinistra della linea mediana del corpo. E formato da due membrane, l'esterna cioè fibrosa, e la interna sierosa, che si rovescia sopra la orecchietta e sul ventricolo del cuore. Tanto nella vita, che dopo la morte delle aplisie, in vece di vapore vi si rinviene sempre particolare liquido, a torto contrastatomi da Meckel. La orecchietta ne è rotonda , e di maggiore grandezza del corrispondente ventri- colo. Offre graziosa rete di tenui lacerti, che appaiono più grandi nello sbocco della vena branchiale. Il ventricolo conico vi comunica per la base, avendo valida tessi- tura, e la reticella fibrosa, che ne proviene, non è delicata. Anzi i fasci carnosi nel principio formano due valvule, che impediscono il ritorno del sangue , e resi- stono pure al regresso del mercurio iniettatovi. Il cardiaco ventricolo di più si continua in una borsa semilunare ed ampia, ó sacco aortico, composto di fibre a lacertelli piatti ed in mille modi intrecciati: atte- soché dalla sua banda sinistra caccia taluni vasi, che avrebbero dovuto venire dall'ar- teria di tale denominazione. Non solo Tinterno del sacco annunziato, ma ancora quello del cuore sono tappezzati dalla membrana sierosa, che esternamente produce due valvule sigmoidee. Tutte le arterie risultano dalla membrana succennata, da uno 74. strato fibroso medio longitudinale e spirale, e da gracile tunica cellulare esterna. Dal prefato sacco, in opposizione della uscita dell'aorta, escono le arterie seguenti. La gastrica proviene dalla parte superiore sinistra di detto sacco. Oltre l'arteriuccia salivare, si divide in due tronchi ramificati su la superiore ed inferiore faccia dello stomaco sino al principio dell'esofago, e dell'intestino duodeno. La epatica abba- stanza grande prende origine nella interna banda dell'antecedente, e ricurvata in sotto penetra nella sostanza del fegato. Quivi dopo di essersi variamente divisa, e suddivisa spicca due rami primari, che arrivano alla ovaia, ed all' intestino retto. L'adeno-triangolare sorge presso l'arteria stomachica, e si perde nel sinistro, ed in- teriore lato delle pareti addominali, ove manda rami alla gianduia triangolare. L'aorta intanto, uscita fuori del pericardio, percorre la regione superiore, ed anteriore del piede; dando sempre arterie or picciole, ed ora grandi fino a' lati in- terni del bulbo esofageo. Su le prime incomincia ristretta, indi resa di maggiore diametro in sotto curvasi, conservando la direzione retta fino al suo termine. In questo intervallo caccia la opercolare, che scorre pel margine inferiore ed esterno della membrana, che somministra l'inviluppo all'opercolo. Nel suo lembo interiore, pria di finire, invia talune arteriuccie alle glandulette, che separono l'umore por- porino nelle a. fasciala, napolilana; e'I viscoso bianco nelle a. leprina, Cuvierana, Poliana. La spermatica nasce in direzione contraria all'antecedente, e con tre o quattro ramoscelli circonda la borsadiSwaramerdam.La pudenda èmoltopiìi grande delle succennate arterie, provenendo dal principio dell'arco aortico, e rivolgesi alla parte laterale dell' addomine sottoposta alla vagina, donde vengono le arteriuzze di questa, seguendo tutte le girate della matrice, che in dicembre impiccoliscesi per metà. La notatoria è duplicata, cioè una pel destro, e l'altra per lo sinistro notatolo. Parte da mezzo l'aorta, e va al notatoio dritto. Internamente caccia un ramo, diviso in parecchi e lunghi vasellini anastomizzati con que' della compagna, che ne differi- sce per la sola uscita poco superiore dall'aorta. Alquanto giù evvi un altro vaso in- ternato tra le fibre del piede. Il suo tronco principale biforcato dividesi in numerosi canaletti. Il primo cammina dentro il cavo addominale, e verso la coda n'esce, onde congiungersi coli' altro del notatoio opposto. Il secondo internamente perdesi nella sua sostanza, separandosi in due rami, i quali mettonsi in rapporto tanto fra essi, che col tronco primordiale. Le arterie de'notatoi dell'a. fasciala, non accom- pagnate da Cuvier, nell'atto che tutte e due vengono dall'aorta, trovansi la destra più inferiore della sinistra: le loro ramificazioni hanno biforcata disposizione. Quella di una banda nelle pertinenze della coda si unisce alla compagna. La ottalmica dapprima indivisa, somministra poi i seguenti ramicelli. Il primo s'innoltra verso l'organo della generazione, e con ramoscello no accavalca la base, 75 e coH'altro lo percorre fino all'apice. Il secondo invia un rametto airocchio, un al- tro s'interna tra le fibre del piede, là dove si profonda benanche il terzo ramo più o meno diviso. È d'avvertirsi, che l'arteria compagna di quella del membro genitale sparpaglisi a sinistra tra le fibre del collo. La tentacolare dopo di avere sommi- nistrato le arteriucce al labbro corrispondente dirigesi al tentacolo anteriore. E la bulbo-esofageo figlia dell'ultima divisione aortica, e geminata perdesi tra' lobi del bulbo dell'esofago m. X>X;SCB2ZI0NI! I€0N3C!& Tavola 38. Aplisia puntata o Cuvierana vivente e di pochi mesi, appena diversa dall' a. leprina. Tavola S6. Aplisia leprina: 1 viva e delineata fuori l'acqua marina, essendone a la testa, b la coda, e il tentacolo anteriore destro, d il posteriore sinistro, /"il membro ge- nitale col solco g, hh i notatoi, i il foro del mantello, k il sifone, l l'ano; 2 m solco che dal pène guida nella vulva n, pp cavità del mantello sezionato, q sua aderenza all'opercolo già toltone, ?r gianduia triangolare, u arteriuccie branchiali, o glando- lette velenate. — 3 y queste isolate e ingrandite Z delle a. leprina, Cuvierana, Po- liana; e 3 A' delle a. fasciata, napolitana, essendone l'apertura esterna a del canale 6, ove sboccano le gianduiotto z. — 4 scudo conchiglifero attaccato in a al mantello, 6 membrana cartilaginea sezionata sovrappostavi , e direzione delle lamine ossee di esso; 5 gianduia triangolare a grandezza naturale, essendone il pezzo d ampliato; 6 glandulette , che spargono l'umore porporino o viscoso , talune delle quali e sonosi ingrandite. Tavola S7. Aplisia Poliana, 1 guardata pel dorso, tentacolo posteriore e? con l'occhio, no- tatoio e, forame del mantello g, sifone k con l'ano i e le branchie, gruppo delle glan- dule credute velenose m. — 2 a. napolitana, di cui sono l'ano r, la coda col tubercolo V, il membro genitale appena uscito fuori col solco terminante nella vulva z, cui se- guono le branchie a e l'apertura delle glandule credute velenose b. — 3 gruppo di loro placentario detto vermicelli di mare. 4 pezzo di essi a fine di mostrarne la fab- brica interna. 5 embrione delle medesime ingrandito. Tavola SS. Aplisia leprina: 1 muscoli elevatori a a superiori ed inferiori del bulbo del- l'esofago, dilatatori dd suoi, ed ee que'della bocca, /"sfintere della guaina del mcm- 76 bro genitale, g cremastere, hh adduttori di esso membro, {cervello, k stomaco colle diramazioni dell'arteria sua, ventriglio /, m gianduia salivare, fegato coll'arteria n epatica, o pericardio col cuore, p borsa di Swaramerdam, q vagina e sue este- riori glandulette, r matrice avendo l'ovidotto, che principia dall'ovaia s, cavità addominale tt, glandulette miliari dello speco branchiale v, faccia inferiore delle branchie ic. 2 a corrugatore della bocca, h dilatatore della faringe. 3 d cartilagini semiiunari della bocca, e bulbo della lingua in sito, /■/" apertura de'condotti salivari, g esofago, h stomaco, i ventriglio, k duodeno co' denti e colle membrana di tutti tre /, m valvulc del duodeno, mi canali epatici maggiori o, ed aperture de'minori pp. 4- q dilatatore e r costrittore della faringe , s cotiledoni carnosi , t pedicello su cui adattasi la lingua. 5 v compressori di questa, x suo gambetto e fascie muscolose y. 6 denti ingranditi dello stomaco e del duodeno. 7 muscolo linguale. 8 lingua colla di- sposizione naturale de'suoi denti fornita della membrana 2, che la circonda. 9 i sud- detti denti ampliati. Tavola S9. Muscolo del piede delTapUsia leprina 1, bb suoi corrugatori laterali, ce areole addominali, f/ guaina del membro genitale aperta, e vagina e /"matrice sezionate, colla sua membrana g, h ovaia coll'ovidotto, i glandule credute velenate, k cervello e sue dipendenze nervose, gangli l Bohadschiano e m simpatico, borsa di Swammerdara aperta e p accessoria. 2 cervello ingrandito, onde dimostrarne la sostanza granello- sa. 3 occhi accresciuti di diametro. 4 a vena branchiale troncata, 6 orecchietta e ventricolo del cuore, e ampliazione del sacco dell'aorta, donde escono le arterie: e stomachica che si è recisa, /"epatica, g adeno-triangolare, h opercolare, i urica os- sia per la borsa di Swammerdam, k pudenda. Il notatoria destra e sinistra, fra loro anastomizzate in m ed n, ottalmica, p tentacolare, q bulbo-esofagea. 5 vena bran- chiale /"per esaminarne le tuniche cde, e le valvule 6. 6 arteria branchiale, e suo commercio gh con il seno venoso. 7 cuore ingrandito a fine di conoscerne i lacerti del ventricolo, m della orecchietta, q il tronco della vena branchiale, le valvule sigmoidee n. 8 pezzo di arteria branchica per osservare la disposizione delle sue membrane ikl. Tavola 64. Notarco napolitano : 2 di grandezza naturale e moribondo , e membro genitale; 3 forma del suo piede; 4 a proboscide, e solco che va alla vulva, g branchia in sito co n'orlo dello speco branchiale, i intestino retto coperto dal diverticolo venoso en- terico, h vene ovarie, e epatiche, d gastriche, b del mantello, altre sue ramificazioni ampliate 8 sovrapposte al prefato seno a, e solco genitale, n apertura posteriore la- terale del mantello, m lacerti muscolari; 5 a lacerti traversali della proboscide, e 77 suo muscolo abduttore, s fascia cefalica, tt nervi laterali, « ganglio cardiaco, (i eso- fago, e ventriglio, /"intestino col retto quadrilobato g, h fegato, i dutto epatico, r gianduia salivare destra , g ovario coll'ovidotto finito nella matrice/) e corpo ac- cessorio u, n vescica di Swammerdam col proprio canaletto aperto nella vagina e questa nel foro della vulva /, ove termina il solco m, x vena branchiale, y orec- chietta e ventricolo del cuore, aorta :; anteriore; 6 disposizione de' denti a, ed uno ingrandito 7, Ossati alia tunica linguale e; denti gastrico 9, duodenale 10; 11 fa- scia cefalica a sopraesofagea, e sottesofagica co' tre gangli laterali, e li due superiori d per lo stomato-gastrico. Tavola 60. Aplisia fasciata: 1 sistema linfatico-venoso , ossia a il nastrino roseo , che ne guernisce il margine del notatoio sinistro, il termine di detta rete ce marginale, ee nel seno venoso iiii, ove sbocca quella del mantello d col canalino 6, l'adcno-triangolare sinistra f, la cedale g, la cervicale A, l'arteria branchiale y con otto tronchi //superiori, m la vena branchica con i lacerti muscolosi n, i tronchi op; 2 pezzo di cute circon- dante l'occhio dell'a. leprina ingrandito; 3 porzione di grappoli epatici; 4- a ganglio genitale co'fdi nervci superiori d, inferiori ce, gangliuccio f sulla vagina, vescica di Swammerdam g, tessuto glanduloso vaginale ?', ovidotto reciso /, fascie della matrice o e sue laminctte ampliate 5, borsa accessoria r; 6 follicolo composto di sostanza neurinica del cervello; 12 pezzo di tunica peritoneale, afiìn di vedersene i pertugi, non che di cute sua 14 e della difillidia 15 per rimarcarvi i grani litici. Tavola 61. Aplisia leprina 1 : ossia e nervi orali, a ganglietti sottesofagei che danno origine a' nervi stomato-gastrici def, a'secondari ganglietti il d' inestrigabile rete che giugne fino al duodeno g, y intestino cieco aperto, e giro enterico y« tra la sostanza epatica Ax, arteria aorta anteriore m colla notatoria sinistra qr anastomizzata alla compagna in t e p, genitale o penile n, ottalmica o, z biforcata disposizione de'nervi de' nota- to!. — Dolahella napolitana 2 disegnata dal modello in cera, eseguitone in vita da Sorrentino; 3 osservata supina in acquavite, cioè d tentacolo orale, e dorsale, a foro del pène, orlo del piede rovesciato e, slargato f;ia proboscide, e gangli cefalici e nervi d di destra, ef guaina del membro genitale, g esofago, i gianduia salivare si- nistra, h ventriglio, rr intestino, 7 fegato, n glandulette marginali dello speco bran- chico, m estensione della lamina sovrapposta allo scudo osseo /, / gianduia testacea, p vena ed o arterie branchiali, z vagina ove sbocca il canaletto della vescica di Swam- merdam, X matrice, y testicolo, m ovidotto, < ovaia, q glandulevelenate, i lacerti mu- scolari, 5 cavo de'notatoi; 5 scudo conchifero; 6 lingua e sua membrana d; 7 denti ingranditi ed uno 8 vieppiù; 9 ac valvule del foro epatico d; 10 denti gastrici. 2A 78 Tavola 69. 15 aplisia Cuvierana disegnata in vita, essendone 16 un pezzo di cute am- pliato di diametro per dimostrarvi le macchiette violacee b , deficienti in a. Vili. GASTEROPEDI BOLLIDICI. De'tre generi riuniti in questo naturale gruppo di Molluschi, ossia bolla, bollea, doridio detto pure loharia o meglio boUidio, io qui solamente descrivo le specie di questo ultimo. Non acconsento alle riflessioni di Quoy e Gaymard (1) intorno all'a- bolizione del genere bollea, da fondarsi più su la conchiglia interna, che sulla for- ma de' lobi del piede affatto simile a quello delle bolle. È desso intermedio di' doridi, ne' quali io ho eziandio rinvenuto un opercolo osseo, non escluse le specie, cui La- marck (2) sulle orme di Cuvicr (3) l'aveva negato: epperciò le genericlie loro ana- logie restano viemeglio assodate. La notomia della acera carnosa, intrapresa dallo zootomista francese (4) e poi da Meckel, è molto incompleta; ma piìi estesa ricerca meritava quella da me lettane in presenza di costui al nostro R. Istituto d'Incorag- giamento, e divulgata pei suoi Atti accademici (5). Dosi DIO (DORIDICM il!f£Cff££ ). Corpo ovato-bislungo; mantello composto da disco anteriore , e posteriore tap- pezzante ellittico opercolo spirale , fatto da lamina superiore membranacea mag- giore e dalla inferiore ossea; proboscide conica; piede espaso in laterali natatoi se- micircolari, a dritta sta anteriormente il forame genitale maschile mercè solco verso dietro unito al femineo; branchie lunghette, appena coverte dal mantello. 1) Z). carnoso ( d. carnosura Delle Ghiaie). Corpo giallo-fosco con irregolari macchiette bianche; disco anteriore del man- tello in dietro finito ad angolo mediano, avendo due macchie ovali anteriori ed al- trettante posteriori, provveduto di fascia ceruleo-rancia nel perimetro; scudo conchi- fero quasi come ferro di cavallo; branchie gialliccie; piede violaceo-fosco, Cuvicr (6) (1) Voy. de l'Aslrol. cit. (6) Je n'en connois qu'une ( acère ) jtisqu'à pré- (2) Hist. des anim. s. vert., 2. ed. VII 660. sent, et je ne Vai vue que dans l'esprit-de-vin; e est (3) Reg. anim., 2. ed. Ili 04. au Cabinet imperiai de Florence que je l'ai observée (4) Mem. sur l'accre 1-18, ;3MI 15-20. et qucfen ai obtenu quelques indivìdus pour nótre (5] Mem. cit. Nap.1823, I 117, II 188, Mwéum. Mem. cit. 10. 79 lo vide conservato in acquavite, che alquanto ne altera il colorito, senza fissarne le diagnostiche note. Alla specie in disamina hassi da riportare il bollidio (1) di Lene o do- ridio, che Meckel rinvenne presso il lido di Pozzuoli, e da me poche volte osservato. 2) D. Meckeliano ( d, Meckel ii Delle Ghiaie ). Nell'anteriore , e superiore parte del corpo presenta un disco carnoso ovale , avendo il margine sottile, libero ed alquanto prolungato. Offre il colorito giallo-scu- ro con tuberco letti perlacei, rotondi, sparsi, poco sollevati. Il secondo disco carnoso principia da sotto il margine posteriore del precedente, essendo nel dintorno anche libero, egualmente tubercoloso e colorato: finisce però a mezzaluna, avendo due larghi notatoi. Le branchie, poche linee lunghe, sono allogate in una specie di speco situato verso il termine del disco posteriore , e propriamente nello spazio frapposto a' notatoi. Il piede lungo poco men dell'intero corpo vedesi anteriormente provve- duto di due laterali prolungamenti assottigliati, in dietro termina libero e rotondato: è bleu fornito di orbicolari tubercoli perlacei, i quali nei suoi lati crescono di perime- tro e di vicinanza, onde diminuire in grandezza su notatoi. Questi sono larghi mezzo pollice, rotondi, coloriti come i dischi carnosi, e nella faccia interna privi delle in- dicate macchiette. Lo spazio laterale del corpo è bianchiccio con rari puntini negri. Fu pescato in agosto 1822 nelle vicinanze di Pozzuoli, e mi sembrò diverso dall'azera carnosa di Cuvicr. Tantoppiù che le esteriori fattezze, e'I colore del suo corpo in nissuna maniera restino trasformate o scolorite dallo spirito di vino , in cui è stato da me serbato per lunga serie di anni. Non avrei però osato di emettere opinione siffatta, se Meckel istesso non me ne avesse assicurata la diversità. E l'a- nimo mio grato agl'insegnamenti di uno scienziato di tanto lustro e sapere, non può trasandare d'impervi lo specifico nome in onore della illustre prosapia, che ra- gionevolmente occupa distinto posto ne' fasti della storia medica, e che ulteriori ti- toli ha ora acquistato, onde riscuotere sempreppiù l'ammirazione e la riconoscen- za de' posteri. Ma quegli (2) al suo solito dimentico delle scoverte altrui, di quan- to era accaduto tra noi , del tenue omaggio da me (3) offertogli ; dichiara , qual- mente i doridii del Museo fiorentino sarebbero due specie distinte, perfettamente identici a quelli da lui visti in Napoli, però due lustri dopo la divulgazione della ci- tata mia Memoria, se avessero avuto lo scudo osseo, senza calcolarne la fragile na- tura e la difficoltà a conservarsi per sì lunga serie di anni. Questa specie è al pre- (1) 5ur fa pleurobranchaea p. 10. dòcrils, sans y Irouvcr du test. Analom. comp. (2) Peut-eirc sont-ce ìes mémes? J'admetlrais Paris 1837, VII 290; IX 16G. cette assertion comme tout-à-fait certame , si plus (3) Delle Ghiaie Sunto su gli anim. s. veri, tard je n'tvsse exatniné à Florence ks animaux Nap. 1824, p. 24. 80 sente riconosciuta da Cuvier, e da Desbaycs (1). Il quale a torto ne lia soepeltalo l'analogia col d. carnoso, che tra gli altri caratteri conserva il colorito entro lo spi- rito di vino come il d. Meckeliano; quindi le anzidette note possonvisi agevolmente rilevare, egualmente che succede per la specie seguente. Ma nello stato di vita mar- catissimi sono i caratteri differenziali di tutti e tre. La figura del d. carnoso annessa al Regno animale del celebre zootomista francese (2) rappresenta questo da gran tempo tenuto nello spirito di vino, e forsi ricavato dall'esemplare, che per l'organo di Ferussac nel 1826 gli fu da me rimesso. In quel tempo io neppure aveva osser- vato e dissecato il d. carnoso; il quale per le forme esteriori, e moltoppiìi pelle parti interne, somiglia affatto alle figure pubblicatene da Cuvier (3), che fece eziandio cenno di tal mio doridio. Schultz l'ha rinvenuto nel lido di Palermo, e Philippi in quello di Catania. 3) D. aplisìforme ( d. aplisiaeforme Delle Chiaie ). Corpo bleu con linea rancia costeggiata da altra cerjilea nel perimetro de' no- latoi, de' dischi del mantello e del piede; branchie bastantemente lunghe, uscite dal rispettivo speco; fra il disco carnoso superiore ed il piede anteriormente prolungasi la proboscide muscolare; scudo conchifero quasi a spira, sottoposto a sottile mem- brana cartilaginea, pressoché orbicolare. N'esiste una varietà colla sola linea ceru- lea, tranne nella parte anteriore del disco carnoso, e del piede fiancheggiata dalla ranciata. Quale particolarità di tinta sembra costituire il passaggio a quella del d. carnoso. Olfers me lo diede nello spirito di vino, ma in seguito ne ho avuto parec- chi individui, che a rado e di està copipariscono nel nostro littorale. Deshayes (3) ne ha, fatto ancora menzione. 1) Visceri naturali. La bocca del doridio Meckeliano giace avanti si del primo disco carnoso supe- riore che del piede, formandovi piccola plica in su e giù; attesockè a dritta, e sini- stra notansi due tenui rilevature. L'apertura del membro genitale trovasi a destra del corpo, e poco distante da quella della bocca. Da essa si continua un solco fatto da due ripiegature, ch.e avvicinate producono un capale terminato nell'orifizio della (1) Delle Chiaie a fait connoitre deux especes ap- (Ì]EAwOiTds Reg.an.de Cuv.,nouv. ed.Moll.L\2. partenant a ce gerire lune petite, sur la quelle il a (2) Dans la mediterranee on y trouve aussi une donne des details anatomiques, et tautre beaucoup espèce tuberculeuse ( D. Mcckelii Delle Chiaie). plus remarqualk par sa coloration, Lamarck Op. (3) On doil la connaissance de cette belle es- tone cit. 662. pìce à M. Delle Chiaie. Anim. s. veri. VII663. 81 vulva giacente sotto le branchie, poco lungi dall'ano , e presso il notaloio sinistro- Sezionato il disco carnoso posteriore del mantello trovasi una cavità divisa dall'ad. domine mercè diaframma , contenente una piccola conchiglia come lo scudo delle apliste, o dolahelle. L'esofago è lunghetto, spesso corto nel d. carnoso, rovesciasi fuori l'orifizio della bocca. Lo stomaco o ventriglio è prismatico assai toroso, meno lungo ed ovato nel d. carnoso. Esso risulta da valide fibre e da sottili tendini fra loro abbastanza avvicinati, circolarmente disposti; e da vari lacerti muscolosi longi- tudinali in ognuna delle tre interiori sue faccie. Anzi nel d. carnoso la spessezza ne apparisce massima , fatta cioè da strati interno ed esterno , non che da lacerti mediani traversali. Colla loro contrazione gli alimenti restano oltremodo sfrantu- mati , rimediando così la natura alla mancanza de' denti , che avrebbe dovuto si- tuare nella bocca o pure nel suddetto stomaco, giusta quanto abbia disposto per le apHste e le bolle. Segue il tubo intestinale dapprima ampliato o duodeno, in seguito restringcsi per attraversare la sostanza del fegato, iu cui allargasi di nuovo; affinchè, diminuito di diametro, con tortuoso tragitto finisca nell'orifizio dell'ano. Nel principio di detto canale si veggono due corpi granosi molto lunghi nel d. carnoso, che reputo essere le glandule salivari, alle quali succede una coppia di borse rotonde o pancreatiche, deficienti in questa specie , e con brevissimo dutto aperte nell' intestino duodeno ; venendosi vieppiìi a convalidare il paragone da me addotto collo stomaco delle afro- dite, che maggior numero ne posseggono, e ramificate. Singolare menzione merita l'intestino duodeno del d. carnoso, il quale offre parecchie rughe lungitudinali, ed un duplice disco membranoso mediano orbicolare: il superiore men largo dell'inferiore, ed amendue terminati da canaletto, che imbocca nel resto del tubo enterico. Lo credo necessario a sfrantumare i cibi, avendovi rinvenuto i gusci di telline fracassati. Il fegato occupa la posteriore parte del corpo, ed è costituito da moltissimi aci netti riuniti in lobicini, da' quali escono i dutti epatici, che separatamente apronsi nel duodeno. L'ovaia è collocata nella massa epatica e l'ovidotto, che ne proviene, con flessuoso andamento sbocca entro la matrice spirale, gialliccia, gela- tinosa , piena di leggiere rigonfiature traversali , fatta da due lamine insieme inne- state, la prima superiore e la seconda inferiore. Restano però nell'interno una cavità comunicante colla vagina, che dopo qualche linea apresi nell'orifizio della vulva. In essa immettesi il canaletto della borsa di Swammerdam, sulla funzione della quale esistono tuttavia dispareri. Ma io, per quanto sia stato permesso indagare, non ho mancato di indicare l'officio, che essa disimpegna nelle aplisie, vale a dire di ap- ralo urico. Il membro genitale del d. Meckeliano lingueforme, del d. carnoso orbi- colare-lanciolato con granelli prostatici nella base, cinto da particolare tunica con 82 flessuoso canaletto spermatico , incomincia dalla metà dell'addome, terminando in un sacco membranoso aperto a dritta poco lungi dal foro boccale. 2) Muscoli, nervi, vasi. La bocca de' doridii ha tenue sfintere. Lo stomaco è tirato verso la medesima da due muscoli , posti uno a dritta e l'altro a sinistra , che incominciano dal suo contorno e vi finiscono ne' lati. Il membro generatore ha un muscoletto, che lo por- ta in dentro. Il piede e '1 corpo intero sono raccorciati da sei muscoli , risultante ognuno da due lacerti , dapprima separati , indi anteriormente uniti in unico pezzo carnoso. Tutti e sei principiano dalla parte posteriore del piede, terminando nelle pertinenze della bocca. La sostanza de' notatoi, del piede, e delle pareti addomi- nali è fibroso-reticolata. Due gangli, giacenti a dritta ed a sinistra dell'esofago, comunicanti fra loro mercè una striscia nervosa superiore e inferiore, rappresentano il cervello. Tedioso se sarei, minutamente descrivere volessi il grazioso intreccio de' nervi provegnentine e sparpagliati nella sostanza de' visceri addominali o del piede. Basti accennarsi tre gangli, il primo simpatico, che trovasi presso gli organi genitali; e gli altri due esistenti nella posteriore faccia del ventriglio, onde formarvi gli stomato-gastrici. Il sistema linfatico-venoso risulta dal consaputo seno addominale, ove imbocca la rete vascolosa de' notatoi, del piede , e dal quale il sangue è trasportato nell'ar- teria branchiale a ramicellibifurcati. La vena di tale nome sta nella opposta parte di questa, e porta il sangue nella orecchietta, indi nel ventricolo del cuore, circon- dati dal pericardio, posti a sinistra del cavo, che alberga lo scudo conchifero. L'ar- teria aorta non è stata da me seguita nelle sue ramificazioni. BI- SS>3£GAZ20N£ ZCONICA. Tavola S3. 9 doridio carnoso disegnato col membro genitale i sguainato ; suo scudo con- chifero da sopra 1 , e da sotto 11. Tavola iS. Doridio Meckeliano moribondo : 1 guardato pel dorso , di cui ne rappresenta a la bocca, b il disco carnoso anteriore, e die alette del posteriore, /"la faccia su- periore del notatolo destro, e quella del sinistro, g le branchie. 2 lo stesso supino, onde dimostrarne h il piede, ij la inferiore faccia de' notatoi, e k l'apertura dell'ano. 3 esso mostrasi pel destro lato, a fine di farne conoscere il cavo sezionato , dove giace l'opercolo m, ed il cuore l colle branchie, che ne derivano, e col pericardio che lo circonda; vedendosi pure l'orificio n dell'organo genitale maschile mediante 83 un solco continuato sino a quello della vulva oA suo scudo conchifero con la lamina cartilaginea. — 5 ne sono state sezionate le esterne pareti p della cavità addomi- nale, non che la membrana peritoneale o meglio del seno venoso q, che ne invi- luppa i visceri: i quali sono r lo stomaco muscoloso, la gianduia salivare sinistra è sovrapposta alla borsa pancreatica s, aperta nel principio del duodeno /, che di nuo- vo ristretto attraversa i lobi del fegato v, u ramo dell'arteria aorta provegnente dal ventricolo del cuore, cui segue l'orecchietta e la vena branchiale, standovi nell'op- posto lato l'arteria corrispondente, x la matrice col resto dell'apparato sessuale fem- mineo, dappoiché il canale spermatico apparisce in y. 6 a esofago aperto , b b muscoli abduttori dello stomaco , di cui anteriormente veggonsi le due labbra, indi i tre lacerti carnosi triangolari e cogli spazi intermedi voti d, e gianduia salivare sinistra col respettivo dutto, al quale segue quello della borsa rotonda di destra f: amendue aperti nell'intestino duodeno sezionato g, dove sboccano pure i canali epatici h originati da' lobi del fegato i, e budello retto j. — 7 i tre muscoli corrugatori di destra del suo corpo, ognuno con due lacerti, sono con- trassegnati da klm, n è la fascia circolare nervosa del cervello costituito da duplici gangli, da' quali parte una coppia di nervi con altrettanti ganglietti sottesofagei jj, e vari altri simili filetti col ganglio simpatico o. Il membro genitale munito di guaina è q, ove termina il condotto spermatico s, la di cui borsa offre il proprio muscolo r. Gli organi sessuali femminei sono rappresentati da t, che è l'orificio della vagi- na, dove apresi il canale della borsetta u, non che quello della Swammerdamiana V, l'ovidotto y, proveniente dall'ovaia colla matrice sezionata. Tavola SJ. 1 A bocca del doridio aplisiforme situata nel termine della proboscide allun- gata a, B disco anteriore e h posteriore del mantello, disposto quasi circolarmente a modo di disco C, ce notatoi rivoltati sul dorso di siffatto animale da coprirne al- quanto sì il disco anteriore del mantello prolungato su l'inferiore, che i lati di questo ultimo, solco intorniante il corpo di tale vivente contrassegnato da dddddd, da cui a dritta e posteriormente escono le branchie ossia l'arteria Z> e la vena F, offrendo una linea rancia nel perimetro //. Lo stesso doridio 2 delineato dalla parte inferiore del piede, onde farne conoscere la forma de' notatoi, e'I suo prolungamento poste- riore, essendosi allontanate le branchie dal loro speco, affinchè ravvisar se ne possa la forma e larghezza, la situazione dell'ano i. 3 ne rappresenta il destro lato, in cui è da notarsi il forame K della borsa del membro genitale, dal quale principia un solco / terminato nell'orificio della vagina K. 4 sezionato il disco carnoso posteriore apparisce la cavità per lo scudo osseo / coperto da membrana cartilaginea X, che ne riempie lo spazio. Il medesimo 5 m ingrandito, e coverto dalla sua membrana Si M. Neiraddomine poi ravvisasi la proboscide iV circondata dal cervello n sezionala, composta di valide fibre muscolari o, e continuata coli' esofago p, cui segue lo sto- maco e dissecato 6 o, poscia l' intestino serpeggiante nella massa del fegato P, contigua alla matrice Q, lacerti de'muscoli corrugatori del suo piede qq. — D. carno- so: 1 a corto esofago, b stomaco o ventriglio, e intestino duodeno; 8 ventriglio col- la tunica esterna d, interna a e lacerti muscolari intermedi e, e gianduia salivare, f intestino duodeno con le due valvule membranose ijì 9 a muscolo del pène d, che si sguaina per e ed esce in r, suoi follicoli prostatici e. Tavola S4. 4- doridio Meckeliano supino, essendone a lo sfintere boccale, l il notatolo destro, k la porzione del piede, i l'intestino retto, g l'arteria branchiale, e A le vene delle alette e del disco posteriore del mantello, e del piede, /"del notatoio sinistro: tutte sboccan- ti nel seno venoso anteriore 6 e posteriore ed corrispondenti a' dischi del mantello. Tavola 98. 23 varietà del doridio aplisi forme vivente con fascia marginale cerulea. Tavola 426. D. carnoso vivo 2, e faccia inferiore del notatoio con porzione di piede 8. IX- GASTEROPEDI GASTROTTERI ♦W** V%*»%*V%*V»%W**%%*. !*%*»♦» %'%%V*^%*.\'V%***V%***^*'V^*^* La conoscenza di questo genere rimonta ad agosto 1790, epoca in cui fu os- servato da Cavolini (1), e confuso colle aplisie; essendo, stato chiamato da Rafine- sque (2) sarcotlero e da Rosse (3) gastrottero, intitolandolo al suo precettore Meckel, indi daOcken Partenopia. Sono stato il primo ad indagarne la organizzazione, di che conviensi da Rang (4). Gastrottero (Gastropteron Kos,). Corpo ovale, posteriormente ampliato, globoso; disco superiore trigono-allun- gato con due occhi , notatoio inferiore, amendue aderenti al corpo nella sola parte anteriore; branchie al destro lato presso l'ano. (1) Note mss. presso Macri Paris 1829, p. 149; CuvierRégn.anim. 2e. edit. (2) Prie de decouv. scm. Pai. 1814, p. Ul &b; Anat. comp. 2.eed.parDuvernoy\ìl3(ì3. (3) De pterop. et nov. ips. gen. Hai. 1813. £es /?j¥res onatomtjues rfw gasteroptere so?i< «m- (4) On doit à delle Ghiaie anatomiste napolitain pruntées aux Mèmoires de Delle Ghiaie. Edwards la connoissance de son organilation.Man. des Moli. Reg. anim. nouv. ed., Moli. pi. XXXV3. 85 G. Mecheliano (g. Meckelii Kos.). Corpo ovale od appena pereforme , rosso , in dietro rotondalo ; mantello tri- gono-bislungo, sovrastante la bocca, libero nella estremità; notatolo semicircolare, cioè metàadestra ed altrettantoa sinistra; piede con solco anteriore alquanto arcuato esteso per mezzo della metà del notatolo, soltanto giù come il mantello provveduti di macchie bianche orbicolari; cavità aerea sopra il dorso col canaletto bianco verso lo punta; foro genitale a destra della bocca, comunicante mercè solco colla vulva posta a principio delle branchie unilaterali, bipennate e giallastrc.In mare vedesi per lo pili supino con i notatoi spiegati e'I corpo pendente, il mantello accartocciato e curvo, il tubolino del cavo aereo raccorciato o disteso, stando ora in riposo ed ora in continuo movimento. Di ràdo presenta il piede giù ed i notatoi addossati sul cor- po, impatinato di moccio, sdrucciolevole. Per cui avrebbe dovuto appellarsi dor- soUero in vece di gaslrottero, rimanendone appieno giustiflcata la denominazione Ca- voliniana di aplisia papiglione; mentre io igaaro(l)deiresposto lo nominai cUoÀma- ft*, corrispondente al sarcoUero rosso di Rafinesque. Esso infeltrasi di acqua pel dop- pio, triplo della corporea sua mole. Si pesca pressoNapoli quasi in tutte le stagio- ni, ed in abbondanza di autunno. La scienza non ne possedeva una Ggura ricavata dall'animale vivente primadi quella, che io ne divulgai (2), riprodotta poidaEdwards. 1) Apparato gastro-enterico , segretario sessuale. Ladilui cutanea superficie osservasi disseminata da puntini rossi, vieppiù ne'no- tatoi,adla esterna faccia de'quali esistono le succennate aie bianche, ovali, di sollecita scomparsa; ed internamente ofire vari follicoletti approssimati in ovali areole. Molti nastri muscolari slargati partono dall'orlo de'notatoi e del piede, li quali pian piano di- ventano stretti verso la parte anteriore, onde finirvi con distinte linguette.il bulbo e- sofageo ha i soliti muscoli adduttori ed abduttori, eia teca dentaria neppure diversifica da quella de' descritti Molluschi, essendone i denti col proprio legamentuccio curvi, e diposti a successive coppie laterali.L'esofago tuboloso, stretto, con rettilinea origine va nello stomaco ovale-bislungo, poco dopo il suo pilorico stringimento esistendo il duo- deno otriforme semilunare, da cui esce il budello curvato e flessuoso vicino l'ano. I dutti primari delle due fusiformi glandule salivari (3), giallastre, collocate a fianco del tubo gastro-esofageo, apronsi entro la bocca. Presso il termine della linea (1) Ferussac Bulhl. des se. nat. Paris 1825. (3; Mcckcl Anat. comp. VII 305, IX 166; Wa- (2) Mem. cit. Nap. 1823, I 53-50 gner Lek. der ver(;leich anat. 184. 2 / 86 mediana posteriore del piede trovasi una linguetta glandolare visibile, allorché tale parte sia espasa, od appena compressa fra due lamine di cristallo. Analoga alla gian- duia testacea delle aplisie, ed urica secondo Duvernoy, è quella che, a guisa di re- niforme massiciria, costeggia iIpericardio.il fegato verdiccio occupa la posteriore re- gione del corpo, circonda il duodeno, e porzione dell'intestino. Molti grappoli globosi ne compongono la massa, ognuno corredato deVispettivi canali di secondo e di primo ordine, aperti nel cavo duodenale- La quale, cospersa da acinetti giallicci emulanti il pancrea, mi tinse le unghie di giallo di curcoma, che non si dissipò colle replicate lavande. Altra sostanza foUicolosa rossiccia fiancheggia l'intestino. Una striscia rossa, estesa dalla matrice verso la seconda curvatura enterica, ne costituiscespeciale organo risultando da vari tubolini sfrangiati ramosi , forniti del comune canale escretorio. Quello della globosa borsa diSwammerdam apresi nella vagina cortame termina- ta nella matrice gialla, sferica. Due lamine fibro-gelatinose avvolte ad elica la com- pongono, presentando un voto interiore comunicante colla vagina. In questa finisce l'ovidotto, dapprima aggomitolatovisi , indi più larghetto e dritto sorge dal centro dell'ovaia crociforme, sovrastante al fegato, gialla e ramoso-lobata, i di cui grappoli offrono rotondi uovicini. Il vase spermatico cilindrico giallo, disposto in parecchi gi- ri, dalla sinistra regione addominale, ove è sostenuto da lamina peritoneale, viene ti- rato in dentro dal proprio muscoletto adduttore; mentre è sottile, con solco mediano, essendo sguainato dalla propria borsa, traversalmente situata verso l'anteriore sini- stro lato del corpo: spesso ne geme il liquido seminale. 2) Apparato respiratorio, circolante, sensi fero. Nella supcriore parte del corpo esiste una cavità ovale, avanti men larga che in dietro, giìi tappezzata da esile membrana o pellicola fievolmente iridea, che tien- vi luogo di scudo conchifero, e mercè panno muscolare divisa dall'addome, sul qua- le a sinistra rimarcasi qualche traverso nastrino più tendineo che muscoloso; essen- do in comunicazione perfetta col lungo canaletto, dante accesso all'acqua e molto più all'aria, che somministra ragione del suo galleggiamento, non che del moto di restrizione e slargamento di detto cavo. Le branchie, quantunque piccole, non dif- feriscono da quelle delle aplisie. Vale a dire il comune integumento copre l'arteria e la vena branchica con pennette situatevi da un solo lato, percorrendone il tronco della prima il margine esterno, e quello della seconda l'interno: le finali loro ra- mificazioni restano vicendevolmente anastomizzate. I visceri del gastrotlero stanno racchiusi entro particolare sacco,, continuazione delle pareti dell'ampio seno addominale. Questo verso l'anteriore sua regione accoglie in giù triplici tronchi linfatico-venosi, abbastanza grandi, curvati il primo a destra, il secondo a sinistra, e '1 terzo medio dritto anastomizzato a'due precedenti. Tutti, via %1 facendo, alternativamente ramificati e finiscono in comune reticella, occupante lo in- tero spazio del piede e de'notatoi. Nel prefato punto di tal seno terminano tre tron- chi a destra, ed altrettanti a sinistra, superficialmente diramati pel margine del pie- de, nel di cui perimetro congiungonsi colla suddetta rete. Dalla convessa faccia delle pareli esterne del corpo derivano molti vasi pur finiti a rcticino,e raggianti da comune tronco curvo, ed aperto nel seno indicato^ donde a sinistra esce l'arteria bran- chiale. Siffatta preparazione iniettata di mercurio fu da me data a Miiller. La sottoposta vena branchiale sbocca nella orbicolare orecchietta, che comu- nica col conico e lacertoso ventricolo cardiaco. Da questo proviene l'arteria aorta , spartita ne' tronchi anteriore, laterali destro o sinistro, e posteriore. Le tre arterie de'notatoi verso la periferia di ciascuno dividons'in quattro rami, quindi in altri pic- coli anastomizzati colle analoghe estremità renose. E dalla notatoria inferiore de- stra parte l'arteria del mantello, nel cui margine interiore è divisa in cinque tron- chetti ramificati in modo da rappresentarci mirabile reticolato , oltre quello che co- steggia il tubolino idro-pneumatico. Beninteso che, riempiuti di mercurio, sia agevole vederne il passaggio per le periferiche estremità loro capellari in quelle dell'appara- to venoso, e viceversa. L'anello cefalico risulta da quattro gangli anteriori, cioè un paio interni ovali, e l'altra coppia esterna trigona, e da due orbicolari maggiori laterali, tutti uniti da opportune commessure. Dai gangli anteriori ovali esce un nervo, che a principio del mantello si bifurca, esternamente cacciandoli corto nervicciuolo ottico, e l'altro lungo parallelo al compagno finisce bifido all'estremità del medesimo. A'di cui lati si ramificano tanto un nervo surto dal succennato ganglietto, quanto altro replicate volte bifido, provegnente dal ganglio trigono. Il quale, fornito il nervicciuolo col ganglietto cardiaco-branchiale , dalla base caccia un nervo più fiate forduto diretto alle pertinenze del cavo addominale , e costeggiato da listarella termina nel cor- rispondente ganglio orbicolare. Ciascuno di questi somministra un paio di nervi cin- que-forcuti tra le carni del rispettivo notatolo. Il ganglio ovale in dietro caccia un nervo dante laterale filo al ganglio orbicolare: l'interno, fatta anastomosi co'gan- glietti sottesofagei, diunita al compagno va a costituire la rete stoma to-gastrica ; e l'esterno con due successivi ganglictti si divide in duplici rami , dispersi nell' adia- cente sito della bocca. Gli occhi sono sferici, ed infossati nel mantello, non trasparendo anche quan- do siasi questo infeltrato di acqua , che ne dirada il tessuto. Vi ho notato la coroi- dea, la pupilla, e la lente cristallina. Aderenti a' menzionati gangli cefalici Krohn rinvenne particolari cassulclte , forsi otichc, ricolmo di cristalluzzi. 88 Tavola Si. GaitroHero Meckeliano: 5 gianduia testacea, b vena branchiale sboccante nella orecchietta in su congiunta al ventricolo del cuore e, tronco dell'aorta anteriore e, laterale o notatoria sinistra f, destra d, pedidia g, linguetta glandulosa /, muscoli del notatolo destro hi, gangli cefalici laterali maggiori superiore t, inferiore 5, mi- nori u, loro commessure on, nervi del mantello laterali qr e p dante l'ottico col rispettivo bulbo oculare destro, cardiaco v, notatori di sinistra Z)G^, orali ^, gangli sottesofagei x, stomato-gastrico z. Tavola SS. Gastrotlero Meckeliano: 1 di naturale grandezza, nel modo come vedesi in ma- re, supino 2ed ampliato, affin d'indicarne un'areola bianca odella inferiore faccia del notatoio destro insieme col sinistro, costeggiante il piede avanti terminato da solco, ove esiste la bocca s, il mantello n, il forame del pène r, la valletta e Anita nella vulva, le branchie^, l'ano e, le linguette tendinee a, il cavo idro-aereo h col suo canaletto f. — 3 a sito degli occhi, e bulbo muscoloso, 6 stomaco, /'uno de'biliarì dutti primari aperto nel duodeno appartenenti al fegato, g» budello retto, gianduia salivare (Z,dutto spermatico^} , ampliato 8, lamina peritoneale g-, suo muscoletto r, guaina s del pène sfoderato, ovidotto / surto da' rami dell'ovaia, accresciuta di diametto 7, matrice n, borsa di Swammerdara «', organo escretorioA e suo pezzetto ingrandito 6. — 4 fondo della cavità aerea aperta e col proprio canale a, rete linfatico-venosa comunicante col vase laterale fh, mediano g, sboccante nel sottoposto seno addominale d insieme a quelle del mantello i, arteria branchiale e colle analoghe ramificazioni. Porzio- ne di teca dentaria 5 e di cute ampliata 9. Tavola 60. GaslroUero Meckeliano 1 1 , in cui osservansi le estremità delle vene aa ana- stomizzate con quelle delle arterie ce d del notatoio destro , e l'arteria del mantello f, dante reticolato ramicello al tubo del cavo idro-pneumatico i. X. GASTEROPEDI OMBRELLICI. Da pochi anni la scienza si è arricchita di questo genere , che riunisce una specie del mare delle Indie, ed un' altra del mediterraneo. Blainville (1) chiamò ga- stroplace il Mollusco della ombrella indiana da lui veduto nel Museo britannico, ed è (1) Biilleiin de la Socielé philom. Paris 1819, p. 178 89 veridica la rassomiglianza, che ne fa co pleurohranchi: io foci conoscere quello dellao. ttiedilerranea . De' visceri interni egli vide soltanto gli organi della generazione; cioc- ché poco concorda con quanto da nie(l)si scrisse intorno a que' della o. mediterra- nea, ed in seguito verificato da Desbayes (2). I- DESCRIZIONE ZOOiOGlCi. Ombiìella ( Umbella Z^ijr.)' Corpo ovato-piramidale, sopra munito di conchiglia; piede giìi piano, ampio , attenuato dietro, fesso anteriormente con proboscide orale ; tentacoli superiori la- mellosi , inferiori a foggia di cresta ; branchia pennata occupante il destro lato , presso il termine giacendovi l'ano rivolto dietro. O. mediterranea ( u. mediterranea Lam. ). Offre un largo piede, piano sotto ed a piramide sopra, posteriormente assotti- gliato, innanzi diviso da profonda fessura, che lo separa in due lobi. La maggior parte della superiore sua faccia dalla base sino al collo è piena d'ineguali tubercoli mana- mellari, sovrastandovi una cavità, dentro di cui sono collocati i visceri, coperta da pallio ovale a margine dentato, ed in vita a lacinie scanalate rovesciatevi su , ade- rente all' orlo e in gran parte del disco inferiore della conchiglia , ove vedesi la im- pronta del suo attacco simile a quella delle patelle. Dalla parte anteriore dritta e per tutto il lato sinistro prolungansi le branchie, composte dapennette ovali nell'apice libere, e per la base attaccate al collo del piede, poco lungi dall'ano. Due contrattili tentacoli scanalati, aperti, avendo nell' esteriore radice un disco laminare-raggiante, e gli occhi neri. Da quelli principia l'apertura del piede', che avanti offre un forame, sporgendone fuori un corpo conico, incavato, puntuto per l'orifizio degli organi geni- tali. Al termine della sopraddetta fessura osservansi i due tentacoli boccali diBlain- ville , da sotto i quali allungasi la proboscide. La conchiglia ne è ovale, compatta, su convessa nel centro, verso il margine anteriore con trigona valletta, vestita da esile epidermide sfogliosa, formata da varie zone concentriche dinotanti il suo accrescimento, con punto di ossificazione laterale sollevato a guisa di cappuccetto, posteriormente curvo gialliccio , nel resto bianca. La inferiore faccia è nel mezzo incavata, notandovisi zone gialliccie concentriche, ed una linea nera marginale. Questa specie di ombrella comparisce di rado nel golfo di (1) Mem. cit. Nap. 1829, IV 187. miennes detniisent à jamais Topinion de M. de (2) Les observations de Delle Ghiaie sur l'om- Jìlainville. Lamarck ^mm. s. veri. 2.eed. Paris brelle ayant encore sa coquilk en place et /es 1836, YU 5~3. 90 Napoli , frequentemente in quello di Palermo Messina Catania, avendola visto due volte viva e nell'està dagli anni 1838-40. Ninno prima di me aveva data la figura dellaMollusco attuale colla rispettiva conchiglia, tanto morto che in vita: parendomi inesatta quella pubblicatane da Philippi, ad onta che costui avesse avuto la fortuna in Sicilia di poterlo a suo bell'agio delineare vivente. Il bulbo esofageo componesi dagli stessi lacerti muscolari, siccome quello dei pleurobranchì, Aìfferendone poco.È inoltre corredatodi muscoli elevatori, che lo intor- niano e de' depressori. Sezionato apparisce l'atrio della bocca con tre lobi carnosi, due laterali ed uno mediano, necessari a comprimere i cibi; i quali vengono stritola- ti dalla lingua , situata sopra muscolosa colonnetta , surta in fondo del succennato bulbo. Essa ha la tunica fibrosa, cui aderiscono i denti disposti in filiere traversali, parallele, approssimati e sostenuti da legamentuccio. L'esofago tuboloso dopo qual- che pollice espandesi nello stomaco corredato di rughe longitudinali abbastanza sollevate, coperte da cartilaginea lamina a facile distacco, e necessaria per sommi- nistrare a' cibi r ultima mano di stritolamento. Nel termine del ventricolo osservasi il duodeno imbutiforme con grande forame ovale, munito di rilevatura o valvula, nel quale sbocca il dutto epatico primario, dopo qualche linea bipartito e ramificato pe'lobi epatici , quindi in altri piccini, oltre pa- recchi filetti. La massa iecoraria per nulla diversifica da quella degli altri Molluschi gasteropedi. Il duodenale budello prosieguo in linea retta , poi curvasi sopra, indi costeggiando l'esteriore margine epatico, finisce verso il dorso del mantello rivolto dietro. Le glandolo salivari hanno origine presso il fegato, ove entrambe unisconsi mediante analogo pezzo traversale, ed ognuna ascende verso il bulbo esofageo onde aprirsi entro la bocca. Simile alla gianduia de' /)/e«ro6ra/ic/« trovo quella occupante porzione superiore della cavità addominale, non lungi dal pericardio e divisa in vari granosi lobetti resini. Sospettai nelle aplisie qualmente la medesima avesse sommini- strato gli elementi calcari dell'opercolo; tantoppiìi che qui sta in contatto immedialo col pallio, al quale attaccasi la conchiglia. Dall'apertura comune degli organi genitali si passa in uno stretto canale, nel cui termine superiormente esiste il testicolo, a foggia di sacchetto bislungo. A fianco vi giace la matrice spirale gelatinosa con identica cavità interna, giallo-rossiccia e flessuosa inferiormente. Le segue la reniforme vescica di Swammerdam, presso la quale sbocca l'ovidotto ristretto, indi piìi ampliato e flessuoso scende di nuovo vi- 91 cino le glandule salivari, ed inlcmasi nella sostanza epatica. Dalla cui dritta passa quello alla sinistra regione, ove si bifurca in due rami primari e questi in molti se- condari, terminali ne giallastri grappoli ovari. 2) Nervi, vasi. Il sistema nervoso componesi dalla fascia cerebrale , che circonda l'esofago con duplici gangli primari laterali inferiori, ed altri due superiori con identica zona cefalica, donde nasce un paio di fili che producono la solita coppia di ganglietti pel bulbo esofageo, da essi incominciando la reticella storaato-gastrica. Infiniti nervi par- tono da gangli cerebrali maggioripe"lati,pel superiore sito del corpo, non pochi inter- nansi fra la iecoraria sostanza e gl'intestini, ed altri a rete finiscono tra lacerti del piede. Ma per questi ed altri organici apparati vi stimo indispensabile ulte- riori ricerche. H pericardio è molto più amplodi quello, che potrebbe esigere il lacertoso ven- tricolo del cuore, essendone la orecchietta vescicoloso-reticolata. Dal primo esce l'arteria aorta , la quale dà in seguito la epatica e l'aorta ascendente. Nella seconda sboccano con canale comune le branchiche vene primarie destra e sinistra, cadauna delle quali viene da ogni pennetta,e le secondarie ramificazioni anastomizzansi con gli analoghi vasi della opposta arteria branchiale. Ma non ne ho potuto indagare la provenienza, e quale rapporto abbia questa o quelle coli' altro vaso intorniante il pallio. È assoluta la circolazione venosa, comunicando le vene periferiche col soli- to seno addominale, uscendone poi l'arteria branchiale. Tavola 60. Ombrella mediterranea: 7 tubercoli del piede e 1 pennetta della vena bran- chica. Tavola 6S. Ombrella mediterranea 5, che fa conoscere le branchie gl'apertura degli organi genitali j, il pallio che sovrasta la bocca k, e la conchiglia da sotto 18. — 19 suoi tentacoli a con gli occhi prossimi al solco b, orifizio degli organi genitali e colla vagina d, la matrice f, il testicolo e, la vescica di Swammerdam g, l'ovidotto che fini- sce nell'ovaia i. Pallio che sovrasta la proboscide y, forame della bocca k, cui segue il bulbo muscoloso /, il cervello ?« co'gangli maggiori, medii e minimi sottesofagei, quindi tutt'i nervi che ne nascono. Glandule esofagee nn in glìi riunite ed ognuna su terminata nel proprio dutto escretorio oo. Esofago/), stomaco q, condotti epatici secondari rr, massa del fegato s, intestino ti. Margine dentato del pallio col vaso 92 uu, tronco comune della vena branchiale i sboccante nella orecchietta del cuore, cui segue il ventricolo y, ed amendue cinti del pericardio z. Arteria aorta A, che sepa- ras'in epatica ed addominale. Gianduia testacea B, dalla quale si è tolta porzione della membranaC. — 20 lobi della boccaaò, pezzo e del di lei bulbo, sul quale adat- tasi la lingua 13 e suoi denti 16, rughe dello stomaco d, orifizio del canale biliario e. Tavola 66. 26 ombrella mediterranea di naturale ampiezza e figurata in vita. XI. GASTEROPEDI PTEROTRACHELICI. »V%V%V%^».%-%^^%V%%^% W »'»%»%% La conoscenza della pterofrachea è dovuta a Forskahl(l), ed accresciuta di pa- recchie specie da' moderni zoologisti : il di cui nome fu permutato in quello di firola da Bruguière, e d'iptero da Rafinesque.Or tra esse per qualche tempo è stata arruo- lata la carenarla, la quale non stancherà mai l'attenzione degli osservatori; tanto è la medesima interessante , ricercata, e feconda di nuove osservazioni. Da Pé- ron (2), per la pronunziata carena del cimbiforme suo guscio, fu elevata a nuovo ge- nere, detto carinario da Denys-Montfort, già nota a Bory che si è sforzato a rivin- dicarsene la priorità. Io (3) feci conoscere, qualmente la oloturia sbudellata di Ron- delet chiaramente la rappresenti , quantunque mancante di massa viscerale e della corrispondente conchiglia. Questa priva del suo sconosciuto abitatore non fu ignota a Gualtieri, Favanne ec; ma venne però collocata fra gli argonauti da Linneo, e le patelle da Gmelin. Vaglia la verità la sua completa storia naturale e iconografica spetta a Cavo- lini (4), che l'appellò j)/fro/bra. Costui sin dall'anno 1790, tra molli dotti di Europa come Fontana, Spallanzani, Olivi, Pallas,Bonnet, Abildgaard, Zimmermann, Smith suoi corrispondenti, ne rimise una copia della esatta tavola incisa su rame, con note di suo proprio pugno scrittevi nel margine, a Friedlaender , da cui passò poscia in potere di Cuvier (5). he pterotrachee adunque differiscono dalla carenaria sì pella vi- scerale massa estraddominale non protetta da guscio, che pella deficienza de' tenta- coli. La notomia delle pterotrachee non è stata mai intrapresa con esattezza, siccome (1) Descript, anim. Haun. 1775, p. 17. muniqua un dessin qui lui avait èie donne an- (2) Ann. du Mus. d'hist. nat. de Paris tom. XV. ciennement par le celare Cavolini; il représenta (3) De pterotrach. observ. posth. auct. Poli cum manifcstemenl une pterotrachee renversée, cest-à add. S. Delle Ghiaie. Mem. cit. Nap. 1825, II dire ayant sa nageoire tournée vers le haut, et de 193-218, tab.W-X\l;Notom.comp. 2. eci. Nap. la face inférieure , qui ètoil le dos , pendait une 1836, I-III e Stippl. 1-3. petite coquilk en forme de patelle ou de cabo- (4) Monlicelli , Macrì .Vo£3CS;lZI0Z?i; ZOOLOGICA. § I. Pterotràcbea ( Pterotracuea Forse.) Corpo cilindrico , libero , allungato , gela tinoso , trasparente ; notatoio orbi- colare su con marginale ventosa mediana; nocciuolo viscerale giù, cinto da ineguali branchie, pennate; pène poco avanti di questo; testa a lungo collo proboscideo, iil- feriormente fornita di due creste dentate, e di occhi violetto-foschi; coda attenuata, lateralmente piatta. 1) /*. trasparente (p. hyalina Forsk.). Corpo piccolo, fusiforme, levigato; testa con coppia di sottili tentacoli?; notatoio provveduto di ventosa cotiloidea; coda assottigliata, bilobo-cirrosa; pène come ver- ruca rossa. In marzo 1824 fu pescata presso il lido del ponte della Maddalena, e non pili l'ho vista; percui sono in dubbio de'suoi essenziali caratteri, e la denomina- zione specifica datale da Forskahl è comune a tutte le specie di siffatto genere. 2) P. Fridericiana (p. Friderici Blàinv. ). Corpo cilindraceo, cosperso di verruchette globose; testa con creste tridentate?; nocciuolo viscerale ovato; notatoio circolare, fornito di ventosa orbicolare, traveduta da Forskahl, già negata da Pèron e Lesueur; coda lateralmente depressa, corredata da serie di tubercoletti trigoni; pène tuboloso, ricurvo. Qui vedesi di rado sul ca- dere dell'inverno. 3) P. coronata ( p. coronata Forse. ). Corpo cilindrico, lungo, pian piano ingrossato, indi ristretto ; testa con due creste cartilaginose inferiori, corredate di cinque denti trigoni, cioè quattro in serie continuata e'I quinto laterale esterno; proboscide lunga, curvata su, con interiore bulbo muscoloso; nocciuolo viscerale oliveforme; coda lateralmente alquanto de- (1) Deshayes Dict. class, des se. nat. Paris Vi 377. 1824, VI 515. (4) Anat. comp. I 45. (2) Voy. de V Aslrol. Paris 1833. (5) Lehrb. der anatom. I 84 , II 377. (3) Anat. comp. de Cuvier 2. ed. Paris 1839, (6) Outl. of comp. anat. 209. 2m 94 pressa con due filiere di tubercoli, bilobata ; pène conico-depresso.La figura, che ne divulgai nelleMemorie, per mancanza di non essersi avuto prontamente il disegnatore, fu ricavata da individuo femineo posto nello spirito di vino, epperciò ora non la ho riprodotta; come altresì nulla affermo di positivo in riguardo alla differenza od uni- formità sua colla specie seguente, che resi di ragion pubblica fin dal 18^36. 4) P. ombiticala ( p. umbilicata Delle CniAiE). Corpo fusiforme, levigato, coverto da patina violetto-chiara come la ulva por- Cria, fornito nella ventrale regione di sparsi cotili, ossia da orbicolari dischetti gra- nosi a corto canalino mediano, cirrosi, pendenti, contrattili; testa con otto trigoni denti, disposti in duplici filiere; nocciuolo viscerale da una parte violetto-fosco a ri- flessi iridacei, e dall'altra rosino per l'ovaia; notatolo corredato di ventosa emisferica. Ella vivente caccia o ritira i denti entro la proboscide , che qua e là dimena egual- mente che il notatolo coli' acetabolo, spesso attaccantesi a'corpi adiacenti, tenendo in giìi il nocciuolo de' visceri circondato da branchie ondeggianti: posizione a torto reputata inversa da costui. Ne' sereni giorni di marzo ed aprile di tanto in tanto vi- sita il nostro porto. La sua orizzontale stazione diventa spesso perpendicolare, per- chè salta in su, drizzando il collo. Ad essa appartiene la firola Edwardsiana di Desha- yes, forse disegnata moribonda. § II. CARENAItlA ( CaRINARIA LaM . ). Corpo bislungo, gelatinoso-ialino; testa con due occhi alla radice di esili ten- tacoli; coda assottigliato-depressa ; notatolo su con acetabolo marginale; massa vi- scerale giù, superiormente a sinistra cinta da branchie col pène poc'oltre, e coverta da conchiglia conica, posteriormente ricurva, carenata. C. mediterranea ( e. mediterranea Per. ). Corpo cilindraceo, fusiforme, rosino-ceruleo, cristallino, gelatinoso, muricato mercè sparse papillucce conico-acuminate; notatolo reticolato-muscoloso , orbicola- re, con acetabolo conoideo presso il margine posteriore; coda lateralmente depressa con carena giù, e cirro terminale ; membro genitale curvo con solco longitudina- le; branchie pennate, ineguali; massa viscerale rinchiusa entro conchiglia elmi- forme, slargata su, curvata dietro, fornita di paralleli rialti alternati a vallette, fra- gile, papiracea, trasparente, a carena larghetta, grossamente dentata. La ho vista appena morta nel 1825 appo il principe di Ficquelmont, e viva nel 1828. Da marzo ad aprile ed una sola volta di luglio, quantunque non in tutte le annate, accorre nel nostro golfo, ove infinitissimo numero ne venne al 18-iO, ma sempre individui grandi e non mai piccini. Il solo suo guscio, raro ne' Musei, per la vitrea natura diffìcile a conservarvisi intero, a' tempi di Lapeyrouse pagavasi fino a tremila franchi. La pie- 95 roforà concacea di Cavolini (1), plerotrachea navicola o nautiligera di Macrl e Vàpl. lofira da me così detta in preferenza di lofura pel cirro codaleda costoro inosservato, sono sinonimi della specie indicata. In vita essa presenta la conchiglia sempre giù, spesso approssimata al corpo mediante le contrazioni del sacco viscerale, e'I nota- toio; siccome Rang ha visto dopo di me nella banda opposta espaso, talvolta piega- to or qua or là, corrugando e rilasciando l'orlo dell'acetabolo, che sebbene io non abbia visto giammai aderire alle parti adiacenti, pure me ne persuade l'analogia. Essa stende la proboscide, che per lo più curva su, raccorcia e gonfia il corpo; apre la bocca, cacciandone ed immantinente rientrandovi i denti; immette acqua nel suo addome, che diviene turgido vieppiù nel mezzo, da renderne più sollevati e visi- bili i cutanei turbercoletli; piega giù o distende, curva in sotto oppure dimena la coda col proprio cirro; spande le branchie sul pallio e sovrapposte al cuore, che pulsante trasparisce a traverso il sinistro lato del guscio ; allunga i tentacoli , apparendone alla radice il nerognolo bulbo oculare. Frequente ne è la stazione orizzontale: ella talora quasi a perpendicolo col collo drizzato ascende alla sommità dell'acqua, o tosto calandovi al fondo. Dopo quanto si è riferito, chiaramente emerge, che la figura di Cuvier, quantunque avesse avuto sottocchio una tavola del Cavolini, sia raen natu- rale e più mutilata di quella di Rondelet; l'altra che io ne ho divulgato insieme con Poli fu ritratta dalla carenarla morta , da dodici anni serbata da Macrì in acquavi- te, ma in posizione inversa. Naturalissimo è il disegno da me datone in seguito (2), tranne pei tubercoli cutanei un pò ingranditi, e niente diverso dall'autografa eflìgie rimastane dal Cavolini (3), che è peraltro alquanto difettosa verso la coda. (1) Toccato e cavato dall'acqua accostava la con- faitement rcpréserUèe et dècrite'avec le plus grand chiglia strettamente al corpo, ed appressala ve la soia, ainsi que son anatomie, par M. Delle Ghiaie, manteneva: pure la morte sua è quando dalle onde Ferassac Bullel. de ssc. nat. Paris 1830, XXI 330. sbattuto nei scogli si rompe la conchiglia , e si (3) Nel 1841 per azzardo pervenne nelle mie staccano insieme dal corpo i visceri, e l'animale mani l'esemplare della testé citata tavola, ad altri piomba nel fondo del mare Motus animalis in ed a me finora ignota, intorno alla carenaria con aqua progressivus, varius : se librat in altum, di- molte note marginali latine, e qualcheduna ita- movet alam tanquam remigium, dimovetque tota liana di carattere dell' autore ; e propriamente viscera, caudamque tanquam gubernaculum. Col- quello, che dagli eredi di costui fu consegnato ad lum dimovet, contorquet , maxillam exerit, cum uno de' defunti Soci componenti la Commessione qua saepe saepius apprehendebat virgulam ligneam, destinata dalla R. Accademia delle scienze ad esa- cum qua ipsum animai vivum in aqua dimove- minare i mss. di sì celebre osservatore. Ed io mi fo rem Igitur sensus exquisitus plusquam scrupoloso dovere nel renderle qui di pubblica ra- in saepia. Cavolini Note mss. gioneinsiemeallasuccennatafigura,peròasemplici (2) La e. de la Mediterranée dccrite et figurée contorni, e che depositerò poscia nella R.Bibliote- par Péron et Lesueur, plus récemment a été per- ca, onde siavi conservalo sì prezioso autografo. 96 1) Organi digestivi, segretort, genitali. Dalla boccale apertura à^We, pterotrachee e della carmflna(l) principia l'esofago, lo stomaco e buona parte dell' intestino, che a guisa di corda tesa sta lungo Tasse addominale fino alla massa entero-epatica. Il solo ventricolo vedesene ovale, otre- forme, collocato in quella presso il nocciuolo viscerale, ed appo questa tra la probo- scide e 1 corpo; attesoché l'esofago e'I budello sono tubolosi, quasi di eguale perime- tro, tutti violacei specialmente quando siano pieni di cibo; in caso contrario sono car- nei, provveduti d'interiori rughe longitudinali, dantino ricetto a particolare specie di elminto o monostoma. Il fegato occupa gran porzione del nocciuolo violaceo delle pterotrachee, nella carinaria verdastro con colelitici grani neri, trasparisce pe'comuni integumenti .È composto da lobicini grappolosi,non avendo osservato lo sbocco de'loro duttolini escretori entro l'intestino flessuoso, che lo attraversa, per uscirne il retto vi- cino le branchie nella carenarla, o nell'apice del citato nocciuolo appo \q pterotrachee . Particolarità notevole abbastanza, giacché la bile sembra inutile alla digestione gastro- duodenale, e forsi totalmente escreata. Intorno alla presenza delle glandule salivari di queste non resto così chiaro, come in quella, giacendo incrociate su loro stesse nel- la superiore regione cerebro-esoliigca , cilindriche, lunghette, ed aperte a' lati della teca dentaria. Una coppia di rosei nastrini, alquanto flessuosi, depressi, a margini sinuati ed aflatto granosi, a separata origine, poi divaricati, partono dalla estremità superiore della coda. Indi man mano approssiqiati rasente la base del notatolo, nel di cui anteriore sito sotto una lamina fibrosa finiscono con foro esteriore, avendo un ca- nale mediano con laterali sacchetti. Presso il pericardio evvi un tessuto glandulare reticolato-spugnoso, siccome ha visto in vari Molluschi gasteropedi. Lesueur (2) prima di me aveva annunziato il sesso distinto della pt. coronata , (1) Os animalis , linde emittet maxillam den- in extremitate hujus cavitatts , unde lineae cate- tatam: ab apice ad colhttn colli seii oris longitudo, nulatae. Caelerum extremilas hujus cavitatts. quod animai inter promovendum dimovet , al- • Ventricubis latior , ubi cibum inveni, alias ver- que contorqiiel , eaque longitudo valde lacertosa, mes inveni gelatinosos. Color ventriculi siihruher. ut in figura: corpora bina lateralia carnosa intra Substantia musculosa , musculis longiludinalihus. collum seu cavitatem oris locata , quae exerentis Cetera pergit inteslinum,perque he.par excurrit, de- maxillis vahle conferunt. In medio est ingluvies, sinitque in foramen. Forma intestini excurrit per unde oesophagus, seu intestinum vede ad viscera hepar; ipse et ventricuhis est in ventre animalis. locata extra corpus tendens , repletum lenticula Maxillam aliquam animai extra protendit,cibumque palustri. A colli lateribus excicrrunt notantes li- plusculis dentium seriebus arripit, itti arripiehat neae cavilatem , qtiae intra corpus adest , ubi ex- sproculum, quo eam taslabam. Cavolini Note mss. currit oesophagus et locatur cerebrum. Punctum (2) Journ. de t Acad. de Philad. 1817. 97 ed io (1) poclii anni dopo senza saperlo confermai il suo avviso (2). Sono gl'indivi- dui maschili quasi nella proporzione di 1: 15 alle feminc di amendue questi generi. Le quali distinguonsene per la mancanza del pène, che pendulo, ricurvo esiste nella mancina regione laterale del loro corpo, ed alquanto più oltre a sinistra della massa viscerale. Quale organo è tuboloso nelle ;)<. Fn'rfmoana e «a^ma, ovale-lanciolato tetragono nella pi. ombilicala. Presso la sua punta termina il solco spermatico, de- rivante dalla massa viscerale, fra cui giace il testicolo. Il quale ovale e roseo nella carenarla mediterranea occupa il fondo curvo della carena , essendo composto da in- finiti duttolini spermiferi trifurcati. Tutti apronsi in particolare solco posto verso la sommità del pallio e continuato fino al pène dapprima rettilineo , poscia incurvato. La di lui superiore metà offre uno strato di follicoli prostatici lobosi coi duttolini sboccanti nella esterna superficie del medesimo. L'apparato femminile della carena- ria rattrovasi in analogo sito; discernendovisi la ovaia orbicolare depressa, donde sorge centrale ovidotto sboccante vicino la matrice spirale, coverta da tunica esile, avendo altro corpo ovato o borsa accessoria distinta, e due corpicini piìi oltre vesci- coloso-violacei, simili alla vescica di Swammerdam: quali parti terminano nella va- gina con forame esteriore a cuore alla base del sacco palliare. Poli ed io fummo dub- biosi circa la sessualità della carinaria, della quale vedemmo sempre qualche femi- neo esemplare. Intorno al distinto di lei sesso io ebbi (3) men chiara idea di quella, che Laurillard vi pronunziò poscia; ma che meglio determinai in seguito, ossia un biennio (4) prima di Edwards (5), che l'ha pienamente confermata. A costui debbesi la conoscenza de' suoi zoospermi codati e vivacissimi in marzo, non che la (1) L' apparato del sesso maschile della ptcTotrà- non fallii opimo, ad inaris organa pertinent du- chea forse sarà costituito da un canaletto dotato di ctus usquedum prorsus ignoti , in abdominis cavo piccola verruca rossa, posto a destra tra il corpo contenti. Pii'i : panilo longius ah intestini recti olivare e T ala , o nolatoio descritto. GT indivi- orificio observatur vulvae apertura et ad vagi- dui, che mancano di tale canalino, hanno V ovaia nam ditcens , in quam con/luunt oviductus ab biancastra giacente sul fegato. Sunto delle Mem. ovorum receptaculo procedens , matrix, alia duo su la stor. e notom. degli anim. s. vtrt. Nap. corpora; quorum primum prò fabrica matrici assi- 1824, p. 6; Notom. comp. 1836, II215, lav. mila, alterum plurimis violaceis vesiculis constru' VIO, LX19. ctum , cujusque ofjìcium ignoramus. Observ. cit. (2) La pt. Fridericiana presenta un canaletto 208, tab. XVI 5-6. rosso variamejite attortigliato esimile farsi agli (i) Fra venti individui di caTenaria e di 'plcTO- organi genitali maschili da me accennati nella care- trachea neppure uno era maschile, e come dissi era- naria. Mem. cit. Nap. 1829, IY84. no unisessuali. Il testicolo è fatto da vari gruppi di (3) Il corpo di cui parla Edwards fu con dub- tuboUni seminali 3-igoni. Notom. comp. Nap. bio reputato testicolo da Poli: V, quod testiculus 1829, Suppl. I 8. sit an non definire non audemus ( Testac. utr. (5) Ann. des scences nat. Paris avr. 1840, XIII Sicil. Ili 33, tab. XLIV 4 j. E soggiunsi : si mea 195. 98 osservazione del sacco vitellario e della macchia Purkinjana, visti in cadauno uovo del succennato Mollusco. 2) Apparecchio respiratorio e circolante. Circa la fabbrica delle branchie , che rappresentano una linguetta a superfi- cie e margine rugoso , non ho molto d' avvertire ; tranne che il comune integu- mento copra le laterali ramificazioni secondarie, la rispettiva arteria e vena, collo- cate nella sua faccia superiore l'una, nella inferiore 1' altra; talché le vicendevoli anastomosi succedono ne'marginali loro ramicelli. Su quelle della carenarla, al nu- mero di sei a destra e di altrettante a sinistra del pallio, vidi vari corpicini gialla- stri, che tenni per uova di entozoi. N'esiste doppia quantità, ossia dodici a dritta ed egual numero a sinistra del nocciuolo viscerale deWa. pt. ombelicata. Sono sempre disposte a filiera, di decrescente lunghezza dal centro verso le due estremità, con- trattili, pendenti ec. Avrei bisogno di ulteriori disamine per conoscere la provenienza dell'acqua esistente tra le pareti del loro corpo. Chiunque contempli la carenaria nel vitale suo portamento, agevolmente vede quanto essa, che ne inturgidisce il corpo, influisca sulla cangiante di lei forma: ecco il motivo dell'errore, in cui sono caduti pa- recchi osservatori nell'averne riconosciute diverse specie, appartenenti al medesimo individuo piìi o meno contratto. Nel prenderla in mano, non solo poco a poco si smunse detto liquido, e divenne floscia la tunica cristallina; ma immantinente uscì da orbicolare apertura vicino l'ano , anziché dal cirro codale, che sospettai tuboloso come nel gastrottero e nella cimbulia. Tanto la rete vascolare della superficie del corpo , che del notatolo della pt. ombilicala comunica colle vene semicircolare e mediana profonde di questo , le quali possono facilmente injettarsi di aria dalla periferia al centro di dette par- li , e non al contrario . Esse sboccano nell'ampio e lungo seno venoso composto da un sacco chiuso, di valida tessitura, attraversato dal tubo cibale, dal bulbo mu- scolare esteso fino alla origine della coda : nel quale punto poi termina semicirco- lare e diviso in tronco destro e sinistro , cadauno con undici decrescenti branchie presso il notatolo, avendo mediana interruzione ovale, e poc' oltre presenta varie si- nuosità. Ho contato per minuto sedici lente pulsazioni nel suo cuore, eia orecchietta aveva inferiore filo bianchiccio. Pel sistema venoso ed arterioso nulla evvi diverso da quello della carenaria. Dopo reiterate ricerche su questa ho veduto , qualmente il sangue portato nel sacco addoniinale dalle vene reticolate notatorie , da altre simili più esili deri- vanti dalla superficie del canale che gira pella coda fin dappresso il notatolo, passi dentro altra cavità ovale posta nel fondo della spira della conchiglia , onde arri- vare alle dodici branchie pennate di unita a quello della vena epatica. È riportato 99 da consimili vene branchiali nella orecchietta del cuore (J), da cui passa nel ven- tricolo , che lo immette entro l'arteria aorta, dapprima ristretta, la quale obliqua- mente dirigesi dentro l'addome, dove si divide in aorta anteriore ramificata nel bulbo esofageo , quivi tripartendosi, ed in porteriore che presso la uscita del nota- toio dà l'arteria genitale abbastanza grossa diretta al pene che bifurcata cinge , ed alla parte posteriore inferiore del corpo ; giacché la superiore riceve un ramo dalla arteria notatoria co' ramicelli inferiore, superiore e mediano quadripartito. L'accen- nata aorta, oltre la tunica sierosa, offre longitudinali nastri fibrosi; ed iniettata di mercurio ha impedito , che questo fosse ritornato al ventricolo del cuore , in forza di valvulose pieghe. 3) Sistema nervoso. Il cervello deWa pterotrachea ombelicata presenta due ellittici emisferi superiori, internamente uniti da corta commessura mediana, ed inferiormente forniti della solita fascia nervosa. Da cadauno emisfero partono due nervi verso la bocca, altrettanti die- tro, uno grandissimo mediano laterale , che attraversa l'orbita e nella base del bulbo oculare superiormente forma il semilunare talamo ottico. Escono inoltre dall'estremo superiore di ciascuno emisfero sì una coppia nervea avviata alla base del citato bulbo, come l'altra dall'inferiore, ossia il primo diretto al cavo orbitale e'I secondo alla cas- sula otelitica, e parecchi verso dietro per incontrare il gran ganglio simpatico seilo- bato, giacente presso 1' origine del notatolo. Dal trilobato cervello della carenaria (2), vale a dire composto da duplici lobi reniformi destro e sinistro superiori, analoghi più a' talami ottici che ai cefalici emi- sferi, nella loro gibbosità congiunti da stretta fascia rettangolare, e dal terzo inferiore [1) Ligamentum, soggiugne Cayolini, raWe cras- pria bulbo crystallino locato in ipsa sttbstantia cor- tum, substantia corporis animalis quod retinel tan- poris crystallini animalis. Constant umore pro- quam suspensorium viscera, quodque penetratur ab prio acuii, seu sphaera cryslalliìui in apice locala, oesophago. Cor, vesica alba, diaphana,pulsans,mo- nec obducta ulta parie cryslallina corporis ani- tusquesuos e/Jicienspulsalione.Branchiaepulmona- malis. Cingil globum hunc in apice membrana les aquacontactupulsantes, libere extra viscera^ seu aterrima coni truncali figuram repraesentans, an- corpus animalis. lice ex parte anteriore animalis aperla , hoc est (2) Corpus subqvadralum album, seu non dia- non completa , quae choroideae seu camerae ob- phanum; unde prodeunt anlice nervi bini, qui ad sciirae loco est, saepius apertura stai 5gona. Du- gaglion bilobum in medio oculorum situm pertin- rilies lenlis ut in Piscibus : illa vero superficie» gun!, ex postica innumeri radii seu nervi excitr- conica, quas cingit seu stringit lentem, ad basim runl radialim , qui ad viscera el reliquum cor- revolvitur, basimque efficit basi perforata in cen- pus pertingunt. Oculi posili ad articulationem Irò , quo intrat nervtis oplicus. Tenlacula bina colli cum pectore supra pectus ipsum, quod id- valde mobilia supra orbitam oculorum. Cavolini circo caput dici polcsl. Concludentur oculi prò- Noie mss. cit. 100 semilunare, nascono vari nervi. Due de'quali hanno innanzi la coppia di ganglietti or- bicolari posta superiormente al bulbo esofageo, da essi sorgono la commessura traver- sale, l'intermedio reticolato e raggianti nervi a' lati, lo storaato-gastrtco bifurcato, serpentino, disperso su lo stomaco. Que', che il cervello somministra in avanti, rag- giunte le pertinenze della bocca, formanvi apposita corona: da' suoi lati sorge sì l'ot- tico con parecchie ramificazioni a foggia di rete sopra la coroidea, pervenendo fino al foro pupillare, che l'otico giìi bifurcato. In dietro moltissimi nervi vengono dalla in- teriore fascia nervosa encefalica , affin d' internarsi mercè costante dicotomia in tutt'i punti delle pareli addominali, nel notatolo, nella coda. Tra la moltiplicità di essi no- lansene due grossetti, che dal cervello vanno alla coppia ganglionare simpatica an- teriore, altro paio equidistante diretto pel mezzo del notatolo insino all'acetabolo, onde ne' soli lati esteriori fornire biforcati rami alla sua periferia. Mirabile è il nerveo irraggiamento prodotto dal quadrilobato gran simpatico verso i lati, obliquamente in avanti per la coda, ove vansi replicate volte a bifurcare sul membro genitale, presso il sacco addominale, formando un ganglietto o piccolo simpatico, destinato alla massa viscerale. Non ho dissecato Mollusco così ricco di nervi, quanti me (1) ne offrì la ca- renaria, poco tempo prima di Edwards (2), da cagionarmi difficoltà somma, se avessi voluto figurarli tutti: dentro il loro neurilema circolano scarsi globetti neurinici. La pterotrachea coronata ha una cavità ovata colla base indietro, che io chia- mo orbitale , ed assai più ampia del centrale bulbo dell'occhio. Appo la carenarla mediterranea nell'anteriore regione oculare rimarcasi un semicanale, terminato vici- no l'apertura di detto organo. Questo tanto noila pterotrachea, quanto nella carena- ria ossia uno a dritta e l'altro a sinistra, occupa la parte inferiore della testa, alla radice de' tentacoli, avendo ognuno la direzione laterale alquanto obliqua; talché tra- sparisce da' comuni integumenti il suo trigono bulbo violaceo, comparendo la base dell' uno quasiché rivolta verso quella dell'altro. Amendue sembrano flosci , e quivi forniti di triangolare infossamento, che vi mentisce una fessura. La loro lente cri- stallina perfettamente sferica é cinta da propria e singolare zona nel punto, dove at- taccasi l'orlo della tunica sclerotica, restandone metà fuori e'I resto entro la cavità ialoidea. Quella è fibrosa, essendo internamente tappezzata da strato pimmentico coroideo come ne' Molluschi cefalopedi. Chiaramente ho osservato l'umore aqueo racchiuso in fievolissima membranuccia ialoidea e quasi problematica. Sotto la quale sta la retina derivante da grosso nervo ottico , che giugne fino alla lente cristallina della carenarla e nella pterotrachea , mentre vi manca la rete del nervo , ewi il ta- (1) Delle Ghiaie Notom. camp. 2. ed. Stipp. (2) Ann. des sciences mturel. Paris 1840, 11. Nap. 1840, p. 2. XIII 19C. 101 lamo analogo a quello de' Cefalopedi. Non conosco il lavoro di Krolin intorno la esistenza e posizione de'Ioro occhi, che per solo annunzio da lui stesso datomi. Su quale articolo io aveva precedentemente dato molte notizie, siccome rilevasi in Du- gès (1). Prima che Eydeux e Soulayet (2) poi rinvenissero 1' apparato uditorio nei Molluschi pteropedi ed eteropedi,e Gaudichaud(3)nella carenammo (4) aveva figu- rato Fotolite della pterotrachea, ma confuso (5) con ganglietli nella carenarla medi- terranea. In amendue quello a guisa di corpo sferoideo occupa la regione posteriore intermedia, tra la base dell'occhio e"l cervello. Esso appo questa ultima apparisce non solo globoso, alquanto depresso, ma risultante eziandio da duplici cassulette, l'esterna cartilaginosa cerulea, maggiore della interna giallastra, fragile contenente uno sferico nocciuoletto, emulante la lente cristallina, cinto da zona nerognola, friabile, e scrosciante compresso fra due pezzi piani di cristallo. Il curioso si è, che il grosso nervo, che lo attraversa, n'esca bifurcato, onde perdersi nel tessuto adia- cente. Se i Cefalopedi , eccetto la seppia , oscuramente avvertano le foniche ondo- lazioni , le medesime riuscir debbano nulle sì in questi, come in altri Molluschi. 4.) Sistema cutaneo, muscolare. Il primo integumento, od esterno privo di cpiderme, perfettamente cristallino , a guisa di tremola gelatina , di facile screpolamcnto e dissoluzione , inzuppato di acqua, è levigato e men crasso nella pterotrachea; anzi gracile e crivellato nella infe- riore faccia del viscerale suo nocciuolo. Appo la carenaria poi mostrasi desso muricato da tubercoli, a causa di corte e lineari acicolette ossiformi, vieppiù visibili e traver- salmente collocate sopra la coda; variandone la spessezza minima in questa, media nella proboscide, massima nella prima metà del di lei corpo. Il sottoposto inviluppo, od interno affatto muscoloso, perfettamente ne segue le forme, sebbene piìi impiccio- lito, producendo su il notatolo e giìi a foggia di saccato prolungamento il pallio, tap- pezzante la interiore parete, e come diaframma l'apertura della conchiglia. Quale otre offre triplice disposizione nelle muscolari sue fibre : vai quanto dire, osservansi esse di aspetto membranoso a'dintorni della bocca; reticolato-lacertose nel resto della pro- lx>scide, più contrattile delle altre ; a duplici serie di nastri obliquamente decus- sati sino al pène, emulante conica borsa spaccata nella base ; dapprima membrana- cee, indi fievolmente lacertose per poco nel sacco palliare, punto solito a succedere il distacco de' visceri ; poscia di nuovo membranose , a nastrini decussati pella de- stra e sinistra banda del notatolo e suo acetabolo, mantenuti in sito da altri paral- leli traversali; come piatti lacerti diradati nella coda, approssimati verso il cirro (1) Phjs. comp. Paris 1838, I 319. 1839, p. 26. (2) Ann. d'anatom. frani:, oct. 1838, ;j. 205. [i) Metn. su l occh. Nap. 1838, tav. IX12 e. (3) Duvenioy Lee. sur l'hist. naturd. Paris (5) Mem. Nap. 1825, II 216, tav. XY i p. 2 n 102 anzidetto. Conlansi sei parallele coppie di questi nella pterolrachea, che pel resto del sacco muscolo-membranoso mostra poco o niente di notevole. Appartengono alle spe- cie di amendue i generi di tali viventi particolari muscoletti , ossia alla bocca k) sfintere, a' tentacoli. il corrugatore lungo il loro asse, al bulbo oculare il depressore presso la base, al membro genitale l'erettore larghetto. Meriterebbe piìi minuta de- scrizione il bulbo muscoloso esofagico, grosso e validissimo, congiunto al citato integumento nell'orale forame. Ha esso muscoli intrinseci ed estrinsici; i primi ne compongono la intera massa e le pareti del cavo della bocca, ove trovasi la lingua ovata con particolare membrana fibrosa. Notanvisi tre disposizioni di denti giallo- dorati, puntuti, cartilaginei, ossia ogni serie ne olTre una coppia a destra e sinistra, lunghi e ricurvi; ed altra mediana arcuata come quelli corti e conici. UI. 2)£SGS2ZJON£ ICONICA- Tavola Si. Carenarla mediterranea delineata vivente , un poco ampliata specialmente nei tubercoli cutanei, essendone a il cirro codale, h la conchifera carena, e l'apertura della vulva, e l'intestino retto coverto dalle branchie, d il pericardio, che traspari- sce a traverso del guscio; 2 pezzo di cute per vedervi le papilluccie, conico-acumi- nate o mammellari e , le acicole rf; 3 porzione delle listerelle glandulose ampliate. Tavola 62. Carenarla mediterranea: 1 bulbo esofageo, in cui notansi la guaina muscolosa tagliata a, aderente all'orlo della bocca e, da cui continuasi l'esofago reciso come la contigua gianduia salivare e, muscolo abduttore g», traversale h sottoposto al prece- dente, linguale d, masso di detto bulbo i; del quale 2 veggonsi le fibre e, i boccali a, gli aduttori de, il resto di siffatto bulbo fi. 5 ne fa conoscere il peritoneo o tuni- ca del seno venoso y , le glandule salivari fm , la fascia cefalica M , il bulbo del- l'occhio s, l'esofago e, poc'oltre lo stomaco, l'intestino w, l'apertura della vulva H, la vagina h colla matrice K chiusa, l'ovidotto i, l'ovaia I, la vescica di Swammer- dam /, l'altro corpo accessorio Z, quali parti veggonsi ingrandite e spezionate 6, li- starelle glandulari G G aperte in g, il termine pettinato t del notatoio, i canali ve- nosi 0, i corpi dendritici x x verso la coda , il nervo simpatico N , le due vene b b branchiali che in B sboccano nell' orecchietta A del cuore , alla quale segue il ventricolo, donde esce il tronco aortico E per isbaglio creduto duplice CC; 7 ap- parato digestivo di siffatto Mollusco , di cui A mostra il principio della bocca , in- feriormente esistendovi la serie de' denti dentro il citato bulbo, esofago B , stomaco C con interne rughe longitudinali, intestino r; 8 inferior faccia della lingua ovata, 103 in cui appariscono i denti laterali maggiori aderenti a cartilagineo arco Z> , su cui sono disposti ; 1 siffatto dentario apparato d' ingrandito diametro , dove chia- ramente scorgesi , che ogni dente maggiore , assottigliato ed uncinato nell' apice f, sia col compagno per la base congiunto, essendovi in cadauno una specie di orlo legamentoso. Tali denti di qua e di là F sono in duplice serie disposti, cioè la su- periore or nominata e la inferiore G, essendo i denti minori egualmente conici tre per ogni are» legamentoso g, e'I mediano più grande de' laterali; 9 lingua osservata mercè lente a tre ordini di denti maggiori E E per ogni lato, oltre la lamina coria- cea F , ed i minori su le fascie cartilaginee allogati ; 1 1 lente cristallina si di natu- rale grandezza, che ancora ingrandita. Tamia 63. Carenano mediterranea maschile vivente: 1 ne rappresenta il sacco muscoloso del corpo , ossia la disposizione fitta nella bocca a , lacertosa nella proboscide e nel tentacolo e , a nastri esterni e con gV interni sottoposti , a fibre avvicinate rettilinee k , a reticolato codali fr e i ac , palliari s , decussati esterni notatorì Ip, intermedi traversali n, acetabolari o, muscolctto d oculare , g corrugatore del pène e suo sacco t, ingrandito 7 e co' muscoletti a della sua guaina b , follicoli pro- statici d; 2 seno venoso e f, dove sbocca la rete notatoria e, la codale cbd, e conti- nuato g, tronco dell'arteria branchiale bifurcato i col ramo h derivante dalle viscere; 3 acicolette x della faccia esterna dell'integumento cartilagineo-ialino, sua crassezza f, venuccia branchiale A, orecchietta u e ventricolo v del cuore cinti dal pericardio t, dilatamento dell'arteria aorta y, notatoria m dante in giù la penile e codale, esofa- gea z, lobo cefalico destro e, ottico e, otico d, orbicolare della bocca b, altri nervi surtì dal lobo inferiore gh , nervo destro i e ganglio gran simpatico / co'filetti rag- gianti/, uno decedali n, penile p, piccolo simpatico r,sostanza spugnosa 5, fegato R, solco deferente q, testicolo in sito C, visto da sotto 8, suo vaso seraifero 9; 14- a lobo cefalico inferiore co'nervi d superiore destro, e commessura sua, /"cassuletta otica, ingrandita 6 e sezionata 5 col nocciuolo centrale e, nervicciuolo che n'esce e, ottico g , rete h e ganglietto sottesofageo, loro commessura «, stomato-gastrico r. Tavola 64. Pterotrachea ombilìcata 12 feminea di giusta grandezza, sezionata vivente dal- la parte destra, onde rimarcarvi a la bocca, e il principio dell' esofago, e la intro- duzione del tubo enterico nel nocciuolo viscerale n poco sopra del duodeno e dello stomaco, hhhhh il seno venoso con interruzione circolare ?/, nel quale sbocca la rete venosa superficiale t, nonché la media r del notatolo, ove si anastomizza co'vasi qo^ z r arteria branchiale e lu suoi rami , f la unione de' lacerti muscolosi codali, b li nervi boccali surti dal cervello, i la cassula otica, m il gran simpatico; 13 il tron- lOi chicello di secondo e terzo ordine di una pennella, m la orecchiella cardiaca; 14 un disco cotiloideo glandulare col canaluccio mediano pertugialo a; 15 figura del mem- bro genitale di un suo individuo maschile. Tavola 6S. 2 denti ingranditi della pterotrachea coronata; 8 a lobo destro del cervello, e nervi boccali, d simpatici, l ottico ed altri fdetti fii , e cassoletta otica, i apertura della coroidea, h lente cristallina con fascia nera, g cavità orbitale; 10 a fine dello stomaco e duodeno, e tunica del nocciuolo viscerale crivellata nel quale sito sta l'o- vaia, d intestino retto. 3 pt. Fridericiana vivente e di ordinaria ampiezza, e oliva- re nocciuolo viscerale col cuore a sinistra e poc' oltre il membro genitale. Tavola 173. Espone il contorno delle ombreggiate figure autografe sulla carenarla o ptero- fora concacea spettanti a Cavolini col facsimile suo, di Poli, di Macrj e mio. XII. CASTEROPEDI JANTOICI. Colonna(l) a confessione di Cuvier (2) è stato il primo a ben descrivere layan- tina e '1 suo abitatore, essendo stato di poco superato da Breynio(3),Forskahl(i), Carburi (5) Bosc; ad avvertirne la diversità dalle elici , ove senza troppa filosofia (1) Cochkae iantbinae cum animali exactior extuberantemsatis, atque veluti cartilagineam spu- icon et historia. — Nunc anno 1609 in oppido mani viiream fundebant omnes, non secits ac aqtia dicto Torre dell' Annunziala, maio mense fantibits dilulo sapone multo et concussa, atque paleae , occidentalibus , maximoque maris impetu illic ae- tei allerius rei exigua fistiila intincta, et inflata stuantibus undis, aliectas inter alia , cochleas mul- paiilatim erenit , ut piterorum mos est Neapoli, tas , ex his adhuc viventes colligt curavimus. Ab qua sphaendae veluti vitreae inflanlur et denique omnibus cochkarum terrestrium et marilimarum a fistula dimiltuniur ex feneslris, Copiosum spon- aniniaUbus reliquis, quas bue usque vidimus, hu- te evomunt cochkae istae succum purpureum vior ius animai valde differì. Huic penis arrecti facies laccum, ìU seipsasinficianl, et colligenlium manus. est, glandem, habens, in cuius exiremo fabam ex- Testa levis est, parva , et obeso admodum superio- primit, rimam prò ore in medio faemininum fere re orbe .... reliquum vero teslae variegatum, un-' sexum referens , Tubescente magis interna parte, dosis candicantibus parum lineis. Si quis ueritem cum reliquum animai ex obsoleta coerulea purpu- hanc esse dicet , nisi magnitudine re fragori posse, ra candicel: circa medium utrinqtie appendices De purptira. ì^cap. 1C16, />./". 12. habet binas , quarum altera exierior maior , ea- (2) Mtm. surla janth. jj. 2-10, fig. 1-8. rumque acies magis saturo colore purpurascunt. (3) Trans, phil. an. 1705, n. 401, pi. II 5. Ima pars animalis prope testam rugosa est, et de- (4) Desc. anim. citt. 127. nique limbosa ut m congeneribus, non tam oblon- (3) Calogerà. Nuov. race di Opuscol. Yen. ga, nec acuta, sed rotundior; sub qua copiosam 1657, lom- HI- 105 due secoli dopo fu arrolata da Linneo ; non che a stabilirne la naturale analogia colle nerite , proposta in questi ultimi tempi da Lamarck, o tra le fasianelle e le am- pollarie da Cuvier, la cui opinione fu desunta dall'anatomia. Questa però anche fra le mani dello zootomista francese rimase appena abbozzata, e su vari articoli erro- nea ; quantunque si fosse riprodotta da Meckel AVagncr Duvernoy e Grant. Né da me è stata altra volta (1) edora pienamente esaurita, facendomi decidere con De- shayes (2); qualmente ìaijanlina costituisca particolare famiglia detta ossistoma da Blainville, o secondo Taejandnica. I. I)2SC»2ZI0NE ZOOioejCA. Corpo ovale-bislungo con proboscide fornita di due bifidi tentacoli, privi di oc- chi ; piede avanti slargato, attenuato dietro, ove attaccasi l'apparato galleggiante ; conchiglia conoidea ventricosa , con apertura triangolare , a columella retta sorpas- sante il margine dritto con seno mediano. /. comune ( j. communis Làsi. ). Corpo violetto; proboscide cilindrica, pcniforme co'denti sporti fuori la bocca; tentacoli inegualmente spartiti, ottusi; piede anteriormente slargato, semicircolare a margine assottigliato, nella metà posteriore corredato di due piccoli notatoi laterali; gruppo allungato di aeree vescichette attaccatovi giìi verso la sua punta; conchiglia fragile, leggera, coniforme, ventricosa, di colore violetto più sbiadato nel margine interiore della spira, a strie oblique parallele; apertura obliquamente arcuata, a co- lumella dritta, alquanto prolungata, formante seno nel sito della carena.*Le {antine hicolorala e risplendente di Menke, penicefala di Péron sono mere varietà della t. comune, da cui appena differiscono. Poli mi raccontava di averne spesso rinvenuto presso S.Giovanni a Teduccìo il guscio rigettato dal mare. Alla fine di maggio 1824 insieme con Meckel vidi un solo individuo vivente di jantina; ma da quell'epoca in sino a'primi giorni di dicembre 1840 non era più apparsa nella nostra rada, essendovi venuta a schiere, e qualcheduna abitata dal granchio eremita, migrate dalle coste di Sicilia , ma totalmente disparvero negli anni vegnenti. L'organo galleggiante della iantina fu esattamente descritto da Colonna De- smarets e Rang , da Lund tenuto qual placentario delle sue uova , e da Blainville consideratone l'opercolo; essendo errore di Cuvier, che esso non si trovi in tutti gl'individui, mancando però d'interno rapporto colla cavità del loro piede. Siffatto ap- parato , somigliante alla spuma , diafano , due dita largo e più di sei lungo , aderisce (1) mi. camp., Stipp. I. Nap. 1839, p. 1-8. (-2) Did. class, d'hist. na^ Paris. 1826, 1X63. 106 con un' estremità alla faccia inferiore della punta di questo , d'onde fievoli nastri muscolosi continuansi fino all' estremo di quello, e scorrono sulla membrana o sac- co, entro di cui le varie ed ineguali cellette stanno rinchiuse ad irregolarsi filiere. Osservansi le medesime 5-6gone, a pareti comuni e bizzarro incastro, ossia che le pa- reti di ognuna sieno comuni ad altre cellole contigue, elastiche, ricamate da fievo- lissimi vasellini, come la vescica natatoria de'Pesci contenenti aria, e tolta la tunica esteriore, fibrosa e non mai quasi cartilaginea al dire di Colonna, sono riuscito man mano a votarle. Lo stesso succede, quando l'animale sia prossimo a morte, pria della quale distaccasene detto corpo, od essa ritiraselo entro la conchiglia, quante volte vo- glia profondarsi in mare, affin di cacciamelo pel galleggiamento. Questo eseguesi , tenendo detto mollusco la indicata massa cellulosa a fior di acqua, il piede supino e spiegato coi due laterali natatoi che dimena qua e là, la proboscide co' denti sporti in fuori, la coppia di tentacoli allungati, la conchiglia pendente in giù. Quale fenomeno coincide colle osservazioni di Bosc, a torto con- traddette da Bory (t) e daReynel Coates(2), qualmente simiglianti otrelli a volontà della mn£S€B2ZION£ NOtOIVIZCA. 1) Organi. Il bulbo esofageo deWaianlina, oltre la consueta massa muscolare, internamente tiene duplici corpi ellittici, alquanto crassi, emulanti i cotiledoni della fava, come nel (1) Voyage aux quat. lìes princ cCAfrique, l (2) Rem. surVapp. flou, de fa janth. {BuU.des 141. se. nat. Paris 1826, VH 259. 107 pleurobranchìdio . Due trigoni muscoli, che dalle pareti della proboscide inserisconsi sul nominato bulbo, proccurano l'allargamento della bocca. Altra coppia a foggia di nastri longitudinali rimarcasi entro l'addome, ossia sopra il piede, essendo come i notatoi di analoga tessitura. La lingua differisce da quella de' precedenti Molluschi per la sola forma de' denti. I quali sono pure cartilaginei, giallo-dorati, disposti in filiere alterne, approssimati, nella estremità libera curvi, più puntuti dalla parte opposta aderente alla fibrosa lamina linguale, ed ognuno con dente nel lato interno. L'esofago incomincia stretto e pian piano slargasi, seguendovi in linea retta lo sto- maco, indi l'intestino duodeno assai ampio da rappresentare un secondo ventricolo, colla mediana apertura orbicolare del gran dutto epatico, fornito su di valvula semi- lunata, poi il budello gracile molto piccolo curvato verso destra, onde allargarsi nel retto. La interna faccia del tubo enterico è rugosa per lungo, e fibrosa all'e- sterno; anzi nell'esofago e nello stomaco appariscono i lacerti lungitudinali congiunti da altri obliqui, oltre i traversali. Il fegato della jantina occupa gran parte della spira , che dietro descrivesi dal suo corpo, ed a guisa di successive linguette ramificato dall'interiore verso l'esteriore lato, ove rimarcasi sovrapposto alla matrice. E di colore rosso-fosco, granoso, e'I corrispondente dutto di cadauna ramificazione apresi nel grande canale epatico. La coppia di glandule salivari, una maggiore interna composta da molti foUicoIclti e r altra minore bianca esterna, riuniscesi mercè comune duttolino sboccante a' lati della bocca. Tutta la superficie esteriore del pallio e della spira epatica osservasi tappezzata da bianchiccia patina calcare, risultante da molti follicoli ovali gessacei, a duplici sovrapposti strati, addetti alla formazione delle conchifere lamine. Inoltre quasi la intera branchiale cavità della jantina è inverniciata da umore violetto-scuro, da cui resta colorito il guscio, e geme la porpora. La vena e venuzze branchiche ne tengono pure una lineetta. Il margine del pallio ha una serie di fol- licoli porporiferi, e molte rughe esistono in fondo dello speco branchiale: di ana- loga natura reputandone il gruppo ovale, collocato alla esterna banda dell'intestino retto. Esso mi tinse di colore vilaceo le unghie e dita; ma, ad onta di replicate la- vande , non si dissipò che dopo qualche dì : quale fenomeno fu avvertito anche da Colonna. Singolare attenzione merita la matrice deWa jantina aperta a destra del cavo branchiale, continuata fino alla sommità della spira epatica, presentando una cavità areolare, composta da orbicolari cellette grandi e piccole, dentro le quali in- torno intorno apronsi gli ovidotti grappolosi. Fra venti individui neppure uno n'era maschile; anzi son certo, che Cuvier abbia creduto membro genitale la bilabbrata estremità della di lei vagina. Si era già notato, che la elice vivipera cacciasse feti, invece di uova; cosa in sor- 108 prendente modo da me pure verificata nella teredine, Ferussacia ed in essa. Di fatto entro tutte le cellule della sua matrice, ristretta ed aperta sopra l'ano, prolungata poi fino alla spira epatica ove slargasi alquanto , esistono in novembre migliaia di conchigliuzze. Ciascuna delle quali a due giri spirali caccia dall'apertura una linguet- ta bianchiccia, che ne rappresenta l'organo vescicoloso, visibile in forma di punto biancastro negli embrioni invischiati da polta gialliccia, alberganti dentro gli ovari tu- betti. Ifetini sono quivi poco più piccoli, coperti da trasparente guscio violetto. Stanno invischiati dal moccio esistente nello speco branchiale, uscendone fuori quasi appic- cati ad un filo, al modo de' ragnelti e talora pendenti dall' organo galleggiante. La loro figura appo Home (1) è men precisa che quella di Lund(2) salisi jant ina prolun- gata. I sacchi oviferi da Coates reputati suoi, o delle 7. globosa ed esigua, pendenti sotto l'apparecchio notatolo , a senso mio spettano ad altro animale. Giacché esse mancano di particolare placentario, e fetini conchiferi ho rinvenuto nella matrice, nel cavo branchiale e presso il piede; ma non mai uova, le quali non hanno bisogno di periodo d'incubazione esteriore. Inoltre parmi, che l'aura seminale sia loro niente necessaria per infonderli indipendente vita, di che non mancano dentro le ultime ra- mificazioni ovarie semplici biforcate. 2) Branchie , cuore , vasi. Il sangue, reduce dalla rete venosa dell'anteriore e posteriore parte del piede, sbocca nel seno addominale, il quale ne riempie lo spazio mediano trigono, e quel- lo occupato dalla proboscide , de' tentacoli. Esso forma centro di unione al princi- pio della spira epatica , dove finisce la vena , che dalla punta di questa pian piano cresce di diametro, in forza delle ramificate venuzze esistenti sui lobi linguette epatiche. Tale liquido passa nel curvo tronco dell'arteria branchiale, nella sua con- cavità divisa in rami inferiormente unipennati, anastomizzati nelle punte colle ve- nuzze collocate all'esterno loro margine. Ben inteso , che le trigone lamine bran- chiche arteriose siano più larghe delle venose; innestandosi il margine di una a quello dell' altra pennetta , e colla particolarità , che le prime ed ultime sieno più strette e corte delle medie. Come mezzo ausiliario respiratorio considero il particolare cavo rugoso, esistente in fondo dello speco branchiale, provveduto di ellittica apertura, e ricco di vasi dispersi nel suo tessuto spugnoso e forsi glandulare. Cavità affatto ana- loga ad una vescica aerea, notatoria: anzi, pria che Caillaud, Quoy e Gaimard ne avessero fatto menzione nelle ampollarie, io (3) l'aveva scoverta nel buccino galea e nel murice tritone, assegnandole il verace officio, che vi disimpegna. (1) Trans, philos., (IH. 1817. (3) Stinto delle 3Iem.' su gli anim.s. veri. ìiap. (2) Ann. des se. ncUurellcs Paris 1834 , pi. VI 1S24,7). 12-14; Test, utrtusq. SìcjV. Parmac 1826, 23-26. Ili 40, lab. LIL, UH. 109 La vena branchiale, costeggiante la mentovala arteria, risulta da venuzze u- nipennate, che parallele sboccano nella convessità del tronco principale, finito nella ellittica orecchietta del cuore, mediante breve stringimento unita al suo conico ven- tricolo, ed amendue rinchiusi in orbicolare sacco pericardiaco. L'arteria aorta, ap- pena uscitane, spartiscesi in tronco epatico, dante rami alternativamente pennati a cadauna linguetta iecoraria; ed in ascendente vieppiù ingrandita, ricurvata pel davanti del pericardio, sicché pervenga in mezzo all'addome. Quivi rettilinea giunge fino al bulbo muscoloso , dove termina bifurcata. Nel suo corso somministra a destra un ra- micello allo speco branchiale, ed agli strati muscolari , altro pel relativo tentacolo maggiore e minore , il terzo alla proboscide; ed a sinistra dà la stomachica divisa in cinque tronchetti ramificati sul ventricolo, la pedidia curvata dietro con alterni ramicelli diretta fino alla punta del piede e forsi aH' organo galleggiante, oltre un rametto al pavimento addominale, non che la tentacolare. 3) Cervello, gangli, nervi. I nervi e giallicci gangli dellayantoa da me accompagnati ascendono a maggior numero di quei scopertivi da Cuvier. Contansi di questi ultimi due grandi presso il bulbo esofageo, i quali forniscono molti nervicciuoli anteriori, ne'lati esterni essendo uniti da nervo traversale sopraesofageo , e dietro cacciano un grosso cordone , che oltre la metà dell' addome incontrano un ganglio quasi trigono , dante ne lati filetti allo strato muscolare , la commissura traversale , un nervo bifurcato verso il piede , ed altro che nella curva aortica trova la terza coppia ganglica corredata della cor- rispondente commissura traversa, e a dritta esce un filetto che vicino il forame branchiale offre un ganglietto con bifido nervicciuolo. La quarta coppia ganglionare è la sottesofagea, che fornisce i nervi tentacolari, e lo stomato-gastrico.Piìi, dappresso le branchie evvi un ganglio ovale, il cui nervo deriva dal ganglio esofageo destro. Tavola 67. Iantina comune: 1 delineata vivente ed in posizione di galleggiare, essendone rorganodestinatoall'uopoa, e colla conchiglia giù;2quella come camminava in fondo di un cato pieno di acqua marina, avendo la conchiglia rotta /sino all'apice della spira;, il pallioe,li follicoli gessacei g',a triplice sovrapposte serie 8acrf,le linguette epatiche ho, ingrandite 5, la ovaia i ed ampliata con pezzi di fegato a 4, il lobetto laterale sinistro e del piede, sotto il quale principiano i nastrini muscolosi d estesi fino alla estremità dell'organo galleggiante; 3 apparato linfatico-venoso, ossia seno addominale hphlno, entro il quale trovasi l'esofago a, lo stomaco r, il duodeno s, 2o 110 l'intestino e, tranne il retto d, e sboccanvi le vene epatica k, la pedidia anteriore i, la posteriore t col vase/, uscendone il tronco dell'arteria branchiale fé suoi rami gr, forò della cavità branchiaca accessoria e. — Gfetini e dentro l'ovario, cioè estra-uterini in- granditi 7 pella faccia inferiore a, e superiore col sottoposto organo galleggiante e; 9 disposizione e forma de' denti linguali. Tavola 68. Janlina comune:! 1 a esofago, e muscoli dilatatori del suo bulbo, glandule salivari maggiore e e minore e?, /"stomaco aperto, gr duodeno col foro del gran dutto del fegato o,h intestino retto sezionato, n matrice o sue caverne m e chiusa /, i gruppo di glan- dulette porporifere; 12 a orlo sfinterico boccale, lobi b carnosi, crete de'sottoposti cartilaginei, lingua s,Iobicinod su cui questa ripiegasi e sua guaina e, /"muscoli estrin- seci; 1 4- tronco della vena branchiale a e delle pennette 6, pericardio e, orecchietta £Sc:bizzon£ zoologica- 5/G^jiEro ( Sygabetcs Xjar. ). Corpo ovale con mantello convesso su, slargato e sottile nel perimetro, giìi pia- no con solco o sifone prolungato e ricurvo , contenente Io scudo conchifero solido , composto da lamina superiore coriacea, addossata alla inferiore testacea o perlacea; piede stretto, avanti fornito di solco, dietro assottigliato; velo sopra la proboscide conica costeggiata da due sottili tentacoli con occhi all'esterno. (1) Mèm. sur le sygaret, p. 2-6, pi. 1 1-8. (2) Mém. cit. Nap. 1828, III 215. Ili 1) 5. altolideo (s. halyotoideusZi.i/.) Corpo cinerio; mantello orbicolare, poco convesso, con sifone mediano appe- na visibile nel margine antero-inferiore; piede allungato; pene carrubeforrae ; scu- do conchifero emulante una piccola aliolide, ovato, piano con strie arcuate , avan- ti slargato semicircolare, dietro ad unico giro spirale e piiì compatto. Altra volta lo riferii al s. Àdansoniano : mi fu recato moribondo in ottobre 1826, e vivo nel 1840. 2) S. nerilideo ( s. neritoideus Delle Chi aie ). Corpo grigio, o cenerino con rari puntini nerognoli; mantello convesso appena tubercolato, con lungo sifone a canaletto ricurvo; piede anteriormente sinuoso, assot- tigliato dietro, uscito oltre il margine del mantello, gialliccio su, biancastro con pun- tini solfurei giù; pène a lancia; scudo conchifero compatto, simile ad una nerila, con- vesso ad elevata spira di due giri. Corrisponde al s. concavo di Lamarck , ed alla elice neritoidea di Linneo. Poche volte ho visto tale Mollusco, ma sempre alterato: per isbaglio ne riportai una Ogura al nolarco (1) , ed ora cassata. 3) S. Morelliano ( s. Morelli Delle Cbiaie ). Corpo cinaberino ; mantello convesso con sifone poco pronunziato ; piede sol- cato avanti, assottigliato e lungo dietro; scudo conchifero come quello della spe- cie precedente. Morell me lo recò entro lo spirito di vino nell'està del 1828; da Scacchi fu anche accennato nel suo Catalogo conchigliologico pel 1836; e bello mi apparve vivo nel 1840, principalmente per le macchie larghe orbicolari, gialle pun- tinate di rosso su di un fondo scarlatto, colore che poco alterasi entro l' acquavite. 4) S. giallo ( s. flavus Delle Cbiaie ). Corpo giallo con circolari macchiette più fosche, alcune maggiori , e rari punti neri sul mantello sollevato, convesso, con sifone alquanto lungo e ricurvo; pène car- rubeforme; piede anteriormente solcato, provveduto di rari puntini argentei; scudo conchifero gracile a spira poco elevata. Esso di tanto in tanto apparisce nella nostra costiera. Le descritte specie di sig areti da Philippi furono malamente osservate in Palermo, ed insieme confuse. Distinzione, che io (2) aveva già fatto otto anni pri- ma. Le figure del suo s. perspicuo appartengono al s. aliotideo, e la conchiglia al s. giallo od al Morelliano. Sappia dippiù , che la elice neritoidea venne da me giusta- mente riportata al s. neritideo. n. DEseaiziojra NOToivjicia. La proboscide del s. aliotideo è lunga, rugosa, fornita di due acuminati ten- tacoli, oella base provveduti di occhi. Il pallio nasconde nel suo interno la conchi- (1) Mm. IV 209 , tav. LXK 4. i^)Mem.Nap.i828-30,l\215,tav.XL\ll3-7i 112 glia, che all'esterno ne trasparisce, prolungandosi molto ne' lati, giacché anterior- mente ha due pezzi, nel centro de'quali esiste un mediano ed acuminato cirro, che è il canaletto del sifone conducente nel cavo branchiale.il piede poi avanti è semicir- colare con solco, restringendosi a' lati, affinchè impiccolito finisca assottigliato die- tro. A dritta del cavo branchiale vedesi pria 1' orifizio dell' ano , poco lungi dal quale esiste un gruppo di glandulette , di cui ignoro l'officio, indi 1' apertura della matrice tubolosa , nel cui fondo ristretto termina 1' ovidotto ramificato ed immerso nella sostanza del fegato. A sinistra della prefata cavità apparisce il cuore, e nella sua orecchietta sbocca la vena delle branchie da una sola parte pennate, e provve- dute di appendice ovale. L' interno della bocca è incrostato da lamina cartilaginosa divisa in due lobi, ed il bulbo esofageo offre la lingua con una filiera laterale di denti uncinati, oltre un'altra triangolare mediana. È da farsi rimarcare il suo seno venoso medio e lon- gitudinale, che presenta muscoli traversali, onde restringere la cavità addominale , prolungandosi in un lungo canale terminato nella coda. Interessante nel s.Morelliano trovo tanto il muscolo palliare composto da semicircolare linguetta interna piana, da cui irraggiansene varie altre periferiche; quanto la rete linfatico-venosa, cioè ten- tacolo-proboscidea che finisce nel canale semicircolare, esteso pe'margini del pal- lio, ed unito al compagno sboccante nel seno venoso, dove immettesi ancora quello rettilineo mediano del pedidio reticolato. m- SlSCSfilZIOSfZ ICONICA- Tavola S4. Sigarelo MorelHano 6 vivo ed ingrandito , onde rimarcarsi porzione di pallio intatto h, la rete venosa tentacolo-proboscidea a, palliare e, pedidia col vaso me- diano d, laterale bc, terminati nel seno venoso , muscolo palliare f. Tavola 68 e 69. Sigarelo giallo 10 al naturale e vivo ; 18 pezzo ingrandito di suo mantello. Tavola 79. Sigarelo aliotideo 3 moribondo, che offre in e il sito del pallio tappezzante la conchiglia i ; 5 s. neriloideo morto, nel quale è da notarsi il pene i , il solco del piede y, e'I luogo/" occupato dalla conchiglia delineata da sopra 6 e da sotto 7. — Lamina cartilaginosa boccale del s. aliolideo chiusa 10, denti 19, cuore 18 s colle branchie e sua appendice t , fegato m , ovaia u, intestino retto x col gruppo glan- doloso che poco ne è lontano, matrice z,die sì è ingrandita 20 col respettivo evi- 113 dotto a ed ovario. 21 porzione del cavo addominale per farne vedere i lacerti mu- scolosi y posti sopra il seno venoso, che termina chiuso Y. Tavola 106. Sigarclo Morelliano 1 morto , sua conchiglia 3. XIV. PLACEIVTARII DE*» GASTEROPEDI. La contemplazione del risultamento della fecondazione di questi Molluschi risale a' tempi dello Stagirita (1), e fu perfettamente obbliato ne secoli posteriori. Imperato (2) ne fece oggetto di lodevoli ricerche, illustrate da Marsigli (3) e Ba- ster (i); ad onta che Esper (5) ed Ellis (6) ne avessero niente profittato, ritenen- dosi quali specie di zoofiti tubolarici da quello, od alcionarì da questo, e pili o meno aggruppati da AValch (7). Erano così disposte e poco inoltrate le nozioni intorno a simiglianti produzioni, quando esse nel 1823 (8) fissarono la mia attenzione si per le forme esteriori, come pel contenuto, cioè pe' rispettivi embrioni. Sin d'allora deter- minai (9) la figura e fabbrica di simili gusci o nicchi, se gelatinosi o coriacei; l'umore albuminoso, che li riempie; la forma granosa, e la disposizione dell'embrione; il di lui continuo moto rotatorio, non che le celeri oscillazioni del ciuffo de' suoi cirri vi- bratili. Particolarità, che non so comprendere come siano sfuggite aVanbeneden(lO), che le ha pienamente confermate; delle quali tenni discorso col Carus (1 1), convali- date in seguito da Grant (12), e da Lund(l3),da cui furono pure studiate nel Bra- sile ed in Napoli: mentre che contemplavansi quelle del porto di Spezia dal Berto- Ioni (14-), e di Catania da Lavia (15). Dumortier (16),Pouchet (17) eSaars (18) hanno segnalato i cangiamenti del vitello de'MoIluschi gasteropedi analogo a quello de'Batraci. Anzi il primo con so- cratica pazienza ha determinato tutte le fasi, che percorre e specialmente l'abbando- no del moto vorticoso all'apparizione de' nervi. Gray (19) ha osservalo l'aumento (.1) Hist. anim. lib. V 15. (il) Bullet. univ.des se. ml.'Pansl828,'Sl\. (2) BÙI. mt. Nap. 1600, p. 4, f. 730-82. (12)Brewter/our.rfessc.na(.Edim.l827,n.XIII. (3) Relaz. delle uov. di chiocc. Boi. 1683. (13) Ann. des se. nat. 2.' sér. Paris 1834 , (4) Opuse. subsec. Harl. 1702, I 33, lab. V I 84, pi. VI 1-28. 1-6;, VI 1-3. [U) Atti della Soc.ital.Mod.l832,XXi3i:,fig. (5) Bist. des zoophyt. Nuremb. 1786. (15) Ragg.de'lav.dellaSoc.Gioeniaài Cataa.lS. (6) Ess. sur. t hist. nat. des Coral.Load.p.^d. (16) Embryog. des Moli. gast. Brux. 1927,j). (7) Naturforsch. XUI 1-52. 34 fig. . (8) Mem. cit. Nap. 1823, I 55-73. (17) Compi, rend. de t Acad. des se. 1838. (9)J!fem. cit. Nap. 1825, II 279. (18) Wcigmann Arck. 1837, p. 402. [10] Rech. sur. le dev. des aflys.Brax. 1811, fìg. (19) Magaz. of mt. hist. Lond. 1837. lU di volume, che dopo l'alto sessuale acquistano gli embrioni; Laurent (1) e Quatre- Fages (2) hanno fornito esatte notizie intorno alla limnea , Jacquemin (3) sul pla- norbe: Baer (4) e Dorbigny (5) hanno indicato il modo come si aggruppa l'embrione de' vari ordini di Molluschi gasteropedi.il citato zoologista danese con più fondatezza di Grant pretende, che i cirri vibratili non siano altro, che pettini branchiali. Egli ha desunto la sua classificiazione degl'inviluppi oviferi di sifiatti Molluschi , qualora sieno riuniti a masse di forma indeterminata, oppure determinata; e suddivise in ordi- ni per la figura, oppure l' attacco con o senza gambo. Io ne porgo sommaria distri- buzione, figlia delle poche forme osservatene; ma confesso, che lo studio, toccante la determinazione delle specie, cui esse appartengono, sia ancora nelle fascie. S. DESCRIZIONE XMB&IONIGA- 1) P. nematoìdì, o elminti formi. Corpi cilindracei , gelatinosi, tremoli, isolati od in masse inestrigabili. a) Intrigati. Non aveva potuto finora acquistare esatte nozioni circa la strut- tura di siffatta produzione gialla, piii o men fosca; e qualche nostro scrittore di cose naturali non mancò di emettere il suo avviso, reputandola uova di Molluschi, quan- tunqueGraelin la ritenesse per specie di ato'onjo, corrispondente aWa.Milesio o terzo di Dioscoride , che fu annunziato dall'Imperato (6) col nome di vermicchiara e dal volgo na politano di vermicelli. La quale da'moderni zooioghi poi neppure è stata ri- conosciuta a cagione delle dubbiezze , che avevansi intorno alla sua essenza. Per quanto mi sia stato permesso , non ho trascurato di esaminarla in diversi periodi dell' anno, essendomi assicurato, che simigliante prodotto dalla primavera fino al termine dell'està si trovi su gli scogli del nostro littorale. Questa osservazione, che per varii anni ho avuto occasione di farvi, rimane ampiamente convalidata da quel- lo, che or ora n'espongo. Essi sezionati per la loro lunghezza, non mancano di corrugamento ne'margini; e per riguardo alla densità non andò molto lungi dal vero Imperato tanto intorno (1) Emhryog. des liin. Brux. 1841, fig. china alia condizione delia gomma dragante; si sti- li) Ann. des. se. nat. Paris 1834. ma essa anco .«pene rfi alcionio. Ist. nat. p.lSO- (3) L'Inslilut. Paris 1835. 32,^3.1.... La rete marina ha concatenamento (4) Phys. de Burdach. Paris 1836, III 76. simile a rete e invoglio de filiccioni aggruppati, (5) Compt. rend.de lAcad. des se. Paris, 1837. di sostanza tenera, nel modo della vermicchiara (6) La vermicchiara marina ha consistenza si- et alcionio Milesio, e perciò può riponcrsi nel geno mile ad invoglio di lungi filaccioni : di materia rf'alcionii molli: ha movimento animale. Op.cit., vicina aWalcionio molle, più tenera, e che in- p. 774, fig. 783, 3." 115 alla vermicchìara, quanto in riguardo alla rete marina, che reputo d'identica comjw- sizione. Non posso annunziare con asseveranza quanta sia mai la loro lunghezza; attesoché per qualche piede e più dalla origine incominciano ad avviticchiarsi e spes- so ad incollarsi in modo tra loro, che rappresentano il vero nodo gordiano, qualora si volessero distrigare. Pervenuti in questo stato, si spezzano e cadono su' macigni, ove vieppiù fra essi si agglutinano, ed oltrcmodo s'incaminano verso il perfetto svi- luppo. In siffatta epoca taluni marinai li mangiano crudi, ed altri ne preparano sa- porite fritture. Io ho riferito, che Cavolini sull'asserzione de' nostri pescatori disse, eh' essi erano filza di uova di aplisie, e non gli sfuggì che gli embrioni movevansi ancor chiusi in quella sostanza gommosa. In questa mia opera è rappresentata la forma e la disposizione di detti embrio- ni, che fin dal 1823 vidi coU'aiuto di una semplice lente; ma in seguito, e soprat- tutto a'principj di luglio, osservato un pezzetto de'nominati vermicelli, mi fu agevole di ravvisarvi, qualmente grande quantità di loro aveva un moto si rapido e durevole per molte ore, che dovei molto stentare non solo, onde assicurarmi della esatta figura delli medesimi; ma per farli eziandio osservare al disegnatore, il quale in mia unione vide, che ogni embrione da me fatto delineare negli anni scorsi e ravvisato pure dal Cavolini , non era altro che una orbicolare cavità, in cui contenevansi migliaia di esseri viventi, nuotanti in particolare liquido. Nel sezionarsi le pareti di tale cavo, molti di essi n'erano usciti fuori, e saltellarono durante varie ore sul vetro del mi- croscopio. Curiosa è poi la struttura della prefata cavità, la quale risulta da parecchi fili tessuti ed incrocicchiali inmaniera da circoscriverne l'aia senza farla affatto co- municare colle contigue, ed a guisa di nido di uccello nella specie seguente. L'u- more contenutovi serve al nutrimento di detti embrioni; e somministra spiegazione della permanente vita e contrattilità di simile sostanza , quantevolte tengasi per molti giorni fuori l'acqua marina. Essi appartengono all'a. leprina, e Vanbeneden vi ha notato il guscio con peristomo chiuso da opercolo attaccato al piede con cirri vibratili , il vitello granoso, ed un ganglio nerveo. b) Solitari. Nel mese di marzo 1824- incominciai ad osservare i maccheroni Ita le fessure de'macigni sottomarini a guisa di un tubercolo, della grandezza di piccio- lissimo fruito di cece. Dopo alquanti giorni s'ingrandisce e caccia tre in quattro prolungamenti quasi simili alle gemme de' vegetabili. Verso la metà di aprile i men- tovati polloni si allungano e serbano orbicolare ed eguale diametro, emulando il no- stro comune lavoro di pasta, detto del volgo maccheroni. Ed è curioso il vedere, che mentre qualcuno di essi nato solo principia ad allungarsi, giunto ad una certa di- stanza dalla comune coppaia, sembra annodato; d'onde spartiscesi in tre o quattro, aventino lo stesso diametro del tronco, da cui derivano. Il loro colorito è verdastro, 116 marcata trasparenza derivante da limpido e filamentoso umore. Distesi di molto si prolungano, ed immantinente ritornano alla pristina dimensione. Col microscopio si rese piìi chiara ed ampliata la figura di siffatti viventi ne' wac- cheroni.'Essì apparvero simili ad un nautilto, dalla cui apertura opercolata ora usci- vano tenuissimi filetti, ed ora se ne vedeva il contorno con quattro disuguali e grandi denti. In altri individui a traverso dell'apparente guscio nautiliforme ed affatto mem- branoso, principalmente poco lungi dalla sua convessità , traspariva una linea flessuo- sa terminante in un corpo nericcio e spirale. Ma bisogna confessare, che qualcheduno di simiglianti embrioni faceva scorgere sulla faccia superiore due punti neri analo- ghi agli occhi , nella anteriore un ciuffo di mobilissimi filamenti, che attentamente contemplati parevano antenne o piedi, e nella posteriore la massa de' visceri. A me è riuscito finora impossibile di colpire l'opportuna occasione per la determinazione precisa di detti animaletti ; attesoché ho sempre veduto che poco al di là dello svi- luppo accennato i prefati maccheroni verso l'estremità rendevansi più esili, ed i glo- nieri degli embrioni rinchiusivi incominciavano a distaccarsi e precipitare nel fondo del mare, onde completarvi l'ingrandimento. Quindi vedesi bene, che Valcionio vermi- colare descritto da Gmelin, non debba figurare , che quale particolare placentario, forsi deWaplisia fasciata. e) Spirali. Ravvisansi su' fuchi a foggia di cerino disposto a più girate , da Rafinesque figurato sotto il titolo di elminlo spirale (2). 2) P. cestoidei o zonali, zigarella. Corpi nastriformi , gelatinosi, tremoli , fissati appena od interamente a' corpi adiacenti. a) Rettilinei. Spesso vagante nel mare, o fissata su' macigni o fuchi, di luglio rinviensi una zona giallastra, lunga più di tre piedi parigini e larga un pollice, con- trattile al toccamento, ed agitata da tremolo moto. Esaminatone un pezzetto con una lenta vi ho scorto ingente numero di vescichette globose, oppure quasi quadrate, aventino internamente un globetto cinto da altri sette, cadauno de' medesimi risul- tando da embrioni orbicolari. Anzi meglio esaminatone un pezzo , scorgesi la em- brionica disposizione in filiere a guisa della cifra oo supino. li microscopio poi vi dimostra ogni embrione ovale con ciuffo di cirri vibratili anteriori , avendo un ab- bozzo di conchiglia vescicolosa come nerita , agitato da celerissimo moto rotatorio vorticoso. Qui parrai, che trovi molta approssimazione e simiglianza la lorica marina d'Imperato (1), principalmente nel massimo sviluppo embrionico. (1) È specie di animale imperfetto simile a co- dritto e non colcato, come di lande destra e sini- rio delineato in modo di scarne connesse, procede stra. Op. cit., p. f. 673-783, 2." nelF acqua con movimento serpeggiante , d'incesso (2) Car. di nuov. gen. Pai. 1810, p. 90. 117 b) Spirali. Pescasi talora presso il Castello Lucullano un'altra specie di nastro giallo, a forma di spira attaccato alle conchiglie o agli scogli, e fatto da immenso nu- mero di uova senza alcun ordine dispostevi. — Però ignoro a quale genere e specie di animali invertebrati spettano cotali produzioni. In ambedue i placentari descritti, talora tuboloso-depressi, gli embrioni stanno immersi nella sostanza gelatinosa, ab- bastanza tegnente; la quale si rende più sciolta, quando essi siano prossimi a com- piere il convenevole sviluppo, anzi spappolasi o fila nel momento del loro distacco. Uno di essi visto al microscopio presentava la spira epato-genitalc granosa, il corpo cuoreforme , il piede semilunare con cirri vibratili marginali. e) Pereformi. Pende dagli scogli, mercè parziale gambetto, un altro placenta- rio pereforme , che risulta da nastro aggomitolato e globoso. d) Falcali. Nella costiera di Posilipo e di Miseno vedesi aderente a'corpi marini una zona semicircolare, epperciò detta zampa di cavallo da'marinai; essendo piana, ristretta nelle due estremità, crespa nel perimetro convesso. È composta di sostanza gelatinosa, incrostata di arena fina quasiché lutacea, ed internamente areolare: con- tiene ogni sua celletta una sostanza moccio-filamentosa in maggio, crivellata siccome la vidi in luglio 1828, e la chiamai (1) melobesia arenacea. Ad essa spetta la jlustra arenosa di Ellis,con bastante dubbiezza riferita da Lamarck (2) alla discopora crivel- lo, cui non conviene alTatto secondo Deslongchamps (3) e Edwards (4). Boys (5), dissentendone Lamouroux (6), la tenne quale ovifero ricettacolo di seppia, e(ììi.oog(7) col faltodimostròinmarzo 1818,chesia dessa ammasso di uova della nenVma glaucina. 3) P. cassolari. Cellette aggregate o solitarie, fornite di orbicolare fossetto centrale o latera- le, turato da gracile membranuccia, squarciantesi per la uscita degli embrioni. a) Favosi ovali. Essi sono composti da tante formelle cave, quasi paraboliche, curve, e nella base fra loro simmetricamente congiunte in vasti gruppi della grandezza del capo umano. Ogni celletta gialliccia offre la faccia esterna convessa e solcata, e lintema concava ed affatto levigata, avendo nella sua parte superiore un foro orbi- colare. Cadauna celluccia risulta dalla tunica esteriore alquanto resistente, e da altra interiore sottilissima, che chiude il forame indicato. Nella di lei cavità trovasi un umore bianchiccio, consistente, di odore disgustoso, nel quale galleggiano moltissimi globetti granosi, e giallastri. Quali embrioni escono previa lacerazione della mem- brana, che chiude il prefato foro. La favagine (8) è presso di noi comunissima preci- li) Mem. cit. Nap. 1829, IV 35. (6) Pohjp. corallig. Caen 1816 , p. IH. (2) Anim. s. veri. II 167, (7) 5ocie<. iinn. Lond. 1823, XlV 318, X 1-8. (3) Enc. mith. supp. Paris 1824 , II 254. (8) La favagine è vegetale di consistenza compo- (4) Lava. Anim. s. veri. 2." ed. Paris 1836,11 250. sta tutta di cancavità piccole eguali , contenute da (5) Trans. Lmn. V 230, tav.X. sottili membrane : ha perciò somiglianza con le rare 2», 118 samente ne'mesi di luglio e di agosto, rinvenendosi attaccata agli scogli. I nostri ma- rinari la chiamano pulciara, attesoché tenuta fresca nelle stanze realmente richia- ma le pulci, che restanvi invischiate. Imperato avverte, che era volgare opinione, che sia madre di conchiglie marine,e pure consentanea aquanto nescrisse loStagirita(l). b) F. conoidi. Sul miriofillo, che vegeta nel flumicello del Sebeto, ho riù ve- nuto parecchi longitudinali gruppi di cassulette coniche, ognuna fornita di due la- mine ellittiche laterali, non che di foro terminale centrale, turato da membranoso diaframma , che poi resta lacerato. e) F. daliformi. Poche cose dico in riguardo a questa curiosa produzione, che nella state vedesi fissata, ora sola ed altre volte aggroppata, sullo spondilo Gederopo, e sul guscio della ostrica mangereccia. Ciascheduna di esse ha la figura di cono in- verso, nella di cui estremità inferiore principia un corto pedicello espaso come di- schetto, per attaccarsi isolata a' corpi marini. Superiormente presenta un margine rilevato, e nel centro un forame rotondo chiuso da sottile membrana. I pescatori napolitani l'appellano bicchierino. Le sue pareti, composte dalla tunica esterna coria- cea e dall'interna esile, sono trasparenti in maniera, che fanno chiaramente osser- vare l'umore bianchiccio contenutovi colle uova globose rosine, che vi nuotano; igno- randone la specie di murice, cui appartengono. Gli embrioni hanno uscita pel forame sopraddetto subito, che siansi ingrossati e torsi efficaci a lacerare la membrana, che li chiude. I bicchierini descritti da Bertoloni, che cita il presente mio articolo, sono imbutiformi , ed appartengono a diversa specie di murice. d) F. discoidei sessili. A gaissi di focaccia orbicolare-depressa, ombilicata, coria- cea, cerulea con base membranosa, a largo margine sfrangiato, esso rimarcasi aderente alVascidia mammellala.^o'iìvìmi giorni di aprile vi comparisce un umore tegnente con dieci a quindici embrioni rossicci , globosi. In giugno ne ho trovato rotta la mem- branuccia opercolare, che ne turava il foro centrale, ed uscitine gli embrioni di mu- ice tritone o truncolo con guscio a tre spire compiute, avendone due in maggio, ma nel progressivo sviluppo oltremodo cangianti di forma. e) F. discoidei pedicellati. E desso simile ad un globo depresso, fornito di foro centrale superiore, e di gambetto slargato inferiore, onde attaccarsi a'gusci di testacei. f ) F. ellittici. Ho pure veduto sopra la flabellaria Desfontainiana talune caselle fatte da vari cerchi membranacei , posti in serie decrescenti gli uni su gli altri. spongie, e con li favi, ed ahhiamo di essa due spe- (1) Purpurac , verno tempore, se coUigenles in eie , l una di forma dritta , l' altra di ripiegata , e eiindem locum, condunl, quam favaginein vocant, si trova in mole maggiore di capo umano: è volgare quae veltiti farus est apum, verum non ita eie- opinione che sia madre di conciligli marini. Op. gans, sed quasi ex putaminibus cicerum albonim cit. 733, fig. 1/ e 2.' multis inter se composita. 119 L'ultimo de' quali è coperto da membranuzza, che resta lacerata, quando debbano uscire gli embrioni, che yì albergano. 132. S?I£GAZIONS ICONICA- Tavola S7. 3 gruppo di vermicelli di mare , 4 loro pezzo spaccato per dimostrarne l' in- terno , 5 contenente gli embrioni. Tavola 68. Pezzo di placenlario favagineo aggregalo 1 di naturale ampiezza col diafram- ma a, che ne tura il rispettivo forame; 8 una delle sue cellette aperta con embrio- ni ò e la suddetta membranuccia c- - 2 bicchierino di mare. 5 p. discoideo, ed in- grandito 6, onde vedervi il foro a senza la membrana già lacerata con embrione e, ed altro meno completo ampliato i. P. favagineo cassulare 7, ed uno ingrandito 3. Disposizione degli embrioni del p. cesloideo 9. Tavola 74. Embrione 16 àol placenlario cesloideo spirale, essendone r il cuore. Tavola 86. Placenlario nemaloideo spirale 2 , suo embrione 3. Tavola 40S. Placenlario favagineo conoideo 21 e sua cassoletta isolata 22; p. f. discoideo pedicellalo 24. Tavola 127. Placenlario cesloideo pereforme 5 siccome aderisce a' corpi marini. Tavola ISO. Segmento di p. falcato (flustra arenosa Gm. ) 16, per vedervi la foroia e di- sposizione de' nicchi oviferi. Tavola 1S1. Placenlario cesloideo 10, di minore diametro del naturale. Tavola iS3. Tubercolo de' maccheroni a principio dello sviluppo 1 6 ; e da altro shnile di essi sonosi allungati i fili ce e, Z) nodo da cui pervengono tre filaccioni ; 18 uno di questi con parecchie cavità piene di embrioni 19 ee, circolarmente situate e tes- sute da fili ff; 20, 22 e 23 indicano le varie forme , che successivamente acqui- stano i prefati embrioni. 120 iXV. SUPPLEMENTO A^ MOLLUSCHI TESTACEI UNIVALVI DELLE DUE SICILIE^ Sin dal 1826, 'essendo rimasta incompleta l'opera del Poli su'Testacei (1), a causa di ninno incoraggiamento ricevuto, tanto necessario a proseguirne la stampa, ed a renderne splendida la incisione delle tavole, già tutte pubblicate; pensai mercè un Supplemento, disposto secondo il metodo Linneano, che ampliato ora riproduco, di non trasandare le ulteriori ricerche da me fatte all'uopo. Quivi mi occupo pure della denominazione generica e specifica de' Molluschi univalvi, trattata secondo il metodo, che Poli tenne pe' bivalvi e moltivalvi. 3. S£SCB3Z20Ni: ZOO^OGIGO-NOTOMJCa- § l. Cono ( Conds Lix. ) Test. ulr. Sic. lU 1. C. Siciliano ( e. siculus Delle Chiàie ). Conchigliuzza perlacea con quattro macchie dorsali triangolari di fondo nero misto al rosso e giallo. La maggiore rappresenta benissimo la Sicilia colle isole adiacenti, e nell'opposta faccia siffatte macchie non serbano regolare figura , tran- ne quella del Q invertito. Ha quattro a cinque giri , l' apertura lineare allargata verso r apice con quattro pieghe nel labbro interno , essendone giù 1' esterno un poco ravvolto. Fu pescata tra 1' arena della Caiola. Invito coloro , che lo hanno riferito alla volvaria migliaria di osservarlo vivente, e coli' animale rinchiusovi. 2 ) C. mediterraneo ( e. mediterraneus Brvg. ). Ne ho visto qualche individuo assai grande e co' giri della spira molto svolti e prolungati. La tromba esofagea del Mollusco mancava di bulbo muscoloso e di ap- parato dentario (2). Il corpo oliveforme granoso parmi gianduia salivare. , § II. Bolla ( Bolla X/.y. ) Test. nir. Sic. Ili 16. 1 ) i?. legnarìa ( b. lignaria Lin. ). Il suo abitatore osservato in mare apparisce giallo-sbiadato, assai prolungato (IjNel medesimo tempo, in cui oltrcmonte di- (2) Nous trouvons ( scrivono Quoy e Gaimard ) vol^avasi il Catal. des Annel. et des Moli, de Corse aussi, qu'ilmanqne plusieurs choses dans les dessins par Payraudeau Paris 182G,si pubblicava la slam- des cùnes, qui font suite à l'ouvmge de Poli, cam- pa de' Test. ulr. Sicil. Parm. 1826, tom. Ili, me par exemple les details si singuliers de la lan- Pars ali. fino allap. 56 ed alla tav.LWll: la qua- gite , car il n' eslpas à presumer, que les cùnes de le si copiava da' pochi esemplari, che se ne slam- la Mediterranée manquent de cet organe. Voy. de parono qui. Epperciò molle novità attribuite a l'Astrol. Ili 78. Payraudeau erano state da me già indicate. 121 in avanti, ellittico, alquanto depresso, fornito di mediani labbreltì boccali, di pro- fondo solco per cadauno lato, cui esternamente corrisponde trigono lobo. Da' mar- gini del cavo branchico geme un umore cedrino , che deriva dallo smungimento di que'follicoli globosi, essendone i periferici più grandi dc'successivi.Il mercurio in- trodotto nella cavità addominale della 6o//rt attuale è poi uscito dal margine anteriore del piede.Inoltre ho rinvenuto parecchi rari corpicìni ovali fra lacerti muscolosi; assai più lunghi nel corpo spugnoso. Esistono pure globetti orbicolari piccini nerognoli, altri ellittici rossastri dentro la vescica di Swammerdam.FoUicoletti aggruppati in lo- bettini sferoidei compongono la massa epatica; ed acini prostatici intorniano il mem- bro genitale.Da ultimo il sistema linfatico-venoso vi esiste sul dorso,nel piede e nella faccia interna del pallio con molti rametti, finiti in parabolico vaso: tutti sboccanti nel solito seno addominale, da cui ha origine la bipennata arteria branchiale. 2) B. ampolla ( b. ampuUa Lin. ). Il suo animale ha poca dissomiglianza da quello della 6. Colonna, essendone perfettamente simile la forma e 1 sito degli occhi , non che il colore del corpo. I tre pezzi ossei prismatici e ricurvi dello stomaco sono piegati a scalini , ed avvi- cinandosi ne chiudono perfettamente il cavo. 3 ) jB. idalide ( b. hydatis Lin. ). Mollusco ovale, gialliccio macchiato di fosco; mantello con due occhi mediani infossati , bilobato dietro e sovrapposto al guscio, su cui rovesciansi pure i trigoni lobi laterali; piede piano, avanti smussato, dietro acuminato. È comune sulle al- ghe del nostro littorale. 4) B. ravvolta ( b. convoluta Broc. ). Conchigliuzza cilindracea, attorcigliata intorno sé stessa, nitida, quasi traspa- rente, appena striata a lungo presso l'apice ottuso, ombilicato; apertura stretta, lineare, un po'slargata su, con base rotondata. Era nota a Lister, ma Brocchi l'ha distinta dalla b. oliva di Gmelin e corrisponde alla b. cilindrica diBruguiere,cui non parmi affatto convenire la figura sua insieme al Mollusco datane da Ehrenberg (1) sotto il nome di alicula cilindrica. Gli animali delle b. striata, Colonniana, episello erano stati da me descritti (2), e già figurati come quello della 6. idatide (3). L'ho vista sempre priva del proprio abitatore. Oroii ( OvoLA Làh. ). Test. utr. Sic. UI , 2.' 17. B. spella (b. spelta Lin.). Conchigliuzza bianco-carnicina, ventricoso-bislunga , con estremità quasiché rostrate; apertura lineare, meno angustata giù, a margine ingrossato e vieppiù inter- namente dentato, con obliqua pieghetta su : Mollusco carneo fornito di sifone lun- (1) Symb. pkys. Moli, gasler., (ab. H 7. tab. XLYI 17. (2) Tesi. ulr. Sic. Parm. 1826 , 2." 25-27, (3) Mem.cit. Nap.1829, IV 154, lav.hYU 7, 2? 122 ghetto, a canale; di due sfilati tentacoli, avendo gli occhi nella loro radice; di probo- scide conica; di piede piano, avanti con serie di corti e rari cirretti rossi, assotti- gliato dietro , provveduto ne'lati di pallio semicircolare tigrato da lineette rosse , ri- volto sul guscio. Di rado osservasi tra noi. Io la presi per la o. triticea: confusione più facile a succedere colla o. carnea. La spira conchifera interiore è pifi dura di quella delle c?/)ree, e identico ne è il muscolo alligatore. Le branchie col corpo adiposo ne sono anche simiglianti, ma non vi ho scorto la solita appendice.il bulbo esofageo globoso, muscolo-lacertoso, nella faccia interna ha due cartilaginee squamette,la ri- spettiva teca dentaria, e parecchi grani glandulosi. L'esofago termina nello stomaco ampliato , e l'intestino internasi nella spira epatica gialla, e come lamina accartoc- ciata. Tra la sua sostanza e'I budello osservansi vari litici gruppi rossi, ovali. § III. CiPSEA ( CYPRA.EA LlN. ). TcSt. UlT. 5«C. IH, 2.3 8. 1) e. pidocchio ( e. pediculus Liy. ). Il di lei Mollusco ha i tentacoli assottigliati con occhi neri, forniti di macchiet- ta bianca nel centro ; il piede come quello della e. pero senza opercolo, giallo bru- ciato; i lobi del pallio sono rugosi a puntini perlacei; il membro genitale rimarcasi lungo , ed acuminato. 2) C. coccinella ( e. coccinella Liis. ). Il suo animale offre due sottili tentacoli con occhi esterni alla loro radice ; la proboscide alquanto lunga, tubolosa; il pallio giallastro a macchie fosche con pun- tini bianchi, rovesciato in gran parte su la conchigliuzza violetta; il piede anterior- mente semicircolare angoloso, verso dietro assai prolungato, giallo, lingueforme, de- presso, appena puntuto nella mediana sua estremità. 3) C. lurida ( e. lurida Z/.v. ). L'abitatore della medesima, che fu pure incompletamente descritto da Philipp!, e non delineato, ha gli occhi neri globosi alla radice di lunghi tentacoli, spesso in- grossati in punta , violetto-scuri come la proboscide , il sifone , la faccia esterna del pallio semicircolare levigato; essendone la superficie inferiore del piede ovato am- pio acuminato dietro, nell'altra faccia di amendue queste parti è giallo con molti puntini più foschi. Notevoli ne trovo la sostanza spugnosa della cavità branchica, l'ovaia a lobetti bislunghi , il testicolo pennatifido , la distribuzione della rete va- scolare superficiale e profonda del pallio e della spira iecoraria.La struttura del- la e. pero era stata da me (1) divulgata molti anni prima, che Quoy e Gaimard l'avessero esaminata nelle cipree di America (2). (1) Sunto degli anim. s. veri. Nap. 1824, (2) C'est problalkment deputs qtte Delle Chiaie p. 7; Test. ìitr. Sic Pariti. 1826 , HI, 2." 13. de Naples a figure dans un supplemenl à touvrage 123 § IV. Voluta ( Voluta Ljx. ) Test. uir. Sic. HI, 2/ 29. • MÀRainEUÀ ( Marginella. Las. ). 1) F. cipreola (m. cipraeolaBROC. ). Conchigliabianca,pereforme, nitida; spira prominente ottusetta,con anfrattuo- sita appena distinte; columella piegato-rugosa; labbro con margine dentato: Mollu- sco bianco-ceruleo, provveduto di due assottigliati tentacoli con occhi collocati nella esterna parte della loro base; piede avanti troncato, in dietro attenuato colobi del pallio semilunari, esternamente tigrati e rovesciati sul dorso del guscio, che ne rima- ne in parte occultato. E rara nel nostro golfo, e vi si pesca d'inverno. Brocchi pe' caratteri della conchiglia la tenne piìt prossima alle vulute, che alle cipree. L'abito esterno del suo abitatore, e molto più la interna di lui fabbrica, me la fanno ravvi- cinare piuttosto a queste ultime. Di fatto l'apparato respiratorio ne è identico, e la lingua ha quattro squame ovali disposte in duplice serie a esili denti. " ToiVABiA ( VoLVABiA lAX. ). Test. ìitr. Sic. HI , 2.» 30. 2) V. trilicea (v. triticea Lam.). Mollusco corredato di due tentacoli; piede co'lobi laterali foschi, tubercolati, ro- vesciati sulla conchiglia. D'inverno talora rinviensi fra le ceppale di zostera insieme alle seguenti due specie. 3) V. pallida ( v. pallida Lam. ). Conchigliu7za ceruleo -variegata, ovata, liscia con due fascio parallele; spira poco elevata e distinta; apertura con quattro pieghe e margine dentato: Mollusco mu- nito di largo piede giallo-sbiadato con macchiette più fosche, semicircolare avanti, acuminato dietro; sifone lunghetto ricurvato ; proboscide conica, rugosa a due sot- tili tentacoli , esternamente provveduti di occhio. Pel guscio sembra varietà della precedente o la o. migliacea, a causa della fascia obliqua, e per l'animale ne è di- versissima. Tantoppiù che questo non abbia veruna simiglianza con quello della o. triticea delineato e descritto da Philippi in Sicilia. Ecco la ragione, che me la fece chiamare o. carnea. A) V. vaiuolosa ( v. variolosa Deliis Chiaie ). Conchigliuzza cerulea, ovato-rigonfiata ; spira niente prolungata, acuta; aper- tura con due pieghe, e margine intero ingrossalo: Mollusco giallo-fosco, provveduto di proboscide conoidea; due lunghi ed esili tentacoli con occhi neri; pallio che copre de Poli l'anatomie de la ciprèe deLinnó. On y trou- malheureusement on est encore à atlendre le texte, te beaucoup de bons dkails. Les systèmes nerveiix qui doit accompagner ces planches.Voy. de tAslro- et siPnguin y sont répresentés avec beaucoup de soin; labe. Paris 1834, III 24. 124. gran parte della conchiglia a macchiette gialle ovali su; piede anche macchiato, avanti inciso, dietro assottigliato. *" CoLouBELH ( Colombella £iif. ). Test. utr. Sic. Ili, 2.* 31. 5) F. rustica ( e rustica Làsi. ). Spesso se ne incontra una varietà abbastanza grande , coverta da epidemie gialla quasi tomentossa, e presentando le otto girate della spira molto svolte, da ren- derla assai allungata e mentire diversità specifica. •••• PlSANIA ( PiSASiA Blr. ). 6) V. mercatorìa var. ( e. mercatoria Belle C ni aie ). Conchiglia violetta con fascia bianca nel mezzo de'giri della spira: Mollusco di analogo colore con assottigliati tentacoli , nella metà esterna provveduti di oc- chi; sifone lunghissimo; piede avanti slargato, dietro attenuato, corredato di opercolo corneo, violaceo a margine giallastro. Farmi che, sia la planasside torolosa del Risso, o p. striatola di Bivona, ossia buccino maculoso di Payraudeau.Io sono stato il primo a fare conoscere la figura e la notomia dell'abitatore suo e della specie antecedente. 7) V. gialla ( e. flavida Delle Coi aie ). Mollusco giallo-fosco, avendo lunga proboscide colla solita teca dentaria; i ten- tacoli quasi troncati, e bianchi in cima; gli occhi esternamente situati nella loro metà; il sifone a canaletto esteso; il piede avanti prolungato con striscia bianca mar- ginale contigua ad altra simile parallela, assottigliato dietro; stretto opercolo corneo ovale, obliquo. Corrisponde al buccino Linne ano diPayraudeau,ed dilla pisania levigata di Bivona. Trovasi a Nisita. ••**' TORNÀTELLA ( ToRNATEtlA LasT. ). TcSt. UtT. SiC. Ili, 2." 34. 8) V. tornatile ( t. fasciata Lam. ). Mollusco roseo , provveduto di pallio rivolto sulla conchiglia , avanti biloba- to, con solco divisorio mediano, presso il quale giacciono due occhi neri infossati, poi diviso in due trigoni pezzi; avendo un lungo membro genitale a destra, assotti- gliato , curvo ; il piede avanti semicircolare con laterali prolungamenti , dietro ro- tondato; l'opercolo corneo striato, quasiché ad ellittici segmenti successivi semi-em- briciati,e nel margine esterno sfrangiati. È rara ad aversi col proprio abitatore. Ho imperfetta conoscenza dalla sua organizzazione. L'esofago tuboloso è costeggiato da due filiformi glandulette, e lo stomaco vedesi a cornamusa, da cui principia l'inte- stino immerso nella consueta spira epatica colla ovaia giallognola, essendone il pène lungo carrubeforme. 9) V. Dargclasiana ( t. Dargelasi Bast. ). Conchiglia giallastra, cornea, ovale colla spira a sei giri, il primo de'quali sem- pre maggiore de' rimanenti, levigata, striata a lungo con profondo solco sul dorso; 125 columella fornita di una o duplice piega dentiforme; apertura semilunare allungata, internamente levigata ; il primo giro è giallo-fosco , i rimanenti tendono al ceruleo sbiadato: Mollusco a tentacoli rugosi, brevi, nericci, con occhi alla interiore loro ra- dice; proboscide conica, fosca, rugosa; piede giallo-sbiadato, posteriormente assot- tigliato, sfornito di opercolo. Trovasi sopra i fuchi della costiera di Posilipo.Per l'uni- co dente e costa, nonché a causa della forma del guscio, e del suo abitatore, che niuno ha finora delineato, poco conviene con le orecchie miosotide e pigmea diDra- parnaud, e colla o. conoidea di Ferussac vista da Philippi nella Sicilia; tantoppiìi ch'essa sia onninamente marina, e non terrestre come queste, e che la figura datane da Basterei la rappresenti assai meglio di quella del Draparnaud. § V. Buccino ( Buccinum Lm. ). Test. ulr. Sic. Ili, 2.» 37. 1) B. Desmaretsiano ( Desraaretsianum Ris. ). Conchiglia gialliccia a linee traversali, parallele, rilevate e piìi fosche; spira di sei ad otto girijaperlura bianca .L'animale ha l'opercolo ellittico a strie concentriche, posto sul piede carneo macchiato di bleu, avanti semilunare, dietro appenabifurcato, e nel resto somiglia a quello d&buccini seguenti. Vive allaCaiola su le ceppale dell'alga vetraria. È da riflettersi, qualmente la disamina fatta senza troppa attenzione intor- no al b. ripario,ed al testé descritto farebbe conchiudere, che siano una specie istessa. Attesoché il piede del primo differisce per le sole macchie rosse su, essendo sotto biancastro, e per l'opercolo ovale. Ma, oltre l'abito esterno della presente conchiglia, ho avuto cura di figurarne una varietà co'cordoncini traversali o sieno linee meno ri- levate e color di rubino come quelle del b. Desmaretsiano; il quale non offre il mar- gine del labbro esterno dell'apertura internamente dentato o striato. Però li b.Lace- pediano di Payraudeau e'I macola di Montagu vi si approssimano moltissimo. 2) B. pigmeo var. ( b. pjgmaeum Brvg. ). Alle diversità altrove riportate aggiungo 1' attuale conchigliuzza, avendo gli anfratti quasi piegati per lungo, giallo-fosca con fascio cerulee punteggiate di nero. Il Mollusco tiene il piede un poco bifurcato avanti, con due cirri posteriori, giù bucato, l'opercolo corneo ellittico, i tentacoli assottigliati, e nella loro metà esterna provve- duti di occhi, il sifone molto lungo. V^i trovo analogo l'abitatore de'A. pigmeo, la- grimale e vitlato, il cui opercolo è da un solo lato dentato e più fosco nel centro; non che li b. tessolato di Olivi o Ferussaciano e Cuvierano di Payraudeau. 3) B. cornicolo (b. corniculum Oliy. ). Conchiglia a sei giri lisci, gli ultimi appena rugosi, verde-gialliccia con linee longitudinali flessuose, gialle, parallele; apertura con il labbro destro ripiegato, e'I sinistro appena striato per traverso, amendue violetti. Il Mollusco fornito di lungo si- 2r 126 fone e l'opercolo corneo ovale a strie concentriche da una parte sola dentalo, sono ver- di;il piede è bianco con macchie verdastre. Mortovi raniraale,poi stritolato nella sab- bia da' flutti marini, acquista il colore dapprima fosco, indi analogo a quello del 6. olivaceo. Pel Mollusco vi conviene egualmente che i b.vitlato, e levigato diLaraarck. Sebbene,a togliere ogni confusione, vi bisogni sempre una rassegna su'gusci nello stato di vita,anzichè stritolati fra la sabbia, e privi del rispettivo abitatore: la cui organica forma è perentoria guarentigia di qualsiasi diversità specifica. Nassa ( Nassa Lau. ). Tesi. vtr. Sic. Ili , 2." 48. i) B. nenteo (n. neritea Lam.). Conchiglia vivente verdastra con linee flessuose giallo-rossiccie, priva di epi- dermide, levigatissima, essendone la punta della spira acuta bianca stiliforme, e l'a- pertura rosso-fosca. L'animale offre due tentacoli, esternamente provveduti di occhi neri e piccoli; la proboscide molto allungata, rugosa; il piede anteriormente appena bifurcato con solco e due cirri ne' suoi lati anteriori, ed eguale numero dietro, ove è munito di opercolo ovato a strie concentriche, da una sola parte dentato;il membro genitale rugoso per traverso, acuminato edassai lungo; il colorito del corpo bianchic- cio con macchie cerulee, afrollate;la faccia inferiore del piede violacea orlata di bian- co.La sua struttura è come negli altri &«ca/u'. Èsservazione quasi o costante, che Me- ckel ad arte trasanda, qualmente quelli tra essi forniti di piede posteriormente cirroso siano nella inferiore faccia di questo provveduti di forame, per l'ingresso dell'acqua marina dentro addome: particolarità inosservata daEhrenberg nel suo cono teniato. § YI. Murice (Mdrex Lin. ). Test. utr. Sic. JII 2." ms., tab. XLIX. 1) M. truncolo (m. trunculus Lin.). È da considerarsi la forma del suo organo porporifero (1). 2) M. brandaris (m. brandaris Lin.). La notomia ed iconografia de' Molluschi di questi due murici, non esclusi li particolari toccanti l'organo porporifero, il pimmento, il corrispondente cavo bran- chiale accessorio, i foglietti e'I contiguo corpo moccioso gastrici, la sua lamina lin- guale, che ha per ogni segmento cinque ineguali denti trigoni mediani, ed uno un- cinato e curvo ne' lati ec, erano stati da me (2) resi di pubblica ragione un bien- nio prima di Leiblein (3). La porporifera materia di questo Mollusco e del pre- cedente è violetta, analoga a quella emessa daWa. iantina , cui Lesson attribui- sce la famigerata porpora degli antichi , rosso-violacea , abbondante a s. Ele- (1) Mem. Nap. 1829, IV 35, tav. Li 14 e 18. (3) Ohs. anal. sur la poiirp. des anc ( Ann. (2) Test. utr. Sic. 1», 2." ms., lab. LI 11. des se mi., iuin 1828;. 127 na, essendo arrossita dagli acidi e diviene blu con gli alcali; anzi col nitrato di argento fornì a Lesson una tinta rosso-blu per acquarellare. Poli teneva il disegno del m. truncolo, che da trenta era stato fatto coirumore porporino di siffatto Mollusco. 3) M. lavato ( m. lavatus Bast. ). Conchiglia con spira seigirata, fornita di pieghe longitudinali, intersecate da parallele linee traversali, le grandi alterne colle piccole; apertura violetta, con lab- bro esteriore internamente corredato di denti conici ben distinti, l'interiore su appena urabilicato, questo e'I compagno si uniscono, onde formare un canale pel passaggio del sifone; colore verde-fosco, per l'epidermide a vari strati pelosi. Se ne incontra una varietà col descritto canaletto più lungo, e con biancastra zona nelle girateli Mollu- sco osservasi bianco macchiato di giallo, il cui opercolo corneo è ovale curvo striato, il piede avanti finisce troncato con lunghi angoli laterali. Non conviene affatto colla p.Edicarsiana di Payraudeau. Abita sugli scogli fangosi del Molo di questa Capitale. 4) }L erinaceo (m. erinaceus Lm. ). Conchiglia bianca o fosca con spira a giri, fornita di oblique pieghe parallele, in ognuna delle quali se ne ravvisa l'accrescimento successivo eh' esce da sotto il precedente, il quale vi rimane addossato , ed alla cui prominenza corrispondono ì rialti, quindi i solchi che vi si alternano, araendue in direzione traversale; il mar- gine del labbro sinistro è internamente piegato relativo alle succennate cinture e sol- chi, il labbro sinistro è levigato ed appena umbilicato.il Mollusco vedesi gialliccio col piede avanti inciso quasi bifurcato, in dietro fornito di opercolo corneo giallo, a strie concentriche, ovale, un po' curvo all'esterno, bucato giù; avendo il sifone lun- ghetto. In alcuno modo somiglia al m. crestato di Brocchi. 5) M. Foltneano ( m. Folineae Delle Ghiaie ). Conchiglia giallo-fosca con spira a cinque o sei girate, corredata di pieghe longi- tudinali decussate da linee rilevate color rubino o coste traverse, col labbro esteriore solcato. Abita su le ceppale di alga, e'I suo Mollusco e identico a quello del m.emjaceo. • Porpora { Plrpur.v Làu. ). 6) M. emastomo ( p. haemastoma Lam. ). Conchiglia giallo-rossastra, ovato-conoidea, compatta, corredata di strie e nodi trasversali; spira nelle superiori girate ottusamente angoloso-nodifera , l'ultima a quadruplice serie di tubercoli; apertura giallo-porporina con labbro appena ango- lato, internamente a traversali solchi, levigata. Il Mollusco violetto ha il pallio con rialti ed infossamenti, relativi a que' dell' apertura della conchiglia; la proboscide allungata; i tentacoli nella radice esterna corredati di occhio, indi lunghi ed assot- tigliati, bianchicci; il piede biancastro macchiato di violaceo; l'opercolo osseo trian- golare, a strie eccentriche. Di tanto in tanto qui Yedesi,essendo comune in Palermo. 128 Dissecato presso il sacco adiposo offre una sostanza bleu a foggia di corpo ovale con canale mediano, intorno al quale immettonsi moltiplici vasellini; il di cui umore mi tinse rosso-violaceo le dita e le unghie, per due dì non cancellandosi mercè replicate lavande;un moccio giallo cedrino filamentoso stava sopra la matrice, ed oltre le glan- dule salivari aveva il pancrea; ilsecondo cavo branchico presentava molti foglietti; e uova orbicolari , gialliccie occupano i lati della spira epatica. L' ho visto poche volte e sempre di autunno. Fella rimanente struttura è analogo ai murici e buccini. " Fcso ( FnsDS lAx. ). Test. utr. Sic. HI, 2.* ms., tab. XLVUI li. 7) M. cimato ( f. clavatus Lam. ). Mollusco co' tentacoli internamente uniti da lamina membranosa e con occhi alla esterna loro radice; proboscide lunga, cilindrico-rugosa; sifone esteso; pène cras- so, subolato; piede avanti con incisione trigona, solcato e dietro bilobato concirro me- diano; opercolo osseo ovato, a strie parallele eccentrico-marginali. E raro tra noi. *** Plevrotomo ( Fledrotohì Làx. ). 8) M. bislungo (p. oblonga Broc. ). Conchigliuzza rosso-fosca, di nove a dieci giri, ciascheduno crenolato a distinte pieghe longitudinali decussate con flessuose strie traversali, l'ultimo fornito di fascia biancastra; apertura ovale-bislunga:Mollusco bianco corredatodi due corti tentacoli, provveduti di occhi terminali; proboscide conico-depressa, bilabbrata; sifone uscito fuori il canaletto conchifero; piede triangolare, screziato da lineette rosse flessuoso- pennate, avanti troncato, dietro assottigliato senza opercolo. L poco frequente, anzi rarissimo col suo abitatore. Questo ha le branchie internamente costeggiate dalla solita appendice lineare. Il membro genitale è grosso, lungo ed attenuato in punta. Il fegato risulta da grappoli co' follicoli abbastanza allungati. 9) M. zonale ( p. zonalis Delle Chi aie ). Conchigliuzza giallo-fosca, ovale, con fascia bianca estesa quasi pe'nove giri della spira, ognuno convesso, fornito di traversali strie e di laminette biancastre ri- levate, non che di grosse pieghe longitudinali; apertura ovata con il labbro appena piegato ed una serie di dentini. L qui non rara. Forsi vi somiglia ìap.rudis di Scac- chi ^. rude di Philippi. 10) M. Masseniano (m. Massenae^i?/s. ). Conchiglia rosso-fosca, compatta; spira di sei giri, il primo di questi più o- bliquamente piegato de' successivi con coste traversali, le maggiori alternate colle minori; labbro esterno fornito di una serie di denti. Abita nelle pertinenze di Posi- lipo, e l'animale per nulla differisce da quello degli altri murici. La varietà, che ne ho figurato, manca de' denti nel margine dell'esterno labbro conchifero. 129 •••* Ceritio ( CBniTBiDU Làu. ), Test, utr. Sic. IH , 2. ms., tah. XLIX. 11) M. Savignyano (e. Savignyi Delle Cbiaie ). Conchigliuccia rosso-fosca, lucida, conico-bislunga, levigata, compatta, cor- redata ne' quindici giri di due serie di globetti come rubino colla terza mediana più piccola, esistendone altra piccina fra cadauno di quelli; apertura appena solcata , col canaletto perfettamente chiuso: Mollusco giallo avente due sottili tentacoli for- niti di occhi, il cui piede assottigliato ha corneo opercolo, quasi orbicolare. Spesso nelle adiacenze Eupleane incontrasene una varietà sì pella grandezza de' globetti del del guscio, che pel del corpo Mollusco fosco screziato a nero. A questa, più che alla indicata specie, potrcbbesi ravvicinare il e. granoloso di Renier presso Brocchi, il quale ha nelle spire le fdiere de' tubercoli sempre eguali, e la forma della conchi- glia è molto allungata; non mai convenendovi il e. perverso di Lamarck. 12) M. mammellato ( e. mammillatum Risso ). Conchiglia giallo-nerognola , che in ognuno de' dieci giri della spira ha circa tre serie traverse parallele di elevatezze quasi coniche, alternanti con eguale nume- ro di solchi poco profondi , ne' quali n'esiste altra più piccola. È frequente nella nostra arena. 13) M. Melaxàno (e. Metaxà Delle Cbiaie). Conchiglia giallastra, piccola, quasi cilindrica in tutta la lunghezza de'nove a dieci giri della spira, cadauno di questi offre circa quattro coste traverse appena tu- bercolate; apertura con margine grossamente dentato: Mollusco munito di proboscide biloba to-depressa, a vendo ne'lati due sottili tubercoli screziati con occhi ovali; piede avanti prolungato , conieforme, depresso. Pescasi insieme coi precedenti murtcetli. 14) 31. egiziano ( e. aegyptiacum Sav.). Conchiglia fosco-rossastra, turrita, compatta; a undici giri piegati per lungo in- tersecati da solchetti rossi con tre zone granolate ed elevate, essendovene cinque nel- r ultima girata; labbro destro depresso, ingrossato, esteso oltre la columella. L'ho vista presso Scacchi, ma senza l'animale che vi alberga. "" Tritonio ( Triton Lam. ). Test. utr. Sic. Ili, 2." ms., tah. XLIX. 1 M. Bonanniano ( Bonanni Delle Cui aie ) . Conchiglia bianco-giallastra, fiammeggiata di rossiccio, ovale; spira di nove girate a costole rilevate e traversali strie approssimate, decussate colle precedenti, da renderne le areole papillose; apertura ovale col labbro esteriore ingrossato, ap- pena dentato; columella levigata, bianca; canaletto alquanto curvo. È la varietà b del m. maculoso di Gmelin, grossolanamente figurata dal Bonanni e molto più del naturale perimetro, giustamente chiamandolo martellato. La prima volta l'ebbi da liberi, ma in seguito neppure mi è riuscito vederlo coU'abitatore. 2s 130 § VII. TuiiBiNE (Temo LiTf. ) (1). Tesi. utr. Sic. Ili, 2/ ms., lab. LU. * SCALÀBiA ( ScALARiA Z^Jf. ). Tcst. vtr. Sic. Ili , 2." ms., tab. LUI 1-3. 1) T. clatro (s. communis Lam. ). Mollusco violaceo, screziato di verde; proboscide conico-bislunga, traversal- mente rugosa; occhi neri, prominenti, esterni poc' oltre la uscita de'tentacoli assot- tigliati, congiunti da bilobata lamina sopraproboscidea; piede anteriormente a conio, molto prolungato, dietro attenuato; opercolo giallo, orbicolare, corneo, obliquamente striato a foggia di corno di Ammone. Fianco ne vide l'animale col piede ritirato den- tro la conchiglia, e'I liquido porporino, che caccia, appena che quella sia franta. 2) T. muricato ( s, muricata Bisso). Lamarck nel descrivere il t. scalare trascura di citarvi una varietà da Pallas detta /. principale; dubito che allo stesso non si riferisca questa piccola e minuta conchiglia bianca, trasparente, a spire con otto giri alquanto distanti, ognuno em- briciato da laminctte semitriangolari con angolose elevatezze, nella base fornite di margine e dirette da dritta verso sinistra. L' ho ricevuta da Trapani attaccata ad un pezzo di scoglio corallifero. 3) T. lamelloso ( s. lamellosa Lam. ), Conchigliabianco-gialliccia, fragile, a nove o dieci giri, convessi, distinti, Tultimo appena carenato, e fornita di longitudinali costolette bianche:Mollusco ceruleo, sbia- dato, punteggiato, con occhi neri alla radice di sottili tentacoli, costcggianti la pro- boscide; pallio semilunare, rovesciato su l'apertura della conghiglia; piede assai pro- lungato, avanti semicircolare, dietro assottigliato e bifido; opercolo esile, corneo, gial- lastro, ellittico, fornito d'incavo centrale, da cui per una sola metà partono curve e parallele strie. L'ho visto in maggio 1840 e Philippi ne ha delineato l'abitatore mo- ribondo. Rottone il vitreo guscio, geme un umore violaceo, che così ne tinge la car- ta, il quale segregasi dal rispettivo organo, collocato tra il budello retto e la ma- trice posta a principio del fegato ricco di vasellini, e cosperso di acini calcarei. Del resto la sua organizzazione interna non differisce dalle altre specie affini: singolare ne trovo la lunga proboscide colla coppia di nastrini muscolosi. (1) Ceci èlait icrit lorsque nous avons eu con- sommes rencontrés en lout poìnt. Quoy et Gai- naissance de l' ouvrage de M. delie Ghiaie faisant mard Voy. de l'Astrol. Paris 1834, III 210. suite a celui de Poli, dans lequel nous avons Quanto io ho esposto in figure nella conli- vu qu'Jl indique relativement à un turbo , più- nuazione dell'opera su' Testacei delle due Sicilie iieurs des parlicularités anatomiques doni nous era già descritto nel mio Sunto su gli anim. s. faisons mention- Elles auraient besoin d'un texte vert. Nap. 1824 , p. 17 ; epperciò due lustri explicalif qui manque, pour savoirsinous nous prima di detti viaggiatori. 311J i) T. a costole piane (s. planicosta i?/sso). Conchiglia giallo-fosca, levigata, compalla; spira di nove distinte girale a co- stolette lineari, depresse; apertura quasi ovata col margine bianco. Io la tenni per varietà della s. comune, Scacchi l'ha riportata alla s. piegala di Lamarck, Bivona e Philippi la considerano come specie distinta. Il suo Mollusco è nero col piede in dietro e sotto bianco, essendo qui alquanto rara. •• ClCLOSTOMO (Ctclostoma Lin.]. Test. utr. Sic III, 2. ms., tab. LII. r») T. solcoso (e. sulcatum Drap. ). Conchiglia rosso-fosca, piìi grande e compatta del e. elegante, che fa cinque gi- ra te, l'ultima specialmente con profondi solchi alterni a strietraversali elevate;apertu- ra rotonda appena marginata. Ènon troppo frequente entro le crepaccio dei macigni. T. aperto ( e. patulum Drap.). Conchigliuzza cineria, conico-bislunga , a strie longitudinali rilevate, strette; nove giri convessi, l'ultimo liscio con notevole sutura; apertura circolare col peri- storno dilatato:Mollusco cinerio, avendo duelineari tentacoli provveduti di occhi nella base esterna, la proboscide larga, il piede con opercolo corneo pellucido e piiì pic- colo dell'apertura. Questa e le seguenti specie abitano sotto le pietre delle selve. 7) T. macchiato (e. maculatura Dìj^p. ). Conchiglia giallo-scura con un giro della spira meno dell'antecedente, più pal- lida, con serie di macchiette brune per girata, e strie più apparenti. 8) T. troncato (e. truncatulum Drap.). Conchigliuzza giallo-bruniccia, cilindracea, allungata, trasparente, solida, a pieghe longitudinali; spira di quattro giri, il primo troncato; apertura ovale con pe- ristorao ripiegato. Appartiene al genere troncatella di Risso e Deshayes. '" Fasuneilà { Fbasianella Lau. ). Test. utr. Sic. HI, 2.* ms., tab. LII 41. "n 9) T.puHo( Tph.Yìeuxìi Payr.). Mollusco verde-prato, a proboscide conica, ne' lati con due sOIati tentacoli rosso-giallicci, forniti di occhio alla base esterna e di linea bianca mediana longi- tudinale; piede lungo, piano, rotondato in amendue le estremità, con coppia di la- terali cirretti; opercolo orbicolare osseo, giallastro. Non è raro tra noi: io l'ho ri- portato alla fasianella pullo, cui ha grande affinità. "" RissoA ( RissoA Lau. ) (1). 10) T. scanalato (R. canaliculata 2>££ib Cbiaie). Conchigliuzza gialla,fragile,a sci girate, nel termine di ognuna delle quali scor- (1) Il étail difficik d' etablir definitivement renseignements sur ks caractères exterieurs de ta- ks rapporti du genre Rissoa, avant d'avoir ks nimaì. Delle Ghiaie a fail connaitre tanimal d'une 132 re un profondo canaletto:Mollusco gialliccio con due tentacoli, oltre la loro origine forniti di nerognolo occhio esterno; valida proboscide, conico-bilabbrata; piede lin- gueforme in avanti, assottigliato dietro. La vidi molte Gate nel 1830 su l'alga vetraria. 11) r. Rtssoano (R. costata Desm. ). Conchiglia bianca tendente al vcrdiccio-perlaceo con riflessi iridati, di otto a dieci giri con leggere pieghe longitudinali, decussantesi con serie di puntini rosso-vio- lacei; labbro dell' apertura semilunare violetto: Mollusco gialliccio, punteggiato di bianco soprattutto ne'lunghi tentacoli, forniti di occhi neri; avendo il piede avanti molto prolungato, sinuoso e troncato, continuandosi un solco giallo poco al di là dell'opercolo riunito a triangolo, donde nasce un lungo cirro; e la proboscide bilo- bata, gialla. Nel nostro lido quella varia di forma e colorito. 12) T. spillo (R. acicula Risso ). Differisce dalla precedente per la picciolezza , lo colore derivante da lucida patina piombina, ma pel maggior numero de' giri della spira assai allungata, un poco compressa, e per l'apertura con margine allargata. 13) T. di Boryano (R. Rorya Z)£zl£ Cbiàie). Conchiglia con spira settegirata,molto solidaecrassa in paragone della picco- lezza, avendo longitudinali pieghe parallele, decussate a sei linee rilevate, rosse e scor- renti pertutt'i giri, e nell'ultimo di questi finite a dentello; apertura macchiata di rosso ed internamente striata. E diversa dalla precedente, ove è stata erroneamente riferita. 14) 1\ cimice o Freminvilleo (R. cancellata Desm. ). Conchigliuzza giallastra, compatta, colla spira a sei giri poco distinti, nell'a- pice corredati di filze di globetlti gialli, posti in serie parallele e traversali; aper- tura ovata, dentato-striata, bianca. Mi sembrano sue varietà le alvanie mammella- ta ed europea di Risso , le quali hanno particolare zona bianca, che scorre per le girate della spira. L' animale è analogo a quello delle specie di Rissoe, ma privo di opercolo e di cirro. Philippi ne ha fatto la sua R. granolosa. 15) T. Montaguano (R. Montagui Payr. ). Conchigliuccia bruno-rossiccia, solida, ovata; spira di cinque girate, l'ultima maggiore con apertura ovata a margine crasso, ognuna con rilevate coste longitudi- nali intersecate da strie traversali: Mollusco giallo-dorato, avendo due tentacoli su- boiati, esternamente provveduti di tubercolo oculifero; la proboscide conica, traver- salmente rugosa, bilabbrata, analoga al grugno; il piede ornato di serie di mac- chiette marginali, assai prolungato sì avanti troncato , che dietro assottigliato. Di rado incontrasi nel nostro golfo. espèce de "Rìssoa medilermnéenne ; et le premier a été confirmés depuis par Philippi. Deshayes in donne ìa figure d'une espèce, doni les caractères ont Lam-^nnn. i. vert. Paris 1838, YUI 460-63. 133 16) T. violetto (R. violacea Desm. ). Conchigliuzza biancastra, ovata, diafana, fragile ; apertura ovale a margine in- grossato, violaceo come la zona', che ne segue le nove girate, costeggiata da filiera di analoghi puntini, ed in maggior numero nell'ultimo suo anfratto alquanto incre- spato. Non è tanto frequente nel littorale di Pozzuoli, ove la ho rinvenuto vota. Trovo ninna rassomiglianza del di lei animale visto da Philippi in Sicilia con quello della R. Montaguiana, che dalla di costui descrizione benanche differisce. 17) T. costoso (t. ? costatus Delle Cai aie ). Conchigliuccia giallo-fosca , composta da tre in quattro girate , 1' ultima delle quali molto piìi grande delle rimanenti piccine , cinque strie longitudinali frammez- zate ad altre piccole e tutte intersecate da rughe traversali, essendo quelle talmente elevate che nel destro margine dell'apertura semilunare rossiccio-lucida rimangono -''«•ettanti denti, il sinistro rovesciato con imperfetto ombilico: Mollusco bianco- gialliccio colla proboscide conica surta fra due sfilati tentacoli, nella loro uscita esternamente provveduti di occhi neri; piede avanti lingueforme, indietro puntuto; opercolo giallo, corneo, semicircolare a strie concentriche. Io rimasi dubbioso quan- do nel 1830 lo annunziai fra turbmi, Scacchi fu dello stesso avviso segnandolo come varietà del t. lucullano, e da lui riportato poscia fra le lìissoe. Philippi lo vide in Palermo, ma la descrizione da costui data sì del guscio, che del rispettivo abitatore, desunta da Adanson e da lui medesimo verificata, è poco consentanea a'miei esem- plari. Tutti però notano la sua disconvenienza tanto co' generi turbine, o altri affini; quanto colla nerita costata del Brocchi. Abita su' macigni poco o niente bagnati dal- l'acqua presso il castello Lucullano e la Cajola. ""*' Maxgelià (Mangelia Leàcb). 18) T. striato (m. striolata i?/sso ). Conchiglia coverta da epidermide a strati pelosi, corrispondenti alle strie pa- rallele avvicinate gialle , più fosche di quella , decussate colle pieghe longitudinali ed un poco oblique; sei giri e spesso ancora di più, che ne formano la spira al- quanto prolungata, ed acuta; apertura lineare, stretta, intera col margine interno ingrossato; talora presenta una fascia bianca in mezzo del primo giro della spira: Mollusco giallastro, punteggiato di bianco con tentacoli forniti di grandi occhi neri, avendo il piede avanti troncato, e dietro acuto. Fu pescata a Pozzuoli. ....... tmucàtellà ( Tbcncitella JilSSO ). 19) T. troncatello ( t. laevigata Ris. ). Conchigliuccia cerulescente, vitrea, levigatissima, troncata nelle prime gira- te, delle quali rimangono quattro con profonda sutura; apertura ovato-semilunare a margine bianco. L'ho vista rigettala dal mare sul nostro lido. Genere, che è stato 1t ' 134 meglio assicurato , siccome ha avvertito Deshayes in Lamarck , dopo che io abbia fatto conoscere l'abitatore del ciclosfomo elegante e delle Itissoe. 20) T. napolitano (m. neapolitana Delle Chi aie). Conchiglia gialliccia, solida, a spira alquanto svolta, in ognuno degli otto giri obliquamente striato, a pieghe inclinate, sollevate, puntute dietro, corre nerognola linea : Mollusco bianco-giallastro con tentacoli trigoni-allungati, depressi; occhi al- l'esterno, da sotto alla loro interiore unione uscendo la proboscide; sifone a foggia di canale, giallo-fosco, prolungato abbastanza, traversalmente rugoso; piede trian- golare, piano, a marginale serie di macchiette bianche, affatto troncato innanzi, inopercolato. Pochi individui ebbi di questa e della seguente specie nel verno 1829. 21) r. Ginanmano (m. Ginanni Risso). Conchigliuzza giallo-fosca, a spira di otto girate, cadauna con pieghe longitu- dinali intersecate da frequenti e parallele strie; apertura ovale: Mollusco bianco con due tentacoli subolati, oltre la loro radice esistendo l'occhio nero, congiunti da in- termedio lobetto, da sotto il quale nasce la proboscide conica; piede intorniato da fascia nera, a triangolo isoscele, avanti troncato, dietro assottigliato, senza opercolo. 22) T. Pollano (m. Poli Risso). Conchigliuzza bianca, solida, con oblique costole longitudinali, rilevate, de- cussate da strie traversali; spira di sei girate; apertura ovata a crasso labbro. La m. reticolata del medesimo naturalista, e la Rissoa Bruguierana sono la stessa specie. Essa confusa coll'antecedente mangelia osservasi tra la sabbia del nostro lido. **'*'"* Melania ( Melania Lam. ]. 23) T. nitido (m. nitida Lam.). Conchigliuzza gialliccia, leviga tissima, compatta, turricolata a subbia, avendo dieci in undici giri poco distinti, e l'apertura ovato-raarginata: Mollusco giallastro con due tentacoli forniti di occhi; proboscide conica; piede munito di corneo oper- colo, ovato ad eccentriche strie. Pescasi insieme colla specie seguente. 24.) T. storto (m. distorta Desìi.). Conchigliuzza simile alla precedente, tranne per la piccolezza e le sue prime girate storte e violette: Mollusco bianco, provveduto di due lunghi tentacoli subo- lati, avendo gli occhi neri nella base, cinti da zona gialla; piede triangolare innanzi troncato, dietro lanciolato, privo di opercolo. Galleggia, spandendo quello alla su- perficie dell'acqua, e lenendovi il guscio pendolo, Philippi ne ha ben figurato questo solo, scrivendo che l'abitatore sia rosso. 25) T. Cambessèdesiano (m. Campessedesii Risso). Conchigliuzza verdastra, nitida, turricolata a subbia, solida; spira di dieci gi- ri, fra cadauno correndo rilevato cordoncino. Trovasi spesso attaccata alla cornatola 135 mediante il piede delMolluscorincliiuso nel guscio, da cui traspariscono gli occhi neri. *"*"■*" LlTTORIKA ( LlTTORINA LàX. ). 26) T. lilloreo ( t. saxatilis Olivi). Conchigliuzza bianco-gialliccia con leggiera fascia violetta quando venga stri- tolata dalla sabbia; l'ultimo de' quattro giri della spira è maggiore di tutti i rima- nenti e molto gonfiato; apertura rosso-fosca, semilunare: Mollusco simile a quello de' turbini, avendo due tentacoli con occhi laterali, la proboscide rossa , il piede sotto gialliccio, sopra verdastro con opercolo a strie curve come corno di Ammone ed un po' sollevato. Abbonda fra le fessure dello scoglio Eupleano. § Vili. ^£/c£ (Helix Z/.v.). Test. utr. Sic. Ili, 2.' ms., tah. LIV. 1) E. conoidea ( h. conoidea Drap. ). Conchiglia bianca, conica; spira di cinque a sei girate con strie oblique e pro- fonda sutura, costeggiata da rossastra fascia parallela ad altra imperfetta nel solo ultimo giro; apertura rotonda, peristomo semplice, ripiegato dopo l'ombilico: Mol- lusco bigio con quattro tentacoli ineguali, i superiori oculati e lunghi; piede assot- tigliato dietro. Trovasi nel nostro littorale. 2) E. rotondata (h. rotundataJft/^xz.). Conchigliuccia giallo-brunastra, spesso a macchiette rossicce, diafana, depres- sa, carenata; spira di sei girate con strie oblique; apertura circolare, orabilico largo. Abita fra le crepaccio de'vecchi alberi. 3) E. elegante (h. elegans Drap."). Conchiglia bianca a macchiette fosche, conico-trochiforme, finamente striata, piana giìi; spira con sei in otto girate; sutura superficiale costeggiata da dentato an- golo della carena finito nell'apertura depressa ; peristomo con orlo interno, ombilico appena slargato. Trovasi nell'isola d'Ischia. 4-) E. rupestre (h. rupestris Drap.'). Conchigliuccia fosca, globoso-conica , finamente striata; spira a tre convessi giri, ottusa nell'apice; apertura quasi rotonda con peristomo bianco ed ombilico poco aperto. È il turbine Mirmecide di Scacchi: rinviensi sul legno fradicio. 5) E. littorina (h. ? littorina Delle Ghiaie). Microscopica conchiglia della costiera di Posilipo, sembrandomi simile alla littorina disegnata nell'opera sull'Egitto. È gialla, trasparente, a spira con quattro giri, cerulei in una sua varietà guarnita pure di fascia bianca. * Pàlodinà ( Palddina Làu. ). 6) E. impura (p. impura Lam.). Conchiglia verde, conoideo-bislunga , levigata, composta di cinque girate, la 136 terminale rigonfiata; apertura ovale: Mollusco verdeggiante, provveduto di due este- nuati tentacoli con occhi nella esteriore loro origine, di piede appuntato dietro con opercolo corneo a strie concentriche. Abita nel Sebeto. ** CAROCOLLA ( CAROCOLtA. LAU. ). 7) E. scabrosa (e. scabriuscula Desa.). Conchiglia bianca macchiata di giallo-fosco, orbicolare-depressa, ad oblique strie flessuose, approssimate, profonde; spira di tre in quattro girate, depresse o poco elevate, ognuna carenata con interrotta serie mediana di bislunghe macchiette gial- lastre; apertura ovata, internamente gialla con rilevato angolo nel mezzo; peristomo bianco poco ripiegato, ed ombilico che chiudesi colla età. Io ignaro del citato nome impostele da Deshayes, di quello di e. ericina del De Cristofaris, non senza ragione la riportai alla e. bianchiccia di Gmelin, quando da Cantraine reduce dalla Sicilia ne ricevetti molti individui, che raccolse nel monte ericino presso Trapani, e da Phi- lippi chiamati e. segestana e salinuntina; i quali poco dissomigliano dalla figura da- tane dal Draparnaud per la specie LinneanaJ, od al piìi potrebbero esserne varietà. •** Pupa ( Pdpa Lax. ). 8) E. tridentata ( p. 3dens Drap. ). Conchigliuzza bruniccia, ovale, alquanto lunga, ottusa in cima, striata, a sette in otto girate; apertura semi-ovale con tre denti biancastri, peristomo bianco ripie- gato, fessura ombellicale obliqua. Rinviensi fra' muschi e su' macigni. 9) E. quadridentata ( p. idens Drap. ). Conchigliuzza brunastra, sinistra, ovale-allungata, ottusa in cima, lucida, ad esili strie; spira di otto o nove girate, le prime più piccole delle altre; apertura se- mi-ovale a quattro denti bianchi come il peristomo, crasso e ripiegato; fessura om- belicale abbastanza obliqua. Trovasi colla precedente chioccioletta. 10) E. viarginale ( p. marginata Drap. ). Conchigliuzza brunastro-pallida, ottusa negli estremi; spira di sei girate, li- scia, convessa, essendone la inferiore più grande delle altre; apertura semi-ovale ro- tondata giù, scavata su, con velo bianco, ed un dente o lamina interna; ombilico patentissimo. Abita sotto le foglie corrotte, fra' pedali degli alberi. Corrisponde alla p. unidentata di Briganti, nome specifico già impiegato nella scienza siccome notò Ferussac, ed afline alle p. dolio e Desfranciana. il) E. avenacea ( p. avena Drap. ). Conchigliuzza brunastra, striata, alquanto ottusa in cima; spira a sette girate, le prime piccine; apertura semi-ovale con sei a sette denti bianchi; peristomo bian- chiccio, ripiegato; ombilico un poco aperto. È laj». lucana di Briganti. 137 **" ClAUStLtA ( ClACSIHA LàU. ), 12) E. rpnfiata ( e. infiala Lam. ). Concbiglia cineria, cilindrica, fragile, ampliata nell'ultima delle nove girate, ognuna con laminette bianche, oblique, rilevale, parallele; apertura con una delle cinque pieghette più pronunziata; peristomo slargato. Cantraine me la recò della Sicilia un lustro prima, che Philippi l'avesse denominata e. siracusana, dicendomi quegli ch'essa trovasi su' vecchi muri di Malta, oppure in Siracusa nel luogo detto orecchio di Dionisio. 13) E. rotondata (e. teres Lam.). Conchigliuzza bianco-rosina, cilindrica, fragile, levigata; spira a nove girate con strie obblique poco pronunziate; apertura provveduta di un paio di dentelli: Mol- lusco ceruleo-fosco, avente due tentacoli minori e non oculati come i maggiori; pie- de allungato e puntuto dietro. Rinviensi nebuchi de'sassi di Terra di Lavoro. ••'•• Orecchio ( Acbicdia Làu. ). li) E. Firnxiniana ( a. Firminii Payr. ). Conchigliuccia gialletta, ovata, compatta, levigata; le prime delle nove girate assai avvicinate, con fievoli linee longitudinali intersecate da altre egualmente pa- rallele traversali, a profondi solchi tratto tratto con simmetrica serie di fossetti; tre denti bianchi ncU'apertura ovata e con altrettanti rialti nel labbro opposto. Non ne ho visto il Mollusco: è la ovalella puntata di Bivona, e vi convengo di essere specie marina; siccome dichiarai per l'o. miosotide ^ che a prima giunta ne pare varietà. ""•■ AcATisA { AcnATiNA Làu. ). Test. utr. Sic. HI, 2." ms., lab. lAl. \5) E. follicolo (a. folliculus Laju. ). Mollusco giallo-cedrino , che diventa bleu fattosi morire in acqua calda, con coppiadi lunghi tentacoli superiori oculati,ed altra inferiore corti;piede molto prolun- gato dietro, che geme un moccio giallo. Abita presso le grondaie,© sotto la pietre nelle pertinenze diPortici,ed in ottobre insieme a pochi individui grandi se ne rinvengono migliaia di figliuolini, alquanto variabili da"genitori;per cuiDraparnaud ne fece la /«sa scaturigine, o Ferussacia Gronomana di Risso, che acceimai di essere vivipera. A tra- verso del guscio traspariscono le cardiache oscillazioni. \^)E. spillo (a. acicula Laju.). Conchigliuzza bianco-cerulea, lucida, fragile, cilindracea; spira a cinque gi- rate; apertura larghetta, ovata. Osservasi nell'arena del nostro littorale. •' Fisa ( Pdysa Drap. ]. 17) E. fontana ( ph. fontinalis Drap. ). Conchiglia gialliccia, diafana, cornea; spira a quattro girate, l'ultima grande, ventricosa; apertura sinistra. ampia, allungata, slargata verso la columella, priva di 2 u 138 ombilico:Mollusco giallo-fosco con due tentacoli forniti di occhio nella radice ester- na; piede largo innanzi, assottigliato dietro, cinque ditate lacinie a margini del pallio, deficienti nella f. muscosa, ove fu da me riferita. Vive nelle fontane e ne ruscelli. § IX. Neriia (Nerita Liy. ). Test. ulr. Sic. Ili, 2.* ms., tab. LIV. • NeiìITI ( NgRITA LiM. ]. ì) N. dubbiosa ( n. dubia Làui. ). Conchigliuccia semiglobosa,levigata, violetta con fascie bianche, obliquo-paral- lele, un poco angolate; le quali sul labbro superiore veggonsi disposte in tre serie triangolari; labbro inferiore bianco, piano, liscio ed intero; spira di tre giri, poco prominenti. L'ho ricevuta da Sicilia, ove compongonsene fiori artificiali. 2) N. verde (n. viridis Lin. ). Mollusco verde-pistacchio, punteggiato, con due lunghi tentacoli, nella esl-srna loro origine forniti di protubcrante occhio; piede avanti semicircolare espaso, die- tro ristretto, corredato di opercolo osseo giallastro, semiorbicolare, a strie equidi- stanti curve riunite in spira marginale, elevata. Philippi lo ha pure descritto, ma pilli di un lustro dopo che io ne aveva divulgato la figura. Deshaycs cita quella del gu- scio riportata in Poli per la n. belica. TrQyasi alla imboccatura del Sebeto col mare. •• Nàtica ( Natica Laui. ). t 3) N. Poliana ( n. Poli Delle ChìAie ). Molluscobianco-gialliccio,ovale,col lobo anteriore rovesciato sul guscio,munito di due lunghetti tentacoli,sfilati, mediani; piede slargato, rotondato con opercolo cor- neo similare. Corrisponde alla n. Valencienniana,che io aveva fatto figurare nella conti- nuazione deIPoli,poco diflerenle dalla n.marroccana, essendone identico l'abitatore. 4) N. stercodimosca (n. millepunctata Lau. ). Mollusco simile a quello AeWan.canrena per forma, non che pel colore del piede € nella superiore faccia corporea, ove in vece di linee come nella canrena ha puntini giallognoli analoghi a quc'del rispettivo guscio, eche sono la perentoria distinzione di araendue le specie. L'abitatore delle naUche nostrali cioè rjlaucina(n.oUa Scr.)e can- rena da me feccsi conosccrc(l) i)er gli caratteri esterni e per la fabbrica assai prima, noa dico di Philippi (2), ma di Ehrenberg che lo denomina eucario (3), di Quoy e (1) Symh. phys.gaslerop.clenobr.'Beroì.lSZO, ment , des observalions ont èli faites sur leu ani- taìì. II 7. tnaux des veritailes natkes. Delle Ghiaie dan$ (2) Emim. Moìl. Sic, tab. XII 12. le demier volume du grand ouvrage de Poli sur les (3) Sunto di Mem. su gli anim. s. veri. Nap. Testach des deux Siciles , à repn'stnté , mais 1824, p. 20; Test. ulr. SicU. Pannae 1826, III, non decrii plusieurs espéces rfe la mediterranee. 2.1 ms., lab. LV. Depuis quelques annies seule- Dashayes Anim. s. veri, de Lamarck. Pari» 139 Gaimard (l).Il professore Prussiano fa giustamente avvertire distinguerle iaììepelo- ronte di Ocken, fornite di quattro e non di due tentacoli come queste, ossia n. mille' puntata e mammella, che sono ancora provvedute di doppio opercolo, cioè testaceo o superiore so\Tapposto al corneo di facile separazione. § X. ÀLioTiDE ( Halyothis Lin . ). Tesl. utr. Sic. Ili, 2.* ms., Tab. LTV. A. tubercolata (li. tubereolata Z/iv. ). Il suo mollusco è unisessuale, avendo il testicolo della stessa forma esteriore e struttura dell'ovaia. Amendue risultano da infinite maglie tubolose finite nel dutto de- ferente, pregne di un umore tegnente, ed in està ricco di zoospermi globosi, pic- coli, forsi coduti; oppure nell'ovidotto con uova più grandi, ovali. ^ XI. Patella ( Patella Lin. ). Testac. utr. Sic. Ili, 2.* ms., Tab. LVII, 1) P. volgare ( p. vulgata Lin.'), Noto nelle sue uova ovate la vescichetta Purkinjana, e 'I vitello granoso. * CàUTTREi ( ClLTPTRAEA LiX, ). 2) P. cinese ( e. chinensis Desìi. ). Conchigliuccia giallo-fosca o sbiadata, conica a base ovale, spesso slargata con metà del margine intero piìi espaso dell'altro crenolato, con solchi che a guisa di fibre spirali scendono dall'apice appena torto compatto, sollevato, puntuto, liscio; dal- la cui faccia interna levigata scende una lamina semilunare obliqua: Mollusco gial- lo, proboscide conica con due tentacoli, muniti di occhi neri nella esterna loro base; lacinie branchiali cilindriche, allungate; piede conico, elevato, orbicolare e slargato giù. La e. moricata da Brocclii era distinta per le serie di squamucce elevato-forni- cate della faccia esteriore, la base allargata e l'apice depresso. Trovasi su gli scogli. •* PlAlTELLÀ { GrEPIDDI.^ LJÌT. ]. 3) P. unghieforme ( e. unguiformis Laiu. ). Conchigliuccia biancastra con longitudinali linee gialle divergenti , ovato-bi- slunga, convessa su, slargata e semicircolare, avanti con perimetro appena remota- mente dentato ristretta dietro, inferiormente con levigata laminetta traversale :Mol- 1838 , V[TI 622. Va%a la stessa protesta per mard ( Voij. cil. 285 ) e Philìppi. La sua noto- gli abitatori e loro notomia degli stromìn, tur- mia , da me divulgata sia dal 1824 dimostra, bàli , irochi , terebre , vermeli figurati nel Poli eh' esso abbia cuore ed apparato circolatorio , e succintamente descritti nel citato Sunto. Ed a di che Duveraoy lo credeva onninamente sfor- proposito di questo ultimo è da sapersi, che io aito. dopo Cauliui ne descrissi e figurai l'abitatore (4) Voij, de t Asfr. Paris 1827, IV 897, ;^ prima di Meckel , Ruppel , Civona , Quoy , Gai- LX,VI bis 3-4. 140 lusco giallastro con grugno proboscideo e due tentacoli forniti di occhi; piede solle- vato, avanti semicircolare, rotondato dietro. È dessa meno comune della prece- dente specie, e aderente agli spondili opppure alle ostriche. "' Peieossipe ( PiiEOPsis Las. ). i) P. Garnoziana (p. Garnoti Payr.). Conchiglia giallo-fosca, solida, conica con apice puntuto curvo, e strie longitu- dinali assai più profonde delle traversali; apertura ovale a margine crcnolato: Mol- lusco biancastro fornito di occhi neri, infossati alla radice interna de' due tentacoli innestati, crassi, curvi e poco lunghi; piede alto, piano giìi, assottigliato dietro, tron- cato avanti. Incontrasi frequentemente sopra i gusci di ostrica. 5) P. ungherese (p. hungarica Lax.). Mollusco biancastro con lunga proboscide e due assottigliati tentacoli laterali, nello esterno loro lato provveduti di occhi alla base; piede elevato, crasso, avanti troncato, molto prolungato ed attenuato dietro. •*'* ÀNCiLO ( Ancjius Lia. ). 6) P. fiumatica (a. fluviatilis Muli.). Conchiglia biancastra, ovale-bislunga, sottile, a strie concentriche; sommità ottusa, ricurvata verso il margine posteriore. Abita nell' acqua corrente. Ne credo identico Va. pellucido di Lamarck. § XII. Dentale (Dextalium Lax[. ). Test. vlr. Sic. Ili, 2. ms., tab. LVI. D. dentale ( d. dentalis Lin. ). Mollusco roseo provveduto di lunga tromba puntuta con foro terminale, presso la base rafforzata da calice bilobo, esteso Ono al fondo della cavità del pallio, e capa- ce di potervi rientrare. Questo a margine rosso-fosco, ingrossato come sfintere, ade- risce all'orlo interiore del guscio, ed attenuato abbastanza fissasi pure alle sue pare- ti, aprendosi l'ano nella estremità opposta. Le branchie numerose, filiformi, a clava in cima, come due fascetti finiscono a'iati della tromba, ove inferiormente offre lon- gitudinale valletta, e ne partono in dietro due linguette muscolari, dapprima diver- genti, indi parallele ed innestate, onde terminare nel perimetro della posteriore aper- tura della conchiglia . La suddetta tromba è fatta da fibre traversali esterne, e da lon- gitudinali interne. In fondo di essa osservasi la teca dentaria ovata posta su piccolo promontorio carnoso, la quale tiene laterali e successivi rialti cartilaginei.il tubo ga- stroenterico, che vi segue, è stato poco accompagnato fra la massa epatica ed ovaria. Il cuore è sottoposto alle lamine dentarie, e quattro rami per ciascuno gruppo bcan- chico laterale si riuniscono in due sboccanti nel cuore, da cui parte un tronco di- remo verso la proboscide. È questo lo sbozzo della sua notomia, che per mancanza di opportuni oggetti, rimane incompleta; (lessa però poco differenzia da quella del d. entale sezionato da Deshayes (1). § Xni. CniTorfE ( CeiTON Lm. ). Test. utr. Sic. 1 8, Tab. Ili 2L C. squamato ( e. squamosus Lin. ). Qualche diversità rimarco tra la struttura del e. cinereo eseguita da Poli , e quella dell'attuale. Il giro del tubo esofago-enterico è meno complicato; la teca den- taria manca de'denti lunghi e curvi. Il sistema nervoso è come lo descrisse Cuvier(2) nel e. cinereo. Notevole trovo la disposizione dell'apparato venoso branchiale, il qua- le non diversiflca da quello delle patelle; vale a dire dal seno addominale il sangue diffondesi nella serie di branchie lanciolate, e ad opra di mediano vaso con opposti ramicelli per le estremità capellari passa entro l'arteria situata nella faccia supe- riore di dette lamine branchiali, terminando ne'tronchi laterali destro e sinistro fi- niti nella rispettiva orecchietta. L'apparato muscoloso del bulbo esofageo si riduce a'muscoli abduttori mediano crociato ed a'due laterali, non che all'adduttore. Quello del guscio, al quale Cuvier non seppe aggiugnere altro, merita maggiore sviluppo. Vi si distinguono due muscoli longitudinali, gli obliqui ed i traversi. 13. BESG&JZJONS ICONICA. Tavola 2. 20 pezzo di guscio àdV elice aspersa per osservarne il primitivo sviluppo, ed i vasi sanguigni; 21 sezione orizzontale fatta al guscio del dentalio. Tavola 3. Bolla idatide 1 a col rispettivo animale. Fo?mna/)a//«rfa 10 ampliata e 21; e. vaiuolosa 20, ingrandita 9, suo guscio 12. Paludina impura 15. Tavola 26. Rissoa scanalala 6, ed ingrandita 7. Tavola SS. Murice nel primordiale sviluppo 3-4-; mangelia Poliana 5-6 ampliate; pupa tridentata 12-13, guadridentata 16-17; ciclostomo aperto 18 e 24; elice 20-22, ro- tondata 15, 25, 29, e sua varietà 14; trilonio Bonanniano 26, 27 e pezzetto in- grandito 28. Tavola SS. Nerita marma 2, varietà coU'animale 3, suo opercolo accresciuto di diametro 4; fasianella pulla 7; mangelia napolilana 8 e 10; natica Poliana 1 1 col suo abitatore. (Ij 5oc.(fAt■s^no^Parisl826,II329,pl.XVl-16. (2) Mém. sur les Moli. 22 , pi HI 8-14. 2v 142 Tavola 43. Clausilia gonfiata 1 ed ingrandita 2; Rissoe spillo 3 e 6, Monlaguana 25 e 31 ; Ironcatella levigata 7 e S;dentalio dentale 5, ed ampliato 1 1 ; buccino ricevuto da Can- traine 34 e 38; murice ... 39 e 42; elice rupestre 32 e 33; bolla ravvolta 40-41 . Tavola S2. Bolla legnarla 1 col suo animale vivente, 2 rete linfatico-venosa del piede a col prolungamento del sacco e; 3 vene del pallio d e, glandule marginali di questo a, ingrandite 4; membro genitale rovesciato 5 co'follicoli a e d; grani esistenti ne' muscoli 9 e 8 ampliati; lOpolta della vescica di Swammerdamm; 19 corpo spugno- so. Grani ( Out. of comp. anat. 230 ) ne ha riprodotto la figura del sistema ner- veo da me pubblicata nella continuazione dell'opera di Poli. Tavola 60. Turriiella fossile 16, vase semifero della ciprea lurida 17. Tavola 6S. Clausilia cilindrica 1, ed ampliata 2; elice conoidea 4 coll'animale 5; ciclosto- mo troncato 7 ed ingrandito 12-13; c.macoloso 9 e più grande 22; acatina spillo 10 ed accresciuta di diametro 23. Tavola 66. Scalaria lamellosa 4, essendone a il pallio; c«/)rea lurida l,cioè e sifone, (/mar- gine inferiore del piede, pallio rovesciato sul guscio a e, e sue impressioni nella inte- riore faccia di quello 9. Uovo 17 della patella volgare 6. Tavola 68. Melania Cambessedesiana 16 ingrandita col piede del suo abitatore/). Tavola 69. Fuso clavatol', scalaria comune 8; Mollusco della crepidola unghie forme, ossìa cdc piede, b a branchie; /)e/eo55trfe Garnoliana 1 2, ed ingrandita 1 1 ; lornalella fasciata 1 3 . Tavola 70. Voluta mercatoria var. 1; buccino ripario 2, Desmaretsiano 4 e var. 3, pigmeo 5, 6 e 7 cornicolo, 9 neriteo con i cirri a e '1 membro genitale b del suo Mollusco; 8 metà della lingua di quello del b. tirreno; 10 eli turbine Rissoano, 12 spillo var., 13 e 14 sassatile, 15 e 16 lamelloso; 17 e 18 nerita dubbiosa. Tavola 71. 1-3 cono sicolo; 4-6 voluta striata, 7-9 Dargelasiana; murice lavato 10 e 11, Folineano 12-14, erinaceo 15 e 16, 17-19 Massena var., 26-28 mammellato, 29- 31 Metaxano, 32-34 Savignyano; turbine 20-22 Bonjano, 23-2Ì Freminvilteo ; e- lice littorina 36-38. Tavola 72. Ovola spelta disegnata da sopra, e da sotto 2; elice elegante 3-i;pupa avcnacea U3 6 ed ingrandita 7-8, non che p.marginala^ Hi accresciuto perimetro 9 eli; fisa mu- scosa 10 e col suo mollusco 15; pleurotomo echinato 12 ed un pezzo più grande 13, p. allungato 25 o collanimale 19; porpora emastoma 2i, suo opercolo a; ceritio egi- ziano 26-21 ; calitlrea chinese 20, oppure col suo mollusco 18 e, e. moricata I-i; peleosside ungherese 21 piccola coU'animale supino 17. Tavola 13. Ciprea lurida ì, a appendice branchiale, e spira epatica con gli acini iecorarì e la rete vascolosa b, arterie dirette a'sacchetti adiposi dd. Mollusco della por^om emastoma 10; colombella rustica var. 1 1. Orecchio miosotide di grandezza naturale 21, ed ingrandito 22; cicloslomo solcoso 23 ed ampliato 24; nassa neritea 25, onde segnarvi l'apice puntuto della spira. Tavola 74. Dentalio dentale: Mollusco ampliato 1 , essendone la tromba boccale a, il ca- lice muscoloso e, il pallio d; 2 lo stesso guardato dalla faccia inferiore, per dino- tarvi la valletta della tromba a, i lobi del calice e, il sito del cuore d colle bran- chie a'iati, linguetta e, muscoli corrugatori /"; 3 tromba a, pallio d, calice e aperti, teca dentaria in sito f, da sotto 4 , ingrandita 5 , branchie e , massa epato-ovaria g i h, muscolo che lo fissa al guscio /. 6 ovolo spelta supina col suo abitatore, ossia a proboscide, e margine anteriore del piede, ingrandito 23, pallio a. Mollusco del murice Metaxanol, deWa RissoaMontaguanaS, del vermeto glomeratolOa e suo oper- colo e, della crepidola unghie forme col piede 10 e e branchie a, della colombella gial- lognola 1 1 . Chitone squamoso: 12 guardato pel dorso, in cui appariscono metà delle squamette grandi e piccole, i muscoli abduttori del bulbo esofageo a o crociati e, la- terali d e , adduttori /",que'del guscio distinti in longitudinali i l, obliqui m, traversali g n, posteriori o sottoposti alle squame grandi p, 13 supino per vedervi la bocca b, le squamicine d, e pareti addominali e /, lo stomaco e, l'intestino h, l'ano n, il fegato g, le vene branchiali i, le arterie di tal nome;, solco marginale a f; 1 4- orecchietta d e vase a e che n'esce; 15 pezzo di teca dentaria. Rete ovaria 18 colle uova 20, in- grandite 19, e semifera 17 àeWaliolide tubercolata.— Amilo? 2\; organo porporifero della porpora emastoma 22 accresciuto di perimetro. Tavola 98. Turbine costoso 13 di grandezza naturale, li più ampliato, suo guscio coU'o- pcrcolo 17. Cancellaria cancellata fossile 6. Tavola 127 . Pleurotomo zonale 7 e più grande 1; mangclia Ginunniana collanimale 2, gu- scio solo 3; varietà della colombella mcrcaloria 6. ÌU Tavola 139. Elice follicolo 1 1 ; melania nitida coH'animale 1 e senza 12; ciprea coccinella col suo abitatore 13. Tavola iS3. Buccino mutabile 12 supino col foro ndel cavo addominale; h. Galea per no- tarvi il budello retto b col sottoposto cunicolo a a e che guida nell'addome , corre- dato de' canali E Pe p hj ni k f l g. Tavola 1SS. Elice alleila 1, 2, 4; marginella cipreola 6 e più grande 5; scalaria pianicosta 7-8; melania costolata esotica 10-11, pezzo ampliato 19; ancilo fiumatico 10. Tavola 163. Missoa violacea delineata per amendue le parti 10-11. -SSE3S?- S!]»!^S@^ ]. MOLLUSCHI GASTEROPEDl LIMACI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — XiVnace nero- gnolo , agreste , screziato , selvatico 8. II. DESCRIZIONE NOTOMiCA — Comuni inte- gumenti 9 , apparato segretorio , circo- lante , nervoso 10. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavolc 34." , 36.% 37." 11. II. OASTEROPEDI ONCHIDICI. 1. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Pefonia parte- nopea 13. 1. DESCRIZIONE NOTOMICA — 13. IH. DESCRIZIONE ICONICA. — Tavola 46.' 14 III. CASTEROPEDl DORICI. 1. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Eolidi pellegri- na, affine, Cuvierana 16; Irilonia tetidea 17 ; doridi Argo , verrucosa , lembata , tubercolata l8, Leuckartiana, grandiflora l9, gracile, SchuUziana, Scacchiana 20, partenopea , lutea , sfrangiata 21. II. DESCRIZIONE ICONICA — Comuni integu- menti, muscoli, denti, mascella 22, ap- parati digestivo, segretorio 24, genitale 25, respiratorio, circolante 27, sensife- ro 29. III. DESCRIZIONE ICONICA— Tavola 38.%39.% 40.% 41.% 42.% 43.% 44.% 106.» 30-31. IV. CASVEROPEDI TETICl. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Tetxde fimbria e leprina 33. II. DESCRIZIONE NOTOMICA — Visceri natu- rali 34, organi escretori, respiratorii , circolanti 35 , sessuali 36. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavolc 46.% 47.% 48.% 49." 38-39. V. dASTEROPEDI FILLIDICI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — PleuTo-fillidia napolitana 4.% lineata 41. II. DESCRIZIONE NOTOMICA — Apparato mu- scolare, digestivo, segretorio 42, bran- chiale , circolante , sensifero 43. III. DESCRIZIONE ICONICA — TavoIc 44.% 45.% 54." 44. VI. G;%STEROP1i;3>l PI.ECRO- IIRA!lCniCI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Pleurobratico MccMiuno, anmciaco 45, ocellato, slel- lalo, Uthercoìuto, Forskahliimo 46; Pleuro- branchidio Mechdiano 47. II. DESCRIZIONE NOTOMicA ^Comuni invi- luppi 48, apparato muscolare 49, respi- ratorio, circolante, scnsifcro 51. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavolc 26.', 50.' 52, 51.' 53, 52.', 54.', 64.' 54. VII. CASTEROPKBl APLISICI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — ApUsie leprina 58 , Curierana , Poliana , fasciala , na- politana 59 ; Dolahelìa napolilana 60; No- tano napolilano 61. II. DESCRIZIONE NoTOMiCA — Inviluppi este- riori , man (elio scudo conchifero grani litici 61 , canale de' cibi 62, organi se- gretori 64 , apparecchio genitale 65 , motore 67 , sensifero 68 , respiratorio 70, circolante 71. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavolc 38.' , 56.\ 58.' 75, 59.', 64.' 57.', 60.', , 61.' 77. Vili. GAiSTEROPEBl BOLIilUlCl. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — DoridH car- noso 18, Meckeliano 79, aplisi forme SO. II. DESCRIZIONE NOTOMicA — Visceri natu- rali 80 , muscoli nervi vasi 82. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavole 33.% 45.' 82, 53.' 83, 54.', 98.' 126.' 84. IX. GASTEROPODI CASTROTTERI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Gastrotlero Me- ckeliano 85. II. DESCRIZIONE NOToMiCA — Apparecchio gastro-enterico, segretorio, sessuale 85, respiratorio , circolante , sensifero 86. ui. DESCRIZIONE ICONICA— TavoIc 54.', 55.', 60.' 88. X. GASTEROPEBI OSIBRELOCI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Ombrella me- diterranea 89. II. DESCRIZIONE NOTOMiCA — Organi gastro- epatici, sessuali 90, nervi, vasi 91. U5 ni. DESCRIZIONE ICONICA — Tavole 60.', 65.', 91, 66.' 92. XI. «ASTEROPERI PTEROTRA- CUEIilCI. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Plerolmchee trasparerUe , Fridcriciana , coronata 93, ombilicata 94 ; Carenarla mediterranea 95. II. DESCRIZIONE NOTOMiCA — Organi dige- stivi , segretorl , genitali 96 , respirato- rio , circolante 98 , sistema nervoso 99, cutaneo, muscolare 101. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavole 51.', 62.' 102, 63.', 64.' 103, 65.', 173.' 104. XII. GASTEROPEDl JA1«T1:V1€'I. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Iantina comu- ne 105. II. DESCRIZIONE NOToMicA — Organi 106 , branchie, cuore, vasi 108, cervello, gan- gli 109. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavole 67.' 109, 68.' 110. XIII. GASTEROPE»! SIGARETIC'I. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICA — Sigarelo alio- tideo , neritoideo, Morelliano, giallo Hi. II. DESCRIZIONE KOTOMICA — 112. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavole 5'*.', 08.', 69.', 79.' 112, 106.' 113. XIV. PIiA€EiVTARI DE' GASTRO- PERI. I. DESCRIZIONE EMBRIONICA — Nematoidei Ì15, Cestoidei 116, Cassolari 117. III. DESCRIZIONE ICONICA — Tavole 57.', 68.% 74.% 86.', 105.', 127.', 150.% 151.% 153.' 119. XV. SliPPIiEMEVTO A'MOLE.rSCUI GASTEROPEDI CIVlVAIiVl. I. DESCRIZIONE ZOOLOGICO-NOTOMICA — Co- ni siciliano, mediterraneo; Bolle legnarla 120, ampolla, idatide, ravvolta, spelta i'2,l;Ciprec pidocchio , coccinella, lurida 122; Volute cipreola, triticea, pallida, va- iuolosa 123, rustica, mercatoria, gialla, . tornatile, Dargelasiana 124; Buccini Des- maretsiano , pigmeo var., corm'co/o 125, U6 neriteo; Murici Iruncolo, brandaro 125, lavalo , erinaceo , Folineano , emastomo 127, clavalo , bislungo, zonale, Masse- niano 128, Savignyano , mammelhto, Metaxàno , egiziano , Bonanniano 129 ; Turbini clolro , moricato, lamelloso 130, o cosle-piane, solcoso, aperto, macchia- to , troncato, pullo, scanalalo l31, Ris- soano, spillo , lioryano , cimice , Monla- guano l32 , violetto , costoso , striato , troncatello l33, napolitano, Ginanniano, Poliano, nitido, storlo, Cambassedesiano l34, littoreo; Elici conoidea , rotondala, elegante, rupestre, littorina, impura 135, scahrosa, tridentata, quadridenlata, margi- nale, avenacea 136, gonfiala, cilindracea, Firminiana, follicolo, spillo, fontana 137; Nerite dubbiosa, verde, Poliana, sterco- dimosca 138 ; Aliotide tubercolata ; Pa- telle volgare , cinese , vnghieforme 13'J ,. Garnoziana, ungherese, fiumatica; Den- tala deìUale 140; Chitone squamoso. u. DESCRIZIONE ICONICA — Tavole 2/, 5.% 26.% 35/, 38.^ 141, 43.', 52.", 60.% 65.% 66.% 68/-72.^ l42, 73.% 74.% 98.% 127.' 143, 139. % 153.% 155." 165.' 144. ANIMÀll SEMA fERTEDRE '•■§>■ * III. tQCaai332ij)ij33 E B®W®iaaA ^iflU^LO aiWE^Tiii/^TTO OSSERVATI VIVI NEGLI ANN! 1822-1830 da TOMO TERZO ^^^^^^^.^ STABILIMENTO TIPOGRAFICO DI C. DATELI! E COUP. Largo S. Giovanni Maggiore N. 30. iptiim quaecnnque lanent muscosa pwtundi Saia, sub innumens vemunl Yisenda fijuris. Et diversa modis crescil gens testea mms GlANKETTASlI Haliout. Vili l'9. I. ACEFALI TEREDICI. Non vi è Mollusco testaceo, che abbia tanto richiamato l'attenzione della gente di mare e degli zoologisti, quanto la teredine, che pretendesi essere stata traspor- tata in Europa da'bastimenti provegnenti dalle Indie, e dalle regioni australi. Sono troppo conti i danni, che ha ella cagionato a'baltelli, alle palizzate de'por ti, soprat- tutto di Olanda, la quale un tempo fu in pericolo di essere sommersa per la erosio- ne delle sue dighe. Eppure la storia naturale anatomica di tal verme distruttore, non ignoto a Vallisneri (1) col nome di bruma delle navi, abbozzata da Sellio (2), è tutta fiata poco conosciuta ; attesoché nelle stesse opere moderne (3) non puossi acquistare chiara idea dell'artefizio, con cui produce tanti guasti dentro il legno ba- gnato e non fradicio. Con operazione diversa vien disimpegnato il foramento della sostanza calcareda'Molluschi abitanti in varie conchiglie bivalvi del nostro golfo, co- me il mitilo , la venere litofaga , le foladi , che addentarono le famigerate colonne del Serapeo puteolano : sul quale argomento può riscontrarsi la classica opera del Poli (4-). Fra queste la clavagella,e la gastrochena non occupano l'ultimo posto. Non è mio pensiere, ne ho lena per la verace interpetrazione di simiglianti trafori, efiet- tuiti per azione chimica peraltro smentita dalla assoluta deficienza di qualsiasi umo- re acido corrosivo; oppure meccanica, che viene alquanto appoggiata da'parziali ca- vamenti sì delle clavagelle, come della gastrochena in esame. La notomià della cla- tigella e delle teredini è qui abbozzata, e riserbo quella della gastrochena a miglior tempo: del lavoro di Owen toccante la e. Maltese conosco le sole figure riprodottene nella nuova edizione del Regno animale di Cuvier. 5 I. Clàyagellà (Clavagella. Lam.) Tubo testaceo aperto su, terminato giù come clava ovata, quasi depressa, spes- so con tubetti spiniformi , composta da due valve , una aderente e l' altra libera. (1) Op. fis.-med. Yen. 1733, IH 738. intrapreso (Mem.IV^I); ma da lui e da me non (2) Hist. nat. teredin. Amst. 1753. completata. Costui crede pezzi conchiferi le due (3) Deshayes si è ora occupato di taleargomeu- mascelle, ed inefficaci a trivellare (Mem. sur le» to con bastante interesse, ove è riportata la noto- pholad.An. desse narS.'ser. Paris 1839, XI 230. mia della acredine, che io due lustri prima aveva (4) Test. utr. Sic. Parm. 1792, Il 216. 3a 1) e. sicola (e. sicula Delle Cbiaie ). Conchiglia in gran parte chiusa entro la roccia; tubo cilindraceo, striato a tra- verso, risultante da tre concentrici strati, l' interno più lungo degli esterni incom- pleti, immobile affatto , ristretto giù e contiguo alla valva fissa, internamente per- lacea , alquanto concava , colle impronte muscolari , altra simile valva ovata , più crassa libera, esternamente fornita di strie curve parallele , ambedue con cardine privo di umbone: Mollusco emulante la gamba e'I piede umano, con pallio in su tu- boloso-cirrato,che rinchiude due innestate trachee ad orlo dentato, e giù provveduto di spesso muscolo, pertugiato per la uscita del piede piccolo, lingueforme. Contrai- ne (1) me ne recò in acquavite un individuo da Siracusa, di cui poco profittai per l'a- natomia, e prima del 1829 da ninno intrapresa; soggiugnendomi, ch'essa si trovi nella roccia calcare profondata sott'acqua nella costiera orientale e meridionale di Sicilia. 2) C. balanicola (e. balanorum Se). Conchiglia aperta in arabidue i lati, nascosta ; tubo quasi tetragono, sfoglio- so, spesso aspro per affollati tubolini ramei; valve ovali, internamente perlacee, la sinistra affatto aderente alla parete di ovato cunicolo, la destra libera con oblique rughe esteriori, unico dente dorsale: Mollusco ovale, bianco, con due unite trachee ad orlo rosso e cirroso , racchiuso da comune tubo palliare; muscolo bucato pel piede a base larga, ed assottigliato in punta,. Nel 1838 per la prima volta fu osservata da Scacchi dentro la roccia calcare fra gli aggregati di balani, che a fior di acqua in- crostano le rupi di tufo vulcanico della spiaggia di Posilipo. § II. Teredine (Teredo Lin.). Guscio testaceo, tuboloso, cilindraceo , aperto nella estremità anteriore con due valve rodenti, ed eguale numero di palette nella posteriore. 1) jT. navale ( t. navalis Lin. ). Conchiglia nella sola estremità inferiore alquanto assottigliata , ricurva , indi raddrizzata allungasi, avendo la doppiezza di mezza ad una linea, levigata interna- mente, col margine dell'apertura non ristretta, che anzi attenuata in membrana da confondersi col tubo legnoso, di cui essa incrosta le pareti. L'abitatore a prima giun- ta sembra un anellide, il quale nella testa offre due mascelle necessarie alla perfo- razione del legno, avendo il resto del corpo molto lungo, abbastanza cilindrico, e pian piano divenuto sottile verso il fine, ove con muscoletti aderisce al fondo della conchiglia, ed ha due palette semilunate , non potendosi estrarre senza lacerare (1) J'en pris un exemplaire à Naples,qui è- si en Sardaigne , mais elle est rare par tool. tait attaché à un spondyle, el je la trovai aus- Noi. ms. * 7 quelli. Il suo tubo calcare, più o meno flessuoso e cilindrico, è aperto ne'due estremi; comunicando in giù coll'acqua, che vi trasporta le molecole organiche, e necessaria al suo respiramento ; essendo su in continuazione del cunicolo legnoso. E difficile concepirne lo sviluppo , che dipende dal trasporto delle uova alla superficie del le- gno, in cui s'internano e, crescono. L'animale parmi sfornito di piede , siccome erasi creduto da osservatori di non ordinario merito, e recentemente da Deshayes.Dippiù nell'istesso pezzo di legno, con sorprendente esattezza e tornitura rosicchiato o me- glio pertugiato dalle teredini di varia dimensione, sono giunto a distinguerne tre spe- cie diverse, desunte dalla singolare struttura delle palette de' loro Molluschi. Ti sc- spclt3 analoga la seplaria arenacea di Lamarck. Quale svista è dipesa dall' averne eglino veduto i soli gusci, od al più le ma- scelle , loro necessarie per rodere il legno. Lo stesso gran Linneo (1) e '1 suo commentatore Gmelin (2) , seguiti da altri autori odierni , n' ebbero inesatta xm- uoscenza : siccome fu pure Bruguière (3) , il quale ha delineato le mascelle del- le l. navale, e 1' animale di altra specie da me denominata t. Bruguièriana, e ri- conosciuta da Philippi. Come se nella stessa parte anteriore dell'animale, e quindi del guscio medesimo, esistessero strumenti rosicchiatori conformati a denti mascellari, ed altri a palette; e che riuniti a! tubo calcareo darebbero l'idea di un testaceo a molte, anziché ad una sola valva. Tale inganno sarà da qui a poco dissipato colla de- scrizione del vivente che vi alberga, il quale per lo più in direzione delle fibre legnose, a poco a poco e colle mascelle solamente sbucasi un canale superiormente levigato, e più ampio del resto del guscio , che cresce a norma del suo sviluppo col trasuda- mento delle molecole calcaree incrostatevi, sempre molto più lungo della stessa con- chiglia or flessuosa ed ora assottigliata, senza mai riempierne il cavo. 2) T. Brugiiièrana (t. Bruguièri Delle Cbiaie). È meno lunga e flessuosa della specie precedente , dalla quale differisce non tanto per la spessezza delle pareti, quanto per la successiva ed embriciata serie di 'aminette ossee esistenti nella estremità inferiore del guscio, pel resto simile a quel- lo della /. navale; nella faccia interna sono queste al numero di sedici e più, coi margini elevati in su, formando angoli ne'due lati opposti, e rendendo il lume del testaceo più augusto , di figura ovale e capace di dare uscita alle due palette o tra- chee, e dall'osservazione dell'apertura descritta pare difficile di poterne uscire. È il (1) Teredo ; animai terebclla; valvis duabus tiutn fuhrica, propnus ad pholades accedunt , ealcareis hemisphaericis anterius excisis, et dua- quam ad serpulas. bus ìanceoklìs. (3) Enc. mèlh. p?. CLXVlI 9-10, non che (2) Teredines «psa valmrum vermi adhaeren- 1 e 2. 8 suo abitatore provveduto di lunghissima trachea nell'apice biforcata,avendo ogni divi- sione un forame appena sfrangiato, e terminante nel pallio strettissimo, a'cui lati so- no attaccati i gracili manichi di cadauna paletta ovale, convessa nella faccia esteriore, dove ha leggiera costola mediana, concava nellainteriore,edassottigliata nel margine. 3) T. hipalmata (t. palmulata Lam. ). Tubo conchifero giallo-fosco e più fragile, lungo, e trasparente delle altre due. Il suo animale nelle mascelle presenta le separazioni de' due primi pezzi mercè ne- riccia linea, che osservasi pure dividere tutte le serie delle laminette taglienti rivolte giìi. I manichi delle palette sono larghissimi, risultanti da vari pezzetti scafToidei, acuti ne' margini, a dritta e sinistra finiti in lunga punta. Ognuno nel centro sta ar- ticolato col compagno, ossia la concavità del pezzo inferiore riceve la convessità del superiore; e nell'insieme dette palette sono ovali, pennate, all'esterno convesse, in- ternamente piane. Isolando l'ampolla Poliana mi sono accorto di vari cilindretti ossei rosjni, di cui ignoro l'uso e '1 sito. Tutti questi esseri sono di grato sapore. 5 III. C^sriJOCHJSiv/^GASTROcHOENA 5p£;vg.). Conchiglia di due eguali valve quasi cuneiformi , molto aperta , con ampia apertura anteriore, ovale, obliqua, la posteriore quasiché nulla; cerniera lineare, marginale, sdentata. G. cuneiforme (g. cuneiformis Lam.). Conchiglia bianca , a conio , solida , slargata; valve convesse, esternamente provvedute di strie traverso-paraboliche, rilevate,. equidistanti: Mollusco con due trachee tubolose, traversalmente rugose, cirrose nell'orlo roseo, la superiore inne- stata alla inferiore; muscolo largo, crasso, pertugiato per la uscita di corto bisso, e del piede cilii)draceo. Trovasi entro le pietre tufacee del littorale di Mondragone e Gaeta. È la folade pusilla, c^q Poli senza l'abitatore rinvenne nascosta nelle pie- tre dure innaffiate dall'acqua marina, non lungi da Ercolano: sbaglio già notato dal Brocchi , paa però dopo dieci lustri. 1) Apparalo osseo e muscolare. Pria di entrare nelle minute ricerche notomiche , conviene esattamente de- scriversi i due pezzi mascellari indicati. Essi articolati insieme rappresentano una conchiglia bivalva; essendo arcuati, convessi, e nel primordiale loro sviluppo risul- tanti da tre distinti punti di ossificazione, giustificati dal colorito e dalla compattez- za. La loro lamina superiore è triangolare e convessa, avendo l'apice poco curvo, dal quale discende il lato anteriore perfettamente retto con margine tagliente : il 9 o posteriore arcuato èpiìi l)reve del precedente, fornito d'incavo semilunare, cui segue nella faccia interna l'apofisi articolare nella base con spina ossea abbastanza prolun- gata. La faccia interna di detta lamina, levigata, bianchissima, e l'esterna vedesi giallo-fosca corredata di linee rilevate alternanti con solchi, ed entrambi principiano approssimati nella punta non dissimile dal becco di pappagallo. Ma a norma, che que- sti scendano, vansi pian piano allargando a ventaglio. Osservando col microscopio si le sopraddette linee, come i corrispondenti solchi, rilevasi essercquelle formate da se- riedi taglienti lamine triangolari, obliquamentesitua te, embriciate, collapice rivolto su. Esse con angolo retto unisconsi ad amendue i solchi e le lineette, che in dire- zione obliqua ne percorrono l'esteriore faccia dal principio fmoal termine del secondo IJezzo osseo, cheèsottopostoal primo, emulante una fogliuzza lineare, arcuato,'esterna- mente giallo-fosco, bianco internamente e con altra apofisi nel fine. Continuasi colla faccia inferiore di questo il terzo ed ultimo pezzo osseo anche curvo da dietro verso innanzi,maggiore de'due antecedenti,somigliante ad un triangolo isoscele, tutto bian- co, composto di fibre ellittiche concentriche col margine inferiore attenuato, checinge la testa del Mollusco. La cui apertura della bocca apparisce nello spazio, che riman- gono le due valve o mascelle nominate, le quali si articolano si avantiche dietro me- diante muscolelti, che le muovono in variato modo. Giova avvertire, come le linee descritte dall'apice del primo pezzo ossoso fino all'estremità del terzo sieno in per- fetta continuazione. Le due mascelle vengono mosse in variate guise da'muscoli dilatatori originati dai lati della testa con vari fascetti carnosi rossi, e finiti nella faccia interna della la- mina del loro terzo pezzo ossoso. Nella contrazione le discostano, essendo avvicinate mediante i costrittori laterali, i quali con sottile fascetto muscolare nascono da'lati della testa , ed obliquamente ascendono per fissarsi alla spina ossea. I costrittori anteriori assai gracili attaccansi ai due promontori anteriori, e fanno lo stesso i costrittori posteriori, i quali benanche s'inseriscono a'premontori posteriori; cospi- rando i primi, ed i secondi alla perfetta chiusura de'su indicali ossi mascellari.' Dippiù dalla contemplazione delle pareti del canale legnoso rosicato dalle teredini apparisce, qualmente lelamine taglienti del pezzo osseo superiore scolpiscano la di lui cupoletta, e quella del secondo ne scavino le pareti del perimetro. Amendue queste operazioni accadono coll'ampliarsi le mascelle, mercè la contrazione de'muscoli dila- tatori. La vita di simigliante Mollusco, quando non siavi ostacolo in contrario, diffi- cilmente oltrepassa un lustro : giusta quello, che per norma puossi ricavare dalla permanenza, e dalla durata del legno in mare da esso bucherato. Spesso avviene, che prematuramente muoia ; qualora arrivi a sbucarlo in modo da aprirsi vasta co- municazione coir acqua. In questo caso non solo gli manca il legno da rodere per 36 10 nutricarsi, come se la Natura facesse luì pagare il fio dell'audacia tentata di aver voluto uscire dal proprio mondo, cui peraltro supplisce dirigendo il suo corso tere- brante pili in dietro. Ma nelle tempeste di mare, ritirandosi nel fondo del tubo cal- careo, restano i suoi cunicoli perfettamente oppilati dall'arena, che glimpedisce la uscita, e di tracciarsi altra strada; perchè le palette riescono inefficaci di fare ciò per la sostanza ossea del rispettivo guscio. Inoltre le piccole nereidi, di che io sono stato oculare testimone, s'introducono nelle sue nicchie, e ne addentano la distruzione. La disposizione e forma del cunicolo scavato dalla clavagella sicola nella roc- cia calcare di Siracusa chiaramente dimostra , che esso affettuiscasi dal muscolo addominale, il quale corrugato entro lo spirito di vino oltrepassa molto il margirte dalle due valve conchifere. Quindi durante la vita del Mollusco di tanto espandesi , per quanto sia necessario a produrre erosione alia opposta parete del suo abaturo. B tale mancanza succede soltanto nello spazio corrispondente al margine del citato mu- scolo ed alla superficie della valva mobile , che colla esterna sua rugosità non man- ca di operarvi analogo raschiamento mercè continuo moto. Dippiìi il tubo conchife- ro, essendo immobile, riesce inefficace a farsi interstiziale cunicolo, tranne quanto sia bisognevole alla sua capienza; e ciò per vitale forza intosuscettiva, vai dire a nor- ma che ingrandiscesi, violenta le pareti della roccia, onde ricettarvisi. Con previ- dente artefizio la e. balantcola trafora la roccia di sola calce carbonata, a preferenza del tufo vulcanico. Anzi quantevolte sia arrivata a toccar questo, non ha proceduto oltre, e la valva destra col crescere si è internamente ripiegata. Fra'gruppi di balani spesso incontransi frequenti voti e crepacele; eia clavagella, nelf ingrandire il pro- prio cunicolo imbaltcndovisi, li copre di calcari croste. In tale rincontro formavisi intrigato cespuglio di tubolini diramati in due o tre. L' abituro della gastrochena è molto più ampio di essa, concorrendo al di cui cavamento in pietra durissima l'addo- minale muscolo e le due valve. Queste hanno due muscoli adduttori rotondi, l'uno pili crasso dell'altro. Il suo pallio è fatto da fibre traversali e da longitudinali me- diane. Nelle clavagelle le trachee e'I muscolo addominale sono coperti da epiderme, che manda i tubetti forsi identici al bisso fatto da fibre seccate e preensili in punta. 1) Apparalo viscerale. I visceri delle teredini sono racchiusi nel cavo addominale a pareti musco- lo-membranose, e vi nuotano tostochè sia esso pieno di acqua: nel caso opposto a[>- parisce perfettamente floscio, entrandovi dalla trachea maggiore cirrosa, ed uscen- dovi per la minore semplice. Alla base di queste il tessuto muscolare è più massic- cio per l'attacco , che somministra a' manichi delle palette, e pe'due nastri musco- losi, che ne partono a dritta e sinistra, inserendosi alquanto sopra la conchiglia. Nel tubo delle trachee chiaramente ravvisasi il duplice strato muscoloso per lungo 11 e traverso. Ad opra loro l'animale resta fissato al guscio, dentro di cui sta ritirato- Dalia sua bocca prolungasi brevissimo esofago , lo stomaco , indi l' intestino disceso per un solco esistente nella faccia interna del fegato sino all'estremo infe- riore di questo, ove curvasi per salire verso la posteriore parte della bocca. Il fegato è giallo-dorato, bislungo, la cui bile forsi sbocca nel canale degli alimenti. Circonda- no il medesimo e l'intestino i corpi pennatifuli glandulosi bianchicci con esile e me- diano canale prolungato sino alla cavità boccale. Le ovaie sono conformate a guisa di sacco longitudinale, assottigliato nell'estremo inferiore, ed aperte dentro 1' addo- me. Sono esse bastantemente rigonfiate nel mezzo del loro tragitto da farvi compa- rire ad occhio nudo le uova aggruppate mediante un filo, essendo ognuna delle stes- se cinta da guscio perlaceo, giallo-fosco simile ad un cardio od alla cama, fornite di continuato movimento per chiudersi ed aprirsi, cacciando un ciuffo di cirri vibratili, ed anche quando sieno aderenti all'animale, cui appartengono. Presso la bocca sta l'ampolla Poliana, dapprima analoga allo stilo cristallino, e per la piccolezza non sono riuscito a conoscerne il rapporto colle branchie situate a'iati del cavo addomi- nale, a guisa di due lunghe striscio con vaso medio giallastro granoso, donde a drit- ta e sinistra partono vasellini paralleli , ed analoghi alla branchica rete de' Mollu- schi bivalvi. Nel loro termine veggonsi pendenti presso le due trachee, ma nel prin- cipio sono molto avviluppate colle ovaie. Il tubo gastro-enterico delle e. halanicola e 5jc?7«"ana, egualmente che il fegato verdiccio per nulla differiscono dagli altri bivalvi. Le branchie rappresentano pure duplici foglietti a destra e sinistra. L'ovaia follicolosa tappezza il fegato: grappoli oviferi globosi ho trovato aderente alle branchie. Sul muscolo adduttore maggiore AeWai e. halanicola sta quadrilatero cervello, dante due nervi tosto spartiti in coppia per le due trachee, altrettanti giù in egual modo divisi per le branchie ed i visceri. zn. siscmzjONs iconica- Tavola 2. 1 pezzo di legno in mille guise pertugiato dalla teredine navale, di cui si è sco- perta porzione del guscio a coli' animale , che anteriormente Io sta rosicchiando b , nel mentre che ne' buchi ee apparisce l' estremità , ove esso presenta le sue pa- lette e riceve pure l' acqua marina. 2 abitatore della stessa teredine colle mascelle ìi, e nel loro centro evvi la prominenza della bocca. Tolto il sacco esteriore, ne appariscono il canale degli alimenti /, il fegato n, la branchie m, le glandulc sali- vari 0, le ovaie ^, le palette g e le due trachee r. — 7 guscio della t. bipalmata, e porzione ingrandita di quello del t. Bruguerana 6. Paletta ampliata della prima 8, 12 non che 12 e 13 della seconda delincate da amendue le faccie.Osso mascellare 9, onde farne vedere la superficie esterna colle tre lamine superiore o,media 6, ed infe- riore e. Pezzo di dette mascelle accresciuto di diametro 14, a flne di metterne in veduta le laminette taglienti e, la forma delle quali meglio rilevasi in 17. Faccia interna di dette mascelle 10 e 11, ove vedesi il promontorio anteriore /■ e '1 posteriore /, la spina e, il muscolo costrittore posteriore g, l'anteriore 9 h, i laterali n ed i dilatatori k. Embrione veduto al microscopio 15 e 16 co' cirri vi- bratili. 18 animale della t. btpalmata, il cui guscio rotto è a con muscolo b attacca- tovi, li due sifoni e ed una delle palette d: si è aperta la tunica esterna e, per dimo- strarne la rete branchiale /"insieme con gli embrioni delle nove, ed amendue ingran- diti 19, le gianduia salivari gg col respettivo canaletto, l'intestino AA,il fegato «", por- zione delle ovaie j, l'ampolla Poliana A e la bocca colle mascelle /. 22 paletta della t. hipalmata guardata dalla faccia interna, e per la esterna 23 ; e suo primo pezzo col foro X 24-, pel manubrio /. Tavola oS. Clavagella sicola:\9 a roccia calcare, i apertura del tubo della conchiglia, b porzione del Mollusco, e legamento delle valve, e mobile, d cunicolo o porzione di roc- cia scavata; 28 faccia interna del suo tubo m, della valva aderente n e della libera/. Tavola 72. Gaslrochena cuneiforme di grandezza naturale, 16 supina ove apparisce il per- tugio e, per la uscita del piede; 22 guardata di lato, d il bisso e' 1 piede sportine fuori. Tavola 7S. Clavagella balanicola : 1 cinta da balani col pallio a , le trachee ed , il tubo conchifero e, le valve fg, il muscolo addominale e suoi tubolini h col buco i; 2 suo tubo a e valve aperte, ossia la fissa 6 e la libera e; 3 questa dalla faccia esterna; 4 Mollusco sezionato per vedervi l'epidermide aa , i muscoli addominale bucato e, ad- duttori, superiore d ed inferiore e, la trachea sezionata l, le branchie n, l'apertura orale o, l'ovaia rr, il fegato s , il piede t; 5 cervello a, nervi per la trachea e , le branchie e, la massa viscerale b. Tavola 127. Mollusco della clavagella siciliana cavato dal suo abituro 1 8 , essendone le due trachee b, il pallio in cima cirroso a, privo di epiderme e, i muscoli adduttore su- periore d, colle branchie sottoposte g, l'inferiore, addominale e,/",- 22 faccia interna di questo p col foro r per la uscita del piede s, branchie o, una trachea aperta z , orifizio della sottoposta n e loro appendici z, lacinie orali q; 23 valva conchifera libera i, e muscolo addominale h. 13 U. ACEFALI ASCIDICI. Niuno scrittore meglio di Cuvier ha delineato il quadro storico di questi esse- ri. È stata sua cura rilevarne non solo la primordiale conoscenza, rimontando ai tempi di Aristotile ; ma ha pure riassunto le opinioni de' diversi autori , che se ne sono occupali. E mentre Muller, Linneo, Forskal, Gmelin non furono troppo esatti nello stabilirne i caratteri sistematici , avendone senza ragione cangiato il nome di ascidio usato da Baster in quello di as«VZ/a, nemmeno possiamo lodarci de'lavori suc- cessivi;attesochè,se sia diffìcile a determinarli nello stato di vita delle asc?'(/!'e, mag- giormente ne riuscirà difficoltosa la conoscenza delle specie da vari zooioghi de- scritte su individui alterati e posti in acquavite. Le ascidie riconosciute da Bruguiere e liamarck hanno bisogno di nuovo scru- tinio; giacche la forma esteriore, essendo soggetta ad infinite variazioni, offrendo esse poche differenze marcate, e'I colore non conservandovisi dopo la morte, in vita diversificando pure a tenore dell'età e del sito natale; riesce malagevole a distinguerle con fondatezza , qualora non ricorrisi alla loro notomia sino a' tempi di Cuvier su- perficialmente indagata. Piacesse a Dio, che i di lui voti conducessero a cosiffatto scopo; che le anatomiche nozioni fossero più generalmente sparse tra' naturalisti; e che in realtà queste potessero farci ottenere l'intento. Reputo cosa detta piìi teore- ticamente, che desunta da'fatti,la norma, che vorrebbesi adottare, stabilita sul numero de'tentacoli, posti neirintcrno del branchiale orifizio delle medesime: quandoché ai più esperti notomisti ne riesce ardua la indagine. li genere ascidia più degli altri Molluschi non meritava le generiche suddivi- sioni apportatevi da Savigny , e giustamente trascurate da Cuvier , perchè niente naturali. Anzi più arbitrarii di questa stimo i sottogeneri daMac-Leay fatti alle cintie: ■ cioè in cintia , coesira, sticla , pandocia, dendrodoa. Ma, essendo esse attualmente abbracciate dagli zootomisti a causa di qualche diversità organica, non sono state da me trascuratelo ho inoltre desunto i caratteri delle loro specie dalla forma e tinta del corpo, dalla qualità e crassezza dell'integumento esteriore, da'particolari dei tubi respiratorio ed anale. I lavori di Home, le ricerche di Cuvier (1) e Duvernoy, di Meckel (2), Wagner (3), Grant (4) su tal razza di animali racchiudono quanto (1) ;}/em. sur les ascid. Paris 1817, 1-30, (2) ^«a^. comp. IV 143, VII 267, IX l-i5,X 91. fig. ; Anat. camp. 2." id. Paris 1837, V 29, (3) Lek. (/eriwif/. ana/. 182,159, 195; IT 375. VI 383 , VII 381. (4) OiUl of comp. anat. 45, 205, 360, 456. 3c u sia necessario a dare un'idea generale della loro organizzazione. Savigny (1) se ne occupò con somma scrupolosità , e Carus (2) in due tavole ne ha esposto le più mi- nute particelle. Le investigazioni analoghe istituitevi da Mac-Leay(3)intorno alle boi- tenie, cistingie e dendrodoe, non che le recenti di Quoy e Gaimard (4), Lesson (5), Edwards (6) dimostrano, che la scienza abbia bisogno di ulteriori inchieste, alcune delle quali spero , che qui non siano state trasandate. Tra le divisioni, fatte da'moderni zoologisti al genere alcionio di Gmelin, arruo- lansi i bolrillied altri sottogeneri affini, avendo essi con quello rapporto pel solo at- tacco su macigni o i talassiofiti. Siffatte produzioni furono rozzamente conosciute da Schlosser, Linneo, Ellis, Pallas, ed allogate fra gli alcioni. In seguito con migliori caratteri sono state illustrate da Gaertner, che n'esaminò la organizzazione, e da Renier che vieppiìi contribuì a richiamarvi l'attenzione degli zooioghi, essendosi da Bruguiere credute di struttura identica a'Polipi madreporici. Oggi su tale fabbrica sonosi dati più ampli cementi da Desmarets, Le Sueur, Savigny, ed abbracciati da Cuvier, Bosc, Lamouroux e Lamarck. Debbo però confessare, qualmente le idee pubblicate all'uopo da questi sommi uomini non siano consentanee a'fatti, figli di un'osservazione anche superficiale. E va- glia il vero la opinione di Savigny, che li considera simili alle ascidie composte , è molto fondata; attesoché differenza lievissima a prima giunta osservasi tra araendue questi gruppi , in certo numero riuniti a filiera o stella ; avendo ognuno costante- mente ovale apertura rotonda maggiore, poco distante dalla minore. Gaertner e Pal- las hanno i primi osservato le masse di piccole ascidie, che Savigny ha chiamato di- siamo vaj noioso. Le di costui ricerche sono state portate troppo oltre circa lo stabili- mento de'nuovi generi, i quali riescono di stentata ricognizione pei vacillanti e talora insussistenti caratteri;ma le sue descrizioni anatomiche sono superiori alle mie. Mi uni- formo a Cuvier, che ne crede superflui per la scienza i generi fondati da lui,i quali po- trebbero riunirsi al solo joo?«c/mo, composto da massa co'talami de'rispettivi animaletti. Da ultimo Audouin e Edwards principiarono a studiare le ascidie semplici nel 1828, quando il mio lavoro era già divulgato. Quegli se ne occupò di nuovo al 1834 , avendone presentato all' Istituto interessante memoria sul cadere dell'anno scorso. Tra le ascidie semplici e le composte ne propone un terzo gruppo dette so- ciali, a causa di radicali prolungamenti , che ne riuniscono gì' individui. Particola- (1) Mém. sur les anini. s. vert. Paris 181G, fig- pi. XVIII-XX. (2) Nov. Ad. Acad. nat. airiosor. Bonn. 1822, (-4) Voy. de tAslrol. Ili G04-15, fij. Il 11, (5) Cent, zoolog. p. 151-57. ^j.Una/.cow;).! /r2,330;11156, 306,368,448. (6) Ann. des scien. nat.W 10; Observ. sur (3) Linn. tran. Lcnd. 1825 , XIY 527-55 , les ascid. comp. Paris 1841, fig. 15 rità incostante, e neppure nuova appo le ascidie semplici, ossia a. mammellosa, in- lesfinale, papillosa, kequentemente aggruppate come le clavelline,c)ìe è uno de'generi della novella e terza sua divisione. Dippiù egli riconosce nelle ascidie composte tre principali forme di organizzazione. Vale a dire, nella loro prima tribù o àe'polidini^ risultante da'generi jpo/jc//no ed amarwceo, considera il corpo diviso in tre distinte par- ti , ossia torace rinchiudente l'apparato branchiale , addomine superiore contenente i visceri della digestione, e dopo-addome od inferiore ove trovansi gli organi genitali e'I cuore ; nella seconda o de'didemni, spartita in didemno e leptoclino, distingue il torace e l'addome semplice co'visceri riuniti in una medesima cavità ; e nella terza dé'botrilli, che racchiude il botrilloide e '1 holrillo senza distinzione esterna tra l'ad- dome e '1 torace, non che co'visceri accollati a questa ultima camera. La scoperta del pirosomo rimonta a'principt del secolo corrente : Pèron ne diede la prima de- scrizione, migliorata poi da Le Sueur e Savigny.Esso ha richiamato l'attenzione de' naturalisti per lo notturno splendore, donde trasse il nome. 2. SZSCSZZIONS ZOOìOCICA. * ASCIDI SEMPK.ItT. § 1. Asci DIO ( Ascidia Lin. ). Corpo otreforme, ovato o cilindraceo, fissato per la base alle parti adiacenti; integumento coriaceo-gelatinoso, terminatoda due disuguali ape rture, tubolose; l'una branchica piìi elevata dell' altra anale e laterale. 1) A. mammellare ( a. mamillarìs Pallas ). Corpo ovato-depresso, bianco-ialino; integumento cosperso di tubercoletti pa- pilloso-muricati , rigidi; tubo branchico ed anale lobato-dentati. 2) A. rustico ( a. rustica Lin. ). Corpo rosso-fosco , globoso ; integumento esterno poco crasso , aspro ; tubi branchico ed anale con orlo roseo dentato. Molti autori lo confondono con Va. fo- sca , ed avidamente mangiasi durante la state dal nostro popolo. 3) A. prugno ( a. prunum Muller ). Corpo ovale, bianco fiammeggiato di roseo ; integumento coriaceo, levigato ; apertura dentata del tubo branchico con raggianti linee violacee, e dell'anale coro- nata da puntini rossi. Dujardin cita le mie osservazioni intorno a questa specie, che aderisce ai talassiofiti, ed a' fradici tronchetti radicali della zostera oceanica. 4-) A. Cumerano ( a. Cuviera Delle Ghiaie ). Corpo sferico-allungato, bianco-gialliccio; integumento levigato, profondamente rugoso, lapideo, contrattile; aperture branchica ed anale quadrilobate, prive di tubo. 16 § II. Fallisi A ( Phallusia Sav. ). Corpo senza pedicello ; integumento gelatinoso, o cartilagineo ; orifizi bran- chico con otto, ed anale a sei raggi. 1) F. fosca ( ph. sulcata Sav. ). Corpo ovale, bianco-giallastro, sostenuto da lungo gambo cilindrico, nerogno- lo ; integumento cartilagineo compatto , esternamente pietroso , ad otto profondi solchi, divisi da altrettanti rialti continuati ne'quattro ineguali lobi con linee viola- cee, spettanti sì all'apertura del tubo branchiale, come alla contigua anale. Le de- scrizioni pubblicate dagli autori suU' a. rustica ])are, che convengano alla specie attuale, essendo stata ben figurata funa da Cuvier, e l'altra da Bruguière: Dujardin conviene delle mie idee emesse intorno a ciò, 2) F. mentola ( ph. monachus Sav. ). Corpo ovale, cilestrino; integumento cartilaginoso, levigato, alquanto spesso, e diafano; apertura imbutiforme, membranosa, a margine increspato con linea resina circolare , più ampia nel tubo branchico che nell' anale. 3) F. mammellosa (ph. niamillata Sav. ). Corpo ovato-bislungo, bianco-ceruleo, ricamato da reticella venosa giallastra con sparsi puntini nerognoli; integumento a coniche prominenze, levigato, cartilagi- neo , molto crasso ; tubo branchico abbastanza sollevato, dritto con imbutiforme apertura lobata come quella dello anale brevissimo. Nelle Memorie io la riportai all' a. venosa di Muller, che come Bruguière 1' ha forsi figurata nello stato di cor- rugamento. Lamarck avverte , che essa era stata pure confusa con 1' ascidia pre- cedente , insieme alla quale rinviensi fissata a' corpi sottomarini del nostro golfo. 4) F. intestinale (ph. intestinalis Sav. ). Corpo cilindrico, bislungo, bianco-giallastro, trasparendone i visceri interni, gelatinoso,levigato;tubo branchico pili lungo del sottoposto anale, amendue paralleli cinti da trigone areolette ranciate, poste ne' seni de'loro lobi, al numero di otto in quello e di sei in questo; giìi provveduto di cirri gelatinosi, e di varie ramificazioni per attaccarsi agli scogli od a'pezzi di legno, tra'quali ho trovato le ascidiette, che se ne sviluppavano: osservazione già fatta da Bohadsch , che dà ragione della riu- nione di molti suoi individui. Varie volte vi ho rinvenuto le incrostazioni di qualche ascidia composta , odi holrilli. Spesso se ne incontrano certe piccole verdastre a. verdeggiante diBruguière, o grandette bianche a. gelatinosa di Bohadsch e Bruguiè- re, oppure grandi ma contratte a. corrugata di Muller, da ultimo nel loro massimo sviluppo soprattutto dell'ovario a. cam'na dello stesso autore. È comunissimadi età nella riviera di Ghiaia; la durata della sua vita parrai brevissima, ossia di pochi mesi. Atte- 17 sochè da giugno ad ottobre aderente a' pali e travicelli sottomarini se ne ammira la> crescente serie degl' individui, quasi sempre aggregati a stella, radamente binari o solitari. In una serata del mese di agosto, nel maneggiarla e toccarla vivente entro un bacino d' acqua , ne divenne fosforescente tutto il corpo. § III. C USTI A ( CyNTHIA SaY. ). Corpo sessile, integumento coriaceo con due oriQzì quadrifidi o radamente, r anale trasverso. \) C. microcosmo (e. microcosmus Sa.v.). Corpo di svariata figura, perloppiù reniforme, nerognolo; integumento leviga- lo, rugoso, abbastanza crasso, cartilagineo; apertura rossa del tubo branchico e dell'anale, con quattro tubercoli biancastri. Trovasi nel nostro mare, essendo seni- pre cospersa di varie prodotti marini, come fuchi, coralline ec; onde è, che Redi e Cuvier la denominarono piccolo mondo. Mangiansene le ovaie dal popolo partenopeo. 2) C. papillosa (e. papillosa Sav. ). -,.. Corpo ovale-allungato, rosso-gialliccio, rotondato nella base, fornita di radi- ciformi prolungamenti; integumento aspro, muricato da papilluccie, non molto crasso, ma di lapidea durezza;luboIungheltobranchico con orifizio di quattro o cinque lobi a setolette dorato-capitellate, come l'anale ricurvo bilabbrato.Non neho visto una figu- ra migliore della mia citata daDujardin. Per lo piìi radicasi sul fusto della zostera. 3) C. scroto (e. scrotum Delle Ghiaie). Corpo scrotiforme, giallo-fosco; integumento liscio, rugoso, cartilagineo, po- che linee crasso, compatto, contrattile; tubo branchiale lunghissimo, dritto, bian- castro , con quattro angoli rossicci finiti in acuminata apertura a quadruplici lobi trigoni, l'anale simile, brevissimo e divaricato dall'antecedente. Rinviensi solitaria od aggregata con altri grandi e piccoli suoi individui fra le crepaccio degli scogli, mercè niuno o piccolo attacco. É la più grande specie di ascidia del nostro porto. § IV. ClàVALLINA ( ClA VELINA SaV. ). Corpo a base pedicellata , integumento gelatinoso o cartilagineo , orifizio branchico come 1' anale senza raggi. 1) C. lepadiforme (e. lepadiformis Moller ). Corpo a clava, pereforrae-depresso, appena diafano, bianco-celeste, sostenuto da particolare gambo, in giù surto da tubero cartilaginoso contenente la massa vi- scerale , ramificato in svariati modi , spesso con radicelle su' ceppi secchi di zo- stera oceanica; integumento gelatinoso, rugoso, poco crasso, contrattile; mancanza di tubi branchiale ed anale , essendo 1' apertura del primo terminale infossata con 1^ sei trigoni lobetti, e poco distante da quella affatto simile del secondo. L' ho vista nel 1829, ed un'altra fiata dopo due lustri. Costituisce, oltre ìsn pero fera di Lister, il vero anello di concatenazione tra le asctdie semplici e le sociate. La sua dimen- sione osservasi molto piìi grande qui , che ne' mari stranieri. ** ASCIDI AOGREGATl. § I. BoTBILLO ( BOTEYLLUS SàT.). Massa crostacea, gelatinosa, diafana con animaletti ovoideibiforati, disposti a stella intorno a comune apertura sollevata, prossima all' ano, e remota dalla bocca provveduta di quattro tentacoli grandi e di altrettanti piccioli. ì) B. doralo ( b. gemmeus Sav.). Otricelli ovati in disposizione pennata sopra una sostanza gialla più fosca, for- niti dì bocca solitaria , e di ano cinto da altri otrelli con macchia ellittica nell' e- stremo ristretto. Dujardin in Lamarck menziona di essermene io anche occupato. 2) B. rosaceo ( b. rosaceus Sav.). Per lo colore, e la posizione degli otricelli senza ordine, distinguesi dall'antece- dente; l'ano a stella è piìi visibile della bocca. Dujardin non vi ommette le mie inda- gini; è il holrilloide rosso di Edwards, che ne crede varietà il mio 6. ciglialo. 3) B. stellato (b. stellatus Sav.). Otrelli ovati, giallo-verdicci con linea mediana piìi scura, talora disposti in due serie stellate; ano e bocca distinti. Incrosta a guisa di macchia la ulva lattuga: cor- risponde al b. bivittato di Edwards. 4) B. Leachiano (b. Leachii Sav.). Otri ovati distribuiti a due serie, quasiché circolari, l'esterna con gli animali più piccoli in maggior numero, rosso screziati di nero ; bocca ed ano forniti di roseo orlo rilevato. Trovasi a serie unica, essendo bigio, o rosso-punteggiato; varietà che Edwards ha poscia denominato b. violaceo. Differisce questo dal b. rosaceo per la di- sposizione degli otrelli rosso-miniacei con bocca ed ano cinti da altri esili animaletti, che fanno comparire quelli cigliati. Dujardin lo riconosce come specie da me descritta. 6) B. niveo ( b. niveus Delle Ghiaie ). Su gelatinosa polpa bianca dispongonsi in unica filiera ellittica gli otricelli bianchissimi; bocca ed ano allargati più che ne'precedenti , da' quali diversifica per la dimora priva dell'accesso a' raggi solari. É stato ammesso da Dujardin; mentre Edwards l'ha dopo di me insignito del nome di bolrilloide albeggiante. Le prefate specie di botrilli, qualvolta non si volesse attendere a' particolari e loro diversi co- lori, potrebbero ridursi ad un numero molto più limitato: parecchi di essi , veggon- si meglio figurati, ed elevali a specie novelle da Edwards; attesoché i loro coloriti sono talmente fugaci , che alteransi da un momento all' altro. § n. POLICICLO ( POLYCYCLIJS LaH. ). Massa con animaletti biforati,gclatinoso-compatta,convessa, fissa, e disseminata di asc/rfe moltiforati concavità centrale maggiore, comunicante mercè sifoni inferiori. 1) P. Renierano (p. Reynieri Lam. ). Una serie di ovati otrelli maggiori circonda la minore. Se ne trova una varietà a' più scarso numero di otricelli grandi cingenti la filiera di piccoli con punti neri su. In Lamarck tiensi conto delle mie osservazioni fatte all' uopo. 2) P. allungalo (p. clongatus Delle Ghiaie). Ha i caratteri del precedente, tranne la figura, l'apertura con orlo gialliccio, eia irregolare distribuzione degli otricelli. Dujardin riconosce questa novella specie. 5 III. Poi/CI/iVO ( POLYCLYNDM iS^r.). ' Massa gelatinosa con animaletti aggregati, biforato-stelliformi intornianti co- mune apertura centrale; bocca seitentacolata; ano nella di lei superficie inferiore. 1) P. saturnio ( p. Satilrnium Sav. ). Massa gelatinosa comune, rosco-sbiadata, dante ricetto a molte ascidietle at- tornianti globoso ricettacolo a pareti cartilaginee , avendo su il collo allargato in orbicolarc disco angoloso con voto centrale, dove termina il loro ano. Dujardin ne accoglie le mie deboli ricerche. 2) P. a separazioni ( p. septosum Delle Cbiaie ). Sostanza gelatinosa rossa , divisa in varie areole quasi pentagono piiì o meno allungate , nel centro di cadauna esistendo il forame circolare conducente nel cavo, ove apresi l'ano delle ascidietle provvedute di bocca. Dujardin lo riconosce come nuovo , ed avverte, che crede lobolaria il mio p. vescicoloso. 3) P. stellato (p. stellatum Belle Ghiaie ). É costituito da ricettacolo rettangolare , piano giù, onde attaccarsi a' corpi marini, e convesso su, in cui ha tre aperture fra loro poco distanti , ed in tutta la superficie dispongonsi in serie leboccuccie delle ascidielte.lì colorito suo è bigio con macchie biancastre. Ho dubbio, che non sia diverso dal p. stellato, cui lo riporto per mancanza di esatte nozioni risguardo a questo ultimo , tranne quello che ne dice Gmelin. Dalle aperture indicate, che sono forsi cigliate, si va entro la sua sostanza o meglio in un' ampia cavità di tratto in tratto fornita di lacerti muscolosi abba- stanza validi , mercè i quali tanto la lamina superiore, quanto la inferiore od oriz- zontale di detto ricettacolo, sono tra esse legate; onde l'acqua, penetrando per un 20 apertura, possa poi per le altre due liberamente uscire. Avvertasi, che le piccole ascidie sieno collocate nella spessezza , anzi nel reticolo del solo pezzo superiore. Dippiù la intera superficie esterna del corpo descritto, ed i mentovati lacerti appa- riscono vestiti da granosa e sottilissima tunica. Non ho potuto con tanta esattezza esaminare gli asciai viventi sì in questa, che nella specie seguente; imperocché mi furono da'pescatori recati nello stato di morte e di corrugamento. 4-) P. papilloso ( p. papillosum Delle Cbiaie ). Ha di comune col precedente le ascidielle afibllate, differendone per lo colore piombino , le tre aperture circolari della cavità interna, la figura ovale piano-con- vessa. Attaccasi agli scogli, avendo forse analogia col b. conglomerato di Gaertner. 5) P. diazona ( p. diazona Cur. ) Da comune massa gelatinosa allungasi cilindrico corpo cilestrino , nella me- tà cinto da zonetta giallastra ne' distinti animaletti aggregati , ognuno con termi- nale e sollevata apertura respiratoria, internamente attorniata da circa dodici bran- chiette semplici collanale contigua laterale. Una sola volta l'ho visto attaccato ad uno scoglio nel golfo di Pozzuoli. Farmi, cheCuvier a torto vi abbia riunito il genere diazona, e che l'attuale specie sia alquanto diversa dal d, mediterraneo di Lamarck. 6) P. fosco ( P. fuscum Delle Cuiaie). Animaletti ovati, giallo-foschi, affollati, con apertura respiratoria ottodentata prossima all'anale laterale. In aprile 1829 lo rinvenni insieme coli' antecedente, j 7) P. verdeggiante ( p. viride Belle Cbiaie ). Massa ovale od emisferica, verde, gelatino-papillosa , cospersa di venature, in giù radicata; ascidii che ne traspariscono isolati, e più nella parte periferica che centrale, forniti di orifizio branchico maggiore contiguo all'anale minore, ed amen- due circolari. Trovasi aderente alle pietre sottomarine della Caiola. ^ IV. ÀPLIDIO (ApLIDIUM SaV.) Massa convessa , fissa, con animaletti a bocca seidentata ed ano indistinto. 1) A. lobato (a. lobatum Sav. ). Tappezza e fa comparire violetti gli scogli del nostro cratere. Le ascidetle vi si sollevano alquanto, ma appena che si tocchi porzione della sostanza comune, fa- cile a contrarsi, subito esse corrugansi, avendo ognuna particolare casuccia. Tutte ospitano su comune massa gelatinosa alquanto crassa , a pareti incrostate da strato pietroso, che da Ellis non si potè ben determinare ; avendo egli avuto pel resto della sua struttura idee erronee, che non sono state corrette da' moderni zoologi, e Dujardin,che in Lamarck cita le mie ricerche, nemmeno ne fa motto:epperciò merite^ rebbe di costituire un genere diverso. Osservatone con lente un pezzo, agevolmente 21 discernonsi le squamette calcari orbicolari.Il leptocUno maculoso di Edwards vi con- viene, tranne per la forma stellata delle indicate squamucce, che costui vi vide col microscopio , e da me non impiegato a tale obbietto. 2) A. muoialo ( a. areolatum Delle Citi ai e ). Massa gelatinosa quasi rotonda, rosso-fosca, contrattile al toccarsi, sulla este- riore sua faccia apparisce la bocca e l'ano delle asctdielle , che a doppia filiera di- spongonvisi, formando aie poliformi.Dujardin inLamarck riconosce questa specie, la quale parmi onninamente analoga al polìclmo arancio di Edwards, eccetto pel colore giallo sbiadato della di lui figura, di che neppure mancano esempli nel nostro golfo, e invece di gambo spesso intornia una foglia di zostera, che ne perfora la intera massa. Questo, e quasi tutte le ascidie semplici o composte, olezzano di gas idrogeno solforato. La sostanza polposa degli aplidi lobalo ed arcolaio è identica , giacché il tessuto, che la forma, offre una quantità di cellette facili ad essere penetrate dall'a- cqua marina , che ne produce la espansione totale. § V. DlDEMNO (DlDEMNUM SaV.). Differisce dal genere precedente, cui è confuso, per l'apertura seidentata de- gli asoldi . 1 ) D. roseo (d, roseum Delle Ghiaie). Sostanza resina attaccata agli scogli con apertura a quattro o sei denti bian- chi. Questa specie vien ammessa in Lamarck da Dujardin, somigliando moltissimo al leplodino fulgido descritto dall' Edwards. 2) D. bianco ( d. album Sav. ). Massa gelatinosa cineria con aperture a dieci e piìi denti. Parmi, ch'esso corri- sponda al lelloclino gelatinoso figurato da Edwards , e Dujardin lo riconosce quale distinta e nuova specie di eucelio. § VI. EvCELIO (EUCOELICM ^^r. ). Massa comune incrostante, gelatinoso-fungosa , mammellare, albergante^ani- maletti aggregati, biforati, con unica apertura esterna, e vescica gemmifera laterale. 1 ) E. ospiziolo ( e. hospilaliuni Sav. ). Sostanza coriacea colle aperture delle ascidietle fornite di fascia circolare. Do- po Savigny se ne ricorda la mia descrizione da Dujardin. 2 ) £. quasigelatinoso ( e. subgelatinosura Lam. ). Masse bleu con orlo de'suoi ospiti bianco, rilevato. Spesso vedesi con ascidietle tubolose, racchiuse tra la membrana superiore ed inferiore, senza margine bianca- stro nella bocca. Ne è citata la mia figura da Dujardin presso Lamarck. 3 d 22 3 ) E. roseo ( e. roseara- Delle Ceiaie ). Sostanza risultante da molti animaletti globosi, distinti, piccini. Questa mia spe- cie vien ricordata da Dujardin, che fa notare non essere \ e. roseo di Quoy e Gaymard. § VII. PlROSOMO ( PVROSOMA PeR. ). Corpo libero, cilindrico, gelatinoso, cristallino, esternamente papilloso, all'in- terno voto con unica apertura terminale; animali biforati, provveduti di oriGzio boc- cale aperto all' esterno , e l' ano nella cavità del cilindro. P. gigantesco (p. gigantea Per. ). Corpo azzurro, cilindrico, anteriormente alquanto ampliato, fornito di circolare apertura e valvula , essendo dietro piìi impiccolito; papille lanciolate, abbastanza lunghe, disposte senza ordine , quasiché embriciate. Verso il termine dell'inverno inciampa nelle reti peschereccie. Ad essodebbansi riportare ìp. atlantico ed elegante: specie fondate su caratteri molto incostanti , figli della grandezza , forma e disposi- zione delle papille nello stesso individuo, a seconda de'rispettivi moti, troppo variabili. Esso, quale infocato cilindro, fisso o vagante in seno alle acque, sfavilla del piìi gaio, brillante ed istantaneo colore rosso-vivo all'approssimarsi l'aurora, che gradatamente passa al ranciato, al bleu-azzurro , al verdastro, e vicino a morire diventa giallo- verdiccio. L' acquamarina diviene fosforica pella presenza de'corpuscoli luminosi estranei alla sua natura, e come i vampiri luccicanti fino alla morte. Rigaud la de- sunse da' diafani polipi sferoidali; Niewland da animaluzzi provenienti dalla materia prolifica dei pesci; Dicqueraare da animali sferici. Forster la fece dipendere da' Cro- stacei, dalla elettricità, e dalla formazione del fosforo; Humboldt l'attribuì alla ne- reide nottiluca^ Suriray alla n. migliare ; Bancks a' crostacei; ed Anderson aWoni- sco sfolgorante. A me pare, che la medesima derivi dallo sviluppo esclusivo della luce fosforica sotto i moti di contrazione spontanea di certi esseri ; essendo per- fettamente privo di qualunque apparato vescicolare cromofero , necessario al suo notturno fosforeggiamcnto,forsi in gran parte dovuto alle contrazioni del tubo inte- stinale, che diverse refrazioni e riflessioni di luce somministra all' occhio dello spet- tatore. Queste poche notizie desunte dall'anatomia mi sembra, che sieno in gran parte discrepanti dalle idee, che pria ne avevo acquistato colla lettura delle opere di certi scrittori. 31, DE3CBJ0NE NOTOMJCa- 1) Integumento esteriore. E l'epidermide per me problematica soltanto in qualche specie diasc«c?ia, men- tre onninamente manca nella loro maggior parte. La levigatezza, ch'esso presenta 23 nelle asàdie mammellosa,prugno,eà intestinale alquanto trasparente, non è da para- gonarsi alla scabrosità sua nelle a.. papillosa,r Ustica, mammellare, e molto meno alle rughe o prominenze delle a. microcosmo, scroto, fosca. La parete esterna del corpo è di tessuto gelatinoso nelle a. intestinale, lepadi forme ; cartilaginea molto crassa neWe a. prugno, mammellosa, mentala; e flbroso-compatta nelle a. microcosmo, scroto, papillosa.Lsi quasi pietrosa durezza di detto tessuto è perfettamente esclusiva delle a. fosca,e Cuvierana; essendo cedevole, poco contrattile nella a. lepadi forme .^on è da credersi la resistenza, che incontra il più aguzzo coltello tagliando la prima di que- ste ultime ascidie, ad onta della lineare sua spessezza. Vari globetti calcari ho tro- vato nelle esterno inviluppo àeWe a.lepadiforme e mammellosa; in cui, reciso il me- desimo per traverso, scorgonvisi molti cerchi fibrosi, ed ognuno circondato da altri simili, che in parte vi s'intersecano. Lo inviluppo in esame guarentisce i visceri dalle esterne ingiurie, quando il loro otre si corrughi, essendo impossibile di recarli no- cumento alcuno: e, volendole sezionare, non riesce di tanta facilità la separazione del primo dal sottoposto integumento. Ne' piccoli individui di a. scroto ho visto fra amendue introdotto un liquido acquoso. Le ascidiette degli aplidi arancio ed arcolaio si trovano racchiuse entro speciale sacco, in cui sono mantenute e tirate dalla membrana, che in sé contiene. La sostan- za gelatinosa delle masse di botrilli, ora smaltate di colore malachite ed ora dorate, dipendenti da litici grani, ovali, globosi, dispersi pure nel suo interno, fa avvertire uno stridore compressa tra cristalli. Squame calcari circondano ogni nicchia dell' a- plidio lolato.lì longitudinale cavo de]pirosomo riempiuto di mercurio dimostra conici voti, ognuno de'quali separatamente sbocca nelle punte delle papille; cosicché l'acqua marina entrata per l'apertura principale del corpo, corrugandosene l'orlo sfinterico, poco a poco è qualche volta obbligata di zampillare per le papille che,essendonequa- si deficienti, veggonsi appianate. Lcparctidel corpo sono abbastanza doppie, ed ofirono un tessuto gelatinoso cristallino, che fra poche ore spappolasi in materia mocciosa. 2) Apparato muscoloso. La tunica muscolare, che ne sostiene i moti di contrazione interna, e che a guisa di sacco racchiude i visceri, è fatta da due o tre strati fibrosi variamente di- sposti. Questi nelle a. microcosmo e scroto hanno circolari fibre divise a nastri, che ne formano tutto l'otre. Sopra la medesima osservasi una fascia, che da dritta passa a sinistra, decussandosi nella parte anteriore e posteriore, oltre gli strati fibrosi , che a guisa del numero arabo otto rovesciato ao ne circondano ambidue gli orificii sino alla loro metà; offrendo fibre circolari sottoposte ad uno strato longitudinale ter- minato da sfintere, dentro cui ritirasi il tubo cartilaginoso, che eziandio vedesi nelle aperture branchica ed anale delle a. papillosa , fosca e microcosmo. 24 Struttura analoga ravvisasi nell'a. fosca: se non che presso il tubo del suo ori- fizio branchico veggonsi parecchie fibre traversali , di cui è interamente corredato l'altro canale, mentre il resto del sacco in esame ha lacerti longitudinali. L'a. pa- pillosa le ha oblique da dritta a sinistra, decussate con quelle di sinistra a destra, ed altre per lungo ben distinte, parallele, quasi laminose. Singolare attenzione me- rita detto sistema nelle a. intestinale, papillosa, mentola, prugno. Esso nella prima trasparisce a traverso della tunica esterna. Risulta da due strati, uno a lasche tremo- lanti fibre traversali, che ne circondano il corpo ed amendue i respiratori tubi, spesso passando sopra o sotto dell'altro, che è conformato a distinti nastri larghetti longitudi- nali equidistanti. Ognuno degli stessi dalla base del corpo finisce con quadripartiti fa- scetti fibrosi slargati in cadauno lobo delle aperture branchica ed anale. Quali nastri osservansi con identico andamento nella seconda specie , però piìi stretti e con altri simili piccini sottoposti, irraggiantisi da ciascuno de'mentovati forami verso il corpo. Ne sono eziandio duplici gli strati appo le a. mentola e prugno, sebbene diversamiente situati ; vale a dire il primo esterno, e '1 secondo interno. Questo forma sacco a rete di lacertelli longitudinali intersecati da traversali nell'a. j«en/o/a, con i medesimi confusi, ed irregolari nella a.prugno. In amendue però lo strato esteriore ne occupa una sola faccia , con lacerti a direzione longitudina- le, obliqua e traversa, finiti lateralmente semplici bifidi o trifidi, sfioccati negl'im- buti de' due orifizi, ove notansi pure successive fibre sfinteriche. Rilevo ancora, qualmente oltre i lacerti primari sianvi li secondari reticolati su loro medesimi, e che le zonette delle rispettive fibrelline elementari stienvi per traverso e non a lungo collocate. Tra la tunica esterna, e la muscolare non esiste in tutte le specie identica aderenza ; osservandosene talune ivi corredate di una cavità molto più larga nello stato fetale, nelle a. mammellosa e papillosa nel fondo a guisa d' infondibolo prolun- gate per adattarsi alla corrispondente fovea della tunica cartilaginosa. Non ho rav- visato alcuna traccia di lacerti muscolari nella base dei particolari canali delle pa- pille del pirosomo; ma son persuaso, che le medesime si estendano per tutta la lun- ghezza loro, essendo meno visibili in quella del corpo intero. Così puossi concepire il celere e progressivo moto sì della sua massa e di ciascuna papilla, che le rapide ed intense contrazioni di amendue, 3) Apparato branchiale. Cuvier aveva già tripartito la cavità del corpo delle ascidie:\a\e a dire in bran- chica, peritoneale e pericardiaca, ora diversamente denominate da Edwards. Quali sacchi neir a. intestinale traspariscono a traverso i comuni integumenti. Essi ridu- consi all' addome superiore esteso dal tubo branchico fino oltre la metà del corpo, occupandone poca o grande porzione la borsa branchiale , che dal tubo corrispon- 25 dente scende giù, e la massa viscerale, che vi sta accollata e rivolta dappresso l'al- tro tubo, ove apresi; ed alladdomine inferiore, perfettamente chiuso,che non ho visto durante la vita fetale, restandone diviso ad opra di arcuato diaframma, e quivi sono collocati i visceri nella sola a. lepadi forme. Il cavo branchiale principia dall' orifizio superiore, dal quale pel suo tubo si passa in sacco ovato ampio, che riempie in gran parte quello dell'addome, alle cui pareti attaccasi mercè varie pieghe lineari o trigone. Esso è costrutto da sottile tu- nica, esternamente finita a taglio netto presso gli anzidetti forami, continuandosene la lamina interna sino a'ioro lobi nelle a. mamme/Iosa e mentola. Su la stessa di na- tura sierosa al credere di Cuvier , ma è mocciosa con minuti acinetti , adattasi un reticino ben figurato da Spallanzani con fibre maggiori a lungo , decussate ad altre minori traverse; e le aie risultanti da amendue sono eziandio finamente reticolate, avendo il sacco branchiale delle a. scroio e microcosmo larghe, e parallele pieghe longitudinali. L' acqua per l' indicato orifizio penetra nel sacco testé descritto, già rilasciato nel suo tessuto-fibroso; e, dopo di averlo riempiuto, nel contrarsi è ob- bligata di uscire dalla medesima strada, per la quale aravi entrata. Inoltre il mentovato liquido con identico artcfizio dal foro inferiore precipita pure nella cavità addominale e ne empie lo spazio, che vi rimane tanto il succen- nato sacco , quanto i visceri in essa alberganti, facendo divenire meno prominente il corpo dell'a. mammellosa. Laonde chiaro emerge, qualmente le ascidie, osservate vive in mare ed appena compresse, caccino due correnti di acqua, sembrando che questa per l'orifizio superiore entrasse, e peli' inferiore uscisse. Io parteggiava tale opinione emessa da varii zootomisti, già posta in dubbio da Cuvier, e parve fian- cheggiata dalla iniezione di mercurio; il quale, rompendo il sacco branchiale, uscì dall'estremo opposto a quello, donde venne da me introdotto. Ma l'osservazione attenta ha smentito siffatto pensamento: dappoiché, avendovi surrogata l'aria , non è questa uscita pel le pretese fessure o stimmi branchiali. Quindi bisogna conchiu- dere, qualmente i due zampilli di liquido acquoso rigettati dalle ascidie, apparten- gano uno al cavo branchiale, e l'altro all'addomine, senza esservi nello stato natu- rale reciproca comunicazione. 4) Apparato entero-epatico. In fondo del sacco branchico esiste la bocca circolare nelY a. papillosa, quasi trilobata nell'a. microcosmo, rugosa nell' a. scroto, imbutiforme nell'a. intestinale , grande nell'a. fosca. Nella stessa termina rettilinea e profonda valletta: la quale viene dall'orifizio interno del tubo branchiale delle a. lepadi forme, microcosmo, scro- to ec, avendo due rialzate pieghe laterali. L'esofago è sempre corto, tranne Vascidia fosca.Lo stomaco è molto amplo,ed esternamente piegato nell'a.jWes^ma/e, circondato 26 dal fegato nelle a. microcosmo, papillosa, rustica,mammellosa: quaVi pieghe si osserva- no internamente molto più larghe nella medesima, nell'a. /)a/KWosa, meno rilevate nel- la, mcrocosmo, poco visibili nelle a. fosca elepadi forme .Tra esse nella linea mediana si ravvisa un solco nelle testé descritte specie, ma nella penultima ascidia vi è una ramificazione come sutura. Il fegato risulta da vari lobi giallo-cedrini con acinetti ovali pili foschi neìVascidia or nominata, quasi orbicolari nelle a. papillosa e mam- mellosa, ovali bislunghi ricurvi e distinti nell' a. microcosmo, poco discernibili nel- l'c. intestinale, rosso-foschi nell' a. lepadi forme. Con varie aperture ellittiche od ir- regolari li dutti epatici sboccano nell' interno dello stomaco fra le suddette lami- nette ; ma nell' a. fosca i canali biliari a vari lobi finiscono in due più grandi , e questi ad apertura unica. Il tubo intestinale dal fegato descrive una curva, che sale verso su per aprirsi presso l'orificio addominale, molto sopra a quello della bocca nelle a. intestinale e papillosa; attesoché discende e passa sotto l'esofago nell'a. mi- crocosmo, serbando quasi la stessa direzione neWa.fosca. Oltre la tunica mocciosa interna ha nell'esterno uno strato granoso nella maggior parte delle ascidie, che ne rende le pareti glandulari e doppie. Né hansi queste da confondere con i grani co- lelitici ovali nerognoli, o lobati giallastri, aderenti a' vasi ed a'follicoli epatici delle a. papillosa , mentala e prugno, senza fondamento fatti derivare da' globoli cruo- rici dal Wagner. Io gli stimo analoghi a quei, ch'esistono nell'organo urico di pa- recchi Molluschi acefali testacei. Talune specie di botrilli sono circondate da altri picciolissimi individui, che ne rappresentano gli embrioni. Che anzi si sostenne come cadauna loro stella avesse dovuto reputarsi un solo vivente con bocca ed ano, credendosene i raggi tentacoli o succiatoi. Mentre si è ora rettificata tale idea, reputasi pur tuttavia, che nella ca- vità corrispondente all'apertura maggiore mettano foce i tubi intestinali di quei del perimetro. Talché, irritatane una bocca, contraggasi il corrispondente animaletto; e ciò, accadendo nel centro, i òo^n'//» corrugansi tutti. Fenomeno dipendente dalla contrattilità della intera polpa, che somministra loro ricetto, la quale toccata in un punto immantinente si contrae da per ogni dove , quindi anche gli animaletti ospi- tantivi. Posso assicurare, che alle due aperture dei botrilli, per lo più con orlo rile- vato, corrisponda cioè alla grande la bocca, ed alla piccola l'ano. In qualche spe- cie a pareti trasparenti dalla prima è prolungato un canale, che indi a poco si am- plia, e finisce nell'intestino. Né questo è cinto dalle uova, che dal microscopio non mi sono state dimostrate. Saggiamente scrisse Lamarck che il sacco di ogni animaletto, ampliandosi e restringendosi, favorisca la entrata e la ucita dell'acqua: la quale vi trasporta le molecole organiche, e pe'pori s'interna nel resto della sostanza. La boc- ca dell' a. lobato finisce in ampio otre , da cui nasce l' intestino. Questo e lo sto- 27 maco dell' aplidio muoialo è verdastro , flessuoso; mentre quello è rosso , gonfio. Dalla bocca posta in fondo del cavo branchico del policlino verdeggiante si va dentro Io stomaco, e l'intestino lungo, ed accostatosi a dette parti sale appena flessuoso gno al lato del foro branchico. Osservata con lente ogni papilla del ^«rosomo, quando l'animale sia in vita, chiaramente rilevasi qualmente nell'apice tenga un forame me- no visibile de' due laterali, o sia quello della bocca e dell'ano. Quali parti maggior rilievo acquistano contemplate al microscopio, con cui apparisce il tragitto dell'eso- fago poco allungato, finito nello stomaco, e non così tortuoso come l'intestino. I de- scritti organi possono essere ritirati nella interna e longitudinale cavità del piroso- ma, ove escono fuori le respettive nicchie. 5) Apparato sessuale. La ovaia è bianca nGÌYascidia lepadiforme, giallo-fosca a clava inversa nell'a. intestinale , aderente a sinistra del canale digestivo con l'ovidotto finito sopra 1' a- no, avendo le uova orbicolari ed umbilicate. Da essa appena discostasi quella del- l' a. manimellosa , essendo queste soltanto poco piìi piccole ed ovate. Due stintedi ovaie hanno tanto Va. papillosa, ognuna delle stesse assottigliata ne' due estremi aperti per la uscita delle uova gialle ed orbicolari; quanto le a. fosca e microcosmo^ nelle quali ciascuna coppia di ovari gonfiasi in varilobi pennati pieni di uova cir- colari rosine ed appena ombilicate, aprendosi entrambi col proprio ovidotto presso l'orifizio addominale. Dicasi lo stesso ])gtY a. rustica colle uova coccinee,ed ogni ovaia è molto ramificata. Dippiù quelle àclYa. papillosa sono riunite in grappoletti pendenti da comune vasellino; oppure invischiate da materia gelatinosa nell'a. tn^es^ma/e verso il fine dell' ovidotto , essendo orbicolari-depresse con fovea centrale piena di gra- nelli. Ciascheduno uovo contemplato al microscopio è rappresentato dal vitello gra- , noso , dalla vescica Purkinjana trasparente nel centro , o sia nel sito in cui vedesi ombelicata , piena di piccoli globetti , nell' a. mammellosa bianca grande relativa- mente alla dimensione di ogni uovo , non che dalla macchia di Wagner. Il testicolo nell'a. intestinale principia con diverse ramificazioni ricolme di umore bianco granoso, alle quali attaccansi molti follicoli clavati, distribuiti in re- ticino tanto nell' una quanto nell' altra faccia enterica , e finisce nel canale sper- matico , costeggiante 1' ovidotto , fornito di zonetta rosina , risultante da prostati- che glandulette, che ne intorniano il forame. I suoi zoospermi erano lineari, inerti in agosto. Nelle altre ascidie vedesene il dutto spermatico situato sul canale degli alimenti, ed aperto presso 1' ano, essendo ceruleo nell'a. fosca. Ha infiniti grap- poli tubolosi bianchi, non che pregni di sperma latticinoso nell'a. mentola. Ne par- tono quat'.ro tronchi primari riuniti in una specie di cisterna seminifera , dalla qua- le sorge il dutto deferente a principio fornito di abbozzo di epididimo. Quello nel- 28 Va. lepadiforme ha minuti granelli , che insieme all'ovaia coprono l'intestino. L'ovario dei polichino saturnio Gnisce dentro un cavo orci uolato, terminando a tubo ampio e bucato nel centro, donde escono non solo le uova, ma penetra l'acqua marina, la quale infeltrasi nella sua sostanza mediante vari canaletti raggianti. Sicco- me esistono moltiplici separazioni a quattro o cinque faccie ne] p.septoso con centrale foro abbastanza largo, cosi l'acqua di mare internasi nella sua polpa.Anche in detta cavità sboccano le ovaie , che vi fanno corona. Le uova riunite in corpicini ovali, gialliccie, sono molto visibili all'epoca della maturità negli a. lobato e areolato. Esse aderenti allo stomaco veggonsi rosee nel pirosomo con uovicini a vitello scarlatto , globoso-depressi , umbilicati, avendovi rilevato la zonetta prostatica nel foro del tubo deferente. Nelle uova de' botrilli, granose, rosse , ho notato la vescichetta di Purkinje, egualmente che la macchiadel Wagner. Edwards vi ha posto in chiaro l'ap- parato sessuale maschile, da me già indicato a fianco del femineo nelle ascidie semplici. Grave quistione ormai agitasi, se ciascuno gruppo di ascidie composte preesista nell'uovo, siccome pretesero Savigny e Saars; oppure, che cadauna di esse nasca iso- lata, secondo AudouinEdwardsDalyell, ed indi aggregasi alle altre su comune ricetta- colo; conchiudendosi, che le ascidie composte, e le clavalline si moltiplichino per uova o gemme. Le quali a mio credere ne sono un mezzo da'prolificazione ausiliario, non mai primario, e neppure valevole a dirimere la quistione: né mi si è presentata occa- sione di verificarlo nella clavallina. Costa delle mie osservazioni, qualmente la massa gelatinosa, che dà ricetto agli ascidi, sia sempre irrorata dal sangue, che mercè ap- positi vasi vi manda cadauno di essi; dippiù globoli organici apparendovi in quella del poKclino verdeggiante .ì, altresì un fatto costante, che in molte ascidie semplici per accidentali circostanze gli embrioni si aggruppino come le aggregate. Anzi gli ovali feti dell'a. scroio sono riuniti da speciali stoloni in svariato modo tessuti da emulare una colonia di botrilli, o\ ali o periformi, giallo-fosci, disseminati di orbicolari grani litici uniti da reticino, che ne sarà l' integumento cartilagineo, pe' quali furono da me equivocati e forsi eziandio da Saars. In seguito presentano una macchia late- rale rossa a destra ed altra a sinistra , ove finisce il tubo anale. In tale stato la rete stolonifera svanisce, essendo ben distinto l'integumento esteriore chiuso, e con molto spazio interstiziale fra l' interno carnicino. Quindi tale andamento trovasi in opposizione perfetta con quello della clavallina , dapprima isolata e poscia conca- tenata : epperciò la scienza abbisogna di ulteriori fatti , onde desumerne qualche corollario. 6) Apparato nerveo. Cuvier descrisse il nerveo sistema delle ascidie mammellosa, papillosa, intesti- nale e microcosmo. In questa Carus è viemeglio riuscito a distrigarlo, ammettendo un 29 solo ganglio dante filetti anellosi alle due aperture. Meckel secondo Schalck ha tro- vato il cervello e due ganglietti tra il sacco branchiale e lo stomaco dell' a. gela- tinosa. Garner, al dire di Leuret, nelle fallusìe ne ha seguito i filetti sino a'tentacoli, alla bocca, al sacco muscolare. Io con piìi accurata disamina, in contrario di quanto scrissi, ho sviluppatoli cervello globoso, e'I collare nerveo gialliccio, depresso, faci- lissimo a confondersi coli' anello arterioso nelle a. papillosa e macrocosmo, emulando quello lìstarella bifurcata sopra i due tubi respiratorio ed addominale , restandone almeno il primo interamente abbraccia to.L'a. lepadiforme lo ha ovato,solido, bian- co, da cui nascono in su l'anello branchiale, ed in giù due nervi per l'orifizio addomi- nale con fievolissimi filetti. Il cefalico globetto deìV a. intestinale vcdesi ellittico a tra- versali pieghette, granoso con una coppia di nervi cingenti l'orificio branchico e con nastrino bifurcato verso il tubo addominale.il cervello dell'a. mammellosa rimarcasi orbicolare, biancastro, e risulta da latticinoso umore a globettini.Dal medesimo la- teralmente sorge la zonetta intorniante il tubo branchico, somministrando su filucci alle branchie, e giìi tre in quattro nervi. Due di questi uniti ad altra coppia spar- pagliata sul sacco respiratorio congiungonsi al ganglio simpatico bislungo, ristretto nel mezzo: dalla di cui inferiore estremità parte un paio di nervi costeggianti il tu- bo addominale e, bifurcandovisi i rami esterni, internansi poscia uno nel sacco re- spiratorio, l'altro tra il budello e gli organi genitali. Quasiché analogo trovo l'andamento dell' apparecchio nervoso dell' a. mento- la: vale a dire il cervello giace nel restringimento del tubo branchiale in direzione dell' aorta, somigliando ad un globetto bianco, trasparente con arcuato vaso giallo sovrappostovi, spirale nell'a. fosca, a rovescio nell'a. scroto. Ne parte la zona ce- falica e due fili in giù discendono per la faccia esterna del sacco branchiale , os- sia i rami minori di un filetto, che si unisce al nervo attaccato pure al collare, e giù al superiore angolo del ganglio simpatico bislungo,ristretto nel mezzo; dal quale pel sacco branchiale superiormente staccasi altra analoga coppia tosto bifurcatavisi,e raggiu- gne il tubo anale. Le a. mammellare e rustica presentano la fascia cefalica finita nel ganglio simpatico ovale, dante un filetto mediano per lo tubo branchico, e due nervi in sotto paralleli, ognuno quadripartito presso l'anale. Parrai che il globo cefalico sia quasi esclusivo delle /Ì5(//Mste, che hanno eziandio distinto e remoto ganglio simpatico: questo ingrossato, e reso intermedio alle due aperture adempie all'incarico cefalo-gan- glionare nelle altre «scjVZ/e.Savigny aveva rintracciato un ganglio a fili raggianti neèo- trilli e ne\ pirosoino, che sono stati recentemente confermati daEdwards appo i botril- loidi rosso e i?«o/aceo, ne' quali il cervello ovale giace alle radice del tubo branchico. 7) Apparato circolante. Fino all'epoca in cui scrivo, e per quanto siami riuscito di riscontrare le opere 3e 30 degli autori , che di questi esseri hanno trattato , un esame più minuto di quello da me fatto sul circolo sanguigno delle asciate assolutamente mancava. Io neppure mi lodo del presente lavoro, che proccurerò di estendere vieppiìi ed esaurire cioe- chè possa concernere la loro circolazione , che esamino pria nell'a. papillosa, indi nelle altre. Il cuore , che sembra poco differire dall' ampolla Poliana degli Echinodermi, ha la figura dello 7 maiuscolo rovesciato j con tunica fibrosa, es- sendo situato tra il fegato , lo stomaco e'I fondo dell' ovaia sinistra. Le sue pareti sono fibrose valide e trasparenti, cosicché nel sangue di color ceruleo nuotano due corpi globosi biancastri forniti di filamento e dotati di massima mobilità, soprat- tutto durante le oscillazioni della parete cardiaca. Essi furono conosciuti da Dic- quemare nel cuore deW a. verdeggiante. Lo due corna od aste del cuore possonsi pa- ragonare ad uno abbozzo di orecchiette; le quali nel suo ventricolo, rappresentato dall'asta superiore, scaricano il sangue delle vene cave, che vi riuniscono sì la sinistra costituita dalla stomachica, epatica ed ovaria, che la dritta, in cui sbocca l'altra ovaria, l'enteroidea ec. Si noti, qualmente la iniezione di mercurio non solo mi abbia fatto conoscere l'esposto andamento del circolo sanguigno; ma pure mi ha dimostrato, che siami valvule sì negli orifizi delle orecchiette, come in quello del ventricolo del cuore, onde non vi possa refluire il sangue introdotto entro l'aorta, o risalire nella vena cava. L' a. fosca ha le branchie rosse da un solo lato bipennate , le grandi alterne colle piccole , tutte finite nell' anello branchiale superiore rosino , da cui partono frapposti raggi vascolosi maggiori e minori, che terminano nello inferiore flessuoso giallo, ove sbocca 1' aorta. Dal secondo cerchio hanno origine le arterie reticolate del sacco branchiale. Il cuore non sono stato felice a vederlo. I corpi adiposi o Fo- lineani sono rossicci, piìi o meno ramificati e pieni di sostanza granosa. Fanno parte del sistema sanguigno come que'della specie precedente. Le branchie deìY a. microco- smo differiscono da quelle deira.;)crp«7/osff, perchè le grandi sono alternate colle pic- cole. Il secondo anello branchiale è puranche flessuoso, il vaso posto sopra il tuber- colo cefalico ha la figura degli occhiali, essendo rossiccio egualmente, che l' aorta. Il resto dell' apparato circolante comparisce giallo, siccome lo sono i lobi adiposi. Dall' apice del ventricolo del cuore prende origine l'aorta, che sulle prime ha r apparenza di profondo solco , la quale risale verso l'orificio branchiale: ma pe- rò offre curiosissima particolarità , di comunicare con due altri vasi anastomiz- zati a' suoi lati, somministrando a' medesimi ramicelli curvi quasi grappolosi. Co- sicché di tratto in tratto da quelli partono le arterie traversali piìi o meno dritte ramificate e disperse sul sacco branchiale, tutti e tre dando origine all'anello va- scoloso branchico maggiore , dal quale nascono molti vasellini affollati e parai- 31 leli , alcuni di essi avviati su in disposizione raggiante vanno ad anastomizzarsi col- l'anello minore, quasiché nella direzione delle stesse branchie. Queste hanno la re- spettiva arteria, che cammina pel loro mezzo e ramificata a'iati fino all'apice. Dal medesimo anello maggiore e fra l'uscita delle branchie parte infinito numero di ar- terie longitudinali tra esse avvicinate e parallele, poste negli spazi de'lacerti longi- tudinali , avendo comunicazione co' corpi adiposi ovati, creduti dagli autori neces- sari a somministrare i principi nutritivi, paragonandosi da me agli otrelli Folineani degliEchinodermi e colmi di globetti cruorici. Dallo stesso anello provengono ezian- dio le arterie pel sacco branchiale forse disposte a reticolo. Erano queste le poche idee , che io (1) ne aveva acquistato sono ormai tre lustri ; quando Edwards (2) credette di tracciarne sentiero diverso e contrario alle ossen'azioni,che in parte mi sono comuni co' primi anatomisti del secolo presente, desunte da' fatti che sono immediato e perentorio risultamento di pratiche notomi- che, oppure d'iniezioni dirette, anziché di contemplazioni microscopiche spesso fal- laci, incredibili a causa di oggetti grandissimi ed opachi impiegati all' uopo (3), che un accorto zootomista non avrebbe mai opposto ad una manuale ricerca, tentata pria dal suo maestro Cuvier (4), estesa poscia da Carus(5),Meckel (6),Duvernoy(7) e Grant (8), che citano tal mio lavoro. Egli ha cangiato denominazione alle parti, che se ne conoscevano; chiamando cioè seno toracico o ventrale l'arteria aorta e branchiale, non che s. dorsale la vena opposta, senza ragione invertendovi gli antichi nomi. Il sangue di siffatti Molluschi componesi di siero e globetti, che tengo di omoge- nea natura. Esso nelle ascìdie intestinale, menlola, papillosa, lepadiforme è ceruleo, ab- bastanza liquido; essendo quello dell'a. microcosmo roseo, giallo nell'a. scroto, e nel policlino diazona; molto tegnente in questi, e quasi privo di siero. In generale tale consistenza rimarcasi dal piìi al meno esclusiva degli otrelli Folineani, e della rete (1) Mem. cit. Nap. 1828, III 193; Not. comp. fa. iatestinalis , et ayant place sous le micro- ìlH'òjSup- I. Nap. 1839. scope l'animai bien vivant, fai pu me convaincre (2) Les obserralions de Dicquemare , Cuvier , que t opinion de M. delle Ghiaie nest pas fondèe. Saiigny et de Delle Ghiaie nous ont appris qtie On voil, qtie l'ejcistence des vahttles mention- les ascitlies simples sont pourvues d'un coeur et nées par M- Delle Ghiaie est impossible, et que d' un appareil vasculaire trés-compliqué ; mais les notns d' arléres et de veines , dont on a de- c'est seulement par analogie atee ce qui se passe core les divers vaisseaux des ascidies , ne peuvent chez les Mollusques bivaltes, qui on a cru pou- nullement y convenir. Obs. cit. 12-13. voir assigner aux vaisseaux de ces animaux les (4) Mém. sur les ascid. 12-24. noms dartéres et de veiìies , et indiquer la mar- (5) Anat. comp. li 306. che du sang dans leur interieur, Obs. sur les (6) Anat. comp. IX 145. ascid. comp. 5. (7) Anat. comp. de Guvier, 2." ed- VI 383. (3) Mais ayant dèpouilU de sa lunique externe (8) Oull. of comp. anat. 457. 32 branchiale, a preferenza delle vene periferiche viscerali, scarsissimi ncU'a. intestina- le , il di cui grumo cardiaco ricevuto su di un pezzo di cristallo si mosse per qual- che tempo, ed i globctti girarono separati durante molti minuti. Anzi per causa di malattia l'ho trovato con poco siero , verdastri, poi rossi nelle a. mentala e mam- tnellosa : così interpetro il colorito sanguigno , che le ostriche talvolta acquistano. Quali corpi e la rete vascolare de'feti dell'a. scroto erano molto grandi relativamente alla ordinaria loro mole nello stato adulto. I globetti sono di un 4^oomo secondo Wa- gner, orbicolari nelle a. lepadi forme, e piìi grandi, alquanto allungati nelle a. inte- stinale. Anche globosi sono que' de' j9o/tc/mo e òo/nV/i diffusi nella loro sostanza ge- latinosa, isolati, mobilissimi, spesso uniti, e da non confondersi con certe vescichet- te rosse dotate di moto espansivo e restrittivo come i loro embrioni. Il cuore occupa sempre la inferiore parte della massa viscerale, e soltanto Del- l' a. intestinale sembra cinto dal pericardio. La sua figura , variabile abbastanza, non è stata mai bene indicata da Cuvier, Schalck (1), Carus, Meckel; talché costui in dieci individui di a. viammellosa non riuscì a rintracciarlo. La più generale sua forma è, come dissi, bifurcata cioè ad aste eguali, lunghe nell'a. «cro^o, corte nell'a. papillosa e intestinale; enleroidea nelle a. mentala, e mammellosa; od otreforme, al- lungata nell'a. lepadiforme; non che ovata nel pirosomo, e ne policlini. Dimanie- rachè la cardiaca cavità è unica , ossia priva di orecchietta, ove però nella a. in- testinale , e moltoppiìi nella papillosa non vogliasene reputare la prima metà auri- colare, e la seconda ventricolare.il certo si è, che spirale piega mediana membra- nacea rilevasi lungo il suo tragitto ed un filiforme grumo cruorico , che ne segue le contrazioni nell'a. meH. diazona offre piccolo anel- lo branchico nell' interno di altro maggiore, unito al terzo minore, ed a'due vasi provegnenti dal primo , che divaricati giù circoscrivono il cavo branchico ; la solita relè primaria, e secondaria; seguendole altri vasi per gli angoli del corpo, vicino uno de'quali apparisce il cuore. I m. X>£SC^ZIONE ICONICA- Tavola 79. Ascidia papillosa 22 di naturale dimensione , avendo gli orizii branchiale e anale aperti. Tavola 80. Ascidia prugno 13, mammellare 14, intestinale 15, la quale fa trasparire i suoi visceri, attaccandosi agli scogli mediante talune fibre radicali a b. La sua tu- nica muscolosa co' lacerti obliqui ed e longitudinali e, fornita di puntini rossi nelle aperture , rappresentasi da 22 : quale disposizione non è naturale , a causa della loro soverchia contrazione ; 16 esofago della stessa f, stomaco g, intestino h, te- sticolo i col vaso deferente che nell'apertura ha una corona di acinelti rossi k, ovaia /, ovidotto m, vena cava ed aorta h?j, ventricolo a del cuore; uova sue 19, del- \a. foscalH. 20 stomaco a aperto dell'a. mammellosa, e'I resto del tubo intestina- le. 23 a. microcosmo , la quale 24 ha la tunica b, che è posta fra la veste esterna e la muscolosa, tubi cartilaginei respiratorio e, addominale e; 12 feto di ascidia co- nosciuto pel distorno vaiuoloso. Tavola 81. 1 ascidia papillosa sezionata per farne conoscere l'atrio delle branchie a, nel quale sono queste ultime situate 66, il tubercolo cefalico e, le vescichette Folineane 35 ddj la disposizione e raggiante sfinlerica delle fibre della tunica muscolare intor- no al forame addominale /■, l'apertura della bocca coli' esofago g, il fegato A, il ca- nale degli alimenti ij , avendo a sinistra la ovaia / ed a dritta forsi il vaso sper^ malico /, il cuore K. 2 a. microcosmo , che dimostra in a il forame addominale di forma pentagona , che prende il tubo cartilaginoso, oltre le fibre muscolari h rag- gianti da esso dirette al suo sfintere e, tubo intestinale e e coperto dal vaso sperma- tico, avendo in giìi i canali biliari /"co'lobetti epatici nel perimetro g, ovaie M, otri- celli Folineani iì, arteria aorta j che segue il solco branchie© e termina presso fa- nello k delle branchie /, donde ha origine il tubercolo cefalico n. 3 a.mammellosa, aperta per osservare la crassezza aa del suo primo integumento, nella cui faccia in- terna esistono le ramificazioni vascolari gialliccie h, il sacco muscoloso che fa tra- sparire quello delle branchie e , le quali sono disegnate in A, il fegato rf e 1' ovaia coir ovidotto e. 8 sezionatosi l'inviluppo esteriore dell'a. papillosa ne apparisce il sacco muscoloso e, e quello delle branchie f. « 1 6 a. scroto, di cui sono a le branchie grandi e 6 le piccole, il sacco branchiale intero solamente da e a d, essendosi nel resto reciso per far conoscere i vasi oe, la bocca /, il fegato g, che circonda lo stomaco, il canale degli alimenti col dutto sper- matico h, la valvula i del tubo cartilaginoso dell'orifizio addominale, l'arteria aorta j sottoposta al noto solco branchio-orale co' corpi II analoghi agli otricelli Folinea- ni, il cervello n e nervo m. — 13 a. papillosa, vai dire a ventricolo del cuore, in cui si ravvisa il globo nuotante nel sangue, bb orecchiette, ce vene cave colle respettive ramificazioni , d aorta fornita de' due canali ee , arterie branchiali tra- verse gg e fibre e h reticolate, anello branchiale maggiore/, vasi di comunicazione k tra questo e '1 minore i, branchie II, arterie longitudinali del corpo m , otricelli Folineani mi. — 10 dimostra l'aorta a dell'a. fosca, le arterie branchiali e traver- sali e, l'anello branchico maggiore d e'I minore e, le arterie di comunicazione fra amendue f, le branchie grandi e piccole gh, essendosi recise le altre i, il tubercolo cefalico col vase spirale k, la membrana peritoneale /, cui aderisce il reticino bran- chiale m. 9 e 4- pezzi di tunica cartilaginea dell'a. mammellosa, i^ev vedervi i gra- nelli tra' cerchi concentrici, e l'arteria dermica, che vi si rimarca. Tavola 82. Ascidia mammellosa 1 di grandezza naturale; 2 cervello a, sua fascia e, da cui partono i nervi d finiti nel ganglio simpatico e, che invia i rami per l'ano h e pel tubo addominale g, edj pe' sottoposti visceri; 3 pezzetto di vascolosa rete branchiale su- perficiale co' grani colclitici ss; 5 forma e disposizione de' globetti cruorici. — A. scroto 7 spaccata, onde vederne la faccia interna della rete branchiale fatta da pie- ghe longitudinali aaa, finite nell'apertura della bocca e, rete vascolosa d e fibrosa 36 e di secondo ordine, cervello», canali brancliici flessuoso/ e circolarew, branchie 8 9; 10 faccia esterna della rete branchica, affin di vedervi i vasellini trigoni a, mercè i quali invia rami agl'integumenti esterni ed agli otrelli o sacchetti b 6,oriGzio addo- minale e. — A. papillosa 11 : ossia fascia cefalica a, e nervo di comunicazione col- l'altra anale d, lacerti muscolosi longitudinali e e, e raggianti del tubo addominale ff, intestinale g, ovario h, cuore i, rete della vena gastro-enterica/, aorta /, co' rami traversali nn e longitudinali /)p con gli otrelli o, addominale r; i cervello e corrispondente arteria e. — A. intestinale 12 vivente, da' comuni integumenti tra- sparendone le cavità branchica uu, addominale superiore xx mercè il diaframma zz divisa dalla addominale inferiore yy, i lacerti muscolari longitudinali sfioccati in ogni lobetto de' tubi branchio-orale aa e addominale bb, le fibre irregolari traver- sali ce, cervello d ed ingrandito 6 , sua fascia cefalica e , apertura della bocca /", stomaco g, intestino h, ovario i, ovidotto / cosleggiante il dutto deferente terminato dalla zonetta prostatica / , vene branchica m , gastrica n , enterica o maggiore e p minore, addominali qq , col tronco comune o cava r , cuore s, arterie aorta tt, traversali vv; Ì3 disposizione de'vasi spermiferi rrr, ingranditi 14-, e dell'a. mam- mellosa 15, loro cisterna s, tubo deferente t colla prostata v. Tavola 83. Ascidia fosca 1 viva col gambo a, e lobi dell'apertura del tubo respiratorio 9. a. lepadi forme 2, noccmolo viscerale a, ed ingrandito 5, ossia ovario rf, ramificazione venosa gastrica e, cuore e, anello cefalico a 6, globetti cruorici 8. A. scroto 3 del- la quarta parte di grandezza naturale, lobi del suo tubo branchiale 7; a. Cuvierana A. Feto di ascidia 10, più sviluppato 11 , ed amendue simili al distomo o ad una hipapillaria. — Policlino verdeggiante di naturale dimensione 12 colle aperture boccale ed anale delle ascidielle ingrandite 14, 13 spaccato per traverso; affinchè possanvisi contemplare la curiosa disposizione degli asc«rf2V,vale a dire il sacco bran- chico a , Y intestino e, Y ovaia d , 1' arteria aorta discendente n , 1' ascendente fé ramificata sino alla superficie i, mitilo o, corrispondente nicchia <, grani interstiziali r : suo ascidieito ingrandito 15, ove notansi il sacco branchiale a, l'intestino pieno di sterco e , la ovaia con ramificazione vascolare de, il cuore f , l'arteria aorta i ascendente e discendente. Tavola 84. Ascidia mentola: 1 alquanto raccorciata e sezionatasi per lungo; essendone a l'imbuto branchiale, /"l'addominale, b la crassezza dell'integumento cartilaginoso, e e legamentucci del sacco branchico colla rete venosa d e sulla tunica sottoposta branchiale, g l'esofago, h lo stomaco co' follicoli epatici, i l'intestino pieno di ster- co filamento-flessuoso, n l'ovaia, i le ramificazioni del testicolo col dutto semifero si o,p l'ovidotto; 2 6 e q rami della vena enteroidea costeggiati da ramicelli arteriosi,d gastrici, e tronco della vena cava, a cuore, /"sua piega valvulosa,g' aorta ascendente, h arteria coronaria interna ed esterna i , n descendente colle arteriucce branchiali Im, zop dermica; 3 a rete fibrosa del sacco branchico, e /lacerti muscolari, in- granditi 4 a maggiori e b minori , b fascia cefalica , e ganglio simpatie , e nervi che ne partono. — A. mammellare 5: disposizione de'lacerti muscolari hh a. lungo, 1 1 obbliqui, i i traversali, sfinterici d nel tubo A branchico e B addominale, a ganglio, e fascia cefalica, b nervo del foro branchiale, fé aaaìi. A. papillosa 6 rughe valvuli- formi dell'orifizio branchico e; 8 papille del suo corpo; 14coleliti. 9 pezzo di aplidió lobato, per dimostrarvi 1' apertura esterna a degli ascidi e cinti da squaraette d, ed una ampliata 10, vóto de' medesimi e, sostanza gelatinosa h. 7 porzione delle vene addominale deWa-inteslinale. 1 1 gruppo di embrioni di a. scroto a, e fili stoloniferi e; uno di essi ingrandito durante lo sviluppo primitivo 12, e 13 suo otre viscerale a. Tavola 69. Distomo fosco di ampiezza naturale 2 , ingrandito 3 co' fori g respiratorio ed ana\e . Policlino diazona: i di giusta grandezza; 5 uno di essi ampliato, notandosi il solco aortico h, il cavo respiratorio ^^l'intestino l e'I retto «', il cuore n; 6 anello bran- chiale p, altro che cinge l'intestino retto o, ed il maggiore g',rete brachica longitu- dinale V u X V u X s, traversale It, cuore y. Tavola 83. 5 botrillo dorato fornito di bocca 6 rf e di ano e, non che di macchia ovale f. 8 b. rosaceo, ed uno ingrandito 1 .Policiclo Renieriano 10 con uno de'suoi animaletti più grande g eia varietà 9; p. allungato 11 , stellato 12 , del quale si osserva 13 la bocca ^ , e 1' ano i ; b. Leachiano 14. con due varietà 15, e 16 ; b. ciliato 17, niveo 18. — 20 aplidio lobato con gli animaletti ritirati nella sua polpa, de' quali in 19 osservasi la bocca vi, l'ovidotto o colle uova chiuso dalla tunica pp. 21 di- demno roseo, essendone la varietà coll'apertura r a sei denti. — Eucelio roseo 22, sub gelatinoso 23 e 25, giacché in 24- si è tolta la membrana superiore per vedersi il corpo dei rispettivi animalucci. Didemno candido 26. Policlino vescicoloso 28 e 29 p. stellato, di cui si è aperta la interiore cavità reticolato-lacertosa e, e se ne è separatamente ingrandito uno 31. Nella tav. 78 si è delineato il placentario 14 g di un gruppo di botrilli con bocca t ed ano r. Tavola 163. Pirosomo gigantesco 1 8 vivo coli' apertura del suo cavo interiore h, con velo circolare 29 a, dove appariscono i polipetti e, la spessezza delle pareti e, e le pa- pille del corpo d; 34 una di questa isolata a, ossia b sacco branchiale , e cavità gastrica, di cui in e veggonsi le uova, ed uno ampliato 35, intestino f, d cuore, fiancheggiato dal vaso spermatico. 3 f 38 III. ACEFALI SALPICI. »«%««»««% Ì41 U**»V»*V»* Forskahl più di ogni altro zoologista si è distinto intorno alla conoscenza del- le salpe, cui hansi da riportare le to/«ediBrown,con ragione detteti/ore da Bruguière, onde distinguerle dall'identico nome imposto ad un pesce. Sembrami però , qual- mente le diagnostiche note delle loro specie sieno niente precise,e ciò per la variabile forma dallo stato di embrione sino al completo sviluppo, a causa pure della somma difficoltà di poterle conservare ne'Musei, onde farne esatte comparazioni. Attesoché la varia figura e disposizione delle fascie muscolari sia spesso visibile, dopoché dette salpe sieno state conservate nell'acquavita. Lievi disamine notomiche vi hanno fatto Cuvier (1), e Savigny (2): a me pare, che la conoscenza della interiore loro fab- brica, variante secondo le specie, trovisi pochissimo inoltrata. Peron (3), e Cha- misso (4.) ne conobbero l'aggregazione a lunghe catene, non ignota a Forskahl (5) nelle 5. confederata o policratica; Vanhasselt (6), Quoy e Gaymard (7), Me- yen (8) vi hanno studiato il singolare fenomeno della cangiante direzione sangui^ gna; confirmata da Edwards (9) insieme alla scoverta degli zoospermi. Ninno però ne aveva tracciato il verace andamento della cruorica circolazione topogra- fica, da me (10) precedentemente abbozzata insieme al resto della interna strut- tura delle medesime, eziandio esaminata da Carus(l 1), Wagner(12) e Meckel(13). Corpo libero, bislungo, gelatinoso, diafano, con interiore cavità splancno-respi- ratoria, fornita di aperture anteriore labbrata e posteriore tubolosa; bocca ed ano presso questa ultima. 1) S. maggiore (s. maxima Forse.). Corpo cerulescente , quasiché cilindrico, allungato, trasparente; apertura an- (1) 3Iem. sìir les biphores 1-25; Anat. comp. (8) Nov. act. Acad. mt. cut. Bon. 1832 , 2. ed. par Duvernoy V 29, 70, 79 , 94 ; VI VII 1 ; XVI 395. 383-87 ; VII 381. (9) Ann. desc. nat. Paris 1840; XUI 320 ; (2) Anini. s. vcrt. Paris 1816. Obs. sur les ascid. cil. 55. (3) \oy. aux terr. ausir. %.' ed. , pi. LXl 3. (10) Mem. Nap. 1823, II 269; UI 59; A^o- (4) De salpa Beri. 1819, p. 5. tom. comp. Nap. 1836 , Sup. I 5. (5) Descr. anim. llaun. 1775, p. 112-16, (11) Analom. comp.lU; Il 121,127,251, (6) Ferussac BuUet. des. se. nalureì. Paris , 305 , 367 , 447. 1826 , VI 125. (12) Leh. der vergi, anal. I 159; II 175. (7) Voy. de l'Astrolabe, IH 573-66. (13) Ami. comp. Paris 1838, IX 147, X 79" 39 teriore, al cui labbo superiore, più verso il destro che il sinistro lato, sovrasta una piramide,© rostro simile a quello presso l'apertura posteriore, tubolosa, circolare, e situata a sinistra di questa ultima, avendo a destra reniforme cassula cartilaginea , in cui sta allogato il nocciuolo viscerale, rosso-gialliccio. La superficie del suo corpo è per lo più coverta da immondezze di mare, poiché essa vive concatenata in gregge, es- sendo di primavera e nell'autunno ad opra delle correnti frequentissima in tutta la co- stiera diPosilipo.È disegnata morta nella nuova edizione del regno animale diCuvier. 2) S. pennata ( s. pinnata Forse. ). Corpo cilestrino, cilindrico, nell'interno suo lato poco lungi dall'apertura an- teriore provveduto di gambo depresso, necessario a collegarla agl'individui compa- gni al numero di nove riuniti a stella, e situati a perpendicolo, avendo 1' apertura posteriore in sotto. Ne' dì sereni di aprile questi gruppi di salpe incontransi nuotanti a fior di acqua ne'vari seni della costiera di Napoli. 3) iS'. democratica (s. democratica Forse.'). Corpo cristallino, piccino, otreforme, fornito di puntini rilevati, posteriormen- te terminato da otto spine disuguali, cioè una coppia corta con altra lunghissima pun- teggiata ne'lati e quattro brevi in dietro. A cagione della poca apparenza delle spi- nuccie fu eretta a specie novella da Otto e Risso. 4^) S. Tilesiana (s. Tilesii Cvv. ). Corpo cerulescente, cilindrico, crasso, quasi cartilagineo, con l'apertura ante- riore bilabbrata e la posteriore orbicolare, cosperso di rari tubercoli trigoni, elevati. Due soli individui ne ho avuto in maggio 1839. 4) S. scudtgera (s. scutigera Cvr.). Corpo carneo, cristallino, ovale-bislungo, cilindracco; apertura anteriore lab- brata, con rostro laterale a destra come nella posteriore tubolosa, corta; scudo car- tilagineo viscerale semigloboso verso dietro , e simile fetale cimbiforrae infero-po- steriore. Non è tra noi molto frequente. Cuvier la crede analoga alla s. gibba di Bosc,o forsi s. dolio di Quoy, ed io negli individui adulti non vi trovo molta diffe- renza dalla s. maggiore; attesoché somma è la diversità de'suoi feti ne'periodi suc- cessivi , ossia finché non se ne sviluppino i rostri. Non mi è sembrata fosforescen- te, però agitata entro 1' acqua staccavansene globetti luccicanti. 5) S. cerulea ( s. cyanea Delle Ghiàie ). Corpo cilestrino, cilindrico, decrescente verso l'apertura posteriore circolare, es- sendone bilabbrata l'anteriore con il labbro inferiore rivolto in dentro a guisa di val- vula; due serie di fovee come acetaboli esistenti nella laterale mediana sua parte, al numero di tre la superiore, e di sei la inferiore; nuocciuolo viscerale ovato, poco di- stante da una listarella allargata, libera, depressa, traversalmeute rugosa; colore az- 40 zurro sbiadato, e più carico nell'apertura anteriore, nelle pertinenze degli acetaboli, molto più nella lista e nel nocciuolo citali. Abita di rado in greggio nel nostro porto, mediante gli acetaboli unita agl'individui compagni. Il moto ne è celere, riempien- dosi e votandosi di acqua, trasparendone i battiti sistolici e diastolici del cuore. Non è fosforescente nottetempo, tranne per gli animaletti infusori, trascinati dalla corrente acquosa, che frequentemente introduce e caccia dal corpo, Esitai di riportarla alla s. pennata, erigerla in nuova specie; reputando eguale servizio reso alla scienza tanto a bene determinare i caratteri delle specie dubbiose, quanto di stabilirne altri con individui novelli. Più, leggendone la descrizione fatta da Bruguiere, ricavala daFor- skahl che nulla vi haommesso,mi determinai a reputamela diversa, e dubitai soltanto che non fosse la varietà dellas. ^emia^a da costui (1) veduta. A fronte di questa mia ingenua (2) protesta Ehrenberg (3) senza perentorie osservazioni la dichiara tale; mentre Dujardin la registra fra le specie novelle. Di fatto essa è solitaria, manca in conseguenza del gambo di aggregazione, ha due e non una serie di fovee laterali, il nocciuolo viscerale è periforme, esterno, laterale come la Glza embrionica ec. 6) 5. napolitana (s. naepolitana JOisirs Cbiaie). Corpo bislungo, cilindrico-dcpresso, quasi eguale, ceruleo con linea rosea co- me le due fascie laterali al muscolo branchiale ; apertura anteriore bilabbrata con dente mediano su ed una piega valvulosa giù, e posteriore a sinistra corta, tubolo- sa; otto nastri muscolosi traversali , ricurvi giù nella metà posteriore supcsriore del corpo, e verso il solo lato mancino; scudo cartilagineo poco convesso, occupante la deretana regione destinato a proteggere la massa viscerale, semi lunare , ros- so-gialliccia, cinta da una fdza a due serie di embrioni, da sinistra rivolta a de- stra. É la specie di satpa più grande, che io abbia vista nella state del 1841, cui in parte conviene qualche carattere delle s. fasciala e zonaria, ma per grandezza ed altre note se ne discosta assaissimo. 1) Comuni integumenti, muscoli. Le pareti del corpo delle 5a/j?e risultano da duplice astuccio. L'esterno gelatinoso, ialino, levigato con tubercoli nella s. Tilesiana, mnv'ìCdXo nella s. democratica,h cras- so varie linee, facile a spappolarsi in liquame, inzuppato di acqua sollecitamente se ne smunge, ed è la cagione della loro difficile conservazione ne' Musei. Acquista poi (1) Elie. mélh. YII 174, pi. LXXIV 7. (3) Ahh. Gn. der Eoenig. Acad. Berlin 1836^ (2) Mem. cit. Nap. 1828, lU CI. 24, 34, 501. 41 cartilaginea consistenza nel sito, in cui copre il nocciuolo viscerale, emulandovi una vera cassula o scudo protettore appo le s. maggiore, napoliiana e scudtgera,in cui ri- marcasi detta consistenza pure nel sito destinato ad albergare i suoi feti. La struttura ne è semplicissima, imperocché rari filamenti tenuissimi vi si appalesano, e nel citato scudo cartilagineo vcggonsi parecchi globetti ovali, o rotondi con qualche faccetta. Lascamente vi aderisce l'astuccio oppure integumento interno, poco spesso, compo- sto di sfolte e gracili fibre longitudinali. Marcata distinzione specifica rilevasi ne' nastri muscolosi aderenti alla inter- na faccia del secondo integumento del loro corpo. Vale a dire osservansi questi a X o crociformi nella s. scudigera; forcuti appo la s. maggiore, traversalmente collo- cati da destra a sinistra; a zig-zag nella s. democratica, in modo. che in ogni fles- sione evvi un acetabolo; a foggia di listerelle successive equidistanti, unilaterali, ri- curve sotto ne'due terzi posteriori del corpo della s. napoli tana, yìc'mo la cui apertura anteriore trovasi sfinterico nastro muscoloso. Nel suo tubo posteriore esistono, come nelle altre salpe, naslnni muscolari decussati, e pennati neWas. scudigera.il muscolo sostegno delle branchie estendesi dritto, od obliquo dalla regione pericardiaca sin presso l'aperturaanteriorc-.è desso rotondato-depresso, ed alquanto sottilene'lati.Èda notarsi, che tra le fibre muscolari appaiano dispersi globetti schiacciati analoghi a'cruorici. I naturalisti hanno riconosciuto nelle salpe la bocca e l'ano in un canale este- ro per la intera lunghezza del loro corpo, ma tali aperture non disimpegnano officio sifiatto ; quale cavo o atrio splancno-branchico è incaricato della introduzione del- l'acqua. Anzi è curioso l'osservare, che mentre una di quelle ampliasi per l'incana- lamento del liquido acquoso, l'altra si contragga per ritenervelo. Siffatta alterna ed isocrona operazione continuamente eseguesi, affinchè le salpe lentamente progredis- sero da luogo a luogo. Quale sistolico e diastolico movimento nella s. scudigera di- .simpegnavasi tredici volte per minuto d'avanti verso dietro, e venti neWas. maggiore. 2) Visceri naturali e genitali. II globo viscerale sta nella estremità del corpo, entro il secondo integumento. Il tubo enterico, simile a quello delle ascidie, incomincia stretto, indi si dilata nello stomaco, e diminuito di perimetro, addossato alla sostanza epatica, termina nell'ano. E questa granosa, gialla nella s. maggiore, o rosea nella s. napoliiana. M-hia. ad essa giace l'ovaia od il testicolo, composti di gruppi di duttolini bianco-giallicci, oppure carnicini: sessualità distinta da me (1) già indicata nella s. democratica, Y^ìa (2) che ^1) Alati del fegato evvi una sostanza bianckic- (2) Sur la decouv. d un org. male dans ks sai- eia analoga al testicolo di certi Molluschi. Slem. pcs. Arck. de MuUer, an. 1841. Nap. 1828, III 61. 42 Rrohn e Edwards avessero fatto uso del microscopio. Alquanto differente è la visce- rale disposizione nella s. pennata, che non ho potuto più sezionare, ed identica a quella della s. crestata di Cuvier. Dalla sua bocca imbutiforme lateralmente elevasi il tubo enterico, che comincia largo, poi restringesi,indi ampliasi per finire pian piano angustato. Alla parte interna di questo n'esiste altro più corto bianchiccio fusiforme, e fatto da linee longitudinali parallele, che ne sarà forsi il canale spermatico.La cop- pia di ovaie, poche linee lunghe e piene di uova globose, finiscono giù con ovidotto appena allungato, essendo situate nella parte mediana ventrale, in certa distanza fra loro, e sempre parallele. Mercè apposita lente mirabile cosa mi ha presentato la spira posta intorno al fegato della s. democratica: soprattutto nel principio risulta dalla riunione di otriccUi ovali, nel termine impiccioliti e nella base bifurcati. Ognuno de' medesimi vieppiù contemplato scorgesi esserne il feto. Quali embrioni, quando sieno ingranditi, sidistac- cano dal comune pedicello, restando tuttavia uniti per gli acetaboli,! quali neWasalpa attuale sono costituiti dagli angoIi,cheformansi dalle fascie a zig-zag. A guisa di penna laterale esterna e pendente rimarcasi la filza di detti fetini nella s.cen//ea; essendo in- terna e cingente da sinistra a destra il nocciuolo viscerale della s.na|)o/«7ana. Forskahl notò, che varie salpicine liberamente nuotavano nel cavo del corpo materno, a caso entratevi: Cuvier vide lo stesso nella s. crestata, che tenne per vivipera. Ciocché prova , che quantevolte le investigazioni di simigliante natura siano fatte con ani- mo imparziale, debbano considerarsi come la espressione sincera della verità. Però, l'anzidetto embrione contemplato da Cuvier, niente diversifica da quello da me rin- venuto nella s. scudigera. Nel quale chiaramente distinsi l'inviluppo esterno mem- branoso corio, entro di cui il feto giaceva supino e libero; vale a dire l'apertura anteriore bilabbrata,come la posteriore priva di rostro, riguardava in avanti li nastri muscolosi, il gruppo de' visceri, che in sotto aveva un corpicino pereforme giallastro, col sacco vitellario, e poco innanzi altro corpo globoso pcdicellato, da Cuvier er- roneamente reputato necessario a legare l'embrione alle materne pareti. Anzi esso negl'individui adulti anche sforniti di rostro comunica con un canale mediano, talché sembrano diversissimi dalle salpe madri. Lo sviluppo di questi ultimi realmente offre singolare fenomeno, ove non vogliasi arzigogolare, che gli embrioni della s. scudigera crescano dentro le s. maggiori, oppure che i loro maschi sieno privi di scudo ventrale e del rostro delle feminc, o meglio che i figli di queste du- rante la vita fetale e per gran tratto di tempo dello stato adulto manchino de'rostri, che vi si sviluppano ne' periodi successivi. Più Chamisso vide, qualmente alcune salpe nascano aggregate, vivendo poi separate; ed al contrario, che altre, uscendo dal ca- vo materno solitarie, divengano poscia aggruppate. Di fatto trovo nel primo esempio 43 di aggregazione fetale le s. democratica,napoUtana, pennata; nel secondo permanente la s. cerulea, oppure la s. maggiore nata solitaria, ma nel divenire aggregata diventa avanti e dietro rostrata. In tale modo resta provato, che non ne sia piìi sconosciuta la generazione, siccome scrisse Bosc; essere vere le tre maniere di riunione descritte dal Forskahl, cioè intorno al centro comune, a lungo, o per traverso; da ultimo ri- mane contestata da fatti l'asserzione di Cuvier: qualmente detti animali per molto tempo restino uniti, come se fossero tuttavia dentro l'ovaia. 3) Vasi. Cuvier troppo conobbe la difGcoltà di siringare qualche materiale colorato ne' canali sanguigni delle salpe. Quoy e Gaimard ne indagarono le prime traccie da quanto ne apparisce alla vista nello stato di loro vita; mezzo anche da me ado- prato, ma con bastante infedeltà, ad onta che pe'grossi tronchi della s. maggiore mi fossi avvaluto del mercurio, il quale ne lacerava i vasi grandi, senza penetrare nelle ultime diramazioni. Talché secondo la confessione diMeckel(l)e Duvernoy(2) la mi- nuta rassegna del circolatorio apparato delle «a/p e rimaneva a farsi. Ed io per azzardo vi sono riuscito la prima volta ; giacche , nel soffiare l' aria entro un tubo di vetro pieno di mercurio , affin di spingerlo innanzi , mi accorsi che questa con faciltà ne invadeva gli esilissimi ramicelli. Nelle salpe viventi, a preferenza di quelle conservate nel buono spirito di vino, basta profondare il becco sottilissimo di un cannello di Tetro dentro il pericardio, e quindi nel cuore; affinchè, soffiatavi l'aria, immantinente questa passi in tutti i menomi canali sino alle retecapellare,danon restarne un punto sprovvisto, superando le valvulose pieghe cardiache. Il pericardio delle salpe negato da Quoy, eccetto né[ÌSLS.pennala,h ovato-semi- lunare , obliquamente giacendo innanzi la massa viscerale. Il cuore contenutovi ofl're due vesciche, strozzate nel mezzo divisorio, l'anteriore pivi voluminosa della posteriore, rappresentandone forsi questa la orecchietta, e quella il ventricolo. Ho contato per minuto trenta pulsazioni cardiache nella s. maggiore, e quaranta nella s. scudigera, in cui però dopo la ottava o decima se ne invertiva il moto spirale, on- de compierne poscia l'indicato numero. Osservazioni in gran parte concordanti con quelle di Meyen ne'loro feti, di Vanhasselt (3), di Laurillard (4) e di Quoy negl'in- dividui sviluppati delle salpe. Quale inversione ne rende il circolo incostante, quindi poco esatta la funzione ; restando sempre le medesime denominazioni da darsi alle (1) Relatitement aux salpes, il ri exisle ju- des valvuks , sii y ena;on ne p cut rien décider, squ'ici que des prohabiUlès. Anat. comp. Paris cornine certain , à T egard de la marche de la 1838, IX 147. circulation. Anat. comp. Paris 1839, VI 384. (2) Toutes ces parties sont si fréles et si transpa- (3) Ann. des se. nat. Ili 78. rtntesqu'il est impossible de les injecter,ni dy roir (4) Anat. comp. de Cuvier, 2.° ed., I 8. arterie e vene. Più, siccome afferma Duvernoy (1) vi sarebbe un albero con cuore centrale, la cui impulsione agisce alternativamente ora in un senso, ed ora nella op- posta direzione. Particolarità, che non mi è sembrata esistere nell'aorta; né riescono troppo visibili le vascolari pulsazioni, neppure frequenti e costanti le indicate ri- voluzioni; efiettuite col superarsi le pieghe valvulose, esistenti nel mezzo del cuore e ne'due suoi orifizi, al modo istesso che succede nelle succennate parti appo le ascidie, non che ne'canali enterico e linfatici dell'uomo. Il sangue nel cuore e ne'grossi tron- chi è ceruleo con bastante siero; nelle estremità reticolate della s.scudigera giallic- cio, pili carico nella s.maggiore,\a cui li globetti cruorici sferoidei sono affollati in modo da mancare la parte liquida, esistendovi eziandio vari punti nerognoli. Esso sta sempre racchiuso entro canali, e non mai vagante nella sostanza del loro cor- po, giusta l'asserzione di Meyen. Nella s. Tilesiana il cuore dà uscita a tre tronchi aortici. Presso la bocca della salpa pennata quello apparisce ovale, la cui sistole e diastole gli fa acquistare turbinata figura. L'arteria aorta si eleva dritta, ed anastomizza col reticolo vasco- loso addominale, formato da vasi longitudinali congiunti ad altri traversali: uno di questi presso l'ovaia finisce a guisa di vescica, in cui alberga un corpicino conico biancastro, emulante quasi la figura di un pezzo d'ip/jo/jodio. Curiosa e singolare ri- marcasi la struttura delle branchie, che dal cuore obliquamente si dirigono verso la superiore ed opposta regione. Esse sono fatte da un vaso spirale conformato a fog- gia di cilindro intorno ad un muscolo compresso, ed al microscopio non solo ha di- mostrato i globetti cuorici, che nuotano nel siero, ma esternamente ha sul dorso i medesimi ciglioni de' heroi (2), e degli alcinoi; ossia i cirri vibratili , visti da Poli ne'Molluschi bivalvi, descritti da Purkinje e Valentin negli animali superiori. Nel cuore delle s. maggiore e Tilesiana finiscono tanto le due arterie bran- chiali, che vi calano pe'lati del muscolo di tal nome; descrivendosi ellittica area da ognunadellc loro venuccie traversali, parallele;quanto la vena enteroidea, che mercè infinite ramificazioni sorge dalla massa viscerale : ed i triplici tronchi comunicano col seno della vena bifurcata provegnente dalla dermica superficie inferiore del cor- po, essendo ingrandita della coppia di vene rostrali anteriori esterne, e dalla media bifida intorniante l'apertura anteriore. L'aorta anteriore spartita in tre tronchetti al- quanto divaricati per la mediana superiore faccia del corpo e presso il termine di que- sto riunisconsi ad arco. Ne partono due arterie rostrali anteriori, ed altrettante la- terali, opposte, certe grandi ed altre piccole, tutte formando fievole reticolato super- ili Amt. comp., 2.» ed., VI 175. Il 269, III 62 , IV 174. (2) Mem. su gli anim. s. veri. Nap. 1825-28, 45 fidale capellare anaslomìzzata a' consimili inferiori, e la enteroidea spartita in dupli- ci rami principali, uno destro e l'altro sinistro, derivato dalla bifurcatura del me- dio. È questa la sommaria esposizione de'vasi delle ««/pe, protestando che ulterio- ri disamine possano meglio assodarne le rispettive denominazioni. 4-) Nervi. Cuvier nelle salpe da lui dissecate non rinvenne il sistema nervoso, perchè difficile a rintracciarsi, molto più quando sieno desse conservate in acquavite. Cha- misso descrisse un filetto nerveo nella s. ferrugigna, e Meyen un ganglio dante raggi nervosi nelle s. pennata e mucronata. Quoy e Gaimard l'hanno pure riscon- trato nelle s. costata, femorale , pennata ed in altre specie americane da loro scover- te, essendo poi in dubbio della natura sua e de' nervi. Su tale ganglio nella s. napo- lilana ho ritrovato una Cassola globosa gialla, analoga peraltro al corpo enigmati- co da Siebold indicato nella base del piede delle c«c/a. 502. (5) Descr. e noi. degli anim. inveri. I 52. {(a)Journ. dephjs.Vai. 1819, LXXXIX 408- 134. fig. Ed aggiqgne ; Les radicules vtineuses du ventre et de tautes Its parlies anterieures du corps se réunissent en deux gros troncs qui sor- iani de la region hipatique , et aprés avoir regu, deux veines du inanteau^elles s'ouvrent à Vextre- miti anterieure d'une espèce de reservoir veineux place longitudinalement au dessous du coeur dans la ligne dorsale. Ce reservoir re f oli par ^on éx- trernilé posterieure deux autres veines assesgros- seSj qui ont ramasse le song des parties posterieu^ res du corps et mémes des bords du manteau. Ce sinus median^ qui est entouré d' un organe brun, paroit aussi en regevoir un assez grand nombre de vaisseaux ^tandis qiCun bien plus grand nombre va K riunir dans les arteres brancluales. Malac. 134. (7) Lehrb. der vergleich. ariatom.l 159. (8) Le sang revient du système capillaire du (:orps dans les veinfs. Celles-ci le conduisent , par deux troncs.^ dans un sinus veineux médian^ d' où une innombrabh quanfité depelits vaisseaux le mè- nent dans le tissu spongìeux des deux organes que Boj'anus appelle des poumons, Des sinus veineux spongieux partent quelques courts vaisseaux, qui se portant immédiatement dans les oreillettes du coeur. Les autres vaisseaux émanés des sinus se rendent de suite à far ter e branchiale , de chaque cóle. Les choses sont ainsi disposéjs quant , aux poin/s essentiels dans la tridacna gigas, quef ai prepara pour le cabinet d' anatomie de Berlin, Burdach Physiol. Par. 1837, VI 174. (9) Phys. camp. Par. 1838, II 450. (10) Reg. anim. Livr. XYlll, pi. LXX 2 ostri- ca mangereccia, LXXIV 2 spondilo gederopo;£.«i;r. XXIII, pi. Ili 1 solene siliqua; Lior. XXXII, pi. XG bis 1 abc anodonta anatina, (1 1) £e coeur de cet animai est place dans le dos, ou le manteau forme une vaste cavile dans laquelle est renfermé le pericarde .... Autres branches veineuses venant s''ouvrent suivant Boja- nus lateralement dans les oreillettes; d' autres enjìn se rendent en liaut dans une veine branchiale po- sterieure s'ouvrant dans l' extremité posterieure de V oreillette. Le sang veineux du manteau est verse par deux veines caves dans Vextremité des oreillettes, Anatom, comp. Par. 1842,11 267. 51 ri CI), non che della citata anodonta. A me però non appartiene alcuna osserva- zione all' uopo, non avendovi pel passato rivolta 1' attenzione, come in seguito farò. Altro analogo seno fu imperfettamente osservato da Poli nella ostrica Gia- cobea (2) e nella penna nobile ("3), dal quale si passa nell'arteria branchiale. Con- corre a dimostrare il mio assunto la conoscenza, che Poli ebbe tanto intorno al preteso pericardio (4.) di questi Molluschi in generale e specialmente nella fola- de daltero (5), nella mia de pittori (G), nel cardio rustico (1), non essendo che la parete superiore di detto seno; quanto circa l'umofe contenutovi pella sua com- posizione poco diversificante da quella del loro sangue (8); non che in riguardo a' duplici sacchi (9), divenendo sotto alcuni movimenti porpureo o pallido il pie- (1) Perjucundum sanenóbis est commemorare hunc animmtem viam nohis inprimis svppeditas- se,j qua in vasa lymphatica, qua late patent , hy- drargyrum, injiceremus; eaque e nervorum ordine eypwìgeremus , ut aniea suspicari consuevimus, Tum simul detegere sors tuUt hydrargjrum in surculos irìjectum^ per ipsos retrorsum reflexos^ in saccum teretem transverse rugosum, atque eru- cae speciem referentem,^ descendisse; mox ilio op- pleto^ per canahs laterales in alios sacculos lune inde locatos in primis pertransisse ; oc postremo in loculos fere sphoericos. Cuncta huiusniodi re~ ceptacula cordi, atque auriculis ea ratione subja- cent y ut ad illos patefaciendos et pericardium, iri longum rescindere, et cor ipsum una cum auricu- lis ( aorta ascendenti mordicus amputata ) deor- sum reclinare opusfuerit. Quaenam autetn sit liu- iusmodi oeconomiae ratio disputare non est ani- mus. Testac. I 8. (2) Ab ima, sive rectius dextera cordis regio- ne, arteria erumpit bd , quae in sacculum veluti pvatvm in primis distenta. Testac. \l 156, t. XXVII 12, (3) Oportet animadverteré , liydrargyrvm. lar- eiter injectvm in tracìwam. Tab. XXXVI 3 N , protinus influere in truncum amplum. arteriosum I. Ramos istos X T, o Q integros prestat inspice- re infig. Tab. XXXIX secus OOQ , PPV sursum pergunt ad branchias. Testac. II 245. (4) Thorax igitur complectitur cor obductum, pericardio, quod in statu naturali liquore limpidis- simo, ac tenuissimo omnino repletur . Test. I 36. (5) Testac. I 38. (7) Testac. I 56. (8) Hic autem silentio praelennittere haud de- cet liquorem pericardii plurium MoUuscomm , microscopio perlustratuin , folliculos aliquot niembranaceos ut plurimum obtulisse , ab illis , qui in sanguine continentur , minus dissimiles , licet numero longe pauciores; eodemque super vi- trum exsiccato, etsi ramificationes plures, quales Jìg. 10 Tab. \l et 13 repraesentant , in conspe- ctum venerint,saepenumero tales conspicere conti- git,quae afig. Wad vivum, exhibetur. Testacei 50. (9) Quod in pallio , singulari animadversione dignum, videtur, est duplex sacculus sanguineus , ex duplici ipsius membrana compactus, ac alter in altero pallii latere locatus. Sane non sunt itli com- munes cunctis Testaceis subsilientibus, sedpaucis tantum, speciebus peculiares , iis niminim , quae in arca pilosa, atque Glyclmeride, in chama anti- quata et calyculata , in solene legumine , ac in tellina nitida hospitantur. Humor , quo turgent , rubro colore enitescit. Nunc solum immere oportet ipsum singulari artificio, momento ferme tempo- ris, sub pedis, atque abdominis cutem effondi prò lubitu animalis, eaque sanguinolenta omnino red- dere\ mox ad sacculos praedictos reveld, eadem- que subito pallore conspergere; haud secus quam hominum genas extemplo rubescere , vel pallore compi prò re nata conspicere solemus, Sanguis te- 52 de e l'addome del solene legume (1), erroneamente creduti mancare nell' arca pe- losa (2) in febbraio; rappresentando due macchie coccinee irregolari nelle carne antiquata e canalicolata (S). Egli (i) da ultimo assegna a' testé menzionati cirri re- spiratori l'incarico della nutrizione; che detti Molluschi acefali privati di acqua, e di aria non potevano dilatare il loro corpo: osservazione da me (5) pure contestata ne' gasteropedi. Tutti questi dati di fatto, siccome io poc' anzi scriveva, sono qua e là sparsi nell' opera di Poli, 'che non li coordina affatto all' uopo, anzi vi aggiugne erronei ragionamenti e tali da farmi conchiudere, qualmente né da lui né da altri zootomisti sia stato finora dimostrato il vero, e genuino circolo sanguigno afferente o venoso de' Molluschi testacei. Breschet (6) con ragione affermò, che il sistema linfatico si perfezioni e renda indipendente [a norma che si salga dagli ultimi a' pri- mi ordini di animali vertebrati, giungendo al massimo grado nell' uomo, e scompa- rendo negli inferiori; epperciò io lo ritengo quale apparato linfatico-venoso (7^. Intorno alla integrale natura del quale conviene esporre varie essenziali par- ticolarità. In primo luogo esso in gran parte offre l'esterna apparenza, e non già la interna struttura vascolosa; attesoché soltanto nelle branchie, ne' corpi spugnosi e staceorumsubsilientiumlymphaintenuemin genere atque aqua orbatis, haud àllter eorum vita per dies cwn colore, twneliaincoìuistentiaaeìnulatur.si ali- aliquot sustentari potest, quam valvas ita ad se j'n- guot tantum genera excipias, in quibus bini sacculi^ vicem apprimendo,alque vinculis alligando,tU aquo- ex duplici palla lamella conflati, sanguine turgent sus humor in Molluscorum carpare latens nullo pa- longe crassiori, qui colorem saturum rubellum, a do inde e^.iminari queat;dum enim ipse exinde pro^ vejwso calidorum animaliian sanguine paruni di- lahitur, animalium eorumdem interilus brevi tempo- versum,praeseferre conspicitur. Tes/ac. I 43-45. re comequilur. TestA 42 et ii.—.it undenam, sci- (I) Testac. I 21. (2) Testac. II 141. scitari quisjue po(erit,animantiaista in pelagi sinu (3) Testac. Il 116, 120. iugiler latenlia spiritum hunc ad respirationem (4) Mollusca ista, praeter alimenta ventricido in- effìciendam necessarium hauriunt, atque absorlentt gesta, aliam nutrilionis viam sibimetipsis compara- Certe ex aqua.Illud solum peculiari animadversio- re, cirrorum (orlasse ministerio, quibus circumun- ne dignum esse censemus, quod scilicel,aquae atque diquelocupletantur. Elenimipsorum corpore,prius- aeris pressione omnino deficiente, nullum unquam quam mortem subiveiil , ferro incuUe sauciato , in expansionis vestigium in carpare praedictorum ani- magnis praesertim animalibus, ingens extemplo prò- tnanlium conspicere dalum sit. Testaci 54 et 55. Jluit aquae copia, quae in cavernosa pedis, atque ab- (5) Mem. su gli anim. s. vert. Il 269. dominis texfura hospitari videtur. Ad ipsam igitur (6) Les veritables vaisseaux Ifinpliatiques, ap- illuc immitlendum cirros praedictos inservire nolis pareli tf absorption et de transfert d' un liquide persuademus, quum, et microscopii auxilio, et inje- analogue au song, ne commencent à se rencontrer clionibusfaclis dilucide conspexerimus,eosnihUaliud que dans le grand embranchement des animaux esse, nisi totidem fìstulas musculosas sphincteribus vertebrcs. Sjst. lymph. Par. 1836, p. 188. praedilas, et ad aquam in se absorbendam idoneas. (7) Delle Ghiaie A'&to/;j. camp. supp. Nap.1840; Hit accedit, quod animalibus istis e mari eductis , Descr, e notom. degli anim. inveri. I 89, II 73. 53 nelle frangie boccali osservansi canali a distinte pareti. Per la ragione, che li du- plici foglietti palliari di tratto in tratto stieno innestali in modo da risultarne infinite areole chiuse nel centro e circoscritte da lacune, derivate dal loro spazio intersti- ziale rimasto libero, da conciliarvi esteriore apparenza di vasi alquanto solle- vati, soprattutto nella maltra lattea, e lo stesso succede ne' lacertelli muscolosi del piede. Ecco surla la rete vascolare di prima seconda e terza dimensione , anzi r una sovrapposta all' altra; ed ecco svelata in parte la primitiva genesi de' canali, consecutiva a quella del sangue, e figlia della trasformazione perfetta del tessuto a- reolare;tantoppiij,che una serie di cellette sbucate ne'rispettivi diaframmi costituisce un vase linfatico degli animali vertebrati. Talché rappresentano essi I' anello di ravvicinamento, specialmente con que',de' Rettili e Pescijdi ciò forniscono pure pe- rentoria dimostrazione le magnifiche tavole del Panizza (1^, del Fohmann (2). Tutti li suddetti reticolati poscia comunicano fra loro, e colla grande lacuna o seno venoso, i di cui validi lacerti somministrano analogia con que'del cuore; siccome la presentano tanto i visceri naturali genitali e '1 ganglio pedidio rinchiusivi, quanto r intestino retto di vari di questi Molluschi, che con identico scopo ne attraversa la cardiaca cavità. In secondo luogo siffatto apparecchio, anziché essere chiuso, comunica con il liquido ambiente: quale singolare fenomeno fu da me (3) scoverlo ne' Gasteropedi marini, quindi contestato da molli zoolomisti odierni, non escluso lo stesso MeckeL Costui però non riconosce tulle le relative aperture, che io v' indicai, ed anche quelle viste in seguilo da Baer nell' anof/on^a , da Trevirano nel so?ene co/^e^/o, e vagamente ammesse da Poli (4-) ne'cirri di certi Acefali testacei. Quegli, ad onta del suo altissimo sapere, ha cercato di abbatterle con inutili ed infruttuosi tentativi, avendosi fatto sfuggire la verità dalle mani: e , mentre intende a mostrarsi ligio delle sole imparziali osservazioni , comparisce poi infedele interpetre della na- tura (5). Mi appartengono incontrastabili fatti intorno all' ingresso e regresso del- (1) Sistema linf. de' Reti. ,t. 1-YI, est rejelde par le s oiiverlures dos dtiix Imchées. (2) Das saug. der wirb.,laf. 1-lX. Aussi M. Tréviranus est-il compléumenl dans fer- ii) Descr. e nolom. degli anim. invert. I 53. reur, lorsqu'il affinne que le rejet de ce liquide est ■ (4) Bacr a trouvé Ics canaux acquifere^ chez ks opere par un canal, si(ué au pied, chei le solen en- bivalves , où Poliles avail dèja indiquèf. Dugés s\s, entouré d' une coliche forte de fibres mtiscidai- Phys. camp. II 534. res, mais dont il n indique malheureusement ni le (5) Aussi, je ne concois giure la ra'ison qui apu Irajet ni l' emhouchure. Con sorpresa niente Iro- conduitre Poli à aUribuer à ces condxiits des fune- vo scritto di ciò nel tli costui Erschein. 1831, p. tions différenles, d'autanl moins,qu il est facile de 273-75 ! it convaincre , par F inspecdon oculaire , que l' eau M. Delle-Chiaje croit iexislence de celappjreil ^9 l' acqua marina nel sopraddetto apparecchio ad opra di patentissimi forami ( pori acquiferi), collocati nella punta del piede o poco d'appresso, reputando casuale la- dèmontrée par le fait (T un venus chione , lequel quoiqite prive d'eau, p4t continuer pendant quinze jours son exisCence, et qui ne pértt qu' apris avoir cpuisé loute celle contenue dans ses organes ; mais on se persuaderà sans peine que ce fail ne prouve rien en favetir de felle ou ielle dìsposilion du syslè- tne absorbant de l' eau. M. Baer, enfm, a indiqué avec plus de précision les orifices de cet appareil chez funio et Tanodoata. Il admet pour le moins trois de ces ouvertures, altendu que, quand on com- prime le pied d'un animai que l'on vient de sortir de r eau , on fait jaillir l'tau successivement par Irois endroìta différens. Or Tun de ces endroits s'ob- serve vers le milieu de la longueur du bord tran- chant du pied; tandis que les autres sont plus ou moins rapprochcs de la bouche. Potir ma part, je n ai pu découvrir nvoc qttel- que cerlitude un pareli système dans aucun des mollusques acéphales par moi examinés ; au con- traire, f ai Irouvé le pied tris-gcnéralement rempli par des viscères dans toule sa capacilé- Il est vrai que je n eusjioint toccasion de dissequer le solen eiislformis; mais, en revanche, je fus d'autant plus sourent à m(mé, & examiner Ics espéces voisines,s. Siliqua et s. strigilatus. Chex ce dernier, les viscè- res, et parlìculièrement l'otaire, eurent avec la substance musculaire des rapporls tout aussi inti- mes, que chez le reste des acéphales ; tandis que dans le s. siliqua, je trouvai entre ces organes une lacune souvent fort considèrable, lacune qui s' élen- dit par loute la longueur du pied. Toutefois, cetle lacune me parattrait avoirplutót des rapporls avec le développemint peu avance que presenta /' ovaire dans les cas dont il s' agit, conjecture qui acquiert d' autanl plus de probabilitè, que Poli ne fait men- tion d un pareil intervalle, ni pour le s. siliqua, ni pour le S. ensìs. De p/us, fai souvent injecté dans la cavile dupied, soit de r air, soit de l' eaii , soit tnfin du mercure; eh bien\ je ne pus jamais parre- nir à en faire sortir ces liquides par aucun orifìce, ou, tout au moins, ils s' échappèrenl à des endroits rariables, ce qui dut faire supposer des dechirures. Je considère dono comme telles , jusqu' à prèsent , toutes ces prélendues ouverlures doni M. Baer a fait menlion à ce sujet. Il est vrai que, chez les gastéropodos et les pté' ropodes, on rencontre une assez forte quanlili d'eau entre t enveloppe cutanee et la mass.:: des viscères ; mais on ne parvienl jamais à faire jaillir au dehors ce liquide, lors méme qu'on le soumet à la pression la plus forte et la plus soulenue ; tandis que £3CBIZ3DNS ZOO£O6!C0-ITOTOMICa. 5 I. Jnfitrite ( Amphitrite Lau. ). Corpo cilindrìco-depresso , anelloso con laterali papille setolose , assottigliato in dietro, cirri semplici, fdiformi^ sovrastanti la bocca corredata di duplici branchie. 1) A. Olfersiana ( a. Olfersii Delle Ghiàie^. Cirri bianchi; branchie unilaterali ramificate, le prime maggiori delle succes- sive; corpo allungato giallo con anelli provveduti di fascetti setolosi senza piede, per gran tratto del dorso bianco, nel ventre fornito di linea biancastra mediana, a'iati di ciascheduno segmento giacendo una fovea ovata bianca con rilevati orli giallo-foschi. 2) A. Nisitense (a. Nesidensis Belle Cbiaie). Cirri giallicci; branchie unilaterali, ramose; corpo giallo, grande in propor- li) Aquat. observ., p. ic. 21. (4) Amt. comp. VII 104, X 21. (1) Giorn. med. napolitano, an. 1824; Sunto (5) Lek.- der vergi, amt. I 163, 202; Il 381. su gli anim. s. vert. Nap. 1824, p. 25; Test. (6) Ann. des se. nat. Paris 1838, X 199. ulr. 5!c. Parmae 1826, III, 2." ms., lab. LVII; (7) Amt. und. Phys. der Kiemenwurm. Ko- Mem. cit. Nap. 1828, III 168-217; Notom. nisb. 1838, p. 18, 21; tab. II 5-18. comp. Nap. 1832, 1 318. (8) Ann. des se. nat. 3.« ser. Paris 1840 , (2) Viviani Phosphor. maris. Gen. 1805, p. 14. XIII 207. (3) Anat. comp. Paris 1834, 1335; II 171. (9) Duvernoy Anat. comp. VI 419. 3 m 70 zione della sua lunghezza, con piedi setolosi. Evvene una varietà, che differisce per lo colore verde, le branchie giallo-rossiccie , e'I corpo piiì assottigliato. 3) A. napolilana (a. neapolitana Delle Chiaie). Cirri gialli; branchie a dritta e sinistra ramose, coccinee; corpo quasi a clava, posteriormente attenuato con piedi setolosi, e nel principio del dorso fornito di una macchia rosso-fosca ad \ rovesciato. Semplice ne è il tubo esofago-enterico, mediano, e costeggiato dell'ovaia. Io scrissi, che nella a.Meckeliana eseguivasi un cir- colo sanguigno dorsale, ed entericoje che neWamfitrite attuale esisteva un vase circo- lare comunicante innanzi colle quattro branchie replicate volte bifurcate, ed in dietro con le due arterie laterali, il canale superiore mediano a principio come anello nero- gnolo, pulsanteo cuore, pel passaggio dell'esofago, e l'inferiore perfettamente opposto. 4) A. flessuosa (a. flexuosa Delle Cbiaie). Cirri rosini; branchie flessuoso-ramee, rosse; corpo rosso-fosco con piedi seto- losi. L' a. Tondiana ne differenzia per gli cirri e le branchie gialliccie, non che pel corpo verde pistacchio, ed a principio giallo. 5) A. Meckeliana (a. Meckelii Delle Cbiaie ). Cirri rosei; branchie a destra e sinistra ramose, cinnaberine screziate di bian- co, la coppia anteriore maggiore delle due successive; corpo resino a macchie quasi perlacee; piedi muniti di setolette gialle; fovee bislunghe dentate con aia biancastra nella parte latero-ventrale degli anelli. Tutte queste specie di «n/j/r//* fabbricans'i gusci con frammentidi paglia ed arena, o pure s'intanano tra le pietre tufacee del no- stro cratere, specialmente della Caiola e di Nisita. Quando n'escono, distendono i cirri semplici per fissarsi a' corpi adiacenti, siccome Edwards vide pure nella sua a. ne- holosa; affin di slargarne la bocca, e tracannare l'acqua pregna di Infusori. 5 II. Serpola ( Serpula. Lm.). Test. utr. Sic. IH, 2.^ ms., lab. LVII. Corpo allungato, pian piano attenuato, anelloso, con fascetti setiferi laterali; bocca cinta da ventagli branchio-pennati, e munita di opercolo pedicellato. 1)5. imbuii forme ( S. imbutiformis Delle Cbiaie). Imbuti calcari posti gli uni dentro gli altri da formare filza, ognuno a strie lon- gitudinali intersecate da traversali poco rilevate , e '1 margine fornito di orlo inter- namente dentato. Non ho potuto esaminarne l'animale, che vi si chiude mercè stel- lato opercolo; esso, a norma che ingrandiscasi, fabbrica nuovi imbuti, surti da den- tro i vecchi, come la corolla di dalura fasluosa. Raramente incontrasi su gli scogli. 2) S. strozzala ( s. torulosa Delle Cbiaie ). Comparisce a foggia di linea bianca flessuoso-depressa,e collo sviluppo emula una crescente serie di tubercoli rotondi, dall'ultimo dei quali prolungasi un tubo per 71 la uscita dellanimalc, e ne'Ioro lati ne apparisce il margine, stringendosi il foro ante- riore, onde il tubo descritto ampliarsi e produrvi la nuova cavità. Las. not/osa di Ris- so per la sola denominazione potrebbe somigliarvi, ma dalla descrizione di costui ne differenzia moltissimo. 3) S. sfrangiala ( s. fimbriata Delle Cbiaie ). Tubo appena curYato,cilindraceo,avendo nella sua lunghezza sette laminette qua- si parallele, in determinate distanze da cadauna nascendone altra mezzo-ovata, appena curva, da una parte soltanto incisa in scio sette lacinie. Aderisce agli scogli inondati. 4-) S.lriquetroidea ( s. triquetroides Belle Cbiaie). Corpo cil indrico-depresso , allungalo; bocca fra due laterali ventagli carnosi, triangol ari, schiacciati con branchie unilaterali pennate, periferiche, giallastre, tutto macchiato di fosco; opercolo conico a rovescio, con tre stiletti mediani: prismatico guscio testaceo, flessuoso, nell'angolo superiore fornito di longitudinale doccia; aven- do un vóto mediano cilindrico, maggiore dedue piccini laterali. È rarissima a trovarsi. § III. Sàbella (Sabella Lin.). Test. utr. Sicil. Ili, 2." ms., tah. LVII. Corpo allungato, anelloso con fascetti di setole uncinate ai margini; bocca co- steggiata da due branchie disposte a ventaglio; tubo coriaceo-arenoso, solitario. 1) S. ventaglio (s. ventilabrum Sàv."). « Da un guscio fosco, gelatinoso, allungato, cilindrico, attorcigliato e bianco nel principio, con apertura circolare, il suo animale caccia una specie di proboscide carnosa, in più punti simmetricamente ricurvata, un pò spirale , alla di cui origi- ne esistono due lobi muscolosi ellittici, da 'quali sorgono infiniti pennacchi gialletti, da un solo lato piumosi, ognuno fornito di costante macchia cerulea e di tre giallo- fosche. Non havvi forse verme più grazioso di questo, allorché spiega la quadruplice serie d^ frangio situate ad eguali distanze. Il suo corpo è 5-8 pollici lungo , atte- nuato verso il fine, compresso ad infiniti anelli, cadauno de' quali a dritta e sinistra possiede una fovea ellittica, ed un piede con 3-1 setole. Tra i due lobi carnosi inco- mincia l'apertura dell'esofago, che dopo poco termina nello stomaco. L'intestino ap- pena tortuoso lunghesso la linea mediana perviene sino alla coda, dove si apre. Nel tragitto in disposizione spirale è perfettamente circondato dall'ovario tuboloso com- presso, pieno di uova. Non mi è riuscito di vedere, se queste escano dall'apertu- ra della coda, o dalle fovee descritte, per le quali l'acqua marina dovrà pure avere libera entrata ed uscita. Il suo corpo ha quattro muscoli longitudinali, donde de- rivano carnosi filetti, che vanno a cadauno jiacchetlo, che abbraccia le setole, a fine di corrugarlo ed estenderlo. Da ciascuna branchia proviene una vena , che scorre a dritta ed a sinistra della proboscide. Finora non ho indagato il rapporto 72 de' tre vasi sanguigni, variamente diramati e scorrcntino per lunghezza il corpo dì questo' Anellide, e nei loro rami laterali mi parve di osservare altre vescichette san- guigue analoghe. Ma più ampia descrizione ne sarà data nel proseguimento dell'ope- ra su Testacei delle due Sicilie ». 2) S. LuciiUana ( s.Lucullana Delle Cai aie ). Corpo con corona di cirri branchiali giallicci, sorgendo da due pezzi carnosi come ventaglio, avendo nel centro la bocca: cirri trigoni, spirali, tratto tratto forniti di opposti lobi ovali, foschi con due puntini neri nella origine,uscendone fra i medesimi altri piccini cilindrici; piedi abbastanza prolungati, setolosi. È da notarsi qualmente siensene da me rinvenuti vari gusci vóti, il cui orifizio teneva circolare placentario di uova. Essa per la struttura esimile alla s .ventaglio .Ia ceppaia de' suoi tubi coriaceo- foschi aderisce a'macigni del nostro littorale, specialmente nel Castello dell'uovo. 3) 5. nuda (s. denudata Delle Ghiàie^. Corpo giallastro con piedi setolosi; cirri branchia dritti, unipennati. Abita per Io più dentro i buchi delle spugne^ ed abbisogna di ulteriore disamina. 4) S. eupleana ( s. eupleana Delle Cbiàie). Corpo anteriormente fornito di due pettini branchiali con pennette unilaterali sfrangiate, biancastre, a macchiette gialle, disposte in due semicerchi concentrici; duplici opercoli ossosi con denti corti intorno a lunghi uncinati, provveduti del cor- rispondente pedicello. Rinviensi alla Caiola entro tubo cilindrico costrutto di glo- betti arenacei, inferiormente ricurvato a guisa di oo, elevato poi a perpendicolo. 5) S. imbuto (s. infundibulura Montagu"). Corpo giallo , anelloso-depresso , fornito anteriormente di rostro fra le duplici lamine branchiali emulanti il ventaglio, nella pagina esterna violacee e nella interna giallognole con parallele pennette branchiali, che ne rendono vellosa la superficie interiore, e'I margine semicircolare cirroso blu: tubo cartilagineo trasparente, de- presso, incurvato. Una sola volta mi è stata recata da'marinai di Procida. § IV. C LI MENA ( ClYJIENE SàV. ). Corpo tubiforme, cilindrico con laterale serie di setiferi mammelloni, estremità anteriore imbutiforme-dentata con rialto semicircolare prolungato sotto la bocca; ed in posteriore attenuata. Singolare ne trovo la imbutiforme tromba boccale, l'intreccio de'lacerti muscolosi sottoposti alla cute continuati a guisa di due nastri laterali ad ogni vena pennata, e finita ne' cirri marginali: guscio arenaceo, aperto nel principio e termine. C. napoletana (e. neapolitana Delle Cbiaie). Corpo carnicino a moUi anelli ben distinti e quasi strangolati, provveduto 73 d'imbuto dentato con bocca centrale; piedi capaci di uscirne ed entrarvi, dal se- sto in poi non solo duplici, corredati di lunghe e gialle setolette; ma nel ventre os- servansipure i pettini setolosi uncinati. Un vase rosso longitudinale dà i rami a'piedi, che fanno officio di branchie. Abita entro intortigliato tubo arenoso, perloppiìi ade- rente alle valve della ostrica Giacobea, assottigliato dietro, slargato ed aperto avanti. Poco differisce della e. palermitana dopo di me descritta da Grube, e dalla e. uranio. Tavola 70. Serpola sfrangiata 19, suo pezzo ampliato 20;sahella eupleana entro il pro- prio guscio 21, opercolo del suo Anellide e e, ed uno ingrandito 22. Tavola 71. Serpole torolosa 35 , imbutiforme 40, e di lei opercolo 39 a. Tavola 80. Anfitriti Tondiana 2, Meckeliana 1 e fovea inferiore b del suo piede 1 1 ; di- mena napolitana 3 uscita fuori il guscio e. Tavola 96. Sabella nuda 18 di grandezza naturale come la s. Lucullana 23, essendone il guscio b coir animale sportone fuori , la corona ovifera e, una branchia ingrandita fl, surta dal ventaglio muscolare d 24. Tavola i03. Anfitriti Olfersiana 1 e faccia inferiore di un segmento del suo corpo 6 per le fovee a a, nisitense 2-3, napoletana 4-, flessuosa 5 mutilata. Tavola 106. Sabella imbuto 5, branchie e o 17 a, guscio g. Tavola 136. Serpola triquetroidea 15 di naturale perimetro e pezzo del suo guscio 16 per vederne il foro maggiore centrale, ed uno de' minori laterali a. Tavola 1SS. Anfitrite napolitana 23 , arterie branchiali q r, vasi laterali p/) esterni , in- terni n n, cuore k, dorsale m, rete oo; suo pezzo mediano antero-infcriore 25. n. ANELLOSI TALASSEMICI. A causa de'pettini setolosi, collocati nelle pertinenze boccali, separo dal pre- cedente gruppo di Vermi le pellinarie , il sifostoma, lo stilaridide e Io sternaspide, 74- onde riunirli nella presente divisione. Quest'ultimo per la imperfetta conoscenza della sua organizzazione fu collocato fra gli Echinodermi da Otto Meckel (1) Cuvier. Io l'ho sempre reputato Anellide, per l'abito esterno de'pettini setolosi prossimo alle petlinarie, poscia aggregato da Edwards (2) e Grube ai Talassemici (3); ma bisogna confessare la verità, che meriterebbe di costituire particolare famiglia, affine pure a quella delle Sifuncolacee. Manca la notomia delle pettinane: Otto dissecò qui il sifostomo e lo sternaspide, le di cui non ispregevoli ricerche furono riprodotte da Meckel (5). Da me in qualche punto forsi corrette ed ampliate, non che illustrate da analogiche comparazioni collo stilarioide. § I. Peti 11^ ARIA ( Pectinaria Lam. ) • Corpo quasi cinlindraceo, attenuato dietro, con laterale serie di piedi setife- rì, avanti slargato, obliquamente troncato, munito di bilabbrata bocca, cinta da nu- merosi tentacoli corti, e da pettini setiferi; quattro branchie attaccate al secondo, e terzo segmento: tubo conico-bislungo, membranaceo-arenoso, non fissato. P. chioma-dorata (p. auricoma Blaiàvv.). Corpo ceruleo-fosco, punteggiato, conico-allungato, cilindrico, posteriormente con apertura addominale nel centro di cutanea piega a cucchiaio; bocca su con cirri rossi, semplici, costeggiata da coppia di pettini setoloso-ricurvi, giallo-dorati, lucidi, paleacei, e piìi indietro da due branchie rosse, ognuna semi-ovale, bipartita, unipennata; piedi con fascetti di setole dorate: guscio internamente membranaceo, bianco, cosperso nella superficie esteriore di arena e di minuti frammenti conchigli- feri. Raramente rinviensi nelle cripte sottomarine di Miseno, e cibasi di arena. § U. Sifostomo ('Syphokostoma Otto). Corpo libero, cilindraceo, posteriormente attenuato, protetto da follicolo moc- cioso; avendo due opposti pettini setolosi anteriori , nella esteriore banda de'cirri branchici intornianti la bocca,ed una coppia di tentacoli superiori; anelli ne'lati prov- veduti di duplici piedi setolosi, uno su e l'altro giìi. ì) S. diplocaito (s. diplochai'tos Otto ). Corpo cilindrico-fusiforme, verde-cerulescente con larghe macchie gialle, o ce- ruleo-fosche pei sottoposti visceri, cosperso di puntini bianchi sollevati, solitari od aggruppati, talora a stella, amcndue risultanti da grani biancastri irregolari, non che involto da moccio diafano, giallo, albuminoso-filante;bocca circondata da espaso ciuffo (1) Anat. comp. Nap. 1836, I lix , Supp. I 5. (3) Echinod. und wUrm. KoDi'sb. 1840, p. 67. (2) Lamarck Anim. s.verl.Vàns 1838, V 605. (5) Anat. comp. VII 99. 75 di cirri branchici semplici, verdeggianti, giallognoli nell'apice, tutti ad imbutiforme disposizione, avendo su due tentacoli bianchi, in apparenza vellosi, nonché da latera- le coppia esteriore di pettini con setole giallo-dorate, paleaceo-rigide, a foggia di ven- taglio; apertura addomino-anale terminale; divisione degli anelli in apparenza poco pronunziata , ognuno munito di piede supcriore o dorsale con fascette di quattro in sei sete disuguali, dritte, attenuate e curve in cima, sottili, dorate, più lunghe di quelle dello inferiore oppure ventrale; epperciò fu chiamato diplocailo da Otto. Ad esso spetta la dorema Edwardsiana negli anni scorsi annunziata da Dujar- din (1), e citata dal medesimo Edwards (2). Gli animali parassiti del sifostomo han- no qualche similitudine col botrttide, per lo capolino ovale posto in cima di cilindrico gambo flessuoso in tre o più spire, e per la forma furono creduti glandule pedicellate. Anzi dopo un biennio si aggiunse, ch'erano dotate di oscuro movimento, addette alla segrezione del moccio tremolo, da cui a foggia di baco nel proprio bozzolo ne resta in- viluppato il corpo. Questo muovesi allungando, raccorciando, lateralmente flettendosi, non che facendo uscire i cirri branchiali fuori i pettini setolosi, che Caccia e tosto rien- tra; dimenando or qua or là i tentacoli, che spesso stende. Anzi Grube nel 1840 per gl'indicati corpicciuoli e macchiette lo denominò s. papilloso: voce più appropriata alla specie del genere seguente. Nel lido di Miseno è molto frequente da novembre a marzo, che di està. § III. Stilàrio'ìde ( Stvlarioides Belle Chi aie ). Corpo cilindraceo, anelloso, nudo, avanti proboscideo con cirri branchici in- tornianti la bocca, e due tentacoli seguiti da quattro laterali papille setifere, die- tro attenuato in terminale apertura, anelli corredati di opposti tubercoli setolosi. 2) S. monili fero ( S, moniliferus Delle Ghiaie ). Corpo giallo-fosco, fusiforme-allungato, facile a frangersi nella estremità cedale, lubrico, foltamente papilloso come felpa, tranne le biancastre zonette divisorie degli anelli, ognuno con laterale papilla provveduta di circa cinque brevi e curve setole gialle, a ventaglio; cirri branchici giallognoli,a traversali fascette bianchicce,sempliei; come imbutiforme corona intornianti la proboscide conica screziata di bianco, inter- namente contrattile, costeggiata da sottili tentacoli, in giù forniti di piegata larainetta membranaceo-bianca , avendo nella superiore parte della base quattro laterali tu- bercoletti, cioè una coppia avanti ed altra più dietro, cadauno con due o tre lunghe ineguali spine giallo-iridee. Ne ebbi un solo individuo morto e non bene conservato nella state del 1828, ed un altro in novembre 18 IO; essendo a taluno sfuggito, ch'era (l)4fin.rfMsc.na<.Parisl839,Xl289,7)/.VIU. (2) Ann. cit. Paris 1838, X 197. 76 desso il mio slilarioide monili fero (V): denominazione che ora ritengo più onde ischi- vare le novità, che per sua intrinseca essenza. Genere, che io ravvicinava alla slilaria di Lamarck ed al sifonostomo , offrendo marcati caratteri differenziali da amendue. 5 IV. Stern ASPIDE ( Sternaspis Otto ). Corpo otreforme , appena anelloso, ottuso, fornito innanzi di bocca e di tri- plice serie di pettini setiferi, in dietro di ano tuboloso, su di un paio di squame cor- nee circondate da fascetti setolosi , e giù di una coppia di aree porose. S. lalassemoideo ( s. thalassemoides Otto ). Corpo cerulescente-argentino, flaccido, ovale, di circa venti grossi ed imperfetti anelli con opposte setole laterali, interrotti da mediana striscia longitudinale, ossia la superiore più lunga elarga della inferiore, rugosi a lungo. Esso è ristretto nel mezzo, ove superiormente caccia due tubolini, da restare diviso in parte anteriore fornita di corta proboscide a terminaleforametto oltre l'inferiore, e di triplici opposti pettini se- roilunari in giù alquanto rientrati, cadauno di quindici fascetti di curve setole dora- te; ed in posteriore più estesa della precedente con lungo tubo anale traversalmente rugoso, nella di cui superiore origine sovrastano due quadrilatere squame violaceo- ossee con valletta diagonale sovrapposte alla serie di pacchetti setolosi ossia otto late- rali e sette posteriori, con dieci setole subolate, avendo nella inferiore altrettante ovali areole bucherate o verruche frontali del naturalista Eresiavo. Da Fianco Renier Ran- zani, che ne furono li primi osservatori, ha ricevuto moltiplici nomi generici,e speci- fici, non escluso quello di SchreibersioBremsio (2), destinato a risvegliare la memoria di due sommi elmintologhi Schreibers e Eremser; o per indicarne lo scudo dorsale, creduto pettorale da Otto. Ne è stata poi considerata la parte anteriore boccale per la posteriore deretana (3); siccome io lo feci delineare, sulla considerazione dello scudo setoloso simile al dorsale delle serpole, e per la tromba. Apparisce in Miseno verso il mese di gennaio e febbraro. A causa dell'acqua marina, che introducesi den- tro l'addomine , ne diviene il corpo alquanto turgido. Spesso si corrugano i rispet- tivi anelli, insieme colle setole rientrando in loro stessi. Io non ho potuto' mai ve- derlo camminare entro apposito recipiente, ove sfavasi appiattato e collo scudo ri- volto sopra, mentre si è sempre delineato raggrinzito dall'alcoole e rovesciato. (1) iVè aZ sifostoraa, wè a/io sternaspideAo^o^M- tiene t orifìzio del cavo addominale: il canale lo riparlarlo, e credo formare un nuovo genere : a' degli alimenti è ampliato; presso la proboscide os- lati della proboscide tiene due tentacoli monilifor- servai un vascllino attortiglialo, ed un corpo gial- mi, ed alla sua base offre sei rigide setolette. Il lastra. Ma nella lusinga di averne altri non at- coiTpo incomincia ovale , indi vassi assottiglian- tesi alla sica notomia. Mem. Nap. 1828, IV 178. do e nel punto in cui restringesi presenta ne' lati (2) Chamisso iNoy. ad. Acad. n. e. XI 531. i pMcchetti setolosi opposti sino alla estremità, ove (3) Ocken Isis, dee. 1817-18. 77 II. BESCmZIONI NOTOMlCa. i) Sistema cutaneo, muscolare, digestivo, e sessuale. La cpiderme dello stemaspide manca affatto: la cute ne è argentina, crassa, tendinea, ma talmente compatta da non presentare alcuna traccia di fibre a lungo o per traverso. Osservata colla lente vi appaiono infiniti corpicciuoli o punti irregolari, e nelle divisioni degli anelli vedesi internamente continuata e quasi carenata ; dimo- doché non si spezza, siccome avviene negli altri Anellidi.Il suddetto integumento si spiega in due esili foglietti diafani, ceruleo il superiore, giallastro l'inferiore; onde a guisa di sacco chiuso contenere lo scudo dorsale, che tenacemente vi aderisce e sembra esserne prodotto. Risulta questo da due pezzi bislunghi, semicircolari a'iati, retti nella mediana linea di approssimazione. Ognuno è composto da varie sfoglie os- see compatte, ocracee, a frattura netta, con strie concentriche surte dall'angolo an- tere-mediano nella superficie superiore, e nella inferiore con rialti alternati a vallette divergenti da detto punto verso la periferia. I fascetti setolosi hanno una guaina, che è continuazione della cute assottigliata, tanto speciale a ciascuno de' sottoscudali , che comune per quei della filiera de'citati pettini. Intendesi lo stesso per il sifosto- mo e lo stilar ioide ,n&\ quali l'cpiderme facilmente staccasi dalla sottoposta cute, ricca di follicoli mocciosi. La deficienza de' muscoli nello stemaspide è compensata da va- lidi strati fibrosi longitudinali e traversali ne' precedenti due vermi; ed una tunica peritoneale ne veste la cavità viscerale in corrispondenza degli anelli, presentando traversali fascie granose. Sotto i tentacoli del sifostomo diplocaìto esiste la bocca, ed il suo esofago dap- prima angusto, vassi pian piano slargando nello stomaco reniforme, contenente molti litici grani orbicolari od ovali, rosso-giallastri, con punto bianco trasparente, scro- scianti sotto la pressione. In su parte da esso un sacchetto conico-bislungo, verde- fosco borsa cieca gastro-esofagea, creduta da Otto secondo esofago, da cui quegli ne desunse la voce generica ; ed in giù l'intestino duodeno , che rugoso come il ven- tricolo termina nel budello retto, crasso, mediano, lobato. L'esofago dello stilarioide rilevasi molto piccolo, giallognolo, appena conico nella fine dello stomaco, rosso, bislungo, ristretto nel mezzo; avendo in sopra a destra il sacco o protuberanza co- nica , ed a sinistra vi giace la borsa cieca biliare , ovale-bislunga , già indicata nel sifostomo. Il ventricolo si continua nel duodeno verde, assai stretto, che man mano •i amplia, e poi torna ad impiccolire. In tale silo comincia il budello rettilineo, ci- lindracco-fusiforme, sempre pieno di arena: il quale si in questo, come nel sifosto- mo, finisce nell'ano collocato alla estremità del corpo. Tranne il ventricolo alquanto crasso, le pareti dell'intero tubo esofago -enterico sono fievolissime, e composte da una sola tuaica. 3 n 78 L'orifizio boccale dello sternaspide è orbicolare , munito di corta tromba pa- pillosa, provveduto di orlo sfinterico, e corredato di muscolare bulbo globoso inte- riore. L'esofago presso Io scudo si dilata nello stomaco^: vi segue il tubo enterico', quasiché di eguale diametro, appena flessuoso, percorrendo la mediana linea addo- minale fino all'estremo opposto; indi si curva e discende, onde aver fine nel budello retto aderente all'orlo del tubo muscolare anale, che ne è tirato in dentro. Un fievole mesenterio lo sostiene in siffatta posizione. Credo aperto nel forametto sottoboccale, fornito di papilla centrale o verruca venerea di Otto, il canale comune del corpo ros- so grappoloso testicolare, cui sovrasta l'esofago; e forsi saranno gianduia salivari i due reniformi corpicini collocati sotto il bulbo. Altro corpicciuolo giallo glanduloso semplice esiste fra i pettini semilunari. Gli ovari dello sternaspide rassomigliano a due ramificati grappoli cinnaberini e granosi; ciascuno corredato del comune ovidotto insieme col compagno finito nel tubo anale, e reputati epatici da Otto. Le uova del sifostomo e dello slilanotde,glo- boso-depresse con centrale macchia Purkinjana, granose, piccine, sono congregate in vari corpi ovali verdi in questo, lanciolati e gialli in quello, aderenti alle ramifi- cazioni dol canale ventrale, quindi poste alati del cavo addominale, Quelle dello ster- naspide rotonde od ovali, giallognole fra granoso umore sono rinchiuse in appositi sacchetti ovati dentro il cavo addominale. Gli zoospermi coduti, purché essi non ne sieno ospiti parassiti, da me visti in gennaio e febbraro avevano celerissimo molo rota- torio da attraersi scambievolmente, rotolavansi, e morti si slargavano. 2) Sistema respiratorio, circolante, nervoso. L' apparato branchiale risulta nella pettinaria da quattro branchie semi-ovali con laterale vaso esterno, dove sboccano le venuccie traversali parallele, da emula- re un pettine , e per ogni coppia branchica finisce in uno. Duplici sono anche quelle del sifostomo, fatte da tronco destro e sinistro, in cui hanno fine le venuccie semplici ; ma nello stilarioide pella disposizione rassomigliano ad una corona im- butiforme, essendo anche semplici e terminate ne' due tronchi laterali. Da ciascu- no crivello delle aree ventrali dello sternaspide esce un canaletto rosso, che reputo vena branchiale, da rappresentarvi due coccinei fiocchi. Oltre l'esposto sì nel sifo- stomo e nello stilarioide , come nello sternaspide la funzione in esame è coadiuvata da contrattile coppia di vesciche. Sono desse rosine, granose, diafane, interiori, cla- veformi nel s.diplocaito,^ìù allungate nello s. monilifero, giacendo a'iati dell'esofago e con forellino collocato dappresso la bocca. Oppure veggonsi bifurcate,una più este- sa dell'altra, ed il loro canaletto esternamente pende nella media linea dorsale, ossia nel decimoquarto anello dello sternaspide. In tutti gli anzidetti Anellidi la cavità ad- dominale riempiesidi acqua, che vi penetra per l'apertura posteriore addome-anale da t9 renderne accresciuta la corporea mole, ossia il sesloplo del consueto perimetro nello slernaspide: anzi l'aria soffiata nel suo addomine non ne usci sotto la pressione, ed il menzionato liquido vi s'introdurrà, secondoOtto, forse per gli buchi delle aree citate. Due gruppi di branchiche vene ha il sifoslomo diplocaito: dal suo cerchio esofa- geo parte il vaso ventrale in ogni anello del corpo dante opposti tronchetti ramificati ed anastomizzati co'similidel canale dorsale entro ogni guaina di ciascuno fascetto se- toloso; la vena gastro-enterica scende sull'esofago, ed altro ramo sul sacchetto cieco gastro-esofagico, onde tessere mirabile rete su lo stomaco e l'intestino duodeno, in- di serpeggiare sopra il budello crasso, avendo essa un filetto bianco mediano. Evvi altro canale opposto inferiore, e continuazione forsi dello esterno gastrico; simile es- sendone l'andamento nello slilarioide monilifero. Il loro sangue è verde , nerognolo nelle indicate vene, assai chiaro per le arterie, e molto più nelle bipennate ramifica- zioni branchiali , che fanno l' officio di placentario : colorito , che a prima giunta si appalesa nelle branchie, che sono rossastre negli Anellidi,che l'hanno rosso. Per quanto mi fosse riuscito osservare nell'unico slernaspide vivente, l'arteria aorta bi- furcata sotto il bulbo esofagico per la superficie ventrale manda il destro e sinistro ramo ulteriormente sparpagliato a ciascuno anello, non escluse le vesciche respirato- rie, l'ano, ed i gruppi oviferi. La vena esofago-enterica scorre per mezzo l'intesti- no, ed insieme a simigliante canale, quasi libero e come questo esteso dall'anteriore alla posteriore regione addominale , effettuìsce sul mesenterico grazioso reticolato. Ma ignoro i mutui loro rapporti, essendo chiaro quello de' cirri branchici, e da de- terminarsi pili colla ripetuta ispezione de" vasi negl'individui viventi, che mercè im- possibile iniezione.il sangue arterioso era coccineo con molti orbicolari globetti,che rendesi tegnente entro l'acquavite. La ganglica catena ventrale delsZ/bs/omo è secondoOtto la descrisse; però cadau- no de'ganglii, assai grande, è romobideo; essendo nello slilarioide essi ovali e ranciati come i nervi. Ne partono tre fili laterali da'primi, cioè il medio maggiore degli altri due, che sono minori; somministrando quello il filetto pel piede superiore, ed inferiore di ciascuna articolazione. Siccome gran partedelle mie ricerche sono state eseguite su slemaspidimSiCGTd^iì dallo spirito di vino, così nulla affermo in riguardo al suo sistema nervoso: però gangli mi parvero i due corpi trigoni coi filetti, che ne uscivano, ed uno fra'molti suoi individui presentava le borse respiratorie piene di uova abbastanza grandi da farle credere ovari da Otto; ma tutto l'esposto esige successivi chiarimenti. Tavola 39. Peltinaria chioma-dorala 5 disegnata vivente e da sopra, per vederne la bocca 80 d, le branchie f, l'intestino o, l'ano e; non che 6 da sotto, onde osseryarne i pettini setolosi l, ed il budello k; 1 pettini esaminati di prospetto n, bocca m; 10 coppia branchica. Tavola 43. Sternaspide talassemoìdeo 4- sezionato pel ventre dopo eh' erasi tenuto nell'ac- quavite, e collocato a rovescio, vedendosi in oop il tubo intestinale, de ìe borse re- spiratorie col rispettivo canaletto g f esteriore, a i cirri branchici,i il vaso enterico, r i pettini setolosi col corpo glandulare, e t i medesimi usciti fuori. Tavola 94. Sternaspide talassemoìdeo 1 sezionato vivente: a bocca, e orifizio genitale, d bul- bo muscoloso, t pettini setolosi contemplati dalla parte interna e, o ingranditi i col corpo glandulosoa, s tubolino respiratorio destro, ì setole marginali sporte fuori e h ritirate in dentro, n squama ossea destra, ed ampliata 17 da sopra o sotto e, t fascia dorsale,/" testicolo, g vena enterica superiore ed inferiore5,o cirri branchie!,/) area crivellata, gr ovaia sinistra, più grande 2, r apertura anale, peritoneo m co' massi gra- nosi; 3 bulbo muscolare accresciuto di perimetro, per vedervi i due corpi rosei rf, l'esofago reciso a, il ganglictto e; 5 uova. — 6 stilarioide monili fero dissecato viven- te, essendone a la corona di cirri branchici, b la faccia superiore de' tentacoli, e il gruppo di tubercoli cervico-dorsaii spiniferi, f esofago e vescica respiratoria destra o sinistra d, b culo di sacco dello stomaco, g borsa cieca gastro-esofagea, i intestino duodeno, / budello retto pieno di arena; vasi sanguigni n gastro-enterico, q dorsale co' rami placentari e, ed altri mesenterici p, r ventrale, t suoi rami, s dorsale. Tavola 99. Sìfostomo diplocaito 8 di giusto diametro, vivo e che trasparisce dal moccioso suo bozzolo; 9 arteria ovaria ingrandita per vedersene le uova e, ed i ramicelli pen- nati del suo tronco a; ÌO a cirri branchici intornianti la bocca, da cui parte i l'esofa- go, d lo stomaco, e il sacco cieco reciso, /"l'intestino. Tavola i09, Sifostomo diplocaito 1 , essendo a i pettini setolosi, b li cirri branchici, u i ten- tacoli col vaso mediano, e l'apertura orale, d l'esofago, e Io stomaco, fì\ sacco cie- co gastro-esofagico, g il duodeno, A il budello, t li gruppi ovari, j la sinistra borsa re- spiratoria, u la catena ganglica, k il vaso sanguigno esofago-cecale colla rete l ga- strica, corredato di altro n marginale, o l'enterico,;) il ventrale colle ramificazioni z traversali, r il laterale, s il piede inferiore ed ingrandito 2, t le macchie dermi- che ed ampliate i ovali o serpentine 3, da cui sorge il corpo botrioide 5. Tavola i06. Sternaspide talassemoideo 18 collocato in posizione inversa. 81 Tavola 134. Slllarioide monili fero 5 delineato morto , e prossimo a corrompersene la cute dorsale; siccome rilevasi da tentacoli e cirri ritirati entro la tromba, non che da'tu- bercoli cervicali colle setole in gran parte rientrate. Ciò non ostante l'abito esterno vi si è conservato per discernersi dal sifostomo diplocailo, e da altri vermi affini, III. ANELLOSI LOMBRICI. Linneo (1) riunì àHomhrici molte specie, ragionevolmente erette a particolari generi da' moderni zoologisti. Intorno alla storia naturale del verme di terra oc- cuparonsi Aldrovando (2), Rajo (3), Paulino (4-), Vandelli (5), Murray (6), Bon- net (7). Ed in questi ultimi tempi vi hanno pure lavorato Montegre (8) , Savi- gny (9),Blainville (10), Dugès (11), che ne ha troppo esteso le specie fondate su incerti caratteri. È degna di lodevole commendazione l'avvertenza del Willis(12)sul colorito rosso del suo sangue, riveduto da Comparetti (13) che ne conobbe 1 princi- pali tronchi vascolosi : di che Cuvier (li) e Lamarck (15) presero argomento per la fondazione della classe degli Anellidi.Le parti genitali del verme d'i terra furono studiate da Redi (16) e Vallisneri (17), lo sviluppo ovifero da Dufour (18), il resto della sua notomia s'intraprese da Leo (19), e fu dopo di me (20) ampliata da Du- gès, eMorren (21); essendosene poi indagato il circolo sanguigno da Home (22) j Carus (23), Wagner (24),Meckel (25). Qui riunisco anche le naiadi, sulle quali (1) Sysl. nat.cur. Gmelin VI 3083. (2) Op. omn., Insect. G93. (3) Insect. 2. (4) De Lumbr. terr. Francf. 1703. (5) Dissert. Palav. 1748, p. 98. (6) De Lumbr. observ. II, f. 1-5. (7) Insect. II 4. (8) Mem. du Mus. I 242. (9) Syst. des annel. p. 103; Compi, rend. de Flnstit. 1820. (10) Dict. des se. naC. LVII 495. (11) Ann. des se. nat. Paris 1828 , XV 298-210 , pi. VIII-IX ; 2.* ser. Paris 1837 , Vili V 1-22; Phys. comp. Paris 1838, II 434, pi. VIII 302. , (12) Opera omn. Ven. 1720,11 121, f. 1-3. (13) De aur. int. comp. Patav. 1789, p. 331. (14) Regn. anim,. Ili 209; Anat. comp. ed. 2.° V 179, 333; VI 428; VII 527. (15) Anim. s. veri. 2.* ed. V 530. (16) Opere ediz. de'chss. Milano 1810,111 230, tav. XV 1-5. (17) Op. fis.-med. Ven. 1733 , I 136. (18) Struct. lumbr. terr. Kegiom. 1820 fig. (19) Ann. des se. nat. V 17 ; XIV 216 fig. (20) Mem. cit. Nap. 1825 , II 409-22. (21) De lumb. terr. hist. Brux. 1829. (22) Trans. Phil. 1817, I i-i , pi. III 4. (23) Anat. comp. I 49 ; II 170, 381 , 455. (24) Lek. der vergi, anat. I 91, 165 , 202 ; II 316, 381. (25) Anat. comp. IV 30, VII 104 , iX 61 e 73 , X 31 ; Legons danatom. comp. de Cuvier IV 249. 3o 82 è da ricordarsi il lavoro diGruithuisen (1) e di Dugès (2), il lomhrinero, la cirrinera fondata da Blainville, che riportò al cifratolo di Lamarck, la ofelia di Savigny e la glicera. Le sottonotate specie di siffatti generi sono state tutte da me dissecate, ne altri vi hanno fatto alcuna ricerca notomica. 3. X>£SGBJZIONS Z00X062CA. 5 I. Lombrico (Ltjmbriccs Lin. ). Corpo cilindracco, anelli con triplici spinucce rivolte dietro; bocca quasi ter- minale inferiore col labbro superiore pili prolungato , ano nella estremità opposta. 1) X. terrestre ( 1. terrestris Lm. ). Corpo fosco-rossastro, cilindrico, assottigliato nelle estremità, corredato di due valvule boccali semilunari traversalmente situate , che nell'ano hanno longitudinale posizione; ditello o semicingolo polposo Oevolmente screpolato; otto serie di setole corte, rigide, giallastre nella faccia inferiore, quattro delle quali già note a Willis, disposte in modo che la coppia di ogni lato serba quella stessa distanza, che fra essa ha il paiodelventre, tutte poco visibili e dirette verso la parte posteriore;centosessan- tadue anelli circa, cioè ventisette anteriori, dieci clitellici e centoventicinque posterio- ri. Qualora il corpo dell'attuale verme contraggasi, la faccia inferiore si appiana ed amplia. Esso abita ne luoghi umidi e grassi, essendo profondato molti palmi sotterra. 2) L. giuloideo ( 1. iuloides Delle Cai aie ). Corpo roseo, semi-cilindraceo; anelli con mediana striscia castagna, cioè ven- tiquattro anteriori, otto clitellici, quarantatre posteriori. E assai più piccolo del pre- cedente, di cui sembra varietà, oppure giovine individuo. Sta ne'letamai, ma preso in mano puzza come iulo, trasudando gelatinoso umore giallo, che tinge le dita. 3) L. piccino ( I,? pusillus Delle Ghiaie. ). Corpo di undici anelli rossi, rugosi, ciascuno avendo su quattro sotolette equi- distanti, gialliccie, assottigliate,altri più piccoli decrescenti si osservano sulla boe- ca e terminati da aculeo gialliccio con due punti neri alla base. Dall'ultimo anello posteriore se ne continuano tre più lunghi, membranosi, bianco-giallastri, ognuno de'quali nel sito di reciproca articolazione offre esilissima fascia coccinea, dall'intor- no della quale partono molti cirri rossi, trovandosi l'apertura dell'ano nel centro del quarto di questi ultimi anelli. La faccia inferiore del corpo è piuttosto appianata. Nel cangiar silo avvicina gli estrerai posteriori verso gli anteriori, cosicché nel tutto (1) Acad. nat. cur. XIV 41-i , pi. 25. Ann, des se. natui: 2." scr. Vili 15-35 , pi. l (2) Ann. des se. nat. XV 297, pi. VII 1-10; 1-22. 83 insieme somiglia ad nnàsanguisuga raccorciata,ed allora non oltrepassa la lunghez- za di un paio di linee. Sul dorso del primo anello presenta due nastri scarlatto, dì- vergenti, corrugati, a guisa di branchie, le quali a norma che il vermine si agitava a poco a poco si distrussero. Rinvicnsi tra la immondezza e l'arena marina. Non ap- partiene affatto a questo genere, ove l'ho provvisoriamente registrato. § II. LoMBRlNEnO ( LUMBRINEREIS BlAlNV. ). Testa sfornita di antenne, a guisa di lobo; piedi setolosi, piccoli con brevi cirri; otto mascelle. 1) Z. fragile ( 1. fragilis Blaisv. ). Corpo roseo a riflessi iridei nel dorso; testa ovale, od ellittica con bocca or- bìcolare corrugata ; anelli grossi con piede a sei setole giallo-dorate rigide capi- tellate depresse distinte in due fascetti, provveduto giù di cirretfo; coda attenuata, finita da quattro cirri. Dalla sua cute trasuda gelatinoso umore biancastro capace d'impiastricciare gli acini di arena, onde formarsi una specie di astuccio, dentro di cui è nascosto molti piedi sott'acqua, ove è difficile a cavarsi intero per la somma facilità a frangersi. 2) Z. Rolandiano ( L. Rolandi Delle Cai. he. ). Corpo carnicino, attenuato nella coda bicirrosa; testa proboscidea; anelli for- niti di cirro bipartito, cilindrico-rosso, collocato sul piede setoloso: pare wrì arida. 3) L. s .-Hilayriano (1. s.-Hi!ayri Delle Chiàie. ). Corpo cinereo, con lineetta nerastra; testa corredato di due occhi infossati pres- so la sua base; anelli con pacchetto setoloso. L'attuale specie e la precedente si vor- rebbero arruolare da Edwards fra le eunici e questa tra le enonidi. A) L. coccineo ( 1. coccineus Delle Cai ai e ). Corpo rosso; testa breve, rotondata; anelli con fascette setoloso provveduto di cirretto giallo superiore.Edwards qui ritiene questa e la seguente specie di lombrinero. 5) L. nesitense ( 1. residensis Delle Chi aie ). Testa bianca con macchie gialle, una coppia di occhi neri forniti di zona bian- castra; corpo finito in due cirri, giallo-fosco screziatodi bianco, e con striscia ceru- lea quasi longitudinale, i cui due primi anelli sono privi di piedi, esistenti ne'succes- sivi, e terminato cadauno da un paio di corti cirri , avendo in mezzo le sefolette ; essi e le descritte loro parti sono bianchu Abitano tutti ne'buchi della grotta del Laz- zaretto di Nisita. 6) L. sifodonlo ( syphonodonta Delle C ni aie ). Corpo rossiccio con riflessi iridei, piìi sbiadato sotto e vicino la unione de'cen- cinquanta anelli, alquanto depresso; attenuato e finito con due cirretti cedali; testa 84. arcuata corredata di due occhi e di un paio di antenne laterali ; tromba eonico-al- lungata, moricata, provveduta a destra e sinistra di due serie di cartilaginei denti un- cinati; piede con una coppia di pacchetti setolosi, avendo un lungo e grosso cirro su ed altro corto piccino giù. Fu pescata nel 1829 - 40 nel lido curaano. 5 III. GlICERA ( (jLYCEnA Sàv. ). Corpo anelloso, tromba lunga, quasi claveforme, priva di tentacoli; l'antenna dispari mancante, le medie ed esterne piccolissime, divergenti, biarticolate. G. sifosloma ( s. syphonostoma Delle C ni aie). Corpo compresso, assottigliato ne'due estremi, più largo nel mezzo, rosso-car- neo, più carico anteriormente; proboscide allungata, sottoposta ad acuto prolun- gamento, valida e nel termine con quattro denti nericci uncinati; anelli dal prin- cipio Gno alla mela del corpo con piedi disposti in modo che il medio di ogni tre di essi ne sia sfornito, depressi, continuati alquanto pe'lati della bocca, quasiché a pettine, terminati da due distinti gruppi di setole assottigliate, appena curve, e da tre brevi cirri; essendone i restanti fino alla coda dicirrosi, più lunghi, e cilindrici. Mercè il citato prolungamento buca l'arena, tracciandovisi un canale colla probosci- de, che immantinente sguaina per farvi fissare i piccoli animali. Io l'avrei riportata alla g.Meckeliana se Edwards non ne avesse indicato la diversità. § IV. N Al ADE ( NaIS i/JV. ). Corpo anelloso, lineare, strisciante, con rare setole laterali, semplici od a fa- scetti, bocca terminale. 1) N. serpentina ( n. serpentina Muli. ). Corpo rosso, piccino, spirale con setolette laterali. Trovasi nelle acque sta- gnanti e ne'rigagnoli dc'contorni di Napoli. 2) N. coccinea ( n.? coccinea Delle Chiaie). Corpo scarlatto, claveforme, sfornito di anelli di tratto in tratto con setola nera, opposta, capitellata; testa cinta da molti cirri. Essa ha celere, ed irrequieto movimento in mare, e sembra il brachiono marino. 3) N. hìpunlata ( n. bipunctata Delle Ghiaie ). Corpo gialliccio, sfornito di anellosa apparenza; avendo successiva coppia di fascetli laterali con tre rigide setole, ed un punto fosco su. 4) N. proboscidale ( n. proboscidea Z/.y. ) Corpo giallastro con anelli approssimati, ed una serie di cirri laterali; testa fornita di lunga proboscide. Fa parte del genere stilinaiade di Vanbeneden, che ri- porta le altre mie specie fra le ofidonaiadi . Tutte sono comuni tra noi. 85 5) N. Horaiinna ( n. de Horatiis Beile Cbiaìe ). Corpo giallo, cilindrico; cirri laterali clavefonni, sovrapposti a rigida sctolet- ta; bocca ad imbuto circondata da cirrelli. Edwards la riporta fra le nuove spe- cie di ofelie. Trovasi nelle crepaccie degli scogli. § V. ClRJiATOLO ( ClRRATHCLCS ÌJìV.). Corpo bislungo, anelloso, nel segmento cefalico corredato di occhi a semicer- chio di due lunghi cirri, ed egual numero cioè uno a dritta e l'altro a sinistra dorso- laterali forniti di duplice serie di corte spine sottoposte. 1) C. Lamarckiano ( e. Lamarckii) Testa conica, attenuata in punta con due lunghi cirri cilindrici, spirali, rossi; poco avanti i medesimiquattro occhi;corix) ceruleo.assottigliato verso l'estremità po- steriore, con articolazioni provvedute di lungo cirro rosso, cui segue altro gialliccio più corto, indi il piede fornito di pennacchio setoloso e di breve eirro inferiore, e non molto lungi esistendo un ventaglio di setolette, È curioso a wdersi come aguzza la. testa e drizza i cirri, allorché buca l'arena del nostro littorale. 2) C. fltgero (e. filigcrus Delle Chìaie). Corpo rosso, tetragono, con anelli forniti di due ordini di piedi setolosi per lato, uscendo dal dorsale un lungo cirro giallo e spirale, deficiente verso gli ultimi, ed un ciuffo simile porta sulla testa. Forsi Blainviile non a torto ne fece un genere nuovo. È immerso nel fango marino sotto le mura della Panatica di s. Lucia. § VI. Ofelia ( Opuiua Sav. ). Testa eonifca con due punti oculari; piedi brevissimi, spartiti in ramo dorsale «provveduto di cirro, essendo lungo mediano nel ventrale; ano coronato da appendici tentacoliformi. 1) O. bicorne ( o. bicornis Sav. ). Testa munita di cirro puntuto, rigido, avendo la sottoposta bocca a traversale margine increspato; alla infossatura laterale segue il collo o parte anterioredel corpo cilindrico, ingrossata, a fini anelli, e con swie di sette equidistanti fori o stemmi cinti da piumctte setolose; indi la porzione posteriore convessa sopra, fornita di valletta inferiore mediana, maggiore delle due de'lati, che fra ogni cinque anelli presentano traverso rialto per la uscita di un cirro cilindrico semplice, al numero di quindici in sedici, i medi più lunghi; quattordici cirretti minori dritti, e due maggiori curvi at- torniano l'ano, capace di chiudersi mercè due semilunarì valvulette, dal loro centro sorgendo verticale lamina mediana inferiore seicir rosa. Sta esso nell'arena del Ponte della Aladdalena umettata dal mare: tuffato in acqua dolce vi ha vivuto per molti 3p 86 dì, el corpo se ne è reso turgido, siccome varie volte mi sono assicurato. É questa la testuale descrizione, che io ne detti (1) sin da quattro lustri circa, ed ignorava che Savigny l'avesse imperfettamente conosciuto ed elevato a nuovo genere. Egli ne considerò la testa per coda, il dorso pel ventre: errore neppure schivato da Lauril- rard,Audouin, Edwards; e prima di Saars(2),che vi ammette come Savigny gli oc- chi, era stato da me già corretto. Però i maschi, almeno di primavera, pel colore roseo, distinguonsi dalle femine. n. D£SCBIZ!ON£ NOTOMICA- 1) Apparato integumentale, digestivo, sessuale. L'epidermide del lombrico terrestre levigatissiraa, in qualche tratto a reflessi i- lidei, forma la prima tunica. È di facile separazione dal sottoposto panno muscolare, pieno di esilissimi follicoli, che, assai visibili nel l.giuloideo, trasudano viscido umo- re lezzoso. Isolato detto inviluppo trovansi due strati carnosi; l'esterno ha varie fa- scie traversali per cadauno anello, alle quali internamente seguono altre più distin- te longitudinali. Amendue servono per accorciare il corpo in larghezza e per lun- go. Ogni setola rigida, giallo-dorata, assottigliata, e curva nella estremità interna, è allogata in particolare guaina con esili filetti carnosi, nel mezzo di ciascuno anel- lo bucando gli strati muscolari. Singolare menzione nel verme di terra meritano i diaframmi, composti di circolari fibre muscolose, collocati in cadauno anello; i pri- mi più crassi degli ultimi dividono in particolari celle la cavità addominale, dando soltanto passaggio al tubo esofago-enterico. L'apertura della bocca è labbrata nel lombrico giuloideo,e nel l. terrestre trigona con tre lobi rosini. Anzi appena compressa n'esce una specie di lamina discoidea in- feriore. L'esofago principia dal bulbo carnoso, essendo molto lungo, tuboloso, stret- to, rosso, corredato presso la metà del suo tragitto di due borse rotonde, poco am- pie, colle rispettive valvule in retta direzione finendo nello stomaco gonfiato. Que- sto presenta mediano cingolo carnoso, cui internamente corrisponde sottile lamina cartilaginea gialliccia. L'intestino verde in ogni articolazione del corpo ha uno strin- gimento, quindi successiva ampliazione. L'intero canale degli alimenti con moltis- simi filetti attaccasi alati delle pareti addominali, risulta dalla membrana esterna sierosa, e dalla mocciosa interna; essendovi nell'esofago, e nello stomaco sovrapposta una terza tunica con fibre a lungo intersecate da traversali. Il budello ha longitudi- nale piega interiore,© intestino nell'intestino del Willis. L'esofago ne'diversi suoi siti (l)illfem. ctV.Nap. 1825, U 414, iar. XXIX 1-4. (2) Ann. cit. 2." ser. Paris 1837. 87 offre un moto di sistole e diastole in un solo punto osservato da costui. Il colorito giallo-verdiccio del tubo gastro-enterico di questi, e de'seguenti vermi deriva da te- nui follicoli epatici. La epidemie de' louibrineri e della glicera non differisce da quella del verme di terra, con cui hanno simile pure la bocca. La mascella inferiore del lombrinero fra- gile è di un solo prezzo a guisa di ferro di cavallo, appena incisa su, incavala po- steriormente, ove osservansi varie linee semicircolari parallele , biforcata dietro; le due laterali risultano da molti pezzi compressi uncinati, essendone alcuni dentati internamente, e mossi da particolari lacerti carnosi. Le quali nel tutto insieme pren- dono la figura della lama di coltello, soltanto nella parte inferiore -assottigliate, e fra loro mercè incavi e rialti articolate: forse corrispondono a' palpi, che Muller vide nella bocca di somigliante vermine. Esse trovansi nel centro del bulbo, da cui prende origine l'esofago, terminato nello stomaco gonfiato, da' di cui lati prolungansi sottili legamenti, che sostengono buona porzione del canale degli alimenti, e mercè musco- letti aderente alle pareti del corpo. L'intestino osservasi con alterni rigonfiamenti, che mancano nelle vicinanze dell'ano. L'apparato mascellare del l.nesiknse è simile al /. cocctneo, e i due uncini veggonsi dentati nel margine concavo. Una coppia di denti conici uncinati, cartilaginei, occupa i lati opposti della imbutiforme tromba esofagea del /. sifodonto; i quali sono sostenuti da longitudinale nastro muscoloso. Nel resto ella è moricala e finisce nello stomaco mantenuto in sito da piatti musco- letti laterali, incominciandone l'intestino dritto e inlerroltaniente vescicoloso. La proboscide della g.sifostomo ha i muscoli addottori, e abduttori.il corpo è raccorciato in lunghezza da due validi e piatti muscoli longitudinali superiori lamel- losi, non che da altrettanti inferiori pili stretti, riuniti da altri piccini trasversali. An- che ogni fascette setoloso gli ha pettinati. Quasi analogo ne è il sistema carnoso del lombrinero fragile. Vino strato di fibre a lungo, sovrapposto ad altro trasversale, com- pone la proboscide di detta glicera: ed al cui fine comincia lo stomaco corredato di quattro denti ossei nerognoli curvi; essendo ognuno nascosto in particolare nicchia fatta da molte pieghcdella membrana mocciosa, non che mossoda valido e propriola- certo carnoso, crasso a principio, attenuato e bifido nel termine. Esso è dapprima ampliato, internamente fornito di quattro prominenze in giii assottigliate, che di dopo aver comunicato con ovale rialto finiscono rugose nel termine del ventricolo poco a poco allargato, L'intestino è giallo, essendo nella origine alquanto ampio, indi ristret- to fino all'ano; nel suo tragitto sta legato al centro delle pareti superiori del corpo mediante speciale scric di lacerti carnosi. La epidermide, fievolissima nelle naiadi e nel aVraYo/o, facilmente si può stac- care nella o/eA'a. Sembra provveduta di una coppia di muscoli longitudinali giacenti 88J nella faccia ventrale, ma espasone un pezzo sul cristallo àgevolmeftte rilevasi, che es- sa, inclusi ancora i cirri, abbia tenui libre si a lungo, come per traverso. H di lei oriGzio boccale ha una specie di orlo sfinterico,e la tunica mocciosa faringea a forma di sacco cieco è capace di rovesciarsi ftiorì, oppure immanlinent« rientrarvi. L'eso- fago tuboloso si slarga nello stomaco globoso ed anche all'esterno sembra cinto da zona nerognola derivante dall'affollamento de' follicoli, che Sono più rari nel resto del tubo enterico quasi vescicoloso. La n. serpentina offre l'inleslino appena fles- suoso con successive ampliazioni in corrispondenza di ciascuno anello. Asseriscono alcuni autori , che la cintura del corpo o ditello del /. terresti^ sia necessaria per fissare l'un verme contro l'altro nell'alto della copula, Io non ha alcun fatto prò o conlra. Le tóie indagini ne confermano k natura glandalosa, ma ìjjarmi che invece di lubolini siavi un tessuto giallo ^anoso irrorato da siero , fa* tìte a screpolarsi, rimanendo l'epiderme fessa in are romboidee o rettangolari, e gran còpia di vasi sanguigni paralleli vi s'interna a guisa di felpa. I suoi organi genitali feminei ridUcònsi agli ovari bianchi ovali con particolare gambo e disposti a'iatidel Wntricolo , essendo gli uni approssimati agli altri da comparire affatto continuali. Òlti^e 11 corio crasso abbastanza, e'I sacco vitellario granoso, ho pure distinto in ca- dauno uovo la vescichetta Purkinjana. Gli anzidetti corpi in altri individui contene- vano immensi globétti ovali codiili, agitati da moto rotatorio, che ne reputo gli Zoo- spermi. Tra la parete del budello retto e quella del cavo addominale rinvenni varie vescichette ombilicate verdiccie, essendo credute ovidotto da Willis, ed echinocac- chi daDugès:è fola di Leo, che gli uovi escano pe'pori dorsali. Dentro l'addome del /. t€ì*restre ho visto l'etìtozoo filiforme di Suray. Leon Dufour asserisce, che le uova del venne di terra prima di sviluppare i lomhricelti sieno piene di materia polposa, èwitenula nellinviluppo corneo-membranaceo. Sono essi agilissimi nell'uscirne, lefj ffifimantinente bucano la terra per intanarvisi. "Diie sacchi egualmente gonfiati e flessuosi, che dalla metà della inferiore faccia d<4 corpo, e pe'lati del canale degli alimenti del lombrinero fragile, prolungansi fino ia-iràpferfUra dell'ano, ne costituiscono gli ovidotti o matrice ricolmadi uova a glomeri bVàli e verdicci. Gran copia di uoviccini giallastri teneva il /. sifodonto fra gli spazi de'piedi. E la glicera sifoslomo tuffata nello spirito di vino ne cacciò presso l'ano uti grappolo. Quelli verdi, piccini , orbicolari occupano i lati del tubo enterico della naiade serpentina : non vi ho rintracciato la vescichetta seminale , il testicolo , e l'ovidotto, l'ovario e le uova daDugès viste nella n. filifoìine. Di maggio la sessua- lità dioica è chiarissima nella ofelia,ì di cui individui maschili, di minore numero dei feminei, possonsi agevolmente discernere pel colorito roseo della materia seminale, la quale risulta da milioni di zoospermi globosi mobilissimi, invischiati da tegnente 89 umore. Le uova sono ovate, affollatissime, da riempiere la intera cavità addominale, verde-fosche, contrattili; avendovi notato il vitello granoso, la vescichetta Purkinja- na, la macchia Wagneriana e'I blastoderma granoso. 2) Apparalo respiratorio, sensi fero, circolante. Nella faccia ventrale tanto del lombrico terrestre, quanto del l.giuloideo, sor i^diS- sati i primi anelli e propriamente fra Io spazio della mutua unione, ed in corrispon- denza delle filiere interne di setole, rimarcansi a dritta e sinistra sette in otto respira- torie vescichette della grandezza di un acino di miglio, avendo ognuna il particolare forame. La ofelia ne offre due bislunghe libere col rispettivo foro posto alati della bocca, le quali costeggiano l'esofago, essendo sommamente contrattili per la presenza di fibre circolari, non che in continuo movimento sistolico e diastolico. Contiensi un umore latticinoso nelle prime, ed acqueo nelle seconde. L'aria sofliata entro il cavo addominale dogli Anellidi marini è uscita presso l'ano: ciocche non ho osservato ne' tombrici, i quali offrono una corrente umorale granosa. La ofelia ècorredata di sette stemmi laterali, e sebbene sotto la pressione non abbia veduto sgorgarne aria o acqua, pure li credo destinati a siffatto ufficio. La catena ganglica del /. terrestre non è troppo pronunziata: pare che abbia unico nervo, il quale granoso al principio di ogni articolazione si restringe con in- fossamento mediano longitudinale, per darne nel suo mezzo altri due; vicino il bulbo esofageo bifurcasi, onde abbracciarlo e comunicare con due gangli rotondi. Appo il lombrinero fragile la filiera ventrale ha romboide! gangli allungati, ognuno di essi a dritta e sinistra dà un nervicciuolo, e nelle pertinenze della bocca si bifurca per pas- sare alla faccia superiore , ove esistono due grandi gangli orbicolari , e di altri si- mili se ne continua la serie dorsale fino all'ano. Esilissimo mi è apparso il filo nerveo longitudinale della mentovata ofelia. HI. terrestre presenta duplici grossi vasi sanguigni, paralleli, cioè uno sopra l'al- tro sotto l'intero tubo esofago-intestinale, i quali cacciano alterni ramicelli su l'eso- fago e lo stomaco, dove appariscono traversalmente paralleli ed alterni; giacché sopra gli ovari e sul budello, mentre mandano tronchicelli curvi, formano ammire- vole e fino reticolato, che ne ricama tutt'i punti. Tre longitudinali vasi per la faccia ventrale scorrono dal principio al termine del corpo: vale a dire due laterali , che in ogni pezzo articolato a manca e dritta forniscono tanto il tronchetto traversale superiore, quanto lo inferiore, oltre que'che ne intessono lo spazio intermedio, ossia la rete muscolo-addominale, come pure il vaso grappoloso unilaterale, da cui infe- riormente pendono otto a diciassette orbicolari vescichette sanguigne; e uno me- diano nervo-arteria perchè addossato alla filiera ganglica, fornendo il vasellino de- stro e sinistro in relazione di cadauno articolo, da formare la rete cutanea, alquanto 3 -* 90 diversa dalla precedente. Le arterie e vene esaminate si anastomizzano presso il bul- bo esofageo, e 4 velo boccale; anzi le loro ramificazioni sono state da me in termini troppo generali descritte: tanto e sì complicatamente essendo divise, e diramate da confondersene le estremità capellari della reticella addominale, non che dermoi- dea. Da ultimo nel /. giuloìdeo non vi trovo altra diversità se non quella, che il vaso mediano dopo il sesto anello sia strozzato, e corredato di cinque successive e curve vesciche cuoreformi. Il vase ventrale occupa la mediana parte inferiore del corpo del lombrinero fragile, parendo stretto al principio e fine di ogni anello, ove qua e là fa uscire un ca- nale terminato in vescica ovale, che verso l'estremità di quello apparisce piccola e rotondata. La filiera ganglica è costeggiata da una coppia di canali, cacciando un vaso con ramificazioni esilissime per la sostanza muscolosa e presso le guaincdelle setole, ciocché ancora esternamente apparisce.il vase dorsale dirigesi dal lobo carnoso della bocca sino all'ano, ed in direzione opposta del primo: tutti anastomizzansi intorno al bulbo muscoloso esofageo, ed in ciascuno anello. Talché la faccia superiore di questo presenta canali diversamente diramati, e disposti della inferiore. Dall'intreccio vasco- lare esistente nel bulbo esofageo esce non solounvaso per la parte inferiore dell'intero tnbo intestinale, ma benanco altro per la superiore, fornendosi scambievoli ramoscelli e ricamandone la superficie mediante vasellini paralleli. Nascono da'lati di questo se- condo canale venoso molti rami diretti alle due filiere di fascetti di setole, ove offrono grappoli vescicolosi, incaricati della funzione di branchie respiratorie interne. Seb- bene Meckel ne citasse le mie osservazioni, pure meritano esse ulteriore disamina. Il vaso dorsale del arrotolo a dritta e sinistra si ramifica pe'due cirri maggiore e minore. Presso la testa separasi quella in due rami, e negli angoli inferiori som- ministra corti vasellini alle borsette cuoriformi. La ofelia presenta quattro canali, cioè il dormale maggiore del ventraie, ed amendue forniscono un ramicello verso cia- scuno cirro laterale. Però il primo vi caccia in giù un fiocchetto vascolare, non che lo enteroideo mediano superiore, piìi grande dello inferiore; ambidue comunicando mercè anello ne' dintorni dell'esofago. Essi insieme agli anzidetti canali anastomiz- zansi nel cirro cefalico, entro di cui scorre particolare ramicetto. m- DESCIBJZIONS ICONICA- Tavola 80, Cirralolo fiUgero 1, e segmento del suo corpo ingrandito 5, onde osservarvi il cirro d, i fascetti setolosi superiore ed inferiore ce. Tavola 93. Ofelia bicorne 1 disegnata di grandezza naturale e pel dorso, ossia cirri a ce- 91 falico, b infossamento, e laterale, d anali; Z n o filetti che legano il fondo faringeo, p esofago, q zona gastrica, ss intestino, uu fibre longitudinali più affollate, l cirro anale maggiore; 4 spinuccia e cirro laterale. Lombrico piccino 5, e porzione ingran- ditane 28. L. giuloideo 6 e ditello a; 8 sua bocca b, ovari d, stomaco e, intestino f, ano h; 29 vaso ventrale b, vesciche e, ramicello laterale a. L. terrestre 7 col di- tello i; 9 a faccia ventrale sfornitane colle spine Imk; 10 strato muscolare longi- tudinale co' buchi delle spine, e traversale n; 11 labbro inferiore a e 30 a col disco e e della bocca b, esofago d, cieco esofageo «, lamina cartilaginea gastrica g, intestino h, legamenti/, ovari f; lo vesciche respiratorie, una ampliata e suo foro 16,ol8a; 13 guaina e muscoletti delle spinucce; 19 gruppo di uova; 14 lom- bricello eh' esce dal proprio guscio; 17 anello nervoso e catena ganglionare. Tavola 94. Lombrico terrestre 7 assai ingrandito, essendone il vase enterico superiore ce e l'inferiore /"co' rami esofagei a, ovari u, ed ampliato 9, gastrici d g, enterici h, la coppia ventrale m n co' grappoli vescicolosi 5 e 8 uno ingrandito, gl'intermedi p al superiore ed inferiore, da cui sorge la rete addominale k, la nervo-arteria / e reti- colato cutaneo t, la catena ganglica i, le vesciche respiratorie o, l'epiderme v, il ditello Sj il diaframma r, il vóto enterico q, la divisione degli anelli j; 10 uovo ac- cresciuto di diametro. Tavola 96. Naiade proboscidea 1, lombrineri Rolandiano 2 ed anello dal suo corpo 19 a, coccineo 3 sua testa 1 e mascelle 15, s. - Hilayriano ^ colla testa ampliata Ile denti 16, nisitese 5 e 9 capo accresciuto di perimetro. Tavola 98. Lombrinero sifodonto 3 di grandezza naturale, 7 suo fascette setoloso fra' due cirri e testa ingrandita 8 colla tromba sguainata. Tavola WO. Ofelia bicorne 1 1 maschile di naturale diametro, pregna di acqua e di sperma- tozoi; 2 suo uovo; 3 segmento del di lei corpo, onde vedervi le vesciche respiratorie a, i vasi enterici superiore &, inferiore e, dorsale d, il fiocchetto e, il foro /". Tavola 101. Lombrinero fragile 8 secondo la naturale dimensione, essendone a il lobo ce- nalico, 9 a la sua faccia inferiore colla bocca, b la parte del corpo facile a frangersi e e l'ano; 10 mascella inferiore eli pezzi iigk co' rispettivi tendini hh; li sue uo- va; 15 diramazione vascolosa cutanea dorsale colle setolette d e ventrale 16 col cir- ro e; 17 vaso ventrale, non che sua ramificazione laterale b, vescica cuoreforme a a, ed analoghi fascetti 19; 18 vena enterica; 20 catena ganglica ventrale b finita 92 nell'anello cefalico, da cui parte la dorsale e. — Glicera sifostomo 21 meno della sua ordinaria lunghezza, ossia e denti della tromba, d cirro cefalico, /" fascetti se- tolosi, g coda e grappoli ovari; 22 h parte anteriore della tromba aperta, jj denti nelle rispettive nicchie k, rialti stomachici k, intestino /, suoi legamenti m; mu- scoli 23 bifido i col rispettivo dente, non che 24- corrugatori longitudinali n, dei fa- scetti setolosi p e traversali o. Tavola 102. Naiade bìpuntala 19, e n. deHoratiana 20, 21 suo cirro e setola a ingranditi. Tavola i63. Naiade serpentina 8 di naturale diametro, essendone 9 la parte anteriore cefa- lica ampliata, e 14. un pezzo del corpo, onde vederne il tubo enterico a costeggiato da' canali sanguigni e e dalle uova e. Cirralolo napolitano 16 di naturale diametro. lY. ANELLOSI NEREIDICI. Le specie di nereidi riportate dal Plinio svedese , che fece tesoro delle ricer- che di Rondelet, Colonna, Baster, MuUer, è stato spartito da Savigny in parecchi generi novelli. Blainville ha vieppiù contribuito ad aumentarne il numero; io non trasandai di ricercarle nella nostra costiera , egualmente che praticarono Viviani per lo Genuesato, Edwards pel litlorale francese, Grube per le coste sicole, Ratscke pel lido boreale, Sars per quello di Svezia. L'anatomia à^XX arenicola, già intrapresa da Cuvier e da me, ha pure richiamato l'attenzione di Grube e di Edwards, special- mente in riguardo al sistema circolatorio e nerveo. Quella delle nereidi o de' generi affini, sull'apparato visivo delle quali esiste il pregevole lavoro di MuUer, non pare molto inoltrata, siccome chiaramente lo contestano le opere di Carus, Meckel, Du- vernoy, Wagner, Grant. I- SESCaiZIONE ZOOLOGICA- 5 I. Arenicola ( Arenicola Laui. ). Corpo cilindrico anelloso , provveduto di laterali fascetti setolosi , surmontati da branchie ramose. A. pescaiorio (a. piscatorum Laui. ). Corpo tra il rosso e'I giallo-fosco, cilindraceo, attenuato nelle due estremità, composto da molti pezzi articolati, ognuno risultante da quattro gracili anelli mi- nori e da unico maggiore, fornito a dritta e sinistra di fascetto con setole dorate , 93 avendo già una specie di traversale fovea bislunga dentata, e sul settimo anello in poi le branchie coccinee replicate volte biforcate contrattili ; imbuto boccale cor- redalo di parecchie serie di papille conico-concentriche ; ano tuboloso, ristretto. Dalla superficie cutanea trasuda un unìore capace d'ingiallire le dita e le unghie senza dissiparsi mercè replicate lavande, e dal di cui Irapelamento deriva la guaina glutinosa, che ne inviluppa il corpo. Fra quindici piccoli individui un solo ne finiva claveforme, percui Ya. carbonaria è questa medesima specie, che sta immersa entro l'arena fangosa del nostro porto. § II. Eunice ( Eunice Sàv. ). Testa con cinque ineguali antenne filiformi ed un paio di occhi; sette mascelle, Uè a destra e quattro a sinistra, oltre le inferiori. 1) E. gigantesca ( e. gigantea BiAifir. ). Testa con bocca bilobata e poco in su cinque crassi tentacoli , alquanto lun- ghi, rotondati nell'apice, tra' due laterali esistendo gli occhi infossati e forniti di facoltà visiva; il quinto tentacolo eguaglia i quattro descritti, giacente fra' due an- teriori e medii ; al termine del secondo anello superiormente inserisconsi tre disu- guali cirri a dritta ed uno a sinistra, i nove successivi anelli sono privi di appendice, cadauno de' rimanenti a dritta e sinistra surniontato sì da branchia rossa unipennata, che da un cirro gialliccio più lungo dell'inferiore continuato colla fovea carnicina ovale, esistendo tra questa e quello il piede conico con fascetti di setole dorate. Al termine della stagione estiva del 1823 si pescò nelle vicinanze di Capri ■ e me ne fu portato un pezzo di guscio duro come cuoio, scabroso, esternamente fo- sco, bianco e levigatissimo nell' interno, non che circa cinque piedi del corpo, che appariva mutilato; ma dalla eguaglianza del suo traversale diametro a quella della prima articolazione conchiusi, che siffatta misura era circa la metà della lunghezza, che l'animale in esame aveva, o sia dieci piedi ed anche più, siccome mi dimostrò l'altro individuo intero, che n'ebbi nel 1827-29. È inesprimibile la varietà delle tinte e la vivacità dei coloriti del suo corpo, soprattutto nelle pertinenze della te- sta. Il rosso, il giallo, il ceruleo ravvisavansi elegantemente combinati al menomo movimento dell'acqua, in cui durante tre giorni tenni vivente questo gigante degli Anellidi, restandone l'occhio sommamente appagato. Per due piedi aveva i notati colori sopra e sotto, giacche nel resto era rosso-nericcia. Ad ogni mossa spandeva fosforico chiarore, di che Minichini fu oculare testimone, e sul quale argomento è commendevole il lavoro di Nicolucci. Savigny l'ha descritta con qualche confusio- ne: la figura di Pallas ne è imperfetta ed elegante trovo quella divulgata da Edwards. 3 /* 94 2) E. sanguigna ( e. sanguinea Sjv. ). Corpo rosso screziato di macchie bianche, cioè le mediane trigonelle due late-r rali flessuose e parecchie altre ovali piccole, posteriormente bicirroso; testa con cinque ineguali antenne, gialle, traversalraente rugose; occhi neri ovali fra la radice della coppia laterale minore; il primo anello largo, il secondo stretto con due cirri a destra ed uno a sinistra , i rimanenti provveduti di branchia unipennata , di cirro semplice, e d' intermedio fascetto setoloso. 3) E. Bertoloniana ( e. Bertoloni Delle Ghiaie ). Corpo carnicino, pian piano assottigliato con due esili cirri; testa corredala di cinque disuguali e tenui tentacoli, il mediano più lungo de' laterali, tra quali giac- ciono gli occhi; bocca sottopostavi con due lobi rotondi; una coppia di corti cirri semplici laterali nel primo degli anelli, i cui successivi forniti di piedi con fascelti di setole, su quali elevansi le branchie cilindrico-spirali, avendo nella base ed anterior- mente nerognola macchia. Cavasi la nicchia nel tufo volcanico del nostro littorale, in cui è più frequente della specie testé indicata, Edwards la riconosce per nuova specie. A) E. fasciata (e. vittata Delle Chiaie ). Testa con cinque tentacoli disuguali, o sia il medio più lungo de' due laterali, esistendo gli occhi fra la coppia esterna, ed alla sua base due brevi cirri; corpo bianco con fascia giallo-sbiadata divisa in tre altre, provveduto di branchia unipen- nata e del sottoposto fascetto setoloso. 5) E. zonata ( e. zonata Delle Ghiaie). Testa corredata di cinque ineguali antenne, la media più lunga delle due la- terali e questa della coppia successiva, altriduplici cirri semplici alla sua base;corpo violaceo-fosco, tre anelli forniti di branchia unipennata e di cirro semplice posto sul' piede ovato e lateralmente setoloso: quali parti mancano in ogni quarto anello giallo. Non è da confondersi colla specie antecedente,insieme alla quale rinviensi a Posilipo. § III. 0^'ufiDE ( Onuphis Edw. ). Testa con due occhi e cinque antenne, corpo anelloso rinchiuso in corneo tubo. 0. filicorno ( o. filicornis Delle Ghiaie ). Testa fornita di occhi , di triplici antenne traversalmente rugose mediane e di un'altra a destra e sinistra; corpo gialliccio provveduto di fascetto setoloso surmon- tato da cirro. Abita entro corneo cannello, cilindraceo, grande quanto una penna da scrivere, trasparente, allargato avanti, ristretto curvo ed aperto dietro, costrutto da grossi e successivi pezzi anellosi, non che biangolati nel perimetro. Un suo fram- mento al microscopio parve composto da denso moccio disseminato di rari globetti. Quando sta nel guscio tiene le antenne rioiegate dietro, e gli occhi vi trasparisco- 95 no. Al menomo corpo, che se le para innanzi, vi si ritira: mediante le spine, che fissa alle sue pareti, fa forza, onde non esserne cacciato. Edwards lo crede analogo alla nereide tubicola di Muller, Rathke l'annovera fra le nuove specie di nereidi. § IV. SlLLIDE ( SyLLIS SaY. ). Testa con triplici antenne monilifere, la media mancante, una coppia di cirri tentacolari moniliformi, essendone il superiore simile e l'inferiore conico. 1) S. gracile ( s. gracilis? Say. ), Corpo cerulescente, posteriormente bicirroso; testa provveduta di tre antenne anteriori crasse, la media più lunga costeggiata da altre due esili, e di una coppia lateralejocchi neri con iride gialliccia, collocati nel centro di dorata areola; anelli con fascetto di setole fornito di lungo cirro superiore. E comune ne'forami delle spugne. 2) S. Rudolphiana ( s. Rudolphi Delle Cbiaie ). Testa lunga corredata di quattro occhi, gli anteriori situati alla base de'cirri; tentacoli semi-moniliformi, essendone perfettamente tali le due sottoposte antenne; corpo ceruleo, finito attenuato e bicirroso; piedi dal terzo anello lunghi e setolosi, i successivi forniti di cirro branchiale superiore claveforme e bianchiccio. 3) S. Tiedemanniana ( s. Tiederaanni Djeìlb Chiaie^. Testa con una coppia di antenne, ed altrettanti cirri tentacolari; quattro occhi, però due poco visibili; corpo giallo-fosco, in ciascuno de'suoi anelli una linea tra- versale gialla mediana ad altra nerastra maggiore in corrispondenza de' cirri bran- chiali bianchi, sotto i quali appena sporgono fuori i piedi con molte setolette. Abi- tano amendue tra le crepacele della Caiola e sono riconosciute da Edwards. § V. E SION E ( Hesione Sav. ). Tromba conica, antenne esterne e medie eguali, otto paia di cirri tentacolari. E. siciliana ( h. sicula Belle Cbiaie). Corpo cilindraceo, su roseo tigrato di ovali macchiette rosso-fosche, giìi cerule- scente con duplice filiera mediana di macchie rossastre; testa rosso-iridea, globoso- depressa con quadruplici eminenze oculari, e sei ineguali antenne per lato; bocca in- crespata provveduta di tre tubercoli carnei, uno superiore e due laterali; diciotto a- nelli, il primo corto e largo, l'ultimo stretto e lungo, quasi trigono a sei cirri, ossia due anali ed altra coppia a' lati, ognuno con superiore rialto dentato a principio del piede munito di setole giallo-cedrine ed una di queste rigida nera mediana; cirro superiore lungo e inferiore corto, ambidue traversalmcnte fibrosi. L'ebbi viva in di- cembre 1829, e morta nel 1830 da Cantraine reduce dalla Sicilia. Essa manca delle mandibole della e.panterina, alla quale riduconsi le tre specie descrittene daGrube. 96 $ VI. LiCASTiDE (Lycastis Edw, ). Tromba con due mascelle, antenne esterne maggiori delle medie , cirri tenta- colari sviluppatissimi , piedi bicirrati- 1) L. Blatnvilltana ( 1. Blainvillei Delle Cbiaie ). Testa munita di una coppia di antenne, e di occhi con eguale numero di cirri tentacolari per ogni banda, bocca bilobata; corpo lunghissimo, a principio roseo e nel resto ceruleo; anelli con piedi setolosi, ed i segmenti dal sesto in poi offrono su- periore cirro branchico gialliccio , cilindrico , molto allungato. E diflicile di cac- ciarla intera dalla casa, che si scava negli scogli tufacei. 2) L. Oltoana ( 1. Otto Delle Ghiaie ). Testa priva di occhi; cirri tentacolari disuguali laterali, due antenne corte e la coppia mediana piccina ; una laminetta branchica lanciolata su ogni piede seto- loso; corpo verde interrotto negli anelli da due macchie triangolari biancastre, nel cui mezzo ne giace altra traversale bianca. Gli ultimi anelli presso la coda cirrosa mancano di laminette e di piedi, essendovi le sole setole. 3) L. Ockeniana ( 1. Ockenii Delle Ghiaie ). Corpo roseo con macchia fosca mediana; testa fornita di quattro occhi alati de' due cirri tentacolari, avendo un paio di antenne coniche ed egual numero filiformi; piede setoloso con laminetta branchiale ovale superiore, tenendo in mezzo vascola- re ramificazione. La descritte specie incontransi tra le fessure degli scogli di Nisita. 1) N. Ranzaniana (n. Uanzani Delle Ghiaie). Corpo giallo-verdastro terminato bicirroso; testa con quattro occhi, duplici an- tenne corte, e due coppie di cirri tentacolari; dal quarto anello principiano i pie- di setolosi poco prolungati, avendo sopra due laminette ovate branchiali e sotto un lungo cirro. 5) N. Edwardsiana (n. Edwardsii Delle Ghiaie). Testa provveduta di due occhi, altrettante antenne, e quattro cirri tentacolari; anelli mancanti di lamine branchiali, ed in cadauno lato con due corti piedi seto- losi, uno sopra e l'altro sotto; corpo giallo, ma ciascheduno anello ha una macchia quasi ellittica ed altra esagona nericcia in mezzo. 6) N. codxita ( n. caudata Delle Ghiaie ). Testa munita di due tentacoli brevi e crassi, altrettanti più sottili presso la bocca con quattro cirri tentacolari a' lati ; ciascun piede corredato di coppia di fa- scetti di setole occultate da quattro lobi carnosi compresi e da un quinto ovale mag- giore cirroso. 7) N. coccinea ( n. coccìaea. Delle Ghiaie). Differisce dal precedente pel colorito rosso punteggiato del corpo, pe' quattro 97 cirri tentacolari disuguali, pei due lobi carnosi ed un solo cirro lungo, e per l'ano cinto da anello increspato col paio di lunghissimi cirri branchici. 5) N. ventaglio ( n. ventilabrum Delle Ghiaie ). Corpo finito bicirroso; testa con quattro occhi mediani, una coppia di antenne coniche esterne, altra media attenuata, e quadruplice serie laterale; anelli forniti di duplici fascetti setosi, di quattro lamine branchiche, di cirro su e giù. 6) N. quadricornuta ( n. quadricorna Delle Ghiaie ). Corpo posteriormente b icirroso; testa con due tentacoli lunghissimi esterni, ed al- trettanti piccini interni; ognuno dei tre successivi anelli corredalo di breve cirro ten- tacolare; fascetto setoloso comune forcuto, cioè il superiore eoa setole globose e piìi aObllate sottili nell'inferiore fornito di corto cirro, essendo fra amendue carneo lobo. 7) N. teticola ( n. thethycola Delle Ghiaie ). Corpo giallastro, posteriormente bicirroso; testa con quattro tentacoli e occhi posti nello spazio intermedio alla coppia superiore, e ne' lati esterni della inferio- re; cirro nel te^o e quarto anello; piedi con fascetti setolosi, sovrastandovi un cirro branchiale lunghetto moniliforme vescicoloso. Trovasi nella Idia pirifera. 8) N. flessuosa ( n. flexuosa Delle Ghiaie ). Proboscide assottigliata con due lunghi tentacoli; cirri tentacolari piìi corti ne' dieci anelli successivi; piedi coi pacchetti setolosi, dorso giallastro con linee fles- suose dirette verso i margini e traversali fasce bianche. 9) N. seilentacolata ( n. sextentaculata Delle Ghiaie ). Corpo verde, depresso; testa provveduta di sei ineguali cirri tentacolari per cadauno lato, piedi setolosi. 10) N. lineata (n. delineata Delle Ghiaie). Corpo giallo-fosco con due lunghe linee bianco-giallastre dorsali; testa fornita di un paio di occhi, e di eguale numero di tentacoli; piedi setolosi. Non posso esten- derne la descrizione, poiché l'individuo era in parte corrotto. § Vili. DlOPATRA ( DlOPATRA EdW. ). Branchie spirali a pennacchio ; nove appendici antenniformì, quattro corte e cinque grosse e lunghe. D. napolitana ( d. neapolitana Delle Ghiaie ). Corpo depresso, \erde-rossiccio co' riflessi cerulei, levigato; testa con cinque tentacoli disuguali, assottigliati, moniliformi e quasi articolati nella inserzione, i due inferiori piìi brevi de' superiori e del medio; occhi globosi; bocca increspata, da cui a piacere dell'animale escono le mascelle; i primi sei anelli presentano i soli piedi con fascetto di setole, forniti di cirro superiore maggiore ed inferiore minore, ma a' 3 p*** 98 saccessivi ventiquattro sovrasta la branchia a pennette spirali verdi le inferiori, rosse le terminali; setole clorate, esili, in fascettini a ventaglio, ossia quattro piìi corti e pic- coli diretti da sotto in sopra, e'I quinto maggiore con esse più grosse. Abita nell'arena del nostro littorale,impiegandosi per adescare il pesce. Edwards riconosce questa nuo- va specie diversa dalle d. cuprea di Bosc, eBaeriana di Grube, che pure l'ammette. 5 IX. LisjDicE ( Lysidice Sav. ). Testa con fronte rotondata e due occhi, triplici e brevi antenne; sette mascel- le, tre a destra e quattro a sinistra, le inferiori semplici. L. partenopea ( 1. parthenopeia Delle Cbiaie ). Testa ovata con tre corti tentacoli, posti avanti gli occhi neri, infossati; piedi surti dal sesto anello, setolosi, forniti di branchia spatolato-lamellosa e giù di fovea ovale; corpo giallo, posteriormente impicciolito quadricirroso, rosso-fosco nel margi- ne delle lamine branchiali, ove trasuda un umore viscoso biancastro, che vi forma guaina; ma poch' istanti prima della morte diventa violaceo-fosco, di che mi tinse le mani e molto più le unghie: quale colore non si dissipò mercè lavande, che dopo quattro dì. Pescasi co'rastelli fuori il nostro porto; allorché sia essa agitata da ver- micolare movimento ne apparisce il dorso dorato. § X. Alciopa ( Alcyope Edw. ). Corpo depresso, testa con quattro brevi antenne ed eguale numero di paia di cirri tentacolari, due occhi, piedi setolosi con una coppia di cirri fogliacei. A. bianca ( a. candida Delle Cbiaie ). Corpo bianco, cerulescente; testa con due corte antenne ed altrettanti occhi prominenti laterali gialli; bocca con tromba che sguainasi come grugno; anelli for- niti di areola nera sovrapposta al fascetto setoso, e costeggiato da una coppia di lami- nette branchiche. Due fiate l'ho vista nel 1837, e nell840 qui l'ebbe anche Rrohn. § XI. FiLLODOCEA (PhVLLODOCE 54V.). Testa con antenne medie ed esterne quasi articolate , otto paia di bislun^'hi cirri tentacolari, i restanti fogliacei; proboscide claveforme, avendo la bocca cir- condata da tentacoletti. F. Paretliana ( ph. Paretto Blaikt. ). Testa semicircolare con due occhi neri mediani infossati e quattro tentacoli gialli intorno la bocca, ed egual numero alati de'due primi anelli, vale a dire una coppia per banda; corpo piano-convesso, bleu-chiaro, composto di moltissimi anelli, verso la coda poco a poco ristretti gialli, terminato da duplici cirri rossicci anali. 99 trasudando l'umore flavo con odore crocato viroso; branchie fogliacee ovate, verda- stre con orlo gialliccio; piede provveduto di setolette dorate. Alberga sotto i sassi del castello LucuUano. § XII. Nefti ( Nephtys Cvr. ). Testa con antenne piccole, ed occhi poco distinti; tromba attenuata nella base» divisa in due anelli, l'inferiore lungo claveforme fornito di tentacoletti, il superiore corto con duplice serie di tentacoli nella bocca; mascelle cornee puntute. N. scolopendroidea ( n. scolopendroides Delle Cbiàie). Testa con quattro brevissimi tentacoli, e due esili occhi; tromba rosso-verda- stra, a cono inverso, terminata da varie serie di cirretti, prolungandosene una secon- da cilindrica fornita di due valvule semilunari cinte da corti tentacoli; corpo un poco depresso, assottigliato, finito da coppia di cirri bianchicci, ceruleo-rossastro sul dorso, rosso a'lati,dove esistono due ordini di piedi, cadauno munito di cirro e varie serie di setolegialle spiegate a ventaglio. Sta intanata entro l'arena, che scava mercè la tromba. E- X)£3e&IZ20N£ NOTOMIC&. 1) Apparecchio cutaneo, muscolare. La epiderme della eunice gigantesca, della diopatra napolitano, dé\\a.es!one sìcola osservasi abbastanza crassa, molto resistente, di facile separazione, e priva di pori; quantunque ncW arenicola vi fossero sottoposti molti follicoletti incaricati di separare l'umore giallognolo. Manca la cute, e ne adempie l'incarico la superficie dello strato muscolare esterno, composto da validi lacerti longitudinali sovrapposti ad altri inte- riori perfettamente analoghi, tranne per la disposizione traversale delle fibre, e pella maggiore robustezza. Appo la esione rimarcansi due linguette muscolose longitudi- nali ventrali. Ciascuno piede, oltre gli strati anzidetti, che vi si prolungano, ha inter- namente una guaina fibrosa necessaria per la uscita e la entrata delle setole, da taluni toostomiti considerate quale abbozzo di scheletro, e distinte in paleacee o cornee. I muscoli adduttori del bulbo esofageo della diopatra napolitano, niente diver- so da quello della cimice , attaccansi alla parte superiore degli anelli carnosi della testa; gli abduttori cominciano dalla sua metà inferiore, e terminano a' lati del corpo presso il quarto o quinto anello. La tromba della neflide scolopendroidea è sguai- nata dalla coppia di muscoli, che incomincia con sei lacerti nel perimetro della te- sta, e finisce in duplici piani carnosi semicircolari dappresso il termine delia slessa c'I principio del ventricolo; il quale, essendo tirato in sotto da' due muscoli addut- tori, seco porta anche la tromba. ' 100 2) Apparato gaslro-entero-epaiico e genitale. I tubercoli boccali carnosi deWarenicola sono destinati a supplirv'i denti. L'e- sofago ne è tuboloso, rettilineo, lungo, spesso ampliato nel mezzo del suo tragitto da emulare lo stomaco. Quattro borse rimarcansi ne'suoi lati, ossia la coppia supe- riore per metà minore della inferiore; racchiudendosi in amendue un liquido giallo, tegnente, segregato da particolari acinelti, da sostituirvi la scialiva e la bile. Questa neppure manca nel suo canale enterico dapprima ampliato, celluioso, indi ristretto e cilindraceo, la cui faccia esteriore vedesi zeppa di acinetti iecorarì. Il corto eso- fago della esione sicola attaccasi allo stomaco lungo biangolato , fatto da traversali lacerti fibrosi: da esso incomincia il duodeno fornito di due sacchi ciechi laterali ci- lindrici, e'I budello crasso, vieppiìi ingrossato con rughe interiori traversali granose gialliccie, termina estenuato all'ano. L'esofago della diopalra è breve, cui segue Io stomaco alquanto ampio e con rughe longitudinali quasiché fibrose. Il di lei tubo in- testinale per gran parte del suo tragitto ha successive cellette mancanti presso il fine. II bulbo esofageo della lisidice partenopea è legato alle pareli addominali me- diante vari muscoletti, i quali contraendosi allargano l'atrio della bocca. Le due mascelle inferiori sembrano una sciabla turca avvicinate solamente avanti, e le su- periori risultano da parecchi pezzi: vale a dire uno inferiore assottigliato giiì, che poi allargato sopra finisce dentato nel lato interno, seguendovi un paio di pezzi ossei più corti dentati, indi un altro uncinato, avendo i denti del lato dritto con ulteriori pezzetti accessori. I descritti denti sono legati alle fibre del bulbo muscoloso, che per la masticazione differentemente li muove, L'esofago è stretto, rugoso, e lo stomaco risul- ta da molti successivi e traversali dilatazioni, le quali finiscono nel principio dell'inte- stino. La eunice Bertoloniana ha le mascelle superiori a cono inverso unite nella base, articolandovisi su quattro denti appena curvi, attesoché le inferiori sono triangolari. Bilobati scorgonsi li mascellari ossi inferiori delle e. sanguigna e fasciata rassomigliando a quelli della gigantesca. La lisidice Ottoana ha duplici uncini se- milunari dentati a sega nel margine interno, e nel rovesciarsi il bulbo esofagico apparisconvi due corone di tubercoli rotondi cartilaginosi. Una coppia di uncini ri- marcasi nella bocca delle ìiereidi Ranzaniana e caduta. I denti della siili Rudolphiana traspariscono dalle pareti addominali, vedendosene gli uncini superiori semitriango- lari. Dalla proboscide della nefti scolopendroidea si passa nello stomaco carnoso, il quale ha quattro interne strisce longitudinali, ed a principio di ogni coppia impian- tasi un dente cartilagineo trigono ed uncinato. Dal ventricolo incomincia il canale degli alimenti, per bastante tratto a dritta e sinistra corredato di borsette cieche. . Io ammetto la sessualità separata negli Anellidi, cioè a dire che la stessa for- ma di organi rappresenti i maschi piìi scarsi e le femine. Talché quadruplice serie 101 di sacchi ovari o semiferi, bianco-verdicci gli esterni, periformi e lobati gì" interni, osservasi in cadauno de'raediani anelli dell' are/uco/a. Due cilindrici ovari, estesi dal- l'esofago all'ano, ricchi di raraicelli vascolosi, rimarcansi nella lisidtce partenopea. Le uova della esione siciliana aderiscono a' rametti branchici. Le due ovaie della nefti scolopendroidea principiano dalla metà del ventre, e terminano nell'apertura anale. Alla posteriore e laterale metà del corpo della diopalra trovansi gli ovari lunghi e tratto tratto gonfiati, poi ristretti, pieni di uova verde-fosche, sboccando nelle perti- nenze dell'ano. Essi facilmente laceransi, empiendone la cavità addominale. 3) Canali sanguigni e nervi. Oltre le diverse forme di branchie esterne precedentemente esaminate, e del- le interne grappolo-vescicolose, che sin del 1825 notai ncW arenicola ; è da consi- derarsi la libera introduzione dell' acqua marina nel cavo addominale, la quale in quest' ultimo vi entra ad onde successive. La esione sicola ha due vasi nel media- no sito del ventre, che in corrispondenza di ogni articolazione del corpo presentano anastomotico ramicello, e n' esce per cadauno lato altro traversale congiunto al branchio-latcrale, fornito di filiera di rami pennati, ove comunicano que'pel piede e dei due cirri. A fianco a questi evvene uno piccino parallelo al dorsale. Un anello vascoloso cinge il contorno dell'orifizio stomachico, e poco giìi vedesene il secondo, da cui parte la coppia laterale gastrica, li quali a principio del budello crasso formano cerchio, dante quivi origine a'vasi mediano superiore ed inferiore, al laterale destro e sinistro, che inviano lunghi canali al branchiale. Dall'anello vascolare, che circonda il bulbo esofageo della diopalra, escono dalla parte supero-laterale due vasi, ed altrettanti de'quali inferiori abbraccianlo. Attesoché in dietro ha eziandio origine il dorsale, che per la media e superiore re- gione giunge fino all'ano, per ogni articolazione a dritta e sinistra fornendo un ca- naletto ed una vescica rotonda: quindi s'impiccolisce, presentando in cadauno anello non solo un'ampliazione quasi fusiforme, ma benanche a dritta e sinistra un cana- lino terminato da veschichetta reniforme. Dallo stesso cerchio esofagico nasce pe' lati inferiori del corpo il vaso branchiale, il quale in ciascheduna articolazione di- stribuisce due rami, che in unione dell'altro formano triplice spira branchiale. Ne è quasi analoga la distribuzione nelle, giganfea, essendone soltanto le vesciche più grandi ed ovali, non che il vase branchico unipennato. Lunghesso la parte superiore e mediana del corpo della suddetta diopalra è collocata la vena, la quale nelle adia- cenze della testa anastomizzasi colle vene ventrali, ed in corrispondenza di ogni ar- ticolazione a dritta e sinistra esternamente caccia la branchiale, che pria di arrivare cirro ; indi a ciascuno pennacchio inferiormente ne manda una piccina al conveniente descrive la citata spira, da cui fa uscire ramoscelli venosi, rendendonsi ragione del co- lorito rosso e verde delle branchie. Sul canale de' cibi scorgonsi molli rami e due vasi. 3/) ***• 102 Il cerchio vascoloso, che circonda l'esofago della nefti scolopendroide dà tanto il vaso dorsale, in ogni articolazione inviando alle penne il ramo superiore ed inferiore; quanto il ventrale , avendo la solita serie di vescichette. Nel medesimo anello co- munica la coppia di canali esofagei, sboccanti nel cerchio stomachico, partendone i due vasi enteroidei per la linea mediana superiore ed inferiore dell'intestino, su cui cvvi esile reticolato. In ciascuno piede rilevasi l'anastomosi del ramo laterale surto dal canale supcriore e dall'inferiore. Osservasi poi sopra il tubo degli alimenti della ncreide caduta, che ha i consueti sacchetti ciechi come la n. quadricorna , il vaso dorsale , a sinistra e dritta dante un ramo sparpagliato su ciascuno piede. Verso la testa di quella si vede la sistole e diastole di due vesciche ovali e dell'aorta; dimo- doché anche esternamente se ne ravvisa il movimento sistolico e diastolico. Il nervo dorsale della n. filicorna è costeggiato da due canali sanguigni. Quattro lustri fa av- vertii il vorticoso moto dei globetti sanguigni delle nereidi e della diopatra: ora vi aggiungo que' dcìY arenicola, non che la loro ramosa o stellata disposizione. Il collare, che rappresenta il centro del sistema nerveo della diopatra napoli- lana, risulta dal cervello cuoreforme, dal cui apice rivolto in giù principia un filo, in ogni articolazione del corpo congiunto al relativo ganglio lenticolare, donde a drit- ta a sinistra partono due nervi incrocicchiati, distribuendosi in simil guisa per la in- tera lunghezza di tale Anellide. Da' lati della superiore parte del cervello esce una coppia di nervi, che dopo poche linee attaccansi ad un paio di gangli , provenendo il nervo, che si connette al primo gruppo quadrigemino di gangli dorsali giacenti a lati delle vene branchiali; e dalla coppia inferiore nascono gli altri due, che vanno a rag- giugnere il susseguente gruppo quadrigemello, dal quale derivano quattro nervi cro- ciati. Scrisse Treviranus, che i gangli degli animali invertebrati possano paragonarsi agli spinali de'vertebrati; che i nervi laterale ed anteriore sieno simili al quinto paio; e che l'apertura per la quale passa L'esofago sia analoga al quarto ventricolo e le commessure simili al cervello. Tavola 80. Nereide filicorno 6 col guscio f,ài cui si è rappresentato un pezzo ingrandito 4,6 segmento del suo corpo 7. Nereide Ranzaniana 8 e di lei pezzo codale ampliato 9. Tavola 93. Arenicola pescatorio 23, ossia imbuto boccale a, fascetti setolosi dd, branchie e, ano 6; 24 papille boccali f, esofago g, suoi sacchi ciechi i, stomaco h, forsi con- tinuazione dell'esofago, sacchi ciechi duodenali i, intestino 7 k; 20 uova; 22 pezzo enterico per dimostrarvi gli acini iecorarì; 27 globetti cruorici e ed a stella «. 103 Tavola 95. Lisidice partenopea 2 di naturale dimensione , sua estremità cedale 5 ; bulUo esofagico aperto 3 co'muscoletti e e le mascelle in sito a , esofago e, stomaco f; ossi mascellari inferiore 4 ò, e laterali ce; lamina branchiale 7 i, fascetto setoloso g colla fovea gf e 9 j; cervello 8 e. Eunice Bertoloniana 12, essendosene ingrandita la testa col cirro 13 u; mascelle inferiore 15, e laterali 14. Tavola 96. Nereide Ockeniana 6 col respettivo anello accresciuto di diametro 22, in cui appariscono le arterie branchiali a; n. Oltoana 7 con la testa 12, le mascelle 17 6, i tubercoli cartilaginei della proboscide e, un anello 20, la coda 21; n. Blainvillta- na 8, suo anello 25 ; n. Tiedemanniana lì e di lei testa 13. Tavola 97. Eunice gigantesca 1 col guscio A; 2 branchia a e, setole e, fovee d; 3 fascetto setoloso; 4 epiderme k, strati muscolari fiifhj, g sacco muscoloso per le setole; 5 tentacoli k, bulbo esofageo Z; 7 mascelle inferiori b , laterali inferiore e superiora d; 14 e 15 globoli cruorici; diopatra napolitana 9 col guscio G; 12 mascelle infe- riore p, laterali r r, superiore /, uncinate q. Tavola 99. Nefti scolopendroidea ingrandita 11, essendone l'orifizio boccale a, ituberco- letti cornei della tromba sguainata e e, lo spazio f che nell' introdursi Y aria esiste tra questa e l'addome, i vasi che costeggiano essa g' e la bocca d, canale ventrale i, enterico inferiore y,branchico A, sacchi ciechi n del budello, gruppi ovari l. Esione si- cola sezionata 15, essendone a la bocca colla tromba esofagea e muscoletti fé, non che i budelli ciechi e, 6 il ventriglio, d l'intestino fmito nell'ano, t la catena ganglica mediana e laterale s, i vasi sanguigni gastro-enterici ossia laterale icon gli anelli ana- stomotici g h esofagei e duodenale 7, dorsale l n, laterali ro co'fiocchetti branchici/;, spesso cinti di uova 17 e 13 ingrandite, i ventrali col tronchetto anastomotico y; 16 cervello a, nervo che ne forma l'anello cefalico e, ganglio laterale d,ed ampliato 14. Tavola 102. 1 porzione di un anello del corpo della diopatra napolitana, per dimostrare il pennacchio spirale a, il cirro superiore b e l'inferiore e del piede con fovea ovale d, non che i ventagli di setolelte; 2 anello vascoloso esofageo e fatto da'vasi bran- chiali ff e dal ventrale g, vedendosi a'iati di questi due vesciche A A, e da quello na- scere le ramificazioni ii esofagee; 3 ramo laterale K del vase ventrale n che in l ha il ganglio nervoso, ed m una vescica, e'I ventrale n posto fra'laterali 0. Questi hp forniscono li branchiali q, e vena r che somministra la branchiale s e'I ramoscello t pel cirro superiore, sulla quale veggonsi i quattro gangli eo'nervicciuoli annessi; 6 Idi pezzo di ovario colle uova À; e T anello cerebrale, gangli dorsali u e ventrali v. 8 Nefli scolopendroidea colla proboscide uscita fuori, risultante dal pezzo mag- giore a, e dal secondo 6, piedi e disposti in due serie. iVemt/e ^'warfncorHa 9 co'tentacoli lunghi /"jbrevi isibili degli altri quattro, meno grande della posteriore levigata, ed a ba- stanza ristretta. Trovasi nelle acque de' rigagnoli del Ponte della Maddalena. § II. Erpobdella ( Erpobdella Blàinv. ). Corpo alquanto depresso, strisciante con posteriore disco, due punti oculari. E. sebezia (e. sebetia Delle Cbiaie ). Corpo a cento e più anelli privi di carena e di papilla mediana, con due stri- sce marginali ranciate e cinque filiere di puntini nel dorso verde-giallastro, dieci occhi disposti ad arco sulla ventosa anteriore. Per modestia fu da me riferita alla e. volgare, ma Ferussac (1) me ne fece conoscere la diversità. In luglio appare sulla melma della Volla, per qualche tempo vivendo fuori acqua. 3) E. napolitana ( e. parthenopeia Delle Cbiaie ). Corpo fosco-terreo con longitudinale striscia mediana più sbiadata, in ogni sei anelli papillosi ne offre quattro medi privi degli otto punti bianchi, disposti in serie traversale per amendue i Iati; quattro occhi neri. È rarissima nell'acqua po- tabile della città di Napoli, quando ne'pozzi sia divenuta fangosa o sporca, e che per sotterranei cunicoli vi scaturisce dalla Volla. § III. PoyTOBDElLA ( PoNTOBDELLA LeaCB ). Corpo allungato, cilindraceo, anelloso, guarnito di verruche o tubercoli spinosi, 108 con ventosa ne'due estremi, ano posto sulla posteriore, deficienza di occhi e denti. P. moricata (^p. muricata Leach). Corpo grigio a tubercoli moricati, lunghi nella erezione, con argentei puntini e duplice serie di dorsali macchiette brunicce, verso la coda poco a poco ingrandito; ventosa anteriore senza occhi, cartilaginea, e nel margine tagliente a sei tubercoletti; la posteriore piìi grande. La p. verrucosa è questa medesima specie: e quello che Grube ne dice, per distinguernela, è fondato su caratteri desunti da individui posti in acquavite. Abbonda nel nostro cratere, ove trovasi aderente alle raie, dovendosi impiegare bastante forza onde distaccamela, in tale sito rimanendo una specie di sol- levamento cinto da circolare valletta, n- t>XSCXlZlONX NOTOM2CA. § ì) Integumenti membranosi e muscolari. L' epidermide della sanguisuga medicinale è bianchiccia, porosa, assai dilicata e difficile ad essere separata dalla cute, cui è tenacemente attaccata. Gluge ha os- servato di essere composta da cellole esagone. La cute esternamente verdastra ha sei strisce gialliccie, vai quanto dire tre per ciascheduna banda; è molto compatta, risultando da tenuissime fibre carnose bruniccie, strette e disposte in modo, che le fasce muscolari di destra con obliqua direzione s'incrocicchino con quelle di sinistra. Tolto questo strato, presentasene altro composto da piccioli lacerti carnosi a lungo abbastanza distinti e raggiante nel produrre la ventosa posteriore. L'ultimo panno muscolare esile è fatto da fibre con disposizione circolare. Essi producono l'allun- gamento, e la restrizione del corpo della sanguisuga; rendono pili o meno visibili le eminenze triangolari credute glandulose da Spix, derivando dalla erezione del tes- suto muscolare reticolato: tantoppiù che in certi momenti si ravvisino, ed in altri scompariscano. Esiste però nell'ultimo strato fibroso gran numero di foUicoletti rotondi moniliferi, che trovansi pure nelle altre specie di mignatte da me sezionate, de' quali non si è fatta alcuna menzione dagli autori, oltre quelli che osservansi col- r inzuppamento dei comuni integumenti, costituendo con questi un tessuto glandu- loso principalmente nelle vicinanze degli organi genitali. La epiderme della erpo- della dopo la morte volentieri distaccasi dai sottoposti tessuti, lasciando a nudo le papille descritte, che per la sola figura differiscono da quella delle s. medicinale. I citati acinetti glandulosi sono giallicci, grandetti, ed affollatissimi, 2 ) Apparato digestivo. Sezionate le pareti addominali, il cui cavo ha la medesima forma e lunghezza del corpo della mignatta, comparisce il canale degli alimenti mantenuto in sito da nume- 109 rose fibrelline, che forsi ne moderano la eccessiva dilatazione neirempiersidi sangue. Esso \'edesi stretto nel principio, indi poco a poco ampliato, comunicando alquanto giìi con due sacchi laterali ciechi e coli' intestino retto , che aprcsi nel centro su- periore della ventosa anale. La bocca è fornita di labbro superiore ed inferiore, e di un anello carnoso, che fa TofEcio di sfintere. Infinite sono le forme, che acquistano le labbra; per cui 1' apertura orale è pure soggetta a cangiare la figura ovale , che frequentemente presenta. Tutte e due rovesciansi fuori, a fin di rendere prominente uno spazio trilatero , ove rannicchians' i tre denti o mascelle cartilaginee appena che abbiano ferito la cute, onde il principio dell'esofago resti meno angustato. Alle medesime, assai ben descritte da Comparetti insieme al tubo gastro-enterico, non so assegnare forma determinata; e se volessi dirle triangolari, come dagli zooto- mi sono credute, non esprimerei la realtà del fatto. A me pare, che somiglino alla foglia parabolica o acinaciforme. Poiché hanno due facce laterali unite alla supe- riore, le quali anteriormente producono il margine convesso tagliente, cigliato, ossia con esile ed unica filiera dentaria, ove sono ammessi da Blainville duplici incisioni a sega e da Audouin due serie di dentellini.SKTatla arcata dentaria esclusivamente appartiene alla mignatta cavallina, che produce una incisione a T inversa (x). Essa inoltre ha lo stomaco con due soli intestini ciechi inferiori. La erpohdella moricata presenta la ventosa orale a guisa di coppetta co' margini taglienti , nel cui fondo sta l'orifizio della bocca cinto da tre rigide papillette. L'esofago per quanto sia stretto e forte, altrettanto poi è lungo: lo stDmaco vedesi poco ampliato, avendo nell'interno i diaframmi appena rilevati derivanti dalla tunica mocciosa. Ha un largo e lungo intestino cieco col budello retto fornito di otto rigonfiature globose. La e. seèe- zta offre l'aperturadella bocca ovale col suo sfintere,ed i tre denti, che n'escono, somi- gliano a que M\a.s.ìnedicinale. L'esofago continua nello stomaco, che aumentatodi vo- lume ha singolare forma. Anche esternamente apparisce diviso in dieci cavità, nell'in- terno di ciascuna corrisponde membranoso anello, che separale une dalle altre. A'iati di ognuna di esse apronsidue sacchetti superiori, ed altrettanti inferiori, che sono più lunghi e curvati degli antecedenti. Tale struttura à osserva finché lo stomaco termi- ni ne'due otri laterali e nell'intestino retto, che a principio tiene due rigonfiature. La prima mascella della s. medicinale è perpendicolare e poco maggiore delle due laterali, che sono quasi inclinate in giìi. Quindi vedesi bene, che le loro ferite non sieno a T, siccome Hanin ha detto; ma piuttosto ad Y rovesciato (^), oppure a stella trilatera. Ciascheduna di esse ha inferiormente tendineo plesso validissimo attaccato all'esterna parte dell'esofago. La conoscenza di questa particolarità di struttura an- nienta l'avviso di non istaccarsi bruscamente le migra'te, allorché abbiano incisa la cute pel riguardo,ch'esse vi restino conficcal'i denti. L'esofago pria di allargarsi pre- 110 senta internamente vari solchi longitudinali rossicci, prodotti dall'attacco de'plessi fibrosi delle mascelle. Lo stomaco è diviso in dieci cellette, le quali nella linea longi- tudinale corrispondono sì fra loro, che con la bocca e l'ano. Simile divisioni non de- rivano dalla tunica esterna fibrosa, ma dalla interna o mocciosa, che in dieci deter- minati punti circolarmente restrignesi a fin di formare imperfetto diaframma, avente per ogni lato l'orificio di ovale sacchetto, ed al numero di dieci per ciascuna banda. Dal fondo dello stomaco partono due intestini ciechi, o borsette gastriche maggiori di Audouin el budello retto ; il quale tanto nel di lui incominciamento, quanto nella metà tiene due piccoli gonfiamenti, indi allargato continua nell'ano. Le sanguisughe officinali vivono di acqua e delle sostanze, che vi si contengono, ma ciò non pertanto sono talmente avide di sangue, che in estremo bisogno s'ingoiano i piccioli e talvolta! grandi individui della loro medesima specie. Il sangue per mol- tissimi mesi mantiensi senza alterazione nell'interno del tubo intestinale: è nero , viscoso, filante, bisognandovi un anno per essere degerito. Taluni autori credono, che il liquido sanguigno ne formi la ordinaria nutrizione; ma altri lo negano, asserendo che per esserne troppo ghiotte perdano la vita: piìi voraci sono le mignatte cavallina e marina. Non è qui luogo di far conoscere il moto ondoso , da cui è agitata la mi- gnatta nel succhiare il sangue. La nutrizione loro è lentissima, essendo in ragion diretta della digestione e dell'accrescimento, e fra 2i ore muoiano all'azione delle materie corrotte. La e. sebezia non succia sangue, per cui credo che si cibi di ani- maletti acquatici, che l'hanno bianco; giacché dentro lo stomaco tiene una polta bianchiccia, che per lungo tempo la nutre. 3) Apparato genitale. Resto sorpreso della esatta conoscenza, che Redi e Comparetti ne avevano per la s. medicinale. Dal primo orifizio mediano del ventre esce il membro genitale, cras- so un quarto di linea, capace di allungarsi fino alla bocca, irritabile durante molte ore dopo la sezione. In tutta la sua estensione ha una tunica fibrosa bianchiccia, ove racchiudesi un canaletto centrale, che n'esce, poi ritirandovisi al modo istesso de'tea- tacoli delle chiocciole. Oltre di che è rinchiuso in un astuccio muscoloso lunghetto ed alquanto piegato, il quale in su finisce globoso e gialliccio. L'organo generativo comparisce fuori per la contrazione del prefato ricettacolo e di un'eminenza conica fibrosa posta nel di lui fondo , su cui trovasi impiantato. Vi rientra pel raccorcia- raento di talune fibre, che il mentovato astuccio riceve dalle pareti addominali. Il canale del membro genitale nella origine uniscesi a'due dutti deferenti, i quali, dopo di avere traversato due corte guaine fibrose verde-gialliccie e giacenti a diritta e sinistra del globo del succennato astuccio, aggomitolans' in più giri attorno loro medesimi, onde produrre l' epididimo, che Vitet ha erroneamente chiamato cervello. Ili Ogni vaso spermatico con tortuoso tragitto discende pe'Iati del corpo sino alla decìniaqtiarta vescica della respirazione. Alla interiore sua banda in opposta direzione e distanza sempre mai costante, vanno a mettere capo i brevi dotti di nove corpi rotondi rossicci e cavi. Questi, essendo destinati alla separazione della materia prolifica, denominansi testicoli. Si avverta però che, mentre il passaggio del seme granoso e nuotante in un liquido gialliccio, sia agevolissimo daHinterno di ciasche- duno testicolo nel canaletto spermatico; ne ho ritrovato affatto diflicoltoso il regres- so, comprovato dalle iniezioni di mercurio. L'apertura della vulva, poco lontana da quella del membro generatore, comunica colla matrice fibrosa all'esterno, ru- gosa a lungo nell'interno, nel cui fondo, ove Yirey ammette vascoloso intreccio, evvi l'orifizio del comune canale degli ovidotti variamente piegato, difficile ad essere sviluppato, e terminante in una breve ampliazione, dove sbocca la coppia de' parti- colari ovidotti. Ogni serbatoio de'germi globoso è formato da tunica trasparente. La loro uscita tanto pel proprio, che pel comune ovidotto è facilissima; ma il ritorno dci- gli stessi riesce quasiché impossibile. Il verme in disamina ha bisogno di accoppiamento reciproco per effettuirsi la fecondazione, però continua tuttavia la quistione, se sia vivipero o ovipero. Linneo stesso, dopo di essersi dichiarato per la prima opinione, abbracciò in seguito la se- conda, ch'era sostenuta da Bergman, il quale ne descrisse l'uovo col nome di cocco acquatico .kc\idiV& crede di aver dimostrato senza dubbiezza alcuna, che \asanguisuga sia ovipera. Egli vide, come ho ancora io osservato, un corpo coverto da delicata pellicola e da moccio, che la sanguisuga spande. Da esso i piccoli schiudono do- po 25 giorni, bucandolo nel sito più assottigliato; e la loro maggior parte caccia una specie di cassula ovoidea, da cui sviluppansi molte uova secondo Carena. Le Noble e Rayer si sono occupati di proposito a conoscere l'andamento dalla natu- ra impiegato per la schiusa delle mignaltucce . Il tessuto esteriore di siffatti cocchi somiglia ad una spugna fina, e l'interno racchiude una gelatina trasparente con nove a quattordici mignatline, e da gran tempo conoscevansi da'contadini della Bretagna incaricati di moltiplicare tali vermi negli stagni. L'integumento esterno le cinge in- teramente, formandovi uno strato di due lince, e'I tessuto è composto di fibre sottili a maglie esagone, onde l'acqua vi abbia accesso. Tale cassula, che la mignatta deposita dentro buchi conici scavati nel fango, è senza apertura, con due prolungamenti an- golosi nelle estremità opposte, e con eguale numero di fori per la uscita de' feti. L'u- more racchiusovi contiene grande copia di acqua, poca albumina e molto moccio. Nulla di notevole evvi nella s. cavallina , tranne un lunghissimo membro ge- nitale. Rinvenni esili gli organi generanti della e. Sebezia eccetto gli otto testicoli per ciascheduno lato, che apparirono molto grandi. Inoltre il canaletto spermatico, 112 che è cinque in sei volte più crasso di quello delle altre specie da me sezionate, colla iniezione di mercurio parve ricolmo di numerosissimi tubercoli. L'apparecchio della generazione della ponlobdella moricata risulta da due globettini bianchicci, che co- municano con un cortissimo canale, aperto nel foro esteriore , poco sopra quello della vulva. I dutti deferenti nel loro traversale diametro di tratto in tratto offrono ampliazioni e stringimenti. I vasi spermatici sono corredati di otto testicoli per ca- dauno lato. Non altro, che un gomitolo di vari corpi rotondi ho osservato in corri- spondenza del forame vulvario,i quali forse saranno le sue uova. 4-) Apparato della respirazione. Una serie di borse rotonde è destinata ad eseguire la funzione respiratoria. Thomas ne descrisse undici paia da Moquin-Tandon numerate sino a venti , Home Runtzmann ed io, come scrisse Meckel, ne abbiamo contato sedici. Ognuna di es- se , detta vescica aerea da Comparetti , in grazia di piccolo canaletto mette sepa- ratamente capo in uno de' diciassette in buchi esistenti del ventre della sanguisuga. Dalle quali trasuda l'umore bianco-gialliccio contenutovi necessario per umettare la superficie esterna del suo corpo. Sono composte dalle membrane fibrosa e moc- ciosa: entrambe però non di facile divisione. Colla sezione longitudinale delle pareti addominali ne ho spesse volte osservato il restrignimenlo e l'ampliazione. Il sangue per opera delle medesime viene esposto alla influenza dell'acqua, e dell'aria atmosfe- rica. Questo almeno mi pare essere l'incarico più plausibile, che possono disimpe- gnare; giacche Spix asserisce, qualmente la respirazione si faccia nella cute, e Cuvier sul loro conto nulla asserisce di sicuro. Sorz ha osservato, che la sanguisuga respiri l'acqua impregnata di ossigeno: e trovo abbastanza giudiziosa l'opinione di Duges, che crede dette vesciche serbatoi non di aria, come disse Thomas, ma di acqua ae- rata; e Blainvillc le tiene per glandule segretorie. Rinviensi dappresso alle medesime una striscia glandulosa, che prima si piega ed amplia verso le pareti laterali del corpo, indi attenuata abbastanza termina verso j testicoli. È composta dall'aggregato di piccioli e minutissimi acinetti rossastri forniti di parecchie delicate ramificazioni vascolose. Quale rapporto esse serbino cogli organi della respirazione e della procreazione della specie, dove si depositi l'umore che segregano, ed a quale uso sia destinato; sono domande difficili a ricevere adeguata risposta. Dopo di me Moquin e Dugès occuparonsi di tai corpi senza averne potuto indagare la natura, l'origine e'I termine. Ed io, rivolgendovi di nuovo le ricerche, diliguati i dubbi che la loro ispezione meno ripetuta mi presentava, ho ferma opi- nione che sieno glandule conglomerate, il cui comune dutto cscretoriò apresi nello spazio intermedio e nell'interno lato delle borse respiratorie. Quindi la separazione del moccio che intonica il corpo della mignatta è da esse operata. 113 Le sanguisughe inoltre possono per qualche tempo sospendere la respirazione, talché i gas impropri all'esercizio di siffatta funzione , purché non sieno deleteri, le sono onninamente innocui. Vitet fra quarant'anni ha esposto la mignalla officinale all'azione dei veleni, delle sostanze amare, delle zuccherose, delle stupefatti ve, degli oli essenziali , degli acidi vegetabili e minerali, de'sali neutri, della macchina pneu- matica, ed ha benanche cercato di stabilire certi dati per conoscere il buono o cat- tivo tempo. Ha sperimentato, che essa viva nel gas ossigeno in miglior modo, che nel- l'aria atmosferica; che il gas acido carbonico non le sia così micidiale, come é al- l'uomo; che il gas idrogeno le riesca indifferente; e che l'euclorino la foccia imman- tinente morire. Si comportano pure nella stessa maniera l'elettricismo ed il galva- nismo, giacché sotto le loro scosse non tarda a restarne vittima. Le menzionate borse respiratorie sono simili nella s. cavallina, e piccolissime nella erpobdella sebezia. 5) Apparalo della circolazione. La mignatta manca di un organo centrale per la riunione del sangue, che cir- cola in quattro vasi; due laterali, il terzo dorsale, e'I quarto del ventre. I canali mentovati sono fra loro in perfetto commercio capellare, che ravvisasi tra i due primi, e la coppia degli ultimi. Imperciocché que'laterali passo passo ed in opposte direzioni cacciano tronchicclli da me conosciuti sei anni prima diDugès,che inviano un ramo ad ogni vescica della respirazione, ed un altro anastomizzato con quello della banda contraria si nella superiore, che nella inferiore faccia dell'intero ca- nale de' cibi. Hanno inoltre andamento flessuoso, quando si consideri la sanguisuga nello stato di morte e di raccorciamento, divenendo essi dritti nel caso opposto. Co- municano avanti l'esofago, ove danno parecchi rami alla ventosa boccale. In fine, prima di ramificarsi sulla coda, unisconsi di nuovo. Il vase dorsale incomincia su 1' esofago , cui dà parecchi rami , ed indi pel mezzo del tubo intestinale continua verso giìi. Con disposizione differente da quelle de'laterali caccia ramificazioni, che, dopo essersi sparpagliate sulle vesciche della respirazione e sul canale de'cibi, congìungonsi al ventrale nel principio dell'intestino retto diviso in due tronchi laterali. Dalla parte esterna de' quali nascono rami ana- stomotici,e dalla interna ne mandano altri serpeggianti sul medesimo budello. I sud- delti tronchi riuniti nella ventosa posteriore, cui somministrano rametti, anastomiz- zansi col canale del ventre. Questo serba rettilineo corso, e nella faccia superiore vi é attaccata una filiera di gangli difficili ad esserne separati. Ecco la ragione per la quale è stato una volta creduto nervo da Cuvier, ma l'iniezione di mercurio mi ha dimostrato il contrario. Da esso escono rami , che presso la loro origine congìungonsi alternativamente a que'del dorsale (1^, invian- (1) Lepresence de ce vaisseau fui signaUe par Johnson et Delle Ghiaie, le dcrnier le vit égale- 3r Ili amendue iafmitissimi vasellini nelle adiacenze della bocca. Non è fondato l'avviso di Blainville e Thomas, che negano l'anastomosi tra arterie e vene. A tal proposilo debbo far conoscere, che l'occhio si stanchi nella contemplazione della graziosa e intrigata rete vascolare; però da non confondersi colla creduta epatica da Boja- nus, Blainville, o salivare da Brandt e Carus. Le cui tenuissime ramificazioni met- tonsi in perfetto commercio sì fra loro, che con la superficie cutanea; attraversando per ogni punto le pareti del corpo, dopo di aver quasi ricamato tutt'i visceri, non esclusi i corpi glandulosi addetti alla respirazione secondo Weber , le mascelle, che a guisa di tessuto erettile vieppiìi s'inturgidiscono sotto l'afflusso sanguigno. Li due vasi laterali della erpobdella sebezta hanno complicale diramazioni, essendo il san- gue loro e del dorsale scarlatto, non che nericcio quello del ventrale. 6) Apparato nerveo. Due gangli rotondi fra loro avvicinati giacciono sul principio dell'esofago della mignatta.! medesimi mandano vari filetti all'anteriore parte della bocca, ed uno per ciascuno lato, comunicando entrambi col ganglio cefalico triangolare soltesofageo. Ne viene in seguito altra serie collocata sul mezzo della vena del ventre, e da'lali di cadauno degli stessi nasce un paio di nervi alquanto lunghi e conformati ad X. Le loro ramificazioni perdonsi negl'integumenti carnosi e membranacei, e negli organi digestivi, circolanti, respiratori e genitali. Tra il quinto e'I sesto ganglio evvi mi- nore distanza di quella, che si ravvisa dal settimo sino al vigesimoterzo. Sulla ven- tosa posteriore veggonsene altri due molto approssimati, dall'ultimo dei quali, ba- stantemente grande, escono parecchi raggi nervosi dispersi nella sua sostanza. Man- gili ne ha osservato ventitre, Cuvier uno di meno, ed io venticinque. Comparetti pa- ragonò la catena ganglica della sanguisuga a quella del nervo grande intercostale, o meglio questi al cervello ed i fili corrispondenti alla midolla spinale de' Verte- brati. Hanno descritto Wagner il sistema nerveo della albione, e Brandt lo stomato- gastrico della m, medicinale. 7) Apparato sensi fero. a) Tatto. Questo nella economia della sanguisuga officinale ha il piìi esteso do- minio. La superficie esteriore del corpo ne è la sede assoluta: e son persuaso, che ivi risegga in parte quello dell'odorato, che sembra esserne perfetta modifica. 6) Gusto. La mignatta non solo ha la proprietà di discernere il sapore del li- quido sanguigno dal latte, dall'acqua zuccherata, e dalle altre sostanze, che non succia ad onta che dovesse morire; ma preferisce il sangue dell'uomo sano a quello del malato, de' quadrupedi e delle rane. mmil dans t h. vulgaris et son [opinion màile la préfèrence. Meckel Anal- camp. IX 65. 115 e) Vista. Non posso asserire con certezza se gli occhi, che la sanguisuga a vo- lontà rende più o meno prominenti, adempiano perfettamente all'incarico della vi- sione. Avvegnaché, avendo agli stessi approssimato de 'corpi, essa talora se ne è allontanata, ed altre volte mi ha dimostrato come se non avessero affatto visiva fa- coltà. Ognuno rho visto globoso colla tunica coroidea nerissima, e senza lente cri- stallina. Weber vi ammette piìi pezzi cilindrici come gruppi oculari. d) Odoralo. Alcuni autori lo fanno risedere nella bocca, ove il fumo di tabacco spiega micidiale influenza, ci traspirabile lezzoso di taluni soggetti la disturba. m. X>£SC&IZ20N£ ICONICA- Tavola 117. 1 mignatta medicinale rappresentata in uno stato di mediocre allungamento, avendo la ventosa anteriore in a, donde nascono le sei strisce longitudinali del suo dorso finite in ò6,che è la ventosa posteriore coU'ano e ; 2 essa raccorciata e supina colle labbra, che fanno sporgere in fuori le tre mascelle a, dinotando poi e l'aper- tura del membro genitale, alla quale in giù segue quella della vulva, e dia fac- cia concava della ventosa posteriore; 3 dimostra l'apice dello spazio trilatero delle mascelle co' loro plessi tendinei b posti su l'esofago, lo stomaco e, in seguito aper- to sino alle borse cieche ( la destra delle quali d è dissecata ) ed all'intestino retto e in parte sezionato , tenendo a' lati quattro vesciche rotondate , sboccanti nel suo interno, f il primo diaframma intero dello stomaco, a' di cui lati esistono gli orifizi delle borsette ovali aperte gg, ravvisandosene gli altri da h fino ad i co' fori delle successive borsette chiuse k k occultate dalla membrana fibrosa 1 1, dove attaccansi le laminette mm. Mascella superiore a intatta co' plessi fibrosi e. 5 a membro genitale uscito dal suo astuccio 6, nel cui fondo ligasi la guaina de'dutti deferenti, che producono gli epididimi d d, venen